involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

mercoledì 5 marzo 2014

5 marzo 1953 muore Josef Stalin,la commemorazione di Sandro Pertini


Senato della Repubblica
 
Sandro Pertini commemora Giuseppe Stalin
 
06/03/1953
 
Signor Presidente, onorevoli colleghi il dolore e l'angoscia che sono in noi impediscono ogni frase retorica ed ogni accento polemico. Dinanzi a questa morte non si può rimanere che stupiti e costernati.
 
Stupiti, per la grandezza che questa figura assume nella morte. La morte la pone nella sua giusta luce; sicché uomini di ogni credo politico, amici ed avversari, debbono oggi riconoscere l'immensa statura di Giuseppe Stalin.
 
Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto. Siamo costernati dinanzi a questa morte per il vuoto che Giuseppe Stalin lascia nel suo popolo e nella umanità intera. Signori, se abbandonate per un istante le vostre ostilità politiche, come le abbandono io in questo momento, dovete riconoscere con me che la vita di quest'uomo coincide per trent'anni con il corso dell'umanità stessa. Quattro tappe, soprattutto, della esistenza di Stalin rappresentano quattro pietre miliari della storia universale.
 
Ottobre 1917: questa data costituisce una svolta decisiva per la storia del mondo, come la costituì il 14 luglio 1789. Il 14 luglio 1789 si affermò e trionfò il Terzo Stato che dette una sua politica, economica e sociale, a tutto il secolo xix. L'ottobre 1917, segna l'affermazione vittoriosa del Quarto Stato, il quale soprattutto da quel giorno diviene da oggetto soggetto di storia. Per opera di quella vittoria l'utopia d'uri tempo diventa realtà e quella che era una speranza a sospingere le masse diseredate ed oppresse verso la mèta suprema diviene una certezza.
 
Altra tappa della vita di Giuseppe Stalin è, a mio avviso, l'edificazione socialista nella sua terra. Allora erano molti i pessimisti, gli scettici che dicevano che non sarebbe stato possibile edificare il socialismo in un paese solo. Invece questo Uomo, ereditando il pensiero e lo insegnamento di Lenin, riuscì a trasformare il suo popolo; riuscì a dargli anche una economia industriale, che sembrava un tempo un sogno ed una pazzia, sfruttando le immense ricchezze che il suolo della sua terra racchiudeva. Portò, così, il lavoratore sovietico, liberato da ogni catena, ad un alto livèllo di vita e di dignità umana. E, badate, signori, è stato questo sforzo gigantesco a costruire ed a consolidare quella cittadella, contro cui più tardi s'infrangerà la valanga nazista.
 
Ed ecco la terza tappa che rappresenta un'altra pietra miliare per l'unità e su cui deve essere scritta la parola « Stalingrado». Signori, voi tutti ricorderete le ore angosciose che abbiamo vissuto quando la valanga nazista si rovesciò sull'Unione Sovietica. Le armate naziste già scorgevano le torri del Cremlino e le vette del Caucaso. Ebbene, noi sentivamo che se, per dannata ipotesi, fosse crollata l'Unione Sovietica, con l'Unione Sovietica - non dimenticatelo voi che mi ascoltate - sarebbero crollate tutte le speranze di un trionfo della libertà sulla dittatura nazifascista. In quel momento sentivamo che uomini di tutti i credi politici trattenevano il respiro consapevoli che la loro sorte era legata alla sorte di Stalingrado. E Stalingrado diventò la Valmy della Rivoluzione d'Ottobre e al mondo attonito offrì il miracolo di una strepitosa vittoria, sotto la guida di Stalin. Allora comprendemmo che da Stalingrado aveva inizio la vittoria delle armi democratiche contro le armi della barbarie !
 
Vi è poi l'ultima tappa, signori; altra pietra miliare sul cammino dell'umanità. Se a me, umile e piccolo uomo di fronte a tanta grandezza, fosse concesso di scoprire su questa pietra dei nomi, tre ne scriverei : «Pace Roosevelt Stalin». Perchè, signori, oggi noi dobbiamo tutti riconoscere che lo sforzo che ha fatto questo uomo in questi ultimi anni è stato quello di gettare le fondamenta di una pace sicura e duratura. Ecco perchè egli si intese subito con un altro uomo che aveva indicato al suo ed agli altri popoli la strada da seguire dopo la guerra, se si voleva veramente avviare il mondo verso la pace e non verso un conflitto mondiale : Roosevelt. Non è vero che Roosevelt sia stato ingannato! Egli ha ascoltato semplicemente la sua coscienza, il suo grande spirito ; e ecco perchè si intese subito con Giuseppe Stalin.
 
E Giuseppe Stalin continuò su questa strada che era la strada della pace.
 
Per quale ragione, o signori, egli ebbe tanto a cuore questo bene prezioso? Vedete, chi come noi è stato nell'Unione Sovietica ha avuto la esatta impressione che i dirigenti della politica dell'Unione Sovietica sentono di doversi preoccupare non soltanto delle sorti del popolo lavoratore sovietico, ma anche delle sorti dei lavoratori di tutta la terra. Ecco perchè, o signori, noi respingiamo sdegnosi e sdegnati l'insinuazione fatta da un'alta autorità politica italiana ed apparsa stamani sui giornali e che cioè Giuseppe Stalin «non abbia avuto comprensione per il popolo lavoratore italiano». Le sorti del popolo lavoratore italiano stavano a cuore a Giuseppe Stalin come gli stavano a cuore le sorti del popolo suo e quelle di tutti i popoli della terra.
 
Egli si è sempre battuto per la pace, consapevole che coloro che pagano il più alto tributo di sangue e di sofferenze, nella guerra, sono i suoi contadini e gli operai. E da buon socialista egli sapeva che non si doveva volere la guerra per distruggere quanto la società attuale ha costruito, bensì si deve tendere a trasformare la vecchia società per edificarne una nuova. Questa è stata la sua volontà ferma ; per questo egli negli ultimi anni si è battuto. Ha sempre respinto ogni provocazione, ha sempre rinunciato ad atti di forza pur di difendere questo bene che appartiene non solo al suo popolo, ma a tutta l'umanità.
 
L'ultimo suo atto come statista fu precisamente un nuovo appello per la pace. Egli ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L'ultima sua parola è stata di pace. Ebbene, in questa ora per noi così triste, ci auguriamo che questo invito alla pace, che rispecchia la volontà di tutti i lavoratori della terra, non cada nel vuoto, ma venga raccolto da tutti coloro che hanno nelle mani le sorti dei popoli.
 

venerdì 28 febbraio 2014

Disinformazone.com,Venezuela ma non solo

 


 Venezuela e Twitter, l’orgia di disinformazione
 

di Pascual Serrano (*)
 

In principio  fu internet, poi le reti sociali.
 

La conclusione sembrava  indiscutibile, era arrivata la democratizzazione dell’informazione.
 

Noi cittadini, vigilanti, testimoni, armati delle nostre diavolerie tecnologiche e della nostra connessione a internet mobile a banda larga avevamo sconfitto l’oligopolio dei grandi mezzi di informazione e avremmo messo fine alle loro manipolazioni e agli interessi che condizionavano il giornalismo.
 

Il giornalismo dei cittadini, prima con i suoi blogs e ora con le sue reti sociali, avrebbe portato nelle nostre case la realtà senza le mediazioni perverse delle società di comunicazione. 
 

In effetti la diagnosi sul potere e sull’uso della manipolazione da parte dei grandi media era corretta; ma l’illusione che saremmo arrivati a conoscere la verità attraverso la partecipazione di massa dei cittadini e tutto il potenziale tecnologico sembra sia stata appunto un’illusione.
 

Un’altra volta ancora il Venezuela è diventato il banco di prova delle nuove tentenze (dis)informative.
 

Gli scontri tra oppositori al governo di Nicolàs Maduro e i suoi difensori, e la violenza scatenata, hanno avuto un riflesso sulle reti sociali, in particolare su Twitter, che ci mostra fino a che punto internet e le reti sociali possono trasformarsi in un letamaio grazie all’intervento di militanti paranoici e di campagne dirette da mani occulte. 
 

Vecchie foto e fatti avvenuti in tutt’altre parti del mondo hanno nutrito una montagna di menzogne, dove è più faticoso smentire le bugie che raccontare la verità. 
 

La violenza e la repressione poliziesca hanno avuto un protagonismo speciale. Sono state presentate immagini della polizia che reprimeva nello Stato venezuelano di Mèrida che  risalivano all’anno 2010  e di un corpo di polizia che oggi non esiste più. O di studenti che manifestavano contro il governo cileno nel 2012. 
 


Non potevano mancare immagini di violenza sessuale, sempre di grande successo. E’ stata diffusa una foto di un poliziotto che obbliga uno studente ad un rapporto orale, ma si tratta di una scena che viene da un sito web pornografico. 
 

Hanno anche presentato come studenti morti a Maracay una dozzina di cadaveri di siriani ad Aleppo del 2012. 
 

Non capita solo ai brasiliani, ai cileni ed ai siriani di avere una seconda opportunità di essere protagonisti in Venezuela, ma anche il cittadino basco Unai Romano - con il viso deformato dalle lesioni dopo esser passato per la caserma della Guardia Civile spagnola nel 2001, accusato di appartenere all’ETA – ha finito per essere presentato come vittima della tortura del “regime” venezuelano. 
 



immagine sopra postata su twitter feb.2014


 foto a destra ripresa da PeaceReporter del

 28/05/2009








Oltre alla repressione, bisognava presentare alcune condizioni del paese che potessero giustificare questa “ribellione” contro il governo di Maduro. Si afferma così che nell’Ospedale Centrale di Maracay la situazione è tanto precaria che i neonati vengono messi in ceste di plastica e si uniscono le foto, che poi risultano essere state scattate in Honduras nel 2012. 
 

Quanto all’appoggio di masse dei cittadini alle mobilitazioni contro il governo, sono state diffuse immagini della catena umana che manifestava a favore dell’indipendenza della Catalogna (Spagna) dicendo che si trattava di Tàchira (Venezuela). 
 

Possiamo assistere, sulle reti, a ragionamenti piuttosto limitati mentalmente per dimostrare la propria tesi.
 

Pensavamo che le reti sociali avrebbero significato la democratizzazione dell’informazione ma, disgraziatamente, quello che hanno democratizzato è la disinformazione.
 

Tutto questo succede in Twitter, dove la maggioranza degli utenti mette i suoi twits in chiaro.In circoli più chiusi come Facebook, abbiamo paura che la spirale endogamica disinformativa tra affini possa arrivare al parossismo. Già qualcuno ha detto che ‘in tempi di inondazioni, l’acqua potabile scarseggia’. Forse questo sta accadendo con la super-informazione.

E’ ormai il momento di imparare ad essere molto più diffidenti e selettivi.
 

Senza dubbio la verità sta qui: c’è stato un tempo in cui, tramite la censura, ce la nascondevano; adesso, tramite l’eccesso di informazione, la sotterrano.
 

Nello stesso modo in cui i nostri padri e i nostri nonni impararono a burlare quella censura, noi dobbiamo imparare a ripulire la menzogna.
 

(*) Giornalista spagnolo; da: eldiario.es; 17.2.2014 
 

 

giovedì 27 febbraio 2014

ARSENI YATSENIUK il nuovo candidato UE per l'Ucraina

Arseni Yatseniuk (con gli occhiali nella foto) il candidato UE per la presidenza in Ucraina si presenta così:


UN'ALTRO AMICO DELLA NATO,USA,UE con pieni poteri ora in UCRAINA
VIDEO della Scheggia impazzita Aleksandr Muzychko, alias Sashko Bilyi, terrorista jihadista filo-Ceceno, reduce della guerra in Cecenia, Durante la Quale SI Vanta di Aver ucciso numerosi Soldati russi e distrutto diversi carri Armati di Mosca, Durante Una Riunione del Consiglio della Regione di Rovno, colomba Minaccia i Consiglieri con mitra e Altre Armi. La vita di MOLTI ucraini é Nella disponibilita dei capricci di QUESTO delinquente folle.