involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 29 settembre 2011

Le mele MARCE di Emma GAGLIA

La strabiliante sopravvivenza politica dell'Insano Vegliardo di Arcore costringe le menti dei commentatori ufficiali ad escogitare le più sofisticate teorie per spiegare l'arcano. Esaurita nei mesi scorsi la menzogna ufficiale secondo cui il potere berlusconiano sarebbe stato basato sul consenso elettorale, ora è necessario attingere maggiormente alle altre mitologie a disposizione.
C'è la fiaba del Berlusconi super-eroe (negativo o positivo, è irrilevante), capace di reggere l'ostilità e l'isolamento a livello nazionale e internazionale, perché tanto è ricco di suo. Nella fiaba infatti la ricchezza di Berlusconi non è relazionata col sistema finanziario, ma è una virtù del tutto individuale, proprio come i super-poteri dei super-eroi, perciò tra i personaggi della fiaba sono costretti a mancare i miliardi di debiti della Fininvest. Se poi Berlusconi ha retto all'assalto dei "poteri forti" interni ed internazionali comprandosi i deputati, come mai quegli stessi "poteri forti" sono tanto deboli da non essere capaci di ricomprarseli?
A supporto della precedente, interviene a questo punto la fiaba del Berlusconi Anticristo, il quale sarebbe capace di prevalere sui bacchettoni travolgendo i sensi di colpa e gli scrupoli morali, di sedurre le vecchiette teledipendenti che vedono in lui il diletto nipote scavezzacollo, ma anche di fascinare e trascinare il popolo delle Partite IVA, che infatti sarà tutto contento dell'ultimo aumento dell'IVA deciso dal governo.
Quando queste fiabe non funzionano più, c'è sempre l'ultima risorsa, quella con cui vai sul sicuro: la colpa è della sinistra. Le colpe possono variare a seconda delle esigenze, perciò a volte la sinistra non ha nulla da proporre, altre volte non sa mettersi d'accordo al suo interno, e poi sono tutti uguali, tutti ladri, perciò tanto vale tenersi Berlusconi. Questo argomento, che parrebbe il più realistico, in effetti ci riporta alla trascendenza pura: se sono tutti uguali, tutti incapaci, tutti corrotti, tutti ladri, tutti litigiosi, allora Berlusconi può essere diventato inamovibile solo per grazia divina.
Potrebbe però anche darsi che la spiegazione del fenomeno Berlusconi si possa trovare in una cosa banale come l'ipocrisia. Berlusconi è spregevole, ma fa tanto più comodo ai cosiddetti "alleati occidentali" proprio in quanto spregevole. Per il suo ruolo economico e la sua posizione geografica, l'Italia ha un potere contrattuale oggettivo, ma il clown è inattendibile come controparte, perciò anche quel potere contrattuale si può aggirare.
Per la NATO ed il Fondo Monetario Internazionale, oggi l'Italia non è più un complice e neppure un suddito, è un territorio annesso di cui disporre a piacimento. Per questo motivo Obama può usare le basi militari sul territorio italiano per aggredire la Libia, ma poi non cita l'Italia tra gli alleati, e ciò per far intendere a tutti che le aziende italiane non parteciperanno alla spartizione del bottino coloniale. Anche l'Italia, come la Grecia, potrebbe entrare da un momento all'altro sotto la diretta tutela del FMI. Se, nonostante le dimensioni della sua economia, l'Italia può essere assimilata dalla propaganda mediatica a piccole entità come la Grecia o il Portogallo, ciò accade grazie a Berlusconi, che rende credibile ogni emergenza, anzi è un'emergenza vivente, l'icona della catastrofe antropologica.
Sono tempi difficili, ed è proprio in questi momenti che si sente il bisogno di un punto di riferimento attendibile. E’ proprio in questi momenti che le straordinarie intuizioni di Pier Luigi Celli ci vengono in soccorso. Celli, direttore generale della prestigiosissima università privata Luiss (quella di Luca Cordero di Montezemolo o dell’ex ministro della Difesa Martino, per intenderci) ci informa, in una recente intervista concessa all’Espresso, che i nostri guai sono “…conseguenza di una nazione che non ha avuto una solida borghesia, che non ha affrontato una vera rivoluzione industriale, e dunque ha spinto gli italiani ad arrangiarsi…”. Una tesi davvero scomoda e che sconcerta per la sua originalità; ma Pier Luigi Celli, già autore dell’indimenticabile saggio “Comandare è fottere”, ci dà altre preziose indicazioni: “In Italia…purtroppo, i primi a trovare lavoro, attualmente sono i mediocri.” Ovvio, se no come diavolo avrebbe fatto a trovare lavoro uno come Pier Luigi Celli?
Ma il punto vero è l'interessata ipocrisia di questa retorica del merito, che consente di usare le magagne altrui come alibi per mascherare e spacciare le magagne proprie come coraggiose denunce. L'ipocrisia non è quindi un'esclusiva dei poteri sovranazionali, ed infatti anche Confindustria ha condotto in questi giorni una sorta di pronunciamento antiberlusconiano, denunciando l'immobilismo del governo ed invocando misure per la "crescita". Tutti ad applaudire Emma Marcegaglia, perché effettivamente la degenerazione del pagliaccio è tale che come si fa a non plaudire a chi lo fustiga?
Grazie alla nebbia fumogena della plateale abiezione berlusconiana, non ci si accorge che il "manifesto per salvare l'Italia" lanciato dal presidente di Confindustria, non contiene affatto provvedimenti atti a rilanciare produzione e consumi, semmai è un mix delle solite privatizzazioni e delle solite bolle finanziarie, da alimentare attraverso quelle che vengono chiamate "cartolarizzazioni".
Questa truffa finanziaria in inglese viene chiamata suggestivamente "securitization", per suggerire un'idea di sicurezza. Gli Italiani sono più diffidenti, e quindi si è escogitato questo termine spiazzante di "cartolarizzazione", che ricorda le cartolerie ed evoca immagini festose di bimbi che vanno alle elementari e di mamme premurose che gli comprano le matite colorate.
In cosa consiste questa cartolarizzazione? Lo Stato o un Ente locale decidono di privatizzare un immobile pubblico, ma ovviamente non c'è nessun privato che voglia veramente tirare fuori i soldi per comprarlo. Allora che si fa? Lo si dà ai privati gratis? Spesso si fa così, ma perché limitarsi ad una truffa sola, quando invece se ne possono fare due?
La cartolarizzazione è infatti una privatizzazione, cioè un furto, però con una frode finanziaria annessa. I beni immobili pubblici vengono trasferiti a società finanziarie private, create appositamente dalle banche; queste società dovrebbero pagare poi quei beni attraverso la vendita di titoli. Figuriamoci. Quindi il cittadino può essere derubato due volte: come contribuente a cui viene sottratta una parte del pubblico patrimonio, e come risparmiatore a cui si spaccia la solita finanza tossica.
La prima legge sulle cartolarizzazioni fu promulgata in Italia nel 1999 dal governo D'Alema, e ricalcava passo per passo le istruzioni del FMI. Che proprio la cartolarizzazione sia alla base dell'attuale crisi finanziaria e della conseguente depressione economica, costituisce un dettaglio che alla Marcegaglia non interessa. O forse l'interesse c'è, ed è proprio la distrazione causata dalla depravazione berlusconiana ad impedire di vederlo?
Pare dunque di capire che oggi anche Confindustria abbia poco a che fare con l'industria, anzi che si sia riciclata come agente provocatore delle banche, le quali usano l'emergenza della crisi e l'emergenza del berlusconismo come pretesti e coperture, in modo da continuare ad imporre sempre le medesime tecniche di frode finanziaria istituzionalizzata.

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