involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

martedì 28 febbraio 2012

Il Sonno della Ragione genera conflitti e morti

Domenica 26 febbraio.
Di Siria non parleremo più. Di Iran nemmeno. E neanche di Libano. Neanche della svolta di real-politik di Hamas. Del ruolo del Qatar e dell’Arabia Saudita nella regione, tanto meno. Delle Primavere Arabe, neanche in sogno. La Turchia, meglio lasciarla da parte.
Il ruolo, sempre più palese, degli Usa nelle dinamiche in corso nel Vicino e Medio Oriente, meglio lasciarlo perdere… Dalle analisi sul conflitto ormai in atto tra mondo sunnita e mondo sciita è bene tenersi lontani.
Parleremo solo di Palestina, come se questa regione del Vicino Oriente fosse una realtà a sé, scollegata dal contesto generale.
Torneremo ad occuparci solo di bombardamenti, di attacchi di coloni, di minacce ai luoghi santi islamici e cristiani, come se Israele, l’oppressore, non fosse parte di un progetto più ampio; come se i cambiamenti politici, le svolte e i conflitti striscianti (per il momento) fossero situazioni che con la Palestina non hanno nulla a che vedere, o sulla quale non producono da sessant’anni effetti disastrosi…
Non tenteremo di capire e analizzare le scelte geo-poltiche di Hamas, né perché abbia accettato come premier del futuro governo di coalizione nazionale un collaboratore di Stati Uniti e Israele.
Non cercheremo di comprendere, avvalendoci di colleghi giornalisti e docenti universitari, di studiosi nazionali e internazionali, di attivisti, perché nel Mediterraneo e Medio Oriente sunniti e sciiti stanno per affrontarsi, prestandosi al gioco del “divide et impera”, di cui beneficeranno soltanto l’Occidente con Israele e le petro-monarchie del Golfo. Né qual è, appunto, il ruolo di queste ultime, e della Russia, della Cina, dell’America Latina negli scenari che si stanno delineando.
Il Mediterraneo e il Medio Oriente sono in fermento, sono una pericolosa pentola a pressione, ma a noi non deve interessare. Non può interessare alimentare dibattiti e dubbi, ragionamenti, analisi.
Non è compito di un’agenzia di informazione che si occupa del cosiddetto conflitto “palestino-israeliano” riflettere su cause ed effetti di eventi e scelte politiche.
Perché analizzare dati e fatti è un atto intellettuale rivoluzionario. Pensare è rivoluzionario. E’ il sovvertimento dello status quo imposto da altri. E’ il risveglio dal Sonno della Ragione che sta ghermendo l’Occidente e questa parte di mondo.
Per aver fatto uso della dialettica, principio fondante della civiltà europea, la nostra agenzia, e la sottoscritta come suo direttore, sono sotto attacco da giorni. Ma non, come consueto, da parte dei “sionisti” o filo-sionisti, o dei tentacoli della Israeli Lobby. No. Sono vecchi amici, che ci attaccano: alcuni di quelli difesi per anni contro le menzogne mediatiche scatenate durante la “caccia alle streghe”, l’islamofobia che ha caratterizzato gli anni passati e che ha preparato il consenso alle “guerre di civiltà”, cioè di rapina. Le stesse di oggi, appoggiate da certi Paesi arabi…
Prendiamo atto, dunque, che siamo entrati pienamente nell’epoca orwelliana, o, come dicono gli induisti, in quella di Kali Yuga.
Angela Lano, direttore di InfoPal.it

http://www.infopal.it/il-sonno-della-ragione-genera-conflitti-e-morti/ 

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