involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

domenica 2 giugno 2013

Il nuovo docufilm di Fulvio Grimaldi,segue intervista

link del trailer: http://www.youtube.com/watch?v=haEQNk6gE8M&feature=youtu.be

dal blog di Fulvio Grimaldi: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/

Nei giorni scorsi una giornalista internazionale, che sta preparando un ampio dossier sull’Iran, mi ha fatto pervenire le seguenti domande relative al mio docufilm “TARGET IRAN”, appena uscito in Italia e Iran. Le elenco. Seguono le mie assai sintetiche risposte. Può essere un quadro utile per farsi un’idea della situazione in Medioriente e per suscitare interlocuzioni.
  1. Fulvio Grimaldi, ci vuole parlare del suo film sull’Iran
  2. Quali sono gli scenari interni in Iran?
  3. E gli scenari internazionali?
  4. Il Qatar e l’Arabia Saudita, alleati e partner dell’Occidente, stanno portando avanti una pericolosa strategia di destabilizzazione del Mediterraneo e Medio Oriente. Cosa ne pensa?
  5. Ci sarà una guerra contro l’Iran?
  6. Qual è la strategia in atto contro la Siria e che peso ha nel progetto di Nuovo Ordine del Medio Oriente?



Ecco le risposte:

1) Il film "TARGET IRAN", girato quest'anno in Iran, illustra un paese che in tutto l'Occidente ci viene rappresentato dalla maggioranza dei media e delle posizioni politiche come "Stato Canaglia", "cuore dell'Asse del Male", "centro del terrorismo internazionale" e che viene ininterrottamente, da molti anni, minacciato di aggressione da parte di Israele e degli Usa. Girato in varie località dell'Iran, illustra la vita della gente comune, le varie forme d'aggressione subite con le sanzioni, gli attentati dell'organizzazione Mujahedin e-Khalk , manovrata dagli Usa e da Israele, e l'ingresso della droga afghana mirata a minare la società iraniana. Particolare attenzione vi è riservata alla condizione della donna, alla situazione politica e sociale, a una storia che va da Ciro il Grande alla rivoluzione islamica e che ha prodotto una delle civiltà più longeve del mondo. E' data voce ai protagonisti dello Stato, a esponenti delle minoranze religiose come ai rappresentanti della cultura e ai cittadini comuni.

2) L'Iran ha conosciuto negli ultimi trent'anni e, in particolare, dopo la guerra Iraq-Iran, un forte sviluppo economico, agricolo e industriale, che ha beneficiato soprattutto quei ceti popolari che la spietata dittatura dello Shah di Persia, Reza Pahlevi, fiduciario dei governi e delle multinazionali occidentali, aveva depredato a favore di una ristretta élite legata al mondo degli affari interno ed esterno. Il paese, pur caratterizzato da varie correnti di pensiero, dà l'impressione di essere fortemente unito nella determinazione di opporsi alle pressioni e all'aggressività che gli vengono inflitte da Usa, UE e Israele, in particolare nella difesa del diritto alla sviluppo del nucleare civile e, in generale, della propria sovranità. Si tratta evidentemente di uno Stato a egemonia della componente religiosa, pur senza gli estremismi oscurantisti di altri paesi islamici come Arabia Saudita, Egitto, le petromonarchie del Golfo. Sotto la presidenza di Ahmadinejad si è verificato un deciso sostegno alle classi meno abbienti e una maggiore tolleranza nei costumi rispetto ai precedenti dell'era khomeinista. Cosa che ha tolto molto combustibile a quelle minoritarie componenti della società, i ceti alti e medio-alti, che, sostenuti dagli Usa, nel 2009 alimentarono la "rivoluzione verde" accampando brogli mai dimostrati nelle elezioni presidenziali.

3) Sul piano internazionale, si ha generalmente l'impressione che l'Iran sia  assai isolato nel quadro della cosiddetta comunità internazionale. Ma va tenuto presente che tale comunità si riduce essenzialmente alla comunità NATO, mentre, come dimostra il vertice tenutosi mesi fa a Teheran, l'Iran gode dell'appoggio di 120 paesi del Movimento dei Non Allineati che sostengono la sua posizione. Particolarmente intensi sono i rapporti materiali e politici con paesi progressisti e antimperialisti come il Venezuela, il Brasile, l'Argentina, il Sudafrica, la Russia e la Cina. In questo scenario si inserisce anche l'alleanza tra l'Iran, la Siria e il movimento libanese degli Hezbollah, fondata sulla comune fede scita, sull'antimperialismo e sull'antisionismo. 

4) Qatar, Arbia Saudita e le altre dittature del Golfo, alleati degli Usa e collisi-collusi con Israele per un ruolo dominante nel Medio Oriente, agiscono di conserva con queste potenze per escludere dalla regione ogni presenza considerata di ostacolo alle loro strategie: Libia, Iran, altri Stati arabi laici, non incondizionatamente inseriti nel contesto neoliberista, neofeudale ed autocratico dettato dall'Occidente. Perseguono in parte anche un'agenda autonoma, che si avvale del richiamo confessionale in cui le masse sunnite vengono mobilitate contro quelle scite. Ne sono divenute tragicamente e vergognosamente complici anche le organizzazioni palestinesi, sia laiche che religiose, transitate opportunisticamente dall'alleanza con paesi come Libia e Siria, storici difensori della causa araba e palestinese, alla sottomissione agli emiri del Golfo, in particolare al più belligerante di essi, il Qatar dell'emiro Al Thani. Al loro interno esiste un'ulteriore frazionamento, tra coloro che appoggiano e armano l'estremismo salafita e wahabita, collegato alla creatura USA, Al Qaida, parzialmente sfuggita di mano agli antichi padrini, e coloro che puntano a un Medio Oriente controllato dai più affidabili, per l'Occidente, Fratelli Musulmani. Di fronte a tutti questi, l'Iran rappresenta la roccaforte di un Islam moderato, pacifico, indipendente, sostenitore della liberazione della Palestina.

5) La mia esperienza di inviato speciale di guerra per 45 anni mi dice che, se una guerra viene minacciata ripetutamente, alla fine viene lanciata. Da vent'anni Israele, potenza atomica e bellicosa, che  condiziona pesantemente su questo piano la politica estera Usa, minaccia di intervenire militarmente contro l'Iran, accusato a torto di voler perseguire un riarmo nucleare. E intanto interviene insieme agli Usa in Iran con una guerra a bassa intensità fatta di sanzioni e di campagne terroristiche. Un'aggressione avrebbe tuttavia un carattere del tutto demenziale perché dalle conseguenze imprevedibili e catastrofiche, visto il rischio evidente di un allargamento a dimensioni geostrategiche incalcolabili. La Russia di Putin, avviata a riasserire il suo ruolo di potenza mondiale e di contrasto all'espansionismo globale statunitense, sta già dimostrando in Siria la sua determinazione a non lasciare più campo libero alle avventure belliche dell'imperialismo occidentale ed è una ferma garante della sovranità iraniana e della pace nella regione. La Cina mantiene posizioni analoghe, seppure esplicitate con minore vigore. L'intero sud del mondo è contrario all'aggressività economica e militare delle potenze neocolonialiste. Inoltre, l'Iran è un paese tecnologicamente e militarmente avanzato e, a scanso di un attacco nucleare, costituirebbe, già solo per il blocco degli Stretti di Hormuz che realizzerebbe, dai quali passa il 40% dei rifornimenti energetici all'Occidente, l'occasione di un'inevitabile conflagrazione planetaria.

6) La strategia in atto contro la Siria è finalizzata al  Nuovo Ordine Mondiale concepito da Reagan, potenziato dai Bush e portato al parossismo da Obama. Essendo ormai l'unico grande paese arabo, dopo l'annientamento di Iraq e Libia, la destabilizzazione del Sudan e la neutralizzazione di Egitto, Algeria e altri paesi della regione, che si oppone alla ricolonizzazione del Medioriente, già in atto a tappe forzate in Africa dopo la caduta di Gheddafi, e a rallentare la marcia verso l'Iran e gli obiettivi strategici finali, Russia e Cina, la sua distruzione-rimozione è per l'Occidente imperialista e predatore una necessità ineluttabile. Come nell'America Latina degli anni '70 e '80 del secolo scorso, quando gli Usa attivarono le più sanguinose dittature della storia del subcontinente per imporre la depredazione neoliberista dei popoli, oggi è in atto un'analoga strategia in Medioriente e Africa. Vanno rimossi regimi ostili, o subalterni ma logorati dall'opposizione popolare, e va imposto il controllo totale su economia, risorse, forza lavoro, ruolo strategico. Obiettivo che viene perseguito attraverso le divisioni etnico-confessionali innescate ad arte, le destabilizzazioni tipo "rivoluzioni colorate" e l'utilizzo di mercenariato terroristico (salafiti, Al Qaida), la manipolazione e distorsione delle autentiche insubordinazioni sociali e, quando questi metodi non raggiungono lo scopo, l'aggressione militare diretta. Le mistificazioni necessarie a questo fine sono, da Milosevic in Serbia fino ad Assad in Siria, la criminalizzazione delle leadership disobbedienti, mimetizzata da difesa dei diritti umani  e della democrazia (in stato di avanzata demolizione invece in Occidente), e la conclamata "guerra globale al terrorismo" (perlopiù islamico). Quest'ultima innescata dall'autoattentato dell'11 settembre 2001 e periodicamente rilanciata con altre operazioni  false flag, nelle quali si sono specializzate le agenzie occidentali e israeliane del terrorismo. In conclusione. è in gioco la riuscita del tentativo di una infima minoranza elitaria del mondo di riavviare il proprio processo di accumulazione trasferendo a se stessa quanto resta da raschiare di ricchezza del pianeta e dei suoi viventi, umani, animali e vegetali. Costi quel che costi, compresa la distruzione del mondo.