involuzione

involuzione
FIRMA LA PETIZIONE
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 21 ottobre 2011

è morto Gheddafi o siamo morti noi

Mu'ammar Gheddafi



Con Gheddafi muore tutto l'occidente. 
Nonostante le sue manchevolezze,chi non ne ha?,non si può negare che egli nei 42 anni in cui ha governato abbia portato la Libia ad essere uno, se non l'unico, paese africano  ad un livello sociale ed economico da fare invidia a noi "portatori di democrazia".Sicuramente ci sarà chi storcerà il naso a simili affermazioni ma è la verità.
Quanti dei suddetti paesi ricchi di risorse energetiche e di materie prime può(poteva,prima del nostro intervento) vantare la scolarizzazione,il livello economico procapite,la libertà di culto,l'emancipazione femminile,il livello sanitario e di walfare raggiunto dalla Libia di Gheddafi con la sua Jamahiriyya ? Nessuno
E allora è per il petrolio che hanno ammazzato come un cane quest'uomo? Forse  per il petrolio e le ricchezze del suo paese , ma io credo di più che lo abbiano fatto per ciò che rappresentava,per il suo modo,discutibile fin che si vuole, di portare il suo paese,il suo popolo al riscatto dopo anni di colonialismo  e sudditanza politica ed economica verso quei "ratti" ,come egli li definiva ,che vigliaccamente gli hanno tolto la vita,senza processi,senza dargli alcuna possibilità di difendersi verso chi lo accusava di crimini che come si è ampiamente dimostrato non ha mai commesso,ratti che non sono altro che manovalanza al servizio di noi occidentali che come ratti appunto non perdiamo occasione di far conoscere al mondo la nostra decadenza e la nostra psicopatica voglia di sangue.
Detto questo faccio le mie condoglianze alla famiglia Gheddafi e al popolo libico tutto,con la speranza che non ceda alla nostra becera ingerenza e continui la battaglia per la quale il loro leader si è sacrificato


martedì 18 ottobre 2011

Tra l'incudine e il martello

 Franco Berardi Bifo

 http://www.looponline.info/index.php/component/content/article/644-mantra-del-sollevarsi-15-ottobre-e-dintorni

 Il 15 febbraio del 2003 centomilioni di persone sfilarono nelle strade del mondo per chiedere la pace, per chiedere che la guerra contro l’Iraq non devastasse definitivamente la faccia del mondo. Il giorno dopo il presidente Bush disse che nulla gli importava di tutta quella gente (I don’t need a focus group) e la guerra coIl 15 febbraio del 2003 centomilioni di persone sfilarono nelle strade del mondo per chiedere la pace, per chiedere che la guerra contro l’Iraq non devastasse definitivamente la faccia del mondo. Il giorno dopo il presidente Bush disse che nulla gli importava di tutta quella gente (I don’t need a focus group) e la guerra cominciò. Con quali esiti sappiamo.
Dopo quella data il movimento si dissolse, perché era un movimento etico, il movimento delle persone per bene che nel mondo rifiutavano la violenza della globalizzazione capitalistica e la violenza della guerra. Il 15 Ottobre in larga parte del mondo è sceso in piazza un movimento similmente ampio. Coloro che dirigono gli organismi che stanno affamando le popolazioni (come la BCE) sorridono nervosamente e dicono che sono d’accordo con chi è arrabbiato con la crisi purché lo dica educatamente. Hanno paura, perché sanno che questo movimento non smobiliterà, per la semplice ragione che la sollevazione non ha soltanto motivazioni etiche o ideologiche, ma si fonda sulla materialità di una condizione di precarietà, di sfruttamento, di immiserimento crescente. E di rabbia.
La rabbia talvolta alimenta l’intelligenza, talaltra si manifesta in forma psicopatica. Ma non serve a nulla far la predica agli arrabbiati, perché loro si arrabbiano di più. E non stanno comunque ad ascoltare le ragioni della ragionevolezza, dato che la violenza finanziaria produce anche rabbia psicopatica.
Il giorno prima della manifestazione del 16 in un’intervista pubblicata da un giornaletto che si chiama La Stampa io dichiaravo che a mio parere era opportuno che alla manifestazione di Roma non ci fossero scontri, per rendere possibile una continuità della dimostrazione in forma di acampada. Le cose sono andate diversamente, ma non penso affatto che la mobilitazione sia stata un fallimento solo perché non è andata come io auspicavo.  

Un numero incalcolabile di persone hanno manifestato contro il capitalismo finanziario che tenta di scaricare la sua crisi sulla società. Fino a un mese fa la gente considerava la miseria e la devastazione prodotte dalle politiche del neoliberismo alla stregua di un fenomeno naturale: inevitabile come le piogge d’autunno. Nel breve volgere di qualche settimana il rifiuto del liberismo e del finazismo è dilagato nella consapevolezza di una parte decisiva della popolazione. Un numero crescente di persone manifesterà in mille maniere diverse la sua rabbia, talvolta in maniera autolesionista, dato che per molti il suicidio è meglio che l’umiliazione e la miseria.

Leggo che alcuni si lamentano perché gli arrabbiati hanno impedito al movimento di raggiungere piazza San Giovanni con i suoi carri colorati. Ma il movimento non è una rappresentazione teatrale in cui si deve seguire la sceneggiatura. La sceneggiatura cambia continuamente, e il movimento non è un prete né un giudice. Il movimento è un medico. Il medico non giudica la malattia, la cura.
Chi è disposto a scendere in strada solo se le cose sono ordinate e non c’è pericolo di marciare insieme a dei violenti, nei prossimi dieci anni farà meglio a restarsene a casa. Ma non speri di stare meglio, rimanendo a casa, perché lo verranno a prendere. Non i poliziotti né i fascisti. Ma la miseria, la disoccupazione e la depressione. E magari anche gli ufficiali giudiziari.

Dunque è meglio prepararsi all’imprevedibile. E’ meglio sapere che la violenza infinita del capitalismo finanziario nella sua fase agonica produce psicopatia, e anche razzismo, fascismo, autolesionismo e suicidio. Non vi piace lo spettacolo? Peccato, perché non si può cambiare canale.
Il presidente della Repubblica dice che è inammissibile che qualcuno spacchi le vetrine delle banche e bruci una camionetta lanciata a tutta velocità in un carosello assassino. Ma il presidente della Repubblica giudica ammissibile che sia Ministro un uomo che i giudici vogliono processare per mafia, tanto è vero che gli firma la nomina, sia pure con aria imbronciata. Il Presidente della Repubblica giudica ammissibile che un Parlamento comprato coi soldi di un mascalzone continui a legiferare sulla pelle della società italiana tanto è vero che non scioglie le Camere della corruzione. Il Presidente della Repubblica giudica ammissibile che passino leggi che distruggono la contrattazione collettiva, tanto è vero che le firma. Di conseguenza a me non importa nulla di ciò che il Presidente giudica inammissibile.

Io vado tra i violenti e gli psicopatici per la semplice ragione che là è più acuta la malattia di cui soffriamo tutti. Vado tra loro e gli chiedo, senza tante storie: voi pensate che bruciando le banche si abbatterà la dittatura della finanza? La dittatura della finanza non sta nelle banche ma nel ciberspazio, negli algoritmi e nei software. La dittatura della finanza sta nella mente di tutti coloro che non sanno immaginare una forma di vita libera dal consumismo e dalla televisione.
Vado fra coloro cui la rabbia toglie ragionevolezza, e gli dico: credete che il movimento possa vincere la sua battaglia entrando nella trappola della violenza? Ci sono armate professionali pronte ad uccidere, e la gara della violenza la vinceranno i professionisti della guerra.
Ma mentre dico queste parole so benissimo che non avranno un effetto superiore a quello che produce ogni predica ai passeri.

Lo so, ma le dico lo stesso. Le dico e le ripeto, perché so che nei prossimi anni vedremo ben altro che un paio di banche spaccate e camionette bruciate. La violenza è destinata a dilagare dovunque. E ci sarà anche la violenza senza capo né coda di chi perde il lavoro, di chi non può mandare a scuola i propri figli, e anche la violenza di chi non ha più niente da mangiare.
Perché dovrebbero starmi ad ascoltare, coloro che odiano un sistema così odioso che è soprattutto odioso non abbatterlo subito?
Il mio dovere non è isolare i violenti, il mio dovere di intellettuale, di attivista e di proletario della conoscenza è quello di trovare una via d’uscita. Ma per cercare la via d’uscita occorre essere laddove la sofferenza è massima, laddove massima è la violenza subita, tanto da manifestarsi come rifiuto di ascoltare, come psicopatia e come autolesionismo. Occorre accompagnare la follia nei suoi corridoi suicidari mantenendo lo spirito limpido e la visione chiara del fatto che qui non c’è nessun colpevole se non il sistema della rapina sistematica.

Il nostro dovere è inventare una forma più efficace della violenza, e inventarla subito, prima del prossimo G20 quando a Nizza si riuniranno gli affamatori. In quella occasione non dovremo inseguirli, non dovremo andare a Nizza a esprimere per l’ennesima volta la nostra rabbia impotente. Andremo in mille posti d’Europa, nelle stazioni, nelle piazze nelle scuole nei grandi magazzini e nelle banche e là attiveremo dei megafoni umani. Una ragazza o un vecchio pensionato urleranno le ragioni dell’umanità defraudata, e cento intorno ripeteranno le sue parole, così che altri le ripeteranno in un mantra collettivo, in un’onda di consapevolezza e di solidarietà che a cerchi concentrici isolerà gli affamatori e toglierà loro il potere sulle nostre vite (anche togliendo i nostri soldi dai conti correnti delle loro banche come suggerisce Lucia).
Un mantra di milioni di persone fa crollare le mura di Gerico assai più efficacemente che un piccone o una molotov.


lunedì 17 ottobre 2011

Di Pietro getta la maschera !!

oggi mi accingo a delucidare una nuova perla fresca di giornata: quella del pulotto fascio di nome Antonio Di Pietro. Come ci illustra Venturi con le sue allegrissime riflessioni, Di Pietro vuole adottare una Legge che permetteva ai pulotti di sparare e fare quant'altro: mi riferisco alla famosissima legge Reale.
Come ci spiega wikipedia italia:
La legge dello Stato italiano, nota come legge Reale, dal nome del suo principale relatore, fornisce disposizioni in materia di ordine pubblico. 
La legge Reale del 22 maggio 1975, n. 152 (GU n. 136 del 24 maggio 1975): Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico, poi modificata con la legge n.533, 8 agosto 1977, abolendone di fatto l'art 5 (implicitamente abrogato secondo una delibera del 1978 dell'Ufficio centrale Referendario[1]), venne approvata in Italia il 21 maggio 1975.  Principale redattore della legge fu il ministro della giustizia, appartenente al partito repubblicano italiano, Oronzo Reale. 
La disposizione normava:      
-il diritto delle forze dell'ordine a fare impiego delle armi, qualora ne ravvisassero la necessità operativa, estendendolo ai casi di ordine pubblico,     
-estendeva il ricorso alla custodia preventiva, sostituendo il precedente art 238 del codice di procedura penale, anche in assenza di flagranza di reato, di fatto permettendo un fermo preventivo di 96 ore (48+48) ore entro le quali va emesso decreto di convalida da parte dell'autorità giudiziaria.    
-normava l'uso del casco e di altri elementi potenzialmente atti a non rendere riconoscibili i cittadini. 
Venne sottoposta ad una consultazione referendaria (Referendum abrogativi del 1978), promossa dal comitato portando a sostegno dell'iniziativa una lunga lista di vittime collegate all'applicazione della legge stessa.Venne modificata con la legge 533 dell'8 agosto 1977 ma  il referendum abrogativo che si tenne l'11 giugno 1978 (DPR 14 aprile 1978), ebbe esito negativo, ossia la legge non venne abrogata.

Da qui si può capire che abbiamo un altro chiaro esempio di legge atta a difendere, a qualsiasi costo, l'esistenza stessa dello Stato. Tipo la 270 e tutti i suoi commi del codice Penale. Ma il brutto è che tale legge, secondo quel fascio mancato di Di Pietro, dovrebbe essere inasprita:

introduzione di specifiche previsioni di reato, l’ampliamento dell’associazione a delinquere, la possibilità di fermo e arresto in flagranza o in quasi flagranza per reati che finora non lo prevedono, un inasprimento delle pene previste e processi per direttissima”: 
è questa la ricetta del leader dell’Italia dei Valori, che oggi, parlando con i cronisti alla Camera, ha chiesto al Parlamento di fare in fretta: 
Invece di continuare a perdere tempo con le leggi ad personam, le camere devono mettere a punto una legislazione penale adeguata a fronteggiare emergenze come quelle degli scontri di sabato scorso. Vanno previste nuove figure di reato legate proprio alle manifestazioni, vanno aumentate le pene per i reati già previsti di danneggiamento e lesioni, vanno allargati per questo tipo di reati, i tempi di fermo e arresto prevedendo un ampliamento della ‘quasi flagranza’, vanno previsti riti per direttissima in costanza di arresto o di fermo in modo da arrivare alla sentenza primo grado con la permanenza in carcere” (Fonte)

domenica 16 ottobre 2011

Genova 2001Roma2011

é solo l'inizio e io sto con chi ci ha messo del suo ben sapendo del rischio cui andava incontro,blakblok,cia o stronzate varie,non è tempo per cervellotiche sottigliezze perchè non trovo motivazione più giusta che manifestare PER,soprattutto se il PER è riferito ai nostri diritti,al nostro presente e al futuro nostro e dei nostri figli.
ma qui non c'è nulla da organizzare,che c'è di meglio di movimenti spontanei per rivendicare diritti calpestati?
e poi chi organizza?le nuove generazioni son cresciute a tette e culi son state tenute nell'ignoranza politica totale e a questo han contribuito sia a destra che a sinistra,è stato loro insegnato a coltivare il proprio orticello sin dalla scuola che nei posti di lavoro e per una volta che ci ritrova uniti per urlare il proprio disgusto noi si sta a fare dei giudizi morali su chi come cosa?cosa pretendere da questi ragazzi se non solo rabbia,non era cio che chiedevamo?rabbia come carburante per accendere il caos così come è sempre avvenuto in ogni ribellione che si rispetti,è necessario sporcarsi le mani e non fermarsi a rimirarsele ,i nostri padri mostravano i calli a chi si indignava per le loro lotte e tanti si sono fatti ammazzare altro che legnate per cosa poi se noi non si raccoglie la sfida ora? 
è chiaro che ogni dissenso sarà strumentalizzato ed è appunto su questo che giocano gli infiltrati e noi non facciamo altro che il loro gioco se non appoggiamo questi ragazzi.
Io rimango sempre stupefatto dai due pesi e due misure con cui si giudicano gli eventi che paiono distanti in realtà sono simili,leggo tutti i giorni sulla stampa destra/sinistra che siamo in guerra per esportare finta democrazia,la nostra,che significa degrado sociale e sfruttamento e in nome di ciò si distruggono interi stati e si ammazzano donne e bambini,noi che si manifesta per qualcosa di reale, di tangibile come il diritto di vivere una vita degna si viene dipinti dalla stessa stampa come barbari decerabrati solo per un paio di auto bruciate,ci si dovrebbe fermare solo per questo?dovremmo fermarci solo perchè qualche provocatore ci porta al macello?
Genova in fondo a che è servita se non a tenere a freno l'inevitabile per dieci anni?ora che facciamo ringraziamo i provocatori e ce ne stiamo buoni per altri dieci anni,visto che nessuno che non sia servo del potere è in grado di organizzare qualsiasi cosa?

sabato 15 ottobre 2011

finalmente qualcosa si muove

ho sempre sostenuto che chi ha una coscienza prima o poi la rivendica a dispetto delle ideologie e dei settarismi,spero siano tanti che oggi siano in piazza con lo spirito di questa lettrice di Grillo che riponde all'ennesimo (secondo lui) atto di lesa maestà al suo movimento http://www.beppegrillo.it/2011/10/scatenate_linferno/index.html ,come dire dalla B del nano alla B del nano Beppe.Ma per chi lavora questo Beppe?Di certo non per noi

«Di un'altra cosa sono sicura...
che la divisione non ci aiuterà.

A Roma io ci sarò,
lo faccio per un problema di COSCIENZA mio,
perchè non ne posso più
e perchè voglio dare una mano ai giovani che saranno là.

Chi l'organizza non mi interessa,
popolo viola, blu, partiti, partitini, movimenti e quant'altro...
non me ne può fregare di meno.

Io vado giù.
Punto e basta.

Sarò nelle piazze, vedrò di far valere
la mia dignità di cittadina
e se al mio fianco mi troverò
un compagno di Rifondazione,
o un ragazzo dei centri sociali,
o uno di un movimento ...
... lo guarderò con lo sguardo
di quella che vicino
HA UNA PERSONA
e non un simbolo.

Non ho più voglia di prenderla in quel posto,
la politica ci sta annullando,
e se non capisco che cercano in tutti i modi di dividerci....
non arriverò mai a vedere
cambiare le cose.

Con tutto il rispetto Beppe,
ma è ora (come dici sempre tu)
di alzare il culo dalle sedie
e di riprenderci l'Italia».
 [Sara Paglini, 13 ottobre]

giovedì 6 ottobre 2011

Rosy Bindi corre da sola?


Al recente convegno dei "veri democratici" Rosy Bindi ha dichiarato che il primo impegno del prossimo governo di centrosinistra dovrà essere una legge sul conflitto di interessi. Regolare la materia costituirebbe in effetti una pietra tombale per il berlusconismo, ma se nessuno dei due governi di centrosinistra succedutisi nell'arco di questi ultimi quindici anni ha mai neppure provato ad abbozzare una legge in tal senso, ci sarà pure un motivo.
Berlusconi ha costituito certamente l'esasperazione e la caricatura del conflitto di interessi, cioè della coesistenza nello stesso soggetto di interessi legalmente incompatibili. Ma una legge che colpisse Berlusconi in tal senso, avrebbe rischiato di coinvolgere Romano Prodi, noto anch'egli per un suo personale conflitto di interessi, cioè la sua posizione di consulente per la multinazionale finanziaria Goldman Sachs. Si tratta della stessa situazione di incompatibilità che riguarda oggi anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, consulente della Goldman Sachs dal 2007, un dato che però l'opposizione di centro sinistra si è ben guardata dal sottolineare. Questo silenzio non doveva servire a proteggere soltanto Prodi, ma anche il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, e persino il successore in pectore di Berlusconi, cioè l'ex commissario europeo Mario Monti, tutti e due, manco a dirlo, legati a Goldman Sachs.[1]
C'è poi il conflitto d'interessi "a posteriori", per il quale esponenti della politica, non appena usciti di scena vanno ad occupare poltrone in multinazionali del credito, come è capitato all'ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato, attualmente senior advisor di Deutsche Bank, nella quale Amato è stato accolto nel 2010, con sperticate dichiarazioni di elogio da parte dell'amministratore delegato della multinazionale, Josef Ackermann.[2]
Il macroscopico e plateale conflitto di interessi di Berlusconi è sinora servito a mettere in ombra queste ed altre situazioni di incompatibilità.
Non c'è quindi da sorprendersi che la lettera del presidente della Banca Centrale Europea, Trichet, che, oltre ai contenuti criminosi, di fatto delegittimava la funzione del ceto politico, non sia stata oggetto di reazioni indignate, semmai di approvazioni codine. Gli esponenti del ceto politico affidano infatti le loro speranze di carriera alla cooptazione in qualche gruppo dirigente di multinazionali finanziarie; ed anche un Enrico Letta spera evidentemente di seguire lo zio Gianni in Goldman Sachs.
Eppure di recente nientemeno che il "Wall Street Journal" è arrivato ad occuparsi delle numerose situazioni di conflitto di interessi in cui Goldman Sachs è implicata. Secondo il "Wall Street Journal", Goldman Sachs consiglia ai suoi investitori di speculare nei confronti del debito pubblico spagnolo, e ciò nello stesso momento in cui svolge i suoi servizi di consulenza finanziaria presso il governo della Spagna. La notizia ha riscosso un po' di attenzione anche sulla stampa nostrana.[3]
Il sito della Borsa italiana nello scorso luglio si è a sua volta interessato dei conflitti di interessi che riguardano il Fondo Monetario Internazionale, nel quale ha militato anche Trichet. Nel FMI le carriere dei dirigenti sono contrassegnate dalla provenienza da multinazionali del credito, tanto che si è cominciato ad insinuare il sospetto che le politiche di "sviluppo" (cioè di privatizzazioni) che il FMI impone ai Paesi con cui entra in relazione, vadano in realtà a vantaggio di quelle stesse multinazionali, soprattutto Goldman Sachs e JP Morgan. Guarda un po', ma chi l'avrebbe mai immaginato.[4]
Che la stampa specializzata in finanza cominci ad accennare alle questioni dei conflitti di interesse, in sé non è sorprendente, poiché si tratta di informazione rivolta al settore intermedio degli affari, che ha le sue possibilità di verificare l'attendibilità delle dritte, perciò può essere ingannato solo sino ad un certo punto.
Ciò non vale per la normale opinione pubblica, a cui si possono propinare le dichiarazioni dei banchieri come se fossero veri e propri vaticini. Lo scorso 20 dicembre arrivò in soccorso del già boccheggiante Berlusconi addirittura una dichiarazione ottimistica del dirigente supremo della JP Morgan, la più grande banca del mondo. Il regalo natalizio per il governo fu recapitato di persona dal presidente e amministratore delegato della JP Morgan, James Dillon, che deve molto del suo prestigio personale al fatto di avere un nome da sceriffo più che da banchiere. Dillon affermò con sicurezza che l'Italia non era stata risucchiata dalla crisi del debito e che contribuiva più di altri Paesi alla ripresa economica europea.
Ciò smentisce la storia che Berlusconi sarebbe stato solo lui, contro il mondo, a negare l'aggravarsi della recessione in Italia, ma congeda, nel contempo, anche la fiaba complementare di un Berlusconi in conflitto coi "poteri forti" sovranazionali, ai quali invece, in questa fase di turbolenza, fa gioco la sua inconsistenza politica ed umana, che allontana il rischio di sorprese.[5]
Poche settimane prima del regalo natalizio al suo fantoccio Berlusconi, il capo di JP Morgan aveva concesso un'intervista ad "Il Sole-24 ore" in cui aveva rassicurato gli Stati europei circa la volontà delle banche internazionali di non speculare sul loro debito (che disarmante sincerità!). Dopo aver ipocritamente rassicurato circa i pericoli di un default degli Stati europei, Dillon si era poi dedicato al suo argomento preferito, cioè l'emergenza previdenziale, cioè il rischio di un default del sistema pensionistico. Insomma, mentre ti allento (per il momento) il timore di un default, però te ne prospetto immediatamente un altro, giusto per continuare a tenerti sulla corda.[6]
Il motivo di tanta umana partecipazione alla sorte dei pensionati è forse dovuta al fatto che JP Morgan si è lanciata da tempo in questo settore, nell'ambito di un piano di privatizzazione del sistema pensionistico a livello mondiale; cosa che spiega anche perché i media abbiano trasformato l'emergenza previdenziale in un dogma sociale di cui non è ammesso dubitare.[7]
I banchieri costituiscono una categoria sicuramente odiata, ma ciò non toglie che detengano l'assoluta egemonia sul piano ideologico. Come tutte le caste sacerdotali che li hanno preceduti, anche i banchieri alimentano i propri privilegi agitando la paura del "default", un termine che può essere tradotto in molti modi, tra cui "mancanza".
Molte antiche caste sacerdotali, non solo quelle dei Maya e degli Aztechi, fondavano il proprio ruolo sul mito catastrofico dell'esaurimento del sole. Per impedire che il sole venisse a mancare, i sacerdoti imponevano sacrifici umani per rigenerare con il sangue la sua energia in via di esaurimento. C'è qualcosa che somiglia vagamente alla cronaca di questi anni. Il vantaggio che gli antichi avevano sui moderni, è che gli antichi non si illudevano di essere moderni.
Le pensioni non sono neppure l'unico business "povero" a cui JP Morgan è interessata, dato che oggi questa multinazionale finanziaria trae gran parte dei suoi profitti dalla gestione privata di un servizio pubblico come i buoni pasto per gli indigenti.
Gli indigenti ormai sono milioni, quindi ecco servita per le banche una miniera, questa sì inesauribile, da sfruttare per i prossimi decenni.[8]
L'assistenza per i poveri si rivela in realtà come un assistenzialismo per i ricchi. Se la miseria per le banche è un business, anzi il più grosso dei business, c'è parecchio da dubitare che le stesse banche siano effettivamente interessate al superamento della recessione.

FONTE
[1] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/03/06/prodi-con-goldman-sachs-fara-anche-il.html
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/06/letta-goldman.shtml?uuid=909fc446-1d74-11dc-ab9f-0000e251029&DocRulesView=Libero
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/12/14/mario-monti-advisor-di-goldman-sachs.html
http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www2.goldmansachs.com/
[2] http://www.db.com/italia/en/content/917.html
[3] http://www.achab50.it/article-le-profezie-che-si-auto-realizzano-godman-ribassista-sull-euro-83379480.html
[4] http://www.borsaitaliana.it/notizie/speciali/fondo-monetario-internazionale/crisi-finanziarie/fmi-finanza-globale/fmi-interlocutori-e-limiti-di-un-player-globale2.htm
[5] http://www.blitzquotidiano.it/economia/crisi-jpmorgan-italia-crisi-debito-687048/
[6] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-03/dimon-senso-fallire-stati-063544.shtml
[7] http://www.soldionline.it/notizie/obbligazioni-italia/fondi-pensione-a-jp-morgan-altri-due-mandati-per-servizi-di-custodia
[8] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.jpmorgan.com/tss/General/J_P_Morgan_Helps_Deliver_Early_Food_Stamps_Benefits_to_/1159375798116
http://www.youtube.com/watch?v=3lA016FzmYg

Articolo correlato(in spagnolo) 

mercoledì 5 ottobre 2011

Tangentopoli,Palestina,Soros

On. Monia Benini  parlamentare "Per il Bene Comune" analizza il dopo tangentopoli e spiega quale jattura fu quel periodo per l'Italia e le relative conseguenze portando questo e i governi post tangetopoli al vassallaggio sionista

clicca sul link per l'audio




http://www.zshare.net/audio/94747437fae61a6d/

On. Monia Benini

W.W.W. World-Web-War

di Fabrizio Casari fonte
La politica statunitense verso Cuba ha appena raggiunto un nuovo record di pirateria internazionale. In violazione a ogni convenzione internazionale sulle comunicazioni, l’amministrazione Obama ha deciso di aprire l’ennesimo capitolo del capitolo tecnologico della guerra contro l’isola. La Giunta dei Governatori della Radiodiffusione (BBG è la sua sigla in inglese ndr) ha infatti assegnato ad una società del Maryland, la Washington Software Inc, una commessa che, da sola, contiene diversi reati: il compito previsto è infatti quello di penetrare tecnologicamente la rete telefonica cubana invadendola con centinaia di migliaia di SMS. compenso previsto? Quattrocentosessantaquattromila dollari.
La Washington Software Inc annovera già tra i suoi clienti diversi Dipartimenti del governo Usa, agenzie governative e multinazionali come IBM e Lockheed Martin. Il contratto, della validità di due anni, ha avuto inizio il 15 Settembre scorso. Più precisamente, la compagnia di Tlc dovrà diffondere 24.000 messaggi a settimana (e comunque mai meno di 1800); quantità che però potrebbe aumentare in rapporto all’ulteriore ampliamento della diffusione di cellulari sull’isola.
A cosa servono? Ad inondare di SMS non richiesti i cellulari cubani. Messaggi spam con una duplice, chiara finalità: diffondere propaganda politica Usa e stressare tecnologicamente l’impresa cubana di telefonia, che sarà costretta ad attivare difese tecnologiche per impedire che i manualetti della CIA diventino una sorta di spam quotidiano per i telefoni cubani.
Allo scopo, stando alla lettera del contratto, la Washington Software Inc. dovrà progettare e rendere operativo un software per gestire l’invio di messaggi dagli Usa verso Cuba, e detto software dovrà prevedere la possibilità di manipolazione e sostituzione di “parole chiave” per aggirare la censura. I messaggi dovranno essere inviati in spagnolo e in inglese attraverso l’interfaccia web e la rete telefonica, in modo tale da non consentire il danneggiamento durante l’invio. In ultimo, visto che gli affari sono affari, la Washington Software Inc “ non potrà detenere, distribuire, utilizzare o cedere a terzi i numeri, che sono proprietà esclusiva della BBG”.
Che un’agenzia statunitense fosse proprietaria dei numeri telefonici cubani è un’altra delle centinaia di tesi stravaganti e criminogene che gli Usa fanno discendere dall’assunto secondo il quale Cuba è territorio espropriato illegalmente agli Stati Uniti, come recita la legge Helms-Burton. E dunque ovviamente, come in ogni manifestazione dell’odio sincopato di Washington verso L’Avana, la sfacciata illegalità dell’iniziativa è questione assolutamente secondaria.
Ma, ad ogni buon conto, i difensori della privacy (quando è la loro), di fronte alle obiezioni di natura legale che la Washington Software Inc. ha posto sull’iniziativa, hanno rapidamente chiarito ogni dubbio. Il giornalista statunitense Tracey Eaton, tramite il sito Cubamoneyproject, ha pubblicato quanto intercorso tra l’agenzia committente e la società incaricata.
Alla società di Tlc, che chiedeva se l’Amministrazione Usa assumesse “ogni responsabilità legale per l’invio illecito di questi messaggi, e se esistessero fondate considerazioni legali circa la possibilità che un provider dev’essere pienamente cosciente delle sue azioni”, la BBG ha risposto che “l’Agenzia assume la responsabilità legale del contenuto dei messaggi”.
Insomma, la BBG viola flagrantemente ogni obbligo di legge nello svolgimento della sua attività e, consapevole di ciò, invece di rifiutarsi chiede solo all’Amministrazione di farsi carico dell’inevitabile contenzioso in sede internazionale. Non è chiaro, quindi, quale delle due entità statunitensi - BBG e Washington Software Inc. - sia piùcolpevole, ma in compenso è chiaro chi paga e chi, nel caso, pagherà.
La BBG, d’altra parte, non è nuova a questo tipo di commesse contro Cuba. E’ infatti la stessa struttura che gestisce le trasmissioni di Radio Martì, l’emittente del terrorismo cubano-americano voluta da Reagan (così come volle la FNCA) che da Miami trasmette illecitamente verso l’isola. C’è da dire che sia Radio Martì che Tele Martì non corrono certo il rischio di un audience esaltante: l’unico dato certo è il costo per i contribuenti americani, che si aggira sui 600 milioni di dollari. Da quando Obama è alla Casa Bianca, le ore di trasmissione sono aumentate, raggiungendo le 2243 ore settimanali, ma nessuno a Cuba se n’è accorto. La situazione é questa: i cubani non la sentono, ma gli americani la strapagano.
Le centinaia di milioni di dollari che un’economia agonizzante come quella statunitense si trova costretta a sborsare per finanziare le ambizioni radiotelevisive di un manipolo di terroristi sono del resto solo una parte di quanto il governo Usa spende annualmente per finanziare le gang cubano americane della Florida. Da Reagan a Obama la musica non è cambiata: il fatto che lo Stato della Florida sia uno di quelli decisivi ai fini dell’esito elettorale nella battaglia per la Casa Bianca, determina identico sentimento d'identificazione verso i gusanos, tanto da parte repubblicana che democratica.
Quest’ultimo atto di pirateria internazionale s’iscrive probabilmente nel nuovo glossario del Presidente Obama, che solo pochi giorni prima aveva dichiarato che “è ora che qualcosa cambi a Cuba”. Difficile che ciò avvenga per l’intensità dei messaggini via cellulare e difficile anche che questi contribuiscano a formare un gruppo dirigente ostile al governo. Il disprezzo generale che accompagna i figuranti statunitensi travestiti da dissidenti, infatti, non ha bisogno di essere ulteriormente sollecitato dalla ricezione di spam sui cellulari cubani. E questo lo sanno bene persino gli stessi diplomatici Usa, che hanno allertato ripetutamente circa il sentiment generale che ruota intorno ai loro mercenari sull’isola.
Il tentativo sembra piuttosto quello di cercare disperatamente di scavalcare con l’iniziativa diretta l’incapacità cronica di assumere un ruolo da parte dei "dissidenti" a libro paga. “Crediamo più legittimo ed efficace che il cambio di regime sia perseguito da un movimento interno che non dagli Stati Uniti o da altre potenze straniere” ha detto Ben Rhodes, Consigliere di Barak Obama, in risposta a chi chiedeva quanto sia stato decisivo il contributo dei missili Nato nella vittoria del Cnt libico.
E’ tutta qui la questione: si vorrebbero ripetere le operazioni riuscite in alcuni paesi dell’Est Europa e, più violentemente, in Libia, come se la realtà di Cuba avesse anche solo un elemento che possa dirsi comune. Ma quando si costruiscono le politiche sulla base dei desiderata della gusaneria di Miami, continuare a pestare la testa contro il muro (come dal 1959 ad oggi) diventa inevitabile.
Non è chiaro se ci fanno o ci sono, ma è chiaro che pensano a Cuba e vedono la Libia. Ed è altrettanto chiaro che la fine del film sarà la solita di quello già visto in questi ultimi 50 anni: l’ennesimo Presidente che entra alla Casa Bianca promettendo di riconquistare Cuba agli Stati Uniti e che esce dalla Casa Bianca senza disporre né di Cuba né degli Stati Uniti.

sabato 1 ottobre 2011

Italia colonia francese

FONTE

Roma - L'intelligence economica francese sta cercando di sabotare i piani energetici dell'Italia, cercando di scavalcare ogni controparte italiana nei progetti comuni. Un obiettivo divenuto evidente con l'aggressione della Libia, che è sfociata inevitabilmente nella corsa all'accaparramento di contratti petroliferi e rapporti privilegiati con Tripoli che prima di allora appartenevano all'Eni. La sua azione è molto aggressiva, fomentata dalla pazzia di Sarkozy, ormai messo alle strette dalla minaccia di default, perchè i soldi per bombardare prima o poi finiranno. La Francia si prepara così ad entrare nei Balcani grazie per subentrare e appropriarsi dei contratti concordati dalle aziende italiane. Il primo bersaglio è la Serbia, oggi sempre più debole, asserragliata dalla crisi del Kosovo, dalle minacce del Sangiaccato e dagli ultimatum di Bruxelles per la candidatura e la data per l'adesione all'UE.

Dalla loro parte hanno 'balance' da offrire a Belgrado: contratti per lavori in Libia, strada spianata dell'UE e riconferma dei contratti francesi sul mercato serbo. In cambio vogliono mettere le mani sull'energia italiana, a cominciare proprio dall'Edison, che da sola vuol dire accordi per centrali elettriche in Serbia, ma anche per il gas russo di Promgas. La EDF, dopo aver 'mangiato' la quota italiana nel progetto Gazprom, salta i convenevoli e convoca a Parigi i capi della Elektropriveda Srbije. Lasciando ad intendere che l'affare di Edison è 'cosa fatta' , conferma la partnership aperta dalla dirigenza italiana, e rilancia investimenti nella rete elettrica, esponendosi sino a proporre l'assorbimento della società serba nel gigante francese. I serbi per il momento dicono 'no grazie' alla privatizzazone di EPS, ma a questo punto tutto può essere rimesso in discussione, a cominciare da quegli accordi conquistati dagli italiani dietro una 'stretta di mano politica' e fuori dai tender, per finire poi nel famoso "progetto di interconnessione della rete italiana a quella balcanica".

Il fatto che sia un piano sostenuto di principio della Comunità Europea, non significa che sarà esente dalla scure della burocrazia europea, che ha già sguinzagliato i suoi ispettori negli uffici delle società energetiche per verificare il rispetto delle direttive. Forse bisogns insistere di più su Edison e non dare forfet, perchè dopo il primo segno di debolezza, si aprirà il vaso di Pandora delle inchieste per la trasparenza. Sarebbe questo il momento giusto che i nostri ambasciatori si esponessero per riconfermare quei famosi accordi strategici, ma dopo l'annullamento del vertice intergovernativo Roma-Belgrado, la sola Italia che conosce la Serbia è la Fiat, mentre Seci-Maccaferri è un'impresa che promette, come tante hanno fatto. La diplomazia italiana non è in grado di risollevarsi, e neanche di proporre alternative, perché da anni le nostre Agenzie di stampa che non fanno altro che prendere contributi pubblici e fare un copia incolla. Esperti di 'macellai balcanici', analisti del formaggio di Livno, medagliati e carrieristi, false promozioni per false storie in una falsa diplomazia. Tutto si riduce a business affaristici che usano soldi pubblici per poi rivendere a privati.

Come se non bastasse è già pronta la campagna mediatica, dei soliti giornali del giustizialismo, contro i vertici manageriali delle società energetiche, che ora rappresentano proprio la controparte negoziale dei francesi. Ma poi, sono davvero strane quelle inchieste della magistratura contro Ministri e personaggi politici ora impegnati in importanti negoziati. Se esistono i segreti della 'casta', esisteranno anche quelli degli intoccabili 'magistrati e giudici' che secretano le caste. La valanga della Green economy si sta abbattendo sul nostro paese,che lascerà un dito in bocca ai grani filantropi, benefattori del made Italy. Canta la Mercegaglia, che del business con i soldi pubblici ne fa un'arte, un gioco di sigle, solo per foraggiare i cosiddetti imprenditori delle cartiere. E così mentre i francesi sottobanco trattano, i nostri cercano fantomatici nemici wahhabiti, e neanche si accorgono che il vero nemico ha già sferrato la guerriglia