involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

martedì 17 luglio 2012

don Lodeserto e dei suoi sodali, aguzzini e truffatori

La contabilita’ degli orrori. Con una giustizia che arriva lenta, inesorabile, ma comunque ne esce in buona parte sconfitta. La storia nera di don Lodeserto e dei suoi sodali, aguzzini e truffatori, dopo oltre 10 anni non e’ ancora finita. Ecco i numeri delle condanne penali ottenute in Appello di cui una, quella delle torture e delle sevizie nel Cpt “Regina pacis” di San Foca (Lecce), gia’ prescritta. Partiamo dalla prima, proprio quella: un anno e otto mesi al prete, poco meno al nipote Giuseppe Lodeserto detto Luca,  alla moldava di famiglia Natalia Vieru, a sei carabinieri e due medici in servizio nel centro salentino.  Viene da chiedersi: ma per “gravi violenze con sevizie e crudelta’ “ ai danni di un gruppo di magrebini internati,  come recitava la sentenza, non sono pene da ladri di polli?  Domanda inutile: su quel processo e’ arrivata la prescrizione e per tutti (loro) e’ come se non fosse accaduto nulla. Andiamo avanti nell’ordine: un anno e quattro mesi per truffa continuata ai danni dello Stato (corsi fantasma pagati dal ministero Pari opportunita’ ai tempi della ministra Prestigiacomo per oltre seicentomila euro); quattro anni (peculato e altro) per aver sottratto oltre due miliardi di vecchie lire attraverso una Onlus dell’ arcidiocesi di Lecce retta dall’allora  vescovo di Lecce Cosmo Ruppi la cui posizione fu poi archiviata; e infine cinque anni e quattro mesi a lui,  con interdizione perpetua dai pubblici uffici per sequestro di persona, violenze, estorsione e altre nefandezze ai danni di alcune donne moldave che “ospitava” nel suo centro di tortura e pena (la sentenza e’ del 4 luglio 2012, solo qualche giorno fa), tre anni e due mesi al solito nipote Giuseppe detto Luca che tra l’altro non si capisce come possa avere ancora un’ alta carica nella Uisp leccese (Unione italiana sport per tutti, quella dei mondiali antirazzisti, per intenderci) e due anni e otto mesi alla solita Vieru. Per ora ci fermiamo qui. Val solo la pena ricordare che il sacerdote inviato come un santo da monsignor Ruppi, suo grande ammiratore e finanziatore scomparso qualche mese fa, e festeggiato nella capitale Moldava per i 25 anni di sacerdozio e gesta eroiche al seguito, anche dal nuovo arcivescovo di Lecce Domenico D’Ambrosio con strombazzamenti di tivu’, giornali locali e messaggerie amorose che non gli sono mai mancate da parte degli illuminati politici del luogo sempre trasversali tra destra e sinistra (da D’Alema a Raffaele Fitto, da Pellegrino a Loredana Capone a Poli Bortone), fa la spola tra Verona e Chisinau e conta, continuando ad arricchirsi su affari -se possibile- ancora piu’ sporchi, con la Vieru e altri nuovi aggregati al clan della Fondazione “Regina pacis” oltre confine. La curia di Lecce lo copre ancora. Certa politica idem. Giornali e tivu’ che ai tempi lo hanno idolatrato se va bene danno qualche riga all’aggiornamento delle condanne ma dedicano paginoni al prelato scomparso che voleva avere una cripta accanto all’altare del duomo di Lecce (il “Quotidiano di Lecce Brindisi e Taranto”). La giustizia non e’ ancora riuscita a fermare il Lodeserto e i suoi picciotti. Non tutte le brutte storie hanno un lieto fine.

Stefano Mencherini, giornalista indipendente e regista Rai

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