CARTA DI CREDITO PIÙ GIOCO D'AZZARDO FA RECUPERO CREDITI: L'ennesima sortita del Buffone di Arcore è servita ancora una volta ad accreditare il mito personale di Mario Monti, ed anche ad avallare la falsa impressione di una discontinuità del governo attuale con quello precedente. Tutto questo prestigio personale - che potrebbe favorire un rilancio politico per la prossima legislatura -, Monti lo ha ottenuto grazie ad una sfiducia parlamentare che gli costa appena un mese e mezzo di governo in meno. Un affare.
In realtà uno degli atti più recenti del governo Monti è stato quello di concedere mille licenze per siti di gioco d'azzardo online, e ciò in applicazione di un decreto del Ferragosto 2011, emanato proprio dal governo che lo ha preceduto. [1]
Il gioco d'azzardo è l'unico settore che non conosce recessione, e si trova ormai ai primi posti per consistenza del business. Con il gioco d'azzardo online bastano una carta di credito ed un codice fiscale per rovinarsi l'esistenza standosene comodamente a casa. [2]
La carta di credito sta diventando ormai il documento fondamentale per esibire uno status di cittadinanza. Esiste un network mondiale, l'AFI (Alliance for Financial Inclusion), per dotare tutti, ma proprio tutti, di carta di credito. L'alibi fiabesco secondo cui i poveri governi sarebbero costretti obtorto collo a salvare banche "troppo grandi per fallire", s'infrange contro l'evidenza di questo network (o racket?) planetario, in cui i governi e le banche centrali dell'area G-20, ma non solo, si danno da fare per allestire, a pro dei bombanchieri, il mega-business del denaro elettronico. Da qui a qualche anno, milioni di persone che non hanno visto neanche il denaro contante, dovrebbero trovarsi forzosamente integrate in sistemi creditizi elettronici. [3]
Dato che c'è sempre da imparare da Paesi più civili del nostro, sarà utile sapere che il governo scozzese ha elaborato un piano educativo "a favore" dei senzatetto, e non certo per dar loro una casa (magari li impigrirebbe), ma una carta di credito. L'accedere ad una carta di credito, secondo il governo scozzese, potrebbe responsabilizzare gli homeless e renderli persino capaci di trovarsi un'abitazione. Questa affermazione è fatta dal governo scozzese in tono assolutamente serio. [4]
L'inconveniente che impediva di concedere la carta di credito agli homeless era la mancanza di un domicilio stabile; ma la tecnologia elettronica galoppa, e la vecchia card a banda magnetica ora è già in via di sostituzione con "smart card" dotate di microchip. Quindi oggi i senzatetto potrebbero essere oggetto di sperimentazione di nuove tecnologie di credito che li rendano sempre identificabili e reperibili.
Che tra financial inclusion e gioco d'azzardo online vi sia qualcosa di più di un rapporto casuale, ma addirittura un nesso causale, è dimostrato dalla vicenda di un certo Brian Pomeroy, che è stato chiamato a far parte sia della "task force" (sic!) del governo britannico per la financial inclusion (ovvero la carta di credito obbligatoria per tutti), sia della commissione per il gioco d'azzardo. [6]
Il denaro elettronico rende questo tipo di business molto più agevole, poiché l'assenza di contanti non determina rischi di caduta di liquidità in caso di insolvenza dei debitori. Ma i debiti vanno comunque riscossi, e non certo con le buone maniere.
Ecco quindi che si apre più spazio per un altro business, sempre più interessante: il recupero crediti. Recuperare crediti era considerato una volta un business da crimine organizzato, ma oggi è anche un crimine legalizzato, dotato di un lobbying ufficialmente riconosciuto.
Meno di due mesi fa, un consulente del Primo Ministro britannico Cameron, tale Luff Jonathan, ha lasciato l'incarico governativo per diventare lobbista di Wonga, la più grossa agenzia di prestiti e di recupero crediti della Gran Bretagna, ed anche quella più chiacchierata per i suoi metodi sbrigativi e fraudolenti. L'ennesimo caso di quella che i Britannici chiamano "revolving door", è servito a far capire per chi stia davvero lavorando il governo Cameron. Ammesso che ce ne fosse bisogno. [7]
La vicenda dei clochard impiantati di microchip di credito inseguiti dai sicari del recupero crediti, avrebbe potuto costituire sino a qualche tempo fa uno spunto narrativo per storie di fantascienza-incubo; ma oggi un racconto così si troverebbe ad essere già superato dall'attualità.
1) http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/15/arriva-la-prima-liberalizzazione-quella-del-gioco-dazzardo/151639/
2) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-12-05/lindustria-azzardo-prospera-nonostante-121249.shtml?uuid=AbiQRK9G
3) http://gpfi.org/about-gpfi/partners/alliance-financial-inclusion
4) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.educationscotland.gov.uk/Images/HomelessnessandFinancialInclusion_tcm4-684759.pdf&prev=/search%3Fq%3Dfinancial%2Binclusion%2Bgambling%26hl%3Dit%26tbo% 3Dd&sa=X&ei=7tPEUMyuIYPJtAbToIGoCA&ved=0CIcBEO4BMAk
5) http://www.libertadiscelta.com/carte-di-credito-con-microchip.html
6) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.fsa.gov.uk/about/who/board/pomeroy.shtml&prev=/search%3Fq%3Dfinancial%2Binclusion%2Btask%2Bforce%2Bgambling%26hl%3Dit%26tbo%3Dd&sa=X&ei=ltfEULPrH83Lsgar6oCgBQ&ved=0CEcQ7gEwAg
7) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.telegraph.co.uk/news/politics/david-cameron/9642807/David-Camerons-senior-adviser-leaves-to-lobby-for-Wonga.html&prev=/search%3Fq%3Ddebt%2Bcollection%2Blobbyists%26hl%3Dit%26tbo%3Dd&sa=X&ei=b9HEUN6uGIXYtAbRtoDwBg&ved=0CEUQ7gEwAg
http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.guardian.co.uk/business/2012/sep/16/wonga-trebles-earnings-loans&prev=/search%3Fq%3Dwonga%2Bcriminals%26hl%3Dit%26tbo%3Dd%26biw%3D960%26bih%3D513&sa=X&ei=SHjHUPT7JqjP8QHL2YCoCg&ved=0CDMQ7gEwAA
involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio
giovedì 13 dicembre 2012
venerdì 7 dicembre 2012
Diritti Umani come arma di guerra imperialista
Dan Kovalik,
difensore dei diritti umani, educatore e avvocato giuslavorista, ha
avuto l'audacia di sfidare il gruppo di pressione per i diritti umani
più conosciuto e stimato del mondo. Con i suoi tre milioni di membri da
quando è nata nel 1961, Amnesty International è la più prestigiosa nella
galassia delle moderne "organizzazioni non governative" (NGO), tra le
centinaia di migliaia di nebulose che giocano un ruolo sempre più ampio e
influente negli affari internazionali.
Nonostante la fulgida reputazione di cui gode tra i
"progressisti" borghesi nel mondo anglofono, Kovalik era turbato dalla
posizione di AI sulla guerra in Libia e del ruolo giocato
nell'incoraggiare un coinvolgimento degli Stati Uniti e della NATO. Dopo
un suo articolo dal titolo "Libia e l'ipocrisia occidentale sui diritti
umani" apparso sulla rivista Counterpunch del 23 ottobre, AI
ha lanciato un contrattacco scritto dal suo dirigente Sunjeev Bery. La
risposta di Bery ha trovato ampia diffusione tra i sostenitori di AI
nella comunità internet quale esempio di "mancata comprensione" dei
principi e degli obiettivi di AI.
Nella sua replica, apparsa su Counterpunch dell'8
novembre, Kovalik controbatte le argomentazioni di Bery e dimostra con
chiarezza ancora maggiore come AI abbia aiutato a sfondare la porta
dell'ingerenza straniera in Libia e come, consapevole o meno che fosse
(è difficile immaginare qualcuno inconsapevole), abbia fornito una
giustificazione dubbia ma influente per un tale intervento.
AI, insieme ad altri fautori di un'interpretazione
altrettanto ristretta e miope dei diritti umani, ha una lunga e
disonorevole storia a sostengo di quelli che si trovano dalla parte
sbagliata nella lotta per la giustizia, ignorando le disuguaglianze
materiali, gli squilibri di potere e le oppressioni di classe ed etnia, e
riducendo la questione della giustizia a una faccenda di coscienza
individuale e a una serie conservatrice di diritti negativi. Certo non
vuol dire che queste preoccupazioni siano sbagliate, ma riguardano solo
una piccola parte delle preoccupazioni della stragrande maggioranza
dell'umanità. In realtà, riguardano coloro che sono meno toccati dalle
devastazioni del capitalismo predatorio e dai suoi esecutori militari:
riguardano quelli che vivono nei paesi più sviluppati, e tra questi i
più privilegiati dei ceti medi e alti.
Quando AI è stata fondata nel 1961, gran parte del
mondo era impegnata in un'intensa lotta per l'indipendenza
dall'imperialismo e dal neo-colonialismo. Dall'Algeria al Vietnam, dalla
Repubblica del Congo a Cuba, dal profondo sud razzista degli Stati
Uniti al Sudafrica e alle colonie portoghesi africane: milioni di
persone erano impegnate a lottare risolutamente per
l'autodeterminazione. Sotto il giogo dei ricchi e dei potenti, i popoli
dell'Asia, dell'Africa, del Medio Oriente, dei ghetti e delle periferie
del Primo Mondo, erano in rivolta contro i loro oppressori. L'ONU ha
riconosciuto questo movimento potente, ne ha certificato l'autenticità e
ne ha attestato la legittimità adottando nel 1960 la Dichiarazione sulla Concessione dell'Indipendenza ai Paesi ed ai Popoli Coloniali che dichiara quanto segue:
1. L'assoggettamento dei popoli alla sottomissione,
al dominio e allo sfruttamento straniero costituisce una negazione dei
diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite
ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione nel
mondo.
2. Tutti i popoli hanno il diritto
all'autodeterminazione, in virtù di tale diritto essi determinano
liberamente il proprio status politico e perseguono liberamente il
proprio sviluppo economico, sociale e culturale.
3. L'inadeguatezza della preparazione politica,
economica, sociale o educativa non dovrebbe mai servire da pretesto per
ritardare l'indipendenza.
4. Tutte le azioni armate o misure repressive di
ogni genere nei confronti dei popoli dipendenti cesseranno al fine di
consentire loro di esercitare pacificamente e liberamente il loro
diritto alla piena indipendenza, e l'integrità del loro territorio
nazionale verrà rispettata.
Forse è stata una coincidenza, ma proprio nel
momento in cui queste lotte erano al centro dell'attenzione del mondo,
AI ha scelto di deviare la discussione sulla questione dei diritti umani
su altri binari, lontano dai diritti dei popoli sottomessi, per
concentrarsi sui diritti di individui che la dirigenza dell'AI aveva
vagliato e patentato come "prigionieri di coscienza" . Entro la metà
degli anni Sessanta, i leader riconosciuti a livello internazionale di
movimenti anti-coloniali per l'indipendenza come Nelson Mandela, allora
in carcere, sono stati esclusi dalla categoria "prigionieri di
coscienza", perché proponevano la resistenza armata contro i loro
oppressori. Allo stesso tempo, artisti, scrittori e altri intellettuali
dissidenti nei paesi socialisti e paesi meno sviluppati assurgevano a
candidati idonei all'attenzione di AI, in particolare da parte dei sui
membri negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale.
Sia stata collaborazione oppure casualità, gli abusi
denunciati dalla leadership di AI venivano prontamente abbracciati dai
grandi media capitalisti, in piena sincronia con le posizioni in
politica estera degli Stati Uniti e dei suoi alleati europei nella
Guerra Fredda. Le poche denunce di presunte violazioni dei diritti umani
nei paesi occidentali non attiravano l'attenzione del pubblico, mentre
le accuse mosse nei confronti dei governi dell'Est e del Sud del mondo
venivano a svolgere un ruolo sempre maggiore nel campo della diplomazia e
degli interventi dei paesi occidentali. Persino Peter Benenson,
fondatore di AI, espresse a metà degli anni sessanta preoccupazioni che
l'organizzazione fosse eccessivamente influenzata dai servizi segreti
britannici.
Nella battaglia delle idee durante la Guerra Fredda,
AI si è dimostrata una grande risorsa per gli Stati Uniti e i suoi
alleati, abilmente plasmando questioni che diventavono pilastri della
politica e delle leve di negoziazione. L'interpretazione restrittiva
dell'Atto Finale della Conferenza di Helsinki del 1975, una
interpretazione che dava maggiore importanza all'Articolo 7 rispetto
agli altri nove articoli e a tutte le altre disposizioni, segnò la
vittoria più importante della collaborazione durante la Guerra Fredda
tra le organizzazioni occidentali per i diritti umani e i governi
occidentali. La maggior parte degli attivisti per i diritti umani e la
giustizia sociale nella sfera di influenza di Amnesty International
difficilmente identificano nelle disposizioni dell'Atto, altro che
l'approvazione di una non ben definita libertà di coscienza.
In particolare l'Articolo 6, il principio di
non-ingerenza negli affari di altri governi, non è stato né riconosciuto
né rispettato dai gruppi per i diritti e dai governi in occidente.
Costruendo le loro azioni sulla base dell'Articolo 7, i governi
capitalisti hanno montato un'offensiva massiccia sulla questione dei
diritti umani contro i paesi socialisti e antimperialisti, a scapito dei
movimenti di liberazione nazionale, contro il nucleare e la guerra, i
quali esprimevano le pressanti preoccupazione della maggior parte delle
persone meno abbienti in quel momento. Gran parte del merito per aver
impostato la questione in tali termini era delle organizzazioni per i
diritti umani. Il loro limitato e superficiale approccio alla giustizia
sociale, le ha attratte in una campagna calcolata contro l'ondata del
socialismo così impetuosa a metà degli anni settanta.
Naturalmente anche i diritti positivi inerenti
l'uguaglianza, l'istruzione, il tempo libero, l'abitazione, la pace,
ecc., sono stati spazzati via nella celebrazione dell'individualità e
della libertà di espressione individuale, che Marx ha definito "... i
diritti dell'uomo egoistico, dell'uomo separato dagli altri uomini e
dalla comunità".
Dopo la Guerra Fredda
Con la scomparsa della comunità socialista europea e
la creazione di un nuovo equilibrio di potere favorevole alle potenze
capitaliste occidentali, l'imperialismo ha ulteriormente cooptato la
causa dei diritti umani, riducendola a pretesto per le guerre di
aggressione. Con nessuno a difendere e far valere i diritti delle
nazioni all'autodeterminazione, gli Stati Uniti e i loro alleati della
NATO hanno cinicamente creato una politica estera predatrice intorno
all'idea di tutelare e promuovere i diritti umani e la democrazia, una
politica usata per giustificare gli interventi armati intrapresi in modo
aperto nei Balcani e in Medio Oriente e in modo occulto in decine di
altri paesi. Mentre i sostenitori dei diritti umani in occidente
restavano in silenzio.
Incoraggiati dall'efficacia della copertura, gli
Stati Uniti e i loro alleati hanno sponsorizzato centinaia di ONG per "i
diritti umani" e "la democrazia" sostenendo di promuovere dei valori
più alti, mentre sovvertivano governi ostili agli obiettivi degli Stati
Uniti e della NATO. Finanziate da USAID e da altre agenzie governative
dai nomi innocui, come istituto del partito Repubblicano o del partito
Democratico, influenzano elezioni, fomentano colpi di stato e manipolano
le opposizioni in paesi come Ucraina, Libano, Venezuela, e molti altri.
Introducendosi di nascosto nella tenda dei diritti umani, queste
organizzazioni sfruttano la preoccupazione occidentale per i diritti
umani individuali a scapito dei diritti garantiti dalla Dichiarazione
delle Nazioni Unite del 1960 e altre dichiarazioni che affermano il
diritto all'autodeterminazione. Mentre i sostenitori dei diritti umani
in occidente continuano a restare in silenzio.
Se i luminari in materia di diritti umani -
organizzazioni come AI e Human Rights Watch - vogliono rivendicare
almeno un po' di legittimità morale, devono risolutamente dissociare le
loro campagne da coloro che cercano di utilizzarli per depredare e
aggredire. Ma non lo fanno.
Kovalik e gli altri critici degli "interventi
umanitari" e della doppiezza delle organizzazioni per i diritti umani
hanno ragione a percepire un odore di ipocrisia. Come Kovalik
sottolinea, "l'imparzialità" verso i belligeranti caldeggiata da AI
ignora completamente le disuguaglianze di potere che continuano a
esistere.
All'interno del gretto calcolo della morale basata
sui diritti, le asimmetrie di potere, ricchezza e sviluppo non vengono
prese in considerazione. La guerriglia rurale in sandali e fucile, deve
rispettare le stesse regole di guerra dell'intruso straniero che guida
un carro armato di 70 tonnellate. Nello strano universo del settore
dell'industria dei diritti umani, non importa se gli oppositori di un
regime sono pagati dalla CIA o se sono patriotticamente motivati, il
loro diritto al dissenso ha uguale legittimità.
E lo stesso rispetto per i diritti umani è atteso da
un regime popolare (per esempio, Cuba o Venezuela) che si trovi sotto
la minaccia palese e occulta di nemici potenti e da un paese (come gli
Stati Uniti) privo di qualsiasi serio pericolo esterno o interno. Ci si
aspetterebbe che una organizzazione per i "diritti umani" seria,
acclamasse l'orientamento dei diritti civili in paesi come Cuba
e Venezuela, i quali hanno migliorato la salute e il benessere delle
persone svantaggiate per consentire loro di godere pienamente dei
diritti, e condannasse invece un paese come gli Stati Uniti che si sta
spostando in modo drammatico verso uno stato di polizia. Ma questo non è
il caso.
Né la storia modifica gli standard dei diritti umani
così come concepiti dalle organizzazioni per i diritti umani in
occidente. I paesi che emergono dall'occupazione coloniale con
distorsioni civili, tartassati dall'eredità di relazioni sociali ed
economiche feudali o che abbracciano tradizioni non occidentali, sono
tenuti da AI agli stessi livelli di rispetto dei diritti umani delle
nazioni euro-americane che hanno forgiato le loro norme più di due
secoli fa. Questa mancanza di comprensione e di tolleranza troppo spesso
rivela uno sciovinismo culturale ed etnico grossolano.
Con gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO che
deviano i loro principi, le organizzazioni per i diritti umani come
Amnesty International e Human Rights Watch hanno molto di cui
rispondere. I loro numerosissimi membri che onestamente vogliono aiutare
chi è meritevole di sostegno, non possono più ignorare il danno che
deriva dall'adesione al programma di chi ha istituzionalizzato i diritti
umani e la politica estera maligna degli Stati Uniti e dei loro
alleati. L'idea ingenua che i peccati della vittima non siano meno gravi
di quelli del carnefice è insostenibile e moralmente cinica.
Zoltan Zigedy
19/11/2012
martedì 27 novembre 2012
Origini dell’attuale crisi finanziaria globale: Keiser Report Intervista Ian Fraser
Origini dell’attuale crisi finanziaria globale: Keiser Report Intervista Ian Fraser:
“Ian Fraser: abbiamo un regime di regolamento del mercato molto debole qui nel Regno Unito ma non e’ cosi’ solo da noi. C’era una connivenza tra l’FSA (Regolatore UK), la Banca d’Inghilterra e le banche.
L’FSA non effettuo’ determinate indagini nemmeno di recente e persino dopo alcune dichiarazioni fornite da un ex dipendente di Barclays.
Max Keiser: Anche nel Financial Times si leggeva qualcosa del genere cioè: beh, si hanno commesso dei crimini ma hanno salvato il sistema dal crollò. E’ una risposta legittima secondo lei?
Ian Fraser: No, secondo me non c’èalcuna scusa quando si commettono crimini. E persino se ci furono tempo fa delle sanzioni da parte di Paul Tucker ed altri, non si possono giustificare secondo me.
Max Keiser: Ma, visti anche numerosi altri casi nella City di Londra, come mai l’FSA e l’ente Anti-Frode nel Regno Unito non hanno fatto nulla. Perche’ Londra ha un Regolatore tanto indegno?
Ian Fraser: Credo che il tutto inizio’ nel 1986, il Big Bang, quando il governo della Signora Thatcher ha deregolamentato il settore finanziario, demolendo la struttura corporativa preesistente. Prima era molto piu’ difficile che si verificassero corruzione e conflitti d’interesse. Ci sono stati alcuni eventi chiave da allora. Uno di questi ebbe luogo nel 1992, quando ci fu praticamente l’ultimo processo penale di un banchiere d’alto livello nella City di Londra; il famoso processo Blue Arrow. Tre banchieri esecutivi di un istituto di credito inglese allora ottennero una sospensione per aver manipolato un’operazione finanziaria di azionariato. Un quarto banchiere e nello stesso procedimento; ottenne anche lui una sentenza di sospensione per lo stesso motivo.
Il problema pero’ fu che l’lestablishment non la prese bene e i condannati fecero appello. Nel luglio 1992 le sentenze furono soppresse. In quel giorno un mio amico ricevette una telefonata da un suo contatto che lavorava per l’ente Anti-Frodi (SFO = Serious Fraud Office) e che gli disse: il messaggio e’ arrivato da molto in alto; non ci sara mai piu’ un processo nei confronti di banchieri di alto livello o di istituti di credito di una certa rilevanza.
Pertanto, da quel momento e’ chiaro che fu resettato tutto. Come appunto se banchieri e istituti finanziari di certo livello avessero ottenuto carta bianca di fare praticamente quello che volevano.
Questo poteva includere: FALSIFICAZIONI CONTABILI, DEFRAUDARE I LORO CLIENTI, RECICLAGGIO. E sembra appunto che fu creato un pericoloso precedente in quel momento. Ma la situazione peggioro’ ancor piu’ con Tony Blair e Gordon Brown quando nell’anno 2000 vararono una legge, il Financial Services Markets Act 2000, il quale includeva una clausola che dettava, praticamente, che la concorrenza della City era piu’ importante della legge. Diceva che i Regolatori dovevano considerare la mobilita’ finanziaria internazionale degli affari prima di agire e dovevano evitare di danneggiare la concorrenzialita’ del Regno Unito. In pratica, stavano essenzialmente dicendo all’FSA (Regolatore), appena istituita, di valutare se gli istituti finanziari avrebbero potuto decidere di spostarsi all’estero prima che li perseguissero penalmente.
Credo che questo passaggio nel 2000 fu molto grave.
Poi, ancora, nel 2002, un altro evento porto’ ancora a deregolamentazioni del settore finanziario, sotto pressioni degli USA e con Gordon Brown e Tony Blair nel Regno Unito. Non sto dicendo che non ci fossero regolamentazioni; ce n’erano molte; ma la domanda e SE VENISSERO APPLICATE O MENO. La scelta fu in sostanza di NON APPLICARE ADEGUATAMENTE la REGOLAMENTAZIONE.
Max Keiser: secondo lei, e’ possibile che stiamo assistendo ad un momento per il settore finanziario come quello definito ‘Momento dell’Industria del Tabacco’ ossia, data la crisi dal 2008, le banche dovranno ammettere che il loro programma finanziario e’ tossico, che sono un cancro e che il settore deve cambiare?
Ian Fraser: lo spero sinceramente. Ho letto quell’articolo sull’Economist. Fui estasiato di leggere quell’articolo, soprattutto dopo l’altro articolo di gennaio intitolato ‘Salvate la City’ che non posso che descrivere abominevole. Fui disgustato da quel pezzo. Beh, spero davvero che accadra’, che cambieranno rotta ma non sarei tanto ottimista. Ci si chiede davvero; visti i precedenti; se siano davvero in grado di riformarsi. In termini della connivenza tra la Banca d’Inghilterra, il Ministero del Tesoro britannico ed altri, non e’ ancora molto chiaro. E’ difficile stabilire se effettivamente la Banca d’Inghilterra ordino’ alle banche, inclusa la Barclays, di mentire riguardo il Libor (manipolazioni fraudolente) oppure se gli abbiano fatto capire che sarebbe stato possibile tutto sommato se avessero mentito riguardo il Libor. Entrambe le ipotesi sono ovviamente, inaccettabili.
Ci sono altri casi molto gravi, in particolare riguardo l’RBS (Royal Bank of Scotland) sulla quale il Canada sta indagando. Anche Singapore sta indagando alcune frodi dell’RBS. In quest’ultimo caso c’e’ un trader (operatore) che probabilmente e’ stato additato quale capro espiatorio per aver manipolato il Libor per fare profitti illeciti, mentre invece sta emergendo che sia il contrario. Ossia che questi abbia ricevuto tale ordine dai piani alti dell’RBS di farlo
Max Keiser: in pratica sembra sempre che queste banche trovino il colpevole col solito ritornello della “mela marcia”, “operatori senza scrupoli” o simili mentre invece sembra che – in questi casi – sia la Banca d’Inghilterra che stia autorizzando tali azioni; perpetrando un sistema di sindacato del crimine che infetta l’intero sistema.
E riguardo quest’ultimo scandalo sugli Swaps, chi è coinvolto?
Ian Fraser: in pratica tutte le banche britanniche, le principali delle quali: RBS, HSBC, Lloyds, Barcalys, Crysdale; non è certo che Santander (spagnola) sia coinvolta. Praticamente cio’ che hanno fatto e’ vendere Interest Rate Swaps (derivato di scambio sui tassi d’interesse) alle PMI; molte delle quali non hanno capito nulla di cio’ che stavano acquistando e infatti pensavano che fosse qualcosa completamente diverso. Non hanno capito che se il tasso d’interesse fosse sceso avrebbero avuto perdite enormi e che avrebbero subito enormi costi se avessero voluto risolvere il contratto. In sostanza e’ uno degli scandali piu’ gravi che sta affliggendo il sistema bancario britannico da circa due anni e sta praticamente distruggendo le PMI in tutto il Paese, quotidianamente. Le persone e le famiglie stanno perdendo non solo le loro aziende ma anche le loro case. E’ assolutamente osceno. Questi prodotti non avrebbero mai dovuto essere venduti a queste imprese. Queste non avevano alcuna idea di cio’ che stavano sottoscrivendo. Molti stanno pensando al suicidio.
Max Keiser: ma, naturalmente, ci sono anche e soprattutto altri perdenti in questa partita CRIMINALE, in questa FRODE. Sono i pensionati, i risparmiatori che hanno sottoscritto contratti finanziari con la City di Londra.
Ma qualcuno ci va’ in galera in questo caos totale?
Ian Fraser: l’umore della politica in tal senso sta cambiando. Ci sono stati annunci di indagini e denunce; Cameron, Osborne, Ed Milliband ed altri ne ha annunciati. Personalmente, non ci spererei troppo. Il governo e l’ente anti-frode (SFO); un ente questo particolarmente incompetente, data la sua storia di fallimenti quando si tratta di perseguire istituti finanziari di un certo livello, dice che sta considerando la cosa. Mah, staremo a vedere. Certo, si DEVE condannare questi tipi di crimini finanziari e i colpevoli dovrebbero andare in galera. Ma sinceramente non ci credo.”
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