involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 6 ottobre 2011

Rosy Bindi corre da sola?


Al recente convegno dei "veri democratici" Rosy Bindi ha dichiarato che il primo impegno del prossimo governo di centrosinistra dovrà essere una legge sul conflitto di interessi. Regolare la materia costituirebbe in effetti una pietra tombale per il berlusconismo, ma se nessuno dei due governi di centrosinistra succedutisi nell'arco di questi ultimi quindici anni ha mai neppure provato ad abbozzare una legge in tal senso, ci sarà pure un motivo.
Berlusconi ha costituito certamente l'esasperazione e la caricatura del conflitto di interessi, cioè della coesistenza nello stesso soggetto di interessi legalmente incompatibili. Ma una legge che colpisse Berlusconi in tal senso, avrebbe rischiato di coinvolgere Romano Prodi, noto anch'egli per un suo personale conflitto di interessi, cioè la sua posizione di consulente per la multinazionale finanziaria Goldman Sachs. Si tratta della stessa situazione di incompatibilità che riguarda oggi anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, consulente della Goldman Sachs dal 2007, un dato che però l'opposizione di centro sinistra si è ben guardata dal sottolineare. Questo silenzio non doveva servire a proteggere soltanto Prodi, ma anche il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, e persino il successore in pectore di Berlusconi, cioè l'ex commissario europeo Mario Monti, tutti e due, manco a dirlo, legati a Goldman Sachs.[1]
C'è poi il conflitto d'interessi "a posteriori", per il quale esponenti della politica, non appena usciti di scena vanno ad occupare poltrone in multinazionali del credito, come è capitato all'ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato, attualmente senior advisor di Deutsche Bank, nella quale Amato è stato accolto nel 2010, con sperticate dichiarazioni di elogio da parte dell'amministratore delegato della multinazionale, Josef Ackermann.[2]
Il macroscopico e plateale conflitto di interessi di Berlusconi è sinora servito a mettere in ombra queste ed altre situazioni di incompatibilità.
Non c'è quindi da sorprendersi che la lettera del presidente della Banca Centrale Europea, Trichet, che, oltre ai contenuti criminosi, di fatto delegittimava la funzione del ceto politico, non sia stata oggetto di reazioni indignate, semmai di approvazioni codine. Gli esponenti del ceto politico affidano infatti le loro speranze di carriera alla cooptazione in qualche gruppo dirigente di multinazionali finanziarie; ed anche un Enrico Letta spera evidentemente di seguire lo zio Gianni in Goldman Sachs.
Eppure di recente nientemeno che il "Wall Street Journal" è arrivato ad occuparsi delle numerose situazioni di conflitto di interessi in cui Goldman Sachs è implicata. Secondo il "Wall Street Journal", Goldman Sachs consiglia ai suoi investitori di speculare nei confronti del debito pubblico spagnolo, e ciò nello stesso momento in cui svolge i suoi servizi di consulenza finanziaria presso il governo della Spagna. La notizia ha riscosso un po' di attenzione anche sulla stampa nostrana.[3]
Il sito della Borsa italiana nello scorso luglio si è a sua volta interessato dei conflitti di interessi che riguardano il Fondo Monetario Internazionale, nel quale ha militato anche Trichet. Nel FMI le carriere dei dirigenti sono contrassegnate dalla provenienza da multinazionali del credito, tanto che si è cominciato ad insinuare il sospetto che le politiche di "sviluppo" (cioè di privatizzazioni) che il FMI impone ai Paesi con cui entra in relazione, vadano in realtà a vantaggio di quelle stesse multinazionali, soprattutto Goldman Sachs e JP Morgan. Guarda un po', ma chi l'avrebbe mai immaginato.[4]
Che la stampa specializzata in finanza cominci ad accennare alle questioni dei conflitti di interesse, in sé non è sorprendente, poiché si tratta di informazione rivolta al settore intermedio degli affari, che ha le sue possibilità di verificare l'attendibilità delle dritte, perciò può essere ingannato solo sino ad un certo punto.
Ciò non vale per la normale opinione pubblica, a cui si possono propinare le dichiarazioni dei banchieri come se fossero veri e propri vaticini. Lo scorso 20 dicembre arrivò in soccorso del già boccheggiante Berlusconi addirittura una dichiarazione ottimistica del dirigente supremo della JP Morgan, la più grande banca del mondo. Il regalo natalizio per il governo fu recapitato di persona dal presidente e amministratore delegato della JP Morgan, James Dillon, che deve molto del suo prestigio personale al fatto di avere un nome da sceriffo più che da banchiere. Dillon affermò con sicurezza che l'Italia non era stata risucchiata dalla crisi del debito e che contribuiva più di altri Paesi alla ripresa economica europea.
Ciò smentisce la storia che Berlusconi sarebbe stato solo lui, contro il mondo, a negare l'aggravarsi della recessione in Italia, ma congeda, nel contempo, anche la fiaba complementare di un Berlusconi in conflitto coi "poteri forti" sovranazionali, ai quali invece, in questa fase di turbolenza, fa gioco la sua inconsistenza politica ed umana, che allontana il rischio di sorprese.[5]
Poche settimane prima del regalo natalizio al suo fantoccio Berlusconi, il capo di JP Morgan aveva concesso un'intervista ad "Il Sole-24 ore" in cui aveva rassicurato gli Stati europei circa la volontà delle banche internazionali di non speculare sul loro debito (che disarmante sincerità!). Dopo aver ipocritamente rassicurato circa i pericoli di un default degli Stati europei, Dillon si era poi dedicato al suo argomento preferito, cioè l'emergenza previdenziale, cioè il rischio di un default del sistema pensionistico. Insomma, mentre ti allento (per il momento) il timore di un default, però te ne prospetto immediatamente un altro, giusto per continuare a tenerti sulla corda.[6]
Il motivo di tanta umana partecipazione alla sorte dei pensionati è forse dovuta al fatto che JP Morgan si è lanciata da tempo in questo settore, nell'ambito di un piano di privatizzazione del sistema pensionistico a livello mondiale; cosa che spiega anche perché i media abbiano trasformato l'emergenza previdenziale in un dogma sociale di cui non è ammesso dubitare.[7]
I banchieri costituiscono una categoria sicuramente odiata, ma ciò non toglie che detengano l'assoluta egemonia sul piano ideologico. Come tutte le caste sacerdotali che li hanno preceduti, anche i banchieri alimentano i propri privilegi agitando la paura del "default", un termine che può essere tradotto in molti modi, tra cui "mancanza".
Molte antiche caste sacerdotali, non solo quelle dei Maya e degli Aztechi, fondavano il proprio ruolo sul mito catastrofico dell'esaurimento del sole. Per impedire che il sole venisse a mancare, i sacerdoti imponevano sacrifici umani per rigenerare con il sangue la sua energia in via di esaurimento. C'è qualcosa che somiglia vagamente alla cronaca di questi anni. Il vantaggio che gli antichi avevano sui moderni, è che gli antichi non si illudevano di essere moderni.
Le pensioni non sono neppure l'unico business "povero" a cui JP Morgan è interessata, dato che oggi questa multinazionale finanziaria trae gran parte dei suoi profitti dalla gestione privata di un servizio pubblico come i buoni pasto per gli indigenti.
Gli indigenti ormai sono milioni, quindi ecco servita per le banche una miniera, questa sì inesauribile, da sfruttare per i prossimi decenni.[8]
L'assistenza per i poveri si rivela in realtà come un assistenzialismo per i ricchi. Se la miseria per le banche è un business, anzi il più grosso dei business, c'è parecchio da dubitare che le stesse banche siano effettivamente interessate al superamento della recessione.

FONTE
[1] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/03/06/prodi-con-goldman-sachs-fara-anche-il.html
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/06/letta-goldman.shtml?uuid=909fc446-1d74-11dc-ab9f-0000e251029&DocRulesView=Libero
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/12/14/mario-monti-advisor-di-goldman-sachs.html
http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www2.goldmansachs.com/
[2] http://www.db.com/italia/en/content/917.html
[3] http://www.achab50.it/article-le-profezie-che-si-auto-realizzano-godman-ribassista-sull-euro-83379480.html
[4] http://www.borsaitaliana.it/notizie/speciali/fondo-monetario-internazionale/crisi-finanziarie/fmi-finanza-globale/fmi-interlocutori-e-limiti-di-un-player-globale2.htm
[5] http://www.blitzquotidiano.it/economia/crisi-jpmorgan-italia-crisi-debito-687048/
[6] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-03/dimon-senso-fallire-stati-063544.shtml
[7] http://www.soldionline.it/notizie/obbligazioni-italia/fondi-pensione-a-jp-morgan-altri-due-mandati-per-servizi-di-custodia
[8] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.jpmorgan.com/tss/General/J_P_Morgan_Helps_Deliver_Early_Food_Stamps_Benefits_to_/1159375798116
http://www.youtube.com/watch?v=3lA016FzmYg

Articolo correlato(in spagnolo) 

mercoledì 5 ottobre 2011

Tangentopoli,Palestina,Soros

On. Monia Benini  parlamentare "Per il Bene Comune" analizza il dopo tangentopoli e spiega quale jattura fu quel periodo per l'Italia e le relative conseguenze portando questo e i governi post tangetopoli al vassallaggio sionista

clicca sul link per l'audio




http://www.zshare.net/audio/94747437fae61a6d/

On. Monia Benini

W.W.W. World-Web-War

di Fabrizio Casari fonte
La politica statunitense verso Cuba ha appena raggiunto un nuovo record di pirateria internazionale. In violazione a ogni convenzione internazionale sulle comunicazioni, l’amministrazione Obama ha deciso di aprire l’ennesimo capitolo del capitolo tecnologico della guerra contro l’isola. La Giunta dei Governatori della Radiodiffusione (BBG è la sua sigla in inglese ndr) ha infatti assegnato ad una società del Maryland, la Washington Software Inc, una commessa che, da sola, contiene diversi reati: il compito previsto è infatti quello di penetrare tecnologicamente la rete telefonica cubana invadendola con centinaia di migliaia di SMS. compenso previsto? Quattrocentosessantaquattromila dollari.
La Washington Software Inc annovera già tra i suoi clienti diversi Dipartimenti del governo Usa, agenzie governative e multinazionali come IBM e Lockheed Martin. Il contratto, della validità di due anni, ha avuto inizio il 15 Settembre scorso. Più precisamente, la compagnia di Tlc dovrà diffondere 24.000 messaggi a settimana (e comunque mai meno di 1800); quantità che però potrebbe aumentare in rapporto all’ulteriore ampliamento della diffusione di cellulari sull’isola.
A cosa servono? Ad inondare di SMS non richiesti i cellulari cubani. Messaggi spam con una duplice, chiara finalità: diffondere propaganda politica Usa e stressare tecnologicamente l’impresa cubana di telefonia, che sarà costretta ad attivare difese tecnologiche per impedire che i manualetti della CIA diventino una sorta di spam quotidiano per i telefoni cubani.
Allo scopo, stando alla lettera del contratto, la Washington Software Inc. dovrà progettare e rendere operativo un software per gestire l’invio di messaggi dagli Usa verso Cuba, e detto software dovrà prevedere la possibilità di manipolazione e sostituzione di “parole chiave” per aggirare la censura. I messaggi dovranno essere inviati in spagnolo e in inglese attraverso l’interfaccia web e la rete telefonica, in modo tale da non consentire il danneggiamento durante l’invio. In ultimo, visto che gli affari sono affari, la Washington Software Inc “ non potrà detenere, distribuire, utilizzare o cedere a terzi i numeri, che sono proprietà esclusiva della BBG”.
Che un’agenzia statunitense fosse proprietaria dei numeri telefonici cubani è un’altra delle centinaia di tesi stravaganti e criminogene che gli Usa fanno discendere dall’assunto secondo il quale Cuba è territorio espropriato illegalmente agli Stati Uniti, come recita la legge Helms-Burton. E dunque ovviamente, come in ogni manifestazione dell’odio sincopato di Washington verso L’Avana, la sfacciata illegalità dell’iniziativa è questione assolutamente secondaria.
Ma, ad ogni buon conto, i difensori della privacy (quando è la loro), di fronte alle obiezioni di natura legale che la Washington Software Inc. ha posto sull’iniziativa, hanno rapidamente chiarito ogni dubbio. Il giornalista statunitense Tracey Eaton, tramite il sito Cubamoneyproject, ha pubblicato quanto intercorso tra l’agenzia committente e la società incaricata.
Alla società di Tlc, che chiedeva se l’Amministrazione Usa assumesse “ogni responsabilità legale per l’invio illecito di questi messaggi, e se esistessero fondate considerazioni legali circa la possibilità che un provider dev’essere pienamente cosciente delle sue azioni”, la BBG ha risposto che “l’Agenzia assume la responsabilità legale del contenuto dei messaggi”.
Insomma, la BBG viola flagrantemente ogni obbligo di legge nello svolgimento della sua attività e, consapevole di ciò, invece di rifiutarsi chiede solo all’Amministrazione di farsi carico dell’inevitabile contenzioso in sede internazionale. Non è chiaro, quindi, quale delle due entità statunitensi - BBG e Washington Software Inc. - sia piùcolpevole, ma in compenso è chiaro chi paga e chi, nel caso, pagherà.
La BBG, d’altra parte, non è nuova a questo tipo di commesse contro Cuba. E’ infatti la stessa struttura che gestisce le trasmissioni di Radio Martì, l’emittente del terrorismo cubano-americano voluta da Reagan (così come volle la FNCA) che da Miami trasmette illecitamente verso l’isola. C’è da dire che sia Radio Martì che Tele Martì non corrono certo il rischio di un audience esaltante: l’unico dato certo è il costo per i contribuenti americani, che si aggira sui 600 milioni di dollari. Da quando Obama è alla Casa Bianca, le ore di trasmissione sono aumentate, raggiungendo le 2243 ore settimanali, ma nessuno a Cuba se n’è accorto. La situazione é questa: i cubani non la sentono, ma gli americani la strapagano.
Le centinaia di milioni di dollari che un’economia agonizzante come quella statunitense si trova costretta a sborsare per finanziare le ambizioni radiotelevisive di un manipolo di terroristi sono del resto solo una parte di quanto il governo Usa spende annualmente per finanziare le gang cubano americane della Florida. Da Reagan a Obama la musica non è cambiata: il fatto che lo Stato della Florida sia uno di quelli decisivi ai fini dell’esito elettorale nella battaglia per la Casa Bianca, determina identico sentimento d'identificazione verso i gusanos, tanto da parte repubblicana che democratica.
Quest’ultimo atto di pirateria internazionale s’iscrive probabilmente nel nuovo glossario del Presidente Obama, che solo pochi giorni prima aveva dichiarato che “è ora che qualcosa cambi a Cuba”. Difficile che ciò avvenga per l’intensità dei messaggini via cellulare e difficile anche che questi contribuiscano a formare un gruppo dirigente ostile al governo. Il disprezzo generale che accompagna i figuranti statunitensi travestiti da dissidenti, infatti, non ha bisogno di essere ulteriormente sollecitato dalla ricezione di spam sui cellulari cubani. E questo lo sanno bene persino gli stessi diplomatici Usa, che hanno allertato ripetutamente circa il sentiment generale che ruota intorno ai loro mercenari sull’isola.
Il tentativo sembra piuttosto quello di cercare disperatamente di scavalcare con l’iniziativa diretta l’incapacità cronica di assumere un ruolo da parte dei "dissidenti" a libro paga. “Crediamo più legittimo ed efficace che il cambio di regime sia perseguito da un movimento interno che non dagli Stati Uniti o da altre potenze straniere” ha detto Ben Rhodes, Consigliere di Barak Obama, in risposta a chi chiedeva quanto sia stato decisivo il contributo dei missili Nato nella vittoria del Cnt libico.
E’ tutta qui la questione: si vorrebbero ripetere le operazioni riuscite in alcuni paesi dell’Est Europa e, più violentemente, in Libia, come se la realtà di Cuba avesse anche solo un elemento che possa dirsi comune. Ma quando si costruiscono le politiche sulla base dei desiderata della gusaneria di Miami, continuare a pestare la testa contro il muro (come dal 1959 ad oggi) diventa inevitabile.
Non è chiaro se ci fanno o ci sono, ma è chiaro che pensano a Cuba e vedono la Libia. Ed è altrettanto chiaro che la fine del film sarà la solita di quello già visto in questi ultimi 50 anni: l’ennesimo Presidente che entra alla Casa Bianca promettendo di riconquistare Cuba agli Stati Uniti e che esce dalla Casa Bianca senza disporre né di Cuba né degli Stati Uniti.