involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

martedì 5 luglio 2011

COMUNICATO STAMPA Contro la guerra della Nato in Libia

Contro la guerra della Nato in Libia, una campagna di email ai membri non belligeranti del Consiglio di Sicurezza Onu
La Rete No War (Italia) e il gruppo US Citizens for Peace and Justice-Rome si fanno promotori di un’iniziativa contro la guerra: una campagna internazionale di appelli via email ai membri non belligeranti (permanenti e non permanenti) del Consiglio di Sicurezza Onu.
La guerra illegale alla Libia è condotta da alcuni paesi della Nato, con l’alleanza di alcune petromonarchie del Golfo; è una guerra fondata su informazioni false, portata pervicacemente avanti con vittime dirette e indirette; i paesi belligeranti violano la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che è stata votata in marzo “ a protezione dei civili libici”. La guerra continua malgrado le tante occasioni negoziali disponibili. Già agli inizi di marzo, Fidel Castro chiede – invano- ai popoli e ai governi di appoggiare la proposta di mediazione del Venezuela, approvata dai paesi dell’Alleanza Alba.
Molti paesi membri del Consiglio di Sicurezza hanno già manifestato volontà negoziali e potrebbero utilizzare come strumento di pressione questo appoggio popolare da parte di cittadini di paesi Nato.
Ecco come partecipare alla campagna, semplicemente, con una email. Basta mandare il testo seguente (in inglese) nel corpo del messaggio alle email di: Russia, Cina, India, Sudafrica, Nigeria, Gabon, Bosnia Erzegovina, Libano, Colombia, Portogallo, Germania. Per informazioni (ma l’appello va inviato direttamente agli indirizzi dei paesi!): boylan@interfree.it;mari.liberazioni@yahoo.it
CAMPAGNA PROMOSSA DA RETE NO WAR E U.S. CITIZENS FOR PEACE & JUSTICE- Rome

“Stop alla guerra Nato in Libia: scriviamo ai membri non belligeranti del Consiglio di Sicurezza Onu”
Alcuni paesi della Nato, con l’alleanza di alcune petromonarchie del Golfo, stanno conducendo da tre mesi in Libia una guerra illegale a sostegno di una delle due fazioni armate che si affrontano; una guerra fondata su informazioni false, portata pervicacemente avanti con vittime dirette e indirette; una guerra che continua malgrado le tante occasioni negoziali disponibili fin dall’inizio.
Che fare? La pressione popolare nei confronti dei paesi Nato è certo necessaria, ma non basta. Potrebbe essere utile, se attuata in massa, una campagna di email dirette a paesi non belligeranti e membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, chiedendo loro di agire. Molti di quei paesi hanno già manifestato volontà negoziali e potrebbero utilizzare come strumento di pressione questo appoggio popolare da parte di cittadini di paesi Nato. Già agli inizi di marzo, Fidel Castro ha chiesto – invano- ai popoli e ai governi di appoggiare la proposta di mediazione del Venezuela, approvata dai paesi dell’Alleanza Alba.
Per questa ragione i gruppi Rete No War e U.S. Citizens for Peace & Justice-Rome hanno consegnato un analogo appello ad alcune ambasciate a Roma.
Ecco come partecipare alla campagna, semplicemente, con una email. Basta mandare il testo seguente (in inglese) nel corpo del messaggio alle email di: Russia, Cina, India, Sudafrica, Nigeria, Gabon, Bosnia Erzegovina, Libano, Colombia, Portogallo, Germania. Per informazioni (ma l’appello va inviato direttamente agli indirizzi dei paesi!): boylan@interfree.it;mari.liberazioni@yahoo.it
Email delle rappresentanze dei paesi: ChinaMissionUN@Gmail.com; rusun@un.int; India@un.int; portugal@un.int;contact@lebanonun.org;chinesemission@yahoo.com;dsatsia@gabon-un.org;
delbrasonu@delbrasonu.org; info@new-york-un.diplo.de;siumara@delbrasonu.org; bihun@mfa.gov.ba; gabon@un.int;colombia@colombiaun.org;pmun.newyork@dirco.gov.za; perm.mission@nigerdeleg.org;perm.mission@nigerdeleg.com;aumission_ny@yahoo.com, AU-NewYork@africa-union-nyo.org; LamamraR@africa-union.org;waneg@africa-union.org;presidentrsa@po.gov.za;unsc-nowar@gmx.com

Nell’oggetto della email scrivere: PLEASE STOP NATO WAR IN LIBYA. APPEAL TO NON-BELLIGERANT MEMBERS OF THE UNSC COUNCIL
Testo da inviare
WE APPEAL TO NON-BELLIGERENT MEMBERS
OF THE U.N. SECURITY COUNCIL

- to put an end to the misuse of U.N. Security Council Resolution 1973 to influence the internal
affairs of Libya through warfare, by revoking it, and
- to press for a peaceful resolution of the conflict in Libya, backing the African
Union’s central role in this context.

We thank those countries that have tried, and are still trying, to work towards peace.

Our appeal is based on the following:

- the military intervention in Libya undertaken by some NATO members
has now gone far beyond the provisions of Security Council Resolution 1973, and is based on hyped-up accounts of defenseless citizens being massacred by their government, while the truth is that, in Libya, there is an on-going and intense internal armed conflict;

- we are aware of the economic and geo-strategic interests that lie behind the war in Libya and,
in particular, behind NATO support of one of the two armed factions;
- NATO military intervention in Libya has killed (and is continuing to kill) countless civilians, as well harming and endangering the civilian population, including migrants and refugees, in various other ways;

- the belief, at this stage, only non-belligerent countries – and particularly those with U.N. Security Council voting rights – can successfully bring a peaceful end to the conflict through negotiations and by implementing the opening paragraph of UNSC Resolution 1973, which calls for an immediate ceasefire.

Respectfully yours,
Name (or association)
Address (optional)

domenica 3 luglio 2011

Lunedì 4 luglio alle 17,00 presidio davanti all’Ambasciata greca - Freedom Flotilla Italia -


DA DIFFONDERE


Il Mediterraneo non è proprietà di Israele

La nave Statunitense “Audacity of Hope” ha deciso di tenere fede al proprio nome ed è salpata, per essere bloccata dopo un quarto d'ora di navigazione dalle autorità portuali greche che hanno intimato agli attivisti di tornare in porto ad Atene minacciando l'equipaggio ed i passeggeri con le armi. Stesso tentativo e stesso esito per la nave canadese Taharir. Intanto una nota del Ministero per la sicurezza interna greco mostra tutta la subalternità del governo di Papandreou alle politiche israeliane, dichiarando che la Grecia vieta alle barche della Freedom Flotilla 2 di salpare per Gaza. Nel mare greco, in queste ore, si sta giocando un vero e proprio braccio di ferro tra i sostenitori del diritto internazionale e quelli del diritto di Israele, diritti che come è dimostrato sin dalla nascita dello Stato di Israele non fanno che confliggere. Come ignora Gianni Letta che risponde alla sollecitazione della Freedom Flotilla Italia con un comunicato dove dice che non è in grado di garantire la sicurezza degli italiani diretti a Gaza “…trattandosi di iniziative in violazione della vigente normativa israeliana”. “Non immaginavamo che tutto il Mediterraneo fosse proprietà di Israele” hanno commentato dalla FF2 gli attivisti internazionali determinati a portare a termine la missione, non solo umanitaria, ma soprattutto politica di fare approdare le navi a Gaza. L’obiettivo è quello di rompere un assedio che si protrae da troppo tempo ai danni di una popolazione che subisce una punizione collettiva, laddove sono proprio il diritto internazionale, le convenzioni e i trattati, nati per salvaguardare le popolazioni oppresse, ad affermare che tutto questo oltre a essere inumano, è fuorilegge.

MOBILITIAMOCI PER FARE PRESSIONE SUL GOVERNO GRECO

Freedom Flotilla Italia indice un presidio davanti all’Ambasciata greca in Via Mercadante 36 a Roma

Lunedì 4 luglio alle 17,00 e invita alla mobilitazione in tutta Italia

Invitiamo tutte e tutti a scrivere all’ambasciata di Grecia in Italia, all’indirizzo gremroma@tin.it, a telefonare al n. 06-8537551 e ad inviare fax al n. 06-8415927.

Per adesioni: roma@freedomflotilla.it

Contatti: 333/5601759 - 338/1521278

venerdì 1 luglio 2011

Vendesi CGIL


L’accordo tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria è stato giustamente accolto da Tremonti, Sacconi, da tutto il mondo del potere economico e governativo e dalle finte opposizioni come un grande successo. Con esso si afferma la centralità dell’aziendalismo e soprattutto si pongono limiti senza precedenti alla libertà sindacale, ai diritti contrattuali, ai poteri dei lavoratori.
Il principio ispiratore di questo accordo è che nel contratto aziendale la maggioranza dei sindacati decide, la minoranza non si può opporre. E’ un mostruoso centralismo burocratico applicato alle relazioni sindacali. (...) Ma vediamo in concreto i punti che portano a questo disastro.
Nella premessa l’accordo assume totalmente l’ideologia confindustriale. L’obiettivo comune è quello di: “un sistema di relazioni industriali che crei condizioni di competitività e produttività tali da rafforzare il sistema produttivo, l’occupazione e le retribuzioni.” E’ la filosofia di Marchionne: prima la competitività e la produttività e poi l’occupazione e, ancora dopo le retribuzioni e chissà quando i diritti.
Che Marchionne sostenga questo è in fondo parte del suo ruolo ampiamente retribuito. Che lo sostenga anche la Cgil è distruttivo per l’autonomia sindacale.
Ma superate queste enunciazioni filosofiche si arriva alla sostanza, cioè a un’intesa che ha lo scopo di rendere “esigibile” il comportamento delle parti, in particolare rispetto al livello aziendale. Infatti sul contratto nazionale, che a parole rimane, si stabilisce solo il principio che chi ha più del 5% delle deleghe e dei voti nelle Rsu, può andare a trattare. Non interessa all’accordo, invece, come si fanno i contratti nazionali, con quali regole e con quali diritti per i lavoratori. Tutto questo è affidato ad accordi tra le categorie, cioè a niente. E’ la dimostrazione che lo spirito di quest’accordo è quella di rendere sempre più forte l’accordo aziendale e sempre più debole il contratto nazionale.
Infatti il sistema diventa rigorosissimo quando si parla degli accordi aziendali. La maggioranza di una Rsu eletta dai lavoratori approva un accordo aziendale e questo è valido per tutti, senza bisogno di voto dei diretti interessati. La minoranza ha l’obbligo di accettare l’accordo, perché sono impegnate a rispettarlo: “tutte le associazioni sindacali firmatarie del presente accordo interconfederale operanti all’interno dell’azienda”. Cioè, le strutture della Cgil, e anche naturalmente la Fiom, non possono più opporsi in Fiat da un accordo sottoscritto dalla maggioranza delle Rsu, come è avvenuto a Mirafiori e Pomigliano, ma devono accettarlo e applicarlo in quanto la casa madre confederale si è preventivamente impegnata per loro. Questo significa anche rinunciare allo sciopero perché le “clausole di tregua sindacale finalizzate a garantire l’esigibilità degli impegni” hanno “effetto vincolante” per tutti i firmatari dell’accordo interconfederale. D’ora in poi se Fim, Uilm e Fismic firmano in Fiat, la Fiom deve solo obbedire e non può scioperare, perché la Cgil si è impegnata per essa.
3. Il sistema dei contratti nazionali è ampiamente derogabile. La parola deroghe non compare nell’accordo, per scelta ipocrita e complice. Ma si scrive che i contratti collettivi aziendali possono definire “specifiche intese modificative delle regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro”. Si aggiunge anche che se i contratti non prevedono clausole di deroga, queste si possono fare lo stesso a livello aziendale, in particolare sulla “prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro”. Non si capisce a questo punto di che cosa dovrebbe lamentarsi la Fiat. La Cgil ha messo la firma tecnica agli accordi del passato e, in ogni caso, si impegna ad accettare quelli futuri.
4. I lavoratori non votano mai, se non quando in azienda operano le Rsa. Qui c’è un’altra novità negativa, perché gli accordi del passato non prevedevano più le Rsa, che come si sa sono nominate dalle organizzazioni sindacali e non elette dai lavoratori. In questo caso invece si riscopre la loro esistenza, forse perché gli accordi separati in Fiat prevedono tutti l’istituzione delle Rsa al posto delle Rsu elettive. Solo in questo caso è ammesso il voto dei lavoratori sugli accordi, quando un’organizzazione o il 30% degli interessati lo richiede. Tutto questo chiarisce ancor di più che in tutte le altre situazioni ai lavoratori è negato il diritto al voto sugli accordi. Non si vota più. Non nel contratto nazionale, dove non è prevista nessuna validazione democratica dell’accordo. Non a livello aziendale, dove decidono le Rsu. Insomma, passa una sorta di porcellum sindacale. Come per l’attuale Parlamento c’è un maggioritario che decide per tutti e che obbliga l’opposizione ad adeguarsi. E’ il sogno di Berlusconi.
5. Questo accordo chiede al governo di ridurre le tasse e i contributi sul salario aziendale legato alla produttività. Mentre si promette la riduzione delle tasse sulle retribuzioni, questo accordo chiarisce che essa va solo al salario flessibile che interessa alle aziende e a una minoranza dei lavoratori. Anche qui la Cgil improvvisamente aderisce all’ideologia di Bombassei, Sacconi, Bonanni e del libro bianco.
In conclusione, questo accordo cambia la natura del sindacato, cambia la natura della Cgil, distrugge la libertà e l’autonomia della contrattazione ai vari livelli mentre stabilisce un sistema burocratico aziendalistico governato dalle imprese e dagli accordi corporativi con le grandi confederazioni. E’ il sistema della complicità sindacale auspicato dal libro bianco di Sacconi. E’ bene inoltre ricordare che resta totalmente in vigore l’accordo separato del 2009, che la Cgil non aveva sottoscritto. Ora quell’accordo viene regolato da questa intesa unitaria.
Con questa intesa si opera una rottura profonda con questo anno di lotte e di movimenti, mentre, come ha giustamente sottolineato Tremonti, si dà un vero aiuto alla politica economica del governo e alle banche europee che chiedono flessibilità, aziendalismo e tagli allo stato e ai diritti sociali. La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, con questa firma è venuta meno allo spirito e alle stesse norme statutarie della confederazione, e come minimo dovrebbe dimettersi. Non lo farà ma sappia che c’è chi glielo chiede e continuerà a chiederglielo. Mobilitiamoci per far ritirare alla Cgil la firma da questa intesa e, in ogni caso, per contrastarla e rovesciarla. E’ una battaglia di democrazia e giustizia sociale contro un modello economico autoritario e aziendalistico che si vuole imporre ai lavoratori perché paghino tutti i costi della crisi. Contro questo accordo bisogna ribellarsi.
Giorgio Cremaschi