involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 5 ottobre 2012

odio e tolleranza

Vieni, parliamo un po', ti invito a discutere di politica. Non ti preoccupare, non cercherò di convincerti a votare per Chávez, non pretendo che in questa fase tu salti il fosso. Al contrario, hai tutto il diritto a dissentire dal Governo, basta che non dimentichi che è stato eletto dalla maggioranza degli elettori venezuelani. Ciò è democrazia, vero? Rispettare l'opinione della maggioranza e delle minoranze. Questo è qualcosa che dovremmo valorizzare perché molti paesi non hanno questa opportunità. Il popolo d'Inghilterra, per esempio, ha lo stesso Capo di Stato da 60 anni (la Regina Elisabetta II) e non può scegliere il proprio primo ministro a suffragio universale.
Ti conosco bene perché ti vedo ogni giorno: stai nella mia famiglia, nel mio lavoro, nella piazza, al mercato ... Ok, l'ultima volta che abbiamo votato hai raggiunto il 37% dei voti validi, che non è cosa da poco. Tuttavia, per anni ti hanno fatto credere di essere parte di una maggioranza virtuale, ma non è vero. Per questo sono buone le elezioni, per tornare a contarci di volta in volta e riconfermare la volontà della reale maggioranza.

Conosco le "ragioni" o meglio le emozioni, del tuo furibondo antichavismo. Ho visto il disprezzo, la rabbia e persino l'odio viscerale, che ti produce la sola immagine del Presidente. Ti ho sentito maledirlo, insultarlo e augurargli la morte.
Ti ho visto gioire per la sua malattia e piangere per il suo recupero. Ti ho sentito inveire contro tutte le decisioni e automaticamente rifiutare tutto ciò che riguarda il Governo. Ti ho sentito lamentarti che Chávez parla troppo, ma anni fa hai deciso di non volerlo ascoltare.

Ok, non è tutto oro. Ma anche se non ti piace per niente è il Presidente del tuo Paese. Le sue decisioni, ti toccano direttamente o indirettamente, per questo dovrebbero importarti. Tuttavia, hai scelto di informarti da mala fonte: attraverso voci e pettegolezzi dei tuoi amici oppositori, attraverso la disinformazione televisiva o della stampa, anziché farlo in prima persona. E' una tua scelta e inoltre ti risparmi un sacco di difficoltà, nessuno può costringerti ad ascoltare o leggere le sue dichiarazioni nel contesto, né di fare lo sforzo di informarti meglio o di cercare conferme di quello che senti o leggi.

Il tuo problema è che quando hai accettato di conformarti ad una sola versione dei fatti, hai cominciato a rinunciare, senza rendertene conto, ad essere un cittadino. Scusa la franchezza, ma si può essere cittadino e gregge allo stesso tempo. E quando uno vive nella società e smette di essere cittadino, delega la comprensione dei fenomeni politici, delega la sovranità mentale e rinuncia alla propria indipendenza. E da qui a consegnare l'indipendenza del proprio paese, il passo è breve. Infine, incapace di ragionare politicamente, di dialogare con argomenti, sei finito per cadere preda dei cani della politica.

So che sei convinto che "quest’uomo" è diventato presidente a causa degli errori della 4° Repubblica ed è durato così a lungo a causa degli errori della stessa opposizione. Lasciami ricordarti che, mentre tu senti il bisogno di "cacciarlo" come se fosse lì solo per renderti infelice, milioni di venezuelani ringraziano ogni giorno di avere il presidente che hanno.

So che non ti sei mai sentito più ottimista di adesso. Per la prima volta senti che ora c'è una via d'uscita da Chávez, pensi di essere sul punto di svegliarti da un lungo incubo. Nonostante quello che dicono i sondaggi di un certo prestigio, ti hanno convinto che questa volta non si può perdere. Non vorrei mettere in discussione le tue emozioni o sabotare la tua speranza. Sono sicuro che dopo il 7 ottobre capirai meglio ciò che ho da dire, ma ti prego di sentire questo ...

Questa trasfusione di "speranza" artificiale sta distorcendo la tua percezione, ti offusca la coscienza, ti blocca il  ragionamento e, peggio ancora, ti impedisce di vedere il rischio che comporta quando cercano di farti credere che hai vinto, ma c'è stata un'orrenda frode orchestrata dal regime.

Mi rendo conto che è praticamente impossibile mostrare a qualcuno i difetti di chi si è innamorato. Le vittime di Cupido, la maggior parte degli innamorati, vedono ciò che vogliono vedere, si rifiutano di vedere quello che non vogliono e vogliono ascoltare solo delle virtù della propria amata. Purtroppo, in questo caso, il tuo Cupido parla inglese e con tutti i mezzi a disposizione spara da anni frecce avvelenate che invece dell'amore fanno fiorire l'odio.

Ti hanno manipolato con un idea distorta di democrazia. Ti è stato detto che essa consiste nell'essere liberi di pensare, di parlare e di esprimere le "tue" idee attraverso qualsiasi mezzo. Ma si prendono gioco della parte più difficile della democrazia. Quella che si chiama "tolleranza". Questo ci permette di vivere in società, nonostante le differenze ed è una condizione per la sopravvivenza della democrazia e, soprattutto, della pace.

Amico oppositore, possiamo essere in disaccordo su molte cose, ma sono sicuro che come me, anche te vuoi avere la pace in Venezuela. E' vero che alcuni fanatici avversari sperano in una invasione dei Marines; che l'alcool corra prima nelle vene in modo che dopo scorra il sangue per le strade; che ciò che ci vuole per sbarazzarsi di Chávez sono dei morti in qualche manifestazione. Tanto che, alcuni hanno assunto cecchini e paramilitari; è vero che in questo momento molti implorano Dio o il diavolo in modo che prima del 7 ottobre arrivi questo benedetto evento catastrofico per cambiare la coscienza degli indecisi, ma sono sicuro che, essendo tu una persona ragionevole, non sei d'accordo con questi ... eccessi.

E sono sicuro, perché nessuno sano di mente desidera perdere la pace nel posto in cui vive, dove vivono i propri genitori, dove vivono i suoi figli, dove vivono i propri cari. Sarebbe molto stupido o da psicologicamente molto infermi volere qualcosa di diverso della pace. A meno che davvero non ce ne freghi niente di questo paese e si abbia la possibilità di andarsene in qualsiasi momento con tutta la propria famiglia all'estero.

Il giorno della simulazione del CNE ascoltai tre signore che conversavano. Era appena passato un gruppo motorizzato con bandiere, magliette e cappellini rossi e in un impeto di franchezza una di loro esclamò: "... Non li sopporto è qualcosa più forte di me, ma quando li vedo ciò che mi provoca è il desiderio di prenderli a calci". Poi, con il tono di chi non ucciderebbe neanche una mosca, aggiunge: "le giuro che io non sono così, io sono la persona più pacifica del mondo, ma quando vedo questa gente non so che mi succede".

Mi son detto nella mia mente: io so cos'è che le succede signora: la malattia che ha si chiama overdose di Globovision. Potrebbe anche essere di El Universal, di Tal Cual, di El Nuevo Pais o tutte quante insieme. Comunque ... overdose di realtà virtuale distorta. Overdose di odio inoculato. Ti sembrerà esagerato, ma quello di cui questa signora soffre è la fase terminale di un'operazione di guerra psicologica diretta contro Chávez, ma soprattutto contro l'Indipendenza Nazionale, che ha già oltre un decennio di bombardamenti sistematici.
In contrasto con i commenti di questa povera signora, che è fondamentalmente una vittima della guerra che l'Impero ci ha dichiarato, voglio raccontarti un piccolo aneddoto, che ho sentito da un amico militare. Suo figlio, 22 anni, recentemente gli ha chiesto: - Papà perché sei cosi tanto chavista, se il governo non ti ha dato neanche una casa? Guarda figlio, è vero che il governo non mi ha dato una casa e grazie a Dio sono riuscito comprarmela da me, ma sai una cosa? Ho visto centinaia di case date alle persone che altrimenti non sarebbero state in grado di averla e questo mi rende molto felice.

La risposta mi ha fatto ricordare il "pazzo" Simón Rodríguez, quando diceva: Pensa a tutti in modo che tutti pensino a te. Ecco la chiave del paese che stiamo costruendo. Qua non vi è nessun posto per "il cammino" dell'opposizione venezuelana, perché è un viaggio verso l'abisso: l'abisso della dittatura neoliberista che sta investendo l'Europa. L'abisso dal quale noi venezuelani ci siamo salvati proprio grazie a Hugo Chávez.

Un ultima cosa voglio dirti, anche se suona brutto, preparati a perdere il prossimo 7 ottobre. Non che io sia un indovino, ma è chiaro che perderai per le stesse ragioni per le quali le opposizioni hanno perso tutte le elezioni presidenziali per 14 anni. Vuoi sapere perché? Perché i tuoi leader sono egoisti, perché il loro cammino è volgarmente capitalista e perché, nonostante tutti gli sforzi di quel diabolico Cupido, non sono la maggioranza.

"Rompa el aislamiento. Vuelva a sentir la satisfacción moral de un acto de libertad... Haga circular esta información"        
 Rodolfo Walsh

"Ser internacionalista es saldar nuestra propia deuda con la humanidad. Quien no sea capaz de luchar por otros, no será nunca suficientemente capaz de luchar por sí mismo"     


Fidel Castro

giovedì 27 settembre 2012

vivere sotto i droni

26 settembre 2012Brave New Fondazione ha l'onore di rilasciare un video per accompagnare una relazione fondamentale dell'uomo da esperti di diritto dei diritti umani a Stanford e scuole di New York University Law. Il rapporto, intitolato Living Under Drones presenta agghiacciante di prima mano le testimonianze di civili pachistani sui costi umanitarie e di sicurezza di crescenti attacchi dei droni da parte degli Stati Uniti. Il rapporto rivela morti tra i civili, e scioccante danno psicologico e sociale per intere famiglie e comunità - in cui le persone sono letteralmente paura a lasciare le loro case a causa di droni che volano in testa 24 ore al giorno.
FONTE/

giovedì 20 settembre 2012

La famiglia, questa maledetta

La famiglia, questa maledetta:
Marco Cedolin
I dati contenuti all'interno del nuovo rapporto del Censis rappresentano lo spunto, come già accaduto in passato, affinché tanta buona stampa possa trastullarsi nel denigrare gli italiani "bamboccioni", troppo legati alla famiglia, non sufficientemente globalisti e ancora scarsamente appiattiti sul modello americano che, a detta loro, rappresenterebbe il perfetto esempio di una società matura, efficente ed impermeabile a qualsiasi tipo di sentimentalismo.
Stando alle cifre fornite dal Censis un terzo degli italiani abita con mamma e papà, oltre il 40% vive all'interno di un raggio di mezz'ora di camminata dalla casa dei genitori, raggio all'interno del quale il 54% degli italiani ha anche i propri parenti stretti. E questo non vale solamente per i giovanissimi, bensì anche per gli adulti. Come se non bastasse oltre 7 milioni di italiani portano al lavoro il pranzo preparato in casa. Passano mediamente circa un'ora al giorno davanti ai fornelli, facendo si che la preparazione dei pasti assorba mediamente per una donna 21 giorni "lavorativi" l'anno. Circa 21 milioni d'italiani preparano in casa alimenti come yogurt, pane, gelato o conserve e di questi la metà lo fa regolarmente.....


Circa l'85% degli italiani continua a fare la spesa alimentare sotto casa, nei piccoli antieconomici negozi di quartiere e la maggior parte delle persone fanno i propri acquisti all'interno di un'area di una ventina di minuti di camminata dalla propria abitazione. Le mamme che lasciano il lavoro a causa della nascita di un figlio sono aumentate dal 2% all'8,7% e circa il 36% delle donne in età feconda si dedica alla propria famiglia risultando perciò inattiva.

In pratica gli italiani stentano ad uniformarsi al modello della globalizzazione che pretende l'eutanasia di ogni identità, famiglia, comunità, nazione e faticano non poco a rompere tutti i legami con le tradizioni, diventando parte integrante di una società che li vorrebbe sempre più individui atomizzati senza lacci o lacciuoli di sorta. Anzi in alcuni casi, invece di procedere sulla strada del "nirvana", sembrano perfino tornare sui propri passi, mostrando nostalgia di quel passato che nel modello progressista equivale ad una iattura dalla quale allontanarsi al più presto.

Molti degli atteggiamenti stigmatizzati attraverso le cifre offerte dal Censis possono venire direttamente ricondotti alla crisi economica che strangola il paese e perfino i giornalacci mainstream non possono evitare di metterlo in evidenza. Dal momento che la maggior parte dei giovani è senza lavoro o lavora percependo salari ridicoli (buoni forse per l'aperitivo e le sigarette) sarebbe impensabile che costoro carezzassero l'idea di lasciare la famiglia e costruirsi una vita indipendente. Se la maggior parte delle famiglie non riesce ad arrivare a fine mese pur lavorando è naturale che l'imperativo sia quello vivere nelle vicinanze dei genitori/nonni che molto spesso rappresentano l'unica ancora di salvezza per la gestione della prole. Se il conto in banca è perennemente in rosso non può stupire il fatto che una persona si porti al lavoro il cibo cucinato in casa, anziché spendere una ventina di euro per pranzare al baretto accanto all'ufficio e così via discorrendo.

Molti altri invece sembrano essere rappresentativi di una certa idiosincrasia degli italiani nei confronti dell'appiattimento su una cultura di derivazione a stelle e strisce che di fatto non appartiene loro e della scarsa propensione a tagliare ogni radice culturale che fa parte del proprio dna.

Ma leggendo il tenore delle riflessioni portate dagli imbrattacarte sui fogli del mainstream non si può evitare di porsi una domanda. Crisi economica a parte sono davvero così drammatici e deprecabili gli atteggiamenti stigmatizzati attraverso i dati del Censis? Davvero la "non famiglia" per costruire la quale stanno lavorando da decenni i mentori del progresso, con tutti i famigliari che vivono a centinaia di km l'uno dall'altro e magari si ritrovano una volta l'anno davanti al tacchino del ringraziamento, con 10 soli minuti al giorno passati davanti al forno microonde, con le alette di pollo mangiate in ufficio dentro al cartoncino (ma non portate da casa), con la spesa fatta ogni due settimane (magari con l'ausilio dei coupons) nell'ipermercato a 2 ore di auto da casa e con le mamme che mai si sognerebbero di "sprecare" ore di lavoro per stare insieme ai propri figli, sarebbe una famiglia migliore?