involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 27 settembre 2012

vivere sotto i droni

26 settembre 2012Brave New Fondazione ha l'onore di rilasciare un video per accompagnare una relazione fondamentale dell'uomo da esperti di diritto dei diritti umani a Stanford e scuole di New York University Law. Il rapporto, intitolato Living Under Drones presenta agghiacciante di prima mano le testimonianze di civili pachistani sui costi umanitarie e di sicurezza di crescenti attacchi dei droni da parte degli Stati Uniti. Il rapporto rivela morti tra i civili, e scioccante danno psicologico e sociale per intere famiglie e comunità - in cui le persone sono letteralmente paura a lasciare le loro case a causa di droni che volano in testa 24 ore al giorno.
FONTE/

giovedì 20 settembre 2012

La famiglia, questa maledetta

La famiglia, questa maledetta:
Marco Cedolin
I dati contenuti all'interno del nuovo rapporto del Censis rappresentano lo spunto, come già accaduto in passato, affinché tanta buona stampa possa trastullarsi nel denigrare gli italiani "bamboccioni", troppo legati alla famiglia, non sufficientemente globalisti e ancora scarsamente appiattiti sul modello americano che, a detta loro, rappresenterebbe il perfetto esempio di una società matura, efficente ed impermeabile a qualsiasi tipo di sentimentalismo.
Stando alle cifre fornite dal Censis un terzo degli italiani abita con mamma e papà, oltre il 40% vive all'interno di un raggio di mezz'ora di camminata dalla casa dei genitori, raggio all'interno del quale il 54% degli italiani ha anche i propri parenti stretti. E questo non vale solamente per i giovanissimi, bensì anche per gli adulti. Come se non bastasse oltre 7 milioni di italiani portano al lavoro il pranzo preparato in casa. Passano mediamente circa un'ora al giorno davanti ai fornelli, facendo si che la preparazione dei pasti assorba mediamente per una donna 21 giorni "lavorativi" l'anno. Circa 21 milioni d'italiani preparano in casa alimenti come yogurt, pane, gelato o conserve e di questi la metà lo fa regolarmente.....


Circa l'85% degli italiani continua a fare la spesa alimentare sotto casa, nei piccoli antieconomici negozi di quartiere e la maggior parte delle persone fanno i propri acquisti all'interno di un'area di una ventina di minuti di camminata dalla propria abitazione. Le mamme che lasciano il lavoro a causa della nascita di un figlio sono aumentate dal 2% all'8,7% e circa il 36% delle donne in età feconda si dedica alla propria famiglia risultando perciò inattiva.

In pratica gli italiani stentano ad uniformarsi al modello della globalizzazione che pretende l'eutanasia di ogni identità, famiglia, comunità, nazione e faticano non poco a rompere tutti i legami con le tradizioni, diventando parte integrante di una società che li vorrebbe sempre più individui atomizzati senza lacci o lacciuoli di sorta. Anzi in alcuni casi, invece di procedere sulla strada del "nirvana", sembrano perfino tornare sui propri passi, mostrando nostalgia di quel passato che nel modello progressista equivale ad una iattura dalla quale allontanarsi al più presto.

Molti degli atteggiamenti stigmatizzati attraverso le cifre offerte dal Censis possono venire direttamente ricondotti alla crisi economica che strangola il paese e perfino i giornalacci mainstream non possono evitare di metterlo in evidenza. Dal momento che la maggior parte dei giovani è senza lavoro o lavora percependo salari ridicoli (buoni forse per l'aperitivo e le sigarette) sarebbe impensabile che costoro carezzassero l'idea di lasciare la famiglia e costruirsi una vita indipendente. Se la maggior parte delle famiglie non riesce ad arrivare a fine mese pur lavorando è naturale che l'imperativo sia quello vivere nelle vicinanze dei genitori/nonni che molto spesso rappresentano l'unica ancora di salvezza per la gestione della prole. Se il conto in banca è perennemente in rosso non può stupire il fatto che una persona si porti al lavoro il cibo cucinato in casa, anziché spendere una ventina di euro per pranzare al baretto accanto all'ufficio e così via discorrendo.

Molti altri invece sembrano essere rappresentativi di una certa idiosincrasia degli italiani nei confronti dell'appiattimento su una cultura di derivazione a stelle e strisce che di fatto non appartiene loro e della scarsa propensione a tagliare ogni radice culturale che fa parte del proprio dna.

Ma leggendo il tenore delle riflessioni portate dagli imbrattacarte sui fogli del mainstream non si può evitare di porsi una domanda. Crisi economica a parte sono davvero così drammatici e deprecabili gli atteggiamenti stigmatizzati attraverso i dati del Censis? Davvero la "non famiglia" per costruire la quale stanno lavorando da decenni i mentori del progresso, con tutti i famigliari che vivono a centinaia di km l'uno dall'altro e magari si ritrovano una volta l'anno davanti al tacchino del ringraziamento, con 10 soli minuti al giorno passati davanti al forno microonde, con le alette di pollo mangiate in ufficio dentro al cartoncino (ma non portate da casa), con la spesa fatta ogni due settimane (magari con l'ausilio dei coupons) nell'ipermercato a 2 ore di auto da casa e con le mamme che mai si sognerebbero di "sprecare" ore di lavoro per stare insieme ai propri figli, sarebbe una famiglia migliore?

martedì 18 settembre 2012

La FED condanna a morte il Dollaro e le economie ad esso collegate

La FED condanna a morte il Dollaro e le economie ad esso collegate:
Per capire appieno la portata della decisione della Federal Reserve di ieri sera c'è bisogno di considerare il significato del termine "illimitato" quando ci si riferisce ai mercati. Partiamo dalla fine: secondo alcuni commentatori - e noi concordiamo - il 13 settembre 2012 potrebbe essere ricordato, in futuro, come la data che indicherà storicamente il principio del processo che avrà portato alla fine del dollaro. E dunque del mondo finanziario che conosciamo. 
Di Valerio Lo Monaco
Il Ribelle
Ci sono diversi indizi, come vedremo, che confermano tale tesi. Ma prima la spiegazione tecnica di quello che sta accadendo.

Dunque la Fed ha deciso di mettere in opera una nuova operazione di Quantitative Easing, come quelli fatti a suo tempo, con la essenziale e decisiva differenza che questa volta si tratta di una operazione "open". Aperta e illimitata. Per ora è prevista la creazione - letteralmente: creazione - di moneta per un ammontare di 40 miliardi. Per ogni mese. Senza data di fine delle operazioni. Questa somma servirà ad acquistare sia i Treasury Bond, cioè i titoli di Stato Usa che evidentemente nel mondo nessuno già vuole più e anche, attenzione, gli MBS (Mortgage-Backed Securities): si tratta delle obbligazioni garantite dai mutui ipotecari in mano alle Banche private. Se sentite puzza di bruciato avete ragione: questi ultimi titoli, spesso insistenti su situazioni di insolvenza sono, al momento, praticamente senza mercato. Nessuno li vuole più. Le Banche ne sono piene e rischiano l'insolvenza.
E il mercato immobiliare USA non si riprende. Al momento i prezzi delle case sono stabilmente bassi, ma per evitare un loro ulteriore crollo si "rende necessaria" questa operazione della Fed.

Detto in sintesi: è una classica operazione "twist", ovvero la Fed si indebita ancora di più a breve (senza problemi, visto che può stampare a suo piacimento) per comprare debito pubblico federale a lunga scadenza. Cosa, quest'ultima, che ovviamente ha anche un valore elettorale, in prossimità delle Presidenzali 2012, e in merito al tema del tetto del debito pubblico USA ampiamente fuori controllo (qui ). Ma l'aspetto relativo alle elezioni in questo caso lo lasciamo da parte.

Torniamo all'economia. O meglio, alla finanza e ai suoi effetti. 

Al momento, negli Stati Uniti, malgrado i richiami delle agenzie di rating, come quello di Moody's di qualche giorno addietro (qui ) che come avevamo scritto, e oggi si è confermato, era più che altro un avvertimento in prossimità delle decisioni di Ben Bernanke poi puntualmente arrivate, c'è l'assoluta mancanza di un vero dibattito serio sulla situazione del debito federale e di come fare per risolverlo. Il motivo è molto semplice: natura ed entità di quel debito sono talmente elevati che una soluzione non c'è. Senza l'intervento della Fed gli Stati Uniti sono in default. Ora, dopo questo intervento, prendono ancora una volta tempo prima di dichiararlo e, soprattutto, scaricano il rischio sulla comunità, e vedremo a breve come. Questa monetizzazione del debito USA non avrà termine, in pratica, sino alla completa distruzione della fiducia nel dollaro (per chi ancora ne ha). Proprio a quest'ultimo riguardo, altro indizio fortemente indicativo, il valore dell'oro sta schizzando alle stelle. Come sappiamo, più decresce la fiducia nella moneta e più cresce quella nei metalli preziosi. Chi ha ancora fiducia nella moneta?

Pochi, pochissimi. O comunque solo chi è letteralmente costretto ad averla. Detenere dei titoli di Stato USA, al momento, equivale a detenere delle obbligazioni garantite dai mutui ipotecari stipulati dai cittadini statunitensi. Che sono sempre di più insolventi. E a questo riguardo ogni altro commento è superfluo.

Come è facile immaginare, proprio in questo momento gli USA sono stramaledetti in molte parti del mondo: i banchieri centrali cinesi, indiani e brasiliani, per fare solo qualche esempio, staranno con molta probabilità pensando a creare delle nuove aree di scambio senza dollari. Tali zone con molta probabilità opereranno dalle parti della Russia e della Cina, ovvero dalle parti di chi è ormai già un pezzo che non teme più una eventuale reazione militare degli Stati Uniti, i quali ovviamente vedono la situazione come il diavolo. Ricordiamo brevemente che fine hanno fatto Saddam Hussein e Gheddafi (oltre a breve Ahmadinejad) nel momento in cui avevano paventato l'intenzione di iniziare a commerciare il petrolio in una valuta differente dal dollaro.

Il discorso in merito alla parola "illimitato" è peraltro diffuso. Non solo Bernanke e la Fed, ma anche Draghi e la BCE, con la recente decisione di acquistare i titoli di Stato a medio termine senza limite, stanno sperimentando la cosa. E lo stesso stanno facendo, sebbene in modo differente, altre Banche centrali, come la Boj, la BoE e la PBOC (cinese). Per un motivo molto semplice: la situazione è fuori controllo e non c'è modo di tamponarla. Torna, sempre più pressantemente, la facile previsione di quei pochi che sin da tempi non sospetti erano convinti di una fine del genere. Indicati al pubblico ludibrio da tutti gli altri, sono invece gli unici che avevano capito la situazione. E i loro lettori, se gli hanno creduto, gli unici a essersi aspettati una situazione del genere.

Uno degli elementi, in tutto il mondo, si badi bene, che ha spinto la Fed e le altre Banche centrali a fare operazioni del genere è proprio la grande bolla speculativa sull'immobiliare. Problema che ha deflagrato all'inizio negli Stati Uniti ma che è scoppiato o sta per scoppiare altrove. Naturalmente Bernanke giustifica l'ultimo intervento con la volontà di ridurre la disoccupazione, ma contiamo vivamente che non vi sia, almeno tra i nostri lettori, nessuno che possa credere alla cosa.

Il dato che emerge è che le Banche centrali di tutto il mondo stanno alzando la posta. Perché la posta è enormemente più alta di quanto non fosse all'inizio della crisi ed enormemente più fuori controllo malgrado tutte le inutili, dannose e inefficaci operazioni fatte teoricamente per uscirne. Oggi come oggi, senza la creazione di una bolla dietro l'altra - e il tentativo odierno è volto a cercare di rigonfiare proprio la bolla del settore immobiliare che invece è agonizzante - tutto sarebbe già finito. E anche in questo caso si riesce a salvare temporaneamente il tutto dal crollo definitivo proprio per mezzo di una bolla ancora più grande. L'ultimo stimolo per il Pil USA e ancora di più per il rapporto debito/Pil è esattamente, al momento, far ripartire il motore del prodotto interno lordo statunitense, ovvero i prezzi delle case. Siccome però i disoccupati aumentano e quelli che lavorano non hanno più lavori degni di questo nome è facile immaginare quanto i cittadini statunitensi saranno in grado di ripagare i mutui ipotecari che hanno.

In termini numerici, l'operazione da 40 miliardi ogni mese equivale al 3% dell'intero debito pubblico USA. Il totale dei titoli di debito in seno alla Fed, al momento è di 2804 miliardi e con l'operazione attuale la Banca comprerà il 20% in più rispetto ai valori attuali e il 60% in più dei titoli legati ai mutui rispetto a quanto abbia fatto sino a ora. Beninteso, l'effetto sui mutui e sui prezzi delle case nel breve periodo ci sarà eccome, ma siccome l'ondata inflattiva è dietro l'angolo (spieghiamo a breve) tali mutui sono destinati a diventare rapidamente carta straccia.

Ma, si direbbe, se attraverso operazioni come queste il tutto tiene, perché preoccuparsi? Se alle Banche centrali basta creare moneta per non far crollare il castello, e questa operazione viene fatta, che problemi ci sono? Molti, a dire il vero. E devastanti.

La creazione di moneta dal nulla, nella migliore delle ipotesi è l'innesco per una ondata inflattiva senza precedenti. A confronto di quanto avvenuto nel 2007, l'operazione odierna ha portata enormemente superiore. Tutte le Banche centrali sono entrate nella fase della inflazione a tutti i costi. Quando una operazione è illimitata, allora tutto lo è. I mercati continuano a speculare a più non posso - visti i dati di oggi che saranno strombazzati nei telegiornali di stasera? - e il mercato sarà inflazionato per ottenere una situazione molto semplice: con più inflazione il debito si riduce. Elementare, Watson: se devi 100, e oggi 100 equivale a dieci anni di lavoro, ma tra poco 100 sarà il tuo stipendio di un anno solo, allora il tuo debito risulterà fortemente ridotto.

Solo che l'inflazione ha, ovviamente, degli enormi effetti collaterali. Effetti che saranno tanto più grandi quanto sarà stata gonfiata l'ondata inflattiva. Siccome quest'ultima si prevede senza precedenti, è facile immaginare come saranno tali effetti. Tutte le volte in cui effetti collaterali di tipo finanziario si abbattono sul mondo, è sin troppo facile rilevare come vi sia un 99% di persone che li paga sulla propria pelle e come vi sia invece il restante 1% che ne beneficia. Sinteticamente, potremmo definire il piano di Bernanke, Draghi & Company come: lasciamo i prezzi salire, i debiti ridursi e la gente impoverirsi.

Serve dire altro?

martedì 11 settembre 2012

Il cavallo di Troika, di Lameduck

Il cavallo di Troika:di LAMEDUCK
dal film "Metropolis" di Fritz Lang


Non sono sicura di aver visto dare nei giorni scorsi, sui giornali e in televisione, troppo risalto alla notizia  dell'invio alla Grecia da parte del Potere Finanziario Mondiale, tramite i suoi scagnozzi della Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale), dell'ennesima lettera minatoria. C'è da capire i nostri media reticenti a divulgarla. La ricetta è destinata presto anche a noi e sperano di nascondercelo fino all'ultimo reggendo il sacco a Monti che gabella di aver salvato l'Italia da un baratro che esisteva solo nella testa di qualche mente raffinata. Quelle che scrivono le lettere non a singoli individui ma ad interi paesi, appunto. Finora solo il Dio della Bibbia aveva osato ammonire popoli interi imponendo le tavole della Legge ma questi intendono evidentemente surclassarlo.

Se leggiamo nel dettaglio le ultime pretese degli strozzini rivolte alla nuora greca ma affinché altre suocere mediterranee intendano, le cose dovrebbero diventare chiare anche per il più ottuso e tardo dei nostri concittadini, compresi coloro che pensano che con la "sinistra" al governo cambieranno le cose.

Ecco cosa gli strozzini chiedono ai Greci, per uscire dalla crisi da loro creata e per rimanere nell'Eurozona che fa comodo a loro. Non una lotta seria alla corruzione endemica dei paesi mediterranei, non una redistribuzione delle ricchezze in senso equo ma questo:



1.

Incremento della flessibilità degli orari di lavoro: in tutti i settori si dovrebbe passare da cinque a sei giorni lavorativi per settimana.

2.

Ridurre il riposo minimo giornaliero a un massimo di 11 ore: le ore occupabili dal lavoro diverrebbero, così, 13.

3.

Eliminare qualsiasi restrizione di orario massimo tra mattina e pomeriggio.

4.

Ridurre a una sola tipologia (e cifra) il salario minimo.


Non vi è bisogno di commento. Dev'essere la stessa inebriante sensazione che avevano i medici nazisti quando avevano a disposizione cavie umane o le industrie tedesche che sfruttavano la manodopera schiavistica dei lager. Poter disporre delle vite di coloro che servono solo allo scopo di cederci le loro ricchezze e poi possono essere buttati via.

L'Oro alla Finanza Mondiale. Care spose, preparate a sacrificare i vostri anelli.

I comandamenti di cui sopra non sono altro che la teoria dello shock economico, i cui dogmi sono: deregolamentazione del mercato, tagli al welfare e riduzione in povertà dei lavoratori attraverso la riduzione del potere d'acquisto di fronte all'aumento incontrollato dei prezzi. E' la maledizione di Friedman. E' la guerra totale dichiarata dai ricchi ai non ricchi per la conquista della ricchezza suprema. La lotta di classe perfetta. Però la chiamano "salvataggio della Grecia". La nemesi del cavallo di Troia.



Se qualcuno ancora si domanda come mai una teoria economica che in quarant'anni dalle sue prime applicazioni sperimentali in Sudamerica, ha impoverito milioni di persone e ucciso più che una guerra, sia ancora così ottusamente applicata a forza ad interi paesi ma non solo: sia l'unica teoria economica insegnata nelle università e considerata alla stregua di una religione, incontestabile ed ineluttabile, basta fare il semplice ragionamento del cui prodest. Basta cambiare punto di osservazione.

Perché, secondo il suo scopo dichiarato, essoterico, il neoliberismo dovrebbe favorire la liberalizzazione della concorrenza e del mercato e propugnare il bene dell'economia ma, visto il suo totale fallimento, dato che i popoli soggetti ai suoi dettami sprofondano nella povertà, potremmo parlare, guardando come tentano in tutti i modi di mantenerlo in vita, di un caso di accanimento terapeutico applicato ad una dottrina economica.

Ma se invece interpretiamo il liberismo secondo il suo scopo esoterico e più profondo, mai apertamente dichiarato ma nemmeno mai negato, che è arricchire una elite in maniera illimitata, allora dobbiamo ammettere che è il sistema economico perfetto per il fine che si propone. Ecco perchè non si studiano altre teorie economiche nelle università. Ecco perché Mario Monti riesce a passare per un grande economista. Perché il potere ha trovato lo strumento perfetto, l'arma finale, la sua arca.



Insomma, per riassumere. Nel secolo scorso, la presenza di potenze nucleari comuniste nel mondo e, nei paesi industrializzati, di partiti di sinistra  detentori di un certo potere di contrattazione sociale, aveva impedito al capitalismo di assumere la sua forma estrema, già vista appunto durante il nazismo, e di trionfare nello ristabilimento della diversità (in)naturale e quasi razziale tra ricchi e poveri.

Le soluzioni economiche keynesiane della prima metà del secolo scorso, secondo alcuni, sono proprio l'espressione di un capitalismo che, spaventato dalla possibile rivoluzione proletaria in senso comunista, si mette la maschera buona e accetta di scendere a patti con gli straccioni. Ovunque però i lavoratori sono deboli e non rappresentati e difesi, come nel terzo mondo, il liberismo può cominciare ad impratichirsi con i metodi più brutali di espropriazione del bene comune a vantaggio di pochi eletti. Con l'indebolimento della controparte imperiale comunista negli anni ottanta, anche i paesi industrializzati come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna introducono le idee liberiste in economia. Sono gli anni di Reagan e di Thatcher.

Con il crollo del comunismo nel 1989, per il capitalismo sarà valanga. Niente riuscirà più a fermarlo. I paesi dell'Est comperati con l'illusione della libertà - era solo liberismo - e gettati in pasto agli oligarchi locali. La Cina che crea un ibrido economico mostruoso con pezzi di totalitarismo comunista ed altri di liberismo sfrenato. Le Tigri Asiatiche in balia della speculazione selvaggia.

Gli anni novanta e duemila sono gli anni della degenerazione finanziaria, della forma neoplastica del capitalismo, della speculazione, della deregolamentazione che diventa caos e che prende il sopravvento, distrugge le economie reali per creare grandi ricchezze singole ma anche immensi numeri di denaro virtuale.  Che crea attentati, guerre, nemici, per nascondere le sue crisi periodiche sempre più frequenti ed aver l'alibi di andare a metastatizzare nuovi paesi. Quel cancro, insomma, che io credo distruggerà un giorno o l'altro il liberismo che lo ha lasciato proliferare nel mercato, proprio a causa del dogma friedmaniano che il mercato va lasciato libero di autoregolamentarsi.


Loro hanno creato la crisi - o solo il suo mito - ma non fanno nulla per eliminarla. Ne agitano lo spettro per imporre la vittoria finale del capitalismo peggiore sugli ultimi paesi che ancora non hanno sperimentato fino in fondo la dottrina dello shock economico. A ben pensarci, rimaneva proprio solo l'Europa occidentale per completare l'album.

Pregate che vincano davvero la battaglia finale quei massoni che dicono di lottare da jedi buoni contro il lato oscuro della forza per ristabilire un briciolo di keynesismo in economia perché se aspettate che vi difenda la sinistra, potete già cominciare ad arrendervi e ad offrire spontaneamente i conti correnti. 
La sinistra l'hanno comperata promettendo ai suoi apparatchik di non toccare i loro feudi, i loro protettorati locali. Vi hanno traditi già vent'anni fa. Ma questo è materia per un altro post. Per ora dico solo di temere  non i greci ma i banchieri, anche quando portano doni.
   

lunedì 10 settembre 2012

PHOTOS FROM SYRIA ~ WARNING ~ BEYOND GRAPHIC

PHOTOS FROM SYRIA ~ WARNING ~ BEYOND GRAPHIC:
 
"Western media misreport what's happening in Syria and why. Propaganda substitutes for truth and full disclosure.
Syrians are struggling to prevent Western conquest, exploitation, and control. They're fighting for their lives to stay free.

At issue isn't whether Assad's government is democratic, despotic or anything in between. Its sovereign independence made it vulnerable.

Washington tolerates no governments it doesn't control. Replacing them with puppet regimes is policy. Whether Assad can hold out and prevail isn't known. Most Syrians depend on him.

The longer conflict persists, the greater his support. Who else can Syrians turn to for help? They want no part of becoming another pro-Western vassal state. They know the daily horrors Afghans, Iraqis and Libyans face.

Syria was calm and peaceful until Washington unleashed its dogs last year. Daily violence, mass killing and destruction followed. It's the American way. Media scoundrels support it.

Syria's conflict isn't an uprising, revolution or civil war. These characterizations distort reality. There's nothing civil about what's ongoing. Washington orchestrated everything. Its bloodstained hands control the conflict.

At issue is naked Washington-led Western aggression. Key NATO allies and regional partners are involved. Insurgents are Washington proxies. Protracted violence and bloodshed persist." ~ Stephen Lendmaan
To go by what one sees in the mainstream news, there are few victims and the "rebels" are the only thing worth photographing. We hear numbers but numbers do not do more than relate debatable facts. The human cost is lightly alluded to in most cases and certainly visual proof is in short supply.  

I have no desire to forward the advance of these NATO troops of ragtag Islamist thugs and criminals but I do wish to show some of their victims. These are very hard to find. It seems that embedded photographers are limited to glorifying these boys ~ and glorify them they do ~ and not showing the results of their crimes.

Please note that these damages and deaths, according to the accompanying blurbs to these Western media photos, are seemingly all due to Assad's "regime forces".

What we see here are victims of the imperialist warmongering forces of Israel and America who have pulled in their allies to destroy Syria. 

I finally found a link to photos from Syria. It is an Arabic site. I have posted a few of the photos at the bottom here.  I warn anyone who goes to this link of two things:
First, they blame all these victims on the Assad regime ~ and glorify the rebels. 

Second, these photographs are truly the stuff of nightmares, beyond graphic, dozen after dozen of very up close and personal shots of destroyed bodies of civilians. These are not for the faint of heart or stomach. Even I could only handle the photos from just Damascus. It was sensory and emotional overload after that. The ones you see posted are from among the least graphic.    
A "rebel" fighter fires his sniper rifle from a house in Aleppo in this August 14, 2012 file photo. Some fighters took position in the living room of a family house. One rebel sits on the chair eating a chocolate bar as the commander looks out the window to scout the area beside a rebel firing from the window. They told me it was a former Syrian army position and they had killed three soldiers in the house - I could see tracks of blood in the corridor - and taken over their position. There was no one else in the house, except the rebels. Reuters

 Where is this family? The children’s shoes…..

 
A Syrian family evacuates the Shif al-Dolwa neighborhood in the northern city of Aleppo on August 25, 2012 during fighting between rebel fighters and Syrian government forces. Syrian rebels say they are digging in for a war of attrition in Aleppo, where what was being billed as the 'mother of all battles' is now dragging on into a second month of bloody stalemate. Getty



A young boy runs across the street during clashes between Free Syrian Army fighters and forces loyal to President Bashar al-Assad in Syria's northern city of Aleppo, on August 24, 2012. Syrian forces blitzed areas in and around the Aleppo, activists said, as Western powers sought to tighten the screws on embattled President Bashar al-Assad. Getty

A Syrian girl receives treatment after she was wounded when shells, released by a regime force's helicopter, hit her house in Syria's northern city of Aleppo, on August 24, 2012. Syrian forces blitzed areas in and around the Aleppo, activists said, as Western powers sought to tighten the screws on embattled President Bashar al-Assad. Getty
 
A Syrian boy receives treatment after he was wounded when shells, released by a helicopter from regime forces, hit his house in Syria's northern city of Aleppo, on August 24, 2012. Syrian forces blitzed areas in and around the Aleppo, activists said, as Western powers sought to tighten the screws on embattled President Bashar al-Assad. Getty

 

A Syrian man reacts outside an operation room at a hospital in Syria's northern city of Aleppo as doctors give treatment to his grandchildren following an air strike by regime forces on the city on August 24, 2012. Syrian forces blitzed areas in and around the Aleppo , activists said, as Western powers sought to tighten the screws on embattled President Bashar al-Assad. Getty


A man carries a four month old baby to hospital after shelling by a regime forces helicopter hit his family's house in Syria's northern city of Aleppo on August 24, 2012. Syrian forces blitzed areas in and around the Aleppo, activists said, as Western powers sought to tighten the screws on embattled President Bashar al-Assad. Getty
 

PHOTOS FROM SHAAM ORG.

The site which linked me to this Arabic site posted the following warning:
This citizen journalism image provided by Shaam News Network (SNN), taken on Sunday, Aug. 26, 2012, purports to show children killed by shabiha, pro-government militiamen, being prepared for burial in a mass grave in Daraya, Syria. According to activists' accounts, government forces retook the Damascus suburb of Daraya from rebel control three days earlier and have since gone on a killing spree. Reports of the death toll range widely from more than 300 to as many as 600. THE ASSOCIATED PRESS IS UNABLE TO INDEPENDENTLY VERIFY THE AUTHENTICITY, CONTENT, LOCATION OR DATE OF THIS CITIZEN JOURNALIST IMAGE. AP
Having been to the site and looked at the contents, I personally have no doubt these images are genuine. These particular things just cannot be faked!
  
 Victims of imperial aggression

 

 




"Wars are the Jews harvest, for with them we wipe out the Christians and get control of their gold. We have already killed 100 million of them, and the end is not yet." ~ Chief Rabbi in France, in 1859, Rabbi Reichorn.





 







venerdì 7 settembre 2012

E la Chiesa Romana?religioni a confronto

"Ho 42 anni e sono nato nel villaggio di ThongSay,da una famiglia di contadini.Fin da bambino ho sempre voluto studiare ma,nelle mie condizioni,la scuola pubblica era una meta impossibile.Allora entrai nella pagoda come assistente,unico modo in Laos,per un giovane di famiglia povera,di imparare a leggere e a scrivere.Questo mi avrebbe dato anche la possibilità di trovare alloggio presso una famiglia abbiente che mi avrebbe aiutato a proseguire gli studi.A 14 anni ero già apprendista bonzo e cominciai gli studi di dottrina buddista.Ho studiato la lingua pàli per sei anni e a venti ero bonzo.Ho proseguito gli studi nella pagoda di Pakse,poi sono stato inviato nella pagoda di Vientiane fino al 1960,poi ho deciso di raggiungere le zone del Fronte Patriottico.Raccontarle l'intimo processo che mi ha portato a questa decisione è molto difficile.E' sempre difficile parlare di una crisi perchè una crisi spiritualeè,di per se stessa,inspiegabile.I fattori che la determinano sono molto più irrazionali che razionali.Questa crisi è cominciata nel '55,quando ero nella pagoda di Pakse.Ero molto turbato dall'ingiustizia sociale,dalla inefficacia della dottrina buddista e dall'incontro con alcuni rivoluzionari.Si discuteva per ore.In quel tempo a Vientiane c'era un governo di coalizione,il Pathet Lao non era alla macchia e potevo informarmi meglio.Il marxismo mi interessava ogni giorno di più.Al tempo stesso non volevo più essere bonzo in pagoda e cercavo un lavoro fuori dalla pagoda.Avrei potuto trovarlo ma sarebbe servito soltanto al mio interesse personale e non a quello collettivo.Ero e sono sempre bonzo,anche se mi rendo conto che il buddismo è assai lontano dai problemi del mondo moderno.Il buddismo copre col suo pensiero un arco così vasto da avvicinarsi all'infinito,ma la sua pratica è nulla.La lingua pàli,per darle un esempio,che io ho studiato per anni,è una lingua a ntichissima e morta che non serve a nulla.I precetti morali del buddismo,nella società in cui si vive,non sono ascoltati da nessuno.Vedevo un mondo in sfacelo.Mi parve che l'unica via per risolvere la mia crisi fosse di raggiungere le zone del Pathet Lao dove avrei insegnato il buddismo e avrei osservato da vicino la pratica del marxismo.
Cominciai senza volerlo a fare propaganda politica servendomi delle cinque regole fondamentali del buddismo,che tutta la popolazione conosce.
Esse sono:
1* non rubare
2° non mentire
3°non commettere adulterio
4° non sfruttare,non maltrattare,non uccidere
5° non bere alcool
Osservai che i commissari politici del Pathet Lao non soltanto osservavano queste regole ma le insegnavano al popolo partendo non dal buddismo ma dal marxismo.Dunque il buddismo,attraverso le sue cinque regole elementari,poteva diventare propaganda politica attiva.Intravidi così nel marxismo una nuova religione moderna,senza le difficoltà della lingua pàli e altre difficoltà di ordine metafisico che non possono arrivare al popolo.Il senso della perenne dinamica di spirito e materia, per esempio,cioè l'eterno dualismo in cui sono immersi uomini e cose nel processo eterno del divenire,si può rendere più divulgabile, e più concreto, con la spiegazione in termini elementari del Materialismo dialettico.E così la vanità del possesso,il senso egoistico dell'io.Insomma l'osservazione e,a poco a poco,la pratica del marxismo mi servì a realizzare molti precetti e idee del buddismo che prima vedevo applicati assai raramente.La religione buddista,come tutte le altre religioni del mondo io credo,è in crisi,allo stesso modo di come era in crisi la mia persona.Io sono già vecchio per non essere più buddista ma abbastanza giovane per poter diventare marxista."


Laos,Sam Neua, giugno 1970
Goffredo Parise inervista "sul campo" un bonzo-marxista,partigiano laotiano

lunedì 3 settembre 2012

uno strano tipo di "manovalanza"

 dal blog di Fulvio Grimaldi
 
 
 
Caro Fulvio,
ci permettiamo di renderti parte di un problema personale in quanto ormai ci sei diventato prezioso compagno di percorso in questa difesa del popolo siriano.
Ci tenevamo ad informarti della vile abuso della rete effettuato nella serata di ieri nei confronti nostri e di nostri cari amici.
insieme ad altri, diffusi in pagine anti-Assad dalla più frequentata "Vogliamo la Siria libera!" ad altre pagine e profili affini
ledono la nostra privacy e il nostro onore, pieni come sono di dati personali (religione, provenienza in Siria, residenza italiana e numero di cellulare) e infamie (osama è descritto come capo degli shabbiha e spia per l'ambasciata siriana; io come giornalista al soldo di Assad).
Ovviamente siamo prontamente ricorsi alle autorità, ma intanto, ogni notte, a qualunque ora, riceviamo telefonate anonime piene di insulti e minacce. TI lascio solo immaginare lo stress (anche perché, ogni volta che squilla il telefono in orari improbabili in primo pensiero corre irrimediabilmente alla Siria).
Purtroppo questo è solo l'ultimo atto di una lunga catena di eventi vergognosi nei nostri riguardi e completamente ignorati dai nostri media.
A titolo di completezza di informazioni, per permetterti di avere un quadro più completo della situazione milanese, ti giro questa mia ricostruzione perché quanto sta accedendo qui nella totale indifferenza è un pallido riflesso di quanto ogni giorno i siriani pro-governo sono costretti a sopportare nel loro Paese.
Un caro saluto
Pierangela
Che in Siria sia in corso una lotta per imporre libertà e democrazia, è
finalmente messo in dubbio da molti.
Che in Siria sia in corso una vergognosa battaglia mediatica che non si ferma
davanti allo stravolgimento degli eventi pur di attirare l'opinione pubblica, non
è orami un mistero.
In Siria, come all'estero, vengono spesso denunciate le presunte persecuzioni
degli oppositori del governo da parte dei servizi segreti siriani. Amnesty
International la scorsa estate aveva rimediato titoloni su tutti i media
internazionali a questo riguardo.
Ma dei perseguitati, in Siria esattamente come all'estero, tra i filogovernativi
non se ne parla mai. Eppure ce ne sono, molti, anche qui in Italia.
Basta farsi un rapido giro sulle pagine di Facebook per trovare molte
cosiddette "liste della vergogna" con foto, nomi e dati personali di presunti
"shabbiha", così vengono definiti dagli oppositori coloro che sostengono
apertamente il governo, con inviti anche espliciti ad attaccarli, colpirli,
perseguitarli e, una volta uccisi, viene messo un timbro sul loro volto. Nel
silenzio e nell'indifferenza generale, con il beneplacito di media, associazioni e
istituzioni.
A queste pagine, in Siria, già più volte gli estremisti hanno attinto le loro
vittime designate, è accaduto a Damasco a fine dicembre, quando sono morti
due studenti universitari, e successo qualche mese fa con un'insegnante di
Deir ez-Zor. Apici di una situazione grave perché largamente diffusa e
sottovalutata nella sua pericolosità.
Anche l'Italia ha la sua "lista della vergogna" e le sue "vittime predestinate".
Si tratta di siriani - cristiani, sunniti e alauiti - accomunati dalla volontà di
sostenere apertamente il governo siriano e di non aver timore di dichiararlo in
manifestazioni e conferenze.
L'ultimo attacco mirato è avvenuto ieri sera (venerdì 17 agosto), quando un
siriano che si fa chiamare "Ahmed Sara" ha postato sul suo profilo delle foto di
alcuni di questi sostenitori del governo (siriani e italiani), accompagnate da
informazioni infamanti sul loro conto e dati strettamente personali
(appartenenza religiosa, indirizzo di casa, numero di cellulare, targa e modello
dell'auto), ledendo così allo stesso tempo la loro privacy e la loro moralità.
Non contento, le immagini sono state diffuse sulla pagina "Vogliamo la Siria
libera", che conta quasi 6.000 sostenitori, e su "Boicottiamo Informare per
Resistere" che ha realizzato un vergognoso album dal titolo "A.A.A. cercasi
shabbiha" e ora stanno circolando impunemente per la rete.
Primo esito di questo abuso della rete sono state le molestie telefoniche: il
telefono di queste vittime è squillato a ogni ora del giorno e della notte con
nuovi insulti, intimidazioni e minacce, sempre in arabo, da parte di ignoti.
Ma questo è solo l'ultimo, gravissimo, episodio di una lunga serie di
aggressioni iniziate oltre un anno fa contro questi stessi soggetti.
Eccone una sintesi:
Il primo esempio risale al 6 luglio 2011 quando un bar di Cologno Monzese è
stato semi-distrutto da un gruppo composto da una ventina di persone guidate
da esponenti dell'opposizione, che già da tempo minacciavano i proprietari
colpevoli di essersi recati, proprio la sera stessa, a una manifestazione a
sostegno del presidente Al-Assad e del suo programma di riforme contro ogni
ingerenza straniera. I due siriani cristiani, oltre agli ingenti danni morali e
economici, sono stati pesantemente malmenati dal gruppo e uno dei due ha
riportato ben undici punti di sutura alla nuca. Colpito anche un altro amico
siriano alawita che li accompagnava e che ha rimediato anche l'auto distrutta.
E' bene ricordare che quel locale, fino a pochi mesi prima (prima che in Siria
scoppiasse quella che molti si ostinano a definire "primavera") era un punto di
ritrovo per l'intera comunità siriana che conviveva, in Italia esattamente come
in Siria, senza screzi.
Dopo un periodo di calma apparente, durante il quale il gruppo di oppositori si
limitava a frecciatine, più o meno velate minacce durante le manifestazioni di
piazza o sulla rete, la situazione è andata acuendosi nelle ultime settimane e
si è palesata in due nuove spregevoli aggressioni.
La prima risale alla sera del 25 febbraio quando un gruppo di cinque persone
si è recato sotto casa di un sostenitore del governo "colpevole", dal loro punto
di vista, di essere sunnita e non appartenere alle fila degli oppositori e, con un
tranello, lo hanno invitato a scendere e tentato di aggredire armati di
manganelli e coltelli; non riuscendo a colpire la vittima predestinata - che
fortunatamente è riuscita a riparare in casa per tempo - si sono sfogati sulla
sua auto (mezzo che, come gli aggressori ben sapevano, gli è fondamentale
per poter lavorare) distruggendone i vetri, ammaccando la carrozzeria e
tagliando tutte e quattro le gomme. Non contenti il giorno seguente lo hanno
nuovamente minacciato al telefono, dicendogli che sarebbero tornati quella
sera per finire quanto avevano lasciato in sospeso.
A un altro ragazzo, sempre in prima fila nelle manifestazioni pro-governo, è
stato riservato un altro trattamento: invece di prendersela direttamente con
lui, cercano di convincere il responsabile del luogo di lavoro che se non lo
licenzia ne subirà le conseguenze.
Il secondo atto, invece, si è consumato nuovamente di fronte al locale di
Cologno Monzese, intorno alla metà di marzo questa volta a farne le spese è
stato un siriano alawita (tengo a precisare ogni volta l'appartenenza religiosa
non perché i siriani ci tengano particolarmente, ma solo perché da quando è
scoppiato questo caos per una parte dell'opposizione il credo sembra essere
diventato fondamentale), promotore delle manifestazioni nel nord Italia a
sostegno del governo di Assad. Dopo le bestemmie religiose e le pesanti
minacce, un gruppo - che in questo caso si è trasformato in vero e proprio
branco - di centinaia di individui ha cercato di attaccarlo, provvidenziale è
stata la possibilità di rifugiarsi nel bar fino all'intervento delle forze dell'ordine.
Ne sono seguite ulteriori minacce personali e a tutti i partecipanti - siriani -
delle manifestazioni milanesi contro la rivolta ("Non organizzate altre
manifestazioni a Milano, altrimenti, a chiunque parteciperà, noi taglieremo le
gambe", è stato dichiarato al telefono).
Aggressioni vili ed agghiaccianti, soprattutto se si pensa che a perpetrarle
sono state le stesse persone che si ergono continuamente a difesa dei vessilli
di libertà e democrazia, ma che poi, nottetempo, cercano di toglierle a quanti
non la pensano come loro vorrebbero.
E, purtroppo, non si tratta di casi isolati: moltissimi, infatti, sono gli esempi di
siriani in Italia che, dopo aver preso parte a manifestazioni filogovernative ed
essersi esposti personalmente senza paura di esprimere il loro punto di vista,
sono poi stati minacciati o aggrediti telefonicamente o via web da questi
“pacifici e democratici” esponenti della corrente opposta.
Ma questi casi, chissà come mai, non interessano le grandi associazioni che
operano per la difesa dei diritti, le istituzioni e i media che operano nel nostro
territorio. Peccato, perché potrebbero aiutare ad aprire nuovi spiragli per
analizzare in modo più completo e oggettivo la crisi siriana, o, forse, è proprio
questo che si sta cercando di evitare?