involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

domenica 6 febbraio 2011

Tunisia,dal dittatore BenAli alla dittatura dell'euro (FMI) e delle ONG

il " nuovo" Primo Ministro Mohamed Ghannouchi con il suo nuovo esecutivo
l'avvicinamento all'europa delegazione parlamento europeo ,relazione della stessa PDF

I dubbi dei partiti progressisti
Partito democratico progressista ha espresso il suo rifiuto del metodo di nomina dei nuovi governatori



  Tunisia 5 Febbraio 2011 (TAP) - Il Partito democratico progressista ha rifiutato il metodo in cui è la nomina dei governatori, il nuovo, senza consultazione, la sorpresa che esprimono l'assenza di volti noti della società civile e politica nella lista dei governatori di nuovo rispetto a continuare mandato un certo numero di Altjmaien la condotta di quelle in transizione bisogno di chiare garanzie per costruire la fiducia tra la direzione e il cittadino. E la parte chiamata in una dichiarazione alla revisione di questo approccio, sottolineando il suo impegno per la costituzione dei consigli regionali, che comprende temporaneo e rappresentanti della società civile e partiti di opposizione e le competenze del provinciale e sottolineando la necessità di assicurare tutte le garanzie che garantire la transizione democratica e le parti con il regime


  Movimento Rinnovamento respinge le recenti nomine dei governatori




ت. Tunisia 4 febbraio 2011 (TAP) - Il Movimento per il rinnovamento rifiuto di come sono stati i governatori nominati di nuovo, citando il suo rifiuto di essere i centri di sensibili direttamente connesse allo sviluppo equo tra regioni e tra diversi gruppi sociali osservato in una dichiarazione Venerdì che le recenti nomine non soddisfano le aspettative del popolo come che il grosso dei nuovi governatori appartenenti al RCD.
  . E ha invitato il movimento di rinnovamento per porre consigli regionali eletti con rappresentanza da tutte le parti e sensibilità gli attori a livello regionale, senza esclusione o eccezione.
  Sottolineato in questa dichiarazione che il compito primario dei governatori in questa fase critica è quello di restituire fiducia ai cuori e proteggere i cittadini e di riparazione per le famiglie dei martiri e liberare i centri delle amministrazioni influenza regionali e locali della corruzione Mortp elementi in società finanziarie, l'applicazione della legge politica e in uno sviluppo equo e trasparente per tutti e una forma di realizzazione delle azioni intraprese e dei relativi al locale e regionale.




Partito dei Verdi per il Progresso invita a rivedere la composizione delle tre commissioni nazionali


Tunisia 5 Febbraio 2011 (TAP) - verde per un Partito del progresso per l'immediata di rivedere una varietà annunciato governatori una revisione della composizione dei tre nazionali secondo le commissioni per la visione di consultazione raggiungere e la riconciliazione del consenso. L'Ha detto che il partito ha detto in una dichiarazione rilasciata il Sabato circa l'intenzione del governo ad interim, un disegno di legge per autorizzare il Presidente della Repubblica del provvisorio ad emanare decreti che le soluzioni radicali e le uscite legali possibili in questa fase di transizione nel contesto stesso, indicando la possibilità di una assemblea costituente ha inviato un timer che comprende tutti gli schieramenti politici, senza eccezione, e le funzioni a lui affidata una nuova costituzione e legge elettorale per garantire ed eque elezioni libere per tutti




Tunisini ingannati ed ennesime vittime del debito?

sabato 5 febbraio 2011

E se avesse ragione MUBARAK ?

Vorrei provare ad analizzare il perchè di questo attaccamento allo scranno del presidente egiziano aldila' delle solite apparenti dittatoriali motivazioni.
Tanto per cominciare si può dire che ,sì è vero,Egitto e Israele sono alleati ma è sempre stata un'alleanza scricchiolante.
Ad Israele è servita per togliersi di torno per un lungo periodo un potente nemico, all'Egitto,sfruttando gli aiuti economici statunitensi e riducendo al minimo i rapporti diplomatici con Israele,per una crescita soprattutto sul piano militare, fino a diventare molto potente ,cosa che, il governo israeliano ben conosce.
qui un'articolo del  2003.
Mubarak in Cina
Quand'è che cominciano ad incrinarsi veramente i rapporti tra i due paesi ?Sotto la dittatura di Mubarak i giornali e tv egiziani hanno sempre attaccato con critiche feroci l'operato israeliano,si può dire che il regime lasciasse fare per tenersi buona quella parte musulmana della popolazione che è la preponderante,ma è anche vero che non ha mai "istruito"o cercato di addomesticare gli stessi verso un'accettazione,anche parziale, di questo alleato.Anzi Mubarak ha preso nel tempo sempre piu' le distanze da Israele congelando turismo,commercio ed industria,aprendo viceversa contatti con paesi come la Cina gia' nel 1999 firmando un rapporto strategico e di cooperazione.Nel 2002 denuncia pubblicamente Israele a cui segue nel 2003 la sua condanna verso la guerra in Iraq,dove di conseguenza cominciano le prime reazioni mediatiche israeliane verso lo stesso Moubarak.Ora è giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti,nell'aprile 2010 Soros organizza blogger
coinviolgendo politici per destabilizzare il governo,( questo l'ultimo messaggio lanciato da Anonimus a Mubarak) a cui seguono tutta una serie di schermaglie aprile 2010 , giugno 2010, agosto 2010 , dicembre 2010
ed infine il famoso attentato alla chiesa copta ,il rifiuto da parte egiziana di fornire acque ad Israele, e l'avvertimento del governo egiziano in merito ad una ulterire guerra a Gaza .
Ora alla luce di questi fatti ben si capisce che un immediato abbandono di Mubarak lascerebbe l'Egitto in mano alla Cia-Mossad potendo così ingannare facilmente i rivoluzionari egiziani,difatti la proposta di Obama si limita a questo coinvolgendo di fatto gruppi piu' o meno affidabili ( fratelli musulmani , i quali sostengono ElBaradai ).
Tocca agli egiziani a non cadere nell'inganno.

di Rossoallosso

venerdì 4 febbraio 2011

Federalismo letale

di Mariavittoria Orsolato
Un pareggio che è più pesante di una sconfitta. Questo il risultato del voto bicamerale sul federalismo municipale, cavallo di battaglia della Lega ed effettivo ago della bilancia in questo quarto governo Berlusconi, nato con numeri schiaccianti ora sempre più agonizzante sull’aritmetica. Quindici si contro quindici no (compreso quello del futurista Mario Baldassarri) hanno respinto il testo voluto dal Carroccio e modificato dall’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), ma se inizialmente Bossi tuonava “se non ci sarà una maggioranza politica il rischio delle elezioni è concreto”, ora, dopo appena 24 ore, la cantilena del senatur è cambiata e si fa più cauta sulla prospettiva dl voto anticipato.
Il decreto sul federalismo municipale ha infatti ancora una chance di sopravvivenza nel suo cammino istituzionale e, nonostante la legge dei numeri sembri momentaneamente avversa, sono ancora un paio le vie che l’Esecutivo può percorrere per esaudire i desideri del Carroccio. La prima è quella di portare direttamente il testo al vaglio delle Camere, mentre la seconda suggerirebbe di tornare in Consiglio Dei Ministri per la delibera finale - che però perderebbe le modifiche volute dall’Anci - mentre una terza soluzione, quella che vedrebbe ripartire i lavori da capo, sembra sia già stata scartata per gli ovvi motivi di tempo.
Stando alle indiscrezioni Berlusconi e i suoi hanno già optato per la seconda possibilità, in aperto contrasto con quanto dice il regolamento della Bicamerale all’articolo 7, ovvero che a parità di voti il provvedimento in esame è da considerarsi respinto. Tutto pur di far passare il provvedimento che, nelle balorde intenzioni dei suoi promotori, nacque come antidoto al centralismo romano.
Usare il passato remoto è d’obbligo in quanto, in questi lunghi anni di gestazione “la madre di tutte le riforme” come la definiscono i leghisti, ha subito diverse metamorfosi e, così come si presenta attualmente, non è esattamente quel baluardo di virtù amministrativa che ci è stato presentato. Umberto Bossi e le sue camicie verdi pontificavano sul fatto che la riforma avrebbe rappresentato un risparmio per le tasche degli italiani, con taglio netto alle tasse, mentre gli amministratori locali (sindaci, governatori e quant’altro) sarebbero stati sottoposti ad un più diretto e ravvicinato controllo da parte dei cittadini.
Inutile dire che dai tempi di “Roma ladrona” la musica è cambiata parecchio e che, di conseguenza, anche il piano originario della riforma ha seguito gli eventi: se infatti l’obiettivo primario erano allora le amministrazioni rosse e democristiane, ree di scialacquare immeritatamente le risorse pubbliche, ora moltissimi comuni (anche al di sotto del Po) sventolano il vessillo del sole delle Alpi e la necessità di batter cassa dopo la cura Tremonti diventa una priorità dinanzi al perdurare della crisi economica.
Se infatti la parola d’ordine era inizialmente “tagliare gli sprechi”, ora, dinanzi alla prospettiva di dover togliere ai cittadini anche i servizi più essenziali, le continue promesse su un’improbabile bengodi fiscale si sono trasformate in versioni rivedute e corrette delle solite imposte locali. Affitti, Irpef, tassa sui rifiuti: tutti balzelli che subiranno un aumento in favore delle entrate municipali, mentre verrà istituita la possibilità di applicare una “imposta di scopo” al fine di provvedere ai bisogni specifici del comune. Abolita poi platealmente l’Ici, questa verrà sostituita dall’Imu, Imposta Municipale Unica, che avrà un'aliquota del 0,76%, ma i comuni potranno ritoccarla in eccesso dello 0,3%, dello 0,2% se l'immobile è stato dato in affitto.
Si rassegnino quindi gli irriducibili della secessione: federalismo significa solo più tasse per tutti. Non pensino però di sfangarla quelli amano barare sulla denuncia dei redditi. Se domani il disegno dovesse passare il vaglio della Bicamerale, è previsto un inasprimento dei controlli fiscali incentivato dal fatto che i comuni che promuoveranno iniziative di contrasto all’evasione saranno premiati con il 50% delle somme recuperate, anche se queste non fossero state riscosse a titolo definitivo. A questi soldi si andrebbe poi ad aggiungere il 75% delle sanzioni sugli immobili fantasma non regolarizzati entro il 31 marzo.
Un gigantesco prelievo quindi, che andrà a toccare anche i non residenti: con l’istituzione della tassa di soggiorno voluta dall’evanescente ministro del Turismo Brambilla - 5 euro per ogni notte trascorsa in albergo - le casse comunali potranno finanziare opere pubbliche e preservare beni artistici e gli amministratori potranno incassare liquidità senza incidere sul consenso elettorale. Un provvedimento che si pone in aperta antitesi con lo spirito contenuto nella riforma del Titolo V e con l’iniziale intenzione di rendere il rapporto elettore-amministratore più coercitivo, che mira a ingrassare le casse comunali facendo leva in buona misura su coloro i quali, pur costretti a pagare, non potranno manifestate il loro consenso, o più facilmente dissenso, nel voto amministrativo.
Questo il capolavoro legislativo della Lega: per alcuni solo una nuova ondata di tasse, per altri la tanto attesa emancipazione del centralismo fiscale romano. Un porcellum tributario che, anche se venisse tradotto in decreto legge, rischierebbe il marchio di incostituzionalità cui tutti poi potrebbero appellarsi per non pagare le tasse imposte. Fucili leghisti permettendo, of course.