involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

domenica 26 febbraio 2012

Mamma ,gli Indiani !!!

Innanzitutto una premessa: per “notizia” non è da intendersi un fatto importante, un avvenimento degno di attenzione, un evento che in base a parametri oggettivi risulti d’interesse per l’intera comunità. No, si tratta quasi sempre (e mi pongo seri dubbi sul “quasi”) di questioni estremamente marginali ma artificialmente sopravvalutate o stravolte, quando non sono addirittura inventate di sana pianta; di “uscite del giorno” per fini che sono regolarmente diversi da quelli che sembrano in apparenza, inimmaginabili dalla maggior parte dei lettori, ma a tutto beneficio di precisi ed inconfessabili interessi, anche se ogni volta si cerca di coinvolgere emotivamente i boccaloni che danno credito ai media.
Accade così che apri il sito dell’Ansa e scopri una “notizia” di questo tipo: India: Ministero interno contro gay. Premesso che tutta questa simpatia per i “gay” viene ostentata (da chi ha un ruolo di “responsabilità”, intendiamoci) solo nel cosiddetto “Occidente” per motivi che nulla hanno a che fare con il “rispetto”, la “tolleranza” eccetera, la cosa evidente, con una “notizia” del genere (cioè una non-notizia), è l’incoraggiamento presso il pubblico italiano di sentimenti ostili verso l’India, gli indiani e il loro governo. Questo, naturalmente, può avvenire solo presso un certo pubblico, quello per il quale non si è mai abbastanza “moderni”, “avanti”, e che si lamenta in continuazione di cose che stanno solo nelle sue fantasie (“la dittatura della Chiesa”, ad esempio) e che sogna di trasformare il mondo intero in una specie di “Amsterdam”, “senza tabù e restrizioni”.
Ma basta fare il classico due più due per mettere insieme la suddetta non-notizia con l’altra, sempre riguardante l’India, che sta mettendo in grave imbarazzo il “nostro” governo (il virgolettato è d’obbligo). Stiamo parlando dei due marò italiani messi in stato di fermo dalle autorità indiane: una vicenda che ancora ai tempi della vituperata “Prima Repubblica” – quella del “mostro” Craxi, per intenderci -  sarebbe stata impensabile… Ma oggi, questa colonia della Nato, della BCE e di qualsiasi altro predone camuffato da “salvatore della patria” chiamata Italia, per compiacere i padroni – pardon, i “Badroni” - s’è imbarcata in cose più grosse di lei, che non può controllare, rischiando di mettere in moto conseguenze inimmaginabili ed ingestibili. Siamo all’autolesionismo totale, eppure si va avanti su questa china, fino allo schianto finale, cioè l’estremo tentativo di questo “Occidente” di rimandare apparentemente il suo fallimento (morale e materiale) per mezzo di una guerra mondiale che cerca di aizzare in ogni modo.
Dunque il giochetto è chiaro: attraverso i media-pappagallo (e mi scuso con i pappagalli veri) si dipinge l’India come un covo di “intolleranti” perché va ringalluzzito il sentimento “nazionalistico” offeso (noto già da alcuni messaggi su internet che alcuni “patrioti di destra” sono già, da bravi cani di Pavlov, con le bave alla bocca)… E non mi sorprenderei se in questi giorni venissero commissionati, su tv e giornali, “approfondimenti” sulla “cultura indiana” mirati a far inorridire il pubblico: scommettiamo che il fermo dei due militari italiani si prolungherà ci stresseranno a non finire con la “crudeltà del sistema della caste”, le “vedove che si gettano nel fuoco” eccetera?
Ma il vero problema – per chi sa andare oltre queste pinzillacchere - è che l’India s’è messa dalla parte del “no” già espresso da Russia e Cina sull’ipotesi d’intervento in Siria, sulla quale quotidianamente vengono raccontati fiumi di menzogne (è fresca fresca la notizia di agenti francesi catturati dalle autorità di Damasco: che facevano in Siria, anche loro “manifestavano pacificamente”?).
Povera Italia! Prima ci siamo imbarcati nella scellerata campagna di aggressioni occidentali per “l’esportazione della democrazia”, per “combattere il terrorismo” ed altre favole (le “missioni di pace”); poi, un po’ per volta, ci siamo finiti sempre di più fino al collo, coi nostri militari che guarda un po’ muoiono in Afghanistan solo per “incidenti automobilistici”, ed ora addirittura vengono messi alla berlina in mondovisione, col sentimento anti-italiano che oramai va montando nel mondo né più né meno come quello anti-americano… E pensare che ancora negli anni Novanta potevi andare in giro, in tutto il mondo islamico e non solo, come “italiano” ed ottenere dimostrazioni di simpatia ovunque! Chi dobbiamo ringraziare per questa caduta a picco anche della nostra considerazione?
Sembra che ci siamo avvitati in una spirale senza via di ritorno, ammanettati mani e piedi alle “imprese dell’Occidente”, e hai voglia te a spiegare che “l’Islam è vario e complesso”, che “l’India ha una cultura millenaria”, che “la Cina è un deposito di saggezza” eccetera: no, c’è sempre questa insopportabile insolenza e perfidia dei media a rovinare completamente il lavoro di chi cerca, in mezzo a questo mare di menzogne, di far ragionare un po’, di far capire che il mondo non finisce dove arriva il proprio limitato ‘orizzonte occidentale’.
E così, quando invece un’Italia libera, indipendente e sovrana, “faro del Mediterraneo” (questa è la sua unica funzione sensata), potrebbe operare ben diversamente, ad ogni livello, se solo esistessero uomini degni di tal nome e non degli scendiletto, oggi siamo ridotti a questi mezzucci, a queste uscite patetiche come quella di dare dell’”intollerante”, del “nemico dei gay” al Ministro dell’Interno di una nazione così importante e dalla millenaria civiltà come l’India, con la sua storia e la sua spiritualità, nemmeno si trattasse di un’accozzaglia di “selvaggi”.
In questo scadimento, in questa volgarità che utilizza ogni meschino espediente per darsi l’illusione di essere sempre i “primi della classe”, “avanti” rispetto al resto del mondo che è rimasto “indietro”, quale differenza sostanziale c’è rispetto all’epoca del colonialismo ottocentesco, quello in cui le trombe del Progresso incitavano a sottomettere “popoli retrogradi”, rimasti “indietro”, sia materialmente che “moralmente”?

 di Enrico Galoppini

FONTE 

Il tradimento di Hamas

“Hamas ritira il sostegno ad al-Asad ed appoggia le rivolte siriane”:
così titola un editoriale dell’agenzia stampa italiana più attiva rispetto alla questione israelo/palestinese, InfoPal.it
La notizia ci era già giunta attraverso altri canali e non ci aveva sorpreso granchè, visto che oltretutto, pure recentemente, avevamo evidenziato e criticato il comportamento, ad esser gentili ambiguo e discutibile, di Hamas e Fatah sottobraccio con i filibustieri del Qatar.
Al peggio non c’è mai fine, si sa: ma qui si aggiunge la vergogna del tradimento di un alleato storico, proprio nel momento di maggior bisogno. Di Fatah, della sua corruzione interna e complicità con l’entità sionista sapevamo già da tempo. Di Hamas, dopo le recenti sortite in Qatar ed il ritiro della sede diplomatica internazionale da Damasco, sospettavamo stesse tramando qualcosa nell’ombra.
Chi tradisce gli amici, specie nei momenti difficili, non merita stima, non ha giustificazioni, è degno solo di disprezzo ed il suo nome deve essere cancellato dall’agenda. Il suo nome, non quello di tutto un popolo, a cui è stata carpita la fiducia ed usurpata la volontà decisionale.
Infatti, della decisione di voler pugnalare alle spalle l’amico e alleato siriano, non è stato chiesto consenso al popolo, che si dichiara di voler rappresentare: ed una scelta di questo tipo, così importante e deflagrante, in un momento così delicato, andava condivisa a suffragio popolare.
Di Bashar al Assad, al di là dei falsi della propaganda di AlJewZeera e media diretti dai servizi di intelligence Israelo-Nato-Americani, abbiamo testimonianza di ampio supporto popolare, nelle piazze e nelle sedi istituzionali, luoghi di lavoro, ospedali, ecc., dalla miriade di Video prodotti e che sono conasultabili on-line (vedi qui  e  qui). Non possiamo dire altrettanto, specie in questo momento, nè di Fatah, nè di Hamas, rispetto all’aggressione che sta subendo la Siria da parte di forze esterne al paese, militarmente e mediaticamente. Anzi, siamo matematicamente sicuri che se si fosse fatto un blebiscito, per chiedere al popolo palestinese se abbandonare l’amico siriano, sotto attacco sionista o continuare a sostenerlo, la gente di Gaza, come quella del West Bank, avrebbe risposto con un atto di fedeltà e d’amicizia.
Questo atto di alto tradimento, passerà alla storia come una delle pagine più vergognose della politica palestinese e resterà un’onta  indelebile che sporcherà la memoria gloriosa di tutta la Resistenza araba della Palestina occupata.
Possiamo solo considerare tale scelta come la logica ed inevitabile conclusione di uno scellerato accordo, preso con una delle più perfide e velenose petrol-monarchie dell’area, il Qatar, e con quell’altra potenza che mira all’egemonia mediorientale, che è la Turchia, la quale ha sfruttato mediaticamente e con cinico calcolo l’assassinio dei suoi concittadini coninvolti nella Freedom Flotilla 1, unicamente per scopi di potere politico. In molti ci erano cascati e pure noi avevano inizialmente creduto ad una possible svolta negli equilibri del Vicino Oriente. E’ stata una speranza ed illusione momentanea, perchè comunque regnava la consapevolezza che entrambe, Turchia e Qatar, sono alleate con la Nato e gli eserciti nazionali che la compongono, per imporre i progetti di dominio geopolitico sionista e yankee ai popoli afro-asiatici.
E’ stato così per la Libia, è così per la Siria, e così sarà per la Palestina. Chi ancora si sta illudendo, vedendo in questi governi-fantoccio, governati da impostori e servi della FED, del FMI e dell’usurocrazia internazionale, delle ipotetiche soluzioni, si svegli da quest’incantesimo, perchè costoro non sono la soluzione, ma il problema peggiore, perchè si presentano come “amici”.
Impossibile per i dirigenti, sia di Fatah che di Hamas, non comprendere la portata di tali alleanze e le tragiche conseguenze derivanti da esse.
L’alleanza islamista con i Fratelli Musulmani egiziani ha dato poi i suoi frutti avvelenati. Che poi tale organizzazione lavori per conto di coloro che, a parole, sarebbero i “nemici”, è cosa che agli addetti ai lavori è risaputa, ed a tal proposito invitiamo fortemente a leggere l’interessante resoconto di Dean Henderson, “Chi controlla i Fratelli Musulmani”, in versione italiana e inglese a questo link.
Al di là quindi di ogni possibile “interpretazione confessionale” e di “lotte intestine tra le diverse scuole islamiche”, che i più volonterosi si sforzano (pateticamente) di fare con analisi d’arrampicatori di specchi, per far quadrare i cerchi, è chiaro come la luce del sole, (specie dopo i Veti russo-cinesi sulla possibilità di un intervento armato in Siria da parte occidental-qatariota), che i dirigenti palestinesi abbiano fatto la loro scelta islamista alqaedista e, volenti o nolenti, filo-sionista e Nato-americanista.
Non si scappa: è in corso d’opera una conclamata guerra globale d’aggressione, che probabilmente sfocerà presto in un conflitto dalle proporzioni catastroficamente apocalittiche, per confermare l’incontrastato potere Sion-Yankee sul globo terracqueo e mettere nell’angolo le nazioni e potenze che potrebbero intralciare tale progetto. Un tassello importante di tale progetto mondialista per il NWO e il Governo Mondiale è la Siria di Bashar al-Assad ed il suo percorso verso l’Iran passa attraverso la porta di Damasco.
Abbandonare Damasco in tale momento è non solo un atto di alto tradimento, ma pure un’esplicita dichiarazione di complicità con l’asse del male USA-Israele-Nato-Qatar.
Ma se i dirigenti palestinesi sono corrotti, o badogliani voltagabbana, non possiamo dire con sicurezza altrettanto del popolo che rappresentano, il quale, dopo avere subito tante mattanze e sofferenze, tradimenti e delusioni, ci auguriamo sappia fronteggiare anche questa prova, senza farsi incantare dalle sirene islamiste alqaediste, travestite da autorevoli “amici giuresperti”, e sappia anzi respingere questa infamia commessa in suo nome, la quale potrebbe restare sulla pelle delle generazioni palestinesi, presenti e future, come un marchio troppo vergognoso da sopportare e che negherebbe loro quel diritto, sin’ora portato con orgoglio e fierezza, di poter andare a testa alta nel mondo.
Popolo palestinese, non cedere proprio ora, mentre i coloni attaccano Al Aqsa e l’entità sionista uccide i tuoi figli, bombarda e demolisce le tue case, ruba sempre più dei tuoi terreni e giardini. Non renderti complice del nemico occupante invasore.
Ma soprattutto, non perdere e non rinunciare all’unica cosa preziosa che ti è rimasta e che nessuno potrà mai toglierti: la dignità, come arabi e come popolo libero.
Prendete a calci nel fondo schiena Hamas, Fatah, i Fratelli Musulmani, Al Qaeda, e chiunque voglia infangarvi, dicendo loro: NON NEL MIO NOME!!!
Filippo Fortunato Pilato
FONTE 

martedì 21 febbraio 2012

Debtocracy/Debitocrazia, un documentario greco sulla crisi


 I cosiddetti "salvataggi" dei paesi non sono destinati, come ci si potrebbe aspettare, per soddisfare le esigenze di una popolazione in difficoltà, ma perché il Paese "salvato" affronti il pagamento d’interessi su un debito contratto con istituzioni finanziarie senza scrupoli. Questi "aiuti" sono condizionati da misure di adeguamento che soffocano ancora di più la popolazione, e anche, nel caso della Grecia, a compromessi, come l'acquisizione di armi, che non fanno altro che aumentare il deficit. Il denaro dei nuovi prestiti finisce così nelle mani di chi ha causato la crisi e dei fabbricanti di armi. Non sono salvataggi, sono truffe in piena regola.

Pubblichiamo qui questo eccellente documentario, realizzato con pochissime risorse, e che sta avendo una larga diffusione in Grecia.


http://www.tlaxcala-int.org/cine/debtocracy.asp?subt=it