involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 25 febbraio 2011

Acqua: Berlino dà l'esempio

Il referendum popolare di domenica scorsa si è chiuso con una vittoria che ha sfiorato l’unanimità: il 98,2 per cento dei cittadini vuole che la Berliner Wasserbetriebe sia gestita esclusivamente dal Comune

Anche a Berlino l’acqua torna pubblica. A deciderlo una consultazione popolare che ha chiesto ai cittadini della capitale tedesca, domenica 13 febbraio, di dire “sì” o “no” alla proposta di togliere la gestione dell’acqua ai privati.

Se in Italia si deve ancora votare sulla questione della privatizzazione dei servizi idrici , e se in una città come Parigi è già stato deciso da parecchio tempo di renderli nuovamente pubblici, oggi anche Berlino ha deciso che non si possono più associare speculazioni e profitti ad un bene di primaria importanza come l’acqua.


I berlinesi hanno infatti votato “sì” al referendum per l’annullamento della privatizzazione parziale della società di gestione dei servizi idrici. Una vittoria a dir poco schiacciante: su oltre 678.000 elettori, il 98,2%, ha votato a favore di un’inversione di marcia, rivendicando anche una maggiore trasparenza dei contratti.


«Un bene essenziale come l'acqua non può essere fonte di profitto, vogliamo che torni in mano pubblica», ha dichiarato il portavoce del Comitato promotore, Thomas Rodek. E così sarà. Quello del referendum berlinese è stato un trionfo dei sì: ne servivano almeno 616.571, e ne sono arrivati 665.713. Andreas Fuchs, il cassiere del comitato referendario, commenta: «Ci speravo, ma non me l’aspettavo più, vista la scarsa affluenza in mattinata». Ed aggiunge: «È la prova che si può fare molto anche con pochi mezzi». Pochi mezzi davvero, dato che il comitato disponeva di soli 12 mila euro per organizzare tutto: soldi ottenuti interamente da donazioni (mentre gli organizzatori del fallito referendum sulla religione a scuola di due anni fa avevano raccolto centinaia di migliaia di euro).

La richiesta riguardava la pubblicazione integrale del contratto con cui nel 1999 la capitale tedesca, cercando di fare cassa, decise di vendere alle società Rwe e Veolia il 49,9% dell’azienda dei servizi idrici comunali, la Berliner Wasserbetriebe. Un contratto di cui solo nel novembre del 2010 i promotori del referendum hanno ottenuto la pubblicazione da parte del municipio berlinese: 700 pagine che illustrano il processo di privatizzazione parziale. Un dossier che mostra come la città abbia garantito alti margini di guadagno alle due imprese interessate, Rwe e Veolia. Che, nell’arco di dieci anni, hanno incassato più utili dell’intera città di Berlino: 1,3 miliardi contro 696 milioni. Ora l’obiettivo del comitato referendario resta quello di riportare completamente la Berliner Wasserbetriebe in mani pubbliche. Evitando possibilmente di replicare quanto successo nella vicina Potsdam, dove, nonostante la società di gestione dei servizi idrici sia stata rimunicipalizzata dieci anni fa, i prezzi hanno continuato a salire. E a far pagare oggi un metro cubo d’acqua più che a Berlino (5,82 euro).

In una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno gli italiani si potranno esprimere sul quesito riguardante l'abrogazione del decreto Ronchi, col quale nel 2009 è stato sancito che il servizio idrico non potrà più essere gestito da società pubbliche, ma solamente affidato a società che sono o totalmente private, o possedute da privati per almeno il 40%. Il secondo quesito riguarda invece la cancellazione del “Codice dell'ambiente”, una norma che prevede una quota di profitto sulla tariffa per il servizio idrico, la cosiddetta "remunerazione del capitale investito".

Secondo i detrattori italiani dei referendum sull’acqua “privatizzare non può che migliorare la qualità dei servizi”. Per i sostenitori del referendum di Berlino, invece, in seguito alla privatizzazione parziale dei servizi idrici comunali i prezzi dell’acqua sono aumentati del 35%, collocandosi fra i più alti di qualsiasi altra città tedesca. A Berlino un metro cubo d’acqua costa 5,12 euro, a Colonia 3,26.

Teniamolo ben presente, quando questa primavera ci recheremo a votare. Ce lo ricorda anche Dorothea Härlin, del comitato referendario berlinese, che sottolinea l’importanza internazionale del successo registrato nelle urne il 13 febbraio, ricordando che «non soltanto i berlinesi, ma i cittadini di tutto il mondo si battono per l’acqua».

Fonte: Ilribelle *

Charlie Brooker fa a pezzi Berlusconi

giovedì 24 febbraio 2011

Fini apre all'immunità: "Sì, ma con una maggioranza qualificata"

"Berlusconi vuole il conflitto istituzionale permanente. Ma non è giusto che dia le dimissioni per via giudiziaria, va sconfitto politicamente

ROMA - Sull'immunita' parlamentare "non ci sarebbe nulla di eretico a discuterne, i padri costituenti l'avevano prevista, in assemblee come il Parlamento europeo ci sono prerogative analoghe". Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un colloquio con l'Espresso, in edicola domani al prezzo speciale di un euro. "Ma oggi in Italia- insiste- parlare di ritorno all'immunita' significa garantire l'impunita'. Non e' cosi'? E allora sfido il Pdl: prevediamo per l'autorizzazione a procedere una maggioranza qualificata, i due terzi dei votanti della Camera, in modo che siano bloccate solo quelle inchieste dove e' evidente il fumus persecutionis e non ci sia invece il rischio di garantire l'impunita' a colpi di maggioranza. So gia' che anche questa elementare proposta sara' considerata una provocazione. Perche' il Pdl e' solo alla ricerca di una corazza per Berlusconi contro i giudici".
BERLUSCONI VA SCONFITTO POLITICAMENTE - "E' un'ipocrisia dire: il giudice naturale e' il Tribunale dei ministri. Se fosse davvero cosi' basterebbe che il Pdl chiedesse alla Camera l'autorizzazione a procedere in tal senso. Altrimenti e' tutto un infingimento. Un gioco degli specchi". Cosi' il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un colloquio con l'Espresso, parlando del caso Ruby.
"Non e' ne' saggio ne' giusto- continua- auspicare che Berlusconi possa essere costretto a rassegnare le dimissioni per via giudiziaria. Berlusconi va sconfitto politicamente, con le elezioni". E ripete quello che dichiaro' a vicenda appena scoppiata, quattro mesi fa: "Se quella telefonata c'e' stata, ci sarebbe un uso privato di incarico pubblico'. 'Nulla da aggiungere oggi, se non che sottoscrivo in pieno quanto ha detto il capo dello Stato: l'imputato ha diritto di difendersi nel processo, non dal processo".
INTERESSE AL CONFLITTO - "La nuova anima del berlusconismo non e' il conflitto di interessi, e' l'oggettivo interesse al conflitto. C'e' un interesse al conflitto permanente per creare uno stato di tensione, una perenne ordalia in cui si fa vivere agli italiani sempre l'ultima ora della campagna elettorale decisiva". Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un colloquio con l'Espresso in edicola domani al prezzo speciale di un euro. "Berlusconi- continua- alza muri per far dimenticare i suoi fallimenti, scava fossati contro i nemici: i comunisti, i giornalisti, i magistrati, gli alleati infedeli, Santoro, Fini... Va ben oltre il conflitto politico: come ha sottolineato il capo dello Stato, il pericolo e' scatenare un conflitto istituzionale. Berlusconi ha delle istituzioni la stessa idea che ha del Pdl: una concezione proprietaria che lo porta ad attaccare i giudici, la Consulta, la Camera, fino a lambire il Quirinale", conclude il leader di Fli.
NE VALEVA LA PENA - "Ne valeva la pena?, mi sono chiesto spesso. Ma di fronte a quello che vedevo mi sono detto: non e' per questo che ho deciso di fare politica da giovane. A quasi sessant'anni non e' piu' una questione politica. È qualcosa di piu' profondo: una questione di dignita''". Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un colloquio con l'Espresso, in edicola domani al prezzo speciale di un euro, sulla nascita di Fli.
Fini spiega che dopo l'assemblea di Milano era "soddisfatto, avevo tolto dal campo l'equivoco di un'alleanza con la sinistra, senza ambiguita'. E Bocchino, Urso e Viespoli avevano usato le stesse parole. Ora andremo avanti piu' spediti di prima. Voltiamo pagina, guardiamo al futuro e non al passato. Cosa sara' del Pdl dipendera' dall'epilogo della stagione di Berlusconi. E l'epilogo saranno le prossime elezioni, tra due mesi o due anni, e' li' che vedremo se abbiamo vinto o perso".
24 febbraio 2011
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