di Elisa C. FONTE
Qualche
giorno prima del secondo grosso appuntamento delle primarie
presidenziali, la tornata del 9 febbraio in New Hampshire, Gloria Steinman e Madeleine Albright hanno suscitato dibattito con due
diversi appelli al giovane elettorato democratico femminile a
supportare Hillary Clinton. E l’hanno fatto richiamando all’ordine
una sorta di solidarietà di genere che vede nel simbolo di una
presidente donna un passo importante della lotta antisessista di
emancipazione e uguaglianza per la società americana. La Albright,
prima donna nella storia del paese a servire come segretario di
stato, ha paventato che “c’è un posto speciale in inferno per le
donne che non supportano altre donne.” Steinman, icona femminista
degli anni settanta, ha suggerito che le giovani elettrici dovrebbero
ammettere di star dando la propria simpatia a Bernie Sanders perché
è nelle fila del suo partito che i maschi si trovano: una volta
ammesso, sarebbe auspicabile che le giovani elettrici ritornassero
sui propri passi e dessero il loro supporto e il loro voto alla
Clinton. Il creativo supporto di Albright e Steinman per la
candidata democratica rientra in un più largo progetto che cerca,
tra le personalità mediatiche e pubbliche americane, sponsor che a
vario titolo riescano ad intercettare l’immaginario del giovane
elettorato democratico per garantire una base forte di appoggio alla
Clinton.
Nel 2008 la Clinton aveva perso le primarie contro Barak
Obama, e ora si trova in una corsa molto serrata contro Bernie
Sanders. Stanno riemergendo nel dibattito politico non solo dei
complicati fantasmi riattivati dalla precedente elezione, che
nell’immaginario del paese inscenava la contesa della presidenza
tra un uomo statunitense nero e una donna statunitense bianca, ma
anche delle retoriche complicate e fuorvianti. Trascurando l’intersezionalità delle lotte a vantaggio di alcune finestre
identificative (in questo caso il genere), queste retoriche
finiscono col distorcere i termini del dibattito politico,
evidenziandone alcuni aspetti (la presenza della donna nella politica
dei grossi numeri; la complicata presenza del non maschile in
dinamiche di rappresentanza che si sviluppano in spazi politici,
istituzionali e di potere tradizionalmente occupati da uomini) ed
occludendone altri (quali politiche vengono proposte o difese in un
determinato programma elettorale piuttosto che in un altro; di cosa
si parla quando si parla di femminismo e di emancipazione femminile;
quale tipo di discorso sull’emancipazione un certo candidato
politico mette a profitto; e via dicendo).
Nel caso della Clinton,
la preoccupazione retorica e simbolica di completare la parabola
emancipatrice femminile americana con l’elezione di una presidente
donna sembra circoscrivere i termini della discussione politica ad un
problema - quasi essenzializzato - di presenza della “tipologia
donna” nell’istituzione americana. E così, questa tipologia
sociale viene svuotata di contenuti materiali e critici sia rispetto
al programma della Clinton, che verso il tipo sociale che la
Clinton ritiene di rappresentare e difendere all’interno della
società americana, cioè rispetto alla sua stessa storia politica.
La Clinton si fa portavoce di un femminismo liberista, bianco,
retorico e di immagine, con dei più che evidenti sottotoni imperiali: coerente con il discorso sull’eccezionalismo
americano e con una concezione universalistica della democrazia
statunitense e delle sue applicazioni, tale femminismo ignora
differenze circostanziali, diseguaglianze strutturali e le loro
specificità - sottovaluta dunque come l’identificazione di genere
(il fatto di identificarsi o essere identificati come donna, uomo,
lesbica, omosessuale, transessuale, ....) si somma, nella realtà, a
svariati meccanismi di controllo economici e sociali che le politiche
interne ed estere a cui la Clinton ha aderito nel passato rafforzano
anziché che combattere. Esempi rilevanti in merito sono le riforme
passate durante la sua permanenza alla Casa Bianca come first lady:
il rafforzamento della pena di morte e del sistema carcerario che ha
trovato un’enorme espansione negli anni Novanta durante la
presidenza di Clinton, e l’indebolimento dei sistemi di welfare secondo dei dispositivi che mettono in moto la divisione
razziale americana e i pregiudizi che la innervano per indebolire non
solo la distribuzione di aiuti, ma anche il quadro culturale e
sociale all’interno del quale tali aiuti sono distribuiti. La
Clinton, che aveva perso la corsa presidenziale con Obama anche a
causa del nodo fondamentale del suo voto a favore della guerra in
Iraq nel 2003, si è continuata a mantenere su posizioni
interventiste in merito all’Afghanistan e all’Ucraina, e si fa
portavoce del diritto di Israele all’autodifesa. Come segretario di
stato, ha ripetutamente lavorato ai tavoli di pace tra Israele e
Palestina senza assumere una linea dura contro militarizzazione dei
territori palestinesi occupati - questo tema aveva invece
rappresentato ragione di alleanze tra attivisti del movimento
Black Lives Matter e attivisti palestinesi incontratisi, dopo i fatti
di Fergusson, sul fronte comune dell’opposizione all’occupazione
militare delle città, e alla militarizzazione delle forze di
polizia.
Il 9 febbraio nel New Hampshire, nelle fila democratiche
Sanders ha staccato la Clinton di 30 punti percentuali, prendendo il
60.4% di preferenze e 10 delegati, contro le 30.% della contendente
che ha ricevuto il 30.8% delle preferenze con 9 delegati
(i superdelegati hanno avuto un peso nel conteggio totale).
Delle elettrici tra i 18 e i 29 anni, l’82% ha dato il proprio appoggio a Sanders, e solo il 18% delle preferenze è andato alla
Clinton. In questi giorni, diversi media americani suggeriscono che
la generazione cresciuta durante la guerra in Iraq stia dimostrando
attraverso questo voto la propria sfiducia alle politiche di guerra.
Inoltre e in particolar modo, l’aumento del precariato giovanile
del 16% sta rendendo la piattaforma di Sanders (più radicale in
termini di riduzione ed eliminazione del debito scolastico e del
costo degli studi, come pure rispetto alle tutele sanitarie
universali) più interessante di quella della Clinton. Al di là
delle questioni di rappresentanza poi, il fatto di discreditare la
decisione o l’operato di attvist* o elettor* che scelgono di
identificarsi con la piattaforma elettorale di Sanders, invocando
scelte di pancia e simpatie fallocentriche, è significato
ridicolizzare il peso delle posizioni politiche e strategiche che
possono aver portato la base elettorale a questa scelta, nonché a
obliterare volontariamente l’operato e i contesti di provenienza di
attivist* impegnat* su fronti eterogenei, dal sindacalismo di base in
supporto a lavoratrici e madri single, all’organizzazione attorno
alla gestione delle migrazioni, dell’abolizionismo carcerario, al
lavoro di educazione e sensibilizzazione con vittime di molestie,
sulla questione della rape culture nella società americana, alle
lotte contro la militarizzazione delle forze dell’ordine.
A
seguito delle tirate d’orecchie di Steinman e Albright, diverse lettere aperte sono cominciate a circolare in rete - tutte per
rivendicare la scelta politica non fatta (a supporto della Clinton),
e rimandare al mittente l’invito ad interrogare il significato e i
termini della propria prassi femminista.
involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio
martedì 16 febbraio 2016
sabato 13 febbraio 2016
BUSINESS !!
Per gli esportatori di "democrazia" la vita è solo business
Una pistola giocattolo è costata la vita al ragazzo 12enne
L’amministrazione
della città americana di Cleveland pretende 500 US dalla famiglia del
12enne afroamericano ucciso dalla polizia nel novembre del 20014
Nella
richiesta, che è stata presentata al Tribunale, viene affermato che la
famiglia dell’ucciso Tamir Rice non ha pagato 500 US per la chiamata
dell’ambulanza e per il trasporto del ragazzo poi deceduto in ospedale.
Il
12enne Tamir Rice era stato ferito a morte nel parco giochi il 22
novembre del 2014. Uno degli abitanti del luogo aveva telefonato al
numero di emergenza riferendo che un ragazzo camminava per la strada con
una pistola in mano, molto probabilmente, giocattolo. L’operatore aveva
girato le informazioni alla polizia ma solo in parte. L’ufficiale
Loehmann e il suo collega Frank Garmbek avevano deciso che l'arma era
vera e hanno ucciso l’adolescente
Secondo
gli agenti Tamir aveva messo mano alla cintura e preso la pistola
quando aveva visto i poliziotti. In realtà si è scoperto come l’arma
fosse una pistola giocattolo.
-
E' disumano – mandare il conto ad una famiglia cui la polizia ha ucciso
il figlio. Questa famiglia dovrebbe rivendicare i danni al governo. Le
hanno intentato una causa - è un insulto - ha detto Subodh Chandra,
l’avvocato della famiglia
Un altro avvocato della famiglia Jonathan Abadi ha definito la causa intentata dalle autorità cittadine una mistificazione.
E’ evidente che si tratta di un’azione premeditata da parte delle autorità di Cleveland, - ha detto.
La
decisione del tribunale che ha assolto gli agenti nel dicembre dello
scorso anno, ha portato immediatamente la popolazione ed i parenti del
ragazzo ucciso a chiedere un'indagine federale e a pretendere le
dimissioni del procuratore della Contea di Kuyahoga Timothy J. McGinty
La
famiglia di Tamir Rice afferma che gli agenti Loehmann e Garmbek non
hanno cercato di rianimare ne fornire un primo soccorso al ragazzo dopo
averlo ferito
Invece
lo hanno ammanettato. La scena è stata vista dalla sorella di Tamir di
14 anni che ha testimoniato che gli agenti misero i fratello in una
macchina della polizia.
Tamir morì a causa delle ferite in ospedale il giorno seguente.
Il rapporto della polizia dichiarava che il ragazzo dimostrava molti più anni della sua età
McGuinty ha criticato la stampa per la divulgazione di queste dichiarazioni e per gli altri elementi di prova pubblicati
-
Il Procuratore McGuinty ha deliberatamente sabotato l'indagine. Si
comportava come avvocato della polizia, - dice la madre Samaria Rice, la
madre di Tamir.
Le
autorità cittadine hanno preteso che la famiglia del ragazzo ucciso
paghi i 500 US relativi ai servizi del Pronto Soccorso entro il prossimo
11 marzo
Questa
non è la prima volta che alle vittime della polizia vien chiesto un
pagamento. Gli agenti della polizia di Chicago che ha sparato a morte ad
uno studente 19enne di colore Quinton Legriera e alla madre di cinque
figli che aveva assistito all'incidente, ha intentato una causa contro
la famiglia dell’adolescente chiedendo un risarcimento per danni morali
ricevuti. La somma richiesta è stata di 10 milioni di US .
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