involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

lunedì 29 febbraio 2016

DOPO LA NATO IL TTIP PER GLI STATI UNITI USAEUROPEI

di Vincenzo Maddaloni
 Berlino. Silenzio assoluto - paradossale come sempre - sul dodicesimo roud di negoziati appena concluso a Bruxelles tra Stati Uniti e Ue sul Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip), il Trattato transatlantico sulla liberalizzazione del commercio e delle garanzie per investimenti. Il Ttip riguarda 850 milioni di abitanti fra il Nordamerica e l'Europa, che insieme rappresentano il 45 per cento del Pil mondiale.

Il commercio transatlantico che verrebbe influenzato dalle nuove regole del Ttip, in settori come le commesse, opere pubbliche, servizi, supera i 500 miliardi di euro all'anno. I soli investimenti diretti dagli Usa in Europa superano i 320 miliardi, quelli europei negli Stati Uniti sono un po' più della metà. Il TTIP insomma potrebbe essere usato per bloccare inutili forme di protezionismo ma anche per impedire politiche di miglioramento delle condizioni dei lavoratori o dell’ambiente o del pubblico dominio della conoscenza e altro.

Pertanto il vero punto debole resta la trasparenza. L' ha denunciato Katia Lipping, battagliera deputata tedesca della Linke :"Misure di sicurezza degne di un carcere speciale, deputati trattati come potenziali spie, come nemici inconsapevoli, o peggio della libertà di commercio... Cosa c'è di tanto segreto in questo Ttip?”.

Eppure riguarda la vita dei cittadini e delle imprese. Scrive Katia Lipping :"Chiunque stesse andando a questi negoziati per migliorare la protezione dell'ambiente, la tutela dei consumatori e le norme sul lavoro non avrebbe nulla da temere dalla trasparenza. Chiunque sia invece impegnato nella svendita della democrazia, d'altra parte, è ovviamente interessato ad evitare il controllo pubblico. Se i negoziatori sono davvero così convinti dei benefici di Ttip, perché non mettono il testo on-line, a disposizione di tutti?", conclude la deputata tedesca.

Naturalmente, anche questa denuncia sebbene pronunciata da una tribuna sostenuta dal peso economico internazionale della Germania non ha prodotto nulla poiché anche l'ultima tornata negoziale Usa-Ue, appena conclusa a Bruxelles si è svolta a porte chiuse. Perché continua ad accadere tenta di spiegarlo un post di un sito british, truepublica.org.uk che scrive: "La ragione per cui i negoziati del Ttip sono così segreti è che gli americani hanno raccomandato di tener celato il dibattito fino a quando l’adozione sia diventata ineludibile”.

“Essi - si legge sul post - vogliono armonizzare gli standard fra Eu e Ue, visti dagli oppositori come un grave colpo alle sudate protezioni su cibo e sicurezza chimica, cosmetici , insetticidi e pesticidi, l’ambiente e i diritti dei lavoratori. Il settore agricolo americano sta premendo fortemente l’Europa perché importi prodotti OGM attualmente illegali (ma di cui l’UE ha autorizzato l’ importazione nell’aprile 2015) e carne non conforme agli standard europei, vale a dire bestiame cresciuto con ormoni della crescita (questo divieto continua ma con un accordo per comprare ulteriori 48 mila tonnellate annue di carne americana senza ormoni della crescita).”.

Graham Vanbergen, l'autore del post di TruePublica sottintende il punto di vista britannico e anche per questo è interessante poiché aiuta a capire le ragioni delle resistenze di tanti cittadini inglesi, orgogliosi della loro indipendenza e diffidenti non solo dell’Ue, ma anche dei ‘cugini’ americani.

In ballo, infatti, ci sono le regole, l'attribuzione dei poteri, le priorità da proteggere. E non è da tempo un mistero che le regole Usa su alimentazione, ambiente o farmaci siano assai più lasche di quelle europee, dettate spesso direttamente dalle multinazionali anziché “fondate scientificamente”.

Negli Usa, il “principio di precauzione” sulla commercializzazione di questi prodotti non esiste. Ragion per cui essi premono da sempre per affidare il verdetto ad arbitrati privati, con il meccanismo di risoluzione noto con l'acronimo anglosassone Isds (Investor-state dispute settlement). Praticamente sono persone scelte tra gli avvocati del commercio internazionale, che diventano a seconda delle circostanze “consulenti di parte”, oppure dei veri e propri giudici, generalmente “asserviti”, sia dalle multinazionali che dai singoli Stati.

Insomma, sono sentenze già scritte in base al peso specifico dei protagonisti. E' il motivo per cui, sostiene Graham Vanbergen su TruePublica, gli americani hanno dato vita al non meno segreto Gruppo Bilderberg, definito come un gruppo di lobbisti di élite, vertici di multinazionali Usa, funzionari Ue, capitani di industria, capi di agenzie di intelligence e reali europei. Insomma tutti i principali lobbisti degli affari e della finanza a favore del Ttip sono sotto lo stesso tetto, conclude Vanbergen. Che azzarda. “Quello a cui siete testimoni è un ‘ colpo di stato corporate’ dell’Europa da parte dell’America delle multinazionali.”.

E' il suo un grido di allarme che rimbalza su quello dei parlamentari tedeschi, sicuramente i più ferrati in Europa sull'argomento. Sono gli unici che sono riusciti ad ottenere una “Leseraum” (Reading Room, Sala di lettura) dedicata al Ttip. Moltissimo vi hanno influito le mobilitazioni imponenti (oltre mezzo milione di persone solo a Berlino, qualche mese fa), e una raccolta firme di oltre tre milioni.

Katia Lipping, la deputata della Linke, è stata una dei primi parlamentari ad entrare nella Leseraum: "Martedì 2 febbraio era il mio giorno. Mi ero registrata per la sala di lettura. Una guardia mi ha portato ai controlli di sicurezza e mi ha chiesto di chiudere a chiave la giacca e la borsa. Ha controllato che non stessi prendendo qualsiasi una macchina fotografica o il cellulare nella sala di lettura e poi ha bussato a una porta. Il livello elevato di segretezza mi ha reso ancora più curiosa su quello che stavo andando a trovare, ma la camera in sé era non niente di speciale.”.

"C'erano otto stazioni di lavoro al computer, e mi è stato permesso di sedermi a quella designata per me. Una donna dall'atteggiamento amichevole era seduta nella stanza. Lei mi ha fatto firmare le regole dei visitatori - se non si firma, non si ottiene l'accesso - così ho firmato. C'era un thermos di caffè e un piatto di biscotti in un angolo. Eppure, nessuna quantità di caffeina o di zuccheri nel sangue mi avrebbe permesso di passare attraverso le circa trecento pagine di testo nelle due ore che ho avuto a mia disposizione”.

“Infatti - prosegue la deputata della Linke - le due ore che ho avuto a disposizione nella sala di lettura sono state, ovviamente, insufficienti a leggere tutti i documenti. Eppure, mi sono resa conto che nulla di quel che avevo letto mi potrebbe far ritrarre nessuna delle mie precedenti critiche al Ttip. Non ho letto nulla che possa alleviare la mia preoccupazione sul fatto che la parte americana vuole rendere la vita più difficile alle imprese pubbliche e comunitarie e per garantire condizioni migliori per multinazionali nella battaglia per appalti pubblici. Non ho letto neanche nulla per ridurre i miei timori circa il fatto che i negoziatori europei sono disposti a sacrificare i nostri standard sociali e ambientali in cambio della prospettiva di vincere lucrosi contratti per le grandi imprese europee”.

I tedeschi se la sono conquistata questa sala di lettura il Leseraum , perché - unici in Europa – sono stati capaci di andare a protestare in massa contro il Ttip. Sebbene i parlamentari tedeschi siano stati trattati come dei nemici - e addirittura passibili di sanzioni, in caso di divulgazione, come ricordava Katia Lipping - essi comunque sono riusciti a farsi aprire la porta e a vedere le carte. Non risulta che i loro colleghi italiani siano interessati a una simile impresa.

Si sono spese settimane per una legge incompleta sulle Unioni civili, ma in Parlamento non s'è parlato di Ttip. Un silenzio assurdo, poiché la bilancia commerciale italiana poggia su regole come la produzione di alimenti a denominazione di origine controllata, come le misure per attrarre investimenti. Più di ogni altra nazione è l'Italia che campa di commercio, che ha molto più da perdere che da guadagnare con il Ttip. Provate a chiedere a un qualsiasi parlamentare italiano cosa ne sa. O meglio se lo sa.  

fonte

martedì 23 febbraio 2016

COMUNICATO DEL COMITATO NO GUERRA NO NATO SULLA SITUAZIONE ATTUALE




 FIRMA LA PETIZIONE 
FUORI DALLA NATO


— Siamo in stato di guerra, impegnati su due fronti che di giorno in giorno divengono sempre più incandescenti e pericolosi.

Accusando la Russia di «destabilizzare l’ordine della sicurezza europea», la Nato sotto comando Usa ha riaperto il fronte orientale, trascinandoci in una nuova guerra fredda, per certi versi più pericolosa della precedente, voluta soprattutto da Washington per spezzare i rapporti Russia-Ue dannosi per gli interessi statunitensi.

Mentre gli Usa quadruplicano i finanziamenti per accrescere le loro forze militari in Europa, viene deciso di rafforzare la presenza militare «avanzata» della Nato nell’Europa orientale. La Nato – dopo aver inglobato tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, tre della ex Jugoslavia e tre della ex Urss – prosegue la sua espansione a Est, preparando l’ingresso di Georgia e Ucraina (questa di fatto già nella Nato), spostando basi e forze, anche nucleari, sempre più a ridosso della Russia.

Tale strategia rappresenta anche una crescente minaccia per la democrazia in Europa. L’Ucraina, dove le formazioni neonaziste sono state usate dalla Nato nel putsch di piazza Maidan, è divenuta il centro di reclutamento di neonazisti da tutta Europa, i quali, una volta addestrati da istruttori Usa della 173a divisione aviotrasportata trasferiti qui da Vicenza, vengono fatti rientrare nei loro paesi con il «lasciapassare» del passaporto ucraino. Si creano in tal modo le basi di una organizzazione paramilitare segreta tipo «Gladio».

Usa e Nato preparano altre operazioni sul fronte meridionale, strettamente connesso a quello orientale. Dopo aver finto per anni di combattere l’Isis e altri gruppi, rifornendoli segretamente di armi attraverso la Turchia, gli Usa e alleati chiedono ora un cessate il fuoco per «ragioni umanitarie». Ciò perché le forze governative siriane, sostenute dalla Russia, stanno liberando crescenti parti del territorio occupate da Isis e altre formazioni, che arretrano anche in Iraq.

Allo stesso tempo la Nato rafforza il sostegno militare alla Turchia, che con l’Arabia Saudita mira a occupare una fascia di territorio siriano nella zona di confine. A tale scopo la Nato, con la motivazione ufficiale di controllare il flusso di profughi (frutto delle guerre Usa/Nato), dispiega nell’Egeo le navi da guerra del Secondo gruppo navale permanente, che ha appena concluso una serie di operazioni con la marina turca. Per lo stesso scopo, vengono inviati anche aerei radar Awacs, centri di comando volanti per la gestione del campo di battaglia.

Nello stesso quadro strategico rientra l’operazione, formalmente «a guida italiana», che la coalizione a guida Usa si prepara a lanciare in Libia, per occupare le zone costiere economicamente e strategicamente più importanti, con la motivazione ufficiale di liberarle dai terroristi dell’Isis. Si prepara così un’altra guerra Usa/Nato, dopo Iraq 1991, Jugoslavia 1999, Afghanistan 2001, Iraq 2003, Libia 2011, Siria dal 2013, accompagnate dalla formazione dell’Isis e altri gruppi terroristi funzionali alla stessa strategia.

Tale operazione è stata concordata dagli Stati uniti non con l’Unione europea, inesistente su questo piano come soggetto unitario, ma singolarmente con le maggiori potenze europee, soprattutto Francia, Gran Bretagna e Ger-mania. Potenze che, in concorrenza tra loro e con gli Usa, si uniscono quando entrano in gioco gli interessi fondamentali.

Oggi 22 dei 28 paesi della Ue, con oltre il 90% della popolazione dell’Unione, fanno parte della Nato, riconosciuta dalla Ue quale «fondamento della difesa collettiva». Sempre sotto comando Usa: il Comandante su-premo alleato in Europa è nominato dal Presidente degli Stati uniti e sono in mano agli Usa tutti gli altri comandi chiave della Nato.

Va ricordato a tale proposito l’orientamento strategico enunciato da Washington al momento dello scioglimento del Patto di Varsavia e della di-sgregazione dell’Urss: «Gli Stati uniti rimangono il solo Stato con una forza, una portata e un'influenza in ogni dimensione – politica, economica e militare – realmente globali. Non esiste alcun sostituto alla leadership americana. Fondamentale è preservare la Nato quale canale della influenza e partecipazione statunitensi negli affari europei, impedendo la creazione di dispositivi unicamente europei che minerebbero la struttura di comando dell'Alleanza».

Non si può pensare di costruire una Europa diversa, senza liberarci dal dominio e dall’influenza che gli Usa esercitano sull’Europa direttamente e tramite la Nato.

Anche perché l’avanzata Usa/Nato ad Est e a Sud già coinvolge la regione Asia/Pacifico, mirando alla Cina, riavvicinatasi alla Russia. È il tentativo estremo degli Stati uniti e delle altre potenze occidentali di mantenere la su-premazia economica, politica e militare, in un mondo nel quale l’1% più ricco della popolazione possiede oltre la metà della ricchezza globale, ma nel quale emergono nuovi soggetti sociali e statuali che premono per un nuovo ordine economico mondiale.

Questa strategia aggressiva ha provocato un forte aumento della spesa militare mondiale, trainata da quella Usa, che è risalita in termini reali ai livelli della guerra fredda: circa 5 miliardi di dollari al giorno. La spesa militare italiana, al 12° posto mondiale, ammonta a circa 85 milioni al giorno. Un enorme spreco di risorse, sottratte ai bisogni vitali dell’umanità.

In tale quadro, particolarmente grave è la posizione dell’Italia che, imprigionata nella rete di basi Usa e di basi Nato sempre sotto comando Usa, è stata trasformata in ponte di lancio delle guerre Usa/Nato sui fronti orientale e meridionale. Per di più, violando il Trattato di non-proliferazione, l’Italia viene usata come base avanzata delle forze nucleari statunitensi in Europa, che stanno per essere potenziate con lo schieramento delle bombe B61-12 per il first strike nucleare.

Per uscire da questa spirale di guerra dagli esiti catastrofici, è fondamentale costruire un vasto e forte movimento per l’uscita dell’Italia dalla Nato, per un’Italia libera dalla presenza delle basi militari statunitensi e di ogni altra base straniera, per un’Italia sovrana e neutrale, per una politica estera basata sull’Articolo 11 della Costituzione, per una nuova Europa indipendente che contribuisca a relazioni internazionali improntate alla pace, al rispetto reciproco, alla giustizia economica e sociale.

lunedì 22 febbraio 2016

The Murder of American Reporter Serena Shim

serena
Aveva parlato dell’infiltrazione di guerriglieri in Siria attraverso la frontiera turca e in diretta televisiva aveva affermato di avere le immagini di questi miliziani che entravano in territorio siriano, nascosti nei camion di organizzazioni umanitarie e del programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.