involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

lunedì 28 aprile 2014

venerdì 25 aprile 2014

IL LIBRO SVELA COME ORDISCONO I VERI SANGUINARI

Per la prima volta dopo oltre vent’anni dal crollo del regime comunista romeno, l’Italia ha a disposizione la prima e più completa ricostruzione, precisa sin nel dettaglio, di quel lontano dicembre 1989. Si tratta de La fine dei Ceausescu. Morire ammazzati come bestie selvatiche, del giornalista romeno Grigore Cartianu (Aliberti, 2012, pp. 622, euro 18), tradotto e curato dallo scrivente.
Nemmeno in Romania, nonostante il profluvio di saggi composti dopo quell’anno e che ancora si stanno scrivendo e pubblicando, nessuno ha rivelato così tante notizie e sollevato così tante domande, come ha fatto Cartianu. Il quale – vale la pena ricordarlo – ha proseguito la sua indagine in altri due libri, cui ne seguirà un quarto, intitolati Crimele revolutiei (I crimini della rivoluzione) eTeroristii printre noi (I terroristi tra di noi), che ci auguriamo anch’essi potranno vedere la luce nel nostro Paese.
I primi due lavori, usciti entrambi nel 2010 presso le edizioni del quotidiano «Adevarul» di cui Cartianu è caporedattore, hanno venduto circa duecentomila copie, presenziando alle più importanti rassegne librarie della Romania e il libro appena apparso in Italia è già stato tradotto in diversi Paesi, tra cui Francia e Germania.
Dopo l’uscita del volume, l’autore si è trovato davanti, oltreché a un ingente sostegno da parte dei lettori, al fuoco di sbarramento di buona parte dei politici romeni protagonisti, diretti e indiretti, di quel lontano dicembre. Anzitutto di Ion Iliescu, primo presidente della Romania cosiddetta democratica, e tra i principali artefici di quello che ormai moltissimi definiscono non già rivoluzione bensì colpo di Stato.
Il lettore appassionato di storia e politica il quale però sia stato costretto a bere menzogne scritte e ripetute a ufo in questi oltre vent’anni, si avvedrà sin dalle prime pagine dell’inganno cui ogni mezzo di comunicazione, storici e giornalisti lo hanno imbrigliato e imbrogliato.
Tutto il mondo seguì, attraverso televisioni e giornali, i fatti accaduti in Romania nel dicembre 1989: la rivolta di Timisoara, l’ultimo discorso di Nicolae Ceausescu con al fianco la moglie Elena, poi la loro fuga, la cattura, il sommario processo e la morte per fucilazione. Poco meno d’un mese e mezzo avanti, a Berlino crollava il Muro. Due anni dopo, nel 1991, anche l’impero sovietico sarebbe franato. S’era chiusa un’epoca europea, ed era stata archiviata con la morte brutale dell’ultimo dittatore comunista d’Europa. Sono trascorsi oltre vent’anni da quegli episodi e tutto sembrava essere così come ci era stato raccontato in tempo reale. Nient’affatto: l’inganno era, come sempre, legge incontrovertibile. Purtuttavia la verità, ancorché infossata negli ipogei della storia dai vincitori, a poco a poco tende, come un corpo gettato in mare, a riemergere, ed esser così restituita ai legittimi proprietari per degna sepoltura.
Tra i molti risvolti inediti, veniamo a scoprire, per esempio, che la fine truculenta del dittatore era stata decisa da George Bush e Mihail Gorbaciov all’inizio di dicembre e contestualmente l’immagine dello statista sovietico sarà ridotta di molto e riportata, almeno in parte, alla sua giusta dimensione, politica e umana. Scopriremo inoltre che Ceausescu, in realtà, non fuggì mai dalla sede del Comitato centrale, ma fu costretto a scappare per poi essere incastrato e arrestato, così come verremo a sapere che Ion Iliescu, il socialista dal volto umano ma dall’animo diabolico, ricevette precisi ordini da Mosca, la quale, alla sua volta, prese direttive da Washington. E sorpresa nella sorpresa: il sanguinario dittatore, come è ancora definito, non era affatto sanguinario, anzi: pagò cara la sua tolleranza nei confronti degli oppositori politici interni.
Ma di più: il lettore conoscerà molto da vicino anche i protagonisti nascosti della truce avventura decembrista, quali militari e dirigenti del Partito comunista romeno i cui nomi, presso il grande pubblico italiano, non hanno mai avuto corso legale. Il libro è inoltre arricchito da una folta serie di Appendici in cui sono presenti tutti i documenti essenziali di quei tempestosi giorni, quali per esempio le riunioni d’emergenza del Comitato politico esecutivo, gli ultimi discorsi delConducator e la trascrizione completa dello stenogramma del cosiddetto processo.
Cartianu snuda menzogne e reticenze, svelando quello che non fu né rivoluzione di popolo, né naturale decorrere di eventi, bensì, semplicemente, lo ripetiamo, un colpo di Stato; e lo fa sulla base d’un decennio di ricerche. Con questo saggio, scritto in maniera agile e brillante, possiamo cogliere, sin nei minimi dettagli, come e perché siano stati liquidati il vecchio dittatore e la sua consorte e, in più, ottenere un quadro, tanto fosco quanto evidente nel suo intrigo, di quell’intera epoca europea. La fine dei Ceausescu è in buona sostanza un’inchiesta giornalistica che mette a punto e in chiaro una torbida faccenda che, di chiaro e preciso, non ebbe mai niente sin dall’inizio.
Il libro è ben lungi dall’essere una difesa politica di Nicolae Ceausescu (Cartianu è spietato nei confronti delConducator) perché, di fatto, non si tratta nemmeno di condannare o assolvere Ceausescu: bensì di fare in modo che studiosi e semplici lettori possano avere a disposizione tutti gli elementi necessari per giudicare ciò che per venti e più anni i magliari della storia occidentale hanno gabellato come verità e che scopriamo oggi per la prima volta essere una brutale menzogna. O, per esprimerci con la parola che lo stesso Conducator, ebbe il coraggio e la lucidità di pronunciare durante il «processo stalinista» cui fu sottoposto, una mascarada, ovvero una pagliacciata.
Il testo è completato da una mia Postfazione intitolata Il fango e la neve. Romania 1989-Duemila, in cui amplio e integro le testimonianze portate da Cartianu con una notevole serie d’ulteriori documenti e informazioni. Racconterò, per esempio, come e perché un notissimo giornalista italiano d’una grande testata nazionale, se ne andò via proprio a causa d’una pesante censura voluta da alcuni poteri forti e quale ruolo giocò la finanza mondiale nell’estromissione di Ceausescu.
Questo lavoro nel suo complesso costituisce il quadro definitivo di quegli eventi, che hanno segnato, in molteplici sensi, non solo la storia della Romania, ma altresì dell’Italia e di tutto il continente eurasiatico e le cui conseguenze viviamo e subiamo ancora oggi.
Alla fine della lettura, inoltre, non avremo incontrato solo il coté politico della faccenda, bensì anche quello umano, ché scoprire la verità su quegli accadimenti così centrali nella vita del Paese carpatico, sarà d’aiuto anche per comprendere la sofferenza d’un popolo costretto a emigrare in massa, abbandonando affetti e radici per cercare fortuna all’Ovest. Si stava meglio quando si stava peggio? Sì, no, forse, non tocca noi dare una risposta. Limitiamoci ad apprendere la verità dei fatti e a raccontarla con onestà. Gli animi onesti trarranno le loro dovute conclusioni.


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giovedì 17 aprile 2014

l'ONU è la via perfetta per legittimare operazioni di propaganda NATO

By Andrew KORYBKO (USA) 
Segmenti della prossima relazione sui diritti umani in Crimea commissionata dalle Nazioni Unite , che verrà rilasciatoaMartedì, sono state rilasciate dalla rivista Foreign Policy, e le sue conclusioni sono tutt'altro che oggettive. Indicando ancora un altro esempio di pregiudizio istituzionale contro la Federazione Russa e dei suoi interessi, Ivan Simonovic, Assistente del Segretario Generale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha riempito la cosiddetta relazione con pregiudizi, reporting ingannevoli, omissioni importanti, analisi unilaterali, in alcuni casi, addirittura false dichiarazioni. Considerando la sua storia di " valutazioni di parte, pregiudizievoli e non oggettive ", questo non dovrebbe essere una sorpresa, ma è sorprendente che tali pareri sono istituzionalizzati in rapporti di un'organizzazione nominalmente neutrale. Una breve panoramica del documento trapelato dimostrerà che alcuni "rappresentanti" delle Nazioni Unite sono più emblematici di obiettivi di informazione della NATO di quanto non siano di obiettività.
Di politica estera rapporto esclusivo sul documento inizia affrontando la presunta attività di "propaganda russa" nel periodo fino al referendum. Attraverso omissione selettiva, trascura di menzionare che la Russia ha il diritto internazionale di trasmettere i suoi media in Ucraina e la Crimea che faceva parte di quel paese,  non ha fatto eccezione. Può essere che Simonovic sia portato alla tendenza di chiamare qualsiasi supporto proveniente dalla Russia "propaganda", perché "propagandista capo" della Russia, Dmitry Kiselyov, è stato il primo giornalista a mai essere sanzionato dalla UE come punizione per aver esercitato il suo diritto alla liberta di parola (che si suppone sia anche un "valore europeo"). La relazione convenientemente dimentica di menzionare che l'Ucraina ha vietato le trasmissioni dii media russi  nel paese, una mossa che costituisce un precedente per la Lituania e le censure successive sempre a danno dei russi della Lettonia.
Il rapporto quindi sostiene sfacciatamente che gli attivisti anti-riunificazione(Crimea-Russia) sono stati "minacciati, arrestati e torturati". È interessante notare che questa affermazione esplosiva ha ricevuto scarsa eco Se ci fossero stati seria motivi credibili che determinati eventi si fossero verificati, le macchine dei media statunitensi e occidentali avrebbero munto la falsa narrazione quanto più potevano, non appena le fossero  emerse le accuse . Non è improbabile immaginare la CNN che dedica un'intera ora "indagando" (onde indottrinare il suo pubblico ) su questo argomento. Perché nulla di questo si è verificato e non ci sono prove sostanziali  per corroborare questo, è molto poco professionale per un funzionario delle Nazioni Unite  mettere queste voci in un rapporto ufficiale.
Ridicolmente, il documento continua a sostenere che "La presenza di gruppi paramilitari e i cosiddetti gruppi di auto-difesa così come soldati in uniforme con  insegne, falsamente accreditate alla Federazione russa, non creavano un ambiente  favorevole  in cui gli elettori potessero liberamente esercitare il loro diritto di opinione e il diritto alla libertà di espressione ". Ha poi l'ardire di affermare che "è ampiamente valutato che gli oratori russi non sono stati oggetto di minacce in Crimea." E sorvola senza problemi il fatto che violenti gruppi neo-nazisti sono una grave minaccia per le minoranze in Ucraina, e che il pravy sector ha direttamente minacciato l'Ucraina orientale  e la Crimea, zone in cui la minoranza russa risiede prevalentemente. Le loro dichiarazioni di intenti per attaccare altri che non sono d'accordo con loro sono ampiamente pubblicizzate su internet.

In questa luce, i gruppi paramilitari e di autodifesa sono una necessità assoluta per impedire che i nazionalisti radicali di istigare uno scoppio di violenza. E con quale prospettiva l'Ovest può de-legittimare le elezioni ? Dopo tutto,  ha unilateralmente riconosciuto l'indipendenza del Sud Sudan e in Afghanistan e le elezioni irachene sotto la stessa identica cosa, se non di più. Nonostante le bugie di Obama al contrario , i cittadini del Kosovo non hanno nemmeno la possibilità di partecipare a un referendum, non importa quanto truccato avrebbe potuto essere senza la partecipazione dei suoi abitanti nativi serbi. Dichiarazioni come "Il clima generale di incertezza ha portato alcune persone, prevalentemente tartari e ucraini etnici a lasciare la  Crimea" è giornalisticamente irresponsabile senza fornire alcun dato, mentre la  Russia può solidamente dichiarare che oltre mezzo milione di ucraini cercano rifugio all'interno del loro paese . Considerando la minaccia che i nazionalisti violenti rappresentano per la salvaguardia dei diritti umani per tutti i cittadini ucraini , è assolutamente falso per la relazione affermare che "le tensioni sono diminuite, insieme con le accuse di violazioni dei diritti umani", da quanto la giunta è salita al potere.Di fatto è vero il contrario.
Sorprendentemente, la relazione cita solo marginalmente le infami esecuzioni da parte di cecchini avvenute al culmine di EuroMaidan e utilizza una combinazione di giri di parole per portare i lettori alla conclusione che erano i Berkut  a sparare ai rivoltosi, non i mercenari sotto contratto dell' Occidente e dei leader il EuroMaidan, come è stato in seguito  rivelato . L'Ambasciatore russo Vitaly Churkin alle Nazioni Unite ha anche portato questo davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite , e il Ministero degli Esteri russo ha chiesto un'indagine imparziale su ciò che realmente è accaduto. Questa omissione critica sarebbe considerata negligenza giornalistica da qualsiasi corporazione di media, ma averlo in un documento ufficiale delle Nazioni Unite, insieme a tutte le altre "scoperte" false e fuorvianti, è propaganda contro la Federazione russa.
Le Nazioni Unite non dovrebbe essere foriera di propaganda per nessuno, dato il suo stato apparentemente neutrale come entità oggettiva, così uno deve chiedersi che cosa potrebbe essere il ragionamento che sta dietro una relazione così poco professionale e di parte. A suo credito, che fa affrontare lustrazione ossessione della giunta e tattiche intimidatorie Muzychko'sthuggish, ma tali inclusioni di fatto sono troppo pochi e rari per contrastare la narrazione di anti-russa travolgente stabilito all'interno del documento. Evidente pregiudizio della relazione fa sembrare come se gli interessi informativi anti-russi della NATO si sono infiltrati delle Nazioni Unite e che l'organizzazione politico-militare sta usando i suoi agenti di influenza (in questo caso, Simonovic, la cui istituzionale lealtà è con la NATO prima e la seconda Nazioni Unite [è stato promosso alla sua attuale posizione nel 2010, un anno dopo la Croazia ha aderito alla NATO]) per promuovere la sua agenda. Infatti ed in forma, l'ONU sta rapidamente trasformando in un nido di propaganda per il vizioso informazioni avvoltoio NATO. Ammantato di falso stereotipo di imparzialità e neutralità, l'ONU è la via perfetta per legittimare operazioni di propaganda della NATO.
Andrew Korybko è studente del Master americano presso l' Università Statale di Mosca di Relazioni Internazionali s (MGIMO).               Fonte