involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 7 settembre 2012

E la Chiesa Romana?religioni a confronto

"Ho 42 anni e sono nato nel villaggio di ThongSay,da una famiglia di contadini.Fin da bambino ho sempre voluto studiare ma,nelle mie condizioni,la scuola pubblica era una meta impossibile.Allora entrai nella pagoda come assistente,unico modo in Laos,per un giovane di famiglia povera,di imparare a leggere e a scrivere.Questo mi avrebbe dato anche la possibilità di trovare alloggio presso una famiglia abbiente che mi avrebbe aiutato a proseguire gli studi.A 14 anni ero già apprendista bonzo e cominciai gli studi di dottrina buddista.Ho studiato la lingua pàli per sei anni e a venti ero bonzo.Ho proseguito gli studi nella pagoda di Pakse,poi sono stato inviato nella pagoda di Vientiane fino al 1960,poi ho deciso di raggiungere le zone del Fronte Patriottico.Raccontarle l'intimo processo che mi ha portato a questa decisione è molto difficile.E' sempre difficile parlare di una crisi perchè una crisi spiritualeè,di per se stessa,inspiegabile.I fattori che la determinano sono molto più irrazionali che razionali.Questa crisi è cominciata nel '55,quando ero nella pagoda di Pakse.Ero molto turbato dall'ingiustizia sociale,dalla inefficacia della dottrina buddista e dall'incontro con alcuni rivoluzionari.Si discuteva per ore.In quel tempo a Vientiane c'era un governo di coalizione,il Pathet Lao non era alla macchia e potevo informarmi meglio.Il marxismo mi interessava ogni giorno di più.Al tempo stesso non volevo più essere bonzo in pagoda e cercavo un lavoro fuori dalla pagoda.Avrei potuto trovarlo ma sarebbe servito soltanto al mio interesse personale e non a quello collettivo.Ero e sono sempre bonzo,anche se mi rendo conto che il buddismo è assai lontano dai problemi del mondo moderno.Il buddismo copre col suo pensiero un arco così vasto da avvicinarsi all'infinito,ma la sua pratica è nulla.La lingua pàli,per darle un esempio,che io ho studiato per anni,è una lingua a ntichissima e morta che non serve a nulla.I precetti morali del buddismo,nella società in cui si vive,non sono ascoltati da nessuno.Vedevo un mondo in sfacelo.Mi parve che l'unica via per risolvere la mia crisi fosse di raggiungere le zone del Pathet Lao dove avrei insegnato il buddismo e avrei osservato da vicino la pratica del marxismo.
Cominciai senza volerlo a fare propaganda politica servendomi delle cinque regole fondamentali del buddismo,che tutta la popolazione conosce.
Esse sono:
1* non rubare
2° non mentire
3°non commettere adulterio
4° non sfruttare,non maltrattare,non uccidere
5° non bere alcool
Osservai che i commissari politici del Pathet Lao non soltanto osservavano queste regole ma le insegnavano al popolo partendo non dal buddismo ma dal marxismo.Dunque il buddismo,attraverso le sue cinque regole elementari,poteva diventare propaganda politica attiva.Intravidi così nel marxismo una nuova religione moderna,senza le difficoltà della lingua pàli e altre difficoltà di ordine metafisico che non possono arrivare al popolo.Il senso della perenne dinamica di spirito e materia, per esempio,cioè l'eterno dualismo in cui sono immersi uomini e cose nel processo eterno del divenire,si può rendere più divulgabile, e più concreto, con la spiegazione in termini elementari del Materialismo dialettico.E così la vanità del possesso,il senso egoistico dell'io.Insomma l'osservazione e,a poco a poco,la pratica del marxismo mi servì a realizzare molti precetti e idee del buddismo che prima vedevo applicati assai raramente.La religione buddista,come tutte le altre religioni del mondo io credo,è in crisi,allo stesso modo di come era in crisi la mia persona.Io sono già vecchio per non essere più buddista ma abbastanza giovane per poter diventare marxista."


Laos,Sam Neua, giugno 1970
Goffredo Parise inervista "sul campo" un bonzo-marxista,partigiano laotiano

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