involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 19 maggio 2011

E lo stato latita su Vittorio Arrigoni

Jewish Chronicle: storico britannico, ‘Che gioia la morte di Vittorio Arrigoni’ 

LONDRA - L'editoriale scandalo di Geoffrey Alderman, storico di Oxford e collaboratore del Times: «Arrigoni era un anti-sionista. Neanche l'uccisione di Osama mi ha dato più soddisfazione»
«Pochi eventi - persino l'uccisione di Osama Bin Laden - mi hanno reso più felice nelle ultime settimane della morte del cosiddetto "attivista per la pace" Vittorio Arrigoni». La frase shock non è di un estremista, ma di Geoffrey Alderman: uno degli storici più apprezzati in Gran Bretagna, specializzato in Storia moderna britannica e nella storia politica di Usa ed Europa.

LO STORICO INGLESE
Studi a Oxford, Presidente del Consiglio accademico dell'Università di Londra fino al 1994, cattedra a Buckingham, Alderman è anche autore di 15 libri, diversi dei quali dedicati alla storia della comunità ebraica in Inghilterra. Nel 2006 ha vinto il dottorato di ricerca più alto all'Università di Oxford, vista la sua attività nel campo della storia moderna Anglo-ebraica. Oggi, oltre a insegnare Storia Contemporanea, scrive saltuariamente per il Guardian, per il Times e per l'inglese Jewish Chronicle, uno dei più prestigiosi giornali ebrei.
«QUESTO NON ERA UN "PACIFISTA"»
Proprio su questo giornale firma l'editoriale intitolato «Questo non era un "pacifista"». Nel testo Alderman descrive la sua «gioia» per l'uccisione dell'attivista italiano rapito e ucciso dai terroristi palestinesi il 14 aprile nella Striscia di Gaza.
Già quand'era in vita Arrigoni aveva diviso il web per le sue posizioni fortemente pro-palestinesi e anti-israeliane. Ma nessuno era arrivato ad augurare la sua morte. Anzi, la sua uccisione, scrive Alderman, «è stata subito rappresentata dai media occidentali come un affronto al mondo civilizzato. Persino Hamas si è unita al cordoglio e allo sgomento internazionale».
«UN CONSUMATO ODIATORE DI EBREI»
Tuttavia, continua, «la verità è molto diversa. Vittorio Arrigoni, attivista dell'International Solidarity Movement, è andato a Gaza per aiutare i palestinesi a rompere il blocco navale israeliano. Come tifoso di Hamas lui era un consumato Jew-hater (letteralmente: odiatore di ebrei)». In realtà Arrigoni aveva solo partecipato nel 2008 alla Freedom Flottilla, la missione internazionale che portò via nave aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.

«L'OCCASIONE PER FARE FESTA»
Alderman cita la pagina Facebook di Vittorio: «Conteneva non solo i soliti insulti contro Israele ma esplicite invettive anti-semite, che in parte rifletterebbero la sua formazione cattolica». Lo storico rincara la dose: «In questo caso, la gioia è stata azzoppata dai dissensi riconducibili all'odio verso Israele». E poi l'affondo finale: «La morte di un consumato odiatore di ebrei dovrebbe essere sempre l'occasione per fare festa».



Fonte: www.vanityfair.it

Nota della Redazione: L'articolo di questo per cosi' dire storico conferma che il mandante dell'omicidio di Vittorio e' il regime israeliano. Altra questione da notare, il vergognoso silenzio delle autorita' italiane che non hanno nemmeno il coraggio di difendere la dignita' di colui che e' stato un vero e proprio eroe.

 

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