involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

martedì 24 novembre 2015

Mustafa Abdul Jalil,correo confesso

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Mustafa Abdul Jalil, capo del Consiglio Nazionale di Transizione di Bengasi nel 2011 ammette:
Gheddafi non ha ordinato la sparatoria che ha dato l’avvio alla falsa rivoluzione in Libia. Ora, dopo la distruzione della Libia, Jalil ammette al mondo sul libico Channel One, che i manifestanti che furono uccisi nelle proteste a Bengasi e che causarono l’attacco Onu e Nato alla Libia vennero uccisi da spie e mercenari che non erano libici. Egli ammette che sapeva la verità al momento dell’accaduto ma che ciò fu fatto per abbattere il governo libico e distruggere lo Stato. Ammette di essere stato informato in anticipo su cosa sarebbe accaduto e che il popolo libico non riconobbe i manifestanti morti perché indossavano abiti civili e nessuno si recò ai loro funerali perché non avevano parenti o amici in Libia.
Come abbiamo detto dal febbraio 2011, la cosiddetta rivoluzione in Libia è stata un’operazione sotto falsa bandiera. La maggioranza del popolo libico era felice e “sicuro”. I gruppi estremistici islamici erano illegali in Libia. Ora la Libia è controllata da gruppi estremistici islamici (Al Qaeda, Gruppo Combattente Islamico Libico [Lifg], i Fratelli musulmani, Ansar Al Sharia e altri). Il Paese è frammentato, non c’è sicurezza, migliaia di persone sono state imprigionate illegalmente e centinaia torturate a morte. Non c’è governo, non ci sono le vendite di petrolio, 2 milioni sono ancora in esilio, gli psicopatici hanno in mano il Paese che è ormai considerato uno “Stato fallito” – senza confini e nessun governo.
Grazie Obama, Cia, Hillary Clinton, Nato e Onu per NON proteggere i civili innocenti in Libia!

Da libyanwarthetruth
Traduzione di Paolo B. per CIVG

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