involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 11 febbraio 2011

Ahmadinejad attacca il capitalismo Usa

– di Ferdinando Calda
Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si scaglia contro l’ “ingiusto e irresponsabile” capitalismo Usa e invoca un “nuovo ordine basato sui valori e la giustizia umana”. Aprendo ieri a Teheran i lavori di un vertice di dieci Paesi dell’Asia centrale, Ahmadinejad ha sottolineato il “fallimento totale” dell’economia del libero mercato, evidenziato dall’attuale crisi globale. “Il mondo sta vivendo grandi cambiamenti - ha detto il leader iraniano – perché, dopo la caduta delle economie socialiste, ora assistiamo alla caduta delle economie capitaliste”.
All’incontro dell’Organizzazione per la cooperazione economica (Eco), fondata nel 1985 da Iran, Pakistan e Turchia, partecipano, oltre al presidente iraniano, i suoi omologhi dell’Afgha nistan, Hamid Karzai, del Pakistan, Asif Ali Zardari, e della Turchia, Abdullah Gul. Sono presenti ai lavori anche i presidenti delle repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale: Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan e Turkmenistan. L’obiettivo dichiarato del vertice è quello di rinsaldare i legami economici per far fronte alla crisi economica.
“La minaccia di un ordine internazionale ingiusto – ha detto Ahmadinejad – deve essere trasformata in una situazione economica sicura per i nostri Paesi”. Secondo il presidente iraniano, “l’ordine economico è ingiusto e irresponsabile”, in quanto “le nazioni del mondo devono pagare il prezzo di politiche inefficaci di alcuni Paesi”, in particolare Stati Uniti e “alcuni loro alleati”. Ahmadinejad ha anche auspicato la creazione di una Banca comune per lo Sviluppo e la rimozione delle barriere tariffarie, per sviluppare gli s cambi tra i membri dell’Eco.
Dal punto di vista politico, i Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione economica sono molto differenti tra loro, in particolare per quanto riguarda i loro rapporti con gli Stati Uniti. Se, infatti, l’Iran è considerato da 30 anni uno dei principali nemici degli Usa, la Turchia è addirittura un membro della Nato e può vantare una lunga amicizia con Washington. Anche i presidenti delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale hanno stretti legami con gli Stati Uniti, per non parlare del leader afgano Hamid Karzai, che si trova al potere proprio grazie all’esercito a stelle e strisce. Tuttavia le nazioni dell’Eco sono unite anche da importanti interessi economici e devono affrontare problemi comuni che rischiano di minare la sicurezza di ciascuno. Primo fra tutti il traffico di droga proveniente dall’Afghanistan “liberato”, che viaggia verso l’Europa attraversan do l’Iran e alcune delle ex Repubbliche sovietiche.

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