involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 27 gennaio 2011

La giustizia preventiva di Europol

Militanti del gruppo Anonymous.
Militanti del gruppo Anonymous.
La condivisione di informazioni tra le polizie europee non riguarda solo i pregiudicati, ma anche i semplici sospetti. Un sistema sempre più utilizzato per reprimere i movimenti di protesta.
Il 4 ottobre 2010 un drone dell'esercito statunitense ha lanciato un missile alla frontiera fra Pakistan e Afghanistan. Nell'attacco almeno tre ragazzi sono stati uccisi. Nulla di strano, in quella regione. Tra le vittime, però, c'era un tedesco, il che è abbastanza insolito.
Bünyamin E., 20 anni, era sospettato di seguire un addestramento in un campo terroristico. La magistratura di Düsseldorf stava indagando su di lui. Dopo la sua morte però nessuno ha indagato su coloro che lo hanno ucciso, né sui soldati americani che comandavano il drone a distanza, né sui loro superiori.
Le autorità tedesche hanno difficoltà a procedere quando degli alleati nella guerra contro il terrorismo uccidono dei cittadini tedeschi o li rapiscono, come nel caso dell'islamista di Amburgo Mohammed Zammer nell'autunno del 2001. In compenso non esitano a comunicare i dati personali agli organi di sicurezza di altri paesi, anche se i sospettati non hanno precedenti.
Il caso di Bünyamin E. mostra quello che può succedere in casi estremi, quando dei servizi segreti stranieri sfruttano le informazioni riguardanti dei presunti terroristi: l'esercito americano ha ritenuto che Bünyamin fosse un terrorista e lo ha ucciso senza alcun processo.
In futuro i servizi di sicurezza stranieri potrebbero colpire ancora più spesso i cittadini di altri stati senza passare per i tribunali. Il Consiglio europeo raccomanda infatti l'istituzione di un programma di scambio di dati molto più ampio dell'attuale sistema di cooperazione fra i paesi membri.
La creazione dell'agenzia di polizia comunitaria (Europol), il 1° gennaio 2010, ha portato alla creazione di un grande centro di analisi all'Aia. È qui che i dati personali dei cittadini Ue vengono raccolti e trasmessi ai membri di Europol e a paesi terzi. È esplicitamente previsto che Europol non riceva solo informazioni su pregiudicati, ma anche su qualunque persona ritenuta sospetta da qualunque servizio di sicurezza.
Dato che il crimine si sta organizzando a livello mondiale, forse questa non è una cattiva idea. Il problema però è che da alcuni anni le agenzie di sicurezza nazionali si scambiano soprattutto informazioni sugli agitatori politici. Le ultime rivelazioni sulle talpe infiltrate nei movimenti di protesta inglesi e tedeschi sono solo un esempio.

Niente da temere?

In Europa tutti coloro che praticano la disobbedienza civile possono ritenersi sorvegliati dai servizi di polizia stranieri, soprattutto se si spostano per partecipare a delle manifestazioni in altri paesi. Chi blocca le ferrovie per manifestare contro l'energia nucleare, protesta contro l'allevamento in batteria o occupa le autostrade per protestare contro le tasse universitarie, potrebbe ritrovarsi nella banca dati Igast della polizia criminale tedesca.
L'Igast (International agierende gewaltbereite Störer) raccoglie tutti i dati sugli "agitatori potenzialmente violenti e attivi sul piano internazionale". I loro mezzi di comunicazione e la loro appartenenza a diversi gruppi presentano quindi un interesse particolare, secondo quanto sottolinea il Consiglio europeo in una nota.
Il vecchio dibattito nel governo tedesco sulla conservazione dei dati si capisce meglio alla luce della strategia di Europol. In futuro sarebbe per esempio possibile, e molto meno costoso, "proteggere" una grande riunione della Nato da qualunque incidente. Utilizzando i mezzi di comunicazione elettronici è possibile sapere come arriveranno i manifestanti, chi saranno i leader e con chi sono in contatto.
La polizia giudiziaria di Wiesbaden ha già trasmesso diverse volte ad altri paesi informazioni sui manifestanti tedeschi. Allo stesso modo la polizia tedesca ha certamente fornito informazioni ai servizi americani a proposito di Bünyamin E. Nel primo caso i manifestanti tedeschi sono stati probabilmente respinti alla frontiera, ma nel secondo un uomo è morto.
Lo slogan ripetuto dalla polizia è sempre lo stesso: "Chi non fa niente di male non ha nulla da temere". Ma davanti a questa situazione, un'affermazione del genere sembra assurda. Il principio fondamentale della presunzione di innocenza è completamente ignorato quando la polizia si basa solo su queste informazioni per applicare una sanzione.
Anche se non è sbagliato che i servizi di polizia di diversi stati collaborino fra di loro, non si possono criminalizzare le azioni politiche e sanzionare i loro autori senza il giudizio di un tribunale indipendente. (traduzione di Andrea De Ritis)

lunedì 24 gennaio 2011

TANTE DOMANDE,POCHE CERTEZZE,UNA SPERANZA di Beppino De Zan

Ci tengo ad approfondire questo argomento che purtroppo coinvolge direttamente la mia famiglia.
Vorrei essere così bravo da farlo in maniera sintetica , distaccata e nel modo piu' chiaro e corretto possibile , non so se ci riuscirò,a dire il vero non so neppure da dove cominciare, ma come dicevo ci tengo molto ed allora mi butto.
Questa storia è cominciata ben nove anni fa quando a mia suocera fu diagnosticato il  morbo di Alzheimer. I primi sintomi evidenziati dalla suocera che ci spinsero a chiedere aiuto alla USL locale sono i classici,disattenzione,confusione mentale,problemi di memoria immediata,cambi di umore repentini  e difficolta' di coordinare la parola.Dopo i primi esami,TAC,DOPPLER,MINI MENTAL, la diagnosi fu per i luminari purtroppo immediata ed inequivocabile.Subito ci dissero che la malattia è incurabile,
che al massimo si può rallentarne il processo,che ci sono in studio sperimantazioni ,che per usufruire di queste
ci vogliono determinati parametri e che al momento la signora non rientra in questi requisiti  a cui fece seguito una prescrizione di  farmaci (ARICEPT,EBIXA,LORAZEPAM ,dove quest'ultimo non lo abbiamo mai somministrato) gia' sperimentati e preordinati ma a detta di loro stessi poco efficaci nella cura,praticamente palliativi,che però rientrano tra quelli pagati dalla mutua,seguita da una visita semestrale da effettuarsi presso lo stesso ambulatorio per verificare il  paziente e alla prescrizione di nuovi farmaci (cosa mai avvenuta) in base al progredire della malattia.Alle nostre domande riguardo possibili alternative ci risposero che al momento "questa cura  è il meglio cui si possa aspirare",se si vuole si puo accedere,sempre tramite USL, ad un supporto psicologico per i famigliari,non per il malato che così viene dato gia automaticamente per spacciato,irrecuperabile.
Veniamo all'oggi,son passati nove anni e in questi mia suocera è rimasta pressochè stabile,tranne queste ultime settimane in cui si è notato un sensibile peggioramento sia psicologico che fisico.Nell'ultima visita(nov 2010) effettuata presso la USL ci siamo sentiti dire che oramai la malattia è troppo avanzata e che i farmaci disponibili sono del tutto inefficaci per cui ce li hanno negati e che se vogliamo continuare a somministrarli ciò è possibile solo a pagamento ed è proprio quello che abbiamo fatto visto che la signora non dormiva piu' la notte ed era sempre agitata e ansiosa ed abbiamo verificato che purtroppo i farmaci in questione sono veramente inutili, solo giusto per dormire qualche ora in piu'.
Ora ciò che vado a scrivere va preso come esperienza personale,lungi da me dare speranze di guarigione o di qualunque altro genere a chicchessia,nemmeno noi ne abbiamo,cerco di riportare alcuni fatti così come sono avvenuti ,che forse possono portare ad un miglioramento della qualita di vita sia al paziente che a chi vive a stretto contatto con esso.
Dopo questa premessa torniamo a noi,ma soprattutto a mia moglie che oramai presa dallo sconforto e pensando di non aver piu' nulla da perdere ha cominciato a far ricerche sul web in cerca di un qualcosa,non importa cosa, cui attaccarsi,una possibile soluzione alternativa.
Abbiamo così scoperto che seguendo i vari,canonici,siti dedicati al tema Alzheimer non si giungeva a nulla di nuovo percui abbiamo deciso di seguire i vari commenti arrivando a scoprire questo(1).Ora come potete ben capire a noi  tutto ciò appare assai incredibile ma come dicevo prima non avendo nulla da perdere abbiamo cominciato a fare le nostre dovute verifiche e abbiamo constatato che in questa materia nei siti di medicina ufficiale non si trova assolutamente nulla,nessun riscontro,nemmeno un'accenno e abbiamo iniziato la ricerca in siti stranieri dove abbiamo trovato questo(2).Pure in questo caso in Italia gli ultimi riferimenti all'argomento risalgono al 2008,data in cui è stato pubblicato la prima volta un articolo ripreso anche da universita e media italiani (qui).Solo risalendo al nome( Dr.Tobinick )dello scopritore e detentore di brevetto di questa teoria siamo riusciti a risalire a due nominativi italiani ,di cui non faccio i nomi per non creare imbarazzo,dei quali contattati telefonicamente,il primo spense ogni nostra aspettativa dichiarando inconsistente tale teoria e che la sperimentazione non ha portato  a nessun evidente risultato,il secondo, che si offre dietro consistente parcella,a praticare la terapia ma pure lui avvertendoci di non aspettarci  altro se non lievi miglioramenti nell'immediato ma che alla lunga non portano a niente.Di fronte a tanta sincerita non possiamo che ringraziare ma noi si rimane al punto di partenza.Dunque strada chiusa pure qui e visto che l'uso di psicofarmaci per noi equivale ad una resa non ci rimane altro che rivolgerci verso siti di medicina alternativa senza tralasciare l'evolversi delle vicende di Sassari (questo 1). Così facendo arriviamo a conoscere il Dr. Romeo Lucioni ,cerchiamo in internet il suo curriculum vitae e ritenendolo affidabile  riusciamo ad ottenere un appuntamento per una visita a mia suocera,in modo da stilare una diagnosi ed eventualmente quale percorso seguire per una possibile cura.Il dottore ci spiega parecchie cose,prima fra tutte la probabile causa che porta alla malattia e cioè uno o piu' traumi psichici che creano microlesioni nel cervello e che con l'evolversi del morbo queste microlesioni si ampliano fino ad arrivare alla corteccia rendendo il soggetto irrecuperabile.Come recuperare queste microlesioni?Prima di tutto evitare stress ed ansia nei pazienti tramite assunzione di erbe come la passiflora,escolza e favorire la memoria con bacopa, altra cosa molto importante favorire il sonno e conseguentemente il sogno visto che a suo parere tramite il sogno i pazienti possono metabolizzare meglio i traumi subiti ed in piu' prescrive la melatonina per una piu' accentuata  produzione di cellule,poi per non farci mancare niente pure i sali per un piu' corretto funzionamento dell'intestino anche quello responsabile di fastidio e malessere vista la poca mobilita dei pazienti.
L'incontro è durato circa due ore dove noi abbiamo formulato i nostri dubbi con domande alle quali il dr. ha risposto sempre in maniera pertinente con calma e serenita.Giunti a casa abbiamo deciso di seguire la cura visto che le erbe prescritte male non fanno ,al limite non fanno nulla ,tanto vale provare.Sono pochi giorni,ripeto pochi giorni,che seguiamo la nuova terapia e devo dire che effettivamente la signora appare piu' rilassata ,meno ansiosa e si riesce ad interagire meglio con lei,dorme con meno difficolta e riesce ad accennare piccoli discorsi cosa che prima farfugliava solamente,è poco certo ma per chi vive a contatto con queste persone possono essere significativi.Nel frattempo mia moglie insiste nella sua ricerca in quel di Sassari per avere nuove notizie e dopo tanto penare riesce a contattare telefonicamente  la dottoressa D'Onofrio che le spiega che stanno divulgando un testo che specifica il trattamento cui si ispirano e che il giorno  20 gennaio 2011  Via Arco del Monte n. 99 (Zona Campo de’ Fiori) Roma, si teneva una conferenza organizzata da loro per divulgare tale metodo.Sui media non ho trovato nulla in merito a tale evento,solo qui che per leggere tutto bisogna abbonarsi pero' su facebook  c'è una piccola relazione a nome verde mare ,inoltre la dottoressa ci ha descritto le cause della malattia nello stesso modo in cui lo ha fatto il dr.Lucioni sebbene i due non si conoscano,che messa così puo' non voler dir niente, ma visto che si tratta di un metodo innovativo ci da speranza di essere sulla strada giusta.La dottoressa aggiunge anche che le erbe vanno bene ma vanno supportate con il loro aiuto psicoterapico e di appoggiarsi ad un counselor,figura che qui da noi in emilia non è presente o almeno io non l'ho trovata e di conseguenza ci siamo appoggiati ad una psicoterapeuta nelle vicinanze che sembra sia interessata alla cosa visto che vuole leggere il libro e si è impegnata a discuterne con alcuni colleghi.Per il momento è tutto e ricordando ancora una volta che cio che ho scritto non vuole alimentare assolutamente false illusioni mi riprometto di tenervi aggiornati su eventuali sviluppi.

TROVATO IL LEGAME DEL GRUPPO ANONIMUS CON LA CIA

Washington affronta l’ira del popolo tunisino
di Thierry Meyssan

Mentre i media occidentali celebrano la "Jasmine Revolution", Thierry Meyssan svela il piano statunitense per cercare di fermare l’ira del popolo tunisino e mantenere questa discreta retroguardia della CIA e della NATO. Secondo lui il fenomeno insurrezionale non è finito e la vera rivoluzione, tanto temuta dagli occidentali, potrebbe presto cominciare.

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Il generale William Ward, ex-capo della repressione nei territori palestinesi divenuto comandante di Africom- durante una cerimonia nel maggio 2010. L’esercito tunisino è stato ridotto al minimo, ma il paese serve da retroguardia per le operazioni "anti-terrorismo" e dispone dei porti regionali necessari per il controllo del Mediterraneo da parte della NATO. 
Le grandi potenze non amano i rivolgimenti politici fuori dal loro controllo e che contrastano i loro piani. Gli eventi che hanno scosso la Tunisia il mese scorso, non fanno eccezione a questa regola, anzi.
È quindi tanto più sorprendente che i principali media internazionali, scagnozzi indefettibili del sistema di dominio mondiale, siano improvvisamente entusiasti per la "rivoluzione dei gelsomini" e che moltiplichi le inchieste e gli articoli sulle fortune di Ben Ali, che ignoravano nonostante il loro lusso ostentato. È che gli occidentali corrono dietro a qualcosa che gli è sfuggito dalle mani e che vorrebbero recuperare descrivendolo secondo i loro desideri.
Innanzitutto, si deve rilevare che il regime di Ben Ali è stato sostenuto da Stati Uniti e Israele, Francia e Italia.
Considerata da Washington come uno stato di secondaria importanza, la Tunisia è stato utilizzata sul piano della sicurezza, più che economico. Nel 1987, un colpo di stato morbido fu organizzato, rimuovendo il presidente Habib Bourguiba a favore del suo ministro degli interni, Zine el-Abidine Ben Ali. Questi è un agente della CIA addestrato alla Senior Intelligence School di Fort Holabird. Secondo alcune voci recenti, l’Italia e l’Algeria erano associate alla conquista del potere.
All’arrivo al Palazzo della Repubblica, ha istituito una Commissione Militare congiunta con il Pentagono. Si riuniva ogni anno, a maggio. Ben Ali, che era diffidente nei confronti dei militari, la mantenne in un ruolo marginale e subalterno, con l’eccezione del Gruppo delle Forze Speciali che si addestrava con i militari statunitensi e si occupava di "anti-terrorismo” regionale. I porti di Biserta, Sfax, Susa e Tunisi sono aperti alle navi della NATO e nel 2004, la Tunisia fece parte del "Dialogo Mediterraneo" dell’Alleanza.
Washington non si aspettava nulla di speciale da questo paese economicamente, lasciando quindi che Ben Ali tosasse la Tunisia. Qualsiasi azienda che si sviluppa riceveva la richiesta di cedere il 50% del suo capitale e dei dividendi che ne ne derivavano. Tuttavia, le cose si guastarono nel 2009, quando la famiglia al potere, passò dal mangiare all’avidità, intendendo sottomettere anche le imprese statunitensi al suo racket.
Da parte sua, il Dipartimento di Stato anticipò l’inevitabile fine del presidente. Il dittatore ha accuratamente eliminato i suoi rivali e non ha successori. Bisognava immaginare una successione solo se morisse. Una sessantina di persone che potessero svolgere un ruolo politico ulteriore furono assunte. Ciascuno ricevette un addestramento di tre mesi a Fort Bragg e, quindi, uno stipendio mensile . Il tempo passa ...
Anche se il presidente Ben Ali continua la retorica anti-sionista, in vigore nel mondo musulmano, la Tunisia offre varie strutture all’insediamento ebraico di Palestina. Gli israeliani di origine tunisina sono autorizzati a viaggiare e a commerciare nel paese. Ariel Sharon stesso viene invitato a Tunisi.

La rivolta

L’auto-immolazione di un venditore ambulante, Mohamed el-Bouazizi, il 17 dicembre 2010, dopo che la sua bancarella e i suoi prodotti sono sequestrati dalla polizia, ha dato il segnale delle prime rivolte. Gli abitanti di Sidi Bouzid si riconoscono in questo dramma personale e si sollevano. Gli scontri si diffondono in diverse regioni, quindi nella capitale. Il sindacato UGTT e un gruppo di avvocati manifestano, suggellando senza rendersene conto, l’alleanza tra borghesia e classi popolari in una organizzazione strutturata.
Il 28 dicembre, il Presidente Ben Ali cerca di prendere le cose in mano. Si reca al capezzale del giovane Mohamed el-Bouazizi e la sera s’indirizza alla nazione. Ma il suo discorso televisivo esprime la sua cecità. Ha denunciato i manifestanti come estremisti e mercenari agitatori, e annuncia una feroce repressione. Lungi dal calmare gli eventi, il suo intervento trasforma la rivolta popolare in insurrezione. Il popolo tunisino semplicemente non contesta più l’ingiustizia sociale, ma il potere politico.
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Tarak Ben Ammar
A Washington, vedono che "il nostro agente Ben Ali" non controlla più nulla. I consiglieri della Sicurezza Nazionale Jeffrey Feltman  e Colin Kahl , concordano sul fatto che sia giunto il momento di mollare questo dittatore usurato e di organizzare la sua successione prima che la rivolta si trasformarsi in una vera e propria rivoluzione, vale a dire in una sfida al sistema.
Si è deciso di mobilitare i media in Tunisia e all’estero, per contenere l’insurrezione. Si concentra l’attenzione dei tunisini sulle questioni sociali, la corruzione di Ben Ali e la censura della stampa. Tutto, purché non si discuta delle ragioni che hanno portato Washington a installare il dittatore, 23 anni prima, e a proteggerlo mentre monopolizzava l’economia nazionale.
Il 30 dicembre, il canale televisivo privato Nessma sfidava il regime diffondendo le notizie sulla rivolta e organizzava un dibattito sulla necessaria transizione verso la democrazia. Nessma TV appartiene al gruppo italo-tunisino di Tarak Ben Ammar e Silvio Berlusconi. Il messaggio è perfettamente comprensibile per gli indecisi: il sistema è incrinato.
Contemporaneamente, gli esperti degli Stati Uniti (così come serbi e tedeschi) sono inviati in Tunisia per incanalare l’insurrezione. Sono loro che, cavalcando le emozioni collettive, cercano di imporre slogan nelle manifestazioni. Secondo la tecnica delle cosiddette "rivoluzioni" colorate, sviluppata dall’Albert Einstein Institution di Gene Sharp, concentrano l’attenzione sul dittatore, per evitare qualsiasi discussione sul futuro politico del paese. Questo è lo slogan "Ben Ali sloggia!” .
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Nascosto sotto lo pseudonimo di Anonimo, la cyber-squadra della CIA, già utilizzata nei confronti dello Zimbabwe e l’Iran, hackerizza i siti ufficiali tunisini e installa un minaccioso messaggio in inglese.

L’insurrezione

I tunisini continuano spontaneamente a sfidare il regime, a scendere in massa nelle strade, bruciando stazioni di polizia e negozi appartenenti a Ben Ali. Con coraggio, alcuni di loro pagano col sangue. Patetico, il dittatore esautorato s’agita senza capire.
Il 13 gennaio ha ordinato all’esercito di sparare sulla folla, ma il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito si rifiuta. Il generale Rashid Ammar, che è stato contattato dal comandante di Africom, generale William Ward, annuncia al presidente che Washington gli ha ordinato di andarsene.
In Francia, il governo di Sarkozy non è stato informato della decisione degli Stati Uniti e non ha analizzato i vari cambi di casacca. Il ministro degli Esteri, Michele Alliot-Marie, si propone di salvare il dittatore inviandogli consiglieri e attrezzature per l’applicazione della legge, per mantenerlo al potere attraverso processi più puliti . Un aereo cargo è stato noleggiata Venerdì 14. Quando le procedure di sdoganamento sono finite a Parigi, è troppo tardi: Ben Ali non ha bisogno di aiuto, è già fuggito.
I suoi ex amici di Washington e Tel Aviv, Parigi e Roma, gli rifiutano l’asilo. Finisce a Riad.
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{Marketing}: il logo della "Rivoluzione dei Gelsomini" appare al momento esatto della caduta di Ben Ali. Al centro, riconosciamo il pugno alzato, un simbolo ex comunista usato da Otpor in tutte le rivoluzioni colorate in Serbia. Visto da Washington, è importante affermare che gli eventi sono finiti e che sono parte di una dinamica internazionale liberale. Inoltre, il titolo è scritto in inglese e la bandiera della Tunisia è ridotto ad un mero ornamento sulla lettera R.

Dei gelsomini per calmare i tunisini

I consulenti della comunicazione strategica degli Stati Uniti, quindi, tentano di fischiare la fine della partita, mentre il primo ministro uscente forma un governo di continuità. E’ qui che le agenzie stampa lanciano la "Jasmine Revolution" (in inglese per favore). I tunisini, garantiscono, hanno conseguimento la loro "rivoluzione colorata". Un governo di unità nazionale è formato. Tutto è bene quel che finisce bene.
Il termine "Jasmine Revolution" lascia un gusto amaro ai tunisini più anziani: è quello che la CIA aveva usato per comunicare durante il golpe del 1987 che pose Ben Ali al potere.
La stampa occidentale, ora più controllata dall’Impero che non la stampa tunisina- ha scoperto la ricchezza illecita di Ben Ali che ignorava finora. Si dimentica la soddisfazione accordata dal direttore del FMI, Strauss-Kahn Domique, ai dirigenti del paese, pochi mesi prima dei disordini . E si dimentica l’ultimo rapporto di Transparency International, che aveva dichiarato che la Tunisia era meno corrotta rispetto a degli stati dell’Unione Europea come l’Italia, Romania e Grecia .
I miliziani del regime, che avevano diffuso il terrore tra i civili durante i disordini, costringendoli a organizzarsi in comitati di autodifesa, scompaiono nella notte.
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Ahmed Néjib Chebbi
I tunisini ritenuti spoliticizzati e manipolati, dopo anni di dittatura, si mostrano assai maturi. Scoprono che il governo di Mohammed Ghannouchi è "Benalismo senza Ben Ali". Nonostante alcune operazioni di facciata, i capi del partito (RCD) conservano i ministeri sovrani. I sindacalisti della UGTT rifiutano di aderire alle manifestazioni degli Stati Uniti e si dimettono dalle cariche che gli sono state assegnate.
Per grazia del produttore Tarak Ben Ammar (padrone di Nessma TV), la regista Moufida Tlati diventa ministro della Cultura. Meno spettacolare, e più significativo, Ahmed Najib Chebbi, una pedina del National Endowment for Democracy, diventa ministro per lo Sviluppo regionale. O ancora, l’oscuro Amanou Slim, un blogger rotto ai metodi dell’Albert Einstein Institute, diventa segretario di Stato per la Gioventù e dello Sport, a nome del fantomatico Partito Pirata collegato all’auto-proclamato gruppo Anonymous.
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Naturalmente, l’Ambasciata degli Stati Uniti non ha chiesto al Partito comunista di far parte di questo cosiddetto "governo di unità nazionale". Al contrario, si preparavano a tornare a Londra dove aveva ottenuto asilo politico, il leader storico del partito Rinascita (Ennahda), Rached Ghannouchi. Islamista ex-salafita, ha predicato la compatibilità tra Islam e democrazia e preparato un lungo riavvicinamento con il Partito democratico progressista del suo amico Ahmed Najib Chebbi, un socialdemocratico ex-marxista. In caso di fallimento del "governo di unità nazionale", questo tandem filo-Usa può fornire l’illusione di un’alternativa.
Ancora una volta, i tunisini si sollevano, diffondendo il loro slogan che gli è stato soffiato, "RCD sloggia!”. Nei comuni e nelle imprese, i lavoratori stessi cacciano i collaboratori del regime decaduto.

Verso la rivoluzione?

Contrariamente a quanto è stato detto dalla stampa occidentale, l’insurrezione non è ancora finita e la Rivoluzione non è ancora iniziata. E’ chiaro che Washington non l’ha incanalata del tutto, tranne che per i giornalisti occidentali. Ancora di più oggi che a fine dicembre, la situazione è fuori controllo.