involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 20 gennaio 2011

La Fiat a scuola

di Guido Viale
20 / 1 / 2011
A tutti i «modernizzatori» che hanno salutato il referendum di Mirafiori come l'ingresso delle relazioni industriali italiane nella «modernità» va ricordato che la Modernità, o «Età moderna», è iniziata nel 1492 con la scoperta dell'America. A quel tempo, nella Modernità, l'Italia delle Signorie era già entrata. Nei secoli successivi ha avuto alti e bassi (attualmente sta sicuramente attraversando un basso); ma se il 14 gennaio 2011 dovesse diventare una data storica, starebbe a segnare non l'entrata ma l'uscita del paese dalla Modernità: per ripiombare in un nuovo Medioevo; oppure, per instaurare una forma nuova di «feudalesimo aziendale». Perché?

Non mi soffermo sulla limitazione del diritto di sciopero - accordata dal nuovo contratto - che ogni lavoratore dovrà poi sottoscrivere individualmente; né sulla abolizione della rappresentanza elettiva a favore di una gestione dei contenziosi affidata ai sindacati firmatari (trasformati così in missi dominici: ovvero, agenti del padrone); temi già ampiamente trattati da altri. Ma che cosa succederà in produzione?

Gli operai verranno messi in cassa integrazione, prima ordinaria, poi straordinaria, motivata da un «evento improvviso e imprevisto» (così il contratto; che però prevede «l'imprevisto» con assoluta certezza) e finanziata con fondi Inps attinti dalla «gestione speciale» dei lavoratori precari (che in questo modo verranno scorticati delle loro già irrisorie pensioni) e da contributi statali aggiuntivi (alla faccia della rinuncia della Fiat agli aiuti di Stato). Nel frattempo - oltre un anno - i lavoratori verranno convocati uno a uno per la firma del contratto individuale per vincolarli indissolubilmente ai termini dell'accordo. E per essere selezionati. Molti verranno scartati per una ragione o un'altra. È quello che Fiat sta già facendo con gli operai della Zastava, nonostante i generosi aiuti della Bei e del governo serbo. Marchionne sa bene che maestranze con un'età media di 48 anni (nel 2012), per il 30% composte da donne, e per un altro 30% certificate Rcl (ridotte capacità lavorative) non possono reggere i ritmi di lavoro previsti dall'accordo. Poi verrà costituita la NewCo - sembra che si chiamerà Mirafiori Plant - ristrutturando gli impianti con fondi Chrysler e Fiat (il famoso miliardo: ma chi sa quanto sarà poi effettivamente speso?). A febbraio 2012, se tutto «va bene», comincerà la produzione. Di che cosa?

Di Suv (che modernità!) con marchio Chrysler e Alfa, assemblati su pianali e con motori prodotti negli Usa, e poi rispediti negli Usa per essere venduti, mercato permettendo: anche con nuovi motori, i suv restano pur sempre i veicoli più energivori, quelli che avevano mandato a picco la produzione dei tre big di Detroit nel 2008; e il petrolio sta risalendo verso i cento dollari al barile. Ma che senso ha questo andarivieni tra Italia e Usa, quando persino lo stabilimento di Termini Imerese era stato giudicato improduttivo perché troppo lontano dai fornitori di componenti? Il senso è che tra le condizioni poste da Obama per consentire la scalata di Marchionne alla Chrysler c'è quella di esportare dagli Usa, e fuori dall'ambito Nafta (Canada e Messico), prodotti per almeno 1,5 mld di dollari. Dunque, pianali e motori trasferiti da Detroit a Torino (cioè da Chrysler a Fiat Plant: due società differenti anche se controllate dallo stesso management) dovranno concorrere nella misura maggiore possibile al raggiungimento dell'obiettivo. Ovvio che l'esportazione di componenti verrà sovrafatturata (lo ha già prospettato anche Massimo Mucchetti sul Corsera) e i margini di Mirafiori ridotti all'osso (o erosi completamente per giustificare successivi ridimensionamenti o la chiusura dello stabilimento); con tanti saluti per coloro che dalla produzione di nuovi modelli a più alto valore aggiunto - cioè più grandi, più complicati, più lussuosi, più spreconi, per soli ricchi - si aspettano la rimessa in sesto del Gruppo. Ma quale Gruppo?

L'accordo di Mirafiori, dopo quello di Pomigliano, dopo la dismissione di Termini Imerese, dopo lo spin-off di Fiat Industrial - la separazione dall'auto di Cnh e Iveco, i settori più redditizi rimasti in mano agli Agnelli - e in attesa di nuovi accordi anche per Cassino e Termoli (Melfi, cioè Sata, sta già per conto suo), prelude alla dissoluzione di Fiat Group. Intanto va notato che: a) Mirafiori - «nocciolo storico» del gruppo - non produrrà più macchine Fiat e diventerà una «fabbrica cacciavite» che lavora per altri; b) Pomigliano eredita le produzioni e l'organizzazione della fabbrica polacca di Tychy, che è di Fiat ma lavora anche per Ford e che, in attesa di chiarimenti, lavorerà sempre di più per altri; c) Magneti Marelli è in vendita; d) Maserati, Alfa, Lancia e Ferrari sono oggi, con l'eccezione dell'ultima, soprattutto marchi: che possono essere venduti come «marchi senza fabbrica», così come Tychy e Mirafiori sono o possono diventare «fabbriche senza marchio». E poi?

Poi la crisi è tutt'altro che superata. Le finanze di tre quarti dei paesi dell'Ue sono a rischio. I consumi ristagnano. Il mercato europeo dell'auto (a differenza di quelli Usa e asiatico) non dà segni di ripresa. A livello mondiale la capacità produttiva è di 100 milioni di veicoli all'anno mentre la domanda è stata di 60 milioni (sarà forse di 70 quest'anno). C'è un eccesso di capacità non solo in Europa e negli Usa, ma anche in Giappone, Cina e Corea, i cui produttori sono pronti a scalare la classifica delle vendite in Europa. Qualcuno si è chiesto quali siano i vantaggi competitivi con cui Marchionne conta di vendere ogni anno in Europa un milione in più di vetture fabbricate in Italia. Cioè di portare via almeno un milione di vendite annuali a Volkswagen, senza perdere colpi di fronte a Daimler e Kia-Yundai, in piena ascesa, o a Reanult-Nissan e Toyota, molto più solide, per non parlare dello sbarco in Europa dei produttori cinesi.

Alcuni oggi si chiedono che chance può avere una competitività ottenuta strizzando ancor più gli operai, il cui costo incide per non più del 7% sul prezzo finale del veicolo. Molti meno si sono chiesti che senso ha paragonare i 100 o 80 veicoli annui per addetto prodotti da Fiat in Polonia o in Brasile con i 30 degli stabilimenti italiani. A parte la differente complessità dei modelli e il differente confine tra fornitura esterna e fasi internalizzate, come si fa a paragonare la produttività di fabbriche che lavorano a pieno ritmo con quella di impianti dove le giornate di cassa sono più di quelle lavorate? La verità è che se Marchionne vuole vendere, o affittare, o dare in uso ad altri i suoi impianti, ciascuno dei quali farà capo a una diversa società, il valore aggiunto di una manodopera messa alle corde è molto maggiore di quello degli impianti dello stabilimento che li impiega. Ma le due cose sono indisgiungibili. È questo il feudalesimo aziendale a cui ci sta portando l'accordo di Mirafiori; quello che fa degli operai i nuovi «servi della gleba» dell'impresa globalizzata.

Marchionne e i suoi azionisti se riescono a portare a termine la scalata a Chrysler possono anche permettersi di mandare a fondo i lavoratori della Fiat, dopo averli legati con un accordo capestro ai loro rispettivi stabilimenti. Ne ricaveranno un aumento di utili e stock option. Ma chi vive del suo lavoro non può farlo. Però il futuro degli impianti, del knowhow e del lavoro che oggi fanno ancora capo a Fiat o al suo indotto non riposa più sull'industria dell'auto. I settori che hanno un avvenire sono quelli che conducono verso la sostenibilità: rinnovabili, efficienza energetica, ecoedilizia, riassetto del territorio, mobilità flessibile, agricoltura e alimentazione biologiche. Il tutto - tendenzialmente - a rifiuti e a km zero.

Ma la conversione ecologica dell'apparato produttivo e dei nostri consumi avrà ancora bisogno per un tempo per ora indefinibile di industria, economie di scala, grandi flussi di materiali, grandi impianti (il contrario dei chilometri zero) e di lavoratori impegnati, seppure in maniera più creativa e intelligente, su di essi. Sono temi ineludibili. Ma chi può mai lavorare a una prospettiva del genere?

Gli accordi capestro della Fiat avvicinano quello che un tempo era l'esercito dei «garantiti» alla condizione di un sempre più diffuso precariato. Mentre i temi e i modi in cui è andata crescendo la lotta contro la distruzione di scuola, università, ricerca e cultura fa di quel movimento, composto da precari attuali (ricercatori e studenti che lavorano per mantenersi agli studi) e futuri (milioni di giovani a cui è stato rubato il futuro), il segmento più organizzato dell'oceano del precariato italiano.

La domanda di saperi che non servano a costruire operatori, tecnici, insegnanti e ricercatori asserviti a datori di lavoro estemporanei o a imprese ed enti fantasma, dove nessuno avrà mai la sicurezza di un reddito né la possibilità di realizzare le proprie potenzialità, non traduce solo il rigetto della riforma Gelmini e la critica pratica delle forme e dei modi in cui la trasmissione dei saperi viene organizzata e finanziata. Esprime soprattutto la rivendicazione - che può farsi proposta, pratica attiva, percorso di realizzazione - di una riforma della ricerca e dei saperi che investa i contenuti della conoscenza, le sue le finalità, la frantumazione dei saperi in tanti ambiti disciplinari privati di qualsiasi consapevolezza. Per questo il tema centrale di ogni possibile riforma di scuola, università, saperi, cultura dovrebbe essere la conversione ecologica: una prospettiva che richiede l'integrazione di conoscenze sociali, tecniche, giuridiche, economiche, storiche con pratiche fondate sul confronto e la lotta, ma anche sulla capacità di fare proposta e di promuovere organizzazione. Pratiche che possono trovare punti di riferimento e di applicazione concreti nelle lotte dei precari, dei lavoratori delle fabbriche in crisi, dell'opposizione esplicita o soffocata (come i «sì» di Mirafiori) all'avvento del nuovo feudalesimo aziendale.

martedì 18 gennaio 2011

Hariri: un documento audio mostra la realizzazione di dichiarazioni false


VIDEOLa stazione televisiva indipendente libanese NewTV in onda Sabato 15 gennaio una registrazione audio di una riunione segreta tenutasi nel 2005 a Marbella (Spagna).Tra i partecipanti (da sinistra a destra sul fotomontaggio utilizzato per illustrare l'audio): Saad al-Hariri (figlio dell'ex primo ministro assassinato), Mohammed Zuhair as-Siddiq (il principale testimone falso), il Commissario Gerhard Lehman (n. 2 della Commissione d'inchiesta dell'Onu) e Wissam al-Hassan (braccio destro di Saad Hariri e capo dei servizi segreti). Durante l'incontro, i congiurati decidono di abbandonare l'assassinio di Rafik Hariri el-quattro generali libanesi e nove personalità siriane. Essi illustrano anche il pagamento e la protezione dei testimoni falsi. Ricorda che, dopo questo incontro, quattro generali libanesi che sono stati detenuti arbitrariamente per quattro anni. Israele ha approfittato della decapitazione dei servizi di sicurezza libanesi per attaccare il paese. Sulla base della falsa testimonianza ha fatto il signor Siddiq, la Commissione ha definito la questione seduta presidenti di Siria e Libano, Bashar al-Assad ed Emile Lahoud, mentre gli Stati Uniti hanno minacciato di intervenire militarmente per stop.La trama è crollato quando i servizi segreti siriani hanno dimostrato la futilità della falsa testimonianza.Il Tribunale speciale per il Libano si è finora rifiutato di esaminare "la questione nella causa" (falsi testimoni) e ha rifiutato di consegnare i quattro generali che ingiustamente incarcerati documenti consentirebbero loro di rivoltarsi contro i loro accusatori. Il commissario tedesco Lehman è stato coinvolto nel suo paese come un agente della CIA coinvolti nel programma di rapimento, sequestro e torture in Europa.
 E 'stato formalmente riconosciuto da una delle vittime. Dopo aver vissuto in Francia, Mohammed Zuhair Siddiq era scomparso prima di essere ritrovato negli Emirati Arabi Uniti dove è stato brevemente arrestato per immigrazione clandestina e falsificazione di passaporto. In una conferenza stampa al momento del suo rilascio, ha detto di aver ricevuto un falso passaporto ceco per mano del presidente francese Nicolas Sarkozy.Per diverse settimane, alti funzionari della goccia Tribunale cieco è imminente, ha iniziato a vendere a prezzi alti, i documenti cui hanno accesso.Anche in violazione del segreto istruttorio, l'imputazione è stata presentata a New York la settimana scorsa dal S. U. Dipartimento di Stato di re Abdullah dell'Arabia Saudita, il presidente francese Nicolas Sarkozy e Saad Hariri (l'allora Primo Ministro del Libano), ha detto che la stampa libanese. Era stato programmato per rendere pubblico il Sabato 15, ma è stato posticipato a Lunedi, 17 a causa delle dimissioni del governo libanese. Ministri degli Stati Uniti e degli Esteri francese, Hillary Clinton e Michele Alliot-Marie ha pubblicamente commentato il contenuto dell'atto d'accusa, confermando di aver illegalmente stati informati.

Pensioni: dal 1° gennaio 2011, è d'obbligo richiederle solo via Internet

prima bisognerebbe riuscire a comprarsi un computer (by Rossoallosso)

pensioni_cna_53_degli_anziani_vive_in_precarieta_economica 

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/11/24/visualizza_new.html_1677363474.html

 

 

La lunga marcia della Pubblica Amministrazione verso i servizi telematici: il nuovo sito dell'INPS già offre alcune prestazioni on-line, altre diventeranno obbligatorie, entro il 2011, unicamente tramite il sito, tra queste la richiesta di pensione.


Nonni tecnologici di tutta Italia pronti a scattare con il clic più veloce per richiedere la  pensione di vecchiaia. Entro la fine dl 2011, infatti, la richiesta all'Inps dovrà essere inoltrata esclusivamente via Internet attraverso il nuovo portale dell'INPS. Attualmente il sito web offre già molte prestazioni on-line, alcune delle quali, come la richiesta della pensione, diventeranno obbligatorie entro la fine del prossimo anno.

É da tempo che l'istituto di previdenza porta avanti il progetto di telematizzazione di servizi e prestazioni, una "rivoluzione" che, oggi, si concretizza nella pubblicazione nuovo sito internet che oltre alla grafica rinnovata, offre maggior ricchezza di contenuti e più facilità di utilizzo. "La nuova veste del sito - dicono dall'Inps - è stata studiata per cercare di soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più vasto, che mediamente fa registrare circa 350mila contatti giornalieri, con punte che sfiorano le 500mila visite quotidiane". "Nei primi dieci mesi del 2010 - aggiungono - sono state sfogliate oltre 2 miliardi di pagine con un incremento del 50 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno".

Tra le novità del sito dell'Inps, l'area 'Come fare per', uno spazio al servizio del cittadino per tutte le  informazioni relative ad alcuni degli argomenti di maggior interesse. Immediatamente disponibili sono le notizie e i servizi correlati riguardanti i buoni lavoro, il riscatto della laurea, il versamento dei contributi volontari e la gestione dei rapporti di lavoro domestico, cui si aggiungeranno nel corso del tempo i temi che scaturiranno anche dai suggerimenti dei cittadini.
Il sito si presenta rinnovato anche nelle sezioni relative ai servizi e è più semplice per gli utenti gestire da casa le proprie pratiche, effettuare i pagamenti ed avere le informazioni necessarie. È già possibile, per esempio, leggere on-line l'estratto conto previdenziale di oltre 25 milioni di lavoratori italiani con una posizione aperta all'Inps. Nel 2011 questo impegno verrà accentuato "per rendere il sito sempre più lo sportello Inps più vicino ai cittadini".
Così come accade con tutti i servizi di cui oggi si può disporre, dalla prenotazione per un treno o un aereo, dalle operazioni di internet banking, fino alla programmazione di una visita a un museo o una serata al cinema, prossimamente, nell'arco del 2011, circa una ventina di tipologie di prestazioni saranno disponibili esclusivamente on-line. Si tratta di servizi di grande necessità ed interesse rispetto ai quali non ci si dovrà più scomodare da casa e fare lunghe file presso gli sportelli.
SERVIZI DA RICHIEDERE SOLO VIA INTERNET. Dal 1° gennaio 2011, le seguenti prestazioni si dovranno richiedere esclusivamente per via telematica:

- domanda di disoccupazione ordinaria e agricola, per indennità di mobilità ordinaria e di assegno integrativo;

- domanda di iscrizione e richiesta di variazione per la Gestione separata INPS per i lavoratori domestici, quelli dipendenti, gli agricoli e gli agricoli autonomi;

- domanda per tutte le tipologie di ricorsi; certificazioni Ise/Isee;

- segnalazioni di variazioni contributive; richiesta di accentramento contributivo;

- richiesta di assegno per il nucleo familiare ai lavoratori agricoli, disoccupati e in mobilità, per le ricostituzioni (supplementi, assegni familiari, documentali, contributive, reddituali);

- cure termali e dichiarazioni di responsabilità dei contribuenti (lavoratori dipendenti e agricoli).

Grazie ad alcune sperimentazioni avviate dal 1° ottobre in alcune sedi INPS, il presidente dell'istituto di previdenza, Antonio Mastrapasqua, sostiene che "la risposta da parte dei cittadini è stata positiva", tanto da rendere obbligatorio il ricorso alla via telematica per alcune prestazioni già dal 1° gennaio 2011. Quanto agli anziani e alla domanda di pensione on-line, hanno ancora del tempo per familiarizzarsi con l'uso del computer e di internet.
LINKIl nuovo sito web dell'INPS
Comunicato sulle prestazioni via web da gennaio 2011
Silvia D'Ambrosi