involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

mercoledì 29 agosto 2012

Vanini e la teologia economica bocconiana

FONTE


Trascrizione parziale dell’intervento di Diego Fusaro durante la presentazione del suo libro “Coraggio” (Raffaello Cortina, 2012), svoltasi il 22 giugno 2012 a Taurisano (Le), presso la casa natale di Giulio Cesare Vanini. La trascrizione è stata eseguita da Mario Carparelli e rivista da Diego Fusaro.
Viviamo in un’epoca del coraggio oppure no? Io credo che se l’epoca dei greci era l’epoca del coraggio per eccellenza e la modernità invece tende a essere un’epoca centrata su altre virtù, a voler essere benevoli, oggi invece viviamo in un’epoca totalmente post-eroica in cui del coraggio non c’è più nulla. Viviamo nell’epoca in cui trionfano altre virtù, se volete, in cui trionfa l’adattamento, in cui trionfa la rassegnata accettazione.

Basta fare anche una rapida incursione nella costellazione semantica della filosofia oggi più in voga e vi accorgerete che trionfano quelle che sono state giustamente definite le “passioni tristi” con stigma spinoziano: disincanto, cinismo, rassegnazione, accettazione dell’esistente. Mai coraggio, naturalmente. Mai coraggio.

Viviamo appunto nell’epoca anti-eroica in cui il più grande imperativo, il più grande credo della nostra epoca è quello di accettare l’esistente così com’è. Potremmo dire: il comandamento del nostro tempo è quello “non avrai altra società all’infuori di questa”.Quindi viene destrutturato il presupposto stesso del coraggio, che è quello di agire, nonostante tutto, in vista di qualcosa di diverso e di migliore.

Gli intellettuali, oggi, altro che essere intellettuali vaniniani o fichtiani! Sono intellettuali totalmente organici al capitale, direbbe Gramsci, totalmente organici alla strutturazione reale e simbolica dell’esistente.

Oggi la funzione di apologetica dell’esistente non è compiuta da sacerdoti o monaci: è compiuta dagli operatori dei mass media, dai giornalisti, dagli intellettuali che duplicano incessantemente a livello simbolico la realtà così com’è, presentandola appunto con i tratti degl’intrascendibilità, della fatalità, della destinalità e così via.
Il mondo capitalistico, come sapete, non pretende mai di essere il migliore possibile, ma semplicemente nega in partenza la possibilità di alternative, questa è la contraddizione: convince le nostre menti di essere in qualche misura il solo mondo possibile. Autoelimina le possibili alternative. Questo è il grande problema dell’ideologia come lo identificava Marx . Cioè l’ideologia rende naturale ciò che è invece storico e sociale. Questo fa. Fa esistere la borsa, le leggi, le istituzioni economiche con lo stesso statuto ontologico di montagne, alberi, di cose della natura che non possono essere criticate né tanto meno trasformate.

Per cui allora qual è il coraggio fondamentale, oggi, nell’epoca post-eroica, nell’epoca della viltà generalizzata, potremmo dire. Dal mio punto di vista, il coraggio, oggi, sta anzitutto nel riprendere la funzione critica della filosofia, nel ritornare a Vanini, se volete; nel ritornare a Fichte e a Spinoza, i più grandi pensatori moderni del coraggio, ma poi anche tornare ai greci e alla civiltà del coraggio.

Appunto, il grande gesto del coraggio oggi deve essere quello di dire di no, di cercare una ulteriorità nobilitante rispetto all’esistente.

Una prima forma di coraggio – perché bisogna sempre partire dalle cose piccole per poi avere delle trasformazioni in grande – secondo me, una grande forma di coraggio ,oggi, e mi rivolgo soprattutto ai giovani, è quella di iscriversi a filosofia all’università, ad esempio. Perché ci vuole coraggio, appunto. Perché fin dal liceo venite continuamente bombardati con una forma di terrorismo psicologico per cui “chi si iscrive a filosofia non trova posti di lavoro, fate economia!”, cioè la teologia del nostro tempo.

La teologia oggi non è quella che appunto combatteva Vanini. Se oggi Vanini fosse in vita, secondo me, combatterebbe la teologia economica bocconiana nei governi tecnici. Quella è la teologia: il monoteismo del mercato, i mercati, le borse, in cui appunto stiamo di fronte alla borsa come se fosse qualcosa che non abbiamo prodotto noi. Voglio dire: l’abbiamo posta noi, possiamo anche toglierla.

Viviamo in maniera ineluttabile le leggi che abbiamo posto noi in essere. Questo è il paradosso del feticismo, come lo chiamava Marx. Per cui chi si iscrive a filosofia oggi fa già un gesto di grande coraggio, di grande rifiuto integrale di questo orrore, di questa “compiuta peccaminosità”, come la chiamava Fichte, in cui siamo situati. Iscriversi a filosofia già è questo, è già mettere in discussione l’intrascendibilità dell’esistente. Per cui appunto il coraggio è sempre coraggio filosofico e si inizia appunto a essere coraggiosi quando si fa filosofia.

*

Sugli intellettuali si può fare un discorso più ampio, perché li vediamo operativi continuamente intorno a noi. E mi piaceva soprattutto ricordare a questo proposito la definizione che degli intellettuali dava il grande filosofo e sociologo francese Pierre Bordieu il quale diceva che “gli intellettuali sono la parte dominata della classe dominante”. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che gli intellettuali sono in qualche misura dominanti, perché hanno un capitale culturale, quindi sono al di sopra di chi non ha nulla, di chi è ignorante, potremmo dire, ma sono anche dominati, all’interno della classe dominante, perché devono vendere il loro capitale culturale appunto ai capitalisti al potere. E quindi questo capitale culturale non può mai confliggere con l’ordine del potere funzionale al mantenimento dell’apparato capitalistico. E quindi ecco svelato l’arcano: deve sempre essere in qualche misura, interno, organico a questo sistema.

A me quello che stupisce sempre quando penso al processo di Vanini, ma anche di Bruno, è una cosa. Ovviamente mi stupisce moltissimo il trattamento: uno che pensa certe cose viene perseguitato e messo a morte. Un’indignazione morale totale quella che suscita in noi questo. Però penso anche a quanto fosse debole un sistema politico di quel tipo, che doveva mettere a morte chi la pensava diversamente. Oggi invece uno può pensare tutto quello che vuole. Può pensare anche che viviamo nel peggiore dei mondi possibili, che il capitalismo procura asservimento, precariato, schiavitù salariata. Può dirlo anche in pubblico, tanto non gli capita nulla. Perché questo è il totalitarismo perfetto. È quello che assimila immediatamente anche la critica. È quello che metabolizza la critica e che potremmo dire, come già diceva Adorno, “rende merce anche la critica stessa”.

Non a caso abbiamo libri, compresi i miei, lo dico subito, che sono ipercritici verso il capitalismo e vengono messi in commercio dal capitalismo stesso. Questo è il totalitarismo perfetto: morbido, flessibile, accomodante, accogliente, permissivo. Ci pone tutti nella condizione dei carcerati che amano la cella in cui sono imprigionati.
Questo deve dire la filosofia oggi. Deve dire che questo è il mondo della “compiuta peccaminosità”, come diceva Fichte, o il mondo dell’”animalità dello spirito”, come diceva Hegel. Ogni filosofia che dica che questo mondo, tutto sommato, non va male, come le filosofie di certi intellettuali che scrivono su “Donna Moderna” anche, che dicono che questo mondo è il mondo della tecnica – perché loro parlano sempre con frasi heideggeriane –  è terribile, ma è il solo possibile, non possiamo farci nulla. Ogni tentativo di cambiarlo, fallisce. Mi viene in mente quella canzone degli anni ‘60 di Bobby Solo: “è stato bello sognare, non c’è più niente da fare”.

Questi intellettuali sono i peggiori, secondo me, perché fanno la critica radicale del mondo in cui vivono e poi la disinnescano dicendo che è il solo possibile. Lukàcs li chiamava già a suo tempo “gli intellettuali del grande hotel abisso”, quelli che stanno nel comfort delle stanze dell’albergo, ogni tanto si affacciano sull’abisso e poi si ritraggono impauriti nell’agio delle merci e dei comfort del loro hotel. Eccoli qua gli intellettuali, voilà sono questi.

Oggi si tratta di riscoprire il coraggio della “parresia”, come la chiamava Foucault, cioè sbattere la verità in faccia al potere. Ma questo non basta, ci vuole poi la conseguente azione che deve seguire a questa “parresia”, cioè “agire agire agire”, come diceva Fichte, agire socialmente per cambiare lo stato di cose.

Non ci si venga a dire che il mondo del precariato, il mondo senza futuro, il mondo che ci condanna all’orizzonte unico della merce, in cui tutto diventa merce anche a livello immaginativo e simbolico – debiti e crediti nelle scuole, l’azienda Italia, il capitale umano e queste cose qui – sia un mondo tollerabile. È il mondo della totale peccaminosità e come tale deve essere denunciato e poi contrastato in maniera politica, secondo me. Per questo lo ripeto: Vanini, se fosse vivo, cosa farebbe? Come manifesterebbe il suo coraggio? Dicendo di no al potere ovvero al monoteismo idolatrico del mercato, la dittatura finanziaria, il fanatismo dell’economia.


lunedì 27 agosto 2012

Centenario di un rivoluziario,Erich Honecker

Erich Honecker (Neunkirchen, 25 agosto 1912 - Santiago del Cile, 29 maggio 1994) è stato un politico tedesco. È stato Presidente della Repubblica Democratica Tedesca dal 1976 al 1989.
Attivista comunista in gioventù durante il nazismo fu arrestato, tornando libero soltanto alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Tra i fondatori del SED, nel 1971 fu eletto segretario generale della SED sostituendo Walter Ulbricht. Contrario al processo di riforme portato avanti da Mihail Gorbacëv in URSS, si pose in autonomia da Mosca. Nell’ottobre 1989 Honecker si dimise da tutte le sue cariche. Dopo l’unificazione tra Repubblica Federale Tedesca e DDR si trasferì a Mosca, sottoposto a processo in Germania per abuso di potere venne estradato dalla Federazione Russa nel 1991. Prosciolto dalle accuse per motivi di salute si traferì in Cile, dove morì nel 1994.
 
Discorso-Autodifesa pronunciato davanti al Tribunale di Berlino


Difendendomi dall’accusa manifestamente infondata di omicidio non intendo certo attribuire a questo Tribunale e a questo procedimento penale l’apparenza della legalita’. La difesa del resto non servirebbe a niente, anche perche’ non vivro’ abbastanza per ascoltare la vostra sentenza. La condanna che evidentemente mi volete infliggere non mi potra’ piu’ raggiungere. Ora tutti lo sanno. Basterebbe questo a dimostrare che il processo e’ una farsa. E’ una messa in scena politica.
 
Nessuno nelle regioni occidentali della Germania, compresa la citta’ di prima linea di Berlino Ovest, ha il diritto di portare sul banco degli accusati o addirittura condannare i miei compagni coimputati, me o qualsiasi altro cittadino della RDT, per azioni compiute nell’adempimento dei doveri emananti dallo Stato RDT.
 
Se parlo in questa sede, lo faccio solo per rendere testimonianza alle idee del socialismo e per un giudizio moralmente e politicamente corretto di quella Repubblica Democratica Tedesca che piu’ di cento stati avevano riconosciuto in termini di diritto internazionale. Questa Repubblica, che ora la RFT chiama Stato illegale e ingiusto, è stata membro del Consiglio di Sicurezza dell’ O.N.U., che per qualche tempo ha anche presieduto, e ha presieduto per un periodo la stessa l’Assemblea generale. Non mi aspetto certo da questo processo e da questo Tribunale un giudizio politicamente e moralmente corretto della RDT, ma colgo l’occasione di questa messa in scena politica per far conoscere ai miei concittadini la mia posizione.
 
La situazione in cui mi trovo con questo processo non è un fatto straordinario. Lo Stato di diritto tedesco ha già perseguitato e condannato Karl Marx, August Bebel, Karl Liebknecht e tanti altri socialisti e comunisti. Il terzo Reich, servendosi dei giudici ereditati dallo Stato di diritto di Weimar portò avanti quest’opera in molti processi, uno dei quali io stesso ho vissuto in qualità di imputato. Dopo la sconfitta del fascismo tedesco e dello Stato hitleriano, la RFT non ha avuto bisogno di cercarsi nuovi procuratori della repubblica e nuovi giudici per riprendere a perseguitare penalmente in massa i comunisti, togliendo loro il lavoro e il pane nei tribunali del lavoro, allontanandoli dagli impieghi pubblici tramite i tribunali amministrativi o perseguitandoli in altri modi. Ora capita a noi quello che ai nostri compagni della Germania occidentale era già capitato negli anni ‘50. Da circa 190 anni è sempre lo stesso arbitrio che si ripete. Lo Stato di diritto della Repubblica Federale Tedesca non è uno stato di diritto ma uno stato delle destre [gioco di parole in tedesco, N.d.T.].
 
Per questo processo, come per altri in cui altri cittadini della RDT vengono perseguitati per la loro contiguità col sistema di fronte ai tribunali penali o del lavoro, sociali o amministrativi, c’è un argomento principe che viene usato. Politici e giuristi sostengono: dobbiamo condannare i comunisti perchè non lo abbiamo fatto con i nazisti. Questa volta dobbiamo fare i conti con il nostro passato. A molti sembra un ragionamento ovvio, ma in realtà è totalmente falso. La verità è che la giustizia tedesco‑occidentale non poteva punire i nazisti perchè i giudici e i procuratori della repubblica non potevano punire se stessi. La verità è che questa giustizia della Germania Federale deve il suo attuale livello, comunque lo si voglia giudicare, ai nazisti di cui ha assunto l’eredità. La verità è che i comunisti e i cittadini della RDT vengono perseguitati oggi per le stesse ragioni per cui sono sempre stati perseguitati in Germania. Solo nei 40 anni di esistenza della RDT le cose sono andate in senso opposto. E’ con questo spiacevole inconveniente che bisogna ora fare i conti. Il tutto naturalmente nel pieno rispetto del diritto. La politica non c’entra assolutamente niente!
 
I giuristi più eminenti di questo paese, tanto dei partiti di maggioranza che della SPD, giurano che il nostro processo altro non è che un normale processo penale, non un processo politico, non una messa in scena. Vengono arrestati i membri di uno dei più alti organismi statali del paese confinante e si dice che però la politica non c’entra niente. Si contestano ai generali della contrapposta alleanza militare le decisioni prese, ma si sostiene che la politica non c’entra niente. Quelle stesse personalità che ieri venivano ricevute con tutti gli onori come ospiti di stato e interlocutori degli sforzi congiunti per impedire che potesse mai più scaturire una guerra dal suolo tedesco, vengono oggi etichettate come criminali. Ma anche questo non avrebbe niente a che fare con la politica.
 
Si mettono sotto accusa i comunisti, che da quando sono apparsi sulla scena politica sono sempre stati perseguitati, ma nella RFT oggi tutto ciò non avrebbe niente a che fare con la politica.
 
Per me e, credo, per chiunque non sia prevenuto, è evidente che questo processo è politico come solo può esserlo un processo contro la dirigenza politica e militare della RDT. Chi lo nega non sbaglia, chi lo nega mente. Mente per ingannare ancora una volta il popolo. Con questo processo si fa proprio ciò di cui noi veniamo accusati: ci si sbarazza degli avversari politici con i mezzi del diritto penale. Ma naturalmente tutto avviene secondo la legge.
 
Anche altre circostanze mostrano senza ombra di dubbio che con questo processo si perseguono fini politici. Come mai il cancelliere federale, come mai il signor Kinkel, già capo dei servizi segreti, poi ministro della giustizia e infine ministro degli esteri della RFT si sono tanto impegnati per riportarmi a qualsiasi costo in Germania e rinchiudermi nel carcere di Moabit dove sono già stato sotto Hitler? Come mai il cancelliere ha lasciato che io volassi a Mosca per poi far pressioni su Mosca e sul Cile perché mi consegnassero, contro ogni principio del diritto internazionale? Come mai i medici russi che avevano fatto la diagnosi giusta al primo esame l’hanno poi dovuta falsificare? Come mai io e i miei compagni, che di salute non stanno tanto meglio di me, veniamo trascinati di fronte al popolo come facevano anticamente gli imperatori romani con i loro avversari prigionieri?
 
Non so se tutto questo abbia una spiegazione razionale. Forse si conferma il detto antico che coloro che Dio vuole perdere prima li acceca. Una cosa comunque è chiara, ed è che tutti quegli uomini politici che un tempo mi chiedevano udienza ed erano felici di potermi a loro volta ricevere, non usciranno indenni da questo processo. Anche i bambini in Germania sapevano che degli uomini erano stati uccisi al muro e che tra i politici viventi il massimo responsabile del muro ero io, presidente del Consiglio Nazionale della Difesa (CND), segretario generale, presidente del Consiglio di Stato della RDT. Non ci sono perciò che due sole possibilità: la prima è che i signori politici della RFT abbiano coscientemente, liberamente e persino avidamente cercato di avere rapporti con un assassino. La seconda è che essi coscientemente e con soddisfazione lasciano adesso che un innocente venga incolpato di omicidio. Di queste due possibilità nessuna torna a loro onore. Una terza possibilità non c’è. Ma chi accetta un dilemma di questo genere e risulta perciò comunque, tanto in un caso come nell’altro, una persona priva di carattere, o è cieco oppure persegue altri fini che gli premono più del proprio onore.
 
Ammettiamo pure che nè’ il signor Kohl, nè il signor Kinkel, nè gli altri signori ministri e dirigenti di partito della Repubblica Federale Tedesca siano ciechi (cosa che non mi sento affatto di escludere). Rimane, come scopo politico di questo processo, la volontà di discreditare totalmente la RDT e con essa il socialismo in Germania. Il crollo della RDT e del socialismo in Germania e in Europa evidentemente ancora non gli basta. Devono eliminare tutto ciò che può far apparire questo periodo in cui gli operai e i contadini hanno governato in una luce diversa da quella della perversione e del delitto. La vittoria dell’economia di mercato (come chiamano oggi eufemisticamente il capitalismo) deve essere assoluta, e così la sconfitta del socialismo. Si vuole fare in modo, come diceva Hitler prima di Stalingrado, che quel nemico non si rialzi mai più. I capitalisti tedeschi in effetti hanno sempre avuto un’inclinazione per l’assoluto.
 
Questa finalità del processo, questa volontà di uccidere ancora una volta il socialismo già dato per morto, mostra quale sia il giudizio che il signor Kohl, il governo e anche l’opposizione della RFT danno della situazione. Il capitalismo ha vinto economicamente scavandosi la fossa, cosi come aveva fatto Hitler vincendo militarmente. In tutto il mondo il capitalismo è entrato in una crisi priva di sbocchi. Non gli è rimasta altra scelta che sprofondare in un caos ecologico e sociale oppure accettare la rinuncia alla proprietà privata dei mezzi di produzione e quindi il socialismo. Ambedue le alternative significano la sua fine. Ma per i potenti della Repubblica Federale Tedesca il pericolo più grave è chiaramente il socialismo. E questo processo deve servire a prevenirlo, così come deve servire a prevenirlo tutta la campagna contro la ormai scomparsa RDT, che deve essere marchiata come stato ingiusto e illegale.
 
Tutti i casi di morte per ragioni non naturali nel nostro paese ci hanno sempre colpito. Le uccisioni al muro non solo ci hanno colpito umanamente, ma ci hanno anche danneggiati politicamente. Più di ogni altro io porto dal maggio 1971 il peso della responsabilità politica del fatto che si è sparato, in base alle disposizioni sull’uso delle armi da fuoco, contro chi cercava di attraversare senza autorizzazione il confine tra la RDT e la RFT, tra il Patto di Varsavia e la NATO. E’ una pesante responsabilità, certo. Dirò più avanti perché me la sono assunta. Ma ora, in sede di definizione di quella che è la finalità politica di questo processo, non posso fare a meno di sottolineare anche il tipo di mezzi che vengono utilizzati per cercare di raggiungere il fine di diffamare la RDT. I mezzi utilizzati sono i morti al muro. Questi morti devono servire e servono a rendere appetibile ai media questo processo, come altri in precedenza. Tra i morti mancano però le guardie di confine della RDT assassinate. Abbiamo già visto, e soprattutto voi avete già visto, come le immagini dei morti siano state oggetto di mercato, senza rispetto per la pietà e la decenza. Questi sono i mezzi con cui si fa politica e si crea il giusto clima. Così si usano, anzi cosi si abusa dei morti nella lotta che i padroni conducono per mantenere la proprietà capitalistica. Perchè di questo e niente altro si tratta nella lotta contro il socialismo. I morti servono a mostrare quanto la RDT e il socialismo fossero inumani e anche a sviare l’attenzione dalla miseria del presente e dalle vittime dell’economia di mercato. Tutto ciò viene fatto democraticamente, legalmente, cristianamente, umanamente e per il bene del popolo tedesco.
 
Povera Germania!
 
E ora entriamo nel merito. I procuratori della città di prima linea ci accusano di omicidio come criminali comuni. Dato che personalmente non abbiamo ammazzato nessuna delle 68 persone la cui morte ci viene contestata nell’accusa, e dato che evidentemente non abbiamo nemmeno ordinato in precedenza che fossero uccisi, ne abbiamo in qualche modo provocato la loro morte, ecco che l’accusa, a pagina 9, mi contesta letteralmente:
 
« è... di aver ordinato, in qualità di segretario del Consiglio Nazionale della Difesa e responsabile dei problemi della sicurezza del CC della SED, di rafforzare le opere di confine intorno a Berlino (ovest) e gli sbarramenti di confine con la RFT per rendere impossibile il passaggio ».
 
Più avanti l’accusa mi contesta di aver partecipato in 17 sedute del CND dal 29/1l/1961 all’ 1/7/1983 alle decisioni di:
 
« costruire ulteriori sbarramenti di mine a strappo (dove la parola “ulteriori” fa capire che le forze armate sovietiche avevano già installato questi sbarramenti); 
migliorare il sistema di sicurezza del confine e l’addestramento all’uso delle armi da parte delle guardie confinarie; 
impedire gli sconfinamenti».
 
Mi si contesta inoltre di «aver dichiarato il 3/5 1974 che bisognava far ricorso senza scrupoli alle armi da fuoco» (cosa peraltro non vera) e infine di «aver votato a favore del progetto di legge confinaria entrato in vigore il 1° maggio l982».
 
Le accuse contro di me, o contro di noi, si riferiscono dunque a decreti del Consiglio Nazionale della Difesa, decreti di un organo costituzionale della RDT. Oggetto del procedimento è dunque la politica della RDT, sono le decisioni prese dal CND per difendere e preservare la RDT come Stato. Questo procedimento serve a criminalizzare questa politica. La RDT deve essere marchiata come Stato illegale e ingiusto e tutti coloro che l’hanno servita devono essere bollati come criminali. La persecuzione contro decine di migliaia ed eventualmente centinaia di migliaia di cittadini della RDT, di cui già parla la procura: questo è il vero scopo di questo procedimento, preparato da processi‑pilota contro guardie di confine e accompagnato da innumerevoli altri procedimenti giudiziari discriminatori dei cittadini della RDT, condotti di fronte a tribunali civili, sociali, del lavoro o amministrativi, nonché da moltissimi atti amministrativi. Non è in gioco dunque solamente la mia persona o quella degli alai imputati di questo processo. E’ in gioco molto di più. E’ in gioco il futuro della Germania e dell’Europa, anzi del mondo che, con la fine della guerra fredda e con la nuova mentalità, sembrava dovesse entrare in una fase tanto positiva. Qui non solo si prosegue la guerra fredda, ma si vogliono gettare le fondamenta di un’Europa dei ricchi. L’idea della giustizia sociale deve essere soffocata una volta per tutte. Bollarci come assassini serve a questo.
 
Io sono l’ultimo a oppormi a norme morali e legali che servano a giudicare e anche condannare gli uomini politici. Ma tre condizioni devono essere soddisfatte:
 
Le norme devono essere formulate esattamente in precedenza.
Esse devono valere allo stesso modo per tutti gli uomini politici.
La sentenza deve essere pronunciata da un tribunale al di sopra delle parti, un tribunale dunque che non deve essere composto né da amici né da nemici degli accusati.
 
Mi sembra che si tratti di condizioni ovvie, eppure nel mondo attuale non mi sembra che possano ancora essere soddisfatte. Se voi oggi sedete in giudizio contro di noi, lo fate come tribunale dei vincitori contro i vinti. Questo fatto é espressione dei rapporti di forza reali, ma non può pretendere validità giuridica né costituire un atto di giustizia.
 
Basterebbero questi argomenti a dimostrare l’illegalità dell’accusa. Ma poiché non ci sottraiamo al confronto neanche nel particolare, voglio dire io quel che l’accusa, o per malafede o per cecità, non dice.
 
Abbiamo già citato le parole con cui l’accusa inizia l’enumerazione cronologica dei fatti che ci vengono contestati:
 
« I1 12 agosto 1961 l’imputato Honecker, in qualità di segretario del CND e responsabile dei problemi della sicurezza del CC della SED ordinava di rafforzare le opere di confine intorno a Berlino (ovest) e gli sbarramenti di confine con la RFT per rendere impossibile il passaggio ».
 
Questo modo di vedere la storia è assai eloquente. Il responsabile dei problemi della sicurezza del CC della SED nel 1961 dava disposizioni su un fatto che poteva cambiare la storia del mondo! Qui si supera anche l’autoironia dei cittadini della RDT che chiamavano il loro paese «la più grande RDT del mondo». Va bene che oggi Enno von Löwenstein cerca di ingigantire la RDT per dare così più valore alla vittoria della RFT, ma neanche quest’ala destra del giornalismo politico tedesco riesce a fare della RDT una grande potenza mondiale. Questo rimane prerogativa dell’«autorità più obiettiva del mondo», la procura della repubblica. Ciascuno è padrone di rendersi ridicolo di fronte alla storia a proprio piacimento. Ma in ogni caso la costruzione del muro fu decisa a Mosca il 5/8/1961 in una riunione degli Stati del Patto di Varsavia. In quella alleanza tra i paesi socialisti la RDT era un membro importante, ma non la potenza guida. Questo il tribunale lo potrebbe dare per assodato senza bisogno di dimostrazione.
 
Dato che noi; come già ha detto Endash; di persona non abbiamo ammazzato nessuno, né abbiamo direttamente ordinato di ammazzare nessuno, l’azione omicida viene ravvisata nella costruzione del muro, nell’averlo tenuto in piedi e nell’imposizione del divieto di lasciare la RDT senza autorizzazione statale. E naturalmente questo non c’entrerebbe affatto con la politica. Così almeno sostiene la giurisprudenza tedesca. Ma non potrà sostenerlo di fronte alla storia o al raziocinio umano. Non farà altro che tradire ancora una volta le sue origini e mostrare di quale spirito sia figlia e dove stia andando la Germania.
 
Tutti noi che avevamo a quell’epoca responsabilità di governo nei paesi del Patto di Varsavia prendemmo quella decisione politica collettivamente. Non lo dico per scaricarmi dalle mie responsabilità attribuendole ad altri; lo dico soltanto perché così è stato e non altrimenti e io sono convinto che quella decisione di allora, del 1961, fosse giusta e tale sarebbe rimasta finché non fosse terminato lo scontro tra USA e URSS. Quella decisione politica e i convincimenti che la dettarono costituiscono appunto l’oggetto di questo processo. Bisogna essere ciechi o chiudere consapevolmente gli occhi davanti agli avvenimenti del passato per non riconoscere che questo è un processo politico dei vinti contro i vincitori, per non capire che esso significa deformare la storia per motivazioni di ordine politico. Voi ritenete che quella decisione politica fosse sbagliata e considerate me e i miei compagni responsabili penalmente per i morti ammazzati al muro. Ebbene io vi dico che la decisione che voi ritenete giusta avrebbe causato migliaia o milioni di morti. Di questo ero e sono tuttora convinto e credo ne siano convinti anche i miei compagni. è per questa convinzione politica che ci troviamo qui davanti a voi. E voi ci condannerete perché avete un’opinione politica diversa dalla nostra.
 
Come e perché si sia giunti alla costruzione del muro non sembra che interessi la pubblica accusa. Su questo l’accusa non spende una parola. Cause e circostanze vengono del tutto ignorate, la catena degli avvenimenti storici viene arbitrariamente spezzata. Erich Honecker ha costruito e tenuto in piedi il muro. Stop. Questa é la rappresentazione semplicistica che i giuristi tedeschi riescono a dare della storia. Quel che gli interessa é che i comunisti siano bollati da criminali e come tali condannati. I tedeschi in realtà sono perfettamente in grado di sapere come si è arrivati al muro e conoscere le ragioni per cui al muro si è sparato. Ma poiché l’accusa si comporta come se costruire muri e farvi ammazzare la gente fosse una caratteristica peculiare del socialismo e come se singoli «delinquenti» come me e i miei compagni ne portassero intera la responsabilità, mi vedo costretto, pur non essendo uno storico, a riassumere la storia che ha portato al muro.
 
Le sue origini si spingono lontano. Ci riportano alla formazione del capitalismo e del proletariato. Ma l’inizio immediato della tragedia dell’ultima fase della storia tedesca si situa nell’anno 1933. In quell’anno, com’è noto, molti tedeschi votarono in libere elezioni per il partito nazista e il presidente Hindenburg, che era stato eletto altrettanto liberamente nel 1932, investi democraticamente Adolf Hitler delle funzioni di capo del governo. Subito dopo i predecessori politici degli attuali partiti dominanti, con l’eccezione della SPD, votarono i pieni poteri, dando a Hitler poteri assoluti dittatoriali. Solo i comunisti prima di quelle elezioni avevano detto: «chi vota Hindenburg vota Hitler, chi vota Hitler vota per la guerra». Al momento del voto per i pieni poteri i deputati comunisti erano già stati allontanati dal Reichstag, molti comunisti erano stati arrestati o vivevano in clandestinità. Già allora la messa fuori legge dei comunisti fu il segnale della fine della democrazia in Germania.
 
Non appena Hitler fu messo a capo del governo, la Germania conobbe il suo primo miracolo economico. La disoccupazione era vinta; i titoli Volkswagen andavano bene e l’animo ardente del popolo portava a scacciare e assassinare gli ebrei. Il popolo tedesco in maggioranza era felice e contento.
 
Quando scoppiò la seconda guerra mondiale e le fanfare annunciavano le guerre lampo contro Polonia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Francia, Jugoslavia, Grecia, l’entusiasmo non conobbe più confini. I cuori di quasi tutti i tedeschi battevano all’unisono con il loro cancelliere, il più grande duce di tutti i tempi. Nessuno immaginava che l’impero millenario sarebbe durato solo 12 anni.
 
Quando nel 1945 tutto fu ridotto in macerie, la Germania non si trovò padrona del mondo, come prediceva una ben nota canzone nazista, ma totalmente dominata dagli alleati. La Germania fu divisa in quattro zone. Non c’era assolutamente libertà di trasferirsi da una zona all’altra. Nemmeno per gli emigrati tedeschi che, come Gerhart Eisler, volevano ritornare in Germania dagli USA.
 
Negli USA c’erano piani (per esempio il piano Morgenthau) che prevedevano la divisione perpetua della Germania in vari stati. Proprio in risposta a questi piani Stalin pronunciò le famose parole: «Gli Hitler vengono e vanno, il popolo tedesco e lo Stato tedesco rimangono». Ma l’unità della Germania, che a quel tempo l’URSS voleva fosse mantenuta, non si realizzò. Per effetto della guerra fredda proclamata dagli USA nel 1947, la Germania; con l’accorpamento di due e poi di tre zone, con la riforma monetaria, infine con la costituzione nel maggio 1949 della RFT; fu divisa per un lungo periodo in due parti. Come si vede dalla successione temporale, questa divisione non fu opera dei comunisti, ma degli alleati occidentali e di Konrad Adenauer. La costituzione della RDT seguì in un secondo tempo e fu la conseguenza logica della costituzione della RFT. Ormai si erano formati due diversi Stati tedeschi. Ma la RFT non aveva nessuna intenzione di riconoscere la RDT e stabilire con essa rapporti pacifici. La RFT pretendeva anzi di essere l’unica rappresentante di tutta la Germania e di tutti i tedeschi. Con l’aiuto degli alleati proclamò un embargo economico e cercò per quella via di isolare la RDT economicamente e politicamente. Una politica di aggressione senza guerra: così si può definire la linea seguita dalla RFT nei confronti della RDT. Questa fu la forma che la guerra fredda assunse sul suolo tedesco.
 
Fu questa politica che portò al muro.
 
Dopo l’ingresso della RFT nella NATO, la RDT aderì al Patto di Varsavia. I due Stati tedeschi si fronteggiarono così come Stati membri di alleanze militari ostili.
 
La RFT era più forte della RDT sotto diversi aspetti: per numero di abitanti, potenza economica, legami politici ed economici. Grazie al piano Marshall e al pagamento di minori riparazioni dovette inoltre sopportare le conseguenze della guerra in misura ridotta. La RFT disponeva di maggiori ricchezze naturali e di un territorio più ampio. Essa sfruttò questa molteplice superiorità in tutti i modi, ma soprattutto promettendo ai cittadini della RDT vantaggi materiali se abbandonavano il loro paese. Molti cittadini della RDT non resistettero a questa tentazione e fecero quello che i politici della RFT si aspettavano che facessero: “votarono con i piedi”. Il successo economico esercitò un’attrazione fatale sui tedeschi dopo il 1945 non meno di quanto era accaduto dopo il 1933.
 
La RDT e gli Stati alleati del Patto di Varsavia vennero a trovarsi in una situazione difficile. La politica del roll back sembrava coronata da successo in Germania. La NATO si accingeva ad estendere la sua area di influenza fino all’Oder.
 
Questa politica produsse nel 1961 una situazione di tensione in Germania che metteva in pericolo la pace mondiale. L’umanità si trovò sull’orlo di una guerra atomica. Questa era la situazione quando gli Stati del Patto di Varsavia decisero la costruzione del muro. Nessuno prese quella decisione a cuor leggero. Perché divideva le famiglie, ma anche perché era il segno di una debolezza politica ed economica del Patto di Varsavia rispetto alla NATO che poteva essere compensata solo con mezzi militari.
 
Politici eminenti fuori della Germania, ma anche nella RFT, riconobbero dopo il 1961 che la costruzione del muro aveva diminuito la tensione nel mondo.
 
Franz Josef Strauss scrisse nelle sue memorie: «Con la costruzione del muro la crisi, in modo certo non positivo per i tedeschi, poteva però dirsi non solo sotto controllo ma effettivamente chiusa» (pag. 390). In precedenza Strauss aveva parlato dei piani di bombardamento atomico del territorio della RDT (pag. 388).
 
Io credo che non ci sarebbero stati nè il Trattato Fondamentale [trattato che regolava i rapporti tra le due Germanie concluso nel dicembre 1972, N.d.T.], nè Helsinki, ne l’unità della Germania se in quel momento non fosse stato costruito il muro o se esso fosse stato abbattuto prima della fine della guerra fredda. Penso perciò che approvando la costruzione del muro e mantenendo poi quella posizione nè io nè i miei compagni ci siamo macchiati di alcuna colpa, non solo dal punto di vista del diritto, ma neanche da un punto di vista morale e politico.
 
Rispetto alla storia della Germania è certo solo una nota marginale, ma è il caso di notare che adesso molti tedeschi sia dell’ovest che dell’est vedrebbero volentieri una riedizione del muro.
 
Ma ci si deve anche chiedere che cosa sarebbe successo se avessimo agito come l’accusa dà per scontato che avremmo dovuto fare. Cioè se non avessimo eretto il muro, se avessimo consentito a chiunque di lasciare la RDT, segnando così spontaneamente la resa della RDT già nel 1961. Non c’è bisogno di particolare fantasia per capire quali effetti avrebbe prodotto una politica siffatta. Basta considerare quel che è successo nel 1956 in Ungheria e nel 1968 nella Repubblica Socialista Cecoslovacca. Le truppe sovietiche, che tra l’altro erano già presenti, sarebbero intervenute anche nella RDT nel 1961, esattamente come avevano fatto negli altri paesi. Anche in Polonia Jaruzelski proclamò lo stato di emergenza nel 1981 per impedire un intervento di quel tipo.
 
L’acutizzazione della crisi che avremmo provocato se ci fossimo attenuti al modello che l’accusa ritiene essere l’unico politicamente, moralmente e giuridicamente fondato avrebbe comportato il rischio di una terza guerra mondiale. Noi non abbiamo voluto e non potevamo correre questo rischio. Se questo per voi è un crimine pronuncerete voi stessi la vostra condanna di fronte alla storia con la vostra sentenza. Ma questo importerebbe poco. Quel che più importa è che la vostra sentenza costituirà un segnale per riproporre le vecchie contrapposizioni anziché ricucirle. In presenza del pericolo di un collasso ecologico del mondo, voi riproponete la vecchia strategia di classe degli anni ‘30 e la politica di potenza tipica della Germania fin dai tempi del cancelliere di ferro.
 
Se ci condannerete per le nostre decisioni politiche del 1961; e io penso che lo farete; la vostra sentenza sarà non solo priva di ogni fondamento giuridico, non solo emessa da un tribunale di parte, ma anche una sentenza che ignora totalmente consuetudini politiche e comportamenti di quegli stessi paesi che godono del vostro massimo rispetto come Stati di diritto. In questo contesto non voglio certo, nè potrei elencare tutti i casi in cui negli ultimi 28 anni sono state prese decisioni politiche che hanno avuto un costo di vite umane, perché non voglio abusare del vostro tempo e della vostra sensibilità. E nemmeno potrei ricordarmeli tutti. Ne voglio menzionare soltanto alcuni:
 
Nel 1963 l’allora presidente degli Stati Uniti Kennedy decise di inviare truppe nel Vietnam per prendere il posto dei francesi sconfitti e far la guerra fino al 1975 contro i vietnamiti che combattevano per la loro libertà, indipendenza e autodeterminazione. Questa decisione del presidente degli USA, che comportava una violazione eclatante dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale, non ha mai ricevuto la minima critica da parte del governo della RFT. I presidenti degli USA Kennedy, Johnson e Nixon non sono mai stati portati davanti a un tribunale e il loro onore non ha subito la minima macchia, almeno non per quella guerra. E in questo caso nè i soldati americani ne quelli vietnamiti hanno potuto decidere liberamente se correre o meno il rischio di morire per una guerra ingiusta.
 
Nel 1981 l’Inghilterra fece intervenire le sue truppe contro l’Argentina per mantenere le isole Falkland come colonia per l’impero. La “lady di ferro” si assicurò in quel modo una vittoria elettorale e la sua immagine non ne fu minimamente offuscata, neanche dopo la fine delle sue fortune elettorali. Nessuno pensò di accusarla di omicidio.
 
Nel 1983 il presidente Reagan ordinò alle sue truppe di occupare Grenada. Non cè persona che goda di maggior rispetto in Germania di questo presidente americano. Evidentemente le vittime di questa impresa era giusto che fossero ammazzate.
 
Nel 1986 Reagan fece bombardare in un’azione punitiva le città di Tripoli e Bengasi, senza chiedersi se le sue bombe avrebbero colpito colpevoli o innocenti.
 
Nel 1989 il presidente Bush ordinò di portare via da Panama con la forza delle armi il generale Noriega. Migliaia di panamensi innocenti furono uccisi. Ma per il presidente americano ciò non ha comportato la minima macchia, figurarsi un’accusa di omicidio.
 
L’elenco potrebbe continuare a piacere. Anche solo menzionare la condotta inglese in Irlanda potrebbe sembrare ineducato.
 
Sugli effetti che le armi della Repubblica Federale Tedesca producono tra i Kurdi della Turchia o tra i neri del Sudafrica si pongono interrogativi retorici, ma nessuno fa la conta dei morti e nessuno chiama per nome i colpevoli.
 
Parlo solo di paesi che vengono considerati modelli di stato di diritto e ricordo solo alcune delle loro scelte politiche. Ognuno può agevolmente fare un confronto tra queste scelte e quella di erigere un muro al confine tra Patto di Varsavia e NATO.
 
Ma voi direte che non potete nè dovete decidere in merito alle azioni di altri paesi e che tutto questo non vi riguarda. Io non credo però che si possa dare un giudizio storico della RDT senza analizzare quel che è accaduto in altri paesi nel periodo in cui la RDT è esistita a motivo della contrapposizione tra i due blocchi. Credo anche che le azioni politiche possano essere giudicate soltanto nel loro contesto. Se voi chiudete gli occhi su quel che è successo nel mondo fuori dalla Germania dal 1961 al 1989 non potete pronunciare una sentenza giusta.
 
Ma anche se vi limitate alla Germania, mettendo a confronto le scelte politiche dei due Stati tedeschi, un bilancio onesto e obiettivo non può che andare a vantaggio della RDT. Chi nega al proprio popolo il diritto al lavoro o il diritto alla casa, come avviene nella RFT, mette in conto che molti si sentano negare il diritto all’esistenza e non vedano altra soluzione che togliersi la vita. La disoccupazione, la condizione dei senza tetto, l’abuso di droghe, i crimini per procurarsi la droga e la criminalità in genere sono frutto della scelta politica dell’economia di mercato. Anche scelte apparentemente cosi neutre dal punto di vista politico come i limiti di velocità sulle autostrade, sono il prodotto di un assetto statale in cui sono determinanti non i politici liberamente eletti ma i padroni che non sono stati eletti da nessuno. Se il dipartimento per i reati commessi nell’esercizio del potere presso la Corte suprema si curasse per una volta di questi aspetti, presto avrei nuovamente la possibilità di stringere la mano ai rappresentanti della Repubblica Federale Tedesca. Questa volta però a Moabit. Ma questo naturalmente non accadrà perchè alle vittime dell’economia di mercato era giusto che si togliesse la vita.
 
Non sono io la persona che possa fare un bilancio della storia della RDT. Il momento di farlo non è ancora venuto. Il bilancio sarà tratto in futuro e da altri.
 
Io ho speso la mia esistenza per la RDT. Dal maggio 1971 soprattutto ho avuto una responsabilità rilevante per la sua storia. Io sono perciò parte in causa e oltre a ciò indebolito per l’età e la malattia. E tuttavia, giunto alla fine della mia vita, ho la certezza che la RDT non è stata costituita invano. Essa ha rappresentato un segno che il socialismo è possibile e che è migliore del capitalismo. Si è trattato di un esperimento che è fallito. Ma per un esperimento fallito l’umanità non ha mai abbandonato la ricerca di nuove conoscenze e nuove vie. Bisognerà ora analizzare le ragioni per cui l’esperimento è fallito. Sicuramente ciò è accaduto anche perchè noi; voglio dire i responsabili in tutti i paesi socialisti europei; abbiamo commesso errori che potevano essere evitati. Sicuramente è fallito in Germania tra l’altro anche perchè i cittadini della RDT, come altri tedeschi prima di loro, hanno compiuto una scelta sbagliata e perché i nostri avversari erano ancora troppo potenti. Le esperienze storiche della RDT, insieme a quelle degli altri paesi ex socialisti, saranno utili a milioni di uomini nei paesi socialisti ancora esistenti e serviranno al mondo futuro. Chi si è impegnato con i! proprio lavoro e con la propria vita per la RDT non ha vissuto invano. Un numero sempre maggiore di persone dell’est si renderanno conto che le condizioni di vita della RDT li avevano deformati assai meno di quanto la gente dell’ovest non sia deformata dall’economia di mercato e che nei nidi, negli asili e nelle scuole i bambini della RDT crescevano più spensierati, più felici, più istruiti, più liberi dei bambini delle strade e delle piazze dominate dalla violenza della RFT. I malati si renderanno conto che nel sistema sanitario della RDT, nonostante le arretratezze tecniche, erano dei pazienti e non oggetti commerciali del marketing dei medici. Gli artisti comprenderanno che la censura, vera o presunta, della RDT non poteva recare all’arte i danni prodotti dalla censura del mercato. I cittadini constateranno che anche sommando la burocrazia della RDT e la caccia alle merci scarse non c’era bisogno che sacrificassero tutto il tempo libero che devono sacrificare ora alla burocrazia della RFT. Gli operai e i contadini si renderanno conto che la RFT è lo Stato degli imprenditori (cioè dei capitalisti) e che non a caso la RDT si chiamava Stato degli operai e dei contadini. Le donne daranno maggior valore, nella nuova situazione, alla parità e al diritto di decidere sul proprio corpo di cui godevano nella RDT.
 
Dopo aver conosciuto da vicino le leggi e il diritto della RFT molti diranno, con la signora Bohley, a cui i comunisti non piacciono: «Abbiamo chiesto giustizia. Ci hanno dato un altro Stato». Molti capiranno anche che la libertà di scegliere tra CDU/CSU, SPD e FDP è solo una libertà apparente. Si renderanno conto che nella vita di tutti i giorni, specialmente sul posto di lavoro, avevano assai più libertà nella RDT di quante ne abbiano ora. Infine la protezione e la sicurezza che la piccola RDT, così povera rispetto alla RFT, garantiva ai suoi cittadini non saranno più minimizzate come cose ovvie, perchè la realtà quotidiana del capitalismo si incaricherà adesso di far capire a tutti quanto fossero preziose.
 
Il bilancio della storia quarantennale della RDT è diverso da quello che ci viene presentato dai politici e dai mass media. Col passar del tempo questo sarà sempre più evidente.
 
Vorreste trasformare il processo contro di noi, membri del Consiglio Nazionale della Difesa della RDT, in un processo di Norimberga contro i comunisti. Ma questo tentativo è condannato al fallimento. Nella RDT non c’erano campi di concentramento, non c’erano camere a gas, sentenze politiche di morte, tribunali speciali, non c’erano Gestapo ne’ SS. La RDT non ha fatto guerre e non ha commesso crimini di guerra contro l’umanità. La RDT è stata un paese coerentemente antifascista che godeva di altissimo prestigio internazionale per il suo impegno in favore della pace.
 
Il processo contro di noi «pezzi grossi» della RDT deve servire di risposta a quanti dicono «se la prendono con i pesci piccoli, i grossi invece li lasciano scappare». La nostra condanna servirebbe dunque ad eliminare ogni ostacolo per poter perseguitare anche i «pesci piccoli». Finora comunque non è che si siano trattenuti più di tanto dal farlo.
 
II processo serve a costruire la base per bollare la RDT come Stato ingiusto e illegale. Uno Stato governato da «criminali» e «omicidi» del nostro calibro non può che essere illegale e ingiusto. Chi stava in stretto rapporto con questo Stato, chi ne era cittadino cosciente dei propri doveri deve essere marcato con il segno di Caino. Uno Stato contrario al diritto non può esser retto e governato che da «organizzazioni criminali» come il Ministero per la Sicurezza e la SED. Si invocano colpe e condanne collettive in luogo di responsabilità individuali perchè così si può mascherare la mancanza di prove dei crimini attribuiti. Ci sono pastori e parroci della RDT che vengono dati in pasto a una nuova inquisizione, una moderna caccia alle streghe. Milioni di persone vengono così emarginati e banditi dalla società. Molti si vedono ridurre fino all’estremo le possibilità di esistenza. Basta essere registrati come «collaboratori informali» per essere condannati alla morte civile. Il giornalista autore delle denuncie riceve elogi e laute ricompense. Delle sue vittime nessuno si cura. Il numero dei suicidi è un tabù. E tutto ciò ad opera di un governo che si vuole cristiano e liberale e con la tolleranza o addirittura l’appoggio di un’opposizione che non merita questo nome più di quanto meriti la qualifica «sociale». Il tutto con il marchio di qualità dello Stato di diritto che si sono autoattribuiti.
 
Questo processo rivela tutta la sua dimensione politica anche come processo agli antifascisti. Nel momento in cui la marmaglia neonazista impazza impunita per le strade e gli stranieri sono perseguitati e assassinati come a Mölln, ecco che lo stato di diritto mostra tutta la sua forza arrestando gli ebrei che protestano e perseguendo i comunisti. Per far questo non si lamentano carenze di funzionari e di fondi. Sono cose queste che abbiamo già visto in passato.
 
Questo processo, se ne vogliamo riassumere i contenuti politici, si pone in continuità con la guerra fredda e nega la nuova mentalità. Esso svela il vero carattere politico di questa Repubblica Federale. L’accusa, gli ordini di cattura e la sentenza del tribunale sull’ammissibilità dell’accusa portano l’impronta dello spirito della guerra fredda. Le sentenze si rifanno a precedenti del 1964. Da allora il mondo è cambiato, ma la giustizia tedesca imbastisce processi politici come al tempo di Guglielmo II. Ha superato ormai la momentanea «debolezza» politica liberale che l’aveva colpita dopo il 1968 e adesso ha recuperato la splendida forma anticomunista di un tempo.
 
Di noi si dice che siamo dei dinosauri incapaci di rinnovarci. Questo processo fa vedere dove stanno in realtà i dinosauri e chi è incapace di rinnovarsi. Verso l’esterno si fa mostra di grande flessibilità. A Gorbaciov viene attribuita la cittadinanza onoraria di Berlino e magnanimamente gli si perdona di aver elogiato i cosiddetti tiratori del muro iscrivendo il proprio nome nel loro registro d’onore. All’interno invece ci si mostra «duri come l’acciaio di Krupp» e il vecchio alleato di Gorbaciov viene messo sotto processo. Gorbaciov e io siamo stati entrambi esponenti del movimento comunista internazionale. E’ noto che su alcuni punti essenziali avevamo opinioni divergenti. In quella fase però io pensavo che gli elementi di divergenza fossero meno rilevanti di quello che avevamo in comune. Il cancelliere federale non mi ha paragonato a Goebbels, come ha fatto con altri, ne glielo avrei mai perdonato. Nè per il cancelliere nè per Gorbaciov il processo contro di me costituisce un ostacolo alla loro stretta amicizia. Anche questo è significativo.
 
Le mie considerazioni terminano qui. Fate dunque quello che non potete fare a meno di fare.



domenica 19 agosto 2012

Riot Grrrls and Followers Ride the Bernays Highway

Riot Grrrls and Followers Ride the Bernays Highway:


Haven't we had about enough of this? In the words of some tv writers, this whole Pussy Riot episode is fake, fake, fake, fake and useful idiots all over the world fall for the script. When so called 'celebrities'  like Madonna and Paul McCartney show their support, well, you know you've been had.

Overall, even the alternative media has failed to expose this blatant psyops. Check out Noor's posts on this, here and here. Not everyone is fooled.



A fairly good summary comes from someone on the girl's facebook page:
Freedom of speech is going into a Russian Orthodox Christian Church wearing KKK masks and denouncing Putin and Christianity? Really? What if some women went into a Synagogue in this country and sang some anti-semitic epithets? You better bet your Zionist owned ass that they would be tried as terrorists and disappeared into a Luciferian dungeon for the rest of their lives. This Pussy Riot stunt and the naked Ukrainian girl that chainsawed a Cross to the ground, is just Western backed agitation and BS propaganda. I'm all for free speech and women's rights but this ain't it. Ever since Putin kicked out the Jewish Oligarchs from Russia, the CIA/Mossad have been backing stunts like this. Don't believe the hype. And Kasparov's real name is Garik Weinstein, Zionist agent. And no culture that bases itself in a cesspit of Luciferianism, Propaganda, Pedophilia, Immorality and Insanity - all designed by Zionists who enjoy dumb goyim fighting amongst each other, will ever lead to a revolution that means anything. Only thing thing Pussy Riot will be good for is the headlining act at a FEMA Camp near you.
And from a comment here:
So obvious. The endless media coverage is of course the first tip off. Russia is standing in the way of certain designated "enemies"(Syria and Iran) and Israel and the US don't appreciate it. Pussy Riot=obvious psy op.
And here:
The heavy sentence they received is probably the Russian's way of sending a message to the people that they are not going to tolerate them siding with the US state department in an effort to destabilize the country. This is Putin after all. He's making a point. And it's probably not going to the missed by the others in Russia who are trying to help neo-liberalize the country and take them back to the Yeltsin years of corruption and pillaging the nation.


What really topped it off for me was the topless chain saw wielding Ukrainian girl cutting down a cross that was a memorial for those murdered and starved by Stalin's bolshevik killers. One doesn't have to be traditionally religious in the least to see it for what it is...an attack on true history that some would want us to forget.

We can understand the paid provocateurs.  They do it for the money and the little fame it brings them. It's the blind followers that are worrisome.



From Propaganda by Edward Bernays
The conscious and intelligent manipulation of the organized habits and opinions of the masses is an important element in democratic society. Those who manipulate this unseen mechanism of society constitute an invisible government which is the true ruling power of our country. 
Small groups of persons can, and do, make the rest of us think what they please about a given subject.

There are invisible rulers  who control the destinies of millions. It is not generally realized to what extent the words and actions of our most influential public men are dictated by shrewd persons operating behind the scenes.

Nor, what is still more important, the extent to which our thoughts and habits are modified by authorities.

Women are just as subject to the commands of invisible government as are men.


giovedì 16 agosto 2012

HILLARY CLINTON: UNA PSICOPATICA A CAPO DELLA PSICOGUERRA

In un articolo del 28 novembre 2007, scritto dagli esponenti di Peacelink Alessandro Marescotti e Carlo Gubitosa, si affermava testualmente:

"La più grande base Nato del Mediterraneo è ora senza alcuna opposizione. Tutti sono concentrati su rigassificatore, emergenza Ilva e morti per cancro. I poteri forti del mondo militare ringrazieranno Vendola per questo capolavoro (... ) il movimento pacifista a Taranto è stato azzerato e "riconvertito". Marcia non più verso la base navale ma verso la zona industriale. Quella zona di veleni e di morte doveva essere presidiata, analizzata e controllata fin nei dettagli da una Regione efficiente e attenta (...) Il movimento per la pace a Taranto ha quindi cessato di esistere per queste scelte della Regione: è un dato di fatto. Non c'è nulla da inventarsi, basta l'evidenza. La lotta contro la violenza degli eserciti ha ceduto il passo alla lotta contro la violenza sull'ambiente e contro le quotidiane violenze del potere che fa riunioni a porte chiuse con l'Ilva e lascia fuori dalla porta (come è accaduto recentemente alla Prefettura di Taranto) non solo i cittadini organizzati per il bene comune ma anche i giornalisti. Che vergogna. La Nato e i poteri forti del mondo militare ringrazieranno Nichi Vendola e i suoi brillanti assessori per questo capolavoro."

Il testo completo dell'articolo di Marescotti e Gubitosa è sul sito Pugliantagonista.[1]

L'attuale vicenda dell'Ilva di Taranto conferma questa analisi di cinque anni fa. Via i veleni dell'Ilva dal Porto di Taranto, per lasciare via libera ai veleni dei sommergibili nucleari, di cui però i cittadini non potranno e dovranno sapere nulla. Si consente di lottare ed informare contro i poteri forti, ma non contro i poteri fortissimi, perciò a Taranto la NATO non si tocca; anzi non si nomina neppure.

La NATO infatti è al di sopra e al di là del giudizio umano, fa quello che vuole e nessuno più ormai si azzarda ad esprimere anche solo perplessità. Pochi giorni fa il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha rivolto un accorato appello al governo russo affinché abbandoni Assad al suo destino, altrimenti la conseguenza sarebbe una vittoria di Al Qaeda in Siria. Per Terzi il fatto, ormai arcinoto, che le milizie pseudo-islamiche etichettate come Al Qaeda siano direttamente finanziate ed organizzate da due Stati collaboratori della NATO come il Qatar e l'Arabia Saudita, costituisce quindi un dettaglio irrilevante.

Il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, è volata pochi giorni fa in Turchia per minacciare da lì di attuare unilateralmente una "No Fly Zone", cioè un bombardamento a tappeto della Siria. La NATO è libera di attuare i suoi comportamenti aggressivi ed irresponsabili; deve essere invece la Russia a dimostrarsi ragionevole, non certo la NATO.
La Clinton appare realmente fuori di testa, ma, pirandellianamente, recita anche la parte della pazza, con continue dichiarazioni truculente e risate sgangherate da strega dei cartoni animati. Con le sue tattiche di psychological war, la Clinton sta sfidando la Russia ad assumersi il rischio di una guerra mondiale; ciò nella convinzione che alla fine sarà Putin a sterzare davanti al baratro.

La psicopatia diventa un'arma di guerra psicologica che invade i media e contagia anche i singoli giornalisti e commentatori. Secondo le dinamiche del conformismo sociale innescate dalle tecniche di psicoguerra, l'ostilità collettiva non si rivolge contro il forsennato che minaccia la guerra mondiale pur di raggiungere i suoi scopi, bensì contro coloro che sono bersagli dell'aggressione. La Clinton è chiaramente una psicopatica, che parla e si risponde da sola; e quindi come si può pensare di discutere e trovare un compromesso con lei? Il mobbing internazionale si concentra perciò contro Assad e Putin, che non sono certo stinchi di santo, ma hanno il grave torto di sembrare persone equilibrate, quindi meno pericolose e terrificanti.

C'è un "dettaglio" della biografia dei Clinton che è caduto quasi nel dimenticatoio. La Clinton ha accusato Gheddafi prima, ed Assad poi, di sterminare il proprio stesso popolo. Eppure quando la coppia psicopatico-criminale dei Clinton aveva appena assunto il potere negli Stati Uniti, il suo primo atto fu un massacro ai danni della popolazione civile, il massacro del 19 aprile 1993 a Waco in Texas. Vittime della strage furono i componenti di una setta religiosa apocalittica, guidata dal "profeta" David Koresh. Fra le vittime vi furono anche venti bambini e due donne incinte. La motivazione ufficiale dell'assalto fu la ricerca nel covo dei settari di armi da guerra, che infatti non vennero trovate, secondo la migliore tradizione di queste guerre preventive. Si insinuarono anche di sospetti di pedofilia, vista la presenza di bambini nella setta; un ottimo pretesto per ammazzare quegli stessi bambini.
Dopo i primi tentativi di far apparire l'accaduto come un suicidio di massa, la versione ufficiale si assestò sulla linea secondo cui il massacro sarebbe stato perpetrato per una serie di errori di valutazione da parte di agenti dell'FBI, che avrebbero operato per ordine diretto dell'allora ministro della Giustizia dell'Amministrazione Clinton, Janet Reno. La Reno fu la prima donna negli USA a ricoprire questo ruolo di ministro della Giustizia, a riprova del fatto che la psicoguerra usa e distorce il tema dei diritti femminili per veicolare il messaggio del diritto statunitense all'aggressione preventiva.

La ministra Reno si assunse tutte le responsabilità per l'accaduto e, per questo suo "gesto nobile", la Reno fu fatta oggetto di una sorta di santificazione da parte dei media statunitensi, che così fecero apparire la strage come un aspetto secondario. Per quanto oggi possa risultare difficile crederlo, questa soluzione "all'americana" suscitò a suo tempo critiche persino da parte di Gianni Riotta sul "Corriere della Sera". [2]

In realtà una notizia, peraltro anch'essa di fonte ufficiale, smentiva tutta la versione ufficiale sul massacro di Waco, compresa l'assunzione di totale responsabilità da parte del ministro della Giustizia. All'assedio nei confronti della setta partecipò, con funzioni di "monitoraggio", anche un corpo speciale dell'esercito britannico, la famigerata SAS, un'unità specializzata in operazioni di infiltrazione in territorio nemico. Si tratta della stessa SAS che ha operato in Libia, e che sta operando oggi in Siria. La notizia su Waco si trova nel curriculum della SAS, ed è stata ripresa anche dal quotidiano britannico "The Guardian" in un articolo smaccatamente celebrativo su questo corpo speciale. [3]

Invitare un corpo militare straniero a partecipare ad un'azione di polizia interna, non rientra affatto tra le competenze e i poteri di un ministro della Giustizia; quindi Janet Reno mentì, per coprire le responsabilità sia del presidente, sia di qualcun altro. Le indagini congressuali hanno infatti messo in evidenza che, nella decisione dell'attacco e della carneficina, vi fu uno specifico ruolo del "vicepresidente informale", cioè Hillary Clinton. [4]

Janet Reno mentì anche per celare i veri scopi dell'operazione, che erano quelli di sperimentare la costruzione artificiosa di emergenze di antiterrorismo. Nel 1993 fu scelto come bersaglio un personaggio impresentabile come David Koresh proprio per far digerire il massacro ad un pubblico progressista. L'attuale intossicazione propagandistica infatti non consiste soltanto nell'usare antropologie e retoriche di sinistra, come quelle di Vendola e Obama, per imporre politiche reazionarie.

Il fascismo può presentarsi in modo esplicito, come dichiarazione sfacciata del diritto esclusivo del più forte; il fascismo occidentalistico si afferma invece in modo subdolo, perciò la legge del più forte passa attraverso la colpevolizzazione dei più deboli. Se si stabilisce che va difeso dalle aggressioni imperialistiche solo chi se lo merita, alla fine non viene difeso nessuno, e l'antimperialismo diviene un'enunciazione del tutto vuota e astratta. Se ci si fa caso, si tratta della stessa impostazione moralistica per la quale neppure gli operai dell'Ilva meriterebbero solidarietà, perché sarebbero corresponsabili dell'inquinamento.

Venti anni di questa guerra psicologica, peraltro sanguinosa, sono serviti a stabilire che tutto il mondo, Stati Uniti compresi, è un campo di battaglia e che l'amministrazione americana ha il diritto di ammazzare chiunque, e dove gli pare, dato che ha la potenza per farlo.



[1] http://www.pugliantagonista.it/marescotti.htm

[2] http://archiviostorico.corriere.it/1993/maggio/24/strage_dell_Apocalisse_colpa_mia_co_0_93052411114.shtml

http://archiviostorico.corriere.it/1995/luglio/17/Waco_Texas_Apocalisse_americana_co_0_9507171122.shtml

[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.guardian.co.uk/money/2001/nov/11/wageslaves.careers

http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.sasspecialairservice.com/sas-history-timeline-operations-list.html&prev=/search%3Fq%3Dsas%2Bwaco%2Btexas%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=iw8qUIfXCpGVswbbzYHACQ&ved=0CHAQ7gEwBQ

[4] http://www.youtube.com/watch?v=RVEkQ9mmzLU

FONTE 

lunedì 13 agosto 2012

referendum,il silenzio dei media



Il tema dei costi della porcilaia politica è di quelli che fanno salire il sangue alla testa a gran parte degli italiani, soprattutto in un momento in cui vengono imposti sacrifici a tutti i cittadini (politici esclusi). Nei mesi scorsi sono state avviate due differenti raccolte firme, facenti capo a due diversi organizzatori (Unione Popolare e Comitato del Sole) per arrivare a due referendum che puntano entrambi alla riduzione dei compensi dei politici, andando a colpire la legge 1261 del 1965. Entrambe sono state pressocchè ignorate dalla maggior parte dei servili media e osteggiate anche da quei partiti potenzialmente affini come IdV e Movimento 5 Stelle, che hanno contestato la correttezza formale delle raccolte firme e quindi la loro sostanziale inutilità. Il movimento politico Unione Popolare, ha convocato ieri una conferenza stampa alla Camera dei Deputati (praticamente deserta di giornalisti e politici) per annunciare il raggiungimento di ben 1.305.639 firme. “Un risultato straordinario” è il commento soddisfatto di Maria Di Prato, segretario del partito. Se il referendum otterrà il via libera e dovesse essere approvato, andrebbe ad abolire la “diaria” di deputati e senatori, circa 3.500 euro al mese che ognuno riceve per le spese di soggiorno a Roma (compresi i circa 200 che nella Capitale già risiedono). Al di là di tutti gli sprechi, gli eccessi e gli abusi che sono stati più volte denunciati e che devono essere eliminati, bisogna ricordare, fuori da ogni facile populismo, che la legittimità delle firme raccolte, seguendo i dovuti accorgimenti tecnici, potranno essere depositate a gennaio in Cassazione. Il giudizio della Suprema Corte arriverà quindi entro l’autunno, per poi passare la parola alla Corte Costituzionale che valuterà i quesiti nel gennaio 2014. Se il giudizio sarà positivo, gli italiani potrebbero essere chiamati a esprimersi nella primavera dello stesso anno. Insomma, nel silenzio generale dei mezzi di disinformazione di massa, e della porcilaia politica, la corsa del cosiddetto referendum anti-casta continua.

 http://ilgraffionews.wordpress.com/2012/08/12/il-silenzio-dei-media-e-la-banda-d

sabato 11 agosto 2012

Recalling Revisionist History

:


Just as poisoned food is sometimes recalled, occasionally a book is recalled from a publisher because it contains a poison...lies...to further an agenda. These recalls are not the banning of the books but an attempt at correction.

Evangelical 'historian' David Barton's bookThe Jefferson Lies" is the latest example of one of these recalls. Some details are at the two links.

It's sort of funny to see a book begin recalled because book stores, home shelves and libraries are littered with many fake revisionist histories on all sorts of subjects that publishers continue to stand behind. What percentage of books dealing with politics and war history and written by the 'winners' are filled with downright lies? Who knows but in our Orwellian world the percentage is significant.

Barton's book recall comes on the heels of a couple of others where there is a whole industry set up to perpetuate myths. The holocaust sagas of Herman Rosenblat and Misha Defonseca were exposed and I suppose reluctantly taken out of publication because they were big sellers.  Here's a list of 100 more, some portrayed as fiction based on fact, others said to be fact but are really fiction, but all still being sold when most should be recalled in the interest of correction of false history. David Barton is an amateur compared to Elie Wiesel who even Obama grovels to in order to try and get jewish votes and money while Wiesel dresses him down for not being a better holocaust supporter and for not killing more of the zionist's enemies.

What's also funny is that in some countries to publish a revisionist counter to certain kinds of revisionist history is illegal and can get you thrown in jail. Just talking in public about oddities in official stories and numbers can get you locked up too. In the U.S. it's basically self-censorship for fear of how speaking on 'taboo' subjects may affect one's career. It's a strange controlled world we live in.



Thomas Jefferson was a complex and like us all, an imperfect human. That doesn't mean his history needs to be revised to fit a certain segment of today's social engineers' desires to make him fit their distorted worldview. I guess we should thank Nashville's publishing house Thomas Nelson for pulling Barton's book but in many respects it's too little too late. There won't be many other publishers to follow their lead. Not when there's money to be made and when public indoctrination through the written word is a very useful tool to keep us subservient. 


THOMAS JEFFERSON ON CHRISTIANITY & RELIGION

If anything can clear of the misconceptions of Jeffersonian history, it can come best from the author himself. Although Jefferson had a complex view of religion, too vast for this presentation, the following quotes provide a glimpse of how Thomas Jefferson viewed the corruptions of Christianity and religion.

Millions of innocent men, women and children, since the introduction of Christianity, have been burnt, tortured, fined and imprisoned; yet we have not advanced one inch towards uniformity. -Thomas Jefferson, Notes on Virginia, 1782


But it does me no injury for my neighbor to say there are twenty gods or no God. It neither picks my pocket nor breaks my leg. -Thomas Jefferson, Notes on Virginia, 1782


What is it men cannot be made to believe! -Thomas Jefferson to Richard Henry Lee, April 22, 1786. (on the British regarding America, but quoted here for its universal appeal.)


Question with boldness even the existence of a god; because if there be one he must approve of the homage of reason more than that of blindfolded fear. -Thomas Jefferson, letter to Peter Carr, August 10, 1787


Where the preamble declares, that coercion is a departure from the plan of the holy author of our religion, an amendment was proposed by inserting "Jesus Christ," so that it would read "A departure from the plan of Jesus Christ, the holy author of our religion;" the insertion was rejected by the great majority, in proof that they meant to comprehend, within the mantle of its protection, the Jew and the Gentile, the Christian and Mohammedan, the Hindoo and Infidel of every denomination. -Thomas Jefferson, Autobiography, in reference to the Virginia Act for Religious Freedom


I concur with you strictly in your opinion of the comparative merits of atheism and demonism, and really see nothing but the latter in the being worshipped by many who think themselves Christians. -Thomas Jefferson, letter to Richard Price, Jan. 8, 1789 (Richard Price had written to TJ on Oct. 26. about the harm done by religion and wrote "Would not Society be better without Such religions? Is Atheism less pernicious than Demonism?")


I never submitted the whole system of my opinions to the creed of any party of men whatever in religion, in philosophy, in politics, or in anything else where I was capable of thinking for myself. Such an addiction is the last degradation of a free and moral agent. -Thomas Jefferson, letter to Francis Hopkinson, March 13, 1789


They [the clergy] believe that any portion of power confided to me, will be exerted in opposition to their schemes. And they believe rightly; for I have sworn upon the altar of god, eternal hostility against every form of tyranny over the mind of man. But this is all they have to fear from me: and enough, too, in their opinion. -Thomas Jefferson to Dr. Benjamin Rush, Sept. 23, 1800


Believing with you that religion is a matter which lies solely between man and his God, that he owes account to none other for his faith or his worship, that the legislative powers of government reach actions only, and not opinions, I contemplate with sovereign reverence that act of the whole American people which declared that their legislature should 'make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof,' thus building a wall of separation between church and State. -Thomas Jefferson, letter to Danbury Baptist Association, CT., Jan. 1, 1802


History, I believe, furnishes no example of a priest-ridden people maintaining a free civil government. This marks the lowest grade of ignorance of which their civil as well as religious leaders will always avail themselves for their own purposes. -Thomas Jefferson to Alexander von Humboldt, Dec. 6, 1813.


The whole history of these books [the Gospels] is so defective and doubtful that it seems vain to attempt minute enquiry into it: and such tricks have been played with their text, and with the texts of other books relating to them, that we have a right, from that cause, to entertain much doubt what parts of them are genuine. In the New Testament there is internal evidence that parts of it have proceeded from an extraordinary man; and that other parts are of the fabric of very inferior minds. It is as easy to separate those parts, as to pick out diamonds from dunghills. -Thomas Jefferson, letter to John Adams, January 24, 1814


Christianity neither is, nor ever was a part of the common law. -Thomas Jefferson, letter to Dr. Thomas Cooper, February 10, 1814


In every country and in every age, the priest has been hostile to liberty. He is always in alliance with the despot, abetting his abuses in return for protection to his own. -Thomas Jefferson, letter to Horatio G. Spafford, March 17, 1814


If we did a good act merely from love of God and a belief that it is pleasing to Him, whence arises the morality of the Atheist? ...Their virtue, then, must have had some other foundation than the love of God. -Thomas Jefferson, letter to Thomas Law, June 13, 1814


Ridicule is the only weapon which can be used against unintelligible propositions. Ideas must be distinct before reason can act upon them; and no man ever had a distinct idea of the trinity. It is the mere Abracadabra of the mountebanks calling themselves the priests of Jesus."

-Thomas Jefferson, letter to Francis Adrian Van der Kemp, 30 July, 1816


My opinion is that there would never have been an infidel, if there had never been a priest. The artificial structures they have built on the purest of all moral systems, for the purpose of deriving from it pence and power, revolts those who think for themselves, and who read in that system only what is really there.
-Thomas Jefferson, letter to Mrs. Samuel H. Smith, August, 6, 1816


You say you are a Calvinist. I am not. I am of a sect by myself, as far as I know. -Thomas Jefferson, letter to Ezra Stiles Ely, June 25, 1819


As you say of yourself, I too am an Epicurian. I consider the genuine (not the imputed) doctrines of Epicurus as containing everything rational in moral philosophy which Greece and Rome have left us. -Thomas Jefferson, letter to William Short, Oct. 31, 1819


Priests...dread the advance of science as witches do the approach of daylight and scowl on the fatal harbinger announcing the subversions of the duperies on which they live. -Thomas Jefferson, Letter to Correa de Serra, April 11, 1820


Among the sayings and discourses imputed to him [Jesus] by his biographers, I find many passages of fine imagination, correct morality, and of the most lovely benevolence; and others again of so much ignorance, so much absurdity, so much untruth, charlatanism, and imposture, as to pronounce it impossible that such contradictions should have proceeded from the same being.
-Thomas Jefferson, letter to William Short, April 13, 1820


To talk of immaterial existences is to talk of nothings. To say that the human soul, angels, god, are immaterial, is to say they are nothings, or that there is no god, no angels, no soul. I cannot reason otherwise: but I believe I am supported in my creed of materialism by Locke, Tracy, and Stewart. At what age of the Christian church this heresy of immaterialism, this masked atheism, crept in, I do not know. But heresy it certainly is. -Thomas Jefferson, letter to John Adams, Aug. 15, 1820


Man once surrendering his reason, has no remaining guard against absurdities the most monstrous, and like a ship without rudder, is the sport of every wind. -Thomas Jefferson to James Smith, 1822.


I can never join Calvin in addressing his god. He was indeed an Atheist, which I can never be; or rather his religion was Daemonism. If ever man worshipped a false god, he did. -Thomas Jefferson, letter to John Adams, April 11, 1823


And the day will come when the mystical generation of Jesus, by the supreme being as his father in the womb of a virgin will be classed with the fable of the generation of Minerve in the brain of Jupiter. But may we hope that the dawn of reason and freedom of thought in these United States will do away with this artificial scaffolding, and restore to us the primitive and genuine doctrines of this most venerated reformer of human errors. -Thomas Jefferson, Letter to John Adams, April 11, 1823


It is between fifty and sixty years since I read it [the Apocalypse], and I then considered it merely the ravings of a maniac, no more worthy nor capable of explanation than the incoherences of our own nightly dreams. -Thomas Jefferson, letter to General Alexander Smyth, Jan. 17, 1825


May it be to the world, what I believe it will be, (to some parts sooner, to others later, but finally to all,) the signal of arousing men to burst the chains under which monkish ignorance and superstition had persuaded them to bind themselves, and to assume the blessings and security of self-government. All eyes are opened, or opening, to the rights of man. The general spread of the light of science has already laid open to every view the palpable truth, that the mass of mankind has not been born with saddles on their backs, nor a favored few booted and spurred, ready to ride them legitimately, by the grace of God. -Thomas Jefferson, letter to Roger C. Weightman, June 24, 1826 (in the last letter he penned)

 Although Jefferson believed in a Creator, his concept of it resembled that of the god of deism (the term "Nature's God" used by deists of the time). With his scientific bent, Jefferson sought to organize his thoughts on religion. He rejected the superstitions and mysticism of Christianity and even went so far as to edit the gospels, removing the miracles and mysticism of Jesus (see The Jefferson Bible) leaving only what he deemed the correct moral philosophy of Jesus.

FONTE

venerdì 10 agosto 2012

FORCONI,LINEE PROGRAMMATICHE

«Presentiamo le linee programmatiche ispiratrici della futura azione politica dei Forconi convinti comunque che è la qualità etica degli uomini, ancor prima dei programmi, l’ingrediente indispensabile per cambiare i destini della Sicilia. Noi non possiamo fare promesse tranne che una: continueremo a lottare sempre, senza quartiere, con impegno e sacrificio per ridare dignità e benessere al Popolo siciliano, consapevoli che gli uomini migliori della nostra Madre Terra non si trovano nelle segreterie politiche e tra le servitù clientelari dei partiti, ma ai loro posti di lavoro dentro e fuori casa o nelle strade, a lottare con orgoglio per il proprio futuro e ad affermare senza paura i propri diritti. 

La lotta del Movimento Politico dei Forconi è primariamente una lotta per riaffermare nella società la dignità e la centralità dell’essere umano contro ogni forma di sopraffazione, fisica, morale od economica. Riteniamo a tal fine indispensabile che vengano ripristinata una vera democrazia e la sovranità popolare; intendendo la sovranità nel senso più ampio del termine: monetaria, alimentare, politica, territoriale, dei beni ambientali ed energetici. Non ci rassegniamo, né mai ci rassegneremo, a diventare schiavi passivi di un sistema politico-finanziario gestito da oligarchie transnazionali che per mezzo di meccanismi speculativi perversi stanno impoverendo senza scrupoli popoli e nazioni. 

Debito pubblico, pareggio di bilancio, fondo “salva stati”, meccanismI di “stabilità, troike finanziarie non hanno per noi alcun senso dal momento che servono solo a garantire la “stabilità”, i bilanci, la salvezza e le ricchezze di quelle elitès e lobbies finanziarie neoliberiste che pur rappresentando meno dell’1% della popolazione vivono lucrando ed impoverendo il restante 99% dell’Umanità.

La nostra lotta sarà una lotta di dignità e di legalità. Ad iniziare dalla reale ed integrale applicazione dello Statuto Autonomo Siciliano così come sancito dalla Costituzione Italiana; non è per noi un tabù affermare che ove lo Stato centrale non dovesse riconoscere al Popolo Siciliano il diritto alle prerogative amministrative e finanziarie previste dallo Statuto, la Lotta dei Forconi potrebbe abbracciare anche le istanze mai sopite dell’ Indipendentismo Siciliano.

L’azione dei Forconi sarà volta ad ottenere nella vita politica siciliana:

LA TRASPARENZA di ogni atto amministrativo e finanziario dell’amministrazione regionale con pubblicazione immediata e motivata su internet di ogni azione di governo 
(nomine, spese, consulenze, rimborsi, attività dei parlamentari ecc..). 

L’EQUITA’ SOCIALE con abolizione totale dei privilegi (vitalizi, rimborsi, auto blu, benefit di vario tipo) e riduzione sostanziale degli emolumenti dì deputati, consulenti ed amministratori della cosa pubblica di nomina “politica”. 

Reinvestimento vincolato delle somme così risparmiate a favore dell’ISTRUZIONE , della formazione professionale e dell’inserimento lavorativo delle classi sociali più svantaggiate. 

IL CONTRASTO AL SISTEMA CLIENTELARE politico-affaristico-mafioso mediante normative che prevedano:

a) la SBUROCRATIZZAZIONE ed esemplificazione delle procedure amministrative; la responsabilità diretta dei funzionari regionali che non esitino nei tempi previsti le istanze dei cittadini; l’abolizione di tutti gli enti e commissioni parassitarie inutili ed improduttive; l’esemplificazione normativa e la tutela delle Aziende.
b) la TRASPARENZA DELLE NOMINE, nelle amministrazioni e partecipate regionali, che dovranno essere preferenzialmente espletate mediante pubblico concorso che garantisca meritocrazia e pari opportunità;
c) una severa LEGISLAZIONE ANTICORRUZIONE e la limitazione dei mandati al Parlamento Regionale.
d) LA REALE TUTELA DELLA SEGRETEZZA del voto elettorale nelle operazioni di scrutinio;
e) IL SUPERAMENTO del precariato mediante qualificazione professionale mirata, con riserva di posti nei pubblici concorsi ed incentivi economici e fiscali per chi sceglie l’imprenditoria personale.
f)Il divieto di attribuzione di incarichi e consulenze a soggetti già in pensione o a “trombati” nelle elezioni;
h)IL DIVIETO DI SUBAPPALTO NELLE GARE PUBBLICHE con preferenza verso le associazioni di imprese.
IL RILANCIO DELL’ECONOMIA INTERNA mediante:
a) NORME SEVERE a tutela dei produttori su origine, qualità, tracciabilità e costi all’origine dei prodotti agroalimentari. Revisione delle politiche comunitarie penalizzanti la pesca e l’agroalimentare siciliano.
b)L’ ADOZIONE DI UNA MONETA COMPLEMENTARE SICILIANA PER IL RILANCIO DEI CONSUMI INTERNI e l’attribuzione di un reddito minimo da cittadinanza per studenti e cittadini con reddito basso o nullo.
c) LA COSTITUZIONE DI BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO per il finanziamento non speculativo alle imprese. Stimolo al mutuo soccorso, al volontariato, alla costituzione di banche etiche per il microcredito alle famiglie. Promozione fiscale della partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali.
d)LA FORMAZIONE PROFESSIONALE da effettuarsi direttamente presso le piccole e medie imprese industriali, artigianali, turistiche e commerciali, mediante forme di convenzione tra aziende e Regione; l’ incentivazione fiscale per le ditte che assumono il personale formato .
e) L’INTEGRAZIONE SINERGICA TRA TURISMO, INTRATTENIMENTO, ARTE, CULTURA, ISTRUZIONE e BENI ARCHITETTONICI con incentivazione fiscale e sostegno infrastrutturale e pubblicitario alle iniziative che oggettivamente riescano a creare attrazione turistica, fruibilità e conservazione delle risorse culturali ed artistiche dell’Isola.
f) IL SOSTEGNO ALLA RICONVERSIONE DEI GRANDI CENTRI COMMERCIALI in complessi congressuali, fieristici, turistici, sportivi ed alberghieri di dimensioni adeguate a sostenere eventi di respiro euro-mediterraneo per la promozione del commercio, degli scambi culturali, scientifici e dei grandi eventi sportivi.
g) LA PROMOZIONE DELL’AUTONOMIA ENERGETICA ECO COMPATIBILE DELLE AZIENDE.
h)LA RIVISITAZIONE DELLA LEGISLAZIONE INERENTE I PARCHI REGIONALI E LE RISERVE NATURALI,finalizzata ad abolirne la gestione politica parassitaria e ad incentivare la fruibilità turistica ecosostenibile del patrimonio ambientale oltre che una limitata e controllata attività venatoria ad impronta etica e a scopo di riequilibrio faunistico; Selezione e riqualificazione tra il personale forestale al fine di adibirlo al controllo di parchi e riserve, sinergicamente al volontariato delle Associazioni Ambientaliste.

L’EQUITA’ FISCALE, mediante:

a)LA NON TASSABILITA’ ed impignorabilità della prima casa e dei mezzi di lavoro.
b)L’ABOLIZIONE DEL SISTEMA DI RISCOSSIONE terroristico ed usuraio di SERIT con attribuzione delle attività di riscossione ai comuni e municipalità mediante utilizzo del personale in esubero derivante da enti improduttivi e secondo norme che tutelino il contribuente in difficoltà economiche. Moratoria sulla riscossione e pignoramenti per famiglie e aziende in documentato stato di crisi economica.
c) LA NOMINA DI UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLO SPRECO DEL DENARO PUBBLICO CON AZIONE RISARCITORIA OBBLIGATORIA NEI CONFRONTI DEGLI AMMINISTRATORI CHE L’HANNO DETERMINATO.
d) DETRAIBILITA’ DI TUTTE LE SPESE EFFETTUATE CON TASSAZIONE PROGRESSIVA SOLO SUL REDDITO RESIDUO RIMANENTE.

LA VALORIZZAZIONE DEL PUBBLICO IMPIEGO con:

a)ADEGUAMENTO DEI LIVELLI RETRIBUTIVI ATTUALI mediante integrazione con moneta complementare siciliana;
b)RIDEFINIZIONE DEGLI ORGANICI , QUALIFICAZIONE DEL PERSONALE E PARI OPPORTUNITA’ DI CARRIERA.

IL RIPRISTINO DI UNA VERA DEMOCRAZIA

Mediante lo studio sulla possibilità di utilizzare le tecnologie informatiche per giungere ad una democrazia diretta e partecipata che preveda il reale esercizio di referendum abrogativi e propositivi per le leggi di iniziativa popolare.

LA TUTELA DEL TERRITORIO E LA PREVENZIONE DEL RISCHIO SISMICO ED IDROGEOLOGICO

Mediante LA BONIFICA AMBIENTALE, IL MONITORAGGIO E PREVENZIONE DELL’INQUINAMENTO NELLE AREE INDUSTRIALI; IL RECUPERO, RICICLO E VALORIZZAZIONE DEI RIFIUTI. LA REVOCA DELLE AUTORIZZAZIONI ALLA COSTRUZIONE DEL M.U.O.S. Ricognizione ed investimenti prioritari per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e delle aree a rischio di frane ed inondazioni.

LA VALORIZZAZIONE E CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE PUBBLICO INUTILIZZATO

Mediante assegnazione in comodato gratuito con obbligo di manutenzione (anche paritetica), da assegnare preferenzialmente ai giovani, alle donne, alle cooperative ed alle associazioni O.N.L.U.S. 

LA VALORIZZAZIONE DEI GIOVANI LAUREATI , RICERCATORI ed INVENTORI SICILIANI

Mediante il finanziamento di un Istituto autonomo per la ricerca e lo sviluppo di idee, brevetti e modelli di utilità, soprattutto nell’ambito della riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

LA TUTELA DELA SALUTE mediante

a)L’ERADICAZIONE DELL’INGERENZA POLITICA NELLA GESTIONE DELLA SANITA° (scelta dei Primari).
b)LA LOTTA CAPILLARE AGLI SPRECHI (iperaquisti di macchinari e materiali che vengono fatti scadereI:
c) REINVESTIMENTO DEI RISPARMI OTTENUTI PER LA RIDUZIONE DI TICKETS E AUMENTO DI SERVIZI».