involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 26 maggio 2011

Gli "indignados"nostrani

di Mariavittoria Orsolato 





Ennesima defezione per il Tg1 di Augusto Minzolini: dopo Maria Luisa Busi, Tiziana Ferrario, Piero da Mosso, Raffaele Genha, Paolo Di Giannantonio e Massimo de Strobell, anche la conduttrice dell’edizione notturna e storico volto della cronaca, Elisa Anzaldo, ha formalmente rassegnato le dimissioni dal suo incarico. La motivazione è sempre la stessa ovvero l’incompatibilità deontologica con la linea editoriale del direttore, argomentata con due diverse lettere, la prima delle quali recapitata il 19 Aprile scorso, alla quale ha fatto seguito la seconda, pochi giorni fa.
“Non posso più rappresentare un telegiornale che ogni giorno rischia di violare i più elementari doveri dell’informazione pubblica come equilibrio, correttezza, imparzialità e completezza dell’informazione - ha scritto la giornalista catanese, in una missiva recapitata al direttore Minzolini - e per motivi professionali e deontologici non ritengo più possibile mettere la faccia in un tg che fa una campagna di informazione contro”.
La Anzaldo chiedeva perciò di essere sollevata dalla conduzione in quanto non era più disposta a “mettere la faccia” in un giornale che deliberatamente distorce l’agenda informativa a favore della maggioranza di governo.
Quello di martedì è stato però solo l’epilogo di una vicenda iniziata, appunto, lo scorso 19 aprile, quando il noto mezzobusto del tg dell’ammiraglia Rai aveva scritto la prima lettera al suo direttore contestando dettagliatamente una “scomparsa dei fatti” a suo parere assolutamente sistematica e funzionale al gioco di Berlusconi. Dal Rubygate al palese disinteresse per lo scandalo milanese dei manifesti sui pm brigatisti, fino all’assurdità giornalistica del servizio che accomunava il rinvio a giudizio dell'ex segretario del Quirinale Gifuni con l'arresto del prefetto Ferrigno per reati sessuali.
Queste solo alcune delle accuse (più che circostanziate) che, forse proprio in ragione della loro natura, non hanno ricevuto risposta dal “direttorissimo”, se non con il fatto che per lui, Augusto Minzolini, quelle non erano semplicemente notizie. Perciò le “tesi” di Elisa Anzaldo sono state replicate in data 11 maggio e poi affisse direttamente alla bacheca del Tg, per non lavare i panni sporchi in una casa come la Rai, che per quanto appaia blindata rimane sempre di proprietà pubblica.
A spingere la giornalista a divulgare la querelle interna alla redazione è stato il soliloquio di Berlusconi trasmesso dal Tg1 - e da tutte le altre testate, escluse Tg3 e tg La7 - lo scorso venerdì: l’ennesima recidiva del primo Tg italiano, in spregio alla par condicio, é costata 250.000 euro alla rete e nel comitato di redazione sono stati in molti a esternare il loro malcontento tempestando la bacheca di redazione con messaggi di sfiducia al direttore.
In ballo infatti, oltre alla fuga in massa di giornalisti valenti, c’è anche quella del pubblico che sempre più spesso decide di cambiare canale e sintonizzarsi - nella maggior parte dei casi - sul telegiornale di Enrico Mentana. Se infatti una volta il Tg dell’ammiraglia Rai era considerato uno dei pochi, se non l’unico, gatekeeper affidabile, ora sotto la direzione di Minzolini la scelta dell’agenda ricalca l’iper-faziosità e l’anti-deontologia per eccellenza del tg4 di Emilio Fede.
Scontato dunque che i telespettatori abbandonino la fidelizzazione verso mamma Rai e volgano il loro interesse verso testate che, per quanto pur sempre parziali nella loro agenda, rispettano per lo meno la salienza delle notizie.
La proposta di modifica dell’articolo 1 della Costituzione da parte del deputato Pdl Remigio Ceroni, così come l’arresto di due assessori leghisti, secondo il direttorissimo non sono cronache meritevoli di nota sull’ammiraglia dell’informazione pubblica, e non importa che giornali, testate online e televisive abbiano dedicato intere pagine alle vicende. Il criterio di selezione delle notizie di “Minzolingua” - come viene parodisticamente apostrofato - non risponde ai dettami della deontologia professionale ma ha come unico e solo referente il premier e quello che a quest’ultimo può giovare in termini di immagine pubblica.
Non si spiegherebbe altrimenti la scomparsa dei servizi sulla Napoli sommersa dai rifiuti o sul rinvio a giudizio dell’ex commissario della Protezione Civile Bertolaso. Ma per Minzolini la frustrazione e le conseguenti dimissioni della Anzaldo “E’ una cosa che riguarda lei”.
La risposta del direttore del Tg1 al gesto dell’Anzaldo, per quanto nelle intenzioni mirasse di certo a liquidare sbrigativamente la pruriginosa vicenda, inquadra indirettamente il problema che sta alla base delle continue defezioni dalla sua testata. La coscienza professionale di un giornalista non dovrebbe essere cosa facilmente svendibile al potente di turno - come lo è stato per Minzolini e per i tanti, troppi volonterosi epigoni - ma impone di opporsi, e naturalmente di imporsi, ogni qual volta si senta intimamente che qualcosa non va.
Elisa Anzaldo ha percepito a livello epidermico la paradossalità del fare informazione senza informare ed ha agito di conseguenza, rivendicando il suo ruolo professionale in seno a quell’articolo 21 della Costituzione che indica il diritto dei cittadini ad essere informati in modo ampio e completo. I giornalisti veri, come Elisa Anzaldo, sono a ricordarlo anche ai ruffiani più impenitenti.
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