involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

sabato 12 febbraio 2011

PROVE TECNICHE DI REGIME

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=5cVJh8elcTkOggi l'informazione è stata messa fuori dalla porta.
Sono uno dei cronisti mandati a documentare l'occupazione pacifica della sede del Pdl da parte di un gruppo di ragazze che volevano prendere le distanze dal concetto di donna promosso dal Governo Berlusconi. Di solito un cronista utilizza la terza persona per raccontare la realtà, ma in questo articolo parlerò di un episodio accaduto a me e ad altri colleghi, tutti presenti per testimoniare quanto accadeva e respinti con degli spintoni da alcuni (non tutti per fortuna) agenti delle forze dell'ordine e militanti del Pdl.
Arrivato al primo piano della palazzina di corso Vittorio Emanuele II che ospita la sede del Pdl a Torino, l'ingresso era bloccato. Gli agenti di piantone ci hanno spiegato che era in corso un'occupazione e per motivi di sicurezza non si poteva entrare. Poi finalmente è arrivato il permesso.
Abbiamo visto le ragazze, la cui intenzione era semplicemente di organizzare una conferenza stampa, spinte in un angolo, dalla parte opposta della sala i militanti pidiellini che rumoreggiavano cercando di coprire le loro voci.
Alcuni rappresentanti del Pdl si sono avvicinati a noi. «Questa è casa nostra, allontanatevi». Spintone. «Sei un giornalista? Vattene fuori». Altro spintone, con contorno di insulti e minacce. I funzionari della polizia sono rimasti nel perimetro della sala, altri più esagitati hanno spalleggiato i militanti pidiellini, tra i quali un noto esponente del tristemente famoso Fronte della Gioventù, e quindi ci hanno letteralmente spinto fuori dalla porta.
Mi sono ritrovato in mezzo alla mischia. Dietro di me i colleghi, davanti un funzionario della Questura di Torino che mi spingeva sempre di più contro il muro di persone.
Non potevo indietreggiare, eppure lui continuava a spingere, minacciare e insultare.
Ed ecco le mani sulla telecamera, consueta azione per non fare registrare quello che accadeva.
Ci hanno fatti scendere dalle scale con la forza e qualcuno di noi ha rischiato di rompersi l'osso del collo, giù per gli scalini. Allontanati dall'androne. Le porte si sono chiuse davanti alle nostre facce, i nostri obiettivi e alle nostre penne. L'informazione è stata così ufficialmente messa alla porta.
Intanto dall'interno arrivavano l'eco delle urla. In contatto telefonico, alcune ragazze ci hanno detto che una di loro ha avuto un malore, ma a nessuno è stato concesso di uscire. Le urla provenienti dalla scalinata, a quanto hanno riferito, erano figlie dei calci e delle botte ricevute.
Le ragazze escono convinte di essere libere. Invece per loro erano pronte le auto della polizia, pronte ad accoglierle e portarle via. La prima una giovane che aveva una telecamera. Ma probabilmente la cassetta è stata sequestrata. Altre quattro ragazze finiscono in via Grattoni.
Questa è la cronaca di una giornata di violenza.
Un giornalista dovrebbe vedere e documentare quello che accade. Non sempre può. Questa è la nostra Italia "democratica".
Luigi Nervo
Sui "grandi" quotidiani-web, ancora non si sono accorti della cosa e quindi tocca veicolare dal basso, mostrando questo video. Un video-passa parola, che chiarisce che in Italia, senza alcuna vergogna, si può alzare le mani verso chi dissente e vuole leggere un proprio punto di vista, e poi si viene fermate e portate in questura. Ragazze che però non si fanno intimidire e segnalano che il tempo per i Mubarak ed i Ben Alì italiani è ormai agli sgoccioli. Grazie compagne, il vostro agire smaschera i violenti e le loro angherie manifeste, e segnala i nuovi tempi del prossimo futuro. Partecipazione, autorganizzazione e coscienza critica, per riappropiarci del futuro che ci è stato derubato. Piena solidarietà per le compagne e massima veicolazione del video è la risposta alla disinformazione sulla cronaca che ci si vorrebbe nascondere.
      Enrico Bisio 





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