involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio
lunedì 29 dicembre 2014
mercoledì 24 dicembre 2014
NE CARNE NE PESCE,SOLO FETIDO MARCIUME
fonte
"I problemi del Partito Laburista non sono molto diversi da quelli degli altri partiti socialdemocratici occidentali... In questo senso viviamo oggi non solo una crisi dello stato britannico, ma anche una crisi generale della socialdemocrazia". (Labour Vanishes, Ross McKibbin, London Review of Books, November 20, 2014).
La sintetica valutazione di McKibbin sulla socialdemocrazia è tanto appassionata quanto convincente. La socialdemocrazia, l'espressione politica del riformismo anticomunista del XX secolo, è arrivata a un punto che sfida la sua visione e la sua stessa vitalità politica. Nelle parole di McKibbin: "Nel corso degli ultimi venti o trenta anni, i grandi partiti socialdemocratici di Germania, Austria, Paesi Scandinavi, Australia e Nuova Zelanda (e ora la Francia) hanno vissuto una emorragia di consensi...". Si potrebbe aggiungere tra questi, anche se in modo meno drammatico, l'imitazione di partito socialdemocratico statunitense, il Partito Democratico.
Da un punto di vista sostanziale, la socialdemocrazia trae energia dalla sua posizione di alternativa al comunismo. Per varie ragioni - timore del cambiamento, demonizzazione anticomunista, ignoranza, supposto interesse individuale - molti tra coloro che sono svantaggiati dal capitalismo cercano rifugio nei partiti addomesticati, gradualisti e aggressivamente anticomunisti, che rivendicano spazio a sinistra. Sostenendo un approccio parlamentare piano, cauto, non conflittuale, imbrigliando lo sforzo con la civiltà, i pensatori socialdemocratici credono di poter smussare le asperità del capitalismo con tranquillità e popolarità.
Dopo la fondazione dell'Unione Sovietica e la nascita dell'Internazionale Comunista - dove aderivano molti partiti di massa - la vecchia Internazionale Socialista tracciò una linea riformista che la separava dal comunismo mentre si poneva a difesa dei lavoratori e per il socialismo. All'adozione della moderazione e della condanna del comunismo, seguirono successi parlamentari: una lezione imparata fin troppo bene dai leader pragmatici.
Il modello della socialdemocrazia, dopo la rivoluzione bolscevica, fu senza dubbio il Partito Socialdemocratico della Germania (SPD). Assumendo il potere dopo l'abdicazione del Kaiser, l'SPD represse rapidamente lo zelo rivoluzionario delle masse e istituì un regime parlamentare. Sopprimendo il comunismo, la SPD cercava di chetare le paure isteriche della borghesia e della piccola borghesia, una tattica destinata a permeare il pensiero socialdemocratico fino ai nostri giorni. Pur essendo il più grande blocco partitico nel Reichstag fino al luglio del 1932, né l'accondiscendenza con la destra né una gestione "responsabile" delle pretese dell'economia capitalista avrebbero salvato la SPD e la Germania dal nazismo. I socialdemocratici sono usi a imputare il fallimento della SPD ai militanti di sinistra o dell'estrema destra, ignorando volontariamente il fatto - altrettanto palese oggi - che le persone si allontanano dai partiti di centro, quando questi non riescono a mantenere le loro promesse. Governare la Germania divenne l'obiettivo della SPD più che governare bene e nell'interesse dei lavoratori in Germania
Col finire della guerra, quando la resistenza al fascismo dei comunisti guadagnò il rispetto e la fiducia popolare, come accadde in quasi tutta Europa, la socialdemocrazia se la passò male. E' ben noto oggi che dove i partiti socialdemocratici europei erano pronti a prendere le distanze ad alta voce e con forza dalla collaborazione con i comunisti, "amici" negli Stati Uniti erano ben lieti di prestare loro aiuto, occulto e palese. La CIA e una miriade di altre entità create dal governo degli Stati Uniti per sovvertire le attività anticapitaliste e favorevoli al lavoro hanno trovato in tutto il mondo collaboratori volenterosi nei partiti socialdemocratici, soprattutto tra coloro che identificavano chiaramente il successo comunista con il fallimento socialdemocratico. Non passò molto tempo che l'opportunismo dell'anticomunismo infettò l'intero movimento socialdemocratico: nel 1951, l'Internazionale socialista si dissociava formalmente dal comunismo, stigmatizzandolo come terrorista, burocratico, imperialista e antilibertario. Gli articoli 7, 8, 9, e 10 della Dichiarazione di Francoforte scomunica il comunismo, condannandolo agli inferi con tutto il fervore dell'Inquisizione.
Ma l'opportunismo genera opportunismo. Nel 1959 ogni pretesa di socialismo viene cancellata dal primo dei partiti socialdemocratici, la SPD. Con il programma Godesberg, la SPD rinuncia effettivamente all'impegno per il socialismo, sostituendolo con vaghe nozioni di giustizia sociale e di allusioni al progresso democratico. La socialdemocrazia tedesca così sigla la sua pace con il capitalismo, sotto la bandiera dell'anticomunismo, e, d'ora in poi, si impegna a non allontanarsi dal cammino delle riforme.
Quasi tutti gli altri partiti socialisti e socialdemocratici ne hanno seguito l'esempio. Al posto del socialismo, la dottrina del benessere sociale emerge come tiepido surrogato per eliminare lo sfruttamento dalle relazioni sociali ed economiche. La socialdemocrazia ha eretto un muro di separazione artificiale tra i lavoratori relativamente benestanti - la cosiddetta "classe media" - e i loro fratelli di classe più indigenti. Invece di espropriare gli espropriatori, la socialdemocrazia insiste sul fatto che l'onere di pacificare i poveri gravi socialmente, in gran parte sulle famiglie operaie.
La classe, come il socialismo, è stata relegata nella spazzatura. Al suo posto è stato introdotto il costrutto di società civile, con i mercati che determinano lo status sociale, gli stipendi e la distribuzione di beni e servizi. Coloro che fossero stati a corto di risorse fisiche o mentali per competere per le "opportunità" offerte dai mercati avrebbero dovuto essere protetti da una metaforica "rete di sicurezza" sociale, ossia una serie di programmi volti a garantire una vita marginale per chi è colpevole di essere carente di capacità competitive o di spirito di iniziativa. Così, il grido di "Liberté, Égalité, Fraternité", ispirato dalla Rivoluzione francese, è stato diluito secoli dopo con la libertà dei mercati, l'uguaglianza della giungla e l'egoismo dell'individualismo. L'unica vestigia dell'umanesimo settecentesco che persiste nella teoria socialdemocratica è una squallida rete porosa che garantisce che i "perdenti" nel gioco della vita restino perdenti.
Per decenni, la stella che ha brillato nel firmamento socialdemocratico era la Svezia. Il mito del "socialismo" svedese ha sostenuto la pretesa di giustizia sociale di quel poco che rimaneva della sinistra dacché ha assunto un ruolo ancillare al capitalismo. Qualunque credibilità abbia goduto questo punto di vista è stata ampiamente smantellata nell'articolo scritto da Peter Cohen nel numero di luglio-agosto 1994 su Monthly Review (Svezia: il modello che non fu mai). Cohen, da lungo tempo residente in Svezia, affermava con enfasi: "Come tutti i partiti socialdemocratici europei, il SAP [Partito socialdemocratico dei Lavoratori] non solo accetta il capitalismo, ma lo difende contro ogni tentativo di cambiamento. Il partito ha sempre sostenuto che ciò che è buono per le imprese svedesi è un bene per la classe operaia svedese".
Cohen presagisce il destino delle classi lavoratrici statunitensi ed europee quando spiega che il SAP ha sempre accettato che la collaborazione di classe "implica che la classe operaia accetti regressi di tutti i tipi quando decrescono i profitti aziendali, e anche quando non decrescono". Cohen delinea il virulento anticomunismo nel SAP che ha portato a sostenere l'internamento dei comunisti nella seconda guerra mondiale e il lavoro in guanto di velluto a fianco degli statunitensi nella guerra fredda, citando il sostegno al governo di Pinochet e l'ostilità per la rivoluzione del Portogallo.
Il SAP ha istituito la cosiddetta "politica di solidarietà salariale": un cinico livellamento dei salari dei lavoratori all'interno del pacchetto salariale totale. Cohen spiega: "La solidarietà salariale non colpisce lo squilibrio tra reddito dei lavoratori e reddito dei capitalisti. E' una redistribuzione esclusiva dei salari dei diversi gruppi di lavoratori. E questo fa apparire il SAP come strenuo difensore degli interessi dei lavoratori".
Cohen documenta il ruolo del SAP nell'introduzione delle scuole private nel sistema educativo svedese, nella "riforma" di tassazione procapite e nell'indebolimento della previdenza sociale svedese ("la rete sicurezza").
Cita l'appello del SAP (ormai imperante in tutti i paesi capitalistici) di ritardare la compensazione dei lavoratori nell'interesse della "competitività".
Il notevole articolo di Cohen dimostra una straordinaria lungimiranza, presagendo l'evoluzione della socialdemocrazia nel corso dei due decenni a seguire e prevedendo una sempre maggiore collaborazione di classe. Usando le sue parole: "Le maniere dei forti mentre divorano il loro pasto appaiono più attraenti nei paesi con governi socialdemocratici, ma il processo digestivo è lo stesso".
Si è tentati di vedere questo sviluppo come una mutazione della socialdemocrazia, come una partenza.
Non lo è. Questa è la traiettoria della socialdemocrazia in un mondo in cui lo spettro del comunismo si è fatto evanescente. Senza pressioni da sinistra, i partiti socialdemocratici accantonano ogni pretesa di rappresentare la classe operaia contro il capitale e il potere politico. Oggi, i partiti socialdemocratici - quali il Partito democratico statunitense - operano nell'illusione che l'Europa e il Nord America siano società senza classi, pur riconoscendo il problema della povertà che affligge le persone meno abbienti. In assenza di un qualsiasi impegno alla redistribuzione delle ricchezze, la crisi economica del 2007-2008 ha stretto la sinistra moderata in una morsa: imporre oneri aggiuntivi alla maggior parte dei lavoratori per aiutare i poveri o ignorare la crescente disperazione. In larga misura, il Partito Democratico ha scelto di ignorare la crescente povertà, mentre ha favorito il recupero del capitale nel suo sforzo per tirarsi fuori dal pantano della crisi globale. In sostanza, i socialdemocratici ritengono che il capitalismo possa essere tratto fuori dalla crisi senza modificare significativamente il rapporto esistente tra capitale e lavoro.
Per i lavoratori sedotti dalla socialdemocrazia, la storia d'amore si è dimostrata veramente tragica. Il sodalizio con il capitale coniugato all'impegno di mitigarne gli "eccessi" dimostra di essere uno stravagante autoinganno; il capitale non fa concessioni. Invece di fornire al capitalismo un volto umano, gli architetti del riformismo anticomunista hanno consegnato divisione, austerità, durezza e aggressione imperialista.
Ma ancor più tragicamente, il fallimento del progetto socialdemocratico spinge troppe persone, compresi i lavoratori disillusi, verso l'estrema destra: fascismo e neo-nazismo. In tutta Europa e negli Stati Uniti, i lavoratori, assetati di risposte, sono stati traditi dal riformismo. Purtroppo, troppo spesso voltano a destra, una svolta che evoca immagini inquietanti di ascesa del fascismo tra le due guerre. I lavoratori meritano una scelta migliore.
Zoltan Zigedy | zzs-blg.blogspot.it
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
"I problemi del Partito Laburista non sono molto diversi da quelli degli altri partiti socialdemocratici occidentali... In questo senso viviamo oggi non solo una crisi dello stato britannico, ma anche una crisi generale della socialdemocrazia". (Labour Vanishes, Ross McKibbin, London Review of Books, November 20, 2014).
La sintetica valutazione di McKibbin sulla socialdemocrazia è tanto appassionata quanto convincente. La socialdemocrazia, l'espressione politica del riformismo anticomunista del XX secolo, è arrivata a un punto che sfida la sua visione e la sua stessa vitalità politica. Nelle parole di McKibbin: "Nel corso degli ultimi venti o trenta anni, i grandi partiti socialdemocratici di Germania, Austria, Paesi Scandinavi, Australia e Nuova Zelanda (e ora la Francia) hanno vissuto una emorragia di consensi...". Si potrebbe aggiungere tra questi, anche se in modo meno drammatico, l'imitazione di partito socialdemocratico statunitense, il Partito Democratico.
Da un punto di vista sostanziale, la socialdemocrazia trae energia dalla sua posizione di alternativa al comunismo. Per varie ragioni - timore del cambiamento, demonizzazione anticomunista, ignoranza, supposto interesse individuale - molti tra coloro che sono svantaggiati dal capitalismo cercano rifugio nei partiti addomesticati, gradualisti e aggressivamente anticomunisti, che rivendicano spazio a sinistra. Sostenendo un approccio parlamentare piano, cauto, non conflittuale, imbrigliando lo sforzo con la civiltà, i pensatori socialdemocratici credono di poter smussare le asperità del capitalismo con tranquillità e popolarità.
Dopo la fondazione dell'Unione Sovietica e la nascita dell'Internazionale Comunista - dove aderivano molti partiti di massa - la vecchia Internazionale Socialista tracciò una linea riformista che la separava dal comunismo mentre si poneva a difesa dei lavoratori e per il socialismo. All'adozione della moderazione e della condanna del comunismo, seguirono successi parlamentari: una lezione imparata fin troppo bene dai leader pragmatici.
Il modello della socialdemocrazia, dopo la rivoluzione bolscevica, fu senza dubbio il Partito Socialdemocratico della Germania (SPD). Assumendo il potere dopo l'abdicazione del Kaiser, l'SPD represse rapidamente lo zelo rivoluzionario delle masse e istituì un regime parlamentare. Sopprimendo il comunismo, la SPD cercava di chetare le paure isteriche della borghesia e della piccola borghesia, una tattica destinata a permeare il pensiero socialdemocratico fino ai nostri giorni. Pur essendo il più grande blocco partitico nel Reichstag fino al luglio del 1932, né l'accondiscendenza con la destra né una gestione "responsabile" delle pretese dell'economia capitalista avrebbero salvato la SPD e la Germania dal nazismo. I socialdemocratici sono usi a imputare il fallimento della SPD ai militanti di sinistra o dell'estrema destra, ignorando volontariamente il fatto - altrettanto palese oggi - che le persone si allontanano dai partiti di centro, quando questi non riescono a mantenere le loro promesse. Governare la Germania divenne l'obiettivo della SPD più che governare bene e nell'interesse dei lavoratori in Germania
Col finire della guerra, quando la resistenza al fascismo dei comunisti guadagnò il rispetto e la fiducia popolare, come accadde in quasi tutta Europa, la socialdemocrazia se la passò male. E' ben noto oggi che dove i partiti socialdemocratici europei erano pronti a prendere le distanze ad alta voce e con forza dalla collaborazione con i comunisti, "amici" negli Stati Uniti erano ben lieti di prestare loro aiuto, occulto e palese. La CIA e una miriade di altre entità create dal governo degli Stati Uniti per sovvertire le attività anticapitaliste e favorevoli al lavoro hanno trovato in tutto il mondo collaboratori volenterosi nei partiti socialdemocratici, soprattutto tra coloro che identificavano chiaramente il successo comunista con il fallimento socialdemocratico. Non passò molto tempo che l'opportunismo dell'anticomunismo infettò l'intero movimento socialdemocratico: nel 1951, l'Internazionale socialista si dissociava formalmente dal comunismo, stigmatizzandolo come terrorista, burocratico, imperialista e antilibertario. Gli articoli 7, 8, 9, e 10 della Dichiarazione di Francoforte scomunica il comunismo, condannandolo agli inferi con tutto il fervore dell'Inquisizione.
Ma l'opportunismo genera opportunismo. Nel 1959 ogni pretesa di socialismo viene cancellata dal primo dei partiti socialdemocratici, la SPD. Con il programma Godesberg, la SPD rinuncia effettivamente all'impegno per il socialismo, sostituendolo con vaghe nozioni di giustizia sociale e di allusioni al progresso democratico. La socialdemocrazia tedesca così sigla la sua pace con il capitalismo, sotto la bandiera dell'anticomunismo, e, d'ora in poi, si impegna a non allontanarsi dal cammino delle riforme.
Quasi tutti gli altri partiti socialisti e socialdemocratici ne hanno seguito l'esempio. Al posto del socialismo, la dottrina del benessere sociale emerge come tiepido surrogato per eliminare lo sfruttamento dalle relazioni sociali ed economiche. La socialdemocrazia ha eretto un muro di separazione artificiale tra i lavoratori relativamente benestanti - la cosiddetta "classe media" - e i loro fratelli di classe più indigenti. Invece di espropriare gli espropriatori, la socialdemocrazia insiste sul fatto che l'onere di pacificare i poveri gravi socialmente, in gran parte sulle famiglie operaie.
La classe, come il socialismo, è stata relegata nella spazzatura. Al suo posto è stato introdotto il costrutto di società civile, con i mercati che determinano lo status sociale, gli stipendi e la distribuzione di beni e servizi. Coloro che fossero stati a corto di risorse fisiche o mentali per competere per le "opportunità" offerte dai mercati avrebbero dovuto essere protetti da una metaforica "rete di sicurezza" sociale, ossia una serie di programmi volti a garantire una vita marginale per chi è colpevole di essere carente di capacità competitive o di spirito di iniziativa. Così, il grido di "Liberté, Égalité, Fraternité", ispirato dalla Rivoluzione francese, è stato diluito secoli dopo con la libertà dei mercati, l'uguaglianza della giungla e l'egoismo dell'individualismo. L'unica vestigia dell'umanesimo settecentesco che persiste nella teoria socialdemocratica è una squallida rete porosa che garantisce che i "perdenti" nel gioco della vita restino perdenti.
Per decenni, la stella che ha brillato nel firmamento socialdemocratico era la Svezia. Il mito del "socialismo" svedese ha sostenuto la pretesa di giustizia sociale di quel poco che rimaneva della sinistra dacché ha assunto un ruolo ancillare al capitalismo. Qualunque credibilità abbia goduto questo punto di vista è stata ampiamente smantellata nell'articolo scritto da Peter Cohen nel numero di luglio-agosto 1994 su Monthly Review (Svezia: il modello che non fu mai). Cohen, da lungo tempo residente in Svezia, affermava con enfasi: "Come tutti i partiti socialdemocratici europei, il SAP [Partito socialdemocratico dei Lavoratori] non solo accetta il capitalismo, ma lo difende contro ogni tentativo di cambiamento. Il partito ha sempre sostenuto che ciò che è buono per le imprese svedesi è un bene per la classe operaia svedese".
Cohen presagisce il destino delle classi lavoratrici statunitensi ed europee quando spiega che il SAP ha sempre accettato che la collaborazione di classe "implica che la classe operaia accetti regressi di tutti i tipi quando decrescono i profitti aziendali, e anche quando non decrescono". Cohen delinea il virulento anticomunismo nel SAP che ha portato a sostenere l'internamento dei comunisti nella seconda guerra mondiale e il lavoro in guanto di velluto a fianco degli statunitensi nella guerra fredda, citando il sostegno al governo di Pinochet e l'ostilità per la rivoluzione del Portogallo.
Il SAP ha istituito la cosiddetta "politica di solidarietà salariale": un cinico livellamento dei salari dei lavoratori all'interno del pacchetto salariale totale. Cohen spiega: "La solidarietà salariale non colpisce lo squilibrio tra reddito dei lavoratori e reddito dei capitalisti. E' una redistribuzione esclusiva dei salari dei diversi gruppi di lavoratori. E questo fa apparire il SAP come strenuo difensore degli interessi dei lavoratori".
Cohen documenta il ruolo del SAP nell'introduzione delle scuole private nel sistema educativo svedese, nella "riforma" di tassazione procapite e nell'indebolimento della previdenza sociale svedese ("la rete sicurezza").
Cita l'appello del SAP (ormai imperante in tutti i paesi capitalistici) di ritardare la compensazione dei lavoratori nell'interesse della "competitività".
Il notevole articolo di Cohen dimostra una straordinaria lungimiranza, presagendo l'evoluzione della socialdemocrazia nel corso dei due decenni a seguire e prevedendo una sempre maggiore collaborazione di classe. Usando le sue parole: "Le maniere dei forti mentre divorano il loro pasto appaiono più attraenti nei paesi con governi socialdemocratici, ma il processo digestivo è lo stesso".
Si è tentati di vedere questo sviluppo come una mutazione della socialdemocrazia, come una partenza.
Non lo è. Questa è la traiettoria della socialdemocrazia in un mondo in cui lo spettro del comunismo si è fatto evanescente. Senza pressioni da sinistra, i partiti socialdemocratici accantonano ogni pretesa di rappresentare la classe operaia contro il capitale e il potere politico. Oggi, i partiti socialdemocratici - quali il Partito democratico statunitense - operano nell'illusione che l'Europa e il Nord America siano società senza classi, pur riconoscendo il problema della povertà che affligge le persone meno abbienti. In assenza di un qualsiasi impegno alla redistribuzione delle ricchezze, la crisi economica del 2007-2008 ha stretto la sinistra moderata in una morsa: imporre oneri aggiuntivi alla maggior parte dei lavoratori per aiutare i poveri o ignorare la crescente disperazione. In larga misura, il Partito Democratico ha scelto di ignorare la crescente povertà, mentre ha favorito il recupero del capitale nel suo sforzo per tirarsi fuori dal pantano della crisi globale. In sostanza, i socialdemocratici ritengono che il capitalismo possa essere tratto fuori dalla crisi senza modificare significativamente il rapporto esistente tra capitale e lavoro.
Per i lavoratori sedotti dalla socialdemocrazia, la storia d'amore si è dimostrata veramente tragica. Il sodalizio con il capitale coniugato all'impegno di mitigarne gli "eccessi" dimostra di essere uno stravagante autoinganno; il capitale non fa concessioni. Invece di fornire al capitalismo un volto umano, gli architetti del riformismo anticomunista hanno consegnato divisione, austerità, durezza e aggressione imperialista.
Ma ancor più tragicamente, il fallimento del progetto socialdemocratico spinge troppe persone, compresi i lavoratori disillusi, verso l'estrema destra: fascismo e neo-nazismo. In tutta Europa e negli Stati Uniti, i lavoratori, assetati di risposte, sono stati traditi dal riformismo. Purtroppo, troppo spesso voltano a destra, una svolta che evoca immagini inquietanti di ascesa del fascismo tra le due guerre. I lavoratori meritano una scelta migliore.
Zoltan Zigedy | zzs-blg.blogspot.it
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
venerdì 28 novembre 2014
PUTIN.NOI. LORO E L'ORO
LA TRAPPOLA D’ORO DEL MAESTRO DI SCACCHI PUTIN
Le accuse dell’occidente verso Putin
tradizionalmente si basano sul fatto che lavorava nel KGB, e che perciò
sia crudele e immorale. Putin è colpevole di tutto, ma nessuno l’ha mai
accusato di mancanza d’intelligenza. Tutte le accuse contro quest’uomo
ne risaltano solo la capacità di pensiero analitico e come rapidamente
prenda decisioni politiche ed economiche chiare ed equilibrate. Spesso i
media occidentali confrontano questa capacità con l’abilità di un
grande maestro che partecipa a partite di scacchi simultanee. I recenti
sviluppi economici di Stati Uniti e occidente in generale, ci permettono
di concludere che qui la valutazione dei media occidentali della
personalità di Putin è perfetta. Nonostante le numerose segnalazioni dei
successi, nello stile di Fox News e CNN, oggi l’economia
occidentale, guidata dagli Stati Uniti, è caduta nella trappola di
Putin, la cui via d’uscita non viene vista da nessuno in occidente. E
quanto più l’occidente cerca di uscire da questa trappola, più
sprofonda.
Qual è la vera tragica situazione
dell’occidente e degli Stati Uniti? E perché tutti i media occidentali e
i principali economisti occidentali ne tacciono, come fosse un segreto
militare ben custodito? Cerchiamo di capire l’essenza degli eventi
economici attuali, nel contesto dell’economia, mettendo da parte
moralità, etica e geopolitica. Dopo aver compreso di aver fallito in
Ucraina, l’occidente, guidato dagli Stati Uniti, si proponeva di
distruggere l’economia russa con la riduzione del prezzo del petrolio e
del gas quali principali proventi dalle esportazioni del bilancio della
Russia e della ricostituzione delle riserve auree russe. Va notato che
il fallimento principale occidentale in Ucraina non è militare o
politico, ma il rifiuto di Putin di finanziare i piani occidentali per
l’Ucraina a carico della Federazione Russa. Ciò rende il piano
occidentale irrealizzabile nel futuro prossimo.
L’ultima volta, sotto la presidenza
Reagan, tali azioni occidentali per abbassare i prezzi del petrolio
ebbero ‘successo’ facendo crollare l’URSS. Ma la storia non si ripete
sempre. Questa volta le cose sono diverse per l’occidente. La risposta
di Putin verso l’occidente assomiglia agli scacchi e al judo, quando la potenza utilizzata dal nemico viene usata contro di esso ma a costi minimi per la forza e le risorse del difensore.
La vera politica di Putin non
è pubblica. Pertanto, la politica di Putin in gran parte si concentra
non sull’effetto, ma sull’efficienza. Pochissimi capiscono cosa fa Putin
oggi. E quasi nessuno capisce cosa farà in futuro. Non importa quanto
strano possa sembrare, ma oggi Putin vende petrolio e gas russi solo in
oro. Putin non lo grida ai quattro venti. E naturalmente accetta ancora
il dollaro come mezzo di pagamento, ma cambia immediatamente tutti i
dollari ottenuti dalla vendita di petrolio e gas con l’oro fisico!
Per capirlo è sufficiente osservare le
dinamiche della crescita delle riserve auree della Russia e confrontarle
con le entrate in valuta estera della Federazione Russa dovute alla
vendita di petrolio e gas nello stesso periodo. Inoltre, nel terzo
trimestre gli acquisti da parte della Russia di oro fisico sono i più
alti di tutti i tempi, a livelli record. Nel terzo trimestre di
quest’anno, la Russia aveva acquistato la quantità incredibile di 55
tonnellate di oro. Più delle banche centrali di tutti i Paesi del mondo
messi insieme (secondo i dati ufficiali)! In totale, le banche centrali
di tutti i Paesi del mondo hanno acquistato 93 tonnellate del metallo
prezioso nel terzo trimestre del 2014. Il 15° trimestre consecutivo di
acquisti netti di oro da parte delle banche centrali. Delle 93
tonnellate di oro acquistato dalle banche centrali di tutto il mondo, in
questo periodo, l’impressionante volume di 55 tonnellate acquistate
appartiene alla Russia.
Non molto tempo fa, scienziati inglesi
giunsero alla stessa conclusione, secondo l’indagine dell’US Geological
di pochi anni fa: l’Europa non potrà sopravvivere senza l’energia dalla
Russia. Tradotto dall’inglese in qualsiasi altra lingua, vuol dire: “Il
mondo non sopravviverà se petrolio e gas della Russia scompaiono
dall’approvvigionamento energetico globale”. Così, il mondo occidentale,
basato sull’egemonia dei petrodollari, si trova in una situazione
catastrofica non potendo sopravvivere senza petrolio e gas dalla Russia.
E la Russia è pronta a vendere petrolio e gas all’occidente solo in
cambio dell’oro!
La svolta del gioco di Putin è il
meccanismo della vendita di energia russa all’occidente solo con l’oro,
agendo indipendentemente dal fatto che l’occidente sia d’accordo o meno
nel pagare petrolio e gas russi con il suo oro artificialmente a buon
mercato. Perché la Russia, con un flusso regolare di dollari dalla
vendita di petrolio e gas, in ogni caso potrà convertirli in oro ai
prezzi attuali, depressi con ogni mezzo dall’occidente. Cioè al prezzo
dell’oro, artificialmente e meticolosamente abbassato varie volte da FED
e EFS, contro un dollaro dal potere d’acquisto artificialmente gonfiato
dalle manipolazioni nel mercato. Fatto interessante: la compressione
dei prezzi dell’oro da parte del reparto speciale del governo degli
Stati Uniti, l’ESF (Exchange Stabilization Fund), per stabilizzare il
dollaro, è una legge degli Stati Uniti.
Nel mondo finanziario è accettato come un fatto che l’oro sia l’anti-dollaro:
• Nel 1971, il presidente statunitense
Richard Nixon chiuse la ‘finestra d’oro’, ponendo fine al libero scambio
tra dollari e oro, garantito dagli Stati Uniti nel 1944 a Bretton
Woods.
• Nel 2014, il presidente russo Vladimir Putin ha riaperto la ‘finestra d’oro’, senza chiederne il permesso a Washington.
• Nel 2014, il presidente russo Vladimir Putin ha riaperto la ‘finestra d’oro’, senza chiederne il permesso a Washington.
In questo momento l’occidente spende gran
parte di sforzi e risorse nel comprimere i prezzi di oro e petrolio. In
tal modo, da un lato distorce la realtà economica esistente a favore
del dollaro statunitense e d’altra parte vuole distruggere l’economia
russa che si rifiuta di svolgere il ruolo di vassallo obbediente
dell’occidente. Risorse come oro e petrolio sono proporzionalmente
indebolite ed eccessivamente sottovalutate rispetto al dollaro USA;
conseguenza dell’enorme sforzo economico occidentale. E ora Putin vende
risorse energetiche russe in cambio di quei dollari artificialmente
gonfiati dagli sforzi occidentali, e con cui compra oro artificialmente
svalutato rispetto al dollaro USA dagli stessi sforzi occidentali!
C’è un altro elemento interessante nel
gioco di Putin. L’uranio russo. Una di ogni sei lampadine negli USA ne
dipende. La Russia lo vende agli Stati Uniti sempre in dollari. Così, in
cambio di petrolio, gas e uranio russi, l’occidente paga la Russia in
dollari, il cui potere di acquisto è artificialmente gonfiato verso
petrolio e oro dagli sforzi occidentali. Ma Putin usa questi dollari
solo per ritirare oro fisico dall’occidente dal prezzo denominato in
dollari USA e quindi artificialmente abbassato dallo stesso occidente.
Questa veramente geniale combinazione economica di Putin mette
l’occidente, guidato dagli Stati Uniti, nella posizione aggressiva e
diligente del serpente che divora la propria coda.
L’idea di questa trappola economica
dell’oro tesa all’occidente, probabilmente non è di Putin molto del
consigliere per gli affari economici, dottor Sergej Glazev. In caso
contrario, perché il dichiarato burocrate Glazev, insieme a molti uomini
d’affari russi, è stato incluso da Washington nella lista dei
sanzionati?
L’idea dell’economista dottor Glazev è
stata brillantemente attuata da Putin, con il pieno appoggio del collega
cinese Xi Jinping. Particolarmente interessante in questo contesto
sembra la dichiarazione a novembre della Prima Vicepresidentessa della
Banca centrale della Russia Ksenia Judaeva, che sottolineava come la BCR
può utilizzare l’oro delle sue riserve per pagare le importazioni, se
necessario. E’ ovvio che date le sanzioni occidentali, tale
dichiarazione sia destinata ai Paesi BRICS, e prima di tutto la Cina.
Per la Cina, la volontà della Russia di pagare le merci con l’oro
occidentale è molto conveniente. Ed ecco perché: la Cina ha recentemente
annunciato che cesserà di aumentare le riserve auree e valutarie
denominate in dollari USA.
Considerando il crescente deficit
commerciale tra Stati Uniti e Cina (la differenza attuale è cinque volte
a favore della Cina), questa dichiarazione tradotta dal linguaggio
finanziario, dice: “La Cina non vende più i suoi prodotti in cambio dei
dollari”. I media mondiali hanno scelto di non far notare questo storico
passaggio monetario. Il problema non è che la Cina si rifiuta
letteralmente di vendere i propri prodotti in dollari USA. La Cina,
ovviamente, continuerà ad accettare i dollari come mezzo di pagamento
intermedio per i propri prodotti. Ma appena presi se ne sbarazzerà
immediatamente, sostituendoli con qualcosa di diverso nella struttura
delle sue riserve auree e valutarie. In caso contrario, la dichiarazione
delle autorità monetarie della Cina non ha senso: “Fermiamo l’aumento delle nostre riserve auree e valutarie denominate in dollari USA“.
Cioè, la Cina non acquisterà più titoli del Tesoro degli Stati Uniti
con i dollari guadagnati dal commercio mondiale, come ha fatto finora.
Così, la Cina sostituirà i dollari che riceverà per i suoi prodotti non
solo dagli Stati Uniti ma da tutto il mondo, con qualcos’altro per non
aumentare le riserve valutarie in oro denominate in dollari USA.
E qui si pone una domanda interessante:
con cosa la Cina sostituirà i dollari guadagnati con il commercio? Con
quale valuta o bene? L’analisi dell’attuale politica monetaria della
Cina dimostra che molto probabilmente i dollari commerciali, o una parte
sostanziale, la Cina li sostituirà e di fatto li ha già sostituiti, con
l’oro fisico. Pertanto, il solitario delle relazioni russo-cinesi è un
grande successo di Mosca e Pechino.
La Russia acquista merce direttamente
dalla Cina con l’oro al prezzo attuale. Mentre la Cina compra risorse
energetiche russe con l’oro al prezzo attuale. In questo festival
russo-cinese della vita c’è un posto per ogni cosa: merci cinesi,
risorse energetiche russe e oro quale mezzo di pagamento reciproco. Solo
il dollaro non vi trova posto e non sorprende, perché il dollaro USA
non è un prodotto cinese, né una risorsa energetica russa. E’ solo uno
strumento finanziario intermedio di liquidazione, un intermediario
inutile. Ed è consuetudine escludere gli intermediari inutili
dall’interazione di due partner commerciali indipendenti.
Va notato che il mercato globale dell’oro
fisico è estremamente ristretto rispetto al mercato mondiale del
petrolio. E soprattutto il mercato mondiale dell’oro fisico è
microscopico rispetto alla totalità dei mercati mondiali di petrolio
gas, uranio e merci.
L’enfasi sulla frase “oro fisico” è fatta
perché in cambio delle sue risorse energetiche fisiche, non di ‘carta’,
la Russia ritira oro dall’occidente, ma solo nella sua forma fisica,
non di carta. Così anche la Cina, acquisendo oro fisico occidentale
artificialmente svalutato per pagare prodotti reali inviati
all’occidente.
Le speranze occidentali che Russia e Cina
accettino in pagamento per le loro risorse energetiche e beni
“shitcoin” o cosiddetto “oro cartaceo” di vario genere, non si sono
concretizzate. Russia e Cina sono interessate solo all’oro, metallo
fisico, come mezzo di pagamento finale. Per riferimento: il fatturato
del mercato dell’oro di carta, i futures sull’oro, è stimato a 360
miliardi di dollari al mese.
Ma le transizioni di oro fisico sono pari
solo a 280 milioni di dollari al mese. Il che rende il rapporto tra
commercio di oro di carta contro oro fisico, pari a 1000 a 1.
Utilizzando il meccanismo di recesso attivo dal mercato artificialmente
ribassato dall’attività finanziaria occidentale (oro) in cambio di un
altro artificialmente gonfiato dall’attività finanziaria occidentale
(USD), Putin ha così iniziato il conto alla rovescia della fine
dell’egemonia mondiale dei petrodollari. Così, Putin ha messo
l’occidente in una situazione di stallo priva di prospettive economiche
positive. L’occidente può usare la maggior parte dei suoi sforzi e
risorse per aumentare artificialmente il potere d’acquisto del dollaro,
ridurre artificialmente i prezzi del petrolio e il potere d’acquisto
dell’oro. Il problema dell’occidente è che le scorte di oro fisico in
suo possesso non sono illimitate.
Pertanto, più l’occidente svaluta
petrolio e oro contro dollaro statunitense, più velocemente svaluterà
l’oro dalle sue non infinite riserve. In questa combinazione economica
brillantemente interpretata da Putin, l’oro fisico dalle riserve
occidentali finisce rapidamente in Russia, Cina, Brasile, Kazakhstan e
India, Paesi BRICS. Al ritmo attuale di riduzione delle riserve di oro
fisico, l’occidente semplicemente non avrà tempo di fare nulla contro la
Russia di Putin, fino al crollo dei petrodollari mondiali occidentali.
Negli scacchi la situazione in cui Putin ha messo l’occidente, guidato
dagli Stati Uniti, si chiama “tempi bui”.
Il mondo occidentale non ha mai
affrontato eventi e fenomeni economici come quelli attuali. L’URSS
vendette rapidamente oro durante la caduta dei prezzi del petrolio. La
Russia acquista rapidamente oro durante la caduta dei prezzi del
petrolio. In tal modo, la Russia rappresenta una vera minaccia al
modello di dominio mondiale dei petrodollari statunitensi. Il principio
fondamentale del modello mondiale dei petrodollari permette che i Paesi
occidentali guidati dagli Stati Uniti vivano a spese del lavoro e delle
risorse di altri Paesi e popoli grazie al ruolo della moneta
statunitense, dominante nel sistema monetario globale (GMS). Il ruolo
del dollaro USA nel GMS è essere il mezzo ultimo di pagamento.
Ciò significa che la moneta nazionale
degli Stati Uniti, nella struttura del GMS, è l’ultimo bene di
accumulazione, e scambiarlo con qualsiasi altro bene non avrebbe senso.
Ciò che i Paesi BRICS, guidati da Russia e Cina, fanno ora è
effettivamente cambiare ruolo e status del dollaro nel sistema monetario
globale. Da ultimo mezzo di pagamento e costituzione del patrimonio, la
moneta nazionale degli Stati Uniti, nelle azioni congiunte di Mosca e
Pechino viene trasformato in un mero mezzo di pagamento intermedio,
destinato solo allo scambio con un’altra attività finanziaria ultima,
l’oro. Così, il dollaro USA in realtà perde il ruolo di mezzo ultimo di
pagamento e costituzione del patrimonio, cedendo entrambi i ruoli a un
altro riconosciuto, denazionalizzato e depoliticizzato patrimonio
monetario, l’oro.
Tradizionalmente, l’occidente utilizza
due metodi per eliminare la minaccia all’egemonia mondiale dei
petrodollari e ai conseguenti privilegi eccessivi occidentali. Uno di
tali metodi sono le rivoluzioni colorate. Il secondo metodo, di solito
applicato dall’occidente se il primo fallisce, sono le aggressioni
militari e i bombardamenti. Ma nel caso della Russia entrambi tali
metodi sono impossibili o inaccettabili per l’occidente. Perché, in
primo luogo, la popolazione della Russia, a differenza dei popoli di
molti altri Paesi, non ha intenzione di scambiare la propria libertà e
il futuro dei propri figli per salsicce occidentali. Questo è evidente
dal supporto record per Putin, regolarmente pubblicato dalle principali
agenzie di sondaggi occidentali.
L’amicizia personale del protetto di
Washington Navalnij con il senatore McCain è negativa per lui e
Washington. Dopo aver appreso questo fatto dai media, il 98% della
popolazione russa ora vede Navalnij solo come un vassallo di Washington e
traditore degli interessi nazionali della Russia. Pertanto i
professionisti occidentali, che non hanno ancora perso la testa, non
possono sognarsi una qualche rivoluzione colorata in Russia. Sul secondo
metodo tradizionale occidentale di aggressione militare diretta, la
Russia non è certamente la Jugoslavia, l’Iraq o la Libia. In ogni
operazione militare non nucleare contro la Russia, sul territorio della
Russia, l’occidente guidato dagli Stati Uniti è destinato alla
sconfitta. E i generali del Pentagono che guidano le forze della NATO ne
sono consapevoli. Sarebbe egualmente senza speranza una guerra nucleare
contro la Russia, con il concetto del cosiddetto “attacco nucleare
disarmante preventivo”.
La NATO non solo tecnicamente non può
infliggere il colpo che disarmerebbe completamente la Russia del
potenziale nucleare, in tutte i molteplici aspetti, ma il massiccio
attacco di rappresaglia nucleare contro il nemico o gruppo di nemici
sarebbe inevitabile. E la sua potenza sarà sufficiente affinché i
sopravvissuti invidino i morti. Cioè, una guerra nucleare con un Paese
come la Russia non è la soluzione al problema incombente del crollo dei
petrodollari mondiali. Nel migliore dei casi, sarebbe la conclusione
finale della Storia. Nel peggiore dei casi, l’inverno nucleare e la fine
della vita sul pianeta, fatta eccezione per i batteri mutati dalle
radiazioni.
La struttura economica occidentale può
vedere e capire l’essenza della situazione. I principali economisti
occidentali sono certamente consapevoli della gravità della situazione e
della situazione disperata in cui si trova l’occidente, caduto nella
trappola economica dell’oro di Putin. Dopo tutto, dagli accordi di
Bretton Woods conosciamo la regola d’oro: “Chi ha l’oro detta le
regole”, ma in occidente stanno zitti. Sono silenziosi perché nessuno sa
come uscire da tale situazione. Se si spiegano al pubblico occidentale i
dettagli del disastro economico incombente, porrà ai sostenitori dei
petrodollari mondiali le domande peggiori, come:
– Per quanto l’occidente potrà acquistare petrolio e gas dalla Russia in cambio di oro fisico?
E cosa accadrà ai petrodollari degli
Stati Uniti quando l’occidente esaurirà l’oro fisico per pagare
petrolio, gas e uranio russi e le merci cinesi?
Nessuno in occidente oggi può rispondere a queste semplici domande.Ciò si chiama “Scacco matto”, signore e signori. Il gioco è finito.
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