involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

domenica 13 aprile 2014

BUCAREST,VIVERE COI TOPI


Due anni fa, la fotografa canadese Jen Tse è arrivata a Bucarest e ha osato entrare con la sua macchina fotografica nelle fogne della capitale della Romania dove, spinta dalla miseria causata dalle istituzioni del regime capitalista due decenni fa, vi è una vera e propria città esclusa ed emarginata della superficie del mondo.
  Qui ha fatto una serie di fotografie agli abitanti del buio, e ascoltato le loro storie di violenza, droga, freddo, malattie e solitudine.
Una è quella di Mihaela Iordan, 31 anni, che da tempo ha smesso di sentire la puzza fastidiosa dei canali d'acqua sotterranei e ha imparato a convivere  con  topi, pulci e rifiuti fecali. E più di un decennio che vive nelle fogne. Accanto a lei vive il suo fidanzato, Mario, che è diventato un residente del sottosuolo della capitale spinto dalla povertà iperbolica causata dalla terapia d'urto neoliberista applicata contro i rumeni negli anni novanta e  dalla sua tossicodipendenza , ognuno per sé è la disumana insolidarieta inculcata come ideologia.
Accanto a loro, una realtà nascosta di centinaia di bambini provenienti da famiglie povere che vivono in strada o sotto di esse nella capitale della capitalista Romania. Molti ricordano ancora i tempi in cui la disoccupazione, era un'idea incredibile, sembravano fantascienza le voci provenienti da ovest, o quando le strade erano un luogo di lavoro e di piacere, e non per la sofferenza e la criminalità.
Nel rigido inverno di Bucarest, i tubi che portano  l'acqua calda nelle case dalle centrali elettriche nella periferia sono il posto migliore per i diseredati e miserabili.
  Molte di queste PERSONE che vivono nelle fogne, condividondole con i topi, non hanno mai conosciuto un'altra casa , solo con un  improbabile cambiamento di regime, probabilmente, potranno conoscere un altro stile di vita.



















  Jen Tse è una fotografa di Toronto, Canada. Attualmente vive a Copenhagen, in Danimarca. Potete vedere altre foto  in questo video , opera realizzata dalla fotografa stessa.


FONTE

mercoledì 9 aprile 2014

LA MORALE A DOPPIA CORSIA MA A SENSO UNICO



 


 
 
9 / 4 / 2014
Il 29/08/2012 sono stata contatta dal prof. Colloretti. Mi aveva invitato in un bar al Campo del Ghetto di Venezia per un appuntamento per parlare riguardo lo spettacolo legato alla Giornata europea della Comunità ebraica. La sig.ra Willson Alexandra mi aveva chiesto se posso registrare la prova dello spettacolo e presentare il materiale al prof. Colloretti così lui potrà fare la pianta luci, e se in seguito posso registrare e montare le riprese dello spettacolo. Avevo risposto affermativo, però avevo chiesto di essere pagata per il mio lavoro. “Come Dio comanda.” La sig.ra Willson mi aveva risposto: "Ma, certo!"
Giorno dopo avevo registrato la prova, prof. Corrado Calimani era presente, mi aveva fornito un cavo elettrico. Ho montato il materiale e lo presentato al prof. Colloretti su un cd giorno dopo per la prova delle luci nella Sala di San Leonardo a Venezia. 02/09/2012 avevo registrato lo spettacolo, e lo messo disponibile al pubblico 26/09/2012 al indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=pr1qYMHKg-M .
Sono passate due anni, dal “Ma, certo.” ma io ancora non ho ricevuto un soldo.
Mi sono rivolta al Ispettorato di lavoro a Mestre, loro non volevano accettare la denuncia, visto che l'ente morale Comunità ebraica non registra i spettacoli teatrali. Mi sono rivota al Tribunale di Venezia, loro mi hanno chiesto il contratto, però io il contratto non avevo mai ricevuto dal Ente morale Comunità ebraica, dalla morale sig.ra Willson, dal morale prof. Calimani Corrado che alla fine nei e-mail si è mostrato demente, nemmeno dal prof. Le Moli - IUAV (non se ne parla del morale). Visto che lo spettacolo “Giornata europea della cultura ebraica 2012” era stata organizzata in collaborazione con lo IUAV, prof. Le Moli aveva un suo ruolo. Avevo iscritto lo IUAV 2008 perché ero entusiasmata dalla messa in scena Der kaukasische Kreidekreis di Brecht, da Ezio Toffolutti. Ero veramente meravigliata con il fatto che i studenti potevano fare una messa in scena così bella. Quando io avevo iscritto lo IUAV di Toffolutti non cera più nemmeno una T. Peccato. Era un mucchio di professori, se fossi stati cercati da Interpol, non sono certa che sarebbero trovati. Se io vado a vendere questi prodotti di cultura creati allo IUAV, non mi sorprenderei se i spettatori mi chiedono i soldi per guardare questi spettacoli. 2012 io non ero più studentessa, avevo dato il mio. Sottolineo che avevo imparato molto poco. Le video riprese ed editing non cerano nel mio programma. Tra l'altro nel programma dello IUAV- Scienze e tecniche del teatro era scritto che i studenti si preparano per essere Direttori, Registi, Scenografi, Costumografi. Cera una figlia di uno che ha trovato lavoro, altre dovevano fare le cortesie per poter essere prese come comparse, cerano anche le studentesse che finivano al reparto di psichiatria del Ospedale Civile di Venezia, per varie proposte di sesso. Resto non lavora in senso Costituzionale. Prof. Le Moli dal suo piedistallo soltanto gira la testa e dice: “Cosa cercavano, questo trovavano.”
Io avevo chiesto soldi per il lavoro che avevo fatto. Non è un crimine chiedere di essere pagati per il lavoro. Crimine è non pagare il lavoratore, anche se si tratta di un Ente morale come la Comunità ebraica di Venezia, anche se si tratta dei onorevoli professori come prof. Le Moli o prof. Corrado Calimani, btw. Anche mio zio è morto nel Auschwitz e non rompo i coglioni a nessuno, per non raccontare la storia di mio Babbo, anche adesso ho i problemi con il fascismo croato, e non ti rompo i coglioni con questo, pensa che sarei a Venezia, se a Zagabria fossi El Dorado? Perciò cari morali Le Moli, Calimani, Willson smettete di giocare con me a ping pong e pagate mi il mio lavoro.
Visto che nel spettacolo fatte le lodi aI Rothschild's, i soldi per voi sono importanti, però dietro la video camera ero io no Rothscihld, e visto che la Comunità ebraica e lo IUAV per questo e simili eventi prende i finanziamenti europei, regionali e comunali, la scusa di non avere i soldi è poco credibile. Tra l'altro siete tutti occupati alle varie posizioni, a differenza di me e simili a me – tropi simili, potete pagarmi anche dalla tasca vostra. Prego che il mio lavoro sia pagato, come Dio comanda. Anche Dio ebraico.  


Willson mi aveva chiamato per il lavoro. Mi aveva promesso il pagamento. Io avevo chiesto soldi per il lavoro che avevo fatto. Non è un crimine chiedere di essere pagati per il lavoro. Crimine è non pagare il lavoratore, anche se si tratta di un Ente morale come la Comunità ebraica di Venezia, anche se si tratta dei onorevoli professori come prof. Le Moli o prof. Corrado Calimani, btw. Anche mio zio è morto nel Auschwitz e non rompo i coglioni a nessuno, per non raccontare la storia di mio Babbo, anche adesso ho i problemi con il fascismo croato, e non ti rompo i coglioni con questo, pensa che sarei a Venezia, se a Zagabria fossi El Dorado? Perciò cari morali Le Moli, Calimani, Willson smettete di giocare con me a ping pong e pagate mi il mio lavoro.

FONTE


mercoledì 2 aprile 2014

Report dall'Ucraina

Cronaca di una realtà evitata dalla stampa egemonica
 
I neonazisti pattugliano Kiev
 
di Unai Aranzadi (*) 
 
E’ mezzanotte e la colonna di incappucciati esce da una delle strade che sboccano in piazza dell’Indipendenza, oggi meglio conosciuta come “Euromaidan”. Sono circa sessanta, con uniformi militari, giubbetti antiproiettile, sbarre d’acciaio, caschi e anche cartuccere che potrebbero contenere pistole.
 
Qui è dove lo scorso 21 novembre iniziarono le proteste a favore dell’associazione dell’Ucraina alla Unione Europea, che finirono col colpo di Stato contro Viktor Yanukovich, un presidente eletto ma corrotto.  
 
Secondo Oleksander, un vicino che applaude al passaggio di quella che lui chiama “brigata dei lottatori”, l’attività di questi uomini che si sono ribellati con le armi comincia alle dodici e finisce alle sei di mattina, e come, questa “brigata”, ore prima si potevano vedere facilmente altre colonne dei diversi gruppi di ultradestra che dominano la zona per tutte le ventiquattro ore.
 
“Si dividono tutto il centro storico di Kiev per evitare la presenza di stranieri, comunisti, omosessuali e russi”, afferma quest’uomo che dice di essere “un semplice difensore di un’Ucraina unita e disciplinata che ha bisogno di ordine e onore”.
 
Da alcuni giorni si possono già vedere in internet i video di violente “operazioni di pulizia” portate a termine da questi gruppi contro semplici passanti, personaggi pubblici e persino contro un blindato dell’esercito, che girano il centro della città con la bandiera di Svoboda, il partito neonazista che oggi è al governo con un vice primo ministro, tre ministri, il procuratore generale dello Stato e cinque governatori di provincie, oltre altre decine di importanti incarichi pubblici con responsabilità nello Stato.
 
“Ma loro non sono gli unici che stanno lottando. Noi siamo altrettanto patrioti di loro o di più. Di fatto molti militanti di Svoboda sono venuti nel nostro movimento”. Mykola, che è incaricato di “evitare che vengano spie straniere” in piazza dell’Indipendenza, veste un’uniforme militare, dice di nascondere una Makarov 9mm e ha una radio trasmittente sul petto. E’ membro del nuovo partito Pravy Sektor (Settore Destro) e si avvicina a interrogare “chiunque possa essere ritenuto una minaccia per la rivoluzione che abbiano cominciato”. Sereno, nonostante un alito che distilla vodka, enumera le alleanze che fino a questo momento li hanno aiutati. “L’Unione Europea ci è stata favorevole e sarebbe bene entrarci più avanti, per questo alcuni mettono le stellette intorno al nostro scudo nazionale. Ma noi siamo una terza via, sì,  all’interno della NATO. Se gli americani ci appoggiano, potremmo lottare persino contro la Russia”. 
 
Il partito nazionalsocialista Svoboda, anche se in questo momento vive il punto più alto della sua storia, fin dal principio degli anni ’90 ha al suo attivo la partecipazione nelle istituzioni (sotto le sigle di partito “nazionale, sociale”), ma altri, come Pravy Sektor, sono stati fondati nel fuoco delle prime proteste europeiste dello scorso novembre, e si stima che oggi contino su 5.000 membri addestrati e ben equipaggiati con le loro caratteristiche uniformi militari. Ciò nonostante, fin dalla fine dell’anno scorso, hanno beneficiato di un’articolazione, di finanziamenti e di una crescita difficili da spiegare e attribuiti dall’ex capo dei servizi segreti, Alexander Yakimenko, “all’ovvio arrivo di donatori stranieri che, attraverso alcune ambasciate, hanno distribuito grandi quantità di denaro. Questo è stato dimostrato dalle loro visite alle ambasciate come quella della Polonia e degli Stati Uniti, e da come si cambiavano i dollari intorno a piazza Maidan”. 
 
Migliaia di giubbetti antiproiettili a 1.200 dollari l’uno, equipe di radio per comunicare, rancio per sfamare tutte le loro “brigate” o i fucili con mirino telescopico che hanno utilizzato durante lo “Euromaidan” presuppongono una spesa considerevole, cosa in contraddizione con la realtà di gruppetti sorti dalla marginalità e dalla disoccupazione. Proprio in una di queste mense, “la patriota Sofiya” – come la chiamano i suoi compagni – serve zuppa, caffè e panini ai militanti di guardia. Quando le si domanda chi finanzia queste mense che forniscono cibo e bevande 24 ore al giorno a poche migliaia di neonazi, risponde con un secco “molta gente ci vuol bene, dentro e fuori”. 
 
La piazza dello “Euromaidan” è un rosario di tende da campo color kaki, rimorchi-caldaia dell’esercito che servono a scaldare i paramilitari, barricate alte come case, fuochi dove si cucina 24 ore su 24 ed edifici occupati in cui le sentinelle sono giovani e adulti con elmetti militari, passamontagna e rosari all’avambraccio. All’entrata di quello che prima era un edificio dell’amministrazione pubblica, gli uomini di Pravy Sektor che lo occupano sono già ubriachi, e hanno lasciato scudi e manganelli su sacchi di terra che, come trincee, proteggono l’entrata. Sovreccitati, ognuno di loro ha la sua versione di quanto è successo durante quella che chiamano “rivoluzione”, e anche se quasi tutti sono favorevoli a continuare l’alleanza con gli USA o con la Germania (paesi che hanno avuto e tornano ad avere un legame diretto con questi gruppi ultras); altri preferiscono mantenere relazioni internazionali di più basso profilo, che chiamano “solidarietà delle nazioni europee” alludendo alle alleanze che sono state costruite dopo aver ricevuto la visita di gruppi emergenti neonazisti come i Nordisk Ungdom di Svezia, il NOD della Germania e lo Jobbik d’Ungheria tra altre dozzine di organizzazioni di estrema destra che hanno fatto di Kiev la loro nuova Mecca.
 
A pochi metri da qui, dietro il check point paramilitare che, in mancanza di autorità legale, controlla uno degli accessi alla piazza, Vasyl vende ricordi della “rivoluzione ucraina”, come souvenirs di Svoboda, bandiere dell’Ucraina mescolate a quelle dell’Unione Europea e gagliardetti di Pravy Sektor. I compratori di questa simbologia ultranazionalista non sono tanto gli skinheads venuti da tutto il mondo, o gente con l’uniforme locale, ma famiglie con bambini, visitatori di provincia e alcuni giovani che dicono di non essere d’accordo con Pravy Sektor o Svoboda, “anche se sono patrioti e in un certo senso li capiamo”, assicura Nataliya, studentessa di belle arti e acceso difensore “dei valori rappresentati dall’Unione Europea”.  
 
Uno dei prodotti che si vende di più in questi posti è l’effige che, nella nuova Kiev, ha spodestato lo scarso culto ancora reso alla figura di Lenin. Si tratta di Stepan Bandera, eroe nazionale per gran parte del nuovo Governo e fondatore dell’ “Esercito Insorto Ucraino”, il raggruppamento armato che durante la 2° Guerra Mondiale collaborò con i nazisti tedeschi nello sterminio dei polacchi, dei comunisti e soprattutto degli ebrei, il collettivo minoritario più contradditorio del nuovo Governo.  
 
Giorni dopo che un leader di Pravy Sektor, Aleksandr Muzychko – morto settimana scorsa in uno scontro a fuoco ancora da chiarire – facesse un discorso incendiario, kalashnikov in mano, sugli ebrei, Reuven Din El, l’ambasciatore di Israele, ha avuto una riunione con Dmytro Yprosh (altra testa pubblica di Pravy Sektor), regolando con qualche tipo di accordo non rivelato ogni possibile confronto tra la comunità ebrea e gli ultra-destri che oggi governano il paese.
 
In questo senso, la “Agenzia di Notizie Ebrea” arriva ancor più in là, pubblicando informazioni (che quotidiani come Haaretz hanno anche diffuso) secondo le quali vari membri legati all’esercito israeliano sono stati agli ordini di Svoboda durante i combattimenti nell’Euromaidan, segnalando una piccola unità israeliana chiamata “i caschi azzurri” di origine ucraina (come tanti israeliani), il che ha faclitato la loro perfetta mimetizzazione nella società.
 
Il loro leader, un ex militare che parlando in lingua ebraica non ha voluto dire se è andato a Kiev come contrattista del governo sionista o come volontario, ha dichiarato “Non appartengo a Svoboda anche se ho operato ai suoi ordini. Per me sono come fratelli, e non dimentichiamo che nelle proteste c’erano molti ebrei”: contraddizione estrema, confermata fin da dicembre dal quotidiano conservatore Jerusalem Post, che ha pubblicato un reportage in cui affermava che “giovani ebrei di organizzazioni internazionali hanno fornito appoggio logistico, e organizzativo, alle barricate”.
 
L’incontro tra l’ambasciatore israeliano a Kiev con Dymitro Yprosh (che è avvenuto poco prima di quello di Netanyahu con Obama alla Casa Bianca), è possibile sia servito non solo a contenere qualsiasi eventuale attacco senza controllo contro membri della comunità ebraica, ma anche a trattare il tema della “sicurezza” come una strategia locale di partecipazione internazionale, visto che oggi Dymitro Yarosh è non solo un alto dirigente di Pravy Sektor, ma anche segretario alla Sicurezza Nazionale, in fondo responsabilità di grande interesse per Stati Uniti ed Europa Occidentale. 
 
Già di prima mattina, in vari angoli della “Euromaidan”, dove le scritte delle SS (una chiara allusione alle Waffen-SS di Hitler) sono meno frequenti, alcune strade oscure sono controllate da “piccole unità patriottiche” di quattro o cinque uomini in stato di ubriachezza, come quella comandata questo sabato mattina dal giovane Bodan. “A volte abbiamo discussioni con loro, ma quasi tutta la polizia confida in noi. Dove ci siamo noi non si ruba, non ci sono crimini ma ordine e rispetto per la vera Legge”. Alla domanda su qual è la vera legge, risponde: “Noi siamo la legge. Abbiamo la procura dello Stato con Svoboda, la direzione della sicurezza nazionale con Pravy Sektor e Ihor Tenyukh, anche lui di Svoboda, come Ministro della Difesa. Che vuoi di più?”.
 
La banda paramilitare continua la sua erratica strada, in cerca di qualcosa da fare. Nella zona non si vede polizia, solo un’auto di pattuglia vuota, che loro trattano come se fosse loro. Neppure si trova neanche un decimo di tutta quella stampa straniera che, da questa piazza e da queste strade, ha legittimato “la rivoluzione” contro il governo precedente.  
 
Così il fascismo si accampa a suo piacimento a Kiev, senza polizia che lo fermi o stampa che lo denunci. 
 
(*) Videoreporter indipendente basco, specializzato in diritti umani e conflitti armati; da: rebelion.org; 31.3.2014.
 
 (traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

FONTE 


 Dnepropetrovsk (Ucraina orientale). Un gruppo di neonazisti di Pravy Sektor marcia incolonnato inneggiando al comandante delle Ss Galizien Stepan Bandera. Una coppia che passa da quelle parti li contesta. I due vengono inseguiti e il ragazzo accerchiato e picchiato


 Lviv (Ucraina occidentale). Bande di neonazisti spadroneggiano per le strade terrorizzando i passanti. A un ragazzo viene fatto togliere il cappotto rosso e gli vengono chiesti i documenti. Una volta a terra il cappotto gli viene sporcato di nero con bombolette spray.