involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

domenica 20 febbraio 2011

«Mio fratello è figlio unico»

A 30 anni dalla morte, parla la sorella di Rino Gaetano.
di Adelaide Pierucci
Aveva sette, otto anni Rino Gaetano quando il padre, nella loro casetta di Crotone, gli regalò una fisarmonica. Nacque così un mito, il songwriter italiano per eccellenza fuori dagli schemi, il giullare dei nonsense con troppi significati, che nelle sue canzoni di 30, 40 anni fa ci parla della nostra attualità.
Vedi Nel letto di Lucia e «i suoi ministri scaldapoltrone», Capofortuna, Le beatitudini, e Spendi spandi effendi, per finire con La 1100, in tema Fiat, e Ti ti ti dove si scaglia contro i politici italiani ( «A te che odi i politici imbrillantinati, che minimizzano i loro reati, disposti a mandar tutti a puttane, pur di salvare la dignità mondana...», che fa seguire alla stoccata contro i governanti corrotti quella ai politici di sinistra «Partono tutti incendiari e fieri, ma quando arrivano sono tutti pompieri»). Fino a Mio fratello è figlio unico.
UN CANTANTE ATTUALE. «Rino era davvero figlio unico», ha detto di lui a Lettera43.it la sorella, Anna Gateano.«Di una unicità riscoperta, ma credo non ancora capita appieno. Dicevano che le sue parole non avevano senso. Faceva paura scoprirlo. La canzone che più di tutte è ancora attuale? Forse Nel letto di Lucia: basta guardare agli scandali di letto della politica, ma anche Mio fratello è figlio unico, appunto. Quella canzone è un graffio al mio cuore».

La morte prematura e il ricordo dei fan

Rino è morto a Roma, in un incidente stradale, il 2 giugno del 1981. Per il trentennale la sorella, Anna Gaetano, ha in progetto un museo su di lui: foto, scritti, spartiti, dischi, vestiti di scena, e le chitarrine da quella wha wha all'ukulele. Ma a Rino sono già state dedicate sei strade, una piazza e una statua, libri e film. Un cantastorie entrato nella storia.
IL SUCCESSO TARDIVO. Quella notte del 2 giugno, Anna ricevette una telefonata dalla madre: «Rino ha avuto un incidente sulla Nomentana, si è rotto una gamba». Solo in ospedale capì che il fratello era gravissimo: «Fecero il giro telefonico di quattro, cinque ospedali in cerca di centri specializzati in craniolesi. Non ci fu niente da fare. Così, in veste di unica sorella, mi sono ritrovata a gestire il dolore di un fratello morto a 31 anni e la sua eredità poliedrica. E anche un successo tardivo, che fa gola, e invece doveva essere solo suo».
PAROLE ETERNE. Anna cerca di gestire il piccolo loculo al Verano, ricoperto delle scritte dei fan che citano le parole delle sue canzoni: «Chi vive in baracca, chi vive in eterno», «Bella Rino», « Katmandu».
Ma il ricordo che ha di lui, ovviamente, va al di là della sua immagine pubblica: «Per me Rino non era un cantante, un ragazzo che dal Folkstudio era salito all'Ariston, guardando oltre i giochi discografici, oltre il tran tran della politica e del quotidiano. Era solo mio fratello e con lui litigavo, se capitava, come succede spesso in famiglia. Non lo vedevo come un mito pur percependo la sua genialità. Che ancora a volte mi emoziona e mi stupisce», ha raccontato a Lettera43.it Anna, lustrando la pietra, aggiustando i fiori e le sigarette con cui Rino andava pure in scena.

L'eredità artistica e la Ballata di Renzo

La capacità di scrivere testi così intensi, Rino l'ha ereditata dalla madre, che scriveva poesia. «Ma noi siamo una famiglia di artisti: Sergio Cammariere è figlio di un fratello di mia madre. Anche nostra nonna era una donna affascinata dalla scrittura», precisa Anna. Proprio alla nonna, Rino ha dedicato la ballata burlesca I love you Maryanna, «Anche se qualcuno ha voluto leggerci altro, in quella canzone, compresa la parola marijuana. Ma Rino aveva dentro la famiglia e la Calabria».
UN DISCO MAI INCISO. I love you Maryanna fu il suo primo 45 giri registrato per la It e conteneva nel lato B Jaqueline. Era il 1973 e il suo amico del Folkstudio Antonello Venditti stava cominciando a scalare le classifiche con Roma Capoccia. Si ritiene che «Jaqueline fosse già stata proposta all'etichetta Bell Disc», ha riportato nel libro Rare Tracce Silvia D'Ortenzi, «insieme alla Ballata di Renzo, disco mai inciso, che in origine si chiamava Quando Renzo morì ero al bar».
TRAGICA PROFEZIA. Una canzone tragica e paradossale, sia per la vicenda raccontata, sia per la somiglianza di ciò che accadde la notte del 2 giugno 1981 allo stesso Rino Gaetano. Il brano racconta la storia di Renzo, che muore dopo essere stato investito da un'auto (Rino in realtà morì nello scontro tra la sua vettura e un camion sulla Nomentana) mentre i suoi amici stanno a chiacchierare al bar.
Il protagonista della canzone muore solo, dopo essere stato rifiutato da cinque ospedali per insufficienza di posti, gli stessi che respingeranno Rino per mancanza di attrezzature necessarie ai craniolesi. «Ma è solo una fanta-storia il fatto che Rino abbia fatto il giro degli ospedali in fin di vita. Fu solo un giro, drammatico, di telefonate», ha sottolineato la sorella . «La canzone è postuma. E non sarà l'unico inedito che sorprenderà».

I sospetti sulla morte

«Si è voluto insinuare che Rino avesse bevuto, abusasse di alcol e magari anche di droga. Ma i titoli dell'epoca parlarono solo di un incidente. Anche l'autopsia lo escluse, ma non basta», ha spiegato Anna Gaetano, precisando «Mio fratello, per dirlo con le parole di una sua canzone, non era né un santo, né eroe, ma infangare una morte è ingiusto. Fandonie. Come la storia che mio padre, da emigrante calabrese portiere a Roma, avrebbe cercato di frenare la smania di Rino per la musica. Mio padre era un cardiopatico, Rino irrefrenabile, aveva la musica nel sangue, figuriamoci come avrebbe mai potuto stargli dietro»
LA CRITICA ALLA SOCIETÁ. Rino giocava con la musica, ma la sua non era solo ironia. Non solo un gioco di parole. Se nell'anno dell'austerità e della carenza di benzina per Spendi spandi effendi si presentava in tivù con una pompa in mano per cantare che, mentre gli italiani erano a piedi, «Con la Spider coupè gitti alfetta a 200 c'è sempre una donna che t'aspetta sdraiata sul cofano dell'autosalone che ti dice prendimi maschiaccio libidinoso coglione...».
E in Ping Pong ha denunciato una stampa cieca, di facciata, che cambiando i soggetti, ha gli stessi limiti di quella attuale. L'incipit è tutto un programma: «Oggi il giornale ha un prezzo nuovo perché ha notizie più costose».
Anna Gaetano, però, non ha dubbi: c'è un passo in particolare nelle Beatitudini che racchiude tutta l'attualità di Rino «Beati i bulli di quartiere perché non sanno ciò che fanno. E i parlamentari ladri che sicuramente lo sanno». Sembra davvero scritta ieri.
Sabato, 19 Febbraio 2011


venerdì 18 febbraio 2011

Guai in Montenegro per B.

Anche la procura di Podgorica, capitale del Montenegro, sta per indagare su Silvio Berlusconi.
L'indagine nasce da una denuncia depositata il 16 febbraio presso gli uffici della procura generale da parte del partito di opposizione montenegrino Pzp, il cui annuncio fatto a fine gennaio era stato riportato da ANSAMed. Sotto accusa non solo il premier italiano, ma anche l'ex collega del Paese ex jugoslavo, Milo Djukanovic, per «aver inflitto danni incommensurabili al settore energetico del Montenegro e al popolo montenegrino con accordi segreti».
LA LOBBY DELL'ENERGIA. Il Pokret za promjene (tradotto in italiano Movimento per i cambiamenti, Pzp) punta il dito sulle intese siglate negli ultimi anni dal governo italiano e montenegrino, ipotizzando che dietro di esse vi sia un «piano di lobby» destinato a spogliare Podgorica della sovranità su un comparto nevralgico.

Il cavo della discordia

Nella lobby sarebbero coinvolte A2A e Terna. La prima ha vinto un appalto per la costruzione di quattro centrali elettriche ed è entrata con il 40% nel capitale della Epcg, società locale impegnata nella distribuzione di energia.
La seconda ha un pacchetto di minoranza in un'altra azienda montenegrina, la Cges, con la quale ha istituito una joint venture per la realizzazione di un cavo per la trasmissione di energia che passerà da una sponda all'altra dell'Adriatico. Da Tivat a Pescara. Un investimento di oltre 700 milioni di euro, per un totale di 415 chilometri, 390 dei quali posti in mare a impatto zero. Non altrettanto, secondo gli ambientalisti, quelli che saranno posti in Abruzzo, che devasterebbero il parco nazionale della Maiella.
UN SEGRETO CHE L'UE VUOLE SVELARE. I contenuti dell'accordo sono stati tenuti segreti dalle autorità montenegrine, ma non potranno rimanerlo a lungo, se il piccolo Stato della ex Jugoslavia vorrà seguire le disposizioni del Consiglio europeo collegate alla sua ammissione allo status di 'candidato' all'ingresso dell'Unione, che richiedono notevoli passi avanti sulla strada della trasparenza e della lotta alla corruzione.
Il Pzp sostiene che in quelle intese di trasparenza non ve ne sia affatto e accusa, oltre a Djukanovic che ha lasciato la poltrona di primo ministro a dicembre, dopo 20 anni, il suo vice Vujica Lazovic e il ministro dell'Economia Branko Vujovic. Oltre a Berlusconi, naturalmente.
Branko Radulovic, vicepresidente del partito di opposizione, non è tenero con l'Italia: «È la terza volta che tenta di occupare il Montenegro. Ci ha già provato nel 1918 e nel 1941 e abbiamo respinto gli assalti. Spero che ci riusciremo anche questa volta».
Venerdì, 18 Febbraio 2011

giovedì 17 febbraio 2011

Anonimous,"La prima guerra cibernetica"

Wikileaks, gli hacker e "La prima guerra cibernetica"
Le ambigue circostanze attorno all'arresto di Julian Assange per "reati sessuali" hanno dato l'avvio a quella che alcuni media mainstream hanno chiamato la "prima guerra cibernetica". Il Guardian per esempio, un altro partner di Wikileaks, ci avverte con questo titolo scioccante: “Contraccolpo WikiLeaks: gli hacker sostengono che la prima guerra cibernetica globale è cominciata". Alcune persone sospettano che questa sia un'operazione false flag intesa a tenere sotto controllo internet. Non è affatto un segreto che spesso degli hacker vengano reclutati dalle autorità governative per scopi di sicurezza informatica. Peiter Zatko, noto anche come "Mudge", è uno di loro. Qui vi è un estratto da un'intervista di Forbes a Assange in relazione al suo legame con Peiter Zatko:
Assange: Si, conosco Mudge. E' un tipo molto sveglio.
Greenberg: Ora Mudge sta guidando un progetto alla Defense Advanced Research Projects Agency del Pentagono per trovare una tecnologia che possa fermare le fughe di notizie, che sembra piuttosto attinente [sic] alla tua organizzazione. Puoi raccontarmi del tuo passato rapporto con Mudge?
Assange: Bene, ...nessun commento.
Greenberg: Facevi parte dello stesso ambiente di hacker? Quando eri un hacker di computer, devi averlo conosciuto bene.
Assange: Eravamo nello stesso ambiente. Parlavo con tutti in quell'ambiente.
Greenberg: Cosa pensi della sua attuale attività per impedire fughe di notizie digitali all'interno di organizzazioni, un progetto chiamato Cyber Insider Threat o Cinder?
Assange: Non ne so nulla.
Peiter Zatko è un esperto di guerra cibernetica. Ha lavorato per BBN Technolgies (controllata dalla Raytheon) con ingegneri "che realizzano ricerca e sviluppo avanzati per proteggere i dati del Dipartimento della Difesa... Zatko è concentrato su anticipare e proteggere contro la prossima generazione di minacce alle informazioni e alla sicurezza di rete di governi e reti commerciali". (Peiter "Mudge" Zatko, Information Security Expert Who Warned that Hackers "Could Take Down the Internet in 30 Minutes" Returns to BBN Technologies, Business Wire, 1° febbraio 2005 )
In un'altra intervista di Forbes, apprendiamo che Zatko è "un ricercatore di sicurezza informatica protagonista alla Defense Advanced Research Projects Agency [DARPA], il lato degli scienziati pazzi del Pentagono". Il suo progetto "mira a sbarazzare il mondo dalle fughe di notizie digitali". (Forbes) Sembra inoltre che vi sia un collegamento tra Zatko e l'ex hacker Jacob Appelbaum, un portavoce di Wikileaks. Zatko e Appelbaum facevano presumibilmente parte di un gruppo di hacker chiamato Cult of the Dead Cow.
Attualmente Appelbaum lavora per il Progetto Tor, un'iniziativa del United States Naval Research Laboratory. Gli sponsor di questo progetto elencati nel suo sito web sono: NLnet Foundation (2008-2009), Naval Research Laboratory (2006-2010), un anonimo ISP nordamericano (2009-2010), ha fornito fino a $100000. Google (2008-2009), Google Summer of Code (2007-2009), Human Rights Watch, Torfox (2009) e Shinjiru Technology (2009-2010) hanno dato a loro volta fino a $50k. Gli sponsor passati comprendono: Electronic Frontier Foundation (2004-2005), DARPA e ONR tramite il Naval Research Laboratory (2001-2006), Cyber-TA project (2006-2008), Bell Security Solutions Inc (2006), Omidyar Network Enzyme Grant (2006), NSF tramite la Rice University (2006-2007).
Zatko e Assange si conoscono l'un l'altro. Anche Jacob Appelbaum ha ricoperto un ruolo a Wikileaks. I vari collegamenti ci raccontano qualcosa in relazione all'entourage di Assange. Comunque, non ci forniscono prove che delle persone all'interno di queste diverse organizzazioni fossero dei sostenitori del progetto Wikileaks.
Sviluppi recenti: il ruolo del Frontline Club
Negli ultimi sette mesi, il Frontline Club basato a Londra è servito come "quartier generale" di fatto di Wikileaks nel Regno Unito. Il Frontline Club è un'iniziativa di Henry Vaughan Lockhart Smith, un ex capitano delle Guardie Granatieri britanniche. Secondo la NATO, Vaughan Smith è diventato un "giornalista di video indipendente [...] che ha sempre odiato la guerra, ma che è rimasto [...] amichevole verso i militari". (Across the Wire, New media: Weapons of mass communication, NATO Review, febbraio 2008)
Subito dopo il rilascio in libertà provvisoria, a Julian Assange è stato fornito rifugio all'Ellingham Manor di Vaughan Smith a Norfolk. Il Frontline Club è un'organizzazione di media dell'establishment. Vaughan Smith scrive per la NATO Review. (Vedi NATO Web TV Channel and NATO Nations: Accurate, Reliable and Convenient). La sua relazione con la NATO risale al 1998 quando ha lavorato come video giornalista in Kosovo. Nel 2010, è stato "assegnato a un plotone delle Guardie Granatieri britanniche" durante l'Operazione Moshtarak nella provincia di Helmand in Afghanistan. (PBS NewsHour, 19 febbraio 2010). Secondo il New York Times, il Frontline Club "ha ricevuto finanziamenti per i suoi eventi dall'Open Society Institute". (In London, a Haven and a Forum for War Reporters- New York Times, 28 agosto 2006)
Osservazioni conclusive: il racconto della guerra cibernetica
Ora Wikileaks viene utilizzata dalle autorità, particolarmente negli USA, per promuovere il racconto della guerra cibernetica, che potrebbe cambiare drammaticamente internet e soffocare la libertà di espressione che Wikileaks pretende di difendere. Peter Kornbluh, analista al National Security Archive, sostiene che "vi sarà molto strillare su Wikileaks e la nuova legge federale per punire, sanzionare e attaccare ferocemente organizzazioni come Wikileaks, in modo che le loro reazioni possano essere giudicate illegali". In definitiva, Wikileaks potrebbe mettere in moto, intenzionalmente o no, norme e regolamentazioni completamente nuove.