involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

lunedì 31 gennaio 2011

BORDELLO DISABILE


Nonostante gli scandali legati all'attuale nostro presidente del consiglio e suoi derivati che di tanto in tanto, anziché una buona riforma, ci regala un nuovo escort-gate, il tema "sessualità" rimane tabù in Italia, tanto quanto serve per dominare meglio le donne e per sostenere il giro della prostituzione, compresa quella minorile (per approfondimenti sulla prostituzione
LEGGI QUI).
Ma fuori da quest'Itaglia che anziché aiutare uccide i disabili, che versa percolato in mare, che vorrebbe fare di una escort da poco maggiorenne una diva, dove si spara per mangiare, in quest'Itaglia mai libera di educare giovani italiani in modo aggiornato e reale, e non invisibile come invece vuole il Papa , ecc. ecc. ...cosa succede?
Ad esempio sul tema "sessualità" e "prostituzione" leggete di seguito come si comportano nazioni in cui non è fantascienza avere una premier donna (che manco faceva la velina tra l'altro..), e dove l'educazione sessuale è materia scolastica, ad esempio la Germania, dove il "vecchiume" è considerato più che.. riciclato.., noi invece lo ricicliamo fino all'usura più completa, si tappezza, a nostre spese sempre, la nazione di slogan sui giovani e le donne, ma rimane solo una triste realtà da propaganda: l'Italia è diventata un bordello disabile, magari fosse un bordello per disabili! Come quello che sta succedendo in Germania, che invece si aggiorna e cresce, puntando su tedeschi meno repressi e più sani, soprattutto più liberi, anche di vedersi riconosciuto un diritto..

Germania: “case chiuse” per anziani e disabili

BERLINO. Dopo la legalizzazione della prostituzione avvenuta nel 2002, il paese di Angela Merkel si prepara a una nuova rivoluzione nel campo sessuale. Per le strade di Berlino si sente sempre più spesso parlare di “sexualassistenz” per anziani e disabili, un nuovo diritto degno del miglior stato liberale.
L’assistenza sessuale si respira già nei bordelli tedeschi: all’Artemis, la più grande casa chiusa della capitale, sono state eliminate le barriere architettoniche che impedivano ai disabili di accedere ai suoi servizi ed è stato assunto personale specializzato per aiutare, ad esempio, chi si muove su una sedia a rotelle.
Già la legittimazione della prostituzione ha fatto registrare numerosi passi in avanti: oggi sono circa 150 mila le “professioniste” registrate e regolarmente tassate, che oltre a pagare i dovuti contributi allo Stato si sottopongono periodicamente a numerosi test che scongiurano il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre anche loro ora hanno la possibilità di usufruire dei servizi pubblici sanitari e assistenziali.
Molte assicurazioni stanno considerando seriamente l’ipotesi di coprire l’assistenza sessuale nelle loro polizze di pensione o di invalidità. Stephanie Klee, portavoce del movimento di difesa delle prostitute tedesche Bsd, sostiene che la “professione del sesso sta lentamente diventando simile alle altre” ed è sicura che la Sexualassistenz è destinata a svilupparsi, dato che la popolazione tedesca diventa di anno in anno sempre più vecchia. Anche il direttore di una clinica per anziani di Berlino ha dichiarato ai media tedeschi l’intenzione di organizzare una “stanza per incontri intimi”, per allietare le giornate monotone dei residenti.
La rivoluzione sessuale in atto si sente anche al di là dei confini nazionali. In Svizzera e in Austria, ad esempio, alcune autorità locali hanno già organizzato corsi professionali per la formazione di addetti alla Sexualassistenz, perche “l’approccio sessuale non può essere solo meccanico ma deve prevedere anche parole e gesti di affetto”.
/R.R.)
(Fonte: La voce d'Italia 29/01/2011)

domenica 30 gennaio 2011

George Clooney,ci è o ci fa?

George Clooney sta sponsorizzando l’osservazione satellitare del Darfur



Un sito web dedicato alle osservazioni satellitari del Sudan meridionale è stato postato il 29 Dicembre 2010. Satellite Sentinel è l’ultima scoperta della politica della comunicazione della CIA: per presentare le prove della colpevolezza del presidente Omar el-Bashir, per la sua traduzione davanti al Tribunale penale internazionale per genocidio.
La comunicazione sul sito è stata affidata ad una galassia di star di Hollywood riunite da George Clooney, in associazione con Not On Our Watch (non sotto i nostri occhi).
Il sito e la raccolta dei dati via satellite sono stati progettati da Trellon e Google. La Harvard Humanitarian Initiative di Jennifer Pendente e Michael Van Rooyen garantisce la loro interpretazione. Mentre il progetto Enough! di Gayle Smith e John Prendergast (ex responsabili del progetto di partizione del Sudan presso l’US National Security Council) fornire l’analisi politica.
Il problema è che nessuno contesta le violenze nel Darfur, ma vi è un ampio dibattito sulle responsabilità di questi crimini e sulla loro grandezza. Data la loro bassa risoluzione, le immagini satellitari raccolte permetteranno di vedere i villaggi in fiamme o i movimenti della popolazione e questo, con un ritardo di 24 a 36 ore, ma nessun modo per identificare i criminali, né di valutare il numero delle vittime. In breve, non servirà a molto, se non da are l’impressione che il presidente Omar el-Bashir è colpevole di ciò di cui è accusato, e che la partizione del Sudan da parte degli Stati Uniti è legittima.

uno strano arresto

questo arresto avvenuto in Israele apre nuovi interrogativi sulla guerra dei Balcani ed in particolar modo sulla strage di Sebrenika.
di Eugenio Roscini Vitali
Il 17 gennaio scorso è stato arrestato in Israele Aleksander Cvetkovic, serbo-bosniaco accusato di aver partecipato nel luglio 1995 al massacro di Srebrenica, la strage conosciuta come il più violento assassinio di massa consumatosi in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Fermato in Galilea dalla polizia israeliana che ha dato seguito al un mandato di cattura spiccato da quella bosniaca, Cvetkovic è tuttora trattenuto in carcere in attesa che la giustizia si pronunci sull’estradizione richiesta nell’agosto 2010 dalla Bosnia Erzegovina.
Sposato con una donna ebrea e padre di tre figli, Cvetkovic viveva a Karmiel, nella Galilea occidentale; si era trasferito in Israele nel 2006, grazie alla possibilità data alla moglie dalla Legge sul Ritorno, norma che permette ad ogni ebreo del mondo di chiedere per se e i suoi familiari la cittadinanza israeliana. A quindici anni dal massacro perpetrato dalle truppe di Ratko Mladic, lo zelante soldato Aleksander era ormai certo di averla fatta franca, soprattutto perché - e questo lascia per lo meno perplessi - era riuscito a sfuggire alla fitta rete di controlli imposta dall’ufficio immigrazioni israeliano; ora dovrà difendersi dall’accusa di aver personalmente preso parte alla fucilazione di quasi mille bosniaci e di essere stato così “zelante” da aver utilizzato una mitragliatrice M-84 per velocizzare le operazioni.
Mercoledì scorso il giudice Ben-Zion Greenberger, della Corte distrettuale di Gerusalemme, ha confermato l’arresto di Cvetkovic e ha disposto che rimanga sotto custodia preventiva per almeno 30 giorni, tempo entro il quale gli organi competenti dovranno valutare la richiesta di estradizione avanzata dal governo di Sarajevo. L’accusa di genocidio a carico di Cvetkovic, reato previsto dall’art. 171 del codice penale della Bosnia Erzegovina, è relativa ai fatti accaduti nel luglio 1995 a Branjevo, fattoria nei pressi di Srebrenica dove Cvetkovic ed altri sette militari del 10° battaglione sabotatori dell’esercito della Repubblica Srpska (VRS) avrebbero fucilato, a gruppi di 10, circa mille musulmani, uomini e ragazzi di età compresa tra i 14 e i 65 anni, separati dalle donne, dai bambini e dagli anziani per apparenti procedere relative allo sfollamento.
Cvetkovic è difeso dall’avvocato Nick Kaufman, ex pubblico ministero per il tribunale penale delle Nazioni Unite nei casi istituiti contro gli ex generali serbi coinvolti nel conflitto balcanico e rappresentante legale dell’ex vice presidente congolese Jean-Pierre Bemba, anche lui accusato per crimini di guerra.
Secondo la convenzione europea sull’estradizione, accordo sottoscritto da Israele nel 1967 e dalla Bosnia Erzegovina nel 2005, Tel Aviv è obbligata ad estradare Aleksander Cvetkovic; il serbo bosniaco è infatti ricercato per aver commesso un fatto considerato illegale in entrambe le nazioni e punibile con una pena superiore ad anni uno (art.1) e non per un fatto considerato quale reato politico (art.3). Robbie Sabel, professore di diritto internazionale all’università ebraica di Gerusalemme, é comunque convinto che se la difesa dovesse opporsi all’estradizione, cosa alquanto probabile, ci potrebbero volere mesi prima di portare Cvetkovic di fronte alla giustizia bosniaca.
Tecnicamente la Corte israeliana dovrà innanzi tutto pronunciarsi circa l’estradabilità dell’imputato, decisione che in caso positivo potrebbe dar luogo ad un ricorso alla Corte Suprema; superato questo scoglio la pratica passerà quindi al vaglio del  il ministro israeliano della Giustizia, Ya’akov Ne’eman, che dovrà pronunciarsi sull’approvazione ed applicare tutti gli strumenti necessari alla consegna dell’individuo alle autorità bosniache.
Per il professor Sabel non è esclude che la difesa provi comunque a far passare la tesi del crimine politico; questo anche se per il massacro di Branjevo la Corte bosniaca sui crimini di guerra ha già processato altri quattro membri del 10° battaglione. L’avvocato Kaufman potrebbe inoltre guadagnare tempo basandosi sul fatto che al momento dell’arresto la Bosnia Erzegovina non avrebbe presentato prove evidenti di colpevolezza e appellarsi a quanto già accertato dal Tribunale Internazionale di Giustizia: cioè che il suo cliente avrebbe gia testimoniato di fronte ai magistrati dell’Aja senza peraltro nascondere la sua identità e senza che in quella sede nessuno abbia mai preso provvedimenti a suo carico.
Di tutt’altro avviso Vadim Shuv, magistrato al quale è stato assegnato il caso, e Gal Levertov, direttore del Dipartimento internazionale presso l’Ufficio della procura generale israeliana, che hanno parlato di notevole quantità di prove a carico dell’indiziato ed hanno sottolineato come Israele abbia dato alla pratica la massima priorità. La giustizia bosniaca sarebbe arrivata a Cvetkovic grazie alle informazioni ricevute dagli uffici investigativi dell’Interpol di Lione; la caccia ai membri del 10° battaglione, sospettati di aver partecipato al massacro di Branjevo, non si è mai interrotta e Vlastimir Golijan, Zoran Goronja, Stanko Savanovic e Franc Kos, ex commilitoni di Cvetkovic, sono già stati arrestati e sono attualmente sotto processo.