questa è una risposta che ho ricevuto da un blogger, assiduo frequentatore del sito di Paolo Attivissimo, in merito ad una discussione incentrata sulle scie chimiche,ma non solo, e di come viene affrontato l'argomento sul web.
puffolottiaccident ha commentato ; involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio
mercoledì 2 marzo 2011
la Croazia di cui nessuno parla
Ebbene sì,l'onda lunga africana si sta spandendo a macchia d'olio,sta arrivando ad una velocità impressionante,così impressionante ed inaspettata che sta cogliendo di sorpresa un pò tutto l'apparato geopolitico impostato dalle cosiddette"democrazie" occidentali.Oramai le rivolte popolari nascono anche in stati che fino ad ora erano considerati come aquisiti,soggiogati al potere U.S.A.,NATO.Ciò che sta succedendo in Croazia è ancora allo stato embrionale e viste le scarse notizie che ci arrivano non si conoscono ancora nel dettaglio chi sono i protagonisti di questi movimenti,però si sa benissimo cosa vogliono,vogliono un cambiamento di regime, vogliono piu' istruzione,piu' lavoro e diritti sociali ma soprattutto vogliono liberarsi dalla schiavitu' del debito che ha portato la maggioranza della popolazione croata sulla soglia della povertà.Vogliono abbattere un regime che è uno dei piu' corrotti dell'est europeo con al vertice del partito ancora gli stessi uomini che sono stati protagonisti sulla scena politica durante gli anni della guerra che ha insaguinato tutto il territorio dei Balcani con migliaia di morti. appunto agli uomini del HDZ. L'ex primo ministro Sanader che si è dimesso più di un anno fa, per cedere il suo posto a Jadranka Kosor, che è stata il braccio destro di Tudjman negli anni novanta, ora si trova in carcere. E' stato arrestato in Austria e accusato di corruzione, riciclaggio di denaro e abuso di potere. Tutto il gruppo dirigente del partito si è arricchito alle spalle dei cittadini rubando milioni di euro dalle casse dello stato.
Leader di questa protesta è un certo Ivan Pernar,uno studente di 25 anni che tramite Facebook ha mobilitato poche migliaia ma determinati giovani ,studenti,operai,ma non solo.
Una prima piccola manifestazione si è registrata a Zagabria martedì scorso quando alcune centinaia di persone sono scese nella piazza centrale di Zagabria per chiedere le dimissioni del governo e della Kosor. Due giorni dopo, giovedì 24 febbraio sono scese nelle strade della capitale più di 2000 persone, che chiedevano le dimissioni di un governo che ormai non vuole più nessuno nel paese, la gente arrabbiata gridava slogan contro HDZ accusandoli di essere corrotti, ladri e di aver condotto il paese in una situazione insostenibile. Sugli striscioni si leggeva "Siamo così giovani e già così poveri" oppure lo slogan più gridato "Ladri ladri" "Kosor dimettiti" ecc.Ora io non so dove porterà questa protesta,se verrà soggiogata,visto anche il forte nazionalismo che esiste in Croazia dove Sabato 26 è stata invece convocata una manifestazione dei veterani di guerra contro la persecuzione dei loro colleghi accusati di crimini durante la guerra dei Balcani. Una manifestazione che quindi non aveva nulla a che vedere con quei giovani scesi in piazza due giorni prima che chiedevano un cambiamento radicale e migliori condizioni di vita ma che esibiva invece simboli e slogan nazionalisti. Successivamente sono arrivati anche gli ultrà della Dinamo Zagabria, i Bad Blue Boys, noti in tutta Europa per i frequenti scontri negli stadi e per le idee politiche ultranazionaliste che si sono poi scontrati coi"ragazzi di Facebook" come si fanno chiamare.Dicevo,non so come finirà,forse avrà un seguito ed allora dove sarà la prossima rivoluzione? Come faranno gli apparati dirigenti USEuropei a controllare tutte queste sollevazioni di masse e ad anticiparle come stanno facendo in Libia?Per ora si sono limitati a celarle visto che nessuno o pochi organi di stampa occidentale ne parla ,ma se dovessero avere un seguito saranno costretti a farne i conti.Il mediterraneo l'hanno scavalcato, sponda Balcani,riusciranno a navigare pure L'Adriatico?
di Rossoallosso
Leader di questa protesta è un certo Ivan Pernar,uno studente di 25 anni che tramite Facebook ha mobilitato poche migliaia ma determinati giovani ,studenti,operai,ma non solo.
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| Ivan Pernar viene arrestato |
di Rossoallosso
venerdì 25 febbraio 2011
Acqua: Berlino dà l'esempio
Il referendum popolare di domenica scorsa si è chiuso con una vittoria che ha sfiorato l’unanimità: il 98,2 per cento dei cittadini vuole che la Berliner Wasserbetriebe sia gestita esclusivamente dal Comune
Anche a Berlino l’acqua torna pubblica. A deciderlo una consultazione popolare che ha chiesto ai cittadini della capitale tedesca, domenica 13 febbraio, di dire “sì” o “no” alla proposta di togliere la gestione dell’acqua ai privati.
Se in Italia si deve ancora votare sulla questione della privatizzazione dei servizi idrici , e se in una città come Parigi è già stato deciso da parecchio tempo di renderli nuovamente pubblici, oggi anche Berlino ha deciso che non si possono più associare speculazioni e profitti ad un bene di primaria importanza come l’acqua.
I berlinesi hanno infatti votato “sì” al referendum per l’annullamento della privatizzazione parziale della società di gestione dei servizi idrici. Una vittoria a dir poco schiacciante: su oltre 678.000 elettori, il 98,2%, ha votato a favore di un’inversione di marcia, rivendicando anche una maggiore trasparenza dei contratti.
«Un bene essenziale come l'acqua non può essere fonte di profitto, vogliamo che torni in mano pubblica», ha dichiarato il portavoce del Comitato promotore, Thomas Rodek. E così sarà. Quello del referendum berlinese è stato un trionfo dei sì: ne servivano almeno 616.571, e ne sono arrivati 665.713. Andreas Fuchs, il cassiere del comitato referendario, commenta: «Ci speravo, ma non me l’aspettavo più, vista la scarsa affluenza in mattinata». Ed aggiunge: «È la prova che si può fare molto anche con pochi mezzi». Pochi mezzi davvero, dato che il comitato disponeva di soli 12 mila euro per organizzare tutto: soldi ottenuti interamente da donazioni (mentre gli organizzatori del fallito referendum sulla religione a scuola di due anni fa avevano raccolto centinaia di migliaia di euro).
La richiesta riguardava la pubblicazione integrale del contratto con cui nel 1999 la capitale tedesca, cercando di fare cassa, decise di vendere alle società Rwe e Veolia il 49,9% dell’azienda dei servizi idrici comunali, la Berliner Wasserbetriebe. Un contratto di cui solo nel novembre del 2010 i promotori del referendum hanno ottenuto la pubblicazione da parte del municipio berlinese: 700 pagine che illustrano il processo di privatizzazione parziale. Un dossier che mostra come la città abbia garantito alti margini di guadagno alle due imprese interessate, Rwe e Veolia. Che, nell’arco di dieci anni, hanno incassato più utili dell’intera città di Berlino: 1,3 miliardi contro 696 milioni. Ora l’obiettivo del comitato referendario resta quello di riportare completamente la Berliner Wasserbetriebe in mani pubbliche. Evitando possibilmente di replicare quanto successo nella vicina Potsdam, dove, nonostante la società di gestione dei servizi idrici sia stata rimunicipalizzata dieci anni fa, i prezzi hanno continuato a salire. E a far pagare oggi un metro cubo d’acqua più che a Berlino (5,82 euro).
In una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno gli italiani si potranno esprimere sul quesito riguardante l'abrogazione del decreto Ronchi, col quale nel 2009 è stato sancito che il servizio idrico non potrà più essere gestito da società pubbliche, ma solamente affidato a società che sono o totalmente private, o possedute da privati per almeno il 40%. Il secondo quesito riguarda invece la cancellazione del “Codice dell'ambiente”, una norma che prevede una quota di profitto sulla tariffa per il servizio idrico, la cosiddetta "remunerazione del capitale investito".
Secondo i detrattori italiani dei referendum sull’acqua “privatizzare non può che migliorare la qualità dei servizi”. Per i sostenitori del referendum di Berlino, invece, in seguito alla privatizzazione parziale dei servizi idrici comunali i prezzi dell’acqua sono aumentati del 35%, collocandosi fra i più alti di qualsiasi altra città tedesca. A Berlino un metro cubo d’acqua costa 5,12 euro, a Colonia 3,26.
Teniamolo ben presente, quando questa primavera ci recheremo a votare. Ce lo ricorda anche Dorothea Härlin, del comitato referendario berlinese, che sottolinea l’importanza internazionale del successo registrato nelle urne il 13 febbraio, ricordando che «non soltanto i berlinesi, ma i cittadini di tutto il mondo si battono per l’acqua».
Fonte: Ilribelle *
Anche a Berlino l’acqua torna pubblica. A deciderlo una consultazione popolare che ha chiesto ai cittadini della capitale tedesca, domenica 13 febbraio, di dire “sì” o “no” alla proposta di togliere la gestione dell’acqua ai privati.
Se in Italia si deve ancora votare sulla questione della privatizzazione dei servizi idrici , e se in una città come Parigi è già stato deciso da parecchio tempo di renderli nuovamente pubblici, oggi anche Berlino ha deciso che non si possono più associare speculazioni e profitti ad un bene di primaria importanza come l’acqua.
I berlinesi hanno infatti votato “sì” al referendum per l’annullamento della privatizzazione parziale della società di gestione dei servizi idrici. Una vittoria a dir poco schiacciante: su oltre 678.000 elettori, il 98,2%, ha votato a favore di un’inversione di marcia, rivendicando anche una maggiore trasparenza dei contratti.
«Un bene essenziale come l'acqua non può essere fonte di profitto, vogliamo che torni in mano pubblica», ha dichiarato il portavoce del Comitato promotore, Thomas Rodek. E così sarà. Quello del referendum berlinese è stato un trionfo dei sì: ne servivano almeno 616.571, e ne sono arrivati 665.713. Andreas Fuchs, il cassiere del comitato referendario, commenta: «Ci speravo, ma non me l’aspettavo più, vista la scarsa affluenza in mattinata». Ed aggiunge: «È la prova che si può fare molto anche con pochi mezzi». Pochi mezzi davvero, dato che il comitato disponeva di soli 12 mila euro per organizzare tutto: soldi ottenuti interamente da donazioni (mentre gli organizzatori del fallito referendum sulla religione a scuola di due anni fa avevano raccolto centinaia di migliaia di euro).
La richiesta riguardava la pubblicazione integrale del contratto con cui nel 1999 la capitale tedesca, cercando di fare cassa, decise di vendere alle società Rwe e Veolia il 49,9% dell’azienda dei servizi idrici comunali, la Berliner Wasserbetriebe. Un contratto di cui solo nel novembre del 2010 i promotori del referendum hanno ottenuto la pubblicazione da parte del municipio berlinese: 700 pagine che illustrano il processo di privatizzazione parziale. Un dossier che mostra come la città abbia garantito alti margini di guadagno alle due imprese interessate, Rwe e Veolia. Che, nell’arco di dieci anni, hanno incassato più utili dell’intera città di Berlino: 1,3 miliardi contro 696 milioni. Ora l’obiettivo del comitato referendario resta quello di riportare completamente la Berliner Wasserbetriebe in mani pubbliche. Evitando possibilmente di replicare quanto successo nella vicina Potsdam, dove, nonostante la società di gestione dei servizi idrici sia stata rimunicipalizzata dieci anni fa, i prezzi hanno continuato a salire. E a far pagare oggi un metro cubo d’acqua più che a Berlino (5,82 euro).
In una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno gli italiani si potranno esprimere sul quesito riguardante l'abrogazione del decreto Ronchi, col quale nel 2009 è stato sancito che il servizio idrico non potrà più essere gestito da società pubbliche, ma solamente affidato a società che sono o totalmente private, o possedute da privati per almeno il 40%. Il secondo quesito riguarda invece la cancellazione del “Codice dell'ambiente”, una norma che prevede una quota di profitto sulla tariffa per il servizio idrico, la cosiddetta "remunerazione del capitale investito".
Secondo i detrattori italiani dei referendum sull’acqua “privatizzare non può che migliorare la qualità dei servizi”. Per i sostenitori del referendum di Berlino, invece, in seguito alla privatizzazione parziale dei servizi idrici comunali i prezzi dell’acqua sono aumentati del 35%, collocandosi fra i più alti di qualsiasi altra città tedesca. A Berlino un metro cubo d’acqua costa 5,12 euro, a Colonia 3,26.
Teniamolo ben presente, quando questa primavera ci recheremo a votare. Ce lo ricorda anche Dorothea Härlin, del comitato referendario berlinese, che sottolinea l’importanza internazionale del successo registrato nelle urne il 13 febbraio, ricordando che «non soltanto i berlinesi, ma i cittadini di tutto il mondo si battono per l’acqua».
Fonte: Ilribelle *
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Se la questione finisse qua sarebbe risolta: morite pure di fame o di malattie nei vostri rigogliosi continenti.
Questo voler cambiare regole che sono sotto il controllo di nessuno è uno sforzo dispersivo in quanto inutile, ed ovviamente sortisce effetti indesiderati, ed è il vero motivo per cui nel complesso i tecnici hanno un tenore di vita superiore a quello degli esoterici.
Questa intuizione sorprendentemente viene pronunciata da molti esoterici, fra cui maometto.
(Non vi stupiscano i loro beni ed i loro figli, con questi dio vuole punirili e condannarli a morire nella miscredenza)
Ma il fatto è che il tecnico, o crumiro, o materialista... non sta rubando niente. Anzi, gli viene strillato a gran voce che si appressa a risorse che non interessano.
Ecco dove nasce il problema: vuoi fare il gelato con polpa di frutta e miele? vuoi coltivare canapa in un bosco? Accomodati, nessuno te lo vieta, il problema nasce quando per la frustrazione del tuo meraviglioso progetto cominci a tirare la manica a chi fa il gelato con gli estratti e coltiva la canapa in cantina.
Questo interessamento a quello che fanno gli altri non può che sfociare in ridicoli pretesti per cui chi tira dritto ti danneggia facendosi i cavoli suoi, ed immagino le scie chimiche piacciano perchè attribuiscono al "ricco" la responsabilità dei miserabili fallimenti di chi si ostina a voler applicare le proprie regole quando è chiaro che non funzionano. (non che sono un rischio imprenditoriale, è proprio garantito che non funzionano)
In pratica ecco la differenza: se qualcosa ti va storto in quanto era una cretinata tu dai la colpa a [me].capitalista anche se sono a migliaia di km di distanza attraverso una logica alla sbirulino, mentre a me non me ne frega niente se vivi o se muori, ed assurdamente mi fai una colpa di questo pensiero.
Tu già col soprannome che ti sei messo, mi attribuisci il dovere di occuparmi delle tue sfortune, mentre io ti chiedo esplicitamente di non occuparti delle mie.
direi che è una differenza cicciottella.