involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

mercoledì 26 marzo 2014

BAMBINI KAMIKAZE

Gruppi Jihadisti in Siria hanno organizzato campi d’addestramento per bambini kamikaze

Il gruppo terrorista jihadista cosí detto “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” ha creato nel nord della Siria un campo di addestramento per i bambini.
Secondo quanto segnalato dal quotidiano ‘Asharq Alawsat’, nel campo, chiamato Aazz Ashbal, si preparano i bambini al suicidio e si insegna ai ragazzini come comportarsi in vere e proprie battaglie.
Attualmente nel campo di addestramento sono presenti 50 bambini di età compresa tra i 7 ei 13 anni. Il campo base per la formazione d’iniziazione si trova nella città di Al Tabka, a ovest della piccola città siriana di Ar Raka. Gli “istruttori” chiamano tutto ció “la pesca d’oro” e uno di loro ha spiegato che “gli adolescenti sono una fonte necessaria per Stato islamico…”. Secondo costui, i bambini, soprattutto quelli provenienti da famiglie povere, sono molto più facili da convincere a eseguire qualsiasi ordine, compreso l’attacco suicida, e soprattutto non chiedono alcun compenso per il loro sacrificio in onore del ‘dio’ (leggi satana).
“Solo i giovani piú grandi vogliono alcune ricompense finanziarie per compiere atti di terrorismo”, ha detto uno degli scarafaggi istruttori .
La formazione all’interno del campo dura circa 25 giorni. Gli apprendisti kamikaze sono divisi in gruppi di 13 elementi l’uno. Le principali “discipline” impartite in questi campi d’addestramento terroristico sono il “suicidio”, quale base fondamentale della loro “jihad”, e l’apprendimento all’uso delle moderne armi da fuoco.
Gli adolescenti “laureati” sono poi disponibili per diversi gruppi terroristici.

sabato 22 marzo 2014

MONOLOGO DI UN GIOVANE RUSSO

Oggi decine o addirittura centinaia di menti brillanti in Occidente stanno febbrilmente pensando: come è potuto accadere che multi-miliardi di investimenti in Ucraina hanno portato un diverso risultato tangibile, alla riunificazione russa con terre e coste della Crimea storici e strategicamente importanti, mentre per l'Ucraina una strada assolutamente imprevedibile e un  futuro vago. Dove hanno sbagliato i calcoli? È tutto molto semplice.
La Russia è in continua evoluzione, in continua evoluzione, come una farfalla che passa attraverso una trasformazione, ma rimane la stessa creatura. Ogni 1-3 secoli passiamo attraverso un processo di trasformazione dolorosa, emergendo più forti di come mai siamo stati prima.
  Ci davano per morti dopo l' invasione mongola del XIII secolo . Hanno pensato lo stesso durante il Periodo dei Disordini nel XVII secolo. Lo pensavano pure dopo la Rivoluzione . Pensavano di averci rovinati con l' assalto nazista . Pensavano di averci definitavemente sconfitti con la caduta dell'Unione Sovietica.
la verità è che noi sopravviviamo, questo è quello che facciamo,da sempre.
Bambino e cavallo Non abbiamo mai voluto le vostre terre vuote - cosa servono a noi, se noi possediamo campi delle risorse più ricche del mondo? Non abbiamo mai guardato al vostro stile di vita o la vostra fede, mai chiesto guerre di religione contro di voi (a differenza della Chiesa romana, che ha chiamato per una crociata contro la Russia nel XIII secolo, una crociata che finì sul fondo del lago Chudskoye ). Abbiamo ricostruito l'Europa dell'Est nel 1945 - nonostante abbiamo visto come le sue risorse e l'industria sono stati usati contro di noi dai nazisti. Ora l'Unione europea ha rovinato l'Europa dell'Est e venduto la loro industria per rottami - siete felici, del lavoro inutile fatto dalla Russia.
. Noi non minacciamo, vi preghiamo di comprendere  in modo chiaro e per sempre che non vogliamo niente da voi, tranne per i soldi del gas - un normale rapporto di affari. Le nostre azioni in Ucraina sono parte della Riunificazione, un progetto per ripristinare la nostra terra in frantumi, come sempre accade dopo agitazioni. Si tratta di un processo naturale dettata dall'economia pura. Se il cieco odio ideologico di qualcuno non può accettare  questo, possiamo solo fare un'alzata di spalle.
La Russia da sempre ha cercato il dialogo con  l'ovest - da sempre il benvenuto come ospite e partner e comunque sia, non importa quale follia i vostri governi proclamano - l'antica legge dell'ospitalità è ancora viva qui.
La Russia vuole costruire un nuovo futuro, più sicuro e più prospero. Si può fare parte di esso, oppure ci si può schierare con i parassiti di Wall Street e  i fanatici lobotomizzati di ilk di McCain. La loro natura non può accettare che il loro piano di saccheggio del petrolio siberiano non si possa effettuare. Non importa la scelta, Riunificazione procederà, e il ciclo di vita continuerà per la Russia - non si può dire lo stesso per McCain.      articolo correlato

fonte 

martedì 18 marzo 2014

RIVOLUZIONI SOCIALI MONOPOLIO DELLE DESTRE

da GLOBALPROJECT

17 / 3 / 2014
Le recenti manifestazioni di massa generate nei paesi più diversi dalle destre, mostrano la capacità di quest'ultime di appropriarsi di simboli che prima disdegnavano, introducendo un elemento di confusione nelle file della sinistra.
Il 17 di febbraio del 2003 Patrick Tyler, dalle colonne del New York Times riflettendo su quanto stava accadendo per le strade del mondo scriveva: “Le enormi manifestazioni contro la guerra di questo fine settimana sono un messaggio chiaro che nonostante tutto ci sono due superpotenze nel pianeta: gli Stati Uniti e l’opinione pubblica mondiale”
“Guardati intorno e vedrai un mondo in ebollizione” scriveva l’editore statunitense Tom Engelhardt, editore della pagina “tomdispatch”. In effetti, dieci anni dopo il celebre articolo del Times, che fece il giro del mondo a sostegno del movimento contro la guerra, non c’è quasi un angolo del mondo dove non esista ebollizione popolare, in particolare a partire dalla crisi del 2008.
Si potrebbero enumerare la Primavera Araba che ha rovesciato dittatori e ha riguardato buona parte del mondo arabo; Occupy Wall Street, il più grande movimento critico dagli anni sessanta a questa parte negli Stati Uniti; gli indignati greci e spagnoli che nuotano fra i disastri sociali provocati dalla mega speculazione. In questo preciso momento, Ucraina, Siria, Sudan del Sur, Thailandia, Bosnia, Turchia e Venezuela sono investite da proteste, mobilitazioni e azioni di strada del significato più diverso.
Paesi che da decadi non conoscevano proteste sociali come il Brasile sono in attesa di manifestazioni durante il Mondiale dopo che in 350 città abbiamo osservato come il malcontento e l’inquietudine conquistava le piazze .In Cile si è consolidato un potente movimento studentesco che non mostra segni di stanchezza e in Perù il conflitto che riguarda il settore minerario compie più di un secolo senza aver ammainato bandiera.
Quando l’opinione pubblica ha la forza di una superpotenza, i governi si propongono di cavalcarla, amministrarla, ricondurla verso luoghi più confortevoli che il conflitto di piazza, coscienti che con la repressione e basta non si ottiene un granché. Per questo i saperi che prima erano monopolio delle sinistre, dei partiti, dei sindacati e dei movimenti sociali, oggi trovano concorrenti capaci di mobilitare masse, però con fini opposti a quelli che questa sinistra desidera.
Stile militante:
Dal 20 al 26 marzo del 2010, nel dipartimento uruguayano di Colonia, venne realizzato un “Campeggio Latinoamericano di Giovani Attivisti Sociali”(http://alainet.org/active/37263), durante il quale era previsto “uno spazio di scambio orizzontale” per lavorare ad     “un’America Latina più giusta e solidale”. Fra i centinaia di attivisti che parteciparono, nessuno si rese conto da dove venissero i soldi che servirono per pagare i trasporti e la permanenza in loco, ne’ chi fossero in realtà gli organizzatori. ( Alai, 9 aprile del 2010)
 Un giovane militante si dedicò ad investigare chi fossero i Giovani Attivisti Sociali, gli organizzatori di incontri partecipativi volti a “cominciare a costruire una memoria viva delle esperienze di attivismo sociale della regione; imparare dalle difficoltà, identificare buone pratiche locali utilizzabili a livello regionale e massimizzare il risultato della creatività e l’impegno dei protagonisti”.
Il risultato dell’indagine gli permise di accertare che il campeggio contò con l’aiuto dell’ Open Society Instute di Goerge Soros e di altre istituzioni vincolate a quest’ultimo. La sorpresa fu maiuscola perché nel campeggio si realizzavano assemblee orizzontali, falò e lavori collettivi con cartelloni, con wiphalas (Bandiera dei “Popoli Originari” spesso associata a cocaleros, ai movimenti sociali boliviani e andini in generale. N.d.T) e bandiere indigene. Decorazioni e stili che facevano pensare ad un incontro della famiglia dei Forum Sociali e del congiunto di attività militanti che utilizzano simboli e metodologie simili. Alcuni dei seminari utilizzavano metodologie identiche a quelle dell’educazione popolare di Paulo Freire, che solitamente vengono utilizzate da movimenti antisistemici.
Quel che è certo è che un buon numero di militanti fu usato, “democraticamente” si intende, perché tutti assicurarono di aver avuto la possibilità di esprimere la propria opinione rispetto agli obiettivi del campeggio, opposti a quelli per cui vi avevano preso parte. Questo stesso  modello di insegnamento fu applicato in varie ex repubbliche sovietiche dalla fondazione di Soros, durante la rivolta in Kirghikistan del 2010 e durante la rivoluzione arancione del 2004 in Ucraina.
Certamente ci sono molte altre fondazioni e le più disparate istituzioni che inviano finanziamenti e istruttori per gruppi affini, di modo da indire manifestazioni e rovesciare i governi che si oppongono a Washington. Nel caso del Venezuela, sono state denunciate in vari casi agenzie come il Fondo Nazionale per la Democrazia(NED nella sua sigla inglese), creata dal Congresso degli Stati Uniti durante la presidenza Reagan. O la spagnola Fondazione di Analisi e Studi Sociali( FAES), guidata dall’ex-presidente José MaríaAznar
Ora ciò a cui ci troviamo davanti è una realtà più complessa: come l’arte del conflitto di piazza, soprattutto volta a rovesciare governi, è stata assimilata dalle forze conservatrici.
L’arte della confusione
Il giornalista Rafael Poch descrive il dispiegamento delle forze nella Piazza Maidan di Kiev: “All’apice delle mobilitazioni un numero che si aggirava sulle 70 mila persone si è concentrato nella piazza, in questa città che conta 4 milioni di abitanti. Fra di loro c’è una minoranza di persone, equipaggiata con elmi, spranghe, scudi e mazze per affrontare la polizia. E dentro a questa collettività c’è uno zoccolo duro di chissà mille o mille cinquecento persone ne più ne meno che paramilitari, un gruppo disposto a morire e ad uccidere, che rappresenta un’altra categoria. Questo zoccolo duro ha fatto uso di armi da fuoco” ( La Vanguardia, 25 febbraio 2014).
Questa maniera di schierare le forze per la guerriglia urbana non è nuova. Nel tempo è stata utilizzata da soggetti diversi fra loro e antagonisti, per ottenere obiettivi a volte opposti. Il dispositivo che abbiamo osservato in Ucraina si ripete parzialmente in Venezuela, dove gruppi armati si inflitrano in manifestazioni più o meno importanti con l’obiettivo di rovesciare un governo, generando situazioni di ingovernabilità e caos finché non ottengono il proprio obiettivo.
La destra ha imparato la lezione dall’enorme esperienza insurrezionale della classe operaia, principalmente europea, e dalle sollevazioni popolari che si sono susseguite in America Latina a partire dal Caracazo del 1989. Uno studio comparativo di ambedue i momenti dovrebbe tenere in considerazione le enormi differenze fra le insurrezioni operaie delle prime decadi del XX secolo, dirette da partiti e organizzate solidamente, e le sollevazioni dei settori popolari avvenute negli ultimi anni del medesimo secolo.
In ogni caso, le destre sono state capaci di creare un dispositivo “popolare” uguale a  quello descritto da Rafael Poch, per destabilizzare governi popolari, dandoci l’impressione di trovarci davanti a mobilitazioni legittime che finiscono col rovesciamento di governi illegittimi, anche se questi stessi governi sono stati eletti e mantengono l’appoggio di settori significativi della popolazione. A questo punto, la confusione è un’arte tanto decisiva come l’arte dell’insurrezione un tempo dominata dai rivoluzionari.
Cavalcare l’onda
Un’ arte molto simile è quella mostrata dai gruppi conservatori in Brasile durante le manifestazioni di giugno. Mentre alle prime manifestazioni  quasi non viene accordata una copertura mediatica, salvo sottolineare il “vandalismo” dei manifestanti, a partire dal giorno 13, quando centinaia di migliaia di persone conquistano le strade, si produce un’inflessione.
Le manifestazioni conquistano i titoli dei giornali ma si produce ciò che la sociologa brasiliana Silvia Viana definisce come “ricostruzione della narrativa”, finalizzata ad altri scopi. Il tema del prezzo del biglietto passa in secondo piano, si enfatizzano le bandiere Brasiliane e lo slogan “Abbasso la corruzione”, che fino ad allora non avevano caratterizzato le mobilitazioni (Le Monde Diplomatique, 21 giugno 2013). I grandi media cancellano i movimenti che hanno convocato le manifestazioni e mettono al loro posto i social networks, arrivando a criminalizzare i settori più militanti per la loro supposta violenza, lasciando la violenza poliziesca in secondo piano.
In questo modo, la destra, che in Brasile non ha la capacità di mobilitarsi, ha provato ad appropriarsi di mobilitazioni i cui obiettivi( la denuncia della speculazione immobiliare e le megaopere per il Mondiale), era ben lontana da condividere. “E’ chiaro che non c’è lotta politica senza una disputa per i simboli”, assicura Viana. In questa disputa la destra, che ora adorna i propri golpe con cose come “la difesa della democrazia”, ha imparato la lezione più rapidamente che i suoi nemici.
Raúl Zibechi,  scrittore e giornalista uruguayano, autore di “ Dispersar el poder” e “Autonomías y Emancipaciones”, scrive su Brecha e La Jornada , collabora con  The Guardian e ALAI.
*Traduzione curata da Giovanni Cattaruzza

sabato 15 marzo 2014

UN FENOMENO PERICOLOSO

Demagogia sociale per impedire lo sviluppo del movimento rivoluzionario

Abbiamo sempre messo in guardia dal pericolo fascista e dall’importanza di tenere vivo l’antifascismo in particolare nei periodi di crisi e non solo economica. Da tempo lottiamo per fare chiudere le sedi delle varie sigle sotto le quali si celano i nuovi fascisti che, pur mantenendo saluti romani ed iconografia tipica del ventennio si manifestano con una politica populista e “sociale”. La storia insegna che quando manca il Partito comunista, quando la classe operaia è divisa e influenzata dai partiti revisionisti, quando i sindacati confederali collaborano con il sistema (prefigurano addirittura una cogestione delle imprese sul modello tedesco), quando i partiti cosiddetti di “sinistra” abbandonano – oltre alla lotta di classe - la lotta antifascista e si concentrano solo su problemi di natura istituzionale come la legge elettorale che permetta loro di arrivare e mantenere il potere ignorando le condizioni dei lavoratori visti solo come massa di manovra elettorale, avanzano le forze reazionarie.
Di fronte alla crisi economica che sta colpendo sempre più vasti strati di popolazione – dai lavoratori autonomi ai piccoli imprenditori - il capitalismo non esita a trovare forme nuove pur di mantenere il proprio dominio su tutta la società. Così i “forconi” – dei quali si è sentito parlare un anno fa in Sicilia diretti da Forza nuova – si sono organizzati a livello nazionale. In varie città d’Italia, camuffati da movimento 9 dicembre, i fascisti di Casaggi, Casa Pound, Forza nuova, con l’inserimento della Lega nord e di camorristi, hanno strumentalizzato il malcontento e il disagio di certi strati sociali, arretrati, e piccola borghesia che oggettivamente sono stanchi della classe dirigente di turno ma che non hanno strumenti politici-ideologici per analizzare la situazione e rendersi conto che dietro certi parole d’ordine c’è il vuoto, forse l’abisso. Lo spasmodico uso del tricolore, il martellante richiamo all’essere italiani – che sottintende l’odio verso gli immigrati -, le intimidazioni ai negozianti per la chiusura della bottega, non lasciano dubbi. Così come il permissivismo degli agenti di polizia, tanto rilassati di fronte alle proteste da togliersi il casco: ordine dall’alto o gesto di insubordinazione? Non succede così quando si tratta di manifestazioni operaie, dei minatori, dei pastori sardi, degli studenti, come hanno dimostrato proprio negli stessi giorni a Venezia, Torino, Genova. Non si sono tolti i caschi i poliziotti in assetto da combattimento a Torino durante una pacifica manifestazione contro gli accordi tra i governi di Italia e Israele non certo favorevoli agli italiani, né ai palestinesi. Forze di polizia che a Roma hanno permesso ai fascisti di casa Pound di salire fino al primo piano di un palazzo istituzionale, scala spalla, e fare le loro pagliacciate, prima di intervenire.
Anche i mass-media – che si sono accorti della lotta dei tranvieri genovesi dopo 4 giorni - si sono distinti nell’amplificare sia la protesta che i loschi leader. E non poteva mancare la benedizione del Papa.
C’è qualcuno della galassia gruppettara di sinistra alla ricerca di visibilità, Carc in testa, che valuta positivamente questo movimento che non è rivoluzionario, ma conservatore. Pensa di inserirsi in un presunto tentativo di egemonizzare e guidare la Vandea reazionaria con il solo risultato di accodarsi ai fascisti di Casa Pound. Una posizione pericolosa e disarmante che frena la vigilanza nei confronti del pericolo fascista e che, se proiettata sul piano internazionale, li vedrebbe a fianco dei rivoltosi in Siria o in Ucraina. Confondono le masse – anche nel 1980 i 40mila della Fiat erano da considerare masse su cui intervenire? - con il ruolo della classe operaia e dell’avanguardia creando ancora più danni all’ideologia comunista, come se già non bastassero gli attacchi della borghesia. Movimento che ci riporta alla cosiddetta “rivolta dei Boia chi molla” quando alla fine degli anni ’70, inizio ’80 il missino Ciccio Franco, esponente della Cisnal, capeggiò l’organizzazione universitaria Fuan (del MSI)) . Slogan del quale si fregiarono molti altri e diversi politici italiani e alcuni intellettuali.
È lo stesso Gramsci a metterci in guardia sulla disgregazione e le distinte volontà delle masse quando si chiede se il Partito comunista deve porsi sul terreno di “ubbidire alla volontà delle masse in generale”. E la risposta la trova nel distinguere le varie volontà: quella comunista, massimalista, riformista, democratica liberale e fascista. Perché, sostiene Gramsci, fino a quando sussiste il regime borghese, col monopolio della stampa in mano al capitalismo e quindi con la possibilità per il governo e i partiti borghesi di impostare le questioni politiche a seconda dei loro interessi presentati come interessi generali, fino a quando potranno essere diffuse impunemente le menzogne più impudenti contro il comunismo è inevitabile che le classi lavoratrici abbiano parecchie volontà. Ecco la differenza rappresentata dal partito comunista che rappresenta gli interessi dell’intera classe ma che attua la volontà solo di una determinata parte delle masse, quella più avanzata, il proletariato che vuole rovesciare il regime esistente con i mezzi rivoluzionari per fondare il comunismo.
Non c’è progetto per la classe lavoratrice, nel movimento 9 dicembre, se non quello di usare la violenza fine a se stessa ed agitare la sollevazione per rendere ingovernabile la situazione e chiedere una soluzione autoritaria come espressa peraltro apertamente con l’auspicio di un governo militare o delle regioni, disegno che marcia di pari passo con quello reazionario di instaurare un nuovo ordine mondiale e con i programmi basati sull’”uomo forte” del piduista Gelli. Esplosa, probabilmente non a caso, dopo il passaggio di Forza Italia all’opposizione e in seguito alle denunce di colpo di Stato e alle chiamate di Berlusconi alla rivoluzione nel caso del suo arrestarlo. Ma potrebbe anche essere una prova di blocco reazionario. Ci ricordiamo bene l’esperienza del Cile.
Un anno è passato con le continue illusioni che la situazione stava migliorando, ora che siamo alla fine vogliono convincerci che il prossimo sarà migliore, che ci sarà la ripresa. Chi ci crede? La classe operaia e le masse popolari sono le più saccheggiate sul piano occupazionale, ma anche dei servizi. I pendolari sono costretti a trasporti simili a quello del bestiame nonostante gli alti costi delle tariffe. I tagli nella sanità che obbligano gli operatori a turni massacranti con rischi per se stessi e i pazienti, costringono i malati a pagare ticket e a liste d’attesa interminabili per analisi e ricoveri in ospedali sempre più lontani per la chiusura dei presidi locali. Sparirà la prevenzione a favore della… privatizzazione!
Per battere il capitalismo, le sue tendenze autoritarie, i suoi strumenti usati per attingere a livello di massa ai fini di preservare il suo dominio, è sempre più pressante la necessità di costruire il Partito comunista in grado di ricompattare l’unità di classe e dare uno sbocco politico che non cada nell’interclassismo e chiarisca il ruolo del proletariato e delle sue alleanze. Ma nel frattempo i comunisti devono continuare ad operare contro gli attacchi del fascismo e dei suoi complici ovunque si manifesti. 

giovedì 13 marzo 2014

Lettera di un compagno venezuelano ai compagni italiani

www.resistenze.org - segnalazioni resistenti - lettere - 09-03-14 - n. 489
R. H. | posta@resistenze.org

Compagni italiani, ricevete in nome del dignitoso e valoroso Popolo Venezuelano, guidato dagli ideali e luce del nostro eterno Comandante Supremo Hugo Chávez, un saluto solidale e di gratitudine per tutte le manifestazioni di solidarietà con la nostra Patria, oggi di nuovo trionfante, nel rispetto dei diritti umani ma senza impunità e nel quadro della nostra Costituzione, assume dallo Stato l'autorità legittima e legale per mettere ordine nel paese.

La nostra Patria è in pace, tutto funziona con normalità, servizi, impresa privata, comunicazioni, trasporto, istituzioni del Potere pubblico, con un Popolo organizzato, Bolivariano e Chavista, in connessione reale con la nostra Forza Armata Nazionale Bolivariana... vi sono solo alcuni focolai in 18 municipi dei 334 che abbiamo. I fascisti, appoggiati da Uribe dalla Colombia, dagli Stati Uniti e dal governo Panamense, con l'avallo dei senza patria dell'opposizione venezuelana tra cui, Maria Corina Machado, Antonio Ledezma, Henrrique Capriles, la Tavola dell'Unità, Leopoldo Lopez (arrestato) e un gruppo di pseudo studenti appoggiati dalle autorità dell'università centrale UCV... continuano senza forza a cercare di incendiare il paese, ma non ce la faranno... stiamo vincendo...

La Rivoluzione Bolivariana e Socialista ha l'appoggio della maggioranza del Popolo... e Vinceremo. Per favore compagni, diffondete in Europa la nostra verità, contro la guerra mediatica!! Continuiamo a combattere la guerra economica per provvedere alla mancanza di alcuni articoli, responsabilità di certi imprenditori traditori del loro paese... Si è insediato il Forum della Pace, per iniziativa del nostro Presidente Nicolas Maduro, che sta assumendo con interezza e qualità di statista, la situazione, e lì confluiscono tutti i settori del paese impegnati per la Pace... vi invieremo i video di coloro che chiamano al terrorismo...

Indipendenza e Patria Socialista... Vinceremo!

lunedì 10 marzo 2014

PERCHE' AI PARTITI...........?

perchè i partiti si fanno leggi su misura per avere più donne,più giovani,più laurati in politica quando oltre ad essere leggi discriminatorie in effetti non servono? Cambiare modo di fare politica no?



sabato 8 marzo 2014

USA E MESSICO CENSURANO INTERNET


Cos'è il giorno della donna? E' realmente necessario?

Cos'è il giorno della donna? E' realmente necessario? Non è una concessione alle donne della classe borghese, ai movimenti femministi e alle suffragette? Non è dannoso all'unità del movimento operaio? Di queste questioni si sente ancora discutere in Russia, sebbene all'estero non se ne parli più. La vita stessa ha già dato una risposta chiara ed eloquente.
Il giorno della donna è un anello della catena lunga e compatta del movimento operaio delle donne. L'esercito organizzato delle donne lavoratrici cresce di giorno in giorno. Venti anni fa i sindacati operai contavano soltanto piccoli gruppi di donne sparpagliate qua e là tra la fila del partito dei lavoratori...Ora i sindacati inglesi contano più di 292.000 donne sindacaliste, in Germania ci sono circa 200.000 sindacaliste e 150.000 iscritte al partito dei lavoratori, in Austria 47.000 nel sindacato e 20.000 nel partito. Ovunque, in Italia, in Ungheria, in Danimarca, Svezia, Norvegia e Svizzera le donne della classe operaia si stanno organizzando fra loro. L'esercito delle socialiste conta quasi un milione di membri. Una forza poderosa! Una forza con cui i potenti del mondo devono fare i conti quando si pone sul tavolo il tema del costo della vita, dell'assicurazione della maternità, di lavoro infantile o di legislazione per proteggere il lavoro femminile.
Una volta i lavoratori uomini pensavano di dover caricare esclusivamente sulle proprie spalle il peso della lotta contro il capitale, di dover affrontare il "vecchio mondo" senza l'appoggio delle loro compagne. Tuttavia, appena le donne della classe operaia entrarono nelle fila di coloro che vendevano la propria forza lavoro in cambio di un salario, costrette ad entrare nel mercato del lavoro per necessità, perché il padre o il marito erano disoccupati, gli operai iniziarono a rendersi conto che lasciare le donne senza una coscienza di classe voleva dire danneggiare la propria causa e farla arretrare. Maggiore il livello di coscienza nella lotta, maggiori le possibilità di successo. Che coscienza può possedere una donna seduta accanto al focolare, senza diritti nella società, nello stato e nella famiglia? Nessuno, fa quel che le ordina il padre o il marito...
Il ritardo e la mancanza di diritti subiti dalle donne, la sua sottomissione e la sua indifferenza non sono di alcun beneficio alla classe operaia, anzi di fatto la danneggiano direttamente. Ma in che modo la donna entrerà nella lotta, come svegliarla?
La socialdemocrazia non ha trovato una soluzione immediata. Le organizzazioni operaie erano aperte alle donne, ma solo in poche lavoravano. Perché? Perché la classe lavoratrice inizialmente non si era resa conto che la donna era l'elemento più socialmente e legalmente svantaggiato di quella classe, che più era stata colpita nel corso dei secoli, intimidita e perseguitata, che per stimolare il suo cuore e la sua mente aveva bisogno di un approccio speciale, di parole che lei, in quanto donna, potesse capire. I lavoratori non avevano compreso subito che in questo mondo di diritti negati e sfruttamento, la donna è oppressa non solo come lavoratrice, ma anche in quanto moglie e madre. Tuttavia, non appena i membri del partito socialista operaio si sono resi conto di ciò, hanno fatto loro la lotta per la difesa delle lavoratrici, come salariate, madri e mogli.
In ogni paese i socialisti cominciavano a domandare una protezione speciale per il lavoro femminile, un'assicurazione per le donne e i loro figli, diritti politici per le donne e la difesa dei loro interessi.
Più il partito operaio percepiva in maniera chiara la dicotomia donna/lavoratrice, più ansiosamente le donne si univano al partito, apprezzavano il ruolo del partito come vero difensore delle loro istanze, comprendevano che la classe lavoratrice lotta anche per i bisogni urgenti ed esclusivi delle donne. Le stesse donne lavoratrici, organizzate e coscienti, hanno fatto tantissimo per spiegare questo obiettivo. Ora il peso del lavoro per attirare le lavoratrici nel movimento socialista sta nelle lavoratrici stesse. I partiti in ogni paese hanno i loro comitati, segretariati e bureau di donne. Questi comitati lavorano tra quella popolazione di donne politicamente ancora non cosciente, ne aumenta la coscienza e la organizza. Prendono anche in esame le questioni che riguardano direttamente le donne: la protezione per le donne incinta e con figli, la regolazione legislativa del lavoro femminile, la campagna contro la prostituzione e la mortalità infantile, la richiesta dei diritti politici per le donne, il miglioramento delle assegnazioni degli alloggi, la campagna contro l'aumento del costo della vita, etc.
Così, come membri del partito le donne lavoratrici lottano per la causa comune di classe, mentre allo stesso tempo delineano e pongono in questione quelle necessità e istanze che le toccano direttamente in quanto donne, mogli e madri. Il partito appoggia queste istanze e si batte per loro....Le rivendicazioni delle lavoratrici sono parte della causa comune dei lavoratori!
Nel giorno della donna, le dimostranti manifestano per i loro diritti!
Ma qualcuno dirà: perché separare la lotta delle donne? Perché esiste un giorno della donna, con speciali volantini per le lavoratrici, incontri e conferenze? Non è questa, in ultima analisi, una concessione alle femministe e alle suffregette borghesi? Solo coloro che non comprendono la differenza radicale tra il movimento delle donne socialiste e le suffragette possono pensarla così.
Qual è lo scopo delle femministe? Ottenere nella società capitalista gli stessi vantaggi, lo stesso potere, gli stessi diritti che possiedono adesso i loro mariti, padri e fratelli. Qual è l'obiettivo delle operaie socialiste? Abolire tutti i tipi di diritti che derivano dalla nascita o dalla ricchezza. Per la donna operaia è indifferente se il suo padrone è un uomo o una donna.
Le femministe borghesi domandano l'uguaglianza dei diritti sempre e in ogni luogo. Le lavoratrici rispondono: rivendichiamo gli stessi diritti per tutti i cittadini, uomini e donne, ma noi non siamo soltanto donne e lavoratrici, siamo anche madri. E come madri, come donne che un giorno avremo un figlio, chiediamo una speciale cura per noi stesse e per i nostri figli da parte del governo, una speciale protezione dallo stato e dalla società.
Le femministe si battono per conquistare i diritti politici. Anche qui i nostri cammini si separano: per le donne borghesi, i diritti politici sono un modo più comodo e più sicuro per raggiungere i propri obiettivi in questo mondo basato sullo sfruttamento dei lavoratori. Per le operaie i diritti politici sono un passo nel cammino aspro e difficile che conduce al desiderato regno del lavoro.
Le strade delle lavoratrici e delle suffragette si sono separate da tempo. C'è una enorme differenza tra i loro obiettivi. C'è anche una enorme contraddizione tra gli interessi della lavoratrice e quelli della signora, della serva e della padrona...Non c'è e non può esserci alcun punto di contatto, convergenza o conciliazione. Perciò i lavoratori non devono temere che ci sia un giorno a parte per la donna, né speciali conferenze per le lavoratrici né una stampa particolare.
Ogni speciale, distinta forma di lavoro tra le donne della classe lavoratrice è semplicemente un modo per aumentare la coscienza delle lavoratrici e avvicinarle alle fila di quelli che combattono per un futuro migliore. Il Giorno della donna e il lento, meticoloso lavoro condotto per elevare l'auto-coscienza della donna lavoratrice, stanno servendo la causa non della divisione, quanto dell'unione della classe operaia.
Lasciate che un sentimento allegro del servire la causa comune della classe operaia e di lottare simultaneamente per l'emancipazione femminile ispiri le lavoratrici ad unirsi alle celebrazioni per il Giorno della Donna. 
Alexandra Kollontai

mercoledì 5 marzo 2014

5 marzo 1953 muore Josef Stalin,la commemorazione di Sandro Pertini


Senato della Repubblica
 
Sandro Pertini commemora Giuseppe Stalin
 
06/03/1953
 
Signor Presidente, onorevoli colleghi il dolore e l'angoscia che sono in noi impediscono ogni frase retorica ed ogni accento polemico. Dinanzi a questa morte non si può rimanere che stupiti e costernati.
 
Stupiti, per la grandezza che questa figura assume nella morte. La morte la pone nella sua giusta luce; sicché uomini di ogni credo politico, amici ed avversari, debbono oggi riconoscere l'immensa statura di Giuseppe Stalin.
 
Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto. Siamo costernati dinanzi a questa morte per il vuoto che Giuseppe Stalin lascia nel suo popolo e nella umanità intera. Signori, se abbandonate per un istante le vostre ostilità politiche, come le abbandono io in questo momento, dovete riconoscere con me che la vita di quest'uomo coincide per trent'anni con il corso dell'umanità stessa. Quattro tappe, soprattutto, della esistenza di Stalin rappresentano quattro pietre miliari della storia universale.
 
Ottobre 1917: questa data costituisce una svolta decisiva per la storia del mondo, come la costituì il 14 luglio 1789. Il 14 luglio 1789 si affermò e trionfò il Terzo Stato che dette una sua politica, economica e sociale, a tutto il secolo xix. L'ottobre 1917, segna l'affermazione vittoriosa del Quarto Stato, il quale soprattutto da quel giorno diviene da oggetto soggetto di storia. Per opera di quella vittoria l'utopia d'uri tempo diventa realtà e quella che era una speranza a sospingere le masse diseredate ed oppresse verso la mèta suprema diviene una certezza.
 
Altra tappa della vita di Giuseppe Stalin è, a mio avviso, l'edificazione socialista nella sua terra. Allora erano molti i pessimisti, gli scettici che dicevano che non sarebbe stato possibile edificare il socialismo in un paese solo. Invece questo Uomo, ereditando il pensiero e lo insegnamento di Lenin, riuscì a trasformare il suo popolo; riuscì a dargli anche una economia industriale, che sembrava un tempo un sogno ed una pazzia, sfruttando le immense ricchezze che il suolo della sua terra racchiudeva. Portò, così, il lavoratore sovietico, liberato da ogni catena, ad un alto livèllo di vita e di dignità umana. E, badate, signori, è stato questo sforzo gigantesco a costruire ed a consolidare quella cittadella, contro cui più tardi s'infrangerà la valanga nazista.
 
Ed ecco la terza tappa che rappresenta un'altra pietra miliare per l'unità e su cui deve essere scritta la parola « Stalingrado». Signori, voi tutti ricorderete le ore angosciose che abbiamo vissuto quando la valanga nazista si rovesciò sull'Unione Sovietica. Le armate naziste già scorgevano le torri del Cremlino e le vette del Caucaso. Ebbene, noi sentivamo che se, per dannata ipotesi, fosse crollata l'Unione Sovietica, con l'Unione Sovietica - non dimenticatelo voi che mi ascoltate - sarebbero crollate tutte le speranze di un trionfo della libertà sulla dittatura nazifascista. In quel momento sentivamo che uomini di tutti i credi politici trattenevano il respiro consapevoli che la loro sorte era legata alla sorte di Stalingrado. E Stalingrado diventò la Valmy della Rivoluzione d'Ottobre e al mondo attonito offrì il miracolo di una strepitosa vittoria, sotto la guida di Stalin. Allora comprendemmo che da Stalingrado aveva inizio la vittoria delle armi democratiche contro le armi della barbarie !
 
Vi è poi l'ultima tappa, signori; altra pietra miliare sul cammino dell'umanità. Se a me, umile e piccolo uomo di fronte a tanta grandezza, fosse concesso di scoprire su questa pietra dei nomi, tre ne scriverei : «Pace Roosevelt Stalin». Perchè, signori, oggi noi dobbiamo tutti riconoscere che lo sforzo che ha fatto questo uomo in questi ultimi anni è stato quello di gettare le fondamenta di una pace sicura e duratura. Ecco perchè egli si intese subito con un altro uomo che aveva indicato al suo ed agli altri popoli la strada da seguire dopo la guerra, se si voleva veramente avviare il mondo verso la pace e non verso un conflitto mondiale : Roosevelt. Non è vero che Roosevelt sia stato ingannato! Egli ha ascoltato semplicemente la sua coscienza, il suo grande spirito ; e ecco perchè si intese subito con Giuseppe Stalin.
 
E Giuseppe Stalin continuò su questa strada che era la strada della pace.
 
Per quale ragione, o signori, egli ebbe tanto a cuore questo bene prezioso? Vedete, chi come noi è stato nell'Unione Sovietica ha avuto la esatta impressione che i dirigenti della politica dell'Unione Sovietica sentono di doversi preoccupare non soltanto delle sorti del popolo lavoratore sovietico, ma anche delle sorti dei lavoratori di tutta la terra. Ecco perchè, o signori, noi respingiamo sdegnosi e sdegnati l'insinuazione fatta da un'alta autorità politica italiana ed apparsa stamani sui giornali e che cioè Giuseppe Stalin «non abbia avuto comprensione per il popolo lavoratore italiano». Le sorti del popolo lavoratore italiano stavano a cuore a Giuseppe Stalin come gli stavano a cuore le sorti del popolo suo e quelle di tutti i popoli della terra.
 
Egli si è sempre battuto per la pace, consapevole che coloro che pagano il più alto tributo di sangue e di sofferenze, nella guerra, sono i suoi contadini e gli operai. E da buon socialista egli sapeva che non si doveva volere la guerra per distruggere quanto la società attuale ha costruito, bensì si deve tendere a trasformare la vecchia società per edificarne una nuova. Questa è stata la sua volontà ferma ; per questo egli negli ultimi anni si è battuto. Ha sempre respinto ogni provocazione, ha sempre rinunciato ad atti di forza pur di difendere questo bene che appartiene non solo al suo popolo, ma a tutta l'umanità.
 
L'ultimo suo atto come statista fu precisamente un nuovo appello per la pace. Egli ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L'ultima sua parola è stata di pace. Ebbene, in questa ora per noi così triste, ci auguriamo che questo invito alla pace, che rispecchia la volontà di tutti i lavoratori della terra, non cada nel vuoto, ma venga raccolto da tutti coloro che hanno nelle mani le sorti dei popoli.