involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

sabato 8 marzo 2014

USA E MESSICO CENSURANO INTERNET


Cos'è il giorno della donna? E' realmente necessario?

Cos'è il giorno della donna? E' realmente necessario? Non è una concessione alle donne della classe borghese, ai movimenti femministi e alle suffragette? Non è dannoso all'unità del movimento operaio? Di queste questioni si sente ancora discutere in Russia, sebbene all'estero non se ne parli più. La vita stessa ha già dato una risposta chiara ed eloquente.
Il giorno della donna è un anello della catena lunga e compatta del movimento operaio delle donne. L'esercito organizzato delle donne lavoratrici cresce di giorno in giorno. Venti anni fa i sindacati operai contavano soltanto piccoli gruppi di donne sparpagliate qua e là tra la fila del partito dei lavoratori...Ora i sindacati inglesi contano più di 292.000 donne sindacaliste, in Germania ci sono circa 200.000 sindacaliste e 150.000 iscritte al partito dei lavoratori, in Austria 47.000 nel sindacato e 20.000 nel partito. Ovunque, in Italia, in Ungheria, in Danimarca, Svezia, Norvegia e Svizzera le donne della classe operaia si stanno organizzando fra loro. L'esercito delle socialiste conta quasi un milione di membri. Una forza poderosa! Una forza con cui i potenti del mondo devono fare i conti quando si pone sul tavolo il tema del costo della vita, dell'assicurazione della maternità, di lavoro infantile o di legislazione per proteggere il lavoro femminile.
Una volta i lavoratori uomini pensavano di dover caricare esclusivamente sulle proprie spalle il peso della lotta contro il capitale, di dover affrontare il "vecchio mondo" senza l'appoggio delle loro compagne. Tuttavia, appena le donne della classe operaia entrarono nelle fila di coloro che vendevano la propria forza lavoro in cambio di un salario, costrette ad entrare nel mercato del lavoro per necessità, perché il padre o il marito erano disoccupati, gli operai iniziarono a rendersi conto che lasciare le donne senza una coscienza di classe voleva dire danneggiare la propria causa e farla arretrare. Maggiore il livello di coscienza nella lotta, maggiori le possibilità di successo. Che coscienza può possedere una donna seduta accanto al focolare, senza diritti nella società, nello stato e nella famiglia? Nessuno, fa quel che le ordina il padre o il marito...
Il ritardo e la mancanza di diritti subiti dalle donne, la sua sottomissione e la sua indifferenza non sono di alcun beneficio alla classe operaia, anzi di fatto la danneggiano direttamente. Ma in che modo la donna entrerà nella lotta, come svegliarla?
La socialdemocrazia non ha trovato una soluzione immediata. Le organizzazioni operaie erano aperte alle donne, ma solo in poche lavoravano. Perché? Perché la classe lavoratrice inizialmente non si era resa conto che la donna era l'elemento più socialmente e legalmente svantaggiato di quella classe, che più era stata colpita nel corso dei secoli, intimidita e perseguitata, che per stimolare il suo cuore e la sua mente aveva bisogno di un approccio speciale, di parole che lei, in quanto donna, potesse capire. I lavoratori non avevano compreso subito che in questo mondo di diritti negati e sfruttamento, la donna è oppressa non solo come lavoratrice, ma anche in quanto moglie e madre. Tuttavia, non appena i membri del partito socialista operaio si sono resi conto di ciò, hanno fatto loro la lotta per la difesa delle lavoratrici, come salariate, madri e mogli.
In ogni paese i socialisti cominciavano a domandare una protezione speciale per il lavoro femminile, un'assicurazione per le donne e i loro figli, diritti politici per le donne e la difesa dei loro interessi.
Più il partito operaio percepiva in maniera chiara la dicotomia donna/lavoratrice, più ansiosamente le donne si univano al partito, apprezzavano il ruolo del partito come vero difensore delle loro istanze, comprendevano che la classe lavoratrice lotta anche per i bisogni urgenti ed esclusivi delle donne. Le stesse donne lavoratrici, organizzate e coscienti, hanno fatto tantissimo per spiegare questo obiettivo. Ora il peso del lavoro per attirare le lavoratrici nel movimento socialista sta nelle lavoratrici stesse. I partiti in ogni paese hanno i loro comitati, segretariati e bureau di donne. Questi comitati lavorano tra quella popolazione di donne politicamente ancora non cosciente, ne aumenta la coscienza e la organizza. Prendono anche in esame le questioni che riguardano direttamente le donne: la protezione per le donne incinta e con figli, la regolazione legislativa del lavoro femminile, la campagna contro la prostituzione e la mortalità infantile, la richiesta dei diritti politici per le donne, il miglioramento delle assegnazioni degli alloggi, la campagna contro l'aumento del costo della vita, etc.
Così, come membri del partito le donne lavoratrici lottano per la causa comune di classe, mentre allo stesso tempo delineano e pongono in questione quelle necessità e istanze che le toccano direttamente in quanto donne, mogli e madri. Il partito appoggia queste istanze e si batte per loro....Le rivendicazioni delle lavoratrici sono parte della causa comune dei lavoratori!
Nel giorno della donna, le dimostranti manifestano per i loro diritti!
Ma qualcuno dirà: perché separare la lotta delle donne? Perché esiste un giorno della donna, con speciali volantini per le lavoratrici, incontri e conferenze? Non è questa, in ultima analisi, una concessione alle femministe e alle suffregette borghesi? Solo coloro che non comprendono la differenza radicale tra il movimento delle donne socialiste e le suffragette possono pensarla così.
Qual è lo scopo delle femministe? Ottenere nella società capitalista gli stessi vantaggi, lo stesso potere, gli stessi diritti che possiedono adesso i loro mariti, padri e fratelli. Qual è l'obiettivo delle operaie socialiste? Abolire tutti i tipi di diritti che derivano dalla nascita o dalla ricchezza. Per la donna operaia è indifferente se il suo padrone è un uomo o una donna.
Le femministe borghesi domandano l'uguaglianza dei diritti sempre e in ogni luogo. Le lavoratrici rispondono: rivendichiamo gli stessi diritti per tutti i cittadini, uomini e donne, ma noi non siamo soltanto donne e lavoratrici, siamo anche madri. E come madri, come donne che un giorno avremo un figlio, chiediamo una speciale cura per noi stesse e per i nostri figli da parte del governo, una speciale protezione dallo stato e dalla società.
Le femministe si battono per conquistare i diritti politici. Anche qui i nostri cammini si separano: per le donne borghesi, i diritti politici sono un modo più comodo e più sicuro per raggiungere i propri obiettivi in questo mondo basato sullo sfruttamento dei lavoratori. Per le operaie i diritti politici sono un passo nel cammino aspro e difficile che conduce al desiderato regno del lavoro.
Le strade delle lavoratrici e delle suffragette si sono separate da tempo. C'è una enorme differenza tra i loro obiettivi. C'è anche una enorme contraddizione tra gli interessi della lavoratrice e quelli della signora, della serva e della padrona...Non c'è e non può esserci alcun punto di contatto, convergenza o conciliazione. Perciò i lavoratori non devono temere che ci sia un giorno a parte per la donna, né speciali conferenze per le lavoratrici né una stampa particolare.
Ogni speciale, distinta forma di lavoro tra le donne della classe lavoratrice è semplicemente un modo per aumentare la coscienza delle lavoratrici e avvicinarle alle fila di quelli che combattono per un futuro migliore. Il Giorno della donna e il lento, meticoloso lavoro condotto per elevare l'auto-coscienza della donna lavoratrice, stanno servendo la causa non della divisione, quanto dell'unione della classe operaia.
Lasciate che un sentimento allegro del servire la causa comune della classe operaia e di lottare simultaneamente per l'emancipazione femminile ispiri le lavoratrici ad unirsi alle celebrazioni per il Giorno della Donna. 
Alexandra Kollontai

mercoledì 5 marzo 2014

5 marzo 1953 muore Josef Stalin,la commemorazione di Sandro Pertini


Senato della Repubblica
 
Sandro Pertini commemora Giuseppe Stalin
 
06/03/1953
 
Signor Presidente, onorevoli colleghi il dolore e l'angoscia che sono in noi impediscono ogni frase retorica ed ogni accento polemico. Dinanzi a questa morte non si può rimanere che stupiti e costernati.
 
Stupiti, per la grandezza che questa figura assume nella morte. La morte la pone nella sua giusta luce; sicché uomini di ogni credo politico, amici ed avversari, debbono oggi riconoscere l'immensa statura di Giuseppe Stalin.
 
Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto. Siamo costernati dinanzi a questa morte per il vuoto che Giuseppe Stalin lascia nel suo popolo e nella umanità intera. Signori, se abbandonate per un istante le vostre ostilità politiche, come le abbandono io in questo momento, dovete riconoscere con me che la vita di quest'uomo coincide per trent'anni con il corso dell'umanità stessa. Quattro tappe, soprattutto, della esistenza di Stalin rappresentano quattro pietre miliari della storia universale.
 
Ottobre 1917: questa data costituisce una svolta decisiva per la storia del mondo, come la costituì il 14 luglio 1789. Il 14 luglio 1789 si affermò e trionfò il Terzo Stato che dette una sua politica, economica e sociale, a tutto il secolo xix. L'ottobre 1917, segna l'affermazione vittoriosa del Quarto Stato, il quale soprattutto da quel giorno diviene da oggetto soggetto di storia. Per opera di quella vittoria l'utopia d'uri tempo diventa realtà e quella che era una speranza a sospingere le masse diseredate ed oppresse verso la mèta suprema diviene una certezza.
 
Altra tappa della vita di Giuseppe Stalin è, a mio avviso, l'edificazione socialista nella sua terra. Allora erano molti i pessimisti, gli scettici che dicevano che non sarebbe stato possibile edificare il socialismo in un paese solo. Invece questo Uomo, ereditando il pensiero e lo insegnamento di Lenin, riuscì a trasformare il suo popolo; riuscì a dargli anche una economia industriale, che sembrava un tempo un sogno ed una pazzia, sfruttando le immense ricchezze che il suolo della sua terra racchiudeva. Portò, così, il lavoratore sovietico, liberato da ogni catena, ad un alto livèllo di vita e di dignità umana. E, badate, signori, è stato questo sforzo gigantesco a costruire ed a consolidare quella cittadella, contro cui più tardi s'infrangerà la valanga nazista.
 
Ed ecco la terza tappa che rappresenta un'altra pietra miliare per l'unità e su cui deve essere scritta la parola « Stalingrado». Signori, voi tutti ricorderete le ore angosciose che abbiamo vissuto quando la valanga nazista si rovesciò sull'Unione Sovietica. Le armate naziste già scorgevano le torri del Cremlino e le vette del Caucaso. Ebbene, noi sentivamo che se, per dannata ipotesi, fosse crollata l'Unione Sovietica, con l'Unione Sovietica - non dimenticatelo voi che mi ascoltate - sarebbero crollate tutte le speranze di un trionfo della libertà sulla dittatura nazifascista. In quel momento sentivamo che uomini di tutti i credi politici trattenevano il respiro consapevoli che la loro sorte era legata alla sorte di Stalingrado. E Stalingrado diventò la Valmy della Rivoluzione d'Ottobre e al mondo attonito offrì il miracolo di una strepitosa vittoria, sotto la guida di Stalin. Allora comprendemmo che da Stalingrado aveva inizio la vittoria delle armi democratiche contro le armi della barbarie !
 
Vi è poi l'ultima tappa, signori; altra pietra miliare sul cammino dell'umanità. Se a me, umile e piccolo uomo di fronte a tanta grandezza, fosse concesso di scoprire su questa pietra dei nomi, tre ne scriverei : «Pace Roosevelt Stalin». Perchè, signori, oggi noi dobbiamo tutti riconoscere che lo sforzo che ha fatto questo uomo in questi ultimi anni è stato quello di gettare le fondamenta di una pace sicura e duratura. Ecco perchè egli si intese subito con un altro uomo che aveva indicato al suo ed agli altri popoli la strada da seguire dopo la guerra, se si voleva veramente avviare il mondo verso la pace e non verso un conflitto mondiale : Roosevelt. Non è vero che Roosevelt sia stato ingannato! Egli ha ascoltato semplicemente la sua coscienza, il suo grande spirito ; e ecco perchè si intese subito con Giuseppe Stalin.
 
E Giuseppe Stalin continuò su questa strada che era la strada della pace.
 
Per quale ragione, o signori, egli ebbe tanto a cuore questo bene prezioso? Vedete, chi come noi è stato nell'Unione Sovietica ha avuto la esatta impressione che i dirigenti della politica dell'Unione Sovietica sentono di doversi preoccupare non soltanto delle sorti del popolo lavoratore sovietico, ma anche delle sorti dei lavoratori di tutta la terra. Ecco perchè, o signori, noi respingiamo sdegnosi e sdegnati l'insinuazione fatta da un'alta autorità politica italiana ed apparsa stamani sui giornali e che cioè Giuseppe Stalin «non abbia avuto comprensione per il popolo lavoratore italiano». Le sorti del popolo lavoratore italiano stavano a cuore a Giuseppe Stalin come gli stavano a cuore le sorti del popolo suo e quelle di tutti i popoli della terra.
 
Egli si è sempre battuto per la pace, consapevole che coloro che pagano il più alto tributo di sangue e di sofferenze, nella guerra, sono i suoi contadini e gli operai. E da buon socialista egli sapeva che non si doveva volere la guerra per distruggere quanto la società attuale ha costruito, bensì si deve tendere a trasformare la vecchia società per edificarne una nuova. Questa è stata la sua volontà ferma ; per questo egli negli ultimi anni si è battuto. Ha sempre respinto ogni provocazione, ha sempre rinunciato ad atti di forza pur di difendere questo bene che appartiene non solo al suo popolo, ma a tutta l'umanità.
 
L'ultimo suo atto come statista fu precisamente un nuovo appello per la pace. Egli ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L'ultima sua parola è stata di pace. Ebbene, in questa ora per noi così triste, ci auguriamo che questo invito alla pace, che rispecchia la volontà di tutti i lavoratori della terra, non cada nel vuoto, ma venga raccolto da tutti coloro che hanno nelle mani le sorti dei popoli.