involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 28 febbraio 2014

Disinformazone.com,Venezuela ma non solo

 


 Venezuela e Twitter, l’orgia di disinformazione
 

di Pascual Serrano (*)
 

In principio  fu internet, poi le reti sociali.
 

La conclusione sembrava  indiscutibile, era arrivata la democratizzazione dell’informazione.
 

Noi cittadini, vigilanti, testimoni, armati delle nostre diavolerie tecnologiche e della nostra connessione a internet mobile a banda larga avevamo sconfitto l’oligopolio dei grandi mezzi di informazione e avremmo messo fine alle loro manipolazioni e agli interessi che condizionavano il giornalismo.
 

Il giornalismo dei cittadini, prima con i suoi blogs e ora con le sue reti sociali, avrebbe portato nelle nostre case la realtà senza le mediazioni perverse delle società di comunicazione. 
 

In effetti la diagnosi sul potere e sull’uso della manipolazione da parte dei grandi media era corretta; ma l’illusione che saremmo arrivati a conoscere la verità attraverso la partecipazione di massa dei cittadini e tutto il potenziale tecnologico sembra sia stata appunto un’illusione.
 

Un’altra volta ancora il Venezuela è diventato il banco di prova delle nuove tentenze (dis)informative.
 

Gli scontri tra oppositori al governo di Nicolàs Maduro e i suoi difensori, e la violenza scatenata, hanno avuto un riflesso sulle reti sociali, in particolare su Twitter, che ci mostra fino a che punto internet e le reti sociali possono trasformarsi in un letamaio grazie all’intervento di militanti paranoici e di campagne dirette da mani occulte. 
 

Vecchie foto e fatti avvenuti in tutt’altre parti del mondo hanno nutrito una montagna di menzogne, dove è più faticoso smentire le bugie che raccontare la verità. 
 

La violenza e la repressione poliziesca hanno avuto un protagonismo speciale. Sono state presentate immagini della polizia che reprimeva nello Stato venezuelano di Mèrida che  risalivano all’anno 2010  e di un corpo di polizia che oggi non esiste più. O di studenti che manifestavano contro il governo cileno nel 2012. 
 


Non potevano mancare immagini di violenza sessuale, sempre di grande successo. E’ stata diffusa una foto di un poliziotto che obbliga uno studente ad un rapporto orale, ma si tratta di una scena che viene da un sito web pornografico. 
 

Hanno anche presentato come studenti morti a Maracay una dozzina di cadaveri di siriani ad Aleppo del 2012. 
 

Non capita solo ai brasiliani, ai cileni ed ai siriani di avere una seconda opportunità di essere protagonisti in Venezuela, ma anche il cittadino basco Unai Romano - con il viso deformato dalle lesioni dopo esser passato per la caserma della Guardia Civile spagnola nel 2001, accusato di appartenere all’ETA – ha finito per essere presentato come vittima della tortura del “regime” venezuelano. 
 



immagine sopra postata su twitter feb.2014


 foto a destra ripresa da PeaceReporter del

 28/05/2009








Oltre alla repressione, bisognava presentare alcune condizioni del paese che potessero giustificare questa “ribellione” contro il governo di Maduro. Si afferma così che nell’Ospedale Centrale di Maracay la situazione è tanto precaria che i neonati vengono messi in ceste di plastica e si uniscono le foto, che poi risultano essere state scattate in Honduras nel 2012. 
 

Quanto all’appoggio di masse dei cittadini alle mobilitazioni contro il governo, sono state diffuse immagini della catena umana che manifestava a favore dell’indipendenza della Catalogna (Spagna) dicendo che si trattava di Tàchira (Venezuela). 
 

Possiamo assistere, sulle reti, a ragionamenti piuttosto limitati mentalmente per dimostrare la propria tesi.
 

Pensavamo che le reti sociali avrebbero significato la democratizzazione dell’informazione ma, disgraziatamente, quello che hanno democratizzato è la disinformazione.
 

Tutto questo succede in Twitter, dove la maggioranza degli utenti mette i suoi twits in chiaro.In circoli più chiusi come Facebook, abbiamo paura che la spirale endogamica disinformativa tra affini possa arrivare al parossismo. Già qualcuno ha detto che ‘in tempi di inondazioni, l’acqua potabile scarseggia’. Forse questo sta accadendo con la super-informazione.

E’ ormai il momento di imparare ad essere molto più diffidenti e selettivi.
 

Senza dubbio la verità sta qui: c’è stato un tempo in cui, tramite la censura, ce la nascondevano; adesso, tramite l’eccesso di informazione, la sotterrano.
 

Nello stesso modo in cui i nostri padri e i nostri nonni impararono a burlare quella censura, noi dobbiamo imparare a ripulire la menzogna.
 

(*) Giornalista spagnolo; da: eldiario.es; 17.2.2014 
 

 

giovedì 27 febbraio 2014

ARSENI YATSENIUK il nuovo candidato UE per l'Ucraina

Arseni Yatseniuk (con gli occhiali nella foto) il candidato UE per la presidenza in Ucraina si presenta così:


UN'ALTRO AMICO DELLA NATO,USA,UE con pieni poteri ora in UCRAINA
VIDEO della Scheggia impazzita Aleksandr Muzychko, alias Sashko Bilyi, terrorista jihadista filo-Ceceno, reduce della guerra in Cecenia, Durante la Quale SI Vanta di Aver ucciso numerosi Soldati russi e distrutto diversi carri Armati di Mosca, Durante Una Riunione del Consiglio della Regione di Rovno, colomba Minaccia i Consiglieri con mitra e Altre Armi. La vita di MOLTI ucraini é Nella disponibilita dei capricci di QUESTO delinquente folle.
 

NOTAV-Appello dai familiari di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò

In queste settimane avete sentito parlare di loro. Sono le persone arrestate il 9 dicembre con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver assaltato il cantiere Tav di Chiomonte. In quell’assalto è stato danneggiato un compressore, non c’è stato un solo ferito. Ma l’accusa è di terrorismo perché “in quel contesto” e con le loro azioni presunte “avrebbero potuto” creare panico nella popolazione e un grave danno al Paese. Quale? Un danno d’immagine. Ripetiamo: d’immagine. L’accusa si basa sulla potenzialità di quei comportamenti, ma non esistendo nel nostro ordinamento il reato di terrorismo colposo, l’imputazione è quella di terrorismo vero e volontario. Quello, per intenderci, a cui la memoria di tutti corre spontanea: le stragi degli anni 70 e 80, le bombe sui treni e nelle piazze e, di recente, in aeroporti, metropolitane, grattacieli. Il terrorismo contro persone ignare e inconsapevoli, che uccideva, che, appunto, terrorizzava l’intera popolazione. Al contrario i nostri figli, fratelli, sorelle hanno sempre avuto rispetto della vita degli altri. Sono persone generose, hanno idee, vogliono un mondo migliore e lottano per averlo. Si sono battuti contro ogni forma di razzismo, denunciando gli orrori nei Cie, per cui oggi ci si indigna, prima ancora che li scoprissero organi di stampa e opinione pubblica. Hanno creato spazi e momenti di confronto. Hanno scelto di difendere la vita di un territorio, non di terrorizzarne la popolazione. Tutti i valsusini ve lo diranno, come stanno continuando a fare attraverso i loro siti. E’ forse questa la popolazione che sarebbe terrorizzata? E può un compressore incendiato creare un grave danno al Paese?
Le persone arrestate stanno pagando lo scotto di un Paese in crisi di credibilità. Ed ecco allora che diventano all’improvviso terroristi per danno d’immagine con le stesse pene, pesantissime, di chi ha ucciso, di chi voleva uccidere. E’ un passaggio inaccettabile in una democrazia. Se vincesse questa tesi, da domani, chiunque contesterà una scelta fatta dall’alto potrebbe essere accusato delle stesse cose perché, in teoria, potrebbe mettere in cattiva luce il Paese, potrebbe essere accusato di provocare, potenzialmente, un danno d’immagine. E’ la libertà di tutti che è in pericolo. E non è una libertà da dare per scontata.
Per il reato di terrorismo non sono previsti gli arresti domiciliari ma la detenzione in regime di alta sicurezza che comporta l’isolamento, due ore d’aria al giorno, quattro ore di colloqui al mese. Le lettere tutte controllate, inviate alla procura, protocollate, arrivano a loro e a noi con estrema lentezza, oppure non arrivano affatto. Ora sono stati trasferiti in un altro carcere di Alta Sorveglianza, lontano dalla loro città di origine. Una distanza che li separa ancora di più dagli affetti delle loro famiglie e dei loro cari, con ulteriori incomprensibili vessazioni come la sospensione dei colloqui, il divieto di incontro e in alcuni casi l’isolamento totale. Tutto questo prima ancora di un processo, perché sono “pericolosi” grazie a un’interpretazione giudiziaria che non trova riscontro nei fatti.
Questa lettera si rivolge:
Ai giornali, alle Tv, ai mass media, perché recuperino il loro compito di informare, perché valutino tutti gli aspetti, perché trovino il coraggio di indignarsi di fronte al paradosso di una persona che rischia una condanna durissima non per aver trucidato qualcuno ma perché, secondo l’accusa, avrebbe danneggiato una macchina o sarebbe stato presente quando è stato fatto..
Agli intellettuali, perché facciano sentire la loro voce. Perché agiscano prima che il nostro Paese diventi un posto invivibile in cui chi si oppone, chi pensa che una grande opera debba servire ai cittadini e non a racimolare qualche spicciolo dall’Ue, sia considerato una ricchezza e non un terrorista.
Alla società intera e in particolare alle famiglie come le nostre che stanno crescendo con grande preoccupazione e fatica i propri figli in questo Paese, insegnando loro a non voltare lo sguardo, a restare vicini a chi è nel giusto e ha bisogno di noi.
Grazie
I familiari di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò


Indirizzi in carcere dei 4 giovani No Tav (11 Febbraio 2014)



Claudio Alberto

Casa Cincondariale
Via Arginone, 327
44122 Ferrara



Chiara Zenobi

Casa Circondariale Rebibbia
via Bartolo Longo, 92
00156 Roma

Mattia Zanotti e Niccolò Blasi

Casa di Reclusione
Via Casale San Michele, 50
15100 Alessandria

Scriviamo loro presto e con assiduità!

Ricordiamo, se si vuole ricevere risposta, di scrivere il mittente