involuzione

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FIRMA LA PETIZIONE
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

lunedì 29 febbraio 2016

DOPO LA NATO IL TTIP PER GLI STATI UNITI USAEUROPEI

di Vincenzo Maddaloni
 Berlino. Silenzio assoluto - paradossale come sempre - sul dodicesimo roud di negoziati appena concluso a Bruxelles tra Stati Uniti e Ue sul Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip), il Trattato transatlantico sulla liberalizzazione del commercio e delle garanzie per investimenti. Il Ttip riguarda 850 milioni di abitanti fra il Nordamerica e l'Europa, che insieme rappresentano il 45 per cento del Pil mondiale.

Il commercio transatlantico che verrebbe influenzato dalle nuove regole del Ttip, in settori come le commesse, opere pubbliche, servizi, supera i 500 miliardi di euro all'anno. I soli investimenti diretti dagli Usa in Europa superano i 320 miliardi, quelli europei negli Stati Uniti sono un po' più della metà. Il TTIP insomma potrebbe essere usato per bloccare inutili forme di protezionismo ma anche per impedire politiche di miglioramento delle condizioni dei lavoratori o dell’ambiente o del pubblico dominio della conoscenza e altro.

Pertanto il vero punto debole resta la trasparenza. L' ha denunciato Katia Lipping, battagliera deputata tedesca della Linke :"Misure di sicurezza degne di un carcere speciale, deputati trattati come potenziali spie, come nemici inconsapevoli, o peggio della libertà di commercio... Cosa c'è di tanto segreto in questo Ttip?”.

Eppure riguarda la vita dei cittadini e delle imprese. Scrive Katia Lipping :"Chiunque stesse andando a questi negoziati per migliorare la protezione dell'ambiente, la tutela dei consumatori e le norme sul lavoro non avrebbe nulla da temere dalla trasparenza. Chiunque sia invece impegnato nella svendita della democrazia, d'altra parte, è ovviamente interessato ad evitare il controllo pubblico. Se i negoziatori sono davvero così convinti dei benefici di Ttip, perché non mettono il testo on-line, a disposizione di tutti?", conclude la deputata tedesca.

Naturalmente, anche questa denuncia sebbene pronunciata da una tribuna sostenuta dal peso economico internazionale della Germania non ha prodotto nulla poiché anche l'ultima tornata negoziale Usa-Ue, appena conclusa a Bruxelles si è svolta a porte chiuse. Perché continua ad accadere tenta di spiegarlo un post di un sito british, truepublica.org.uk che scrive: "La ragione per cui i negoziati del Ttip sono così segreti è che gli americani hanno raccomandato di tener celato il dibattito fino a quando l’adozione sia diventata ineludibile”.

“Essi - si legge sul post - vogliono armonizzare gli standard fra Eu e Ue, visti dagli oppositori come un grave colpo alle sudate protezioni su cibo e sicurezza chimica, cosmetici , insetticidi e pesticidi, l’ambiente e i diritti dei lavoratori. Il settore agricolo americano sta premendo fortemente l’Europa perché importi prodotti OGM attualmente illegali (ma di cui l’UE ha autorizzato l’ importazione nell’aprile 2015) e carne non conforme agli standard europei, vale a dire bestiame cresciuto con ormoni della crescita (questo divieto continua ma con un accordo per comprare ulteriori 48 mila tonnellate annue di carne americana senza ormoni della crescita).”.

Graham Vanbergen, l'autore del post di TruePublica sottintende il punto di vista britannico e anche per questo è interessante poiché aiuta a capire le ragioni delle resistenze di tanti cittadini inglesi, orgogliosi della loro indipendenza e diffidenti non solo dell’Ue, ma anche dei ‘cugini’ americani.

In ballo, infatti, ci sono le regole, l'attribuzione dei poteri, le priorità da proteggere. E non è da tempo un mistero che le regole Usa su alimentazione, ambiente o farmaci siano assai più lasche di quelle europee, dettate spesso direttamente dalle multinazionali anziché “fondate scientificamente”.

Negli Usa, il “principio di precauzione” sulla commercializzazione di questi prodotti non esiste. Ragion per cui essi premono da sempre per affidare il verdetto ad arbitrati privati, con il meccanismo di risoluzione noto con l'acronimo anglosassone Isds (Investor-state dispute settlement). Praticamente sono persone scelte tra gli avvocati del commercio internazionale, che diventano a seconda delle circostanze “consulenti di parte”, oppure dei veri e propri giudici, generalmente “asserviti”, sia dalle multinazionali che dai singoli Stati.

Insomma, sono sentenze già scritte in base al peso specifico dei protagonisti. E' il motivo per cui, sostiene Graham Vanbergen su TruePublica, gli americani hanno dato vita al non meno segreto Gruppo Bilderberg, definito come un gruppo di lobbisti di élite, vertici di multinazionali Usa, funzionari Ue, capitani di industria, capi di agenzie di intelligence e reali europei. Insomma tutti i principali lobbisti degli affari e della finanza a favore del Ttip sono sotto lo stesso tetto, conclude Vanbergen. Che azzarda. “Quello a cui siete testimoni è un ‘ colpo di stato corporate’ dell’Europa da parte dell’America delle multinazionali.”.

E' il suo un grido di allarme che rimbalza su quello dei parlamentari tedeschi, sicuramente i più ferrati in Europa sull'argomento. Sono gli unici che sono riusciti ad ottenere una “Leseraum” (Reading Room, Sala di lettura) dedicata al Ttip. Moltissimo vi hanno influito le mobilitazioni imponenti (oltre mezzo milione di persone solo a Berlino, qualche mese fa), e una raccolta firme di oltre tre milioni.

Katia Lipping, la deputata della Linke, è stata una dei primi parlamentari ad entrare nella Leseraum: "Martedì 2 febbraio era il mio giorno. Mi ero registrata per la sala di lettura. Una guardia mi ha portato ai controlli di sicurezza e mi ha chiesto di chiudere a chiave la giacca e la borsa. Ha controllato che non stessi prendendo qualsiasi una macchina fotografica o il cellulare nella sala di lettura e poi ha bussato a una porta. Il livello elevato di segretezza mi ha reso ancora più curiosa su quello che stavo andando a trovare, ma la camera in sé era non niente di speciale.”.

"C'erano otto stazioni di lavoro al computer, e mi è stato permesso di sedermi a quella designata per me. Una donna dall'atteggiamento amichevole era seduta nella stanza. Lei mi ha fatto firmare le regole dei visitatori - se non si firma, non si ottiene l'accesso - così ho firmato. C'era un thermos di caffè e un piatto di biscotti in un angolo. Eppure, nessuna quantità di caffeina o di zuccheri nel sangue mi avrebbe permesso di passare attraverso le circa trecento pagine di testo nelle due ore che ho avuto a mia disposizione”.

“Infatti - prosegue la deputata della Linke - le due ore che ho avuto a disposizione nella sala di lettura sono state, ovviamente, insufficienti a leggere tutti i documenti. Eppure, mi sono resa conto che nulla di quel che avevo letto mi potrebbe far ritrarre nessuna delle mie precedenti critiche al Ttip. Non ho letto nulla che possa alleviare la mia preoccupazione sul fatto che la parte americana vuole rendere la vita più difficile alle imprese pubbliche e comunitarie e per garantire condizioni migliori per multinazionali nella battaglia per appalti pubblici. Non ho letto neanche nulla per ridurre i miei timori circa il fatto che i negoziatori europei sono disposti a sacrificare i nostri standard sociali e ambientali in cambio della prospettiva di vincere lucrosi contratti per le grandi imprese europee”.

I tedeschi se la sono conquistata questa sala di lettura il Leseraum , perché - unici in Europa – sono stati capaci di andare a protestare in massa contro il Ttip. Sebbene i parlamentari tedeschi siano stati trattati come dei nemici - e addirittura passibili di sanzioni, in caso di divulgazione, come ricordava Katia Lipping - essi comunque sono riusciti a farsi aprire la porta e a vedere le carte. Non risulta che i loro colleghi italiani siano interessati a una simile impresa.

Si sono spese settimane per una legge incompleta sulle Unioni civili, ma in Parlamento non s'è parlato di Ttip. Un silenzio assurdo, poiché la bilancia commerciale italiana poggia su regole come la produzione di alimenti a denominazione di origine controllata, come le misure per attrarre investimenti. Più di ogni altra nazione è l'Italia che campa di commercio, che ha molto più da perdere che da guadagnare con il Ttip. Provate a chiedere a un qualsiasi parlamentare italiano cosa ne sa. O meglio se lo sa.  

fonte

martedì 23 febbraio 2016

COMUNICATO DEL COMITATO NO GUERRA NO NATO SULLA SITUAZIONE ATTUALE




 FIRMA LA PETIZIONE 
FUORI DALLA NATO


— Siamo in stato di guerra, impegnati su due fronti che di giorno in giorno divengono sempre più incandescenti e pericolosi.

Accusando la Russia di «destabilizzare l’ordine della sicurezza europea», la Nato sotto comando Usa ha riaperto il fronte orientale, trascinandoci in una nuova guerra fredda, per certi versi più pericolosa della precedente, voluta soprattutto da Washington per spezzare i rapporti Russia-Ue dannosi per gli interessi statunitensi.

Mentre gli Usa quadruplicano i finanziamenti per accrescere le loro forze militari in Europa, viene deciso di rafforzare la presenza militare «avanzata» della Nato nell’Europa orientale. La Nato – dopo aver inglobato tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, tre della ex Jugoslavia e tre della ex Urss – prosegue la sua espansione a Est, preparando l’ingresso di Georgia e Ucraina (questa di fatto già nella Nato), spostando basi e forze, anche nucleari, sempre più a ridosso della Russia.

Tale strategia rappresenta anche una crescente minaccia per la democrazia in Europa. L’Ucraina, dove le formazioni neonaziste sono state usate dalla Nato nel putsch di piazza Maidan, è divenuta il centro di reclutamento di neonazisti da tutta Europa, i quali, una volta addestrati da istruttori Usa della 173a divisione aviotrasportata trasferiti qui da Vicenza, vengono fatti rientrare nei loro paesi con il «lasciapassare» del passaporto ucraino. Si creano in tal modo le basi di una organizzazione paramilitare segreta tipo «Gladio».

Usa e Nato preparano altre operazioni sul fronte meridionale, strettamente connesso a quello orientale. Dopo aver finto per anni di combattere l’Isis e altri gruppi, rifornendoli segretamente di armi attraverso la Turchia, gli Usa e alleati chiedono ora un cessate il fuoco per «ragioni umanitarie». Ciò perché le forze governative siriane, sostenute dalla Russia, stanno liberando crescenti parti del territorio occupate da Isis e altre formazioni, che arretrano anche in Iraq.

Allo stesso tempo la Nato rafforza il sostegno militare alla Turchia, che con l’Arabia Saudita mira a occupare una fascia di territorio siriano nella zona di confine. A tale scopo la Nato, con la motivazione ufficiale di controllare il flusso di profughi (frutto delle guerre Usa/Nato), dispiega nell’Egeo le navi da guerra del Secondo gruppo navale permanente, che ha appena concluso una serie di operazioni con la marina turca. Per lo stesso scopo, vengono inviati anche aerei radar Awacs, centri di comando volanti per la gestione del campo di battaglia.

Nello stesso quadro strategico rientra l’operazione, formalmente «a guida italiana», che la coalizione a guida Usa si prepara a lanciare in Libia, per occupare le zone costiere economicamente e strategicamente più importanti, con la motivazione ufficiale di liberarle dai terroristi dell’Isis. Si prepara così un’altra guerra Usa/Nato, dopo Iraq 1991, Jugoslavia 1999, Afghanistan 2001, Iraq 2003, Libia 2011, Siria dal 2013, accompagnate dalla formazione dell’Isis e altri gruppi terroristi funzionali alla stessa strategia.

Tale operazione è stata concordata dagli Stati uniti non con l’Unione europea, inesistente su questo piano come soggetto unitario, ma singolarmente con le maggiori potenze europee, soprattutto Francia, Gran Bretagna e Ger-mania. Potenze che, in concorrenza tra loro e con gli Usa, si uniscono quando entrano in gioco gli interessi fondamentali.

Oggi 22 dei 28 paesi della Ue, con oltre il 90% della popolazione dell’Unione, fanno parte della Nato, riconosciuta dalla Ue quale «fondamento della difesa collettiva». Sempre sotto comando Usa: il Comandante su-premo alleato in Europa è nominato dal Presidente degli Stati uniti e sono in mano agli Usa tutti gli altri comandi chiave della Nato.

Va ricordato a tale proposito l’orientamento strategico enunciato da Washington al momento dello scioglimento del Patto di Varsavia e della di-sgregazione dell’Urss: «Gli Stati uniti rimangono il solo Stato con una forza, una portata e un'influenza in ogni dimensione – politica, economica e militare – realmente globali. Non esiste alcun sostituto alla leadership americana. Fondamentale è preservare la Nato quale canale della influenza e partecipazione statunitensi negli affari europei, impedendo la creazione di dispositivi unicamente europei che minerebbero la struttura di comando dell'Alleanza».

Non si può pensare di costruire una Europa diversa, senza liberarci dal dominio e dall’influenza che gli Usa esercitano sull’Europa direttamente e tramite la Nato.

Anche perché l’avanzata Usa/Nato ad Est e a Sud già coinvolge la regione Asia/Pacifico, mirando alla Cina, riavvicinatasi alla Russia. È il tentativo estremo degli Stati uniti e delle altre potenze occidentali di mantenere la su-premazia economica, politica e militare, in un mondo nel quale l’1% più ricco della popolazione possiede oltre la metà della ricchezza globale, ma nel quale emergono nuovi soggetti sociali e statuali che premono per un nuovo ordine economico mondiale.

Questa strategia aggressiva ha provocato un forte aumento della spesa militare mondiale, trainata da quella Usa, che è risalita in termini reali ai livelli della guerra fredda: circa 5 miliardi di dollari al giorno. La spesa militare italiana, al 12° posto mondiale, ammonta a circa 85 milioni al giorno. Un enorme spreco di risorse, sottratte ai bisogni vitali dell’umanità.

In tale quadro, particolarmente grave è la posizione dell’Italia che, imprigionata nella rete di basi Usa e di basi Nato sempre sotto comando Usa, è stata trasformata in ponte di lancio delle guerre Usa/Nato sui fronti orientale e meridionale. Per di più, violando il Trattato di non-proliferazione, l’Italia viene usata come base avanzata delle forze nucleari statunitensi in Europa, che stanno per essere potenziate con lo schieramento delle bombe B61-12 per il first strike nucleare.

Per uscire da questa spirale di guerra dagli esiti catastrofici, è fondamentale costruire un vasto e forte movimento per l’uscita dell’Italia dalla Nato, per un’Italia libera dalla presenza delle basi militari statunitensi e di ogni altra base straniera, per un’Italia sovrana e neutrale, per una politica estera basata sull’Articolo 11 della Costituzione, per una nuova Europa indipendente che contribuisca a relazioni internazionali improntate alla pace, al rispetto reciproco, alla giustizia economica e sociale.

lunedì 22 febbraio 2016

The Murder of American Reporter Serena Shim

serena
Aveva parlato dell’infiltrazione di guerriglieri in Siria attraverso la frontiera turca e in diretta televisiva aveva affermato di avere le immagini di questi miliziani che entravano in territorio siriano, nascosti nei camion di organizzazioni umanitarie e del programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.

mercoledì 17 febbraio 2016

ZIKA-ZAN-TRANS-PIGRO



L’affare del zika e le zanzare transgeniche            FONTE
 

di Silvia Ribeiro (*)
 

I dati su cui si basa la dichiarazione di emergenza internazionale per il virus zika sono sorprendenti. Non per i rischi che l’espansione di questo virus comporterebbe, ma per la mancanza di evidenze tali da motivare una così magniloquente dichiarazione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) davanti ad una malattia lieve, con ben scarsi indizi di connessione con affezioni più gravi e senza una prova scientifica. Per supplire a questa assenza, l’ente aggiunge che, dato che il vettore della malattia – la zanzara Aedes Aegypti – è vettore anche del dengue e del chikungunya, si sta lottando contro i tre virus.
 

Questo contesto allarmista, puntato su aspetti singolari – “attacco” al vettore, isolato dalle sue cause – favorisce un approccio ridotto, errato e persino pericoloso. Ad esempio, la società Oxitec, che ha fatto controversi esperimenti con zanzare transgeniche, li promuove ora come “soluzione” (in realtà come affare) dell’espansione del zika, ovviamente senza menzionare i rischi connessi e il fatto che le zanzare transgeniche potrebbero addirittura peggiorare la situazione.
 

Oxitec ha già realizzato esprimenti di liberazione di zanzare transgeniche nelle Isole Cayman, in Malaysia, a Panama e in Brasile. Ha cercato di farlo in Europa, che non lo ha permesso per ragioni di bio-sicurezza e mancanza di studi di impatto. La società ha trovato regolamenti “flessibili” in Brasile, dove ha fatto esperimenti nel Nord-est, anche se non ha ottenere l’autorizzazione di ANVISA, l’autorità sanitaria di quel paese.
 
La sua tecnica è produrre Aedes Aegypti transgeniche manipolate con un gene letale condizionale, che non si esprime se si utilizza l’antibiotico tetraciclina, cosa che si fa nell’allevamento. Poi queste vengono liberate per incrociarsi con zanzare silvestri che, se non incappano nell’antibiotico, produrrebbero una discendenza sterile.

Oxitec riferisce di una riduzione dell’80-90% della popolazione di zanzare nelle zone dell’esperimento. Ma, secondo documentate informazioni di Edward Hammond , Red del Tercer Mundo e di GeneWatch,la realtà è ben diversa.

 

In un rapporto del 2015, Gene Watch spiega che la diminuzione delle zanzare non è provata, perché gli insetti silvestri possono semplicemente essersi spostati in altre zone confinanti. I risultati delle isole Cayman suggeriscono che la tecnica è alquanto inefficace, visto che si sono usati 2,8 milioni di zanzare a settimana per combattere una popolazione silvestre di 20.000 insetti e in ogni modo, anche se vi fu un abbassamento nella zona di liberazione delle transgeniche, ci fu un aumento della popolazione di zanzare nelle zone vicine. E inoltre, anche se provvisoriamente si abbassasse la quantità delle zanzare, non esiste prova, in alcuna parte del mondo, che le zanzare transgeniche abbiano ridotto l’incidenza del dengue né di altre malattie.

 

Al contrario, una delle preoccupazioni sull’impatto delle zanzare transgeniche, in particolare in zone endemiche, è che la diminuzione temporale possa abbassare la resistenza incrociata a vari serotipi del dengue che esiste in quelle popolazioni, favorendo l’avanzamento di forme più aggressive, come il dengue emorragico. Oltretutto lo spostamento di Aedes Aegypti può favorire l’espansione di trasmettitori rivali ,ad es. nel caso del dengue , come l’Aedes Albopictus, che è più difficile da sradicare.

 

Gene Watch dice anche che Oxitec non ha presentato prove che la proteina prodotta dalle zanzare transgeniche, chiamata tTA non abbia effetti allergenici o tossici negli animali e negli esseri umani, nonostante si sia già osservata tossicità e neurotossicità nei topi.

 

 Dal 2015 Oxitec è diventata di proprietà di Intrexon, società di biologia sintetica statunitense, che potrebbe star considerando l’uso di tecnologie di biologia sintetica con le zanzare, più rischiose, come l’uso di conduttori genetici (gene drivers) che potrebbero modificare tutta una popolazione di zanzare in una o due generazioni. Le conseguenze della modificazione di un’intera specie avrebbe implicazioni imprevedibili, compresi impatti potenzialmente seri nell’ecosistema e mutazioni negli agenti delle malattie.

Sono già stati fatti esperimenti limitati di modificazione di insetti con questa tecnica in università degli Stati Uniti, il che ha provocato un’allerta di vari scienziati sui gravi rischi di questa tecnologia, compreso il suo potenziale uso come arma biologica (The Indipendent, 2.8.2015). Ma, in periodo di “emergenza” per il zika, aumenta la propaganda e le pressioni per usare questa tecnologia.

Si tratta di “toppe” tecniche, concepite più come affare che per affrontare davvero i problemi. Oltre agli impatti che portano con sé, sviano la considerazione sulle cause e ritardano la cura reale.

 

Secondo i dati ufficiali, al 2/2/2016 sono stati confermati 404 casi di microcefalia in Brasile.

Solo 17 avevano il virus zika . Si tratta appena del 4,2 per cento dei casi confermati e mostrano solo che il virus era presente, non che fosse la causa della microcefalia, anomalia che ha un ampio spettro di cause possibili, come l’esposizione durante la gravidanza a sostanze tossiche, la denutrizione e altre malattie, tutti fattori di alta incidenza tra la popolazione povera del Nord-est, dove si trova il 98 per cento dei casi riferiti.

 

L’Associazione Brasiliana per la Salute Collettiva (ABRASCO) ha pubblicato una eccellente Nota tecnica e lettera aperta al popolo, facendo notare che l’aumento delle microcefalie potrebbe doversi all’uso di insetticidi e larvicidi che si mettono nell’acqua potabile (!), la cui concentrazione è aumentata nel Nord-Est nel periodo in questione a causa del razionamento dell’acqua a seguito di siccità inaspettatamente più intense del normale. L’Associazione chiede una considerazione più ampia delle cause di microcefalia, all’interno di una strategia decisa con la gente, a partire dalle sue condizioni, il che – al contrario di queste scelte tecniche ad alto rischio – è l’unica forma effettiva di affrontare le epidemia.
 
(*) Ricercatrice del Gruppo ETC -www.etcgroup.org
da: alainet.org; 9.2.2016
 
(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 888, Sesto S.Giovanni)

LA CIA IN UCRAINA

Dall'inizio del conflitto in Donbass non un caso può essere che la CIA abbia avuto un ruolo nelle operazioni interne del Ucraina. I piani per questa operazione risalgono a quando la Russia ha iniziato l'organizzazione dei BRICS nel 2009 dice l'ex agente della CIA David Simpson.
Non molto tempo dopo gli Stati Uniti decisero di sostenere una rivoluzione colorata e installare spie corrotte di loro fiducia che già avevano attive all'interno del governo ucraino, Petro Poroshenko è il più importante.
Durante l'Operazione Majdan, la CIA ha coordinato le squadre di cecchini e la sicurezza per le attività degli Stati Uniti nel governo e il collegamento della attività dell'Ucraina con elementi nazisti finanziando il Settore destro e Svoboda. Queste operazioni comportano generalmente persone che operano sotto copertura diplomatica fuori dell'ambasciata americana a Kiev e case sicure con comunicazioni sicure nelle principali città della zona di conflitto.
Esistono anche strutture in case sicure a Donetsk e Lugansk note solo a singoli ufficiali. queste diventerebbero accessibili solo in caso di emergenze locali o durante l'invasione della RPD e RPL da parte delle forze di Kiev. La possibilità di esposizione viene attentamente valutata e un’operazione all'interno della nostra zona sarebbe possibile solo se, ad esempio, un gruppo di ricognitori militari degli Stati Uniti fossero catturati o in relazione alla decisione di eliminare un obiettivo di alto valore
Le tendenze dei moderni servizi speciali degli Stati Uniti continuano a sottolineare l'affinità della CIA per la copertura attraverso aziende. Utilizzando la "sicurezza privata" gruppi come la Blackwater, Academi e ben altre 20 imprese degli Stati Uniti forniscono alla CIA killer "mercenari" per i loro usi. E' quindi più facile avere personale militare attivo degli Stati Uniti e della NATO dentro e fuori queste unità nel teatro delle operazioni nel Donbass.
Alcune operazioni vedono un utilizzo temporaneo di forze americane, parlano di operazioni come l’eliminazione di Mozgovoi o il tentativo di bombardare il leader i della RPD Zacharchenko. Questi killer aziendali forniscono la copertura alla leadership politica USA che vuole una vittoria occidentale nella guerra Donbass.
I numeri degli agenti CIA noti in Ucraina. Si tratta di un numero limitato di funzionari assegnati sotto copertura diplomatica o aziendale. A meno che uno di questi individui lo ammetta sotto interrogatorio, le possibilità di cattura sono abbastanza remote. Tuttavia la cattura o l'eliminazione di mercenari sponsorizzati dalla CIA è un dato di fatto nella nostra zona di guerra.
Centinaia di questi assassini sono davvero qui ora e vengono utilizzati di routine in operazioni di precisione, nell’intercettare le comunicazioni e nelle operazioni di ricognizione. Essi sono a loro volta supportati dai servizi segreti satellitari NSA che intercettano le comunicazioni e dalla logistica della CIA che cercava madre lingua russi già nel 2012, segno che stavano progettando un operazione a lungo termine in Ucraina molto tempo prima del primo colpo sparato a Majdan
Le attrezzature utilizzate da tali forze, in origine, sono di ottima qualità occidentale. Saranno sterili e non ufficialmente dell’esercito USA. Includono cannocchiali da puntamento di alta qualità e ottiche, sistemi d'arma speciali, dispositivi di comunicazione commerciali di alta qualità e uniformi normalmente non indossate dalle forze statunitensi. In situazioni di emergenza sono attivi elicotteri americani al di fuori dell’Ucraina che possono essere chiamati in supporto come è successo nel 2015 con elicotteri Apache in missione all'interno del Donbas
L'uso di questi mercenari è illegale dal punto di vista delle Convenzioni delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Ma gli Stati Uniti si rifiutano di firmare questi trattati proprio come si rifiutano di sottostare alla Corte Internazionale per legittima paura di essere incriminata per crimini di guerra contro i sui leader ed il suo personale. Se queste persone sono sospettate di appartenenza alla CIA, non vengono segnalate a causa della nostra capacità di intercettazione delle comunicazioni.
Ed anche essere consapevoli che queste forze avranno dei micro chip impiantati del loro corpo per controllo. Questi possono essere rimossi tranquillamente nelle zone interne il più rapidamente possibile dato che la loro presenza è spesso un segno che un'operazione più ampia è in atto.

DONi News Agency, David "Dave" Simpson, ex agente operativo CIA negli anni 92-95 a Riga, Lettonia

Il documentario "Deception: I metodi di Reagan" del regista tedesco Dirk Pohlmann

Il documentario "Deception: I metodi di Reagan" del regista tedesco Dirk Pohlmann trasmesso lo scorso maggio su 'ARTE' il canale intellettuale francese / tedesco. a tarda notte e la mattina presto,non ha generato alcuna reazione.
Non è stato mostrato in Svezia, anche se getta luce su due degli episodi più drammatici nella storia moderna svedese - la paura sovietica U-boat del 1980 che è stato improvvisamente ripetuto nel 2014, e l'assassinio del premier svedese Olof Palme in 1986. Questo film non è un thriller hollywoodiano, ma una sequenza di storie raccontate da persone che hanno volti, nomi, titoli e gradi.

 

martedì 16 febbraio 2016

The Syrian Opposition's NATO Sponsored Apocalyptic Vision For Syria


MASCHIFEMMINISTE

 di Elisa C.           FONTE

Qualche giorno prima del secondo grosso appuntamento delle primarie presidenziali, la tornata del 9 febbraio in New Hampshire, Gloria Steinman e Madeleine Albright hanno suscitato dibattito con due diversi appelli al giovane elettorato democratico femminile a supportare Hillary Clinton. E l’hanno fatto richiamando all’ordine una sorta di solidarietà di genere che vede nel simbolo di una presidente donna un passo importante della lotta antisessista di emancipazione e uguaglianza per la società americana. La Albright, prima donna nella storia del paese a servire come segretario di stato, ha paventato che “c’è un posto speciale in inferno per le donne che non supportano altre donne.” Steinman, icona femminista degli anni settanta, ha suggerito che le giovani elettrici dovrebbero ammettere di star dando la propria simpatia a Bernie Sanders perché è nelle fila del suo partito che i maschi si trovano: una volta ammesso, sarebbe auspicabile che le giovani elettrici ritornassero sui propri passi e dessero il loro supporto e il loro voto alla Clinton. Il creativo supporto di Albright e Steinman per la candidata democratica rientra in un più largo progetto che cerca, tra le personalità mediatiche e pubbliche americane, sponsor che a vario titolo riescano ad intercettare l’immaginario del giovane elettorato democratico per garantire una base forte di appoggio alla Clinton.
Nel 2008 la Clinton aveva perso le primarie contro Barak Obama, e ora si trova in una corsa molto serrata contro Bernie Sanders. Stanno riemergendo nel dibattito politico non solo dei complicati fantasmi riattivati dalla precedente elezione, che nell’immaginario del paese inscenava la contesa della presidenza tra un uomo statunitense nero e una donna statunitense bianca, ma anche delle retoriche complicate e fuorvianti. Trascurando l’intersezionalità delle lotte a vantaggio di alcune finestre identificative (in questo caso il genere), queste retoriche finiscono col distorcere i termini del dibattito politico, evidenziandone alcuni aspetti (la presenza della donna nella politica dei grossi numeri; la complicata presenza del non maschile in dinamiche di rappresentanza che si sviluppano in spazi politici, istituzionali e di potere tradizionalmente occupati da uomini) ed occludendone altri (quali politiche vengono proposte o difese in un determinato programma elettorale piuttosto che in un altro; di cosa si parla quando si parla di femminismo e di emancipazione femminile; quale tipo di discorso sull’emancipazione un certo candidato politico mette a profitto; e via dicendo).
Nel caso della Clinton, la preoccupazione retorica e simbolica di completare la parabola emancipatrice femminile americana con l’elezione di una presidente donna sembra circoscrivere i termini della discussione politica ad un problema - quasi essenzializzato - di presenza della “tipologia donna” nell’istituzione americana. E così, questa tipologia sociale viene svuotata di contenuti materiali e critici sia rispetto al programma della Clinton, che verso il tipo sociale che la Clinton ritiene di rappresentare e difendere all’interno della società americana, cioè rispetto alla sua stessa storia politica. 
La Clinton si fa portavoce di un femminismo liberista, bianco, retorico e di immagine, con dei più che evidenti sottotoni imperiali: coerente con il discorso sull’eccezionalismo americano e con una concezione universalistica della democrazia statunitense e delle sue applicazioni, tale femminismo ignora differenze circostanziali, diseguaglianze strutturali e le loro specificità - sottovaluta dunque come l’identificazione di genere (il fatto di identificarsi o essere identificati come donna, uomo, lesbica, omosessuale, transessuale, ....) si somma, nella realtà, a svariati meccanismi di controllo economici e sociali che le politiche interne ed estere a cui la Clinton ha aderito nel passato rafforzano anziché che combattere. Esempi rilevanti in merito sono le riforme passate durante la sua permanenza alla Casa Bianca come first lady: il rafforzamento della pena di morte e del sistema carcerario che ha trovato un’enorme espansione negli anni Novanta durante la presidenza di Clinton, e l’indebolimento dei sistemi di welfare secondo dei dispositivi che mettono in moto la divisione razziale americana e i pregiudizi che la innervano per indebolire non solo la distribuzione di aiuti, ma anche il quadro culturale e sociale all’interno del quale tali aiuti sono distribuiti. La Clinton, che aveva perso la corsa presidenziale con Obama anche a causa del nodo fondamentale del suo voto a favore della guerra in Iraq nel 2003, si è continuata a mantenere su posizioni interventiste in merito all’Afghanistan e all’Ucraina, e si fa portavoce del diritto di Israele all’autodifesa. Come segretario di stato, ha ripetutamente lavorato ai tavoli di pace tra Israele e Palestina senza assumere una linea dura contro militarizzazione dei territori palestinesi occupati - questo tema aveva invece rappresentato ragione di alleanze tra attivisti del movimento Black Lives Matter e attivisti palestinesi incontratisi, dopo i fatti di Fergusson, sul fronte comune dell’opposizione all’occupazione militare delle città, e alla militarizzazione delle forze di polizia.
Il 9 febbraio nel New Hampshire, nelle fila democratiche Sanders ha staccato la Clinton di 30 punti percentuali, prendendo il 60.4% di preferenze e 10 delegati, contro le 30.% della contendente che ha ricevuto il 30.8% delle preferenze con 9 delegati (i superdelegati hanno avuto un peso nel conteggio totale). Delle elettrici tra i 18 e i 29 anni,  l’82% ha dato il proprio appoggio a Sanders, e solo il 18% delle preferenze è andato alla Clinton. In questi giorni, diversi media americani suggeriscono che la generazione cresciuta durante la guerra in Iraq stia dimostrando attraverso questo voto la propria sfiducia alle politiche di guerra. Inoltre e in particolar modo, l’aumento del precariato giovanile del 16% sta rendendo la piattaforma di Sanders (più radicale in termini di riduzione ed eliminazione del debito scolastico e del costo degli studi, come pure rispetto alle tutele sanitarie universali) più interessante di quella della Clinton. Al di là delle questioni di rappresentanza poi, il fatto di discreditare la decisione o l’operato di attvist* o elettor* che scelgono di identificarsi con la piattaforma elettorale di Sanders, invocando scelte di pancia e simpatie fallocentriche, è significato ridicolizzare il peso delle posizioni politiche e strategiche che possono aver portato la base elettorale a questa scelta, nonché a obliterare volontariamente l’operato e i contesti di provenienza di attivist* impegnat* su fronti eterogenei, dal sindacalismo di base in supporto a lavoratrici e madri single, all’organizzazione attorno alla gestione delle migrazioni, dell’abolizionismo carcerario, al lavoro di educazione e sensibilizzazione con vittime di molestie, sulla questione della rape culture nella società americana, alle lotte contro la militarizzazione delle forze dell’ordine.
A seguito delle tirate d’orecchie di Steinman e Albright, diverse lettere aperte sono cominciate a circolare in rete - tutte per rivendicare la scelta politica non fatta (a supporto della Clinton), e rimandare al mittente l’invito ad interrogare il significato e i termini della propria prassi femminista.

sabato 13 febbraio 2016

BUSINESS !!


Per gli esportatori di "democrazia" la vita è solo  business 


Una pistola giocattolo è costata la vita al ragazzo 12enne
L’amministrazione della città americana di Cleveland pretende 500 US dalla famiglia del 12enne afroamericano ucciso dalla polizia nel novembre del 20014
Nella richiesta, che è stata presentata al Tribunale, viene affermato che la famiglia dell’ucciso Tamir Rice non ha pagato 500 US per la chiamata dell’ambulanza e per il trasporto del ragazzo poi deceduto in ospedale.
Il 12enne Tamir Rice era stato ferito a morte nel parco giochi il 22 novembre del 2014. Uno degli abitanti del luogo aveva telefonato al numero di emergenza riferendo che un ragazzo camminava per la strada con una pistola in mano, molto probabilmente, giocattolo. L’operatore aveva girato le informazioni alla polizia ma solo in parte. L’ufficiale Loehmann e il suo collega Frank Garmbek avevano deciso che l'arma era vera e hanno ucciso l’adolescente
Secondo gli agenti Tamir aveva messo mano alla cintura e preso la pistola quando aveva visto i poliziotti. In realtà si è scoperto come l’arma fosse una pistola giocattolo.
- E' disumano – mandare il conto ad una famiglia cui la polizia ha ucciso il figlio. Questa famiglia dovrebbe rivendicare i danni al governo. Le hanno intentato una causa - è un insulto - ha detto Subodh Chandra, l’avvocato della famiglia
Un altro avvocato della famiglia Jonathan Abadi ha definito la causa intentata dalle autorità cittadine una mistificazione.
E’ evidente che si tratta di un’azione premeditata da parte delle autorità di Cleveland, - ha detto.
La decisione del tribunale che ha assolto gli agenti nel dicembre dello scorso anno, ha portato immediatamente la popolazione ed i parenti del ragazzo ucciso a chiedere un'indagine federale e a pretendere le dimissioni del procuratore della Contea di Kuyahoga Timothy J. McGinty
La famiglia di Tamir Rice afferma che gli agenti Loehmann e Garmbek non hanno cercato di rianimare ne fornire un primo soccorso al ragazzo dopo averlo ferito
Invece lo hanno ammanettato. La scena è stata vista dalla sorella di Tamir di 14 anni che ha testimoniato che gli agenti misero i fratello in una macchina della polizia.
Tamir morì a causa delle ferite in ospedale il giorno seguente.
Il rapporto della polizia dichiarava che il ragazzo dimostrava molti più anni della sua età
McGuinty ha criticato la stampa per la divulgazione di queste dichiarazioni e per gli altri elementi di prova pubblicati
- Il Procuratore McGuinty ha deliberatamente sabotato l'indagine. Si comportava come avvocato della polizia, - dice la madre Samaria Rice, la madre di Tamir.
Le autorità cittadine hanno preteso che la famiglia del ragazzo ucciso paghi i 500 US relativi ai servizi del Pronto Soccorso entro il prossimo 11 marzo
Questa non è la prima volta che alle vittime della polizia vien chiesto un pagamento. Gli agenti della polizia di Chicago che ha sparato a morte ad uno studente 19enne di colore Quinton Legriera e alla madre di cinque figli che aveva assistito all'incidente, ha intentato una causa contro la famiglia dell’adolescente chiedendo un risarcimento per danni morali ricevuti. La somma richiesta è stata di 10 milioni di US .

giovedì 11 febbraio 2016

mercoledì 10 febbraio 2016

WURSTEL ALLA TURCA CON SALSA KETCHUP

A volte quello che si dice va calibrato nel contesto nel quale lo si dice e non c’è dubbio che l’incontro tra la Cancelliera Merkel e il Primo Ministro turco Davutoglu ha fornito l’occasione giusta per Berlino di rispolverare una qualche funzione nello scacchiere internazionale. All’uopo la Cancelliera Merkel si dice “disgustata” dai raid russi in Siria. Sì, disgustano i raid di Mosca sulle truppe dell’Isis e, ancor più, sulle piste che i macellai di Al-Baghdadi utilizzano per il trasporto di petrolio, armi e rinforzi che, con l’aiuto diretto in molti casi e la compiacenza in altri, vedono il sostegno della Turchia al Califfato.
Si deve quindi prendere atto che il sostegno al regime genocida di Ankara ed alle sue pretese di conquista sulla Siria produce una inedita emotività tedesca, visto che in tutti questi anni, mentre la Siria veniva devastata dai raid dell’Occidente, Berlino non aveva provato uguale disgusto.
Ovviamente la Merkel non si dice disgustata per l’ormai impresentabile volto del regime turco, autentico buco nero del diritto e della democrazia. E’ del resto inutile ricordare i legami profondi tra la Germania e la Turchia, anche solo per i 18 milioni di turchi che vivono (e molti votano) in terra tedesca. Negli ultimi tempi, a seguito dell’impennarsi dei flussi migratori e sotto la pressione della destra xenofoba tedesca, che accusa la Merkel di debolezza per la scelta di lasciar passare i profughi siriani (non a caso quelli più preparati), il governo della Cancelliera, preoccupato per il calo di consensi interni, ha scelto di muoversi per fermare i flussi non alle proprie frontiere ma impedendone l’arrivo.
E l’unico modo era quello di coinvolgere l’alleato turco, impegnato da mesi in uno scontro al calor bianco con Mosca. La finta indignazione di queste ore verso i raid russi in territorio siriano è quindi solo il sostegno politico con la quale Berlino paga Ankara affinché blocchi i profughi diretti in Germania.

Ma non solo di sostegno politico si tratta. Berlino sì tutela i suoi confini chiedendo ad Ankara di fungere da filtro per i migranti che hanno scelto la Turchia e quindi i Balcani come passaggio verso l’Europa continentale, particolarmente verso Austria e Germania. Ma il vorace Erdogan non muove un dito senza la moneta che corre, ed ha quindi prontamente battuto cassa, sapendo di trovarsi in una posizione privilegiata verso Berlino. In cambio dell’opera di filtro - che sostanzialmente consiste in un vero e proprio blocco turco che impedisce ad una parte significativa dei migranti di proseguire verso l’Europa - la Germania ha quindi accettato di sostenere anche economicamente il regime di Erdogan con tre miliardi di Euro supplementari a sostegno dell'impegno turco con i migranti.

Sembrerebbe quindi esserci un cambio di strategia rispetto al passato, anche quello più recente, quando all’Italia che chiedeva aiuti economici per fronteggiare l’ondata migratoria sulle sue coste, quei finanziamenti venivano negati proprio da Berlino, Londra e Parigi.

Nemmeno si volle finanziare la missione Mare Nostrum, che funzionava, utilizzando cavilli politicisti e giuridici in forza dei quali si è scelto di dare vita a Triton, che non soccorre i migranti ma difende i confini, trasformando il soccorso in mare in un blocco in mare.

Ora, come sempre succede per ogni singolo aspetto delle politiche europee, quando la Germania si muove lo fa nel suo unico interesse e, particolare non secondario, mentre raccoglie i crediti, accolla al resto della UE le relative spese.

Prova ne sia che dei tre miliardi promessi Berlino spenderà solo per la sua quota parte, pur essendo quei miliardi a diretto beneficio di Berlino. Proprio su questi aiuti ha alzato la voce Renzi alla vigilia dell’incontro con la Cancelliera, salvo poi mettersi la coda tra le gambe quando la stessa gli ha ricordato che il diritto di voto italiano è roba da dibattito accademico, non altro.

E a dimostrare come sia l’interesse tedesco e non una malintesa preoccupazione per i diritti umani, si può sottolineare come il disgusto della Cancelliera sia davvero passeggero. Se infatti Berlino volesse davvero dimostrare la sua lontananza da Mosca, sarebbe sufficiente che annullasse o congelasse il progetto North-Stream. Un progetto che prevede il passaggio del gas russo attraverso l’Est Europa per finire poi in Germania, da dove successivamente - ed al prezzo che Berlino riterrà congruo - giungerà agli altri paesi europei.

Il North Stream è nato per iniziativa tedesca dopo che il South Stream, che vedeva invece tutt’altro percorso per le pipeline e che coinvolgeva anche l’Italia, è stato congelato come effetto delle sanzioni europee e statunitensi verso la Russia a causa della crisi Ucraina.

Si potrebbe obiettare che la Germania insiste però nel mantenimento delle sanzioni verso Mosca. Ma anche qui è solo convenienza. Berlino insiste nelle sanzioni contro Mosca perchè esse colpiscono in minima parte l’import-export della Germania rispetto a quello dell’Italia o della Francia; e soprattutto, il mantenimento delle sanzioni permette il permanere del congelamento del South Stream e, di converso, l’accelerazione verso il North Stream.

Notizia gradita anche per gli USA, che nelle sanzioni verso Mosca vedono uno stop alle esportazioni russe, un isolamento politico del Cremlino ed un consistente contributo alla decrescita russa. Peraltro, l’eccesso di offerta di petrolio fornisce una ulteriore ragione di convenienza a chi ritiene che, dato anche il recente ritorno dell’Iran sul mercato del greggio, ridurre le esportazioni russe aiuti a contenere l’offerta e a non far così abbassare ulteriormente il prezzo del barile.

C’entrano poco quindi le preoccupazioni sulla sorte della popolazione siriana, ancora una volta usata come arma di propaganda da chi prima gli ha scatenato una guerra per procura, poi cerca d’impedire che fugga dall’orrore, e infine la utilizzi sopra e sotto il tavolo dei suoi interessi. Una maggiore decenza s’imporrebbe, ma al momento la si può trovare solo schiacciata sotto teutonici tacchi.


 di Fabrizio Casari

FONTE

venerdì 5 febbraio 2016

EUROPA;PRIMA DEL PIANO MARSHALL (+aggiornamento)

FONTE 

Secondo un articolo 
del  Telegraph, il direttore statunitense della National Intelligence è stato recentemente incaricato dal Congresso per "condurre una revisione importante nel finanziamento clandestino russo dei partiti europei negli ultimi dieci anni." Questa rivelazione oltre ad alimentare la "russofobia" ha lo scopo di mettere in guardia entità politiche disobbedienti ancora popolari in tutta Europa e ridimensionare le loro ambizioni per riequilibrare i ruoli e il peso dei loro stati nazionali all'interno dell'Unione europea. Quindi, in base alla storia del Telegraph, qualsiasi politico europeo che osa mettere in discussione l'espansione verso est della NATO, la politica delle anti-sanzioni alla Russia, o la posizione europea vigente sul conflitto ucraino è essenzialmente uno strumento inconsapevole di "guerra ibrida della Russia."
  In realtà, qualsiasi osservatore imparziale potrebbe porre alcune semplici domande: Perché diavolo agenzie di intelligence statunitensi si preoccupano per la sicurezza interna dell'Europa Non sono forse gli stessi agenti che finanziano, reclutano, e controllano innumerevoli organizzazioni politiche, individui e mezzi di comunicazione sul continente europeo? Perché  così sfacciatamente rivelano il loro dominio in Europa?
Un politicamente corretto sosterrebbe che gli Stati Uniti hanno salvato l'Europa dalla "minaccia comunista", dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha facilitato la sua ripresa economica rapida, ed è ancora  a salvaguarda del continente sotto il suo ombrello nucleare. Forse. Ma una revisione del contesto storico non deve iniziare con il piano Marshall . Prima di tutto, è stato lanciato nel mese di aprile 1948. Dal momento che i nazisti capitolarono nel maggio 1945, un lettore disinformato potrebbe dedurre che gli Stati Uniti avessero elaborato un programma di massicci investimenti per l'Europa già tre anni prima e ... lui si sarebbe sbagliato . Secondo,alla  Conferenza di Quebec, "OTTAGONO",nel settembre del 1944, il presidente Roosevelt e il segretario al Tesoro Henry Morgenthau Jr. presentarono al premier britannico Winston Churchill il loro programma di post-Surrender per la Germania . Tale documento strettamente confidenziale prevede la partizione e completa deindustrializzazione dello stato tedesco. Secondo il piano, la Germania doveva essere diviso in due stati indipendenti. I suoi epicentri delle miniere e dell'industria, tra cui il Protettorato della Saar, la valle del Ruhr, e Alta Slesia dovevano essere internazionalizzato o annessa alla Francia e Polonia. Di seguito sono riportati alcuni estratti:
  • I [US] forze militari al momento dell'entrata in aree industriali [tedesco] devono distruggere tutti gli impianti e le attrezzature che non possono essere rimossi immediatamente.
  • Non più di 6 mesi dopo la cessazione delle ostilità, tutti gli impianti e le attrezzature non distrutto da un'azione militare industriali devono essere o completamente smantellati e rimossi dalla zona o completamente distrutti.
  • Tutte le persone all'interno della zona dovrebbero essere fatti per capire che questa zona non sarà di nuovo permesso di diventare una zona industriale. Di conseguenza, tutte le persone e le loro famiglie nella zona detenendo abilità speciali o formazione tecnica dovrebbero essere incoraggiati a migrare definitivamente dalla zona e devono essere il più ampiamente dispersi possibile.
  • Tutte le stazioni radio tedesche e giornali, riviste, settimanali, ecc devono essere sospesi fino a controlli adeguati sono stabiliti e un programma appropriato formulati.
Questo è stato il programma di recupero del dopoguerra originale per la Germania, noto come il Piano Morgenthau . Il famigerato Joint Chiefs of Staff direttiva 1067 ( JCS 1067 ) indirizzata al comandante in capo delle forze di occupazione in Germania, che è stato ufficialmente rilasciato nel mese di aprile 1945, è stato pienamente in linea con tale documento.
Divisione della Germania in base al Piano Morgenthau 1944 Map-D-1939mod23var121
Il piano rapidamente si rivelò  essere un errore strategico. Gli Stati Uniti hanno sottovalutato l'impatto ideologico e culturale dei sovietici  sulle società europee. Gli strateghi americani non sono riusciti a capire l'attrazione verso un sistema socialista desiderato dalla maggior parte della popolazione delle nazioni liberate. Una vasta gamma di politici pro-socialista e pro-comunista hanno  cominciato vincere le elezioni democratiche e guadagnare influenza politica non solo in Europa orientale, ma anche in Grecia, Italia, Francia e altri paesi europei. Così Washington capiscee che la sua forzata deindustrializzazione dell'Europa potrebbe divenire reindustrializzazione in stile sovietico e l'eventuale dominio russo del continente ... Pertanto gli Stati Uniti hanno dovuto sostituire tempestivamente il Piano Morgenthau con uno chiamato dopo il segretario di Stato George Marshall ...Nel corso di quattro anni ha fornito l'Europa di 12 miliardi di dollari in crediti, donazioni, contratti d'affitto, ecc, al fine di acquistare ... macchine americane e altri beni. Anche se il piano indubbiamente rinverdisce le economie dell'Europa, il suo più grande effetto positivo era ... l'economia americana in sé! Contemporaneamente una ondata di repressione politica è stata lanciata in tutta Europa, in particolare in Germania.
I media hanno in gran parte dimenticato un'iniziativa sovietica, proposta nel 1950, di ritirarsi dalla DDR e di riunificare una neutrale, non allineata, smilitarizzata Germania entro un anno dalla conclusione di un trattato di pace. È un dato di fatto, la risoluzione adottata nel corso della riunione di Praga dei Ministri degli Esteri del blocco sovietico il 21 Ottobre 1950 ha proposto l'istituzione di un Consiglio Costituente tutto tedesco, con pari rappresentanza da GermaniaEst e Germania Ovest per preparare  la formazione di un "unico  governo provvisorio, sovrano, democratico e amante della pace"in una Germania unita. Inutile dire,che il governo degli Stati Uniti e l'amministrazione della Germania Ovest in Bohn si oppose con forza alll'iniziativa. Mentre un plebiscito sul tema "Sei contro la rimilitarizzazione della Germania e in favore della conclusione di un trattato di pace nel 1951?" È stato annunciato in entrambe le metà dello stato diviso, che il referendum si è svolto e ufficialmente riconosciuto solo in Germania orientale ( con il 96% dei voti "sì"). VTEK Le autorità della Germania occidentale controllata dagli Stati Uniti  non sono riusciti a rispondere in modo veramente democratico. Hanno rifiutato di riconoscere i risultati preliminari del referendum che si erano  otttenuti nel febbraio 1951 (dei 6,2 milioni di cittadini federali che avevano preso parte entro giugno 1951, 94,4 % ha anche votato "sì") e ha introdotto la draconiana cauto Criminal Law Amendment Act (del 1951 Blitzgesetz) il 11 luglio in base a tale normativa, chiunque colpevole di importazione di letteratura proibita, criticare il governo, o avere contatti non dichiarata con i rappresentanti della DDR , ecc doveva essere perseguito per "alto tradimento", che era punibile con 5 a 15 anni di carcere. Di conseguenza, tra il 1951 e il 1968, 200.000 dei 500.000 membri del partito comunista e di altri gruppi di sinistra in Germania sono stati accusati in base a questa legge. Diecimila persone sono state arrestate e la maggior parte di coloro che sono stati epurati da cariche istituzionali non hanno ripreso le loro attività politiche. Ulteriori modifiche legislative nel 1953 in realtà hanno abolito il diritto di tenere liberamente raduni e manifestazioni, e nel 1956 il Partito Comunista di Germania è stato vietato. [Maggiori dettagli possono essere trovati nel 2012 il documentario di Daniel Burkholz Verboten - Verfolgt - Vergessen ( (Forbidden-Followed-Forgotten. Half a Million Public Enemies ), Che è sorprendentemente disponibile su YouTube].
La repressione politica che si è verificata in Germania dal 1950 al 1980, ed eventi simili verificatesi in altri paesi europei nello stesso periodo, è un argomento molto tabù. Operazione Gladio in Italia, i crimini del regime dei Colonnelli in Grecia, e gli omicidi controversi dei politici europei realistici che apertamente sostenevano il compromesso storico con il blocco sovietico - come premier italiano Aldo Moro (1978) e lo svedese PM Olof Palme (1986) - tutti hanno ricevuto molto di più l'attenzione dei media. Le rivelazioni fatte da un ex corrispondente della Frankfurter Allgemeine Zeitung, Udo Ulfkotte, nel suo libro Gekaufte Journalisten ( "acquistato giornalisti") circa il meccanismo di controllo dei media in Germania (ricordate il Piano Morgenthau?) Rappresentano solo la punta di un iceberg. La quasi totale assenza di reazione visto a Berlino dopo la comunicazione di Edward Snowden del spionaggio elettronico coperta di routine condotta contro leader tedeschi da parte della NSA significa che in realtà, la Germania ha riconosciuto la sua perdita di sovranità sul proprio paese e, quindi, non ha nulla da perdere.
Così, dopo l'assunzione di tutti questi fatti presi in considerazione e rileggere l' articolo del Telegraph, sei ancora così sicuro che gli Stati Uniti siano davvero il custode della sovranità dell'Europa? Non è forse più probabile che utilizzando la presunta "minaccia russa" per controllare e vessare l'establishment politico e della società civile in Europa, Washington sta facendo progressi verso un obiettivo semplice e primitivo - che è di limitarsi a mantenere le sue pecore all'interno dell'ovile?

(aggiornamento)

in realtà  Wikileaks  ci prospetta una realtà completamente opposta

http://ilcappellopensatore.it/2015/08/lega-nord-diplomazia-usa-pt-1/ 

 http://ilcappellopensatore.it/2015/08/lega-nord-diplomazia-usa-pt-2/

giovedì 4 febbraio 2016

Ucraina,maschera di una rivoluzione

Il documentario incisiva da Paul Moreira "Ucraina, Les Masques de la Revolution" [Ucraina: Maschere della rivoluzione], pubblicato il Lunedi notte da Canal +, ha creato un fermento sia in Ucraina che in Francia ben prima della premiere. Domenica scorsa il Ministero degli Esteri ucraino ha riferito in Facebook che il loro ambasciatore in Francia, aveva inviato una lettera indignata al Canal + dove ha condannato il documentario come un "un opuscolo all'altezza dei peggiori tradizioni di disinformazione" "utilizzando metodi primitivi di manipolazione giornalistica, tra cui il gestione dei commenti degli intervistati, distorto in traduzione e fatti e le immagini puramente inventato ". Lo stesso giorno Le Monde ha raddoppiato la pressione su Canal + . Paul Moreira ha risposto con calma e rispetto ai suoi critici con un post dettagliato tradotto in inglese qui .                              link video
Si prega di guardarlo con attenzione. E cerchiamo di capire perché ha fatto infuriare tanto la Kiev ufficiale.
Per essere onesti, il capolavoro non ha rivelato nulla di nuovo. Finora ci sono stati un sacco di studi specifici da parte di organizzazioni internazionali, organizzazioni non governative, gli individui interessati ecc su diversi aspetti della "rivoluzione della dignità": che effettivamente ucciso il "celeste cento" , quello che è successo a Odessa maggio 2014 , che cosa sta succedendo nella zona di "operazione antiterrorismo" nel sud-est dell'Ucraina, dove sono le " truppe russe " e dove sono i mercenari occidentali ci ... Ma la maggior parte di loro sono stati ignorati con successo dai media occidentali tradizionali, legati alla loro agio miti sulla euromaidan.
Il pericolo principale del Paul Moreira strazianti 50 minuti lungo documentario è che esposto tutti di fondamentale importanza bugie e messo a tacere i fatti di "rivoluzione della dignità" e dei suoi agenti in forma concentrata al canale televisivo francese con sede.
Paul Moreira non ha fatto nulla, ma ha mostrato una verità semplice e onesto - non vi era alcuna dignità in quella "rivoluzione". Non vi è alcuna "scelta di civiltà libero" e "autorità indipendenti e legittime" in Ucraina di oggi. Ci sono gangster con licenza di uccidere e derubare, psicopatici e criminali del "parlamento democratico", in parallelo esercito nazista di ispirazione, funzionari stranieri che manipolano il processo politico in un paese sovrano, i media sotto controllo nazionalista totale ecc La sua argomentazione e l'immagine sono così evidente, eloquente e brillante che non vi è alcun modo ragionevole per confutarle. Qui è la causa di isteria e chiede di bandire (che paradossalmente ha innescato senza precedenti l'attenzione del pubblico al film ben oltre Francia) - capiscono che una discussione aperta e leale porterebbe rivelazioni ulteriormente indesiderati contro i governanti interim a Kiev.

mercoledì 3 febbraio 2016

Attilio Folliero: In Italia la repressione della libertà di manifest...

Attilio Folliero: In Italia la repressione della libertà di manifest...: Attilio Folliero, Caracas 02/02/2016 Vedasi anche: Le azioni di protesta ed articoli di Marinella Correggia Momento in cui Marinella...

Quando anche lo stesso   Foreign Affairs ammette spudoratamente  l'utilizzo da parte di Kerry di Al Qaeda per costringere Assad a "negoziare" che è un modo gentile per dire "fare la fine di Gheddafi"