involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 19 ottobre 2012

Il capitalismo è un virus mortale



Nuove note sul capitalismo
Il capitalismo è un virus mortale

Higinio Polo

Tradotto da  Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Adesso è evidente che il capitalismo è un virus letale, in azione, che uccide. Un virus che infetta tutti gli organismi, dagli esseri viventi all'economia, dai mezzi di comunicazione alle istituzioni chiamate democratiche.
L'economia capitalistica ha divorato i soldi della criminalità. Gli introiti derivanti dal traffico di droga, dalla tratta e vendita di esseri umani, dalla prostituzione, dal gioco d'azzardo e casinò, dall'estorsione mafiosa, dalla vendita clandestina di armi da parte dei trafficanti, dal furto truccato delle proprietà pubbliche, da anni ingrassano i tubi del sistema: dalle banche svizzere, fino alle entità finanziarie nordamericane e europee, passando dai criminali dei paradisi fiscali, il sistema finanziario internazionale si alimenta dal "lavaggio" di denaro del crimine. La mafia è arrivata ad avere ministri nei governi, come in Italia, e controlla una parte significativa dell'economia del paese. La mafia siciliana, napoletana, così come quella nordamericana, russa, francese, giapponese o jugoslava si relazionano con le grandi banche e istituzioni finanziarie, e gli organismi che dovrebbero controllare e garantire i metodi onesti, chiudono gli occhi di fronte a questa realtà. Ci sono settori in cui si è giunti ad una situazione di emergenza: in Bulgaria, l'ex capo dei servizi segreti ha dichiarato: "Ci sono paesi che hanno la mafia. In Bulgaria, la mafia ha un paese". In Kosovo, questa caricatura di paese, il principale capo mafioso è il presidente, Hashim Thaçi, che è un trafficante di droga, prostitute e organi umani ed è un protetto di Washington.

L'unione del crimine è penetrata in tutti i settori economici e compra la disponibilità di tribunali, polizia, stampa. In Spagna, magistrati dell'Udienza nazionale hanno messo in libertà uno dei capi della camorra italiana, Antonio Bardellino, e lo stesso è accaduto in altri paesi europei. Nei paesi ex socialisti, lanciati al disastro capitalista, la situazione è, semplicemente, d'emergenza. Non tutti i magistrati e poliziotti sono corrotti, tutt'altro, ma la sporcizia invade molti tribunali, studi legali e stazioni di polizia nell'Europa orientale e occidentale, negli Stati Uniti e in America Latina, e in molti paesi di altri continenti. Pertanto, il possibile arrivo in Spagna del cupo magnate di estrema destra Sheldon Adelson e della sua creatura nordamericana di gioco e prostituzione, Eurovegas, non fa ben sperare.
 
La grande banca internazionale e le grandi imprese agiscono come fa l' unione del crimine, ricorrendo all'estorsione, la corruzione, la frode, il furto. Alcuni esempi saranno sufficienti, perché la lista è infinita. Barclays, la cui manipolazione del Libor gli ha portato enormi profitti (l'indice è utilizzato per formalizzare contratti che raggiungono un totale di 300 miliardi di euro), come molte altre banche che hanno commesso crimini (JPMorgan Chase, Citibank, UBS, Deutsche Bank, HSBC, UBS, ecc) sono veri e propri criminali, gangster, senza eufemismi, molto più pericolosi di quelli che camminavano per le strade di Chicago negli anni del proibizionismo. Proprio il senato degli Stati Uniti ha accusato, nel mese di luglio 2012, la banca britannica HSBC (uno delle più grandi al mondo) di riciclare il denaro del narcotraffico mondiale. Anche i grandi padroni ricorrono al crimine: delle 100 più grandi aziende presenti alla borsa di Londra, 98 mantengono filiali in paradisi fiscali. Si stima che complessivamente queste 98 grandi aziende abbiano più di 8.500 filiali. Solamente Barclays ha 174 filiali nelle Isole Cayman, che mantengono un tasso d'imposta dello 0%. La frode fiscale attraverso tali "paradisi", attraverso la contabilità creativa, il semplice inganno, raggiunge proporzioni gigantesche, che devastano anche i paesi poveri, dove uomini d'affari e dirigenti depositano grandi somme nei paradisi fiscali. La City di Londra e Wall Street sono il centro di una grande rete finanziaria che assorbe di nuovo questo flusso, di ricchi e poveri, della malavita e della mafia, e lo mette al servizio di coloro che controllano il sistema finanziario internazionale. Di fatto, sono centri finanziari marci, sedi di gangster della finanza.
 
Tax Justice Network ha stimato che, tra il 2005 e il 2010, l'élite economica mondiale ha evaso nei paradisi fiscali quasi 17 miliardi di euro, e ha stimato che oltre 6 miliardi evasi appartengono a circa 92 mila persone, pari allo 0,001 della popolazione del pianeta. Così il sistema finanziario lava il denaro del crimine, stimola l'evasione fiscale e i crimini delle corporations e dei capitalisti, e lavora con i paradisi fiscali per aumentare le proporzioni del furto. I governi e le istituzioni finanziarie internazionali non hanno fatto il minimo passo per vietare i paradisi fiscali e l'idea che sia possibile l'auto-regolamentazione dei mercati finanziari sarebbe da ridere se la sua attuazione non avesse conseguenze così drammatiche per il mondo. E' stata proposta l'imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie, che, dopo anni di discussioni, è stata presentata da Francia e Germania al G-20. L'opposizione radicale degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, hanno lasciato la misura come un "riconoscimento" che potrebbe essere uno strumento utile per combattere la speculazione finanziaria, e la sua applicazione alle decisioni individuali di ciascun paese, il che equivale a renderla non vitale.
  
Il debito accumulato dagli Stati è impagabile: basta ricordare che, secondo le sue stesse cifre ufficiali, gli Stati Uniti hanno un debito pubblico di 16 bilioni di dollari, che passano a 57 bilioni se sommiamo quello accumulato dai governi locali, istituzioni finanziarie e imprese (bilioni europei, vale a dire: un milione di milioni). Il Prodotto Interno Lordo (PIL) degli Stati Uniti ha raggiunto nel 2011, secondo il Fondo Monetario Internazionale, i 15,5 bilioni di dollari, e l'insieme del PIL mondiale raggiunge i 78 bilioni. Molte altre economie capitaliste hanno debiti impagabili. Gran Bretagna, Germania e Francia hanno un debito pubblico superiore al 80% del PIL, e l'Italia supera il 120%. Il Giappone sopporta un debito del 230% rispetto al PIL. La soluzione provvisoria risiede nel rinnovare costantemente questo debito, ma il gioco del casinò dell'economia capitalista, qualcuno perderà e qualcuno non pagherà, in modo che le banche e le istituzioni finanziarie otterranno che il loro debito sia pagato dai poveri. Joseph Stiglitz ha definito in modo contundente situazione del casinò capitalista: "Se lo Stato salva le banche, e le banche lo Stato, il sistema è diventato un'economia voodoo".
 
Le perdite e i debiti privati dei grandi banchieri e imprenditori sono stati trasformati in debito pubblico, per la connivenza dei governi, l'uso di menzogne e un oscuro linguaggio che mira a nascondere il furto. I cittadini perderanno i loro risparmi: sta già accadendo in molti paesi. Le garanzie offerte ai depositi della popolazione, un dogma secondo il credo liberale, si dimenticano prontamente quando bisogna salvare coloro che controllano le leve dell'economia capitalistica. Fino ad ora, i salvataggi pubblici hanno portato alla consegna di 1,2 bilioni di euro alle banche in solo otto paesi (Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda e Grecia). Altre fonti e elevano considerevolmente questa cifra: nella democrazia capitalista, i cittadini non hanno nemmeno il diritto di conoscere i debiti da pagare.
 
L'aumento del debito pubblico risponde in generale, alla ricerca di nuove entrate per le vie del credito, all'uso di fondi pubblici per sovvenzionare l'economia privata, alla corruzione, e allo spreco che ha favorito dirigenti politici e i loro soci imprenditori. All'inizio della crisi, nel 2008, la Germania ha fornito alle banche un aiuto di quasi 500.000 milioni di euro, grazie a un accordo tra democristiani e socialdemocratici, senza rendere pubbliche le condizioni. In molti altri paesi è successo lo stesso. Il debito pubblico di ogni paese è anche una serie di truffe e male intenzioni. Pertanto, è ragionevole che siano levate voci di richiesta di dibattiti pubblici sull'origine del debito. Lo chiedono in Grecia, in Spagna, in Italia, ecc. La soluzione neoliberale di questo casinò è quello di privatizzare tutto, nonostante i fallimenti evidenti delle precedenti privatizzazioni: da quelle sviluppate in Gran Bretagna dalla Thatcher, fino alla disastrosa e criminale privatizzazione di Eltsin, passando per quelle realizzate in settori economici di diversi paesi europei, in Grecia, Spagna, Olanda, Francia, Portogallo, ecc.
 
Mario Draghi, il governatore della Banca Centrale Europea, lo ha detto esplicitamente: lo stato sociale è morto. Il Wall Street Journal gli ha fatto eco, e tutto sta ad indicare che la progressiva distruzione delle conquiste sociali che i governi applicano non si fermerà, se non si interpongono gigantesche proteste di massa dei lavoratori. Progressivamente, si ridurranno le pensioni dei pensionati. Il capitale finanziario prepara la trasformazione delle pensioni pubbliche in private... i cui fondi potranno sparire più tardi, come è avvenuto in molti casi negli Stati Uniti d'America.
 
In Germania, la forza economica dell'Europa, la pensione media continua a diminuire: ora è di 950 euro al mese, e in altri paesi europei, le pensioni sono nettamente inferiori. Anche i salari si sono ridotti, per mezzo dell'imposizione o del patto con i sindacati prigionieri della paura. In Spagna, quasi la metà dei lavoratori percepisce salari mensili inferiori al migliaio di euro, molti anche senza la sicurezza dell'impiego, e in Germania aumentano i posti di lavoro precari e mal pagati. La precarietà è aumentata negli ultimi anni, e il licenziamento libero è diventato l'orizzonte che si trovano di fronte milioni di lavoratori.
 
Nel frattempo, l'economia sommersa copre proporzioni notevoli: in alcuni paesi rappresenta oltre un quarto del PIL: è il caso dell'Italia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo. Inoltre, è notevole anche in Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, anche se in misura minore. In tutti i paesi capitalistici, la frode fiscale commessa da imprese e percettori di rendite raggiungono livelli inauditi: in Spagna, gli stessi ispettori del ministero delle finanze stimano una frode annuale di 80.000 milioni di euro; i poveri pagano e i ricchi frodano. Inoltre, le cattive pratiche imprenditoriali sono moneta comune: le più grandi società spagnole (Telefónica, Gas Natural, Endesa, e altre) sono state multate per questo, e lo stesso vale per la maggior parte delle economie capitalistiche. È urgente porre fine a questa situazione, ma i lavoratori e i sindacati sono intimoriti.
 
Ovunque c'è un ritorno allo sfruttamento più evidente. Aumentano le giornate lavorative e si riducono i salari. Dalla riforma Monti in Italia, passando dalla riforma del lavoro spagnola di Rajoy, dai cambiamenti in Germania, Grecia, Portogallo e altri paesi, in tutta Europa e negli Stati Uniti si induriscono le condizioni di lavoro. Nel mese di luglio 2011, la banca nordamericana JPMorgan Chase, una delle più grandi al mondo, ha inviato una lettera riservata ai suoi migliori clienti riconoscendo che stavano ottenendo i maggiori profitti degli ultimi decenni... grazie alla riduzione dei salari e delle prestazioni sociali.
 
Negli Stati Uniti, tra i tre ei quattro milioni di studenti fanno praticantato senza ricevere nulla, rompendo la tradizione precedente, e addirittura alcune società si fanno pagare per il praticantato. Si verifica anche in Gran Bretagna e in Germania, sempre di più, e la precarizzazione delle condizioni di lavoro e il timore giunge al punto che molta gente considera ragionevole e normale, che i borsisti non vengano pagati, che gli apprendisti ricevano quantità ridicole di credito per lavorare giornate intere, che molti lavoratori vedono i loro salari ridotti e che, inoltre, passano mesi senza paga.
 
Insieme a questo, una nuova crociata è stata lanciata dagli imprenditori, con lo scopo di distruggere i sindacati. Non importa che molte organizzazioni siano moderate: il padrone pretende che i sindacati cessino di esistere, per disporre, come nel XIX secolo, di una massa di lavoratori ignoranti, inermi e inerti. A peggiorare le cose, una parte dell'estrema sinistra, ben intenzionata, ma miope, collabora con la destra nel discredito e demolizione dei sindacati. Perché lo fanno? Perché pensano che si debba smascherare le organizzazioni sindacali che ritengono essere strumenti del sistema, come primo passo per costruire nuovi sindacati, più onesti, efficaci e combattivi. Si tratta di un obiettivo che potrebbe essere ragionevole, ma che si rivela fallace: se invece di lavorare per rendere i sindacati più combattivi, si lavora per distruggerli, ciò che si ottiene non sono organizzazioni più forti, resistenti e rivendicative, ma il deserto della dispersione, disorganizzazione e dello scoraggiamento.
 
La democrazia liberale è morta, e nuove forme di colpi di Stato si fanno strada nei paesi capitalisti. Già esistono governi imposti dai mercati, vale a dire dal sistema finanziario e i suoi partner: è il caso della Grecia e dell'Italia, e non può esser escluso che ciò avvenga anche in altri paesi. Inoltre, i governi eletti dalla popolazione sono costretti ad attuare le decisioni di questi "mercati", indipendentemente dalle opinioni dei cittadini. I "mercati finanziari" fanno e disfanno. Non esistono meccanismi di controllo di questi mercati, né la volontà per crearli: né i parlamenti nazionali, né l'Unione europea, né gli altri organismi sovranazionali. I parlamenti non sono stati in grado di stabilire responsabilità per le molteplici truffe perpetrate dai potenti. Quindi, con questi governi, le risorse statali e le tasse a carico dei cittadini, sono utilizzati ai fini della plutocrazia, trasformando la democrazia liberale nel regno della speculazione e della criminalità. Nemmeno esiste la volontà di correggere gli abusi (il retorico slogan di Sarkozy: "Bisogna rifondare il capitalismo" è stato prontamente dimenticato). La mancanza di scrupoli etici del capitalismo si può esemplificare con la figura dell'ex presidente francese Sarkozy, che ha ricevuto 100 milioni di dollari dall'ex leader libico Gheddafi per finanziare la sua campagna elettorale nel 2007, in aggiunta ai finanziamenti dell'imprenditrice Liliane Bettencourt, la donna che detiene la più grande fortuna in Francia. Lo stesso si potrebbe dire di molti altri politici conservatori.
 
Inoltre, le politiche di austerità che promuovono i governi liberali non hanno lo scopo di risolvere la crisi economica, ma di ridurre i salari, lo smantellamento della sanità pubblica e di ridurre e privatizzare le pensioni. E, di fronte a questo, sembra che le elezioni siano inutili e i partiti politici appaiono come strumenti inutili. Chi vince le elezioni, ha scritta la sceneggiatura da Bruxelles, Francoforte e New York. Inoltre, l'irresponsabilità di molti governi incoraggia sentimenti nazionalisti e xenofobi: molti tedeschi credono in un'Europa del Sud incompetente e pigra e in molti paesi le difficoltà economiche fanno sorgere scontri nazionalistici. Tuttavia, per quanto siano comprensibili le motivazioni e le cause che l'hanno prodotto, il rifiuto e il disprezzo per la politica è profondamente reazionario. Dall'Argentina del "che se ne vadano tutti!", fino ai movimenti apparsi in Europa e negli Stati Uniti nel calore della facilità comunicativa della telefonia mobile, che mantengono posizioni simili, la soluzione non è rinunciare alla politica, ma nell'articolare potenti forze del cambiamento che si impossessino dello scenario politico.
 
Non vi è lavoro: solo nell'Unione Europea si contano 25.000.000 di disoccupati, e negli Stati Uniti, aggiungendo al numero ufficiale dei disoccupati in cerca di lavoro, coloro che non lo cercano più, disperati e quei cittadini che dispongono di piccoli lavori occasionali, il numero dei disoccupati si eleva anche a venticinque milioni di disoccupati: la situazione è tale che l'unico obiettivo vitale di molte persone è trovare un posto di lavoro. Niente di più.
 
Mentre i mezzi di comunicazione proseguono a diffamare gli espropri proletari, le vecchie rivoluzioni che portarono la ricchezza nelle mani degli operai, continuano i sequestri borghesi, e per raggiungerli i meccanismi sono molteplici, dalla distruzione dei risparmi della popolazione, come è accaduto nella Russia capitalista di Eltsin, fino alle diverse varietà di "corralito" [congelamento dei conti bancari], le ipoteche abusive, tassi di interesse usurari, nuove tasse arbitrarie, aumento dei prezzi. Un secolo e mezzo di conquiste sociali sono così in pericolo e l'innesto delle idee liberali nella sinistra, tra i socialisti e i socialdemocratici, complica ulteriormente le cose. Un unico orizzonte neoliberale è stato assunto dalle forze politiche a destra e a sinistra. Anche una parte della sinistra che combatte lo Stato capitalista, vacilla, senza osare avanzare programmi politici di rottura, socialisti, comunisti.
 
Il disastro ecologico minaccia il mondo. Continua la deforestazione di gran parte delle foreste del pianeta: anche se si è ridotta la distruzione, l'Amazzonia continua a perdere ogni anno una superficie di quasi 7.000 miglia quadrate di foresta. Lo stesso vale, in proporzioni diverse, in Africa e Sud-Est asiatico. Tra i principali paesi del mondo, solo la Cina sta sviluppando una politica efficace di rimboschimento.
 
Non c'è molto tempo: la rivista Nature ha dato notizia, nel giugno 2012, di una relazione di un gruppo di scienziati che metteva in guardia sull'"imminente collasso planetario". La loro proposta è molto ragionevole: bisogna limitare la crescita della popolazione mondiale, ridurre il consumo di risorse, optare per le fonti energetiche rinnovabili, migliorare la produzione alimentare e salvaguardare le terre che sono ancora vergini del pianeta. Niente di tutto questo è tra gli obiettivi dell'economia capitalistica, e non esiste un piano globale per salvare il pianeta, e il tempo è breve: il rapporto sostiene che se la popolazione continua a crescere come prima, nel 2025, i problemi saranno molto gravi, e venti anni dopo, il mondo si troverà in una situazione estrema.
 
E la fame è ancora una piaga biblica: Jean Ziegler sottolinea che la terra è in grado di alimentare 12.000 milioni di persone, eppure, anche se la popolazione è poco più della metà, la fame rimane un cavaliere che cavalca sull'apocalisse: miliardi di affamati si trovano sulla terra. Secondo Oxfam, sconfiggere la fame nel mondo costerebbe solo 66 mila milioni di dollari l'anno, il 3% della spesa militare globale.
 
Come veleno, e muore. L'agricoltura industriale sviluppata dal capitalismo ha avvelenato con pesticidi i campi di mezzo mondo ed i prodotti tossici sono entrati nella catena alimentare: il nostro cibo è avvelenato, anche se i governi dispongono della risorsa propagandistica dell'IDA, o Dose Giornaliera Accettabile, che misura la quantità di veleni chimici che il nostro corpo può assimilare. Sembra una regola per proteggere la popolazione; in realtà, protegge i grandi imprenditori che possono manipolare i prodotti e inondare la catena alimentare con la spazzatura, sempre che non superino certi limiti. L'aumento dei casi di cancro, di qualsiasi tipo, è una conseguenza diretta. Non è quindi sorprendente che in Germania, ad esempio, proliferano i supermercati bio.
 
Allo stesso tempo, le imprese continuano ad avvelenare la natura, anche se alcuni paesi hanno conseguito una legislazione più rigorosa e rispettosa dell'ambiente, e continuano a giocare con la salute della popolazione. Solo due esempi: Ilva, una società siderurgica italiana, privatizzata, la più grande d'Europa, contamina ogni anno il mar Mediterraneo e la terra di Puglia, Basilicata e Calabria con tonnellate di prodotti tossici. Secondo la Procura di Taranto, si stima che tra il 2005 e il 2012, 11.000 persone sono morte a causa di malattie legate alle emissioni tossiche. Nonostante questo, la società non ha remore a vantare sul suo sito web la sua "responsabilità sociale" e la preoccupazione per l'ambiente. Nel mese di luglio 2012, alla britannica Glaxo, una delle più grandi aziende farmaceutiche del mondo, è stata inflitta un'ammenda di 2.400 milioni di euro per, con le parole del governo degli Stati Uniti, aver commesso "la più grande truffa sanitaria" nel Paese.
 
Gli specialisti in ecologia da anni documentano il disastro, e mentre gran parte della popolazione mondiale resiste, o muore, nella difficile lotta per l'esistenza, milioni di persone del mondo capitalista hanno chiuso gli occhi di fronte alla vita reale, ubriacandosi (alienandosi, dicevano i vecchi maestri) con le luci brillanti delle bugie televisive. Consuma porcheria, assorbi i detriti del sistema, ascolta i mercenari della televisione e della stampa e ignora, incatenato al televisore, non avrai futuro.
 
Non ci sono alternative, così ritiene gran parte della popolazione. La paura paralizza i cittadini. I salari si abbasseranno, come stanno già facendo, in modo drastico. L'assegno di disoccupazione sarà tagliato. Diminuiranno le pensioni, che, in molti diventeranno miserie: così hanno fatto nell'Unione Sovietica, Polonia, Ungheria, ecc, distruggendo i sistemi socialisti, ed ora è così in Grecia. La sanità pubblica sarà smantellata, l'istruzione progressivamente privatizzata. L'università sarà appannaggio dei figli dei ricchi. La ricchezza sociale accumulata nel corso delle generazioni sarà venduta a condizioni favorevoli per coloro che accumulano risorse. Si approssimano nuove crisi, si profila la fine del ruolo del dollaro come valuta di riserva internazionale, il collasso di nuove istituzioni finanziarie e fondi speculativi, e né l'Europa né il mondo sono preparati per questo. Prolifereranno i miraggi nazionalisti: alcuni credono che una via d'uscita sia quella di creare nuovi paesi! Si tratta di una vana illusione che ricorre in alcuni paesi europei come la Spagna, il Belgio e la Gran Bretagna! Di fatto, piuttosto che creare nuove frontiere, devono essere smantellate tutte queste. Né austerità e né crescita: il dibattito tra Obama, Merkel, Hollande è un falso dilemma, perché, come sostiene Josep Fontana, "il deficit è solo un pretesto per smantellare lo stato sociale".
 
Così stabilizzati, si accarezza la speranza che ad ognuno di noi le disgrazie non toccheranno, o, se arriveranno, potremmo resistere, perché non ci sono alternative, non si può fare altro. O l'alternativa c'è? Vuoi fare la rivoluzione? No, non vuoi, però non c'è altro rimedio che farla se non si desidera continuare a consumarci, incatenati dalla paura. Non è nulla di nuovo, ma è bene ricordarlo: il capitalismo è un virus mortale per la specie umana e per il pianeta. Il capitalismo è un virus letale, in azione, che uccide. E devi essere preparato a difenderti.

mercoledì 17 ottobre 2012

Heroismo y Apocalipsis en el desierto libio

Heroismo y Apocalipsis en el desierto libio:
Por Thomas C. Mountain
Unidad y Resistencia
 
 Al ser asesinado el líder y destruida Sirte, Libia ha desaparecido como país, no son mas que bandas criminales y pozos de petróleo. Algún día Libia se pondrá de pie
El mes de octubre de 2011 quedará como monumento histórico a los hechos de heroísmo y Apocalipsis acaecidos en el desierto libio cuando el pueblo de Sirte, ciudad natal del Coronel Gadafi, emprendió una lucha desesperada y condenada al fracaso para proteger a sus familias y hogares del poderío de la OTAN y sus aliados, las bandas de rebeldes libios.
Como la historia la escriben casi siempre los ganadores, el trágico relato de cómo unos miles de anónimos residentes de Sirte, hombres y mujeres, lucharon casa por casa hasta el amargo final es la primera saga del siglo XXI de heroísmo condenado al fracaso, un drama histórico trágico que trae a la mente a los judíos de Varsovia, el Alzamiento de Pascua de Irlanda o la Comuna de París.
Con múltiples canales internacionales de noticias cubriendo la situación las 24 horas del día, el mundo entero tan solo pudo echar una ojeada a la despiadada cruzada de la OTAN en Libia, donde no había ningún lugar seguro, ni colegio, ni hospitales o complejos de apartamentos. A pesar de los misiles que llovían desde el cielo conformando un nuevo Apocalipsis que no se interrumpía ni de noche ni de día, de las miles de toneladas que crearon un infierno explosivo en tan solo unos meses, sin embargo, el pueblo de Sirte se negó a rendirse.
Quizá pudo deberse a que todos conocían bien cuál iba a ser su destino si rendían sus armas, porque durante los meses anteriores habían podido comprobar ya qué clase de asesinos eran los ganadores, cuando tanto pueblos como ciudades, tras caer ante las milicias fortalecidas por la OTAN, eran pasados a cuchillo, literalmente en muchos de los casos.
 
Primero, los rebeldes se aproximaron a Sirte todo lo que se atrevieron y dispararon todas las toneladas de artillería pesada y potentes proyectiles antiaéreos que fueron necesarias. Los proyectiles de 23 mm pueden penetrar hasta 4 pulgadas [10 centímetros] en corazas blindadas, lo que hizo que los muros de cemento fueran una pobre defensa para el pueblo de Sirte.
Cuando fue imposible soportar más las letales y potentes explosiones, los habitantes de Sirte salieron precipitadamente de sus hogares y refugios y pusieron en fuga a los rebeldes, haciéndoles escapar velozmente como perros apaleados con el rabo entre las piernas y lanzando temerosas miradas por encima del hombro.
Después sobrevino un bombardeo apocalíptico con los aviones de combate de la OTAN haciendo círculos a unos 30.000 metros de altura, mientras los héroes de Sirte caían abrasados y hechos pedazos bajo el feroz sol del desierto libio. Una, dos veces, tres, diez o más fueron repitiéndose esos ciclos, con los menguados defensores de Sirte retirándose a barrios y zonas que cada vez eran más pequeños.
encabezó hasta el espantoso final la lucha heroica de su pueblo, las tribus dignas, los militares patriotas.
La semana de la derrota final fue testigo de un último contraataque, un último perro apaleado y, como venganza, una última carnicería explosiva de la OTAN, y Sirte quedó al borde de la destrucción total.
Luego vino la última salida, lo que era una retirada honrosa de combate hasta que los misiles de la OTAN incineraron la columna de camiones cuando iban camino de la libertad tras romper el cerco de Sirte.
Entre los que sobrevivieron a la furia apocalíptica final de la OTAN estaba el mismo Coronel Gadafi y su muerte permanece documentando uno de los actos más horribles de brutalidad y salvajismo que los registros históricos han recogido.
Los combatientes de Sirte que quedaron atrás fueron rodeados en sus hogares y barriadas por unos rebeldes que les taparon los ojos, les torturaron y ajusticiaron por miles y para los que no existían leyes de la guerra ni prisioneros que proteger. Cuando finalmente los rebeldes pusieron fin a su criminal orgía de sangre y saqueo, Sirte se convirtió en una ciudad fantasma, donde solo quedaron ratas y buitres, bien alimentados con los cadáveres de los muertos sin enterrar.
En la actualidad, mientras el Partido Democrático Libio pide que los mantenedores de la paz invadan y ocupen Libia para proteger a su pueblo de las antiguas milicias rebeldes convertidas en bandidos y señores de la guerra, Sirte permanece como monumento a la OTAN, una visión apocalíptica de ruinas bombardeadas, donde miles de sus habitantes de Sirte permanecen enterrados bajo los escombros de sus casas y apartamentos, hospitales y escuelas, donde inútilmente buscaron refugio de la venganza de la OTAN que lanzaba fuego y azufre sobre ellos desde los cielos.
¡Recuerden Sirte cada mes de octubre a partir de ahora, una estampa de heroísmo y Apocalipsis en el desierto libio!
Asesinos de Al Qaeda-CIA

domenica 14 ottobre 2012

NOBEL ALL'UE, 100MILA CAROTE AL RE DI BASTONI

NOBEL ALL'UE, 100MILA CAROTE AL RE DI BASTONI:  dal blog di Fulvio Grimaldi




“Per oltre sei decenni hanno contribuito al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in  Europa. (Motivazione del Premio Nobel per la Pace all’Unione Europea. Jugoslavi, somali, iracheni, afghani, libici, siriani, da sottoterra o sottovita, si spellano le mani)

Quando si avvicinerà la fine dei tempi, gli uomini saranno ammaliati dal demonio e passeranno le loro giornate davanti a delle immagini tremolanti. (S.Giovanni, Apocalisse)

Ciò che pensiamo, o che sappiamo, o che crediamo e, in fondo, di scarsa rilevanza. E’ rilevante ciò che facciamo. (John Ruskin)

Nessuno ha fatto un errore più grande di colui che non ha fatto niente perché poteva solo fare poco. (Edmund Burke)

Io so che quando il grande potere menerà il colpo per dividere l’umanità in appena due fazioni opposte, io sarò dal lato della gente comune. (Che Guevara)


Unione Europea, premio Nobel per la Pace. Ovvio, no? Come diceva Tacito: “Hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato pace”. E l’insegna dovrebbe abbagliarci, tanto da non farci accorgere che questa Unione di 27 cosche della criminalità organizzata in cravatta si va salutariamente disfacendo sotto la forza centrifuga di chi ha capito che la propria salvezza sta nella sovranità del suo Stato. Oggi. E forse, domani, in un’Europa liberata dalle élites e dai loro metodi. C’è chi con un Nobel ad assassini e bancarottieri fraudolenti si stupisce, si schernisce, nitrisce improperi. Perché mai? Qual è la sorpresa? Nobel l’Obama delle 7 guerre, degli elenchi degli assassinandi, dello stupro dei diritti civili e sociali a casa sua e fuori. Nobel Kissinger, che infilava dittatori necrofagi  nel corpo agonizzante dell’America Latina. Nobel Begin, che da terrorista stragista sotto mandato britannico è passato a killer seriale di arabi vicini e  lontani. Nobel Churchill, alla luce di quanto ha fatto con i gas nelle colonie dell’impero e col fosforo alle città tedesche. Nobel Aung San Suu Kyi, da vent’anni al servizio della Cia per vendere il suo paese alle multinazionali. Nobel retroattivi in vista a Gengis Khan, Hitler (che Oslo prese effettivamente in considerazione!), Goffredo di Buglione e a Landrù. Come potevano negare, in questo mondo da Lewis Carroll, un Nobel a chi ha mutilato il continente disintegrando la Jugoslavia, a chi si è impegnato nella decimazione degli afghani, libici, siriani, a chi, senza carote alcune, ma con la ricca varietà di bastoni del suo armamentario repressivo, sta conducendo una guerra all’ultimo sangue contro la propria società? Più Nobel della pace di così!


In dirittura d’arrivo per Oslo sono ora Draghi, Monti-Fornero-Saramas-Sarkozy-Hollande-Rajoy, tutti ex-equo. Se toccasse all’Italia, nessuno toglierebbe la precedenza a Napolitano Si vedrà chi, marciando sul tappeto di corpi serbi, afghani, iracheni, libici, siriani, palestinesi, affiancato dalle urne funebri del welfare e del diritto domestici, farà fuori più gente in eccedenza. Una bella gara. E’ già in vista il trampolino iraniano.


Quello del meno carote e più bastone, quelli delle carote dell’anima de li mortacci tuoi. E domani del bastone-boomerang


Io di parole d’ordine, dette anche slogan, così precise, di valenza tattica e strategica, con l’esatta individuazione di responsabilità e responsabili, quindi con un contenuto programmatico alternativo implicito, nelle varie manifestazioni di questi anni, sindacali, viola, partitiche, di categorie operaie, le avevo raramente sentite. Molte riprendevano i messaggi al potere e ai suoi scagnozzi e la volontà di innescare e condurre lo scontro fino in fondo, di anni lontani, infinitamente più freschi e luminosi di quelli attuali. Coloro che ancora tremano al ricordo del decennio nel quale al confortevole collaborazionismo colliso-colluso del PCI con il già allora feroce e corrotto clero-massonico-mafio-capitalismo, diranno che questo rifiuto radicale dell’esistente e questi obiettivi di una catarsi costi quel che costi (“Siamo pronti a tutto”, se interpretato bene, e non nel senso disperato delle autocombustioni, è la cosa migliore che una classe operaia logorata e addomesticata ha espresso da molto tempo), sa di sterile nostalgia, di polveroso reducismo, addirittura di conservatorismo. E delle manifestazioni degli studenti medi in decine di città italiane riferiranno al massimo quello che gli piace riferire anche dei pastori sardi, degli operai dell’Alcoa o e di quelli non irretiti da Riva dell’Ilva: un po’ di disperazione, una lacrima sul ciglio, un accenno di rabbia. Si sa che queste sofferenze sono indispensabili al bene di tutti, ci evitano il “baratro” (un altro, visto che in uno, vero, ci hanno già cacciato) e poi non si intravvede una lucetta in fondo al tunnel? Lo dice il “tecnico”. Peccato che quel tunnel sia lungo qualche generazione. Anzi, per lor signori è lungo quanto lo spazio e il tempo e la lucetta in fondo e solo un miraggio, come di un’oasi che non c’è.


Di una luce vera sono arrivati i riverberi da Grecia, Spagna e Portogallo, ma anche da mille altri posti della resistenza e del contrattacco, Damasco, Caracas, Kabul, Quito, La Paz, la Wall Street degli Occupy, e hanno percosso le pareti di un tunnel in cui tante migliaia di ragazzi si sono infilati da prospettarne la disintegrazione. Io il 12 ottobre degli studenti ero con quelli di Roma, diecimila, quasi tutti delle medie, con una coda CGIL. Appropriatamente in coda. Altro che le processioni delle buone maniere, o quelle delle geremiadi. Qui c’era energia, di mente e di corpo, c’era fiducia in se stessi e determinazione, c’era l’allegria dell’ottimismo della volontà, ma, per Giove, anche della ragione. E, dunque, della visione. “Son ragazzi!” si sente auspicare da destra a “sinistra”, dalle marmotte inbernate nei loro anfratti, dai predatori che mimetizzano con carote le trappole per prede da finire con i bastoni, come assicurato da uno scherano che i boss hanno fatto ministro dell’istruzione. “Son ragazzi” salmodiano preti, irridono clown, si rassicurano domatori. Ma sono quelli che, da sempre, fuoco di paglia qui, fuoco di paglia là, finiscono con l’innescare un incendio che incenerisce i cavernicoli di un perenne “nuovo” che risale a quando Caino fregò l’eredità ad Abele. Il 27 ottobre a Roma, “anti Monti day” (tanto per farsi capire anche fuori di qui), si vedrà se questo “fuoco di paglia” rischiarerà la vista ai giocatori per quei tackle agli avversari, bari del compra-vendita di partite, che porti a un gol. La partita è lunga, ma un primo gol rincuora. E poi, dopo la Grecia, la Spagna, gli Usa, che hanno saputo alzare l’asticella dello scontro, arrivano pian piano anche gli altri. Ultima , dopo il Cile dei tre anni di battaglie per l’istruzione, gli studenti e indigeni honduregni anti-golpe che non si fanno ingabbiare nella scelta istituzionale di sindacalisti e politicanti, la Colombia della Marcha Patriotica,  delle Farc che hanno costretto al negoziato il regime oligarchico, dei 300mila dell’altro giorno contro la distruzione di scuole e università. Forse, anziché “maledetta primavera”, potremo cantare benedetto autunno caldo.

 Colombia

Hanno svuotato, grazie a un rappresentante dei cittadini fattosi sovrano di sudditi e che ha messo in campo un’armata di mutanti da sterminio, la già scarsa bombola d’ossigeno che, aperto il rubinetto dalla Costituzione, ci faceva respirare qualche alito di democrazia. Gli apparati di regime addetti alle investigazioni hanno soffiato alla magistratura rivelazioni di scandali e ruberie, saputi da sempre (come i covi dei Riina e dei Provenzano), per il duplice scopo di consentirsi tagli di autonomie e di soldi, onde azzerare ogni istanza intermedia autonoma tra cittadini e cupola criminale (circoscrizioni, comuni, comunità, provincie, regioni), e per mimetizzare dietro alla crapula dei ladri di polli le proprie carneficine dei diritti e dei beni di tutti coloro che o schiavi, o nessuno. Ha inteso bene quell’ispettrice di polizia che, durante lo stupro dell’anima del bambino da portare via a madre, zia e nonna (troppe donne e so bene, per esperienza e conoscenza quali manipolazioni infliggono ai figli certe madri, pur sempre sacre alle femministe), alla madre che contribuiva a pagarne il soldo mercenario, intimava: “Io sono ispettrice di polizia e lei non è nessuno”. Perfettamente in linea con il noto “Io so’ io e voi nun siete un cazzo”, motto di marchesi, papi e banche.

Sistemati pensionati che tardano a sparire, mandati lavoratori maturi a rifocillarsi, dopo quattro quinti di vita trasformati in sudore, grasso per i cingoli del padrone, nell’inedia o su ulteriore lavoro, metamorfizzati ospedali, asili nido, carrozzelle ed esenzioni per disabili, in cacciabombardieri, portaerei, spedizioni di guerra, bonus e stipendi miliardari per manager, salvaguardato il territorio sostituendo al primitivismo delle piante e delle arene la modernità del cemento di cosca, trovato aperto e asfaltato dai vari centrosinistra il passaggio dalla scuola al mercato (e al bastone), restava da far piazza pulita dei giovani (e di chi li accompagna). E della conoscenza, in troppi di loro non ancora intossicata e pericolosamente capace di critica. Dunque di quella scuola (e università) che, Gentile o non Gentile, per un secolo è stata una delle migliori del mondo. Non per nulla il ’68 da noi è stato il più lucido, forte e longevo.   

A Mario Draghi (BCE), Christine Lagarde (FMI), Manuel Barroso (futuro monarca di un’Unione Europea denazionalizzata (cioè, da cui sono state rimosse tutte le conquiste e le trincee dello Stato Nazione, la sovranità individuale, collettiva, nazionale), non gliene potrebbe fregare di meno di quanto si debba trasmettere alle generazioni in arrivo, al di là della consapevolezza della propria subordinazione. Anzi, le “immagini tremolanti”, profetizzate nell’Apocalisse, devono assediarci e annientarci da tanti e tanti canali dell’illusione da rendere le armate di Von Paulus a Stalingrado circondate da nanetti di giardino. Occorre, per i progetti dell’élite criminale, che i giovani non sappiano, non capiscano, non facciano nulla, se non quanto conviene a Dolce e Gabbana, a Kinder, al call-center. Per  chi resta vispo ci sono corsi speciali onde incanalare a buon fine tale energia: corsi di istruttori di cielo, mare e terra, sia nella aule che nelle caserme. I più bravi – il merito, il merito! - arrivano a essere definitivamente normalizzati alla Bocconi (fornace di eccellenze robotiche), nei college anglosassoni, o da Erasmus. Sempre più frequenti sono le gite scolastiche in Israele, Eden della modernità, democrazia, pace (così ha definito la colonia conquistata in Medio Oriente l’ultrà razzista Netaniahu, in un discorso ONU da manicomio criminale, in cui “gli ebrei, superiori in scienza, arte, tecnologia, sono anche i massimi portatori di pace e amore”. Riconsacrato il “popolo eletto”).


Di questi gerontocrati della crapula postribolare, i giovani sono il terrore da neutralizzare, addomesticandoli, decerebrandoli. L’operazione inizia presto, inducendo genitori ruffiani (vedi la Fiona May di Kinder) a prostituire i propri figli facendoli recitare falsità negli spot tv per prodotti devastanti, o sollecitando adolescenti a vendersi, con tette gonfiate, a uno show-business che, con l’apparire, disintegra l’essere di chi fa e di chi guarda. Chi sopravvive viene colpito a scuola e università. Sul piano intellettuale con, per dirne una, la sciagurata abolizione della geografia (il centrosinistro De Mauro) e della storia dell’arte (il “tecnico” Profumo), strumenti per conoscere i moti del mondo e degli altri, gli habitat e il vivente e per orientarsi tra merce e anima. Momenti di valutazione della crescita e maturazione che misuravano l’intesa tra allievo e società, passato, presente, verità, libertà, sostituiti dall’imbecillità narcotizzante di metodologie statunitensi anti-complessità, che in quel paese hanno prodotto la popolazione più appecoronata del mondo. Sul piano materiale, negando i mezzi per raffinarsi ed essere all’altezza delle sfide, imponendo costi che fanno dell’Italia il primo paese europeo per abbandono scolastico e analfabetismo, cancellando altri 10 miliardi dalla sussistenza di base, cacciando nel vuoto 150mila insegnanti ancora con radici nell’insegnamento della critica, dell’uguaglianza, dell’autonomia mentale e ammonticchiando 40 ragazzi in gabbie per polli col becco tagliato. E ora, con l’efferato disegno di legge Aprea, cancellando, a favore di aziende che esigono di coltivare polli umani (iniziò Luigi Berlinguer, bella famiglia!), gli organi collegiali conquistati dal ’68 per equilibrare la dittatura della gerarchia scolastica fascista. Sul piano sociale eliminando gli ascensori di classe dalle scuole pubbliche (due terzi delle quali affidate allo sfacelo e all’inagibilità) e facendone d’oro e di sola salita nella scuole private: Io son io e voi nun siete un cazzo!

IL 5 ottobre, massacrati di botte da energumeni montiani armati da guerre stellari contro corpi nudi (per fortuna, non sempre “nudi” quel giorno), e il 12 ottobre dei centomila in 90 città, che ha sotterrato capofila e banda di pedofobi sotto una grandinata di carote. Ora il 27 ottobre, Giornata anti-Monti, anticoglioni, tanto incompetenti quanto belluinamente sadici. La premessa, ci auguriamo, per arrivare, nel 2013 delle elezioni-farsa (con premio di maggioranza, caro al golpista, che annienta il principio di uguaglianza), a quella che ci prospettano come la codificazione elettorale bipartisan di un potere definitivamente antidemocratico, tecno-iper-fascista, con il paese, giovani in testa, in piedi e con alle spalle parecchia terra inquinata già bruciata in un autunno-inverno di fiamme. Si scopre che la cifra dei non votanti, estrema trincea antitotalitaria, rischia di arrivare al 50%. Benissimo, con quella metà degli italiani “liberi e pensanti” si possono fare altre cose, piuttosto che l’onanismo del voto, 
per affermare  il giuramento degli studenti: