involuzione

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FIRMA LA PETIZIONE
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

lunedì 12 gennaio 2015

CHARLIE CHI ?


Io non sono Charlie….?
di Gilbert Rémond (*);
Post del compagno Loch Lomond:
 
Tutti siamo Charlie” proclama Libération.
Io no.
Non ho fatto una campagna a favore del trattato di Maastricht. Non sono Charlie.
Non ho mai paragonato il Partito Comunista al Fronte Nazionale. Non sono Charlie
Non ho mai appoggiato i bombardamenti della NATO in Yugoslavia. Non sono Charlie.
Non ho mai fatto campagna per il SI nel Referendum per la Costituzione Europea del 2005. Non sono Charlie.
Mai ho voluto affondare (far sprofondare) Denis Robert né ho difeso il caso Clearstream. Non sono Charlie. (N.d.T.: allusione al giornalista che svelò nel 2001 un ‘affaire’ di corruzione nella vendita di navi da guerra e i legami della compagnia finanziaria Clearstrem con i politici francesi).
Non ho mai pensato che Cuba sia una dittatura. Non sono Charlie.
Non ho mai pensato che Chàvez fosse un dittatore. Non sono Charlie.
Non ho mai approvato il bombardamento della Libia. Non sono Charlie.
Non mi sono mai rallegrato per l’assassinio di Gheddafi. Non sono Charlie.
Nel 2006 ero contro l’attacco di Israele al Libano. Non sono Charlie.
Non sto sistematicamente dalla parte di Israele contro i palestinesi. Non sono Charlie.
Non chiudo gli occhi davanti al nazismo in Ucraina. Non sono Charlie.
Ritengo che Femen sia un movimento proveniente dall’estrema destra ucraina. Non sono Charlie.
Non credo che la Russia sia un paese pericoloso per la pace mondiale. Non sono Charlie.
Non credo, al contrario di Unione Europea e NATO, che la Russia sia responsabile della situazione in Ucraina. Non sono Charlie.
Non ho chiesto l’intervento in Siria. Non sono Charlie.
Mai ho considerato eroi gli oppositori siriani, ho sempre pensato che fossero fanatici islamisti più o meno manipolati. Non sono Charlie.
 
I giornalisti di Charlie, come il poliziotto e l’incaricato della manutenzione morti, ovviamente sono innocenti e il loro assassinio è ingiustificabile, ma non inventiamo eroi….
Rendere omaggio alle vittime, naturalmente, ma non è attorno a Charlie e ai suoi “valori” dove vorrei vedere riunirsi il popolo francese … e rifiutiamo questa unione nazionale che maschera l’intenzione reale dei terroristi e le schiaccianti responsabilità dei dirigenti francesi nell’odio suscitato dal nostro paese…
 
Condivido al cento per cento questo testo. Ho appena risposto così a qualcuno che voleva propormi di firmare una petizione a favore di Charlie. L’assassinio di vari giornalisti è un fatto molto grave. Ma io non sono Charlie. Non mi piace quella pubblicazione, alla quale noi comunisti non piacciamo e che molto spesso disprezza la gente comune.
La stampa ha grandi difficoltà e la libertà di espressione è molto discussa da molti anni. E da questo punto di vista il gruppo Lagardère (n.t.d.: il maggior venditore di armi in Europa), come altri mercanti d’armi, ha una grande responsabilità in ciò che è successo. Per cui ritengo completamente ipocrita che il gruppo Lagardère, che fornisce armi a tutti i regimi reazionari del mondo arabo, si metta alla testa della campagna di riapertura della rivista.
 

Il CNR ha le idee ben chiare sulla libertà di stampa, in particolare contro la stampa monopolista e le sue grandi concentrazioni. Esigiamo il rispetto della legge e il ritorno all’ordinanza del 45.
 
(*) Militante del partito Comunista Francese.
da: rebellion.org; 11.1.2015
 
(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa proletaria “G.Tagarelli”
Via Magenta 88, Sesto S. Giovanni)