involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 10 marzo 2011

Emilio l'infiltrato

Le rivelazioni di Emilio, agente cubano infiltrato nei gruppuscoli controrivoluzionari.
 
di Deisy Francis Mexidor
Traduzione a cura dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba e del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
27/02/2011
 
Fino a poco prima dell’uscita di questa intervista era considerato il portavoce delle “damas de blanco” ed uno dei “giornalisti indipendenti” con più reportage per i mezzi di informazione anticubani. Le sue rivelazioni mettono a nudo la vigenza della politica sovversiva degli Stati Uniti contro Cuba
 
«Un saluto agli ascoltatori di Radio República. Da La Habana vi parla Carlos Serpa Maceira, direttore dell’Unione dei Giornalisti Liberi di Cuba... »
La sorpresa è stata grande: Carlos Serpa Maceira, il “giornalista indipendente” che più reportage ha avuto sui mezzi di informazione anticubani nel 2009 è, semplicemente, Emilio, agente della Seguridad del Estado.
Gli organi del Ministero dell’Interno hanno deciso di rivelare la sua identità come prova inconfutabile del lavoro dei gruppuscoli della controrivoluzione nel paese, denudando così i loro principali mentori e l’infermo proposito delle susseguenti amministrazioni degli Stati Uniti di abbattere la Rivoluzione Cubana. Per tali fini dirigono, finanziano, appoggiano, proteggono e promuovono una “dissidenza” senza legittimazione nell’Isola.
Dove sei nato?
Sono matanzero, di Cárdenas, della terra del leader studentesco José Antonio Echevarría. Sono nato un 10 ottobre, lo stesso giorno in cui nel 1868 si alzò il grido di indipendenza o morte nel “ingenio” [azienda di produzione della canna da zucchero Ndt] La Demajagua da parte del Padre della Patria [Carlos Manuele de Cespedes], per questo il mio nome è Carlos Manuel.
Però hai un’affinità particolare con l’Isola della Gioventù?
Lì vivo e lì è nata mia figlia che ha già 18 anni. L’Isola della Gioventù è parte della mia storia e sta nel mio cuore.
In che contesto sorge Emilio?
Quello è il mio pseudonimo nella Seguridad del Estado. Così si chiamava mio zio, che mi allevò; pensai che portare il suo nome era il miglior modo di onorare la sua memoria e quello che sempre difese. Lui fu combattente a Playa Girón. Emilio, l’agente, iniziò a compiere missioni dall’anno 2001.
Con chi ti unisti allora?
Iniziai con il denominato Comité Pinero pro Derechos Humanos [Comitato Pinero – da Isola dei Pini, antico nome dell’Isola della Gioventù – per i Diritti Umani], il cui presidente era Hubert Rodríguez Tudela, che attualmente si trova negli Stati Uniti; successivamente passo alla Fondazione Isola dei Pini dei Diritti Umani e Sviluppo Territoriale, un altro gruppuscolo controrivoluzionario che aveva sede lì, e del quale divento una specie di “portavoce”. In quella fase iniziai a preparare i miei primi reportage per Radio Martí [Trasmette da Miami, finanziata ufficialmente dal bilancio statale degli Stati Uniti].
Poi entrai a far parte all’Unione dei Giornalisti e Scrittori Cubani Indipendenti, una presunta agenzia di stampa con lo stesso profilo dei gruppuscoli citati, che era diretta dalla cittadina Fara Armenteros, oggi anche lei residente negli USA.
Come si produsse il contatto?
Io lavoravo come ispettore statale. Furono alcuni elementi controrivoluzionari che mi avvicinarono, situazione che comunicai alla Seguridad del Estado. A partire da quell’istante si decise che iniziassi questa missione.
Come arrivi a La Habana?
Data complessità stessa dei compiti che stavo svolgendo, mi si indirizzò verso la capitale del paese. Fu così che ebbi il maggior contatto con il mondo della controrivoluzione.
Dalla tua esperienza, che opinione merita questa cosiddetta “opposizione” o “dissidenza” interna?
La controrivoluzione ha venduto la sua anima al diavolo. Sono mercenari, non sono né patrioti né hanno convinzioni. Agiscono in funzione dei dollari, per montare campagne e guadagnarne denaro, e le faccio un esempio: Jorge Luis García Pérez (Antúnez), a cui hanno dato una grande fama all’estero.
Lui dice che convocherà una presunta marcia controrivoluzionaria in qualunque luogo di Cuba ed automaticamente per questo gli mandano del denaro.
Da qui riportano che alla “manifestazione” erano presenti 150 o 200 persone — cosa quantomeno dubbia poiché, quando ha organizzato qualcosa, era solo lui con altri due provocatori —, e cosa fa Antúnez con quel denaro? Beh, si da alla gran vita.
Ci sono i casi di Martha Beatriz Roque Cabello, che riceve denaro a mucchi — e sappiamo chi è Martha Beatriz—, di Elizardo Sánchez, di Juan Carlos González Leyva — quest’ultimo è il segretario esecutivo dell’autotitolato Consiglio di Relatori dei Diritti Umani in Cuba.
González Leyva considera il problema del mercenarismo come un modo per ottenere profitti personali; per esempio, alcune delle donne con cui ha avuto relazioni le ha fatte uscire dal paese mediante il Programma Rifugiati della SINA [Ufficio di Interessi degli Stati Uniti a Cuba – una sorta di ambasciata in assenza di relazioni diplomatiche]. Ha chiesto denaro ad organizzazioni controrivoluzionarie di Miami anche con la scusa di ricaricare le schede telefoniche ai detenuti, poi allunga la mano, e se lo ruba.
E’ chiaro che nessuno di questi cosiddetti dissidenti è supportato dalla morale, l’unica cosa che li anima è la via del denaro. Ed inoltre, buona parte di coloro che sono legati a quei gruppi sono arrivati perfino a chiedere un irrigidimento del blocco contro la nostra patria.
Proprio a me un giorno mi proposero la creazione di un blog, mi dissero anche che lo avrebbero chiamato El Guayacán cubano. A chiare lettere mi spiegarono che l’idea era quella di renderlo simile a quello della controrivoluzionaria Yoani Sánchez affinché guadagnassi denaro del quale poter vivere.
E questo come dovrebbe funzionare?
Mi hanno spiegato che mediante il blog si sarebbero chieste donazioni ai visitatori enfatizzandomi “ti amministriamo il blog El Guayacán cubano, e tu chiedi ai visitatori denaro per poter vivere”.
Colui che realmente mi amministra il blog è Enrique Blanco, un controrivoluzionario stabilitosi a Porto Rico, appartenente all’Operazione Liborio, un progetto che ha l’obbiettivo di finanziare dall’estero la cosiddetta opposizione.
Lui ha inserito informazioni sul blog come se fossi io a farlo, praticamente se non posso partecipare ad una determinata attività, quasi sempre relazionata con le “damas de blanco”, lui si mette in comunicazione direttamente con loro e redige il reportage.
Visto che si cita il tema dell’informazione, è difficile organizzare una campagna mediatica contro Cuba?
Non è difficile. Nel mio caso devo solo mettermi in contatto con Radio Martí ed immediatamente mi ritelefonano. Io posso inventare in questo stesso istante una notizia e loro senza cercare conferme né alcuna verifica la trasmettono.
Poco tempo fa ho fabbricato una situazione relazionata con il processo ad una controrivoluzionaria. Dissi che uscendo da casa mia e passando per la sede del Tribunale Provinciale Popolare della Città de La Habana avevo visto un gran dispiegamento di agenti della Seguridad del Estado e che lì avevo potuto osservare pure la presenza, anche se loro non mi avevano visto, della stampa straniera...
Questo l’ho condito con qualche altro elemento, tipo che gli agenti della Seguridad mi avevano riconosciuto e mi avevano fatto entrare in un’auto, e che sotto forti minacce mi avevano portato ad vicina stazione di polizia.
Quando poi ho telefonato a Radio Martí la persona che mi ha risposto al telefono mi disse: “Quando dici che ti hanno minacciato devi spiegare che minacce ti hanno fatto”. Gli risposi di si, che non si sarebbe dovuta preoccupare e così confezionai la mia notizia.
Radio Martí non cerca nessuna conferma. L’obiettivo è denigrare Cuba per qualunque motivo. Dopo avere trasmesso quel reportage mi dissero che sarebbe stato inserito anche nei notiziari.
Nelle campagne mediatiche contro Cuba il copione viene sempre dall’estero. Si punta molto sulla menzogna, nel costruire storie di falsi arresti, di incidenti dove non ci sono, che però si fabbricano.
Quali sono le organizzazioni che generalmente si prestano per amplificare queste campagne all’estero?
Con ogni sicurezza la Società Interamericana della Stampa e Reportèr Sans Frontière. Sono due organizzazioni che sono pronte 24 ore al giorno e sette giorni alla settimana per animare qualunque campagna mediatica contro il nostro paese.
Come funziona il Programma Rifugiati della SINA?
Il Programma Rifugiati dell’Ufficio di Interessi ha l’obbiettivo di dimostrare che c’è un gruppo di persone che se ne vanno da Cuba a causa della persecuzione politica, ed è in funzione di questo che la maggioranza degli elementi controrivoluzionari che si trovano qui fanno il loro “lavoro” interno.
Di fronte alla Sezione Rifugiati devono offrire le prove di essere perseguitati dal Governo cubano, inventano “argomenti” per poter ottenere un visto.
La manipolazione del termine “Rifugiato” si rende manifesta nella quantità di visti che si assegnano per questo motivo ogni anno; tuttavia, quando molti di questi individui acquisiscono la residenza negli USA tornano in visita a Cuba senza essere disturbati o arrestati dalla Polizia o dalla Seguirdad del Estado, il che non succede con i rifugiati di altri paesi.
Durante le provocazioni realizzate dalle “damas de blanco” nel marzo del 2010, una di quelle donne, appartenente al gruppo delle “dame di appoggio”, sin dal primo giorno mi disse: “Serpa, io ho bisogno che tu mi aiuti con delle prove evidenti per avere, la prossima settimana, il colloquio con la Sezione Rifugiati”. Stava cercando il suo “avvallo” politico. Ricercano molto le fotografie dove compaiono nelle “camminate”, perché il Programma le esige, come , tra le altre cose, le notizie che pubblicate su Internet, quindi lavorano sulla base di questo. Senti, qualunque di queste donne va lì, porta le foto... e questo per la SINA è una testimonianza forte.
Nel supporto ai gruppuscoli della controrivoluzione interna non agisce solo la SINA. Cosa succede con le altre ambasciate?
Qui a La Habana c’è un gruppo selezionato di ambasciate dell’Unione Europea che sta appoggiando apertamente la sovversione e posso citare alcuni casi.
Nella rappresentanza della Polonia c’era il dipolomatico Jacek Padee, il quale aveva in carico gli affari politici, la sua presenza era frequente in attività di questo tipo.
Prima di concludere la sua missione qui, il signor Padee si è incaricato di raccogliere i video che ho ripreso in diversi luoghi di Cuba per la realizzazione di un documentario sul controrivoluzionario Orlando Zapata Tamayo. Questi video li ha mandati dal suo computer a Pedro Corso, capetto dell’Istituto della Memoria Storica contro il Totalitarismo, un gruppo radicato a Miami.
L’ambasciata di Olanda rifornisce abitualmente di risorse la controrivoluzione, specificatamente con materiale d’ufficio e attraverso l’accesso a Internet.
Nella sede della Repubblica Ceca offrono forniture di medicinali e danno ai “dissidenti” appuntamenti per documentare le “violazioni” dei diritti umani. In queste attività si è distinto il signor Pete Brandel, funzionario dell’ambasciata ceca. La rappresentanza della Svezia è un’altra che è coinvolta in questa faccenda.
Il consigliere dell’ambasciata di Germania, Volker Pellet, è stato in aperta complicità con tutti questi atti, è sceso in strada ad appoggiare le “damas de blanco” nella loro attività provocatoria.
Cioè, in questi piani di mala fede contro il nostro popolo e la sua Rivoluzione, alcune ambasciate europee a La Habana si sono prestate al gioco sporco.
Riguardo a come funciona la SINA posso citare l’azione che svolsero due dei suoi funzionari: Kathleen Duffy e Lowell Dale Lawton.
In uno dei Tè letterari che abitualmente realizzano le “damas de blanco”, Laura Pollán, capetta del gruppo, mi chiese di riprendere un video in cui lei sta ringraziando la Fondazione Nazionale Cubano Americana per l’appoggio che ha dato al gruppo.
Io ripresi le immagini e parlai con la Duffy, che mi disse: “Ho già chiesto l’autorizzazione ai miei capi”, e dal suo computer personale prese il video che io tenevo in una memoria USB; aprì una connessione su Youtube a mio nome e lo inserì.
Durante i fatti di marzo, Laura Pollán mi ha ordinato di trasmettere messaggi a questa funzionaria, perché è quella che monitora le ipotetiche violazioni dei diritti umani.
Con Lowell Dale Lawton lo stesso copione. Lui mi chiese di elaborare una valutazione sulle azioni delle “damas de blanco”, specialmente dopo le censure e le critiche ricevute da parte dei mezzi di stampa per la sua partecipazione a queste azioni di provocazione.
Tramite posta elettronica, Lawton ha ricevuto fotografie e reportages che lui stesso mi ha chiesto. Giusto il giorno dopo la marcia controrivoluzionaria convocata a Miami da Gloria Estefan io mi recai alla SINA e Lawton venne a cercarmi in uno dei centri di Internet che loro hanno; voleva parlarmi da solo e mi chiese informazioni sugli fatti avvenuti durante la provocazione del 25 marzo. Senza dubbio, hanno manipolato molto il tema di queste donne. Nella SINA loro hanno via libera.
Dall’altra parte, fino ad oggi, hanno messo in opera tutte le loro provocazioni perché si sono sentite protette dalle forze della Polizia cubana e dai membri del Ministero dell’Interno. Sanno che nessun incidente tragico viene permesso, anche se è quello che stanno cercando.
Ed i funzionari dell’Ufficio di Interesse ne sono al corrente; appoggiano l’attività sovversiva non solo delle “damas de blanco” ma di tutti i gruppuscoli.
Adesso, con la misura del Governo cubano di liberare i detenuti controrivoluzionari, credo che gli si stia esaurendo la base per le azioni di provocazione. Per questo li ho visti molto preoccupati cercando di fare pressione su alcune “damas de blanco”, tra loro Laura, affinché rifiutino l’uscita dal paese, e stanno scatenando una campagna di stampa per fare vedere al mondo che Cuba sta praticando un esilio forzato.
Qui vedi la contraddizione della loro stessa politica contro l’Isola, da una parte insistono perché la gente emigri per cercare di dimostrare la mancanza di appoggio alla Rivoluzione, e adesso non vogliono che i controrivoluzionari, che loro stessi hanno creato e stimolato, lo facciano, perché resterebbero senza attori che portino a compimento i loro piani sovversivi.
Chi è veramente Laura Pollán?
Laura Pollán di professione faceva la maestra. Dopo essersi unita con le “damas de blanco” è diventata bramosa di protagonismo e avida di denaro, e per questa ragione ha avuto forti attriti con le altre donne del gruppo.
È molto amica di Eulalia San Pedro, meglio conosciuta con il nome di Laly, della FNCA [Fondazione Nazionale Cubana Americana, ha sede a Miami ]. Eulalia è incaricata di inviarle i fondi, a nome della Fondazione, per tutte le attività di provocazione.
A proposito, quando iniziai ad essere il “giornalista” delle “damas de blanco”, nelle mie notizie per Radio Martí e altri media o siti Internet, normalmente menzionavo spesso le continue telefonate che Eulalia faceva a Laura durante i Tè letterari, fino al giorno in cui fu proprio la Pollán ed un’altra appartenente al gruppo, Miriam Leyva, a chiedermi di non fare più allusione a quel nome né alla FNCA, perché è un’organizzazione terrorista ed in qualunque momento il programma televisivo Mesa Redonda [programma di approfondimento politico della televisione cubana] avrebbe potuto occuparsi della vicenda.
Laura è molto abile a manipolare ed è stata coinvolta in affari illeciti. Il suo nome è incluso nel lista Vip della SINA, e questo le dà la possibilità di essere ricevuta dalla sera al mattino ed a qualsiasi ora si presenti.
Qual è il canale per sostenere la controrivoluzione?
Il canale principale è la Sezione di Interessi statunitense che alla luce del sole sta violando la Convenzione di Vienna. Mi spingo a valutare con sicurezza che almeno l’80 percento delle forniture arrivano mediante i funzionari diplomatici della SINA.
Destinate alle “damas de blanco” sono entrati molti cassoni inviati da Miami dal controrivoluzionario Frank Hernández Trujillo, del gruppo di appoggio alla “dissidenza.”
La SINA ha distribuito laptop ed altre attrezzature. È curioso, all’atto della consegna è necessario firmare dei documenti, è come se distribuissero un bene essenziale. Ho inteso che tale procedura viene adottata affinché, in caso di abbandono del paese, venga restituito ciò che non è loro.
Con quali terroristi sono principalmente vincolati?
Oltre alla FNCA, esistono relazioni con Horacio Salvatore García Cordero, del nominato Consiglio per la Libertà di Cuba. Lui lavora con Luis Zúñiga Rey.
Un altro è Angel Pablo Polanco Torrejón che sta qui a Cuba e sta promuovendo un progetto controrivoluzionario che si chiama Iniziativa Pro-Cambiamento, diretto proprio da Horacio e Zúñiga.
Potresti descrivere alcuni privilegi di cui godono gli “oppositori” che possono accedere alla SINA?
Una delle cose che più richiama l’attenzione, a mio modo di vedere, sono gli sforzi sostenuti affinché la controrivoluzione sia diffusa in Internet. Alla SINA hanno abilitato tre centri di Internet. Uno sopra, al Consolato, chiamato Eleonor Center, poi altri due, il Lincoln Center ed il Benjamín Franklin Center. Li chiamano Centri di Risorse Informative della Sezione di Interessi, diretti dall’Ufficio Stampa e Culturale della SINA.
Lì distribuiscono letteratura controrivoluzionaria; ad esempio, riproducono 100 copie del quotidiano The Miami Herald, e lo distribuiscono ai controrivoluzionari rendendole anche disponibili a coloro che si recano per un tramite migratorio.
La SINA è come se fosse uno “Stato Maggiore”, che dirige la tattica e la strategia delle attività controrivoluzionarie. In quei locali i loro membri vengono preparati, ricevono le istruzioni ed è permesso loro stampare volantini, consultare dichiarazioni, copiare materiale e preparare documentazione controrivoluzionaria che poi viene presentata ai funzionari e infine distribuita.
E tu, come entri alla SINA?
Come è stato fatto per gli altri, mi hanno dato la possibilità di partecipare agli incontri di tutti i mercoledì, ma quando mi hanno riconosciuto il ruolo di “giornalista” delle “damas de blanco”, ero autorizzato ad entrare anche i lunedì. In alcune occasioni la SINA mi ha permesso anche di redigere i miei articoli lì dentro.
Attualmente sei in possesso di qualche permesso speciale rilasciato dalla Sezione di Interessi?
Ho il Visto per entrare negli Stati Uniti. Il governo nordamericano mi ha dato accoglienza mediante il Programma dei Rifugiati per il mio status di “controrivoluzionario.
Hanno valutato che io fossi un “perseguitato “ per la mia attività di “giornalista indipendente.”
In quale anno?
Il 16 novembre del 2009. Sicuramente il Visto è stato gestito da alcune ambasciate dell’Unione Europea qui a L’Avana, in particolare da Ingemar Cederberg, ex ministro consigliere della delegazione svedese.
Come si fabbrica un “dissidente”?
Si, effettivamente io sono un dissidente fabbricato. Il mio caso è un esempio di come è possibile fare credere all’estero che qui esista una “gran” opposizione e proliferazione di gruppi “anticastristi”, come normalmente vengono chiamati.
“In questo piccolo mondo a parte, posso essere membro, dirigente, portavoce… di raggruppamenti quasi fantasma ma che rivestono un ruolo, mentre sul fronte interno, il paese non sa neppure che esistano, perché non hanno nessun credito e men che meno seguaci.
Per essere più esplicito: sono il coordinatore nazionale del progetto civico culturale Julio Tang Texier, finanziato da Miami dal terrorista Angel de Fana Serrano, del gruppo Plantados por la Democracia, che aveva già scontato 20 anni di prigione a Cuba per attività terroristiche; ma che ora ama definirsi pacifista e presunto difensore dei “diritti umani”.
Sono direttore della biblioteca indipendente Ernest Hemingway; direttore dell’Unione di Giornalisti Liberi di Cuba – “organizzazione” della quale fanno parte altre cinque persone, tutte contraddistinte da un marcato desiderio di abbandonare il paese. Anche questa “Unione dei Giornalisti Liberi” è sovvenzionata da Miami, ed in questo caso dal Direttivo Democratico Cubano (DDC).
Sono stato rappresentante della Brigata 2506, dalla quale ho ricevuto un cellulare e finanziamenti per organizzare attività provocatorie ed inoltre sono il corrispondente della rivista Misceláneas de Cuba,editain Svezia e diretta dal controrivoluzionario Alexis Gainza.
Mi hanno nominato portavoce e membro della giunta direttiva del Fronte Nazionale di Resistenza e Disobbedienza Civica di Cuba, il cui supporto economico arriva dal DDC (Direttorio Democratico Cubano), delle Donne Anti Repressione (MAR), ed altri raggruppamenti di Miami che integrano l’autoproclamata Assemblea della Resistenza.
E se fosse poco, mi incaricarono addirittura di essere il punto di riferimento nazionale dei presunti Governi di Opposizione che dirige, da Porto Rico, Enrique Blanco, colui che amministra anche il mio blog.
Così è come si fabbrica un “dissidente” o un presunto oppositore, celati dietro le mentite spoglie di un bibliotecario indipendente, un giornalista indipendente, o un difensore dei “diritti umani”.
Cosa c’è alla radice della forza della Rivoluzione Cubana?
L’unità che da sempre si è creata tra il popolo e la sua Rivoluzione. L’unità che esiste attorno al nostro invincibile Comandante in Capo Fidel Castro ed a Raul. La forza delle idee che storicamente abbiamo difeso.
Qualche volta ho pensato che sebbene non ho potuto essere un combattente dell’Esercito Ribelle, essere nella clandestinità contro Batista, impugnare un’arma contro i mercenari sbarcati a Playa Girón, essere un miliziano schierato in trincea al tempo della Crisi di Ottobre [crisi dei missili, ndr], andare in Angola o in Etiopia, la vita mi ha comunque dato l’opportunità, grazie a questa missione, di stare in prima linea in difesa del nostro paese.
Senza dubbio, c’è chi continua a sottovalutarci, ma un cosa è chiarissima: gli Organi della Sicurezza cubana sono stati, sono e saranno presenti nel posto giusto ed al momento giusto.
I nemici della Rivoluzione, all’interno o all’esterno, non riescono a capire le lezioni ricevute, perché sempre, dove meno se lo aspettano ci sarà un Emilio.
Il regalo per mia figlia Tita
Da quando ho iniziato con questo lavoro ho perso molte amicizie, per questo, quando mi hanno comunicato che la mia identità sarebbe stata rivelata da un lato sono rimasto molto contento, perché lo considero il regalo per mia figlia Tita.
Finalmente saprà che suo padre non è un traditore.
Una volta – quando lei era ancora piccola – un controrivoluzionario venne a trovarmi e alla bambina le venne l’idea di scrivere con un gessetto un cartello sulla porta di casa che diceva: “Libertà per i Cinque Eroi.”
Mi ricordo che questo personaggio mi disse: “Senti un po’, ma è questo quello che stai insegnando a tua figlia?”.
Anche i miei amici finalmente sapranno che io non ho mai cambiato bandiera, ma da una parte mi dispiace che venga rivelata la mia identità, perché nel mio lavoro sono riuscito a ricoprire posizioni importanti all’interno della controrivoluzione e potevo continuare ad essere utile.
Video delle attività di Emilio  

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