involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 20 settembre 2012

La famiglia, questa maledetta

La famiglia, questa maledetta:
Marco Cedolin
I dati contenuti all'interno del nuovo rapporto del Censis rappresentano lo spunto, come già accaduto in passato, affinché tanta buona stampa possa trastullarsi nel denigrare gli italiani "bamboccioni", troppo legati alla famiglia, non sufficientemente globalisti e ancora scarsamente appiattiti sul modello americano che, a detta loro, rappresenterebbe il perfetto esempio di una società matura, efficente ed impermeabile a qualsiasi tipo di sentimentalismo.
Stando alle cifre fornite dal Censis un terzo degli italiani abita con mamma e papà, oltre il 40% vive all'interno di un raggio di mezz'ora di camminata dalla casa dei genitori, raggio all'interno del quale il 54% degli italiani ha anche i propri parenti stretti. E questo non vale solamente per i giovanissimi, bensì anche per gli adulti. Come se non bastasse oltre 7 milioni di italiani portano al lavoro il pranzo preparato in casa. Passano mediamente circa un'ora al giorno davanti ai fornelli, facendo si che la preparazione dei pasti assorba mediamente per una donna 21 giorni "lavorativi" l'anno. Circa 21 milioni d'italiani preparano in casa alimenti come yogurt, pane, gelato o conserve e di questi la metà lo fa regolarmente.....


Circa l'85% degli italiani continua a fare la spesa alimentare sotto casa, nei piccoli antieconomici negozi di quartiere e la maggior parte delle persone fanno i propri acquisti all'interno di un'area di una ventina di minuti di camminata dalla propria abitazione. Le mamme che lasciano il lavoro a causa della nascita di un figlio sono aumentate dal 2% all'8,7% e circa il 36% delle donne in età feconda si dedica alla propria famiglia risultando perciò inattiva.

In pratica gli italiani stentano ad uniformarsi al modello della globalizzazione che pretende l'eutanasia di ogni identità, famiglia, comunità, nazione e faticano non poco a rompere tutti i legami con le tradizioni, diventando parte integrante di una società che li vorrebbe sempre più individui atomizzati senza lacci o lacciuoli di sorta. Anzi in alcuni casi, invece di procedere sulla strada del "nirvana", sembrano perfino tornare sui propri passi, mostrando nostalgia di quel passato che nel modello progressista equivale ad una iattura dalla quale allontanarsi al più presto.

Molti degli atteggiamenti stigmatizzati attraverso le cifre offerte dal Censis possono venire direttamente ricondotti alla crisi economica che strangola il paese e perfino i giornalacci mainstream non possono evitare di metterlo in evidenza. Dal momento che la maggior parte dei giovani è senza lavoro o lavora percependo salari ridicoli (buoni forse per l'aperitivo e le sigarette) sarebbe impensabile che costoro carezzassero l'idea di lasciare la famiglia e costruirsi una vita indipendente. Se la maggior parte delle famiglie non riesce ad arrivare a fine mese pur lavorando è naturale che l'imperativo sia quello vivere nelle vicinanze dei genitori/nonni che molto spesso rappresentano l'unica ancora di salvezza per la gestione della prole. Se il conto in banca è perennemente in rosso non può stupire il fatto che una persona si porti al lavoro il cibo cucinato in casa, anziché spendere una ventina di euro per pranzare al baretto accanto all'ufficio e così via discorrendo.

Molti altri invece sembrano essere rappresentativi di una certa idiosincrasia degli italiani nei confronti dell'appiattimento su una cultura di derivazione a stelle e strisce che di fatto non appartiene loro e della scarsa propensione a tagliare ogni radice culturale che fa parte del proprio dna.

Ma leggendo il tenore delle riflessioni portate dagli imbrattacarte sui fogli del mainstream non si può evitare di porsi una domanda. Crisi economica a parte sono davvero così drammatici e deprecabili gli atteggiamenti stigmatizzati attraverso i dati del Censis? Davvero la "non famiglia" per costruire la quale stanno lavorando da decenni i mentori del progresso, con tutti i famigliari che vivono a centinaia di km l'uno dall'altro e magari si ritrovano una volta l'anno davanti al tacchino del ringraziamento, con 10 soli minuti al giorno passati davanti al forno microonde, con le alette di pollo mangiate in ufficio dentro al cartoncino (ma non portate da casa), con la spesa fatta ogni due settimane (magari con l'ausilio dei coupons) nell'ipermercato a 2 ore di auto da casa e con le mamme che mai si sognerebbero di "sprecare" ore di lavoro per stare insieme ai propri figli, sarebbe una famiglia migliore?

martedì 18 settembre 2012

La FED condanna a morte il Dollaro e le economie ad esso collegate

La FED condanna a morte il Dollaro e le economie ad esso collegate:
Per capire appieno la portata della decisione della Federal Reserve di ieri sera c'è bisogno di considerare il significato del termine "illimitato" quando ci si riferisce ai mercati. Partiamo dalla fine: secondo alcuni commentatori - e noi concordiamo - il 13 settembre 2012 potrebbe essere ricordato, in futuro, come la data che indicherà storicamente il principio del processo che avrà portato alla fine del dollaro. E dunque del mondo finanziario che conosciamo. 
Di Valerio Lo Monaco
Il Ribelle
Ci sono diversi indizi, come vedremo, che confermano tale tesi. Ma prima la spiegazione tecnica di quello che sta accadendo.

Dunque la Fed ha deciso di mettere in opera una nuova operazione di Quantitative Easing, come quelli fatti a suo tempo, con la essenziale e decisiva differenza che questa volta si tratta di una operazione "open". Aperta e illimitata. Per ora è prevista la creazione - letteralmente: creazione - di moneta per un ammontare di 40 miliardi. Per ogni mese. Senza data di fine delle operazioni. Questa somma servirà ad acquistare sia i Treasury Bond, cioè i titoli di Stato Usa che evidentemente nel mondo nessuno già vuole più e anche, attenzione, gli MBS (Mortgage-Backed Securities): si tratta delle obbligazioni garantite dai mutui ipotecari in mano alle Banche private. Se sentite puzza di bruciato avete ragione: questi ultimi titoli, spesso insistenti su situazioni di insolvenza sono, al momento, praticamente senza mercato. Nessuno li vuole più. Le Banche ne sono piene e rischiano l'insolvenza.
E il mercato immobiliare USA non si riprende. Al momento i prezzi delle case sono stabilmente bassi, ma per evitare un loro ulteriore crollo si "rende necessaria" questa operazione della Fed.

Detto in sintesi: è una classica operazione "twist", ovvero la Fed si indebita ancora di più a breve (senza problemi, visto che può stampare a suo piacimento) per comprare debito pubblico federale a lunga scadenza. Cosa, quest'ultima, che ovviamente ha anche un valore elettorale, in prossimità delle Presidenzali 2012, e in merito al tema del tetto del debito pubblico USA ampiamente fuori controllo (qui ). Ma l'aspetto relativo alle elezioni in questo caso lo lasciamo da parte.

Torniamo all'economia. O meglio, alla finanza e ai suoi effetti. 

Al momento, negli Stati Uniti, malgrado i richiami delle agenzie di rating, come quello di Moody's di qualche giorno addietro (qui ) che come avevamo scritto, e oggi si è confermato, era più che altro un avvertimento in prossimità delle decisioni di Ben Bernanke poi puntualmente arrivate, c'è l'assoluta mancanza di un vero dibattito serio sulla situazione del debito federale e di come fare per risolverlo. Il motivo è molto semplice: natura ed entità di quel debito sono talmente elevati che una soluzione non c'è. Senza l'intervento della Fed gli Stati Uniti sono in default. Ora, dopo questo intervento, prendono ancora una volta tempo prima di dichiararlo e, soprattutto, scaricano il rischio sulla comunità, e vedremo a breve come. Questa monetizzazione del debito USA non avrà termine, in pratica, sino alla completa distruzione della fiducia nel dollaro (per chi ancora ne ha). Proprio a quest'ultimo riguardo, altro indizio fortemente indicativo, il valore dell'oro sta schizzando alle stelle. Come sappiamo, più decresce la fiducia nella moneta e più cresce quella nei metalli preziosi. Chi ha ancora fiducia nella moneta?

Pochi, pochissimi. O comunque solo chi è letteralmente costretto ad averla. Detenere dei titoli di Stato USA, al momento, equivale a detenere delle obbligazioni garantite dai mutui ipotecari stipulati dai cittadini statunitensi. Che sono sempre di più insolventi. E a questo riguardo ogni altro commento è superfluo.

Come è facile immaginare, proprio in questo momento gli USA sono stramaledetti in molte parti del mondo: i banchieri centrali cinesi, indiani e brasiliani, per fare solo qualche esempio, staranno con molta probabilità pensando a creare delle nuove aree di scambio senza dollari. Tali zone con molta probabilità opereranno dalle parti della Russia e della Cina, ovvero dalle parti di chi è ormai già un pezzo che non teme più una eventuale reazione militare degli Stati Uniti, i quali ovviamente vedono la situazione come il diavolo. Ricordiamo brevemente che fine hanno fatto Saddam Hussein e Gheddafi (oltre a breve Ahmadinejad) nel momento in cui avevano paventato l'intenzione di iniziare a commerciare il petrolio in una valuta differente dal dollaro.

Il discorso in merito alla parola "illimitato" è peraltro diffuso. Non solo Bernanke e la Fed, ma anche Draghi e la BCE, con la recente decisione di acquistare i titoli di Stato a medio termine senza limite, stanno sperimentando la cosa. E lo stesso stanno facendo, sebbene in modo differente, altre Banche centrali, come la Boj, la BoE e la PBOC (cinese). Per un motivo molto semplice: la situazione è fuori controllo e non c'è modo di tamponarla. Torna, sempre più pressantemente, la facile previsione di quei pochi che sin da tempi non sospetti erano convinti di una fine del genere. Indicati al pubblico ludibrio da tutti gli altri, sono invece gli unici che avevano capito la situazione. E i loro lettori, se gli hanno creduto, gli unici a essersi aspettati una situazione del genere.

Uno degli elementi, in tutto il mondo, si badi bene, che ha spinto la Fed e le altre Banche centrali a fare operazioni del genere è proprio la grande bolla speculativa sull'immobiliare. Problema che ha deflagrato all'inizio negli Stati Uniti ma che è scoppiato o sta per scoppiare altrove. Naturalmente Bernanke giustifica l'ultimo intervento con la volontà di ridurre la disoccupazione, ma contiamo vivamente che non vi sia, almeno tra i nostri lettori, nessuno che possa credere alla cosa.

Il dato che emerge è che le Banche centrali di tutto il mondo stanno alzando la posta. Perché la posta è enormemente più alta di quanto non fosse all'inizio della crisi ed enormemente più fuori controllo malgrado tutte le inutili, dannose e inefficaci operazioni fatte teoricamente per uscirne. Oggi come oggi, senza la creazione di una bolla dietro l'altra - e il tentativo odierno è volto a cercare di rigonfiare proprio la bolla del settore immobiliare che invece è agonizzante - tutto sarebbe già finito. E anche in questo caso si riesce a salvare temporaneamente il tutto dal crollo definitivo proprio per mezzo di una bolla ancora più grande. L'ultimo stimolo per il Pil USA e ancora di più per il rapporto debito/Pil è esattamente, al momento, far ripartire il motore del prodotto interno lordo statunitense, ovvero i prezzi delle case. Siccome però i disoccupati aumentano e quelli che lavorano non hanno più lavori degni di questo nome è facile immaginare quanto i cittadini statunitensi saranno in grado di ripagare i mutui ipotecari che hanno.

In termini numerici, l'operazione da 40 miliardi ogni mese equivale al 3% dell'intero debito pubblico USA. Il totale dei titoli di debito in seno alla Fed, al momento è di 2804 miliardi e con l'operazione attuale la Banca comprerà il 20% in più rispetto ai valori attuali e il 60% in più dei titoli legati ai mutui rispetto a quanto abbia fatto sino a ora. Beninteso, l'effetto sui mutui e sui prezzi delle case nel breve periodo ci sarà eccome, ma siccome l'ondata inflattiva è dietro l'angolo (spieghiamo a breve) tali mutui sono destinati a diventare rapidamente carta straccia.

Ma, si direbbe, se attraverso operazioni come queste il tutto tiene, perché preoccuparsi? Se alle Banche centrali basta creare moneta per non far crollare il castello, e questa operazione viene fatta, che problemi ci sono? Molti, a dire il vero. E devastanti.

La creazione di moneta dal nulla, nella migliore delle ipotesi è l'innesco per una ondata inflattiva senza precedenti. A confronto di quanto avvenuto nel 2007, l'operazione odierna ha portata enormemente superiore. Tutte le Banche centrali sono entrate nella fase della inflazione a tutti i costi. Quando una operazione è illimitata, allora tutto lo è. I mercati continuano a speculare a più non posso - visti i dati di oggi che saranno strombazzati nei telegiornali di stasera? - e il mercato sarà inflazionato per ottenere una situazione molto semplice: con più inflazione il debito si riduce. Elementare, Watson: se devi 100, e oggi 100 equivale a dieci anni di lavoro, ma tra poco 100 sarà il tuo stipendio di un anno solo, allora il tuo debito risulterà fortemente ridotto.

Solo che l'inflazione ha, ovviamente, degli enormi effetti collaterali. Effetti che saranno tanto più grandi quanto sarà stata gonfiata l'ondata inflattiva. Siccome quest'ultima si prevede senza precedenti, è facile immaginare come saranno tali effetti. Tutte le volte in cui effetti collaterali di tipo finanziario si abbattono sul mondo, è sin troppo facile rilevare come vi sia un 99% di persone che li paga sulla propria pelle e come vi sia invece il restante 1% che ne beneficia. Sinteticamente, potremmo definire il piano di Bernanke, Draghi & Company come: lasciamo i prezzi salire, i debiti ridursi e la gente impoverirsi.

Serve dire altro?

martedì 11 settembre 2012

Il cavallo di Troika, di Lameduck

Il cavallo di Troika:di LAMEDUCK
dal film "Metropolis" di Fritz Lang


Non sono sicura di aver visto dare nei giorni scorsi, sui giornali e in televisione, troppo risalto alla notizia  dell'invio alla Grecia da parte del Potere Finanziario Mondiale, tramite i suoi scagnozzi della Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale), dell'ennesima lettera minatoria. C'è da capire i nostri media reticenti a divulgarla. La ricetta è destinata presto anche a noi e sperano di nascondercelo fino all'ultimo reggendo il sacco a Monti che gabella di aver salvato l'Italia da un baratro che esisteva solo nella testa di qualche mente raffinata. Quelle che scrivono le lettere non a singoli individui ma ad interi paesi, appunto. Finora solo il Dio della Bibbia aveva osato ammonire popoli interi imponendo le tavole della Legge ma questi intendono evidentemente surclassarlo.

Se leggiamo nel dettaglio le ultime pretese degli strozzini rivolte alla nuora greca ma affinché altre suocere mediterranee intendano, le cose dovrebbero diventare chiare anche per il più ottuso e tardo dei nostri concittadini, compresi coloro che pensano che con la "sinistra" al governo cambieranno le cose.

Ecco cosa gli strozzini chiedono ai Greci, per uscire dalla crisi da loro creata e per rimanere nell'Eurozona che fa comodo a loro. Non una lotta seria alla corruzione endemica dei paesi mediterranei, non una redistribuzione delle ricchezze in senso equo ma questo:



1.

Incremento della flessibilità degli orari di lavoro: in tutti i settori si dovrebbe passare da cinque a sei giorni lavorativi per settimana.

2.

Ridurre il riposo minimo giornaliero a un massimo di 11 ore: le ore occupabili dal lavoro diverrebbero, così, 13.

3.

Eliminare qualsiasi restrizione di orario massimo tra mattina e pomeriggio.

4.

Ridurre a una sola tipologia (e cifra) il salario minimo.


Non vi è bisogno di commento. Dev'essere la stessa inebriante sensazione che avevano i medici nazisti quando avevano a disposizione cavie umane o le industrie tedesche che sfruttavano la manodopera schiavistica dei lager. Poter disporre delle vite di coloro che servono solo allo scopo di cederci le loro ricchezze e poi possono essere buttati via.

L'Oro alla Finanza Mondiale. Care spose, preparate a sacrificare i vostri anelli.

I comandamenti di cui sopra non sono altro che la teoria dello shock economico, i cui dogmi sono: deregolamentazione del mercato, tagli al welfare e riduzione in povertà dei lavoratori attraverso la riduzione del potere d'acquisto di fronte all'aumento incontrollato dei prezzi. E' la maledizione di Friedman. E' la guerra totale dichiarata dai ricchi ai non ricchi per la conquista della ricchezza suprema. La lotta di classe perfetta. Però la chiamano "salvataggio della Grecia". La nemesi del cavallo di Troia.



Se qualcuno ancora si domanda come mai una teoria economica che in quarant'anni dalle sue prime applicazioni sperimentali in Sudamerica, ha impoverito milioni di persone e ucciso più che una guerra, sia ancora così ottusamente applicata a forza ad interi paesi ma non solo: sia l'unica teoria economica insegnata nelle università e considerata alla stregua di una religione, incontestabile ed ineluttabile, basta fare il semplice ragionamento del cui prodest. Basta cambiare punto di osservazione.

Perché, secondo il suo scopo dichiarato, essoterico, il neoliberismo dovrebbe favorire la liberalizzazione della concorrenza e del mercato e propugnare il bene dell'economia ma, visto il suo totale fallimento, dato che i popoli soggetti ai suoi dettami sprofondano nella povertà, potremmo parlare, guardando come tentano in tutti i modi di mantenerlo in vita, di un caso di accanimento terapeutico applicato ad una dottrina economica.

Ma se invece interpretiamo il liberismo secondo il suo scopo esoterico e più profondo, mai apertamente dichiarato ma nemmeno mai negato, che è arricchire una elite in maniera illimitata, allora dobbiamo ammettere che è il sistema economico perfetto per il fine che si propone. Ecco perchè non si studiano altre teorie economiche nelle università. Ecco perché Mario Monti riesce a passare per un grande economista. Perché il potere ha trovato lo strumento perfetto, l'arma finale, la sua arca.



Insomma, per riassumere. Nel secolo scorso, la presenza di potenze nucleari comuniste nel mondo e, nei paesi industrializzati, di partiti di sinistra  detentori di un certo potere di contrattazione sociale, aveva impedito al capitalismo di assumere la sua forma estrema, già vista appunto durante il nazismo, e di trionfare nello ristabilimento della diversità (in)naturale e quasi razziale tra ricchi e poveri.

Le soluzioni economiche keynesiane della prima metà del secolo scorso, secondo alcuni, sono proprio l'espressione di un capitalismo che, spaventato dalla possibile rivoluzione proletaria in senso comunista, si mette la maschera buona e accetta di scendere a patti con gli straccioni. Ovunque però i lavoratori sono deboli e non rappresentati e difesi, come nel terzo mondo, il liberismo può cominciare ad impratichirsi con i metodi più brutali di espropriazione del bene comune a vantaggio di pochi eletti. Con l'indebolimento della controparte imperiale comunista negli anni ottanta, anche i paesi industrializzati come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna introducono le idee liberiste in economia. Sono gli anni di Reagan e di Thatcher.

Con il crollo del comunismo nel 1989, per il capitalismo sarà valanga. Niente riuscirà più a fermarlo. I paesi dell'Est comperati con l'illusione della libertà - era solo liberismo - e gettati in pasto agli oligarchi locali. La Cina che crea un ibrido economico mostruoso con pezzi di totalitarismo comunista ed altri di liberismo sfrenato. Le Tigri Asiatiche in balia della speculazione selvaggia.

Gli anni novanta e duemila sono gli anni della degenerazione finanziaria, della forma neoplastica del capitalismo, della speculazione, della deregolamentazione che diventa caos e che prende il sopravvento, distrugge le economie reali per creare grandi ricchezze singole ma anche immensi numeri di denaro virtuale.  Che crea attentati, guerre, nemici, per nascondere le sue crisi periodiche sempre più frequenti ed aver l'alibi di andare a metastatizzare nuovi paesi. Quel cancro, insomma, che io credo distruggerà un giorno o l'altro il liberismo che lo ha lasciato proliferare nel mercato, proprio a causa del dogma friedmaniano che il mercato va lasciato libero di autoregolamentarsi.


Loro hanno creato la crisi - o solo il suo mito - ma non fanno nulla per eliminarla. Ne agitano lo spettro per imporre la vittoria finale del capitalismo peggiore sugli ultimi paesi che ancora non hanno sperimentato fino in fondo la dottrina dello shock economico. A ben pensarci, rimaneva proprio solo l'Europa occidentale per completare l'album.

Pregate che vincano davvero la battaglia finale quei massoni che dicono di lottare da jedi buoni contro il lato oscuro della forza per ristabilire un briciolo di keynesismo in economia perché se aspettate che vi difenda la sinistra, potete già cominciare ad arrendervi e ad offrire spontaneamente i conti correnti. 
La sinistra l'hanno comperata promettendo ai suoi apparatchik di non toccare i loro feudi, i loro protettorati locali. Vi hanno traditi già vent'anni fa. Ma questo è materia per un altro post. Per ora dico solo di temere  non i greci ma i banchieri, anche quando portano doni.