involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 8 aprile 2011

Napoli - Scoperto un sito di compostaggio funzionante mai utilizzato

Bliz di Commons!

 Davanti alla discarica di San Tammaro (Ce)

7 / 4 / 2011
Questa mattina una ventina di attivisti di Commons! – Rete dei comitati per i beni comuni ha effettuato un bliz nel Comune di San Tammaro in provincia di Caserta. Gli attivisti dei comitati contro discariche ed inceneritori hanno occupato il sito di compostaggio situato proprio a pochissimi metri dalla discarica di San Tammaro attualmente principale sversatoio della Campania.
Il sito di compostaggio è assolutamente nuovo e funzionante con tanto di vasche, motori, tutti integri ed in perfetto stato. È la prova più evidente di come per governo ed enti locali la logica speculativa delle discariche e degli inceneritori è una scelta precisa così come quella dell’emergenza permanente.
Gli attivisti hanno esposto uno striscione all’interno del sito che recitava “Le discariche sono tutte inutili se apre questo sito : Si al compostaggio”. Inoltre all’interno del sito sono state fatte delle scritte come “Con il compostaggio si chiudono le discariche. In 18 anni di emergenza questo sito non ha mai aperto! Vergogna!”.
I manifestanti sono entrati nell’area attraverso un buco nella rete ad un centinaio di metri dall’ingresso della discarica di S.Tammaro presidiato dai militari. I manifestanti sono poi usciti dopo aver lasciato gli striscioni sul motore dell’impianto che sovrasta le vasche, prima dell’intervento dei Carabinieri giunti sul posto solo molto tempo dopo il bliz.
L’esistenza di impianti come quello di S.Tammaro dimostrano come l’emergenza senza fine sia una scelta precisa del governo Berlusconi e della Regione Campania  iniziative come questa mettono in re nudo. Ci chiediamo con quale astrusa motivazione la Regione Campania possa giustificare il fatto che l’impianto non sia mai entrato in funzione.
L’impianto risulta essere realizzato grazie ai fondi europei Por 2001-2006 quindi appartenente alla gestione della Regione Campania di Antonio Bassolino, come riportato sulle targhe all’ingresso dei capannoni.
Sabato 9 Aprile, la rete dei cittadini campani per un piano alternativo dei rifiuti sarà in piazza con una grande manifestazione popolare per dimostrare che le alternative ci sono e sono più semplici, economiche e sostenibili della logica delle discariche e degli inceneritori.
Sabato 9 Aprile, la rete dei cittadini campani per un piano alternativo dei rifiuti sarà in piazza con una grande manifestazione popolare per dimostrare che le alternative ci sono e sono più semplici, economiche e sostenibili della logica delle discariche e degli inceneritori.
La manifestazione di sabato partirà alle ore 10:00 da Piazza Dante.
Commons! Rete dei comitati per i beni comuni

giovedì 7 aprile 2011

"A piazza Fontana agì la P2" intervista a Fortunato Zinni

Profughi S.p.A.

da antoniomazzeo.blogspot.com
Per Berlusconi e Maroni sarà il simbolo in Europa dell’accoglienza rifugiati made in Italy, ma è solo che la riproposizione sul fronte migrazione del modello Emergenza S.p.a., con ingenti flussi di denaro pubblico a favore dei soliti noti. Si tratta del residence di Mineo (Catania), piccolo centro agricolo nel cuore della Sicilia, che prima ospitava i militari USA della base aeronavale di Sigonella e dove adesso sono deportati i richiedenti asilo di tutta Italia e i giovani tunisini scampati all’inferno di Lampedusa. Ibrido giuridico, a metà strada tra un CARA (centro accoglienza per richiedenti) e un CIE (struttura di detenzione per l’identificazione e l’espulsione degli “irregolari”), il residence della solidarietà di Mineo sarà l’inesauribile pozzo di san Patrizio per holding paramilitari, cooperative clientelar-sociali e prestigiosi signori del cemento.

Le organizzazioni siciliane antirazziste hanno già fatto le prime stime dell’affaire. Agli enti che gestiscono i CARA sparsi sul territorio nazionale, il governo versa un contributo che fluttua dai 40 ai 52 euro al giorno per ogni richiedente asilo. Considerato il numero degli “ospiti” di Mineo (già sono 2.000), gli incassi per la mera gestione accoglienza oscilleranno mensilmente dai 2 milioni e 400 mila ai 3 milioni di euro. A beneficiarne sarà la Croce Rossa Italiana, individuata dal Commissario straordinario per l’emergenza immigrati, il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, senza l’indizione di un bando ad evidenza pubblica e la presentazione di un piano dei servizi da gestire. “Sino al 30 giugno 2011, la CRI impiegherà fondi propri destinati alla gestione delle situazioni di emergenza”, precisa il dott. Caruso. Per i restanti sei mesi coperti dal decreto anti-sbarchi ci penserà però il contribuente. Conti alla mano un gruzzolo che a fine anno potrebbe oscillare tra i 14 e i 18 milioni di euro. Pensare che l’accoglienza diluita nei Comuni di mezza Italia, grazie alle reti solidali di enti e associazioni (il cosiddetto sistema Sprar), pesa per non più di 20-22 euro al giorno per rifugiato. Con il vantaggio che si tratta in buona parte di esperienze con forti ricadute sull’economia e l’occupazione locale, come ad esempio accade a Riace, paesino della provincia di Reggio Calabria, riconosciuto internazionalmente come modello d’integrazione cittadini-migranti. A Mineo, invece, si dovrà sperare sulle “pressioni” del presidente della Provincia di Catania e coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione, perché la Croce Rossa affidi la gestione di alcuni servizi del villaggio alla miriade di cooperative locali, tutte riconducibili al potente consorzio Sol.Co. di Catania interessato da tempo a mettere radici nell’ex residence USA. In fondo si tratterebbe di versare una piccola tassa, ottenendo in cambio il consenso all’operazione dei politici e degli amministratori del luogo. Una fabbrica di soldi e di voti, dunque, il moderno ghetto per rifugiati e deportati.

Il vero affare, quello meno trasparente, è tuttavia quello relativo ai canoni che saranno pagati dal governo per l’utilizzo delle 404 villette presenti nell’infrastruttura. Invece di dirottare i migranti verso le numerose strutture pubbliche dismesse (come ad esempio la ex base missilistica di Comiso, già utilizzata per l’emergenza Kosovo nel 1999), il duo Berlusconi-Maroni ha imposto che il mega-CARA “d’eccellenza” trovasse posto in quello che strumentalmente è stato definito “ex villaggio NATO” ma che in verità è di proprietà della Pizzarotti S.p.A. di Parma, una delle principali società di costruzioni italiane, contractor di fiducia delle forze armate USA (lavori nelle basi di Aviano, Camp Darby, Vicenza e Sigonella). I manager dell’azienda chiedevano allo Stato un contratto di locazione per una durata non inferiore ai 5 anni, ma il Prefetto-Commissario Giuseppe Caruso ha preferito emettere un’ordinanza di requisizione della struttura sino al 31 dicembre. Contestualmente è stata affidata all’Agenzia Territoriale del demanio di Catania la valutazione dell’indennizzo per la Pizzarotti, che per legge non potrà essere inferiore ai valori di mercato. Quanto? È presto fatto. La Marina USA pagava alla società un canone annuo di 8 milioni e mezzo di dollari, più le spese per la gestione dei servizi all’interno del villaggio. Anche a limitarsi all’accattivante offerta fatta direttamente alle famiglie dei militari dopo la rescissione del contratto con il Dipartimento della difesa (900 euro al mese a villetta), alla Pizzarotti non andrebbero meno di 363.000 euro al mese, moltiplicato per i 10 mesi coperti dal decreto di emergenza. Più il canone per l’utilizzo degli altri immobili (uffici, mense, strutture commerciali, palestre, campi da tennis e football, asilo nido, sala per le funzioni religiose e 12 ettari di spazi verdi). Solo per il 2011 il Grand Hotel di Mineo “Deportati & C.” costerà così non meno di una ventina di milioni di euro, senza includere gli stipendi e le indennità missione di oltre un centinaio tra poliziotti, carabinieri e militari dell’Esercito. Un colossale sperpero di risorse in nome della guerra santa alle migrazioni.