involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 25 aprile 2014

IL LIBRO SVELA COME ORDISCONO I VERI SANGUINARI

Per la prima volta dopo oltre vent’anni dal crollo del regime comunista romeno, l’Italia ha a disposizione la prima e più completa ricostruzione, precisa sin nel dettaglio, di quel lontano dicembre 1989. Si tratta de La fine dei Ceausescu. Morire ammazzati come bestie selvatiche, del giornalista romeno Grigore Cartianu (Aliberti, 2012, pp. 622, euro 18), tradotto e curato dallo scrivente.
Nemmeno in Romania, nonostante il profluvio di saggi composti dopo quell’anno e che ancora si stanno scrivendo e pubblicando, nessuno ha rivelato così tante notizie e sollevato così tante domande, come ha fatto Cartianu. Il quale – vale la pena ricordarlo – ha proseguito la sua indagine in altri due libri, cui ne seguirà un quarto, intitolati Crimele revolutiei (I crimini della rivoluzione) eTeroristii printre noi (I terroristi tra di noi), che ci auguriamo anch’essi potranno vedere la luce nel nostro Paese.
I primi due lavori, usciti entrambi nel 2010 presso le edizioni del quotidiano «Adevarul» di cui Cartianu è caporedattore, hanno venduto circa duecentomila copie, presenziando alle più importanti rassegne librarie della Romania e il libro appena apparso in Italia è già stato tradotto in diversi Paesi, tra cui Francia e Germania.
Dopo l’uscita del volume, l’autore si è trovato davanti, oltreché a un ingente sostegno da parte dei lettori, al fuoco di sbarramento di buona parte dei politici romeni protagonisti, diretti e indiretti, di quel lontano dicembre. Anzitutto di Ion Iliescu, primo presidente della Romania cosiddetta democratica, e tra i principali artefici di quello che ormai moltissimi definiscono non già rivoluzione bensì colpo di Stato.
Il lettore appassionato di storia e politica il quale però sia stato costretto a bere menzogne scritte e ripetute a ufo in questi oltre vent’anni, si avvedrà sin dalle prime pagine dell’inganno cui ogni mezzo di comunicazione, storici e giornalisti lo hanno imbrigliato e imbrogliato.
Tutto il mondo seguì, attraverso televisioni e giornali, i fatti accaduti in Romania nel dicembre 1989: la rivolta di Timisoara, l’ultimo discorso di Nicolae Ceausescu con al fianco la moglie Elena, poi la loro fuga, la cattura, il sommario processo e la morte per fucilazione. Poco meno d’un mese e mezzo avanti, a Berlino crollava il Muro. Due anni dopo, nel 1991, anche l’impero sovietico sarebbe franato. S’era chiusa un’epoca europea, ed era stata archiviata con la morte brutale dell’ultimo dittatore comunista d’Europa. Sono trascorsi oltre vent’anni da quegli episodi e tutto sembrava essere così come ci era stato raccontato in tempo reale. Nient’affatto: l’inganno era, come sempre, legge incontrovertibile. Purtuttavia la verità, ancorché infossata negli ipogei della storia dai vincitori, a poco a poco tende, come un corpo gettato in mare, a riemergere, ed esser così restituita ai legittimi proprietari per degna sepoltura.
Tra i molti risvolti inediti, veniamo a scoprire, per esempio, che la fine truculenta del dittatore era stata decisa da George Bush e Mihail Gorbaciov all’inizio di dicembre e contestualmente l’immagine dello statista sovietico sarà ridotta di molto e riportata, almeno in parte, alla sua giusta dimensione, politica e umana. Scopriremo inoltre che Ceausescu, in realtà, non fuggì mai dalla sede del Comitato centrale, ma fu costretto a scappare per poi essere incastrato e arrestato, così come verremo a sapere che Ion Iliescu, il socialista dal volto umano ma dall’animo diabolico, ricevette precisi ordini da Mosca, la quale, alla sua volta, prese direttive da Washington. E sorpresa nella sorpresa: il sanguinario dittatore, come è ancora definito, non era affatto sanguinario, anzi: pagò cara la sua tolleranza nei confronti degli oppositori politici interni.
Ma di più: il lettore conoscerà molto da vicino anche i protagonisti nascosti della truce avventura decembrista, quali militari e dirigenti del Partito comunista romeno i cui nomi, presso il grande pubblico italiano, non hanno mai avuto corso legale. Il libro è inoltre arricchito da una folta serie di Appendici in cui sono presenti tutti i documenti essenziali di quei tempestosi giorni, quali per esempio le riunioni d’emergenza del Comitato politico esecutivo, gli ultimi discorsi delConducator e la trascrizione completa dello stenogramma del cosiddetto processo.
Cartianu snuda menzogne e reticenze, svelando quello che non fu né rivoluzione di popolo, né naturale decorrere di eventi, bensì, semplicemente, lo ripetiamo, un colpo di Stato; e lo fa sulla base d’un decennio di ricerche. Con questo saggio, scritto in maniera agile e brillante, possiamo cogliere, sin nei minimi dettagli, come e perché siano stati liquidati il vecchio dittatore e la sua consorte e, in più, ottenere un quadro, tanto fosco quanto evidente nel suo intrigo, di quell’intera epoca europea. La fine dei Ceausescu è in buona sostanza un’inchiesta giornalistica che mette a punto e in chiaro una torbida faccenda che, di chiaro e preciso, non ebbe mai niente sin dall’inizio.
Il libro è ben lungi dall’essere una difesa politica di Nicolae Ceausescu (Cartianu è spietato nei confronti delConducator) perché, di fatto, non si tratta nemmeno di condannare o assolvere Ceausescu: bensì di fare in modo che studiosi e semplici lettori possano avere a disposizione tutti gli elementi necessari per giudicare ciò che per venti e più anni i magliari della storia occidentale hanno gabellato come verità e che scopriamo oggi per la prima volta essere una brutale menzogna. O, per esprimerci con la parola che lo stesso Conducator, ebbe il coraggio e la lucidità di pronunciare durante il «processo stalinista» cui fu sottoposto, una mascarada, ovvero una pagliacciata.
Il testo è completato da una mia Postfazione intitolata Il fango e la neve. Romania 1989-Duemila, in cui amplio e integro le testimonianze portate da Cartianu con una notevole serie d’ulteriori documenti e informazioni. Racconterò, per esempio, come e perché un notissimo giornalista italiano d’una grande testata nazionale, se ne andò via proprio a causa d’una pesante censura voluta da alcuni poteri forti e quale ruolo giocò la finanza mondiale nell’estromissione di Ceausescu.
Questo lavoro nel suo complesso costituisce il quadro definitivo di quegli eventi, che hanno segnato, in molteplici sensi, non solo la storia della Romania, ma altresì dell’Italia e di tutto il continente eurasiatico e le cui conseguenze viviamo e subiamo ancora oggi.
Alla fine della lettura, inoltre, non avremo incontrato solo il coté politico della faccenda, bensì anche quello umano, ché scoprire la verità su quegli accadimenti così centrali nella vita del Paese carpatico, sarà d’aiuto anche per comprendere la sofferenza d’un popolo costretto a emigrare in massa, abbandonando affetti e radici per cercare fortuna all’Ovest. Si stava meglio quando si stava peggio? Sì, no, forse, non tocca noi dare una risposta. Limitiamoci ad apprendere la verità dei fatti e a raccontarla con onestà. Gli animi onesti trarranno le loro dovute conclusioni.


fonte 

giovedì 17 aprile 2014

l'ONU è la via perfetta per legittimare operazioni di propaganda NATO

By Andrew KORYBKO (USA) 
Segmenti della prossima relazione sui diritti umani in Crimea commissionata dalle Nazioni Unite , che verrà rilasciatoaMartedì, sono state rilasciate dalla rivista Foreign Policy, e le sue conclusioni sono tutt'altro che oggettive. Indicando ancora un altro esempio di pregiudizio istituzionale contro la Federazione Russa e dei suoi interessi, Ivan Simonovic, Assistente del Segretario Generale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha riempito la cosiddetta relazione con pregiudizi, reporting ingannevoli, omissioni importanti, analisi unilaterali, in alcuni casi, addirittura false dichiarazioni. Considerando la sua storia di " valutazioni di parte, pregiudizievoli e non oggettive ", questo non dovrebbe essere una sorpresa, ma è sorprendente che tali pareri sono istituzionalizzati in rapporti di un'organizzazione nominalmente neutrale. Una breve panoramica del documento trapelato dimostrerà che alcuni "rappresentanti" delle Nazioni Unite sono più emblematici di obiettivi di informazione della NATO di quanto non siano di obiettività.
Di politica estera rapporto esclusivo sul documento inizia affrontando la presunta attività di "propaganda russa" nel periodo fino al referendum. Attraverso omissione selettiva, trascura di menzionare che la Russia ha il diritto internazionale di trasmettere i suoi media in Ucraina e la Crimea che faceva parte di quel paese,  non ha fatto eccezione. Può essere che Simonovic sia portato alla tendenza di chiamare qualsiasi supporto proveniente dalla Russia "propaganda", perché "propagandista capo" della Russia, Dmitry Kiselyov, è stato il primo giornalista a mai essere sanzionato dalla UE come punizione per aver esercitato il suo diritto alla liberta di parola (che si suppone sia anche un "valore europeo"). La relazione convenientemente dimentica di menzionare che l'Ucraina ha vietato le trasmissioni dii media russi  nel paese, una mossa che costituisce un precedente per la Lituania e le censure successive sempre a danno dei russi della Lettonia.
Il rapporto quindi sostiene sfacciatamente che gli attivisti anti-riunificazione(Crimea-Russia) sono stati "minacciati, arrestati e torturati". È interessante notare che questa affermazione esplosiva ha ricevuto scarsa eco Se ci fossero stati seria motivi credibili che determinati eventi si fossero verificati, le macchine dei media statunitensi e occidentali avrebbero munto la falsa narrazione quanto più potevano, non appena le fossero  emerse le accuse . Non è improbabile immaginare la CNN che dedica un'intera ora "indagando" (onde indottrinare il suo pubblico ) su questo argomento. Perché nulla di questo si è verificato e non ci sono prove sostanziali  per corroborare questo, è molto poco professionale per un funzionario delle Nazioni Unite  mettere queste voci in un rapporto ufficiale.
Ridicolmente, il documento continua a sostenere che "La presenza di gruppi paramilitari e i cosiddetti gruppi di auto-difesa così come soldati in uniforme con  insegne, falsamente accreditate alla Federazione russa, non creavano un ambiente  favorevole  in cui gli elettori potessero liberamente esercitare il loro diritto di opinione e il diritto alla libertà di espressione ". Ha poi l'ardire di affermare che "è ampiamente valutato che gli oratori russi non sono stati oggetto di minacce in Crimea." E sorvola senza problemi il fatto che violenti gruppi neo-nazisti sono una grave minaccia per le minoranze in Ucraina, e che il pravy sector ha direttamente minacciato l'Ucraina orientale  e la Crimea, zone in cui la minoranza russa risiede prevalentemente. Le loro dichiarazioni di intenti per attaccare altri che non sono d'accordo con loro sono ampiamente pubblicizzate su internet.

In questa luce, i gruppi paramilitari e di autodifesa sono una necessità assoluta per impedire che i nazionalisti radicali di istigare uno scoppio di violenza. E con quale prospettiva l'Ovest può de-legittimare le elezioni ? Dopo tutto,  ha unilateralmente riconosciuto l'indipendenza del Sud Sudan e in Afghanistan e le elezioni irachene sotto la stessa identica cosa, se non di più. Nonostante le bugie di Obama al contrario , i cittadini del Kosovo non hanno nemmeno la possibilità di partecipare a un referendum, non importa quanto truccato avrebbe potuto essere senza la partecipazione dei suoi abitanti nativi serbi. Dichiarazioni come "Il clima generale di incertezza ha portato alcune persone, prevalentemente tartari e ucraini etnici a lasciare la  Crimea" è giornalisticamente irresponsabile senza fornire alcun dato, mentre la  Russia può solidamente dichiarare che oltre mezzo milione di ucraini cercano rifugio all'interno del loro paese . Considerando la minaccia che i nazionalisti violenti rappresentano per la salvaguardia dei diritti umani per tutti i cittadini ucraini , è assolutamente falso per la relazione affermare che "le tensioni sono diminuite, insieme con le accuse di violazioni dei diritti umani", da quanto la giunta è salita al potere.Di fatto è vero il contrario.
Sorprendentemente, la relazione cita solo marginalmente le infami esecuzioni da parte di cecchini avvenute al culmine di EuroMaidan e utilizza una combinazione di giri di parole per portare i lettori alla conclusione che erano i Berkut  a sparare ai rivoltosi, non i mercenari sotto contratto dell' Occidente e dei leader il EuroMaidan, come è stato in seguito  rivelato . L'Ambasciatore russo Vitaly Churkin alle Nazioni Unite ha anche portato questo davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite , e il Ministero degli Esteri russo ha chiesto un'indagine imparziale su ciò che realmente è accaduto. Questa omissione critica sarebbe considerata negligenza giornalistica da qualsiasi corporazione di media, ma averlo in un documento ufficiale delle Nazioni Unite, insieme a tutte le altre "scoperte" false e fuorvianti, è propaganda contro la Federazione russa.
Le Nazioni Unite non dovrebbe essere foriera di propaganda per nessuno, dato il suo stato apparentemente neutrale come entità oggettiva, così uno deve chiedersi che cosa potrebbe essere il ragionamento che sta dietro una relazione così poco professionale e di parte. A suo credito, che fa affrontare lustrazione ossessione della giunta e tattiche intimidatorie Muzychko'sthuggish, ma tali inclusioni di fatto sono troppo pochi e rari per contrastare la narrazione di anti-russa travolgente stabilito all'interno del documento. Evidente pregiudizio della relazione fa sembrare come se gli interessi informativi anti-russi della NATO si sono infiltrati delle Nazioni Unite e che l'organizzazione politico-militare sta usando i suoi agenti di influenza (in questo caso, Simonovic, la cui istituzionale lealtà è con la NATO prima e la seconda Nazioni Unite [è stato promosso alla sua attuale posizione nel 2010, un anno dopo la Croazia ha aderito alla NATO]) per promuovere la sua agenda. Infatti ed in forma, l'ONU sta rapidamente trasformando in un nido di propaganda per il vizioso informazioni avvoltoio NATO. Ammantato di falso stereotipo di imparzialità e neutralità, l'ONU è la via perfetta per legittimare operazioni di propaganda della NATO.
Andrew Korybko è studente del Master americano presso l' Università Statale di Mosca di Relazioni Internazionali s (MGIMO).               Fonte

domenica 13 aprile 2014

BUCAREST,VIVERE COI TOPI


Due anni fa, la fotografa canadese Jen Tse è arrivata a Bucarest e ha osato entrare con la sua macchina fotografica nelle fogne della capitale della Romania dove, spinta dalla miseria causata dalle istituzioni del regime capitalista due decenni fa, vi è una vera e propria città esclusa ed emarginata della superficie del mondo.
  Qui ha fatto una serie di fotografie agli abitanti del buio, e ascoltato le loro storie di violenza, droga, freddo, malattie e solitudine.
Una è quella di Mihaela Iordan, 31 anni, che da tempo ha smesso di sentire la puzza fastidiosa dei canali d'acqua sotterranei e ha imparato a convivere  con  topi, pulci e rifiuti fecali. E più di un decennio che vive nelle fogne. Accanto a lei vive il suo fidanzato, Mario, che è diventato un residente del sottosuolo della capitale spinto dalla povertà iperbolica causata dalla terapia d'urto neoliberista applicata contro i rumeni negli anni novanta e  dalla sua tossicodipendenza , ognuno per sé è la disumana insolidarieta inculcata come ideologia.
Accanto a loro, una realtà nascosta di centinaia di bambini provenienti da famiglie povere che vivono in strada o sotto di esse nella capitale della capitalista Romania. Molti ricordano ancora i tempi in cui la disoccupazione, era un'idea incredibile, sembravano fantascienza le voci provenienti da ovest, o quando le strade erano un luogo di lavoro e di piacere, e non per la sofferenza e la criminalità.
Nel rigido inverno di Bucarest, i tubi che portano  l'acqua calda nelle case dalle centrali elettriche nella periferia sono il posto migliore per i diseredati e miserabili.
  Molte di queste PERSONE che vivono nelle fogne, condividondole con i topi, non hanno mai conosciuto un'altra casa , solo con un  improbabile cambiamento di regime, probabilmente, potranno conoscere un altro stile di vita.



















  Jen Tse è una fotografa di Toronto, Canada. Attualmente vive a Copenhagen, in Danimarca. Potete vedere altre foto  in questo video , opera realizzata dalla fotografa stessa.


FONTE

mercoledì 9 aprile 2014

LA MORALE A DOPPIA CORSIA MA A SENSO UNICO



 


 
 
9 / 4 / 2014
Il 29/08/2012 sono stata contatta dal prof. Colloretti. Mi aveva invitato in un bar al Campo del Ghetto di Venezia per un appuntamento per parlare riguardo lo spettacolo legato alla Giornata europea della Comunità ebraica. La sig.ra Willson Alexandra mi aveva chiesto se posso registrare la prova dello spettacolo e presentare il materiale al prof. Colloretti così lui potrà fare la pianta luci, e se in seguito posso registrare e montare le riprese dello spettacolo. Avevo risposto affermativo, però avevo chiesto di essere pagata per il mio lavoro. “Come Dio comanda.” La sig.ra Willson mi aveva risposto: "Ma, certo!"
Giorno dopo avevo registrato la prova, prof. Corrado Calimani era presente, mi aveva fornito un cavo elettrico. Ho montato il materiale e lo presentato al prof. Colloretti su un cd giorno dopo per la prova delle luci nella Sala di San Leonardo a Venezia. 02/09/2012 avevo registrato lo spettacolo, e lo messo disponibile al pubblico 26/09/2012 al indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=pr1qYMHKg-M .
Sono passate due anni, dal “Ma, certo.” ma io ancora non ho ricevuto un soldo.
Mi sono rivolta al Ispettorato di lavoro a Mestre, loro non volevano accettare la denuncia, visto che l'ente morale Comunità ebraica non registra i spettacoli teatrali. Mi sono rivota al Tribunale di Venezia, loro mi hanno chiesto il contratto, però io il contratto non avevo mai ricevuto dal Ente morale Comunità ebraica, dalla morale sig.ra Willson, dal morale prof. Calimani Corrado che alla fine nei e-mail si è mostrato demente, nemmeno dal prof. Le Moli - IUAV (non se ne parla del morale). Visto che lo spettacolo “Giornata europea della cultura ebraica 2012” era stata organizzata in collaborazione con lo IUAV, prof. Le Moli aveva un suo ruolo. Avevo iscritto lo IUAV 2008 perché ero entusiasmata dalla messa in scena Der kaukasische Kreidekreis di Brecht, da Ezio Toffolutti. Ero veramente meravigliata con il fatto che i studenti potevano fare una messa in scena così bella. Quando io avevo iscritto lo IUAV di Toffolutti non cera più nemmeno una T. Peccato. Era un mucchio di professori, se fossi stati cercati da Interpol, non sono certa che sarebbero trovati. Se io vado a vendere questi prodotti di cultura creati allo IUAV, non mi sorprenderei se i spettatori mi chiedono i soldi per guardare questi spettacoli. 2012 io non ero più studentessa, avevo dato il mio. Sottolineo che avevo imparato molto poco. Le video riprese ed editing non cerano nel mio programma. Tra l'altro nel programma dello IUAV- Scienze e tecniche del teatro era scritto che i studenti si preparano per essere Direttori, Registi, Scenografi, Costumografi. Cera una figlia di uno che ha trovato lavoro, altre dovevano fare le cortesie per poter essere prese come comparse, cerano anche le studentesse che finivano al reparto di psichiatria del Ospedale Civile di Venezia, per varie proposte di sesso. Resto non lavora in senso Costituzionale. Prof. Le Moli dal suo piedistallo soltanto gira la testa e dice: “Cosa cercavano, questo trovavano.”
Io avevo chiesto soldi per il lavoro che avevo fatto. Non è un crimine chiedere di essere pagati per il lavoro. Crimine è non pagare il lavoratore, anche se si tratta di un Ente morale come la Comunità ebraica di Venezia, anche se si tratta dei onorevoli professori come prof. Le Moli o prof. Corrado Calimani, btw. Anche mio zio è morto nel Auschwitz e non rompo i coglioni a nessuno, per non raccontare la storia di mio Babbo, anche adesso ho i problemi con il fascismo croato, e non ti rompo i coglioni con questo, pensa che sarei a Venezia, se a Zagabria fossi El Dorado? Perciò cari morali Le Moli, Calimani, Willson smettete di giocare con me a ping pong e pagate mi il mio lavoro.
Visto che nel spettacolo fatte le lodi aI Rothschild's, i soldi per voi sono importanti, però dietro la video camera ero io no Rothscihld, e visto che la Comunità ebraica e lo IUAV per questo e simili eventi prende i finanziamenti europei, regionali e comunali, la scusa di non avere i soldi è poco credibile. Tra l'altro siete tutti occupati alle varie posizioni, a differenza di me e simili a me – tropi simili, potete pagarmi anche dalla tasca vostra. Prego che il mio lavoro sia pagato, come Dio comanda. Anche Dio ebraico.  


Willson mi aveva chiamato per il lavoro. Mi aveva promesso il pagamento. Io avevo chiesto soldi per il lavoro che avevo fatto. Non è un crimine chiedere di essere pagati per il lavoro. Crimine è non pagare il lavoratore, anche se si tratta di un Ente morale come la Comunità ebraica di Venezia, anche se si tratta dei onorevoli professori come prof. Le Moli o prof. Corrado Calimani, btw. Anche mio zio è morto nel Auschwitz e non rompo i coglioni a nessuno, per non raccontare la storia di mio Babbo, anche adesso ho i problemi con il fascismo croato, e non ti rompo i coglioni con questo, pensa che sarei a Venezia, se a Zagabria fossi El Dorado? Perciò cari morali Le Moli, Calimani, Willson smettete di giocare con me a ping pong e pagate mi il mio lavoro.

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mercoledì 2 aprile 2014

Report dall'Ucraina

Cronaca di una realtà evitata dalla stampa egemonica
 
I neonazisti pattugliano Kiev
 
di Unai Aranzadi (*) 
 
E’ mezzanotte e la colonna di incappucciati esce da una delle strade che sboccano in piazza dell’Indipendenza, oggi meglio conosciuta come “Euromaidan”. Sono circa sessanta, con uniformi militari, giubbetti antiproiettile, sbarre d’acciaio, caschi e anche cartuccere che potrebbero contenere pistole.
 
Qui è dove lo scorso 21 novembre iniziarono le proteste a favore dell’associazione dell’Ucraina alla Unione Europea, che finirono col colpo di Stato contro Viktor Yanukovich, un presidente eletto ma corrotto.  
 
Secondo Oleksander, un vicino che applaude al passaggio di quella che lui chiama “brigata dei lottatori”, l’attività di questi uomini che si sono ribellati con le armi comincia alle dodici e finisce alle sei di mattina, e come, questa “brigata”, ore prima si potevano vedere facilmente altre colonne dei diversi gruppi di ultradestra che dominano la zona per tutte le ventiquattro ore.
 
“Si dividono tutto il centro storico di Kiev per evitare la presenza di stranieri, comunisti, omosessuali e russi”, afferma quest’uomo che dice di essere “un semplice difensore di un’Ucraina unita e disciplinata che ha bisogno di ordine e onore”.
 
Da alcuni giorni si possono già vedere in internet i video di violente “operazioni di pulizia” portate a termine da questi gruppi contro semplici passanti, personaggi pubblici e persino contro un blindato dell’esercito, che girano il centro della città con la bandiera di Svoboda, il partito neonazista che oggi è al governo con un vice primo ministro, tre ministri, il procuratore generale dello Stato e cinque governatori di provincie, oltre altre decine di importanti incarichi pubblici con responsabilità nello Stato.
 
“Ma loro non sono gli unici che stanno lottando. Noi siamo altrettanto patrioti di loro o di più. Di fatto molti militanti di Svoboda sono venuti nel nostro movimento”. Mykola, che è incaricato di “evitare che vengano spie straniere” in piazza dell’Indipendenza, veste un’uniforme militare, dice di nascondere una Makarov 9mm e ha una radio trasmittente sul petto. E’ membro del nuovo partito Pravy Sektor (Settore Destro) e si avvicina a interrogare “chiunque possa essere ritenuto una minaccia per la rivoluzione che abbiano cominciato”. Sereno, nonostante un alito che distilla vodka, enumera le alleanze che fino a questo momento li hanno aiutati. “L’Unione Europea ci è stata favorevole e sarebbe bene entrarci più avanti, per questo alcuni mettono le stellette intorno al nostro scudo nazionale. Ma noi siamo una terza via, sì,  all’interno della NATO. Se gli americani ci appoggiano, potremmo lottare persino contro la Russia”. 
 
Il partito nazionalsocialista Svoboda, anche se in questo momento vive il punto più alto della sua storia, fin dal principio degli anni ’90 ha al suo attivo la partecipazione nelle istituzioni (sotto le sigle di partito “nazionale, sociale”), ma altri, come Pravy Sektor, sono stati fondati nel fuoco delle prime proteste europeiste dello scorso novembre, e si stima che oggi contino su 5.000 membri addestrati e ben equipaggiati con le loro caratteristiche uniformi militari. Ciò nonostante, fin dalla fine dell’anno scorso, hanno beneficiato di un’articolazione, di finanziamenti e di una crescita difficili da spiegare e attribuiti dall’ex capo dei servizi segreti, Alexander Yakimenko, “all’ovvio arrivo di donatori stranieri che, attraverso alcune ambasciate, hanno distribuito grandi quantità di denaro. Questo è stato dimostrato dalle loro visite alle ambasciate come quella della Polonia e degli Stati Uniti, e da come si cambiavano i dollari intorno a piazza Maidan”. 
 
Migliaia di giubbetti antiproiettili a 1.200 dollari l’uno, equipe di radio per comunicare, rancio per sfamare tutte le loro “brigate” o i fucili con mirino telescopico che hanno utilizzato durante lo “Euromaidan” presuppongono una spesa considerevole, cosa in contraddizione con la realtà di gruppetti sorti dalla marginalità e dalla disoccupazione. Proprio in una di queste mense, “la patriota Sofiya” – come la chiamano i suoi compagni – serve zuppa, caffè e panini ai militanti di guardia. Quando le si domanda chi finanzia queste mense che forniscono cibo e bevande 24 ore al giorno a poche migliaia di neonazi, risponde con un secco “molta gente ci vuol bene, dentro e fuori”. 
 
La piazza dello “Euromaidan” è un rosario di tende da campo color kaki, rimorchi-caldaia dell’esercito che servono a scaldare i paramilitari, barricate alte come case, fuochi dove si cucina 24 ore su 24 ed edifici occupati in cui le sentinelle sono giovani e adulti con elmetti militari, passamontagna e rosari all’avambraccio. All’entrata di quello che prima era un edificio dell’amministrazione pubblica, gli uomini di Pravy Sektor che lo occupano sono già ubriachi, e hanno lasciato scudi e manganelli su sacchi di terra che, come trincee, proteggono l’entrata. Sovreccitati, ognuno di loro ha la sua versione di quanto è successo durante quella che chiamano “rivoluzione”, e anche se quasi tutti sono favorevoli a continuare l’alleanza con gli USA o con la Germania (paesi che hanno avuto e tornano ad avere un legame diretto con questi gruppi ultras); altri preferiscono mantenere relazioni internazionali di più basso profilo, che chiamano “solidarietà delle nazioni europee” alludendo alle alleanze che sono state costruite dopo aver ricevuto la visita di gruppi emergenti neonazisti come i Nordisk Ungdom di Svezia, il NOD della Germania e lo Jobbik d’Ungheria tra altre dozzine di organizzazioni di estrema destra che hanno fatto di Kiev la loro nuova Mecca.
 
A pochi metri da qui, dietro il check point paramilitare che, in mancanza di autorità legale, controlla uno degli accessi alla piazza, Vasyl vende ricordi della “rivoluzione ucraina”, come souvenirs di Svoboda, bandiere dell’Ucraina mescolate a quelle dell’Unione Europea e gagliardetti di Pravy Sektor. I compratori di questa simbologia ultranazionalista non sono tanto gli skinheads venuti da tutto il mondo, o gente con l’uniforme locale, ma famiglie con bambini, visitatori di provincia e alcuni giovani che dicono di non essere d’accordo con Pravy Sektor o Svoboda, “anche se sono patrioti e in un certo senso li capiamo”, assicura Nataliya, studentessa di belle arti e acceso difensore “dei valori rappresentati dall’Unione Europea”.  
 
Uno dei prodotti che si vende di più in questi posti è l’effige che, nella nuova Kiev, ha spodestato lo scarso culto ancora reso alla figura di Lenin. Si tratta di Stepan Bandera, eroe nazionale per gran parte del nuovo Governo e fondatore dell’ “Esercito Insorto Ucraino”, il raggruppamento armato che durante la 2° Guerra Mondiale collaborò con i nazisti tedeschi nello sterminio dei polacchi, dei comunisti e soprattutto degli ebrei, il collettivo minoritario più contradditorio del nuovo Governo.  
 
Giorni dopo che un leader di Pravy Sektor, Aleksandr Muzychko – morto settimana scorsa in uno scontro a fuoco ancora da chiarire – facesse un discorso incendiario, kalashnikov in mano, sugli ebrei, Reuven Din El, l’ambasciatore di Israele, ha avuto una riunione con Dmytro Yprosh (altra testa pubblica di Pravy Sektor), regolando con qualche tipo di accordo non rivelato ogni possibile confronto tra la comunità ebrea e gli ultra-destri che oggi governano il paese.
 
In questo senso, la “Agenzia di Notizie Ebrea” arriva ancor più in là, pubblicando informazioni (che quotidiani come Haaretz hanno anche diffuso) secondo le quali vari membri legati all’esercito israeliano sono stati agli ordini di Svoboda durante i combattimenti nell’Euromaidan, segnalando una piccola unità israeliana chiamata “i caschi azzurri” di origine ucraina (come tanti israeliani), il che ha faclitato la loro perfetta mimetizzazione nella società.
 
Il loro leader, un ex militare che parlando in lingua ebraica non ha voluto dire se è andato a Kiev come contrattista del governo sionista o come volontario, ha dichiarato “Non appartengo a Svoboda anche se ho operato ai suoi ordini. Per me sono come fratelli, e non dimentichiamo che nelle proteste c’erano molti ebrei”: contraddizione estrema, confermata fin da dicembre dal quotidiano conservatore Jerusalem Post, che ha pubblicato un reportage in cui affermava che “giovani ebrei di organizzazioni internazionali hanno fornito appoggio logistico, e organizzativo, alle barricate”.
 
L’incontro tra l’ambasciatore israeliano a Kiev con Dymitro Yprosh (che è avvenuto poco prima di quello di Netanyahu con Obama alla Casa Bianca), è possibile sia servito non solo a contenere qualsiasi eventuale attacco senza controllo contro membri della comunità ebraica, ma anche a trattare il tema della “sicurezza” come una strategia locale di partecipazione internazionale, visto che oggi Dymitro Yarosh è non solo un alto dirigente di Pravy Sektor, ma anche segretario alla Sicurezza Nazionale, in fondo responsabilità di grande interesse per Stati Uniti ed Europa Occidentale. 
 
Già di prima mattina, in vari angoli della “Euromaidan”, dove le scritte delle SS (una chiara allusione alle Waffen-SS di Hitler) sono meno frequenti, alcune strade oscure sono controllate da “piccole unità patriottiche” di quattro o cinque uomini in stato di ubriachezza, come quella comandata questo sabato mattina dal giovane Bodan. “A volte abbiamo discussioni con loro, ma quasi tutta la polizia confida in noi. Dove ci siamo noi non si ruba, non ci sono crimini ma ordine e rispetto per la vera Legge”. Alla domanda su qual è la vera legge, risponde: “Noi siamo la legge. Abbiamo la procura dello Stato con Svoboda, la direzione della sicurezza nazionale con Pravy Sektor e Ihor Tenyukh, anche lui di Svoboda, come Ministro della Difesa. Che vuoi di più?”.
 
La banda paramilitare continua la sua erratica strada, in cerca di qualcosa da fare. Nella zona non si vede polizia, solo un’auto di pattuglia vuota, che loro trattano come se fosse loro. Neppure si trova neanche un decimo di tutta quella stampa straniera che, da questa piazza e da queste strade, ha legittimato “la rivoluzione” contro il governo precedente.  
 
Così il fascismo si accampa a suo piacimento a Kiev, senza polizia che lo fermi o stampa che lo denunci. 
 
(*) Videoreporter indipendente basco, specializzato in diritti umani e conflitti armati; da: rebelion.org; 31.3.2014.
 
 (traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

FONTE 


 Dnepropetrovsk (Ucraina orientale). Un gruppo di neonazisti di Pravy Sektor marcia incolonnato inneggiando al comandante delle Ss Galizien Stepan Bandera. Una coppia che passa da quelle parti li contesta. I due vengono inseguiti e il ragazzo accerchiato e picchiato


 Lviv (Ucraina occidentale). Bande di neonazisti spadroneggiano per le strade terrorizzando i passanti. A un ragazzo viene fatto togliere il cappotto rosso e gli vengono chiesti i documenti. Una volta a terra il cappotto gli viene sporcato di nero con bombolette spray.