involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

sabato 4 giugno 2011

Giuseppe Marletta in che "Stato" si trova !!


di Rosa Ana De Santis Il caso di Giuseppe Marletta, architetto catanese di 42 anni, ha fatto il giro dei quotidiani. La denuncia disperata di sua moglie davanti alle porte dell’ospedale Garibaldi di Catania ha portato di nuovo all’attenzione dell’opinione pubblica una esperienza esistenziale al limite, che gronda desiderio di giustizia. Un’operazione banale ai denti, poco più di un anno fa, ha lasciato quest’uomo immobilizzato su un letto, tracheotomizzato, raramente cosciente e con momenti di dolore acutissimo ben stampati sul suo viso quando viene sottoposto alla procedura dell’aspirazione o al trattamento della sua piaga da decubito di 10 cm all’altezza dell’osso sacro.
La moglie Irene non risparmia dettagli di questo calvario nella speranza che la conoscenza di questa condizione persuada le persone a comprendere quello che lei chiede per suo marito: liberarlo dalle sofferenze. Ma è soprattutto alle Istituzioni che Irene lancia il suo appello.
Ogni mese 1000 euro vanno per la struttura specializzata in cui Giuseppe è ricoverato. Nessun indennizzo e nessun sostegno arriva dallo Stato, tantomeno si è fatta chiarezza sulle cause che hanno portato un uomo sano a precipitare in questa condizione dopo un intervento banale e di routine. Eppure è in una struttura pubblica che Giuseppe ha nei fatti perso la sua vita e la sua salute e le indagini avviate non hanno ancora portato a niente.
Il Ministero della Salute, attraverso la voce del Sottosegretario Roccella, ha respinto le richieste della signora Marletta, dichiarando di non poter partecipare ai costi. Ma sta facendo qualcosa di più l’agenda politica del Ministero e di tutto il governo. Sta impedendo, legge alla mano, di poter permettere a Giuseppe - che mai avrebbe voluto sopravvivere in certe condizioni - di poter decidere quello che dopo lunghissima battaglia giudiziaria fu permesso ad Eluana.
Ed è a lei e alla pietà, che Beppino Englaro ha invocato vanamente per troppi anni, che Irene s’ispira, indignandosi per uno Stato che l’ha di fatto abbandonata con l’aggravio immorale di non voler risparmiare sofferenze inutili a Giuseppe e di impedire con ogni strumento che ne siano rispettate le volontà.
A dire il vero Irene chiede soprattutto che le Istituzioni si occupino di suo marito, che lo Stato intervenga a sostenere una famiglia, come la sua, con due figli piccoli e uno stipendio da insegnante, che non può farcela ad affrontare costi così pesanti.
La denuncia del caso di Giuseppe è importante, infatti, proprio per capire e svelare fino in fondo tutta l’ipocrisia di un paese che difende strenuamente la vita in ogni sua forma e a prezzo di qualsiasi dolore, fino al punto di calpestare la volontà individuale, ma senza investire nulla di serio e di concreto su quella stessa sacralità della vita tanto osannata. La famiglia Englaro, almeno, ha potuto permettersi per 17 lunghissimi anni che Eluana fosse accudita nel migliore dei modi possibili.
Ma per coloro che non hanno strumenti economici lo Stato, proprio quello che sigla le leggi sulla vita, ha il dovere assoluto di intervenire. Per questo il diniego del Ministero non è accettabile e per questo la difesa della vita si svela per quello che è realmente: una montatura politica e mediatica, una propaganda per il plauso del Vaticano che non ha alcuna credibilità.
Se questo paese ha scelto di non essere liberale, di mantenere sotto traccia una vocazione cattolica, sarebbe meno grave se lo fosse davvero, fino in fondo e se non utilizzasse piuttosto i casi di sofferenza umana per costruire campagne di terrore sull’eutanasia senza aiutare le persone che versano in condizioni disperate. Questa schizofrenia di valori senza il welfare che servirebbe a renderli possibili, costruisce non soltanto una privazione di libertà pesantissima per le persone e un accanimento che manca di pietà, ma rappresenta anche un’odiosa non credibilità istituzionale che arriva ai cittadini come l’annuncio di un abbandono, come lo sconto autoregolamentato di una politica zoppicante.
Bisogna decidere se si vuole costruire lo Stato minimo, quello che lascia l’assoluta libertà, o se si tifa per lo Stato etico, quello che entra nella vita di ogni cittadino. Orribile il primo senza di welfare, orribile il secondo per la vocazione liberticida. La storia dell’Europa moderna ci avrebbe dovuto guidare alla scelta di una soluzione comprensiva e sintetica di entrambe le tradizioni.
Il caso italiano è invece pericolosamente orientato e voler essere tutto l’uno e tutto l’altro. Solo questo può spiegare perché Giuseppe debba rimanere imprigionato in un letto, a qualsiasi costo emotivo e di dolore fisico, e perché tutto quello che serve per accudirlo, medicarlo e non abbandonarlo a se stesso non sia onere delle casse dello Stato.
Questo strano mostro giuridico, quello che partorirà la legge amata dalla Roccella, che chiede potere assoluto sulla vita di ogni singolo cittadino, assumendo quasi un’investitura sacra di giudizio nel merito dei valori, e che si disinteressa di entrare nel merito emotivo ed economico della situazione, diventa solo un’odiosa restrizione.
Quella che ha avuto il suono di un’implacabile condanna sulla scelta di Eluana. Un pubblico ammonimento, un peccato cui rimediare in fretta. Quello che dentro i confini di questa Sacra Romana Repubblica rischia di lasciare Giuseppe alla sua agonia. La politica della pietà e dell’impegno non è in agenda. La parola d’ordine è la vita, purché sia a costo zero e tutta decisa a Montecitorio secondo indicazioni vaticane.
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venerdì 27 maggio 2011

Perchè adoro le donne

Appello del Movimento Donne di Serbia: No al Summit della NATO a Belgrado

La NATO, Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, ha annunciato la sua intenzione di riunirsi a Belgrado il 13, 14 e 15 giugno.
Il Movimento Ženes, Donne di Serbia, richiede al governo di cancellare il summit. Se il governo non annullerà l’incontro, il Movimento Ženes lancerà un appello a tutti i cittadini affinché si mobilitino e manifestino la loro opposizione a ciò che, per il popolo serbo, rappresenta una offesa e una provocazione.
Per quanto riguarda l’aspetto formale, le date scelte coincidono (a distanza di quasi due giorni) col dodicesimo anniversario della fine (11 giugno 1999) dei bombardamenti della NATO contro la Serbia. Esse segnano il periodo dell’ “accordi di Kumanovo, un inganno che ha permesso alla NATO di entrare in Kosovo e di imporre la risoluzione 1244 dell’ONU, violata dai paesi della NATO, avendo questi riconosciuto successivamente una “indipendenza” del Kosovo che non era stata inclusa nella risoluzione.
L’incontro che si terrà a Belgrado, avviene quando la NATO bombarda Libia, uno stato sovrano e indipendente che, come la Serbia, non aveva fatto nulla, e uccide impunemente le sue donne e i suoi bambini, distrugge le infrastrutture e rovina l’intero paese. È quindi doppiamente simbolico il periodo che i  tirapiedi di Washington e di Bruxelles hanno scelto per stendere il tappeto rosso all’organizzazione terroristica del Nord Atlantico (NATO).
Nel merito, la NATO è un’organizzazione che ha mai perseguito l’obiettivo di proteggere la popolazione europe, ma ha sempre servito gli interessi politico-militari degli USA e del mondo anglossassone.
Ieri, la Nato giustificava la sua esistenza con “minaccia sovietica” e con l’esistenza del  “Patto di Varsavia”. La minaccia sovietica non esiste più, se davvero è mai esistita, e il Patto di Varsavia è stato sciolto 31 marzo 1991.
In seguito, muovendosi alla conquista dell’Europa orientale e dell’Eurasia, la NATO ha mostrato il suo vero volto che non è quello di un’alleanza di difesa delle democrazie occidentali, ma quella di uno strumento di conquista degli Stati Uniti.
Ieri la Nato ha attaccato selvaggiamente Serbia, uccidendo migliaia di suoi cittadini e ferendone decine di migliaia. Dodici anni dopo 78 giorni di bombardamenti i serbi continuano a morire, avvelenati dalle  munizioni all’uranio impoverito e dalle armi biologiche e batteriologiche. Utilizzate.
Oggi il Movimento Ženes chiede  all’attuale governo di ritornare sulla propriadecisione di ospitare in territorio serbo l’infame riunione prevista per il 13, 14 e 15 giugno. La maggioranza dei cittadini è contro l’entrata della Serbia nella NATO come si oppone all’entrata della NATO in Serbia.
Se questo incontro si svolgerà, il Movimento Ženes aderirà al vasto movimento popolare di protesta e di opposizione che sicuramente si svilupperà.
L’esigenza dei Patrioti e di tutti i cittadini che amano la libertà e la pace è chiara: la cancellazione della riunione della NATO e la mobilitazione dei cittadini.
-  No all’ingresso della Serbia nella NATO!
-  Nessun accesso alla NATO in Serbia!
Mila Aleckovic Nikolic, presidente del Movimento Ženes
http://www.zenes.org/