involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 13 gennaio 2011

Violenza made in USA

di Luca Mazzucato NEW YORK. “Spero che tutti in America siano arrabbiati come lo sono io e credo che sia venuto il momento, come Paese, di guardarsi dentro e riflettere.” Così lo sceriffo Clarence Dupnik, responsabile delle indagini sulla strage in Arizona, che prosegue: “La propaganda al vetriolo urlata giorno dopo giorno dalla radio e dalla TV diventa il modo in cui i nostri figli vengono cresciuti. Questa non è più la nazione pacifica in cui siamo cresciuti”.
Mentre reazioni scomposte si rincorrono in tutto il Paese, nella conferenza stampa della polizia, a poche ore dalla strage in Arizona, lo sceriffo della piccola città dove si è consumata la tragedia annunciata, ha le idee molto chiare sulle cause della violenza. “In giro ci sono molti squilibrati, che subiscono le istigazioni al vetriolo provenienti dai media, che incitano a fare a pezzi il governo. La rabbia, il furore, il bigottismo che sta crescendo in questo Paese porta a conseguenze orribili. Purtroppo l'Arizona è diventata la capitale del pregiudizio e del bigottismo. Se continuiamo a minacciare e uccidere i nostri rappresentanti, fra poco non riusciremo più a trovare persone decenti e motivate che vogliano servire la nazione”.
Lo sceriffo si riferisce al fenomeno delle talk radio, trasmissioni radiofoniche di carattere politico, in cui commentatori ultra-conservatori istigano alla violenza e alla resistenza armata contro il governo federale. Il campione indiscusso è Rush Limbaugh, il cui programma fa milioni di ascoltatori ogni giorno e che secondo molti è il vero ispiratore della politica repubblicana. In un'intervista a Fox News, lo sceriffo Dupnik afferma che secondo lui proprio Rush Limbaugh è il responsabile morale della strage con “il suo comportamento assolutamente irresponsabile e infiammatorio.”
Dal microfono del suo programma radiofonico, Limbaugh tuona contro il Presidente e il governo federale, chiamando letteralmente alle armi per sconfiggere la deriva “socialista” in cui sta sprofondando il Paese. Il commentatore repubblicano della radio locale della cittadina dove si è compiuta la tragedia aveva ripetutamente chiamato i suoi concittadini a eliminare Gabrielle Giffords, la parlamentare vittima del tentato omicidio in cui sono morti un giudice federale e altre cinque persone.
Ma c'è di peggio. La Chiesa Battista di Westboro ha annunciato che picchetterà i funerali delle sei vittime dell'attacco e distribuirà volantini dal titolo “Ringraziamo Dio per l'attentatore: 6 morti! Dio ha scelto questo bastone per punire i vostri peccati!” Il pastore battista si compiace per la morte del giudice federale, colpevole di aver portato in tribunale la Chiesa di Westboro e conclude il volantino con un augurio: “La Chiesa di Westboro prega per la vostra distruzione!”. Per impedire che la Chiesa crei tensione alle esequie, alle quali parteciperà anche Obama, il governatore ha dovuto passare un decreto in fretta e furia per rendere illegali i picchetti ai funerali. Ma la nuova legge sicuramente non fermerà gli estremisti cristiani.
Con l'accusa diretta e frontale dello sceriffo si schierano tutti i commentatori progressisti e i Democratici. L'ala progressista del Partito Democratico spera di poter usare lo shock in cui è precipitata la nazione per mettere in discussione le leggi sull'acquisto e il possesso di armi. In Arizona si possono comprare armi da guerra semi-automatiche senza alcun controllo e, al contrario di molti altri Stati, non è richiesto alcun permesso per portare la propria arma nascosta. Persone con precedenti penali come l'attentatore possono non solo acquistare un vero e proprio arsenale senza problemi, ma addirittura girare armati fino ai denti di nascosto. Tutto questo nel pieno rispetto della legalità!
Per la prima volta in molti anni, potrebbe essere giunto il momento di riformare l'acquisto di armi. Il senatore repubblicano Peter King ha presentato martedì una proposta di controllo delle armi e il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha colto l'occasione per presentare nuove proposte. Forse la strage porterà a un accordo bipartisan, anche perché la NRA si è per il momento astenuta dal commentare l'accaduto.
L'acquisto di armi negli Stati del Sud è talmente deregolamentato che i cartelli criminali messicani vanno a fare la spesa all'ingrosso nei negozi al di qua del confine, per poi tornare in Messico e scatenare la guerra narcoterrorista. Decine di migliaia di armi di provenienza americana vengono di continuo sequestrate dalla polizia messicana e il governo di Città del Messico continua a implorare il vicino statunitense di bloccare questo mostruoso afflusso di armi. Ma la NRA, potentissima lobby dei fabbricanti di armi, fa scorrere fiumi di finanziamenti elettorali bipartisan su Washington, garantendosi la fedeltà dei legislatori.
La disponibilità illimitata di armi, da sola, certo non basta a creare la violenza politica. Ma in combinazione con una incessante campagna mediatica di odio, certamente sì. Questo il messaggio dello sceriffo Dupnik. I media nazionali hanno messo sotto accusa direttamente la nuova destra conservatrice per il clima di violenza, citando un rapporto segreto dell'FBI che, all'indomani dell'elezione presidenziale del 2008, individuava nell'estremismo di destra la più pericolosa forma di terrorismo all'interno degli Stati Uniti, più grave persino del terrorismo islamico. Nello stesso rapporto, l'FBI denunciava i gruppi di suprematisti bianchi (a cui pare che aderisse anche il responsabile del recente massacro) come principale minaccia, a fronte dell'elezione di un presidente di colore.
All'epoca, il rapporto dell'FBI non venne reso pubblico, riporta ora l'Huffington Post, in seguito a pesanti pressioni di John Boehner, l'attuale leader repubblicano e nuovo speaker del Congresso. La leadership repubblicana ha puntato tutto sugli estremisti bianchi del Tea Party per vincere le elezioni di medio termine, accusando Obama alternativamente di socialismo, stalinismo, nazismo e islamismo. Alcuni parlamentari repubblicani, tra cui Michele Bachmann, spronano i loro sostenitori ad “armarsi contro il governo”; dunque non sorprende se qualcuno alla fine queste armi le usi effettivamente.
Il fuoco concentrico dei media si è puntato in particolare su Fox News, la rete ammiraglia di Rupert Murdoch, e su Sarah Palin. In riposta, l'amministratore delegato di Fox News Roger Ailes afferma che “ogni tentativo di collegare le morti in Arizona al Tea Party o a Fox News è una stronzata.” Ma ha aggiunto di aver “detto a tutti i nostri uomini di chiudere il becco, abbassare i toni e presentare i loro argomenti in maniera più intellettuale.” Insomma, una piena ammissione di colpa. Ma la morale della storia viene svelata da David Frum, l'uomo che scriveva i discorsi di George W. Bush: “I Repubblicani credevano all'inizio che Fox lavorasse per loro. Ora stiamo scoprendo che siamo noi a lavorare per Fox!”
Sarah Palin invece l'ha fatta grossa. Il giorno della strage in Arizona, la Palin ha chiuso in fretta e furia uno dei suoi siti web, sulla cui homepage campeggiava una mappa degli Stati Uniti con in bella evidenza i parlamentari democratici da eliminare “a qualsiasi costo.” Ciascun distretto elettorale era posto al centro di un mirino, con la scritta “facciamoli fuori.” Un bel mirino era puntato anche su Gabrielle Giffords, obiettivo dell'attacco. Un messaggio difficile da equivocare. Nonostante la chiusura tempestiva del sito, la Palin non è riuscita a farla franca e tutti i media (eccetto Fox News) stanno sparando a zero sulla follia di questo tipo di propaganda avvelenata, che peraltro sta facendo crollare la popolarità della Palin nei sondaggi.

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