involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

martedì 15 ottobre 2013

Le strane dimissioni di Papa Ratzinger

In poco meno di quattro anni il Vaticano ha operato una delle più grandi fughe di capitali mai realizzate dai conti italiani: così almeno ritiene il Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza guidato dal generale Giuseppe Bottillo in relazione ai movimenti dello IOR relativi agli ultimi anni, la quale ha accertato che – da gennaio 2009 a settembre 2012 – almeno 500 milioni di euro sono spariti dai conti correnti che lo IOR, l’Istituto per le opere di Religione, la banca ufficiale del Vaticano, aveva aperto presso numerosi istituti di credito italiani. La Guardia di Finanza ha ricostruito i movimenti dei conti correnti intestati alla banca del Vaticano in Italia scoprendo che sui dieci conti IOR accesi in nove istituti (due dei quali sono filiali italiane di banche estere, JP Morgan e Deutsche Bank) in tre anni e 9 mesi sono entrati 3 miliardi e 377 milioni di euro ma ne sono usciti molti di più prendendo la strada del paese natale di Benedetto XVI, ovvero della Germania.
L’informativa della polizia tributaria è stata consegnata il 7 giugno scorso ai pubblici ministeri romani Nello Rossi, Stefano Pesci e Stefano Fava che già indagavano sulla violazione delle disposizioni antiriciclaggio previste dall’articolo 55 comma 2 e 3 del decreto 131 del 2007 da parte dell’allora direttore generale dello IOR Paolo Cipriani e dell’allora vicedirettore Massimo Tulli. I due alti funzionari poi, alcune settimane dopo la consegna dell’informativa, hanno dovuto lasciare l’istituto anche, sembra, su interessamento diretto del nuovo pontefice Francesco.
Nell’informativa i finanzieri mettono in evidenza che lo IOR, nel corso degli anni dal 2010 al 2012, ha progressivamente concentrato all’estero la propria operatività, trasferendo presso la Deutsche Bank AG in Germania le somme depositate presso le banche italiane e che la circostanza coincide temporalmente con le considerazioni della Banca d’Italia del 18 gennaio 2010 circa la posizione dell’istituto vaticano modificata ai fini antiriciclaggio. In parole povere, il Vaticano – quando ha capito che l’Italia ha cominciato a fare le cose sul serio – ha spostato in Germania i soldi ed è difficile immaginare che Benedetto XVI, pur mostrando cauti pronunciamenti in tema di trasparenza bancaria, non abbia avuto un ruolo nello spostamento di una tale ingente somma nel suo paese natale.
Nel periodo considerato, per fare solo alcuni esempi, il conto IOR acceso alla filiale della Banca del Fucino ha registrato entrate per 275 milioni ma uscite per 378 milioni, quello della ex Banca di Roma di via della Conciliazione (ora Unicredit) ha avuto 930 milioni di entrate in tre anni ma anche uscite per 948 milioni fino a quando il 30 settembre 2011 il conto si è azzerato ed è stato chiuso, il conto alla Bpm ha avuto solo 10 milioni di entrate e ben 133 milioni di uscite ed infine quello aperto alla Bnl ha registrato solo uscite per 10 milioni.
C’è poi il discorso relativo alle filiali delle due banche straniere (l’americana JP Morgan e la tedesca Deutsche Bank) che operano in Italia con società bancarie di diritto italiano, perché lo IOR a un certo punto ha pensato di evitare i controlli sia della Banca d’Italia sia della Procura della Repubblica: infatti ha spostato l’operatività presso l’unica filiale della banca Jp Morgan a Milano che ha registrato entrate per un miliardo e 361 milioni di euro, ma per non lasciare alcuna somma di denaro sotto la vigilanza della Banca d’Italia ogni sera il conto era riportato a zero fino a quando – a seguito delle ripetute e vane richieste di informazioni della banca americana allo IOR sui reali intestatari dei fondi – il conto è stato svuotato e chiuso il 30 marzo 2012; invece, anche dopo l’apertura dell’indagine, la filiale italiana della Deutsche Bank ha continuato ad operare (da giugno 2010) solo per l’incasso dei pos dei bancomat installati dentro la Città del Vaticano, e le somme incassate venivano sistematicamente prelevate dallo IOR attraverso operazioni di giroconto verso la Banca del Fucino in Italia e Deutsche Bank AG in Germania. Ecco spiegato il motivo per cui la Banca d’Italia decise di sospendere d’autorità il servizio bancomat fornito dalla Deutsche Bank, cosa che ha comportato l’interruzione contrattuale automatica dei rapporti dello IOR con Deutsche Bank Spa (la filiale italiana di Deutsche Bank) dove alla data del 31 agosto 2012 giacevano 97 milioni di euro.
Passando ai depositi bancari dello IOR che sono in attivo presso istituti di credito italiani, la Guardia di Finanza precisa che i due conti dello IOR aperti presso Banca Intesa hanno registrato 529 milioni di euro di entrate e 423 milioni di uscite, gli altri due aperti presso il Credito Artigiano hanno registrato 96 milioni di euro di entrate e 69 milioni di uscite oltre a posizioni bancarie minori, per cui a settembre 2012 i soldi dello IOR in Italia ammontavano a solo 169 milioni di euro disponibili, nulla rispetto a quelli nascosti in Svizzera, che è la storica cassaforte vaticana, e soprattutto nella Germania di Benedetto XVI il cui ruolo in questo gigantesco trasferimento di denaro dall’Italia è a questo punto sempre più evidente.