involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

lunedì 7 marzo 2011

Collaterali nei Balcani: garanzie per riciclaggio di denaro e traffici illeciti


di  Michele Altamura

Etleboro
Il sequestro in Italia di una ingente quantità di collaterali al portatore Federal Reserve, per un valore di oltre 20 miliardi di dollari, hanno riacceso l'allarme sulla diffusione di titoli carta-straccia nel mercato bancario e finanziario. Il pacchetto di 40 obbligazioni datati nel 1930 e denominati ciascuno per circa 500 milioni di dollari, secondo gli inquirenti, sono il risultato di un'ottima e dettagliata tecnica di falsificazione. Sono destinati a fungere da garanzia per operazioni di riciclaggio di denaro sporco o transazioni illecite, con la complicità di società fiduciarie ed istituti di credito. E' avvolta invece da mistero la loro provenienza e, sulla base di alcune informazioni ufficiose trapelate presso gli inquirenti, i titoli provengono da un Ministro albanese che li avrebbe ricevuti da un intermediario della Repubblica Popolare Cinese. Questo dettaglio va così a confermare che i Paesi dei Balcani, ed in particolare l'Albania, sono oggi diventati dei mercati molto attraenti per questo genere di transazioni, sia grazie all'assenza di controlli e alla scarsa conoscenza di queste operazioni finanziarie, sia per la diffusione di traffici illeciti di armi, droga e rifiuti.
Questo tipo di titoli falsi sono caratterizzati dal fatto che riportano cifre molto elevate (centinaia di milioni di dollari) che spesso sono inverosimili per la data di emissione (anni 1930-1950), e sono al portatore, tale che il possesso vale come proprietà. Il traffico di questi titoli viene organizzato mediante delle vere centrali tramite mercati neri, usando avvocati, brokers,personaggi affiliati a massonerie e organizzazioni nate in paradisi fiscali, che vivono nelle pieghe del sistema finanziario e politico. Si tratta di ambienti che crescono in quei Paesi ancora in via di sviluppo, ed in questo i Balcani rappresentano in vero e proprio vespaio. Montenegro, Albania, Kosovo, Macedonia, Bosnia, sono Paesi del tutto controllati da gruppi bancari, e che sono stati trasformati in crocevia per smerciare e rastrellare titoli. Singoli brokers, collegati a società di traders e poi a fiduciarie di importanti banche d’affari, comprano sulle piazze di Zurigo o di Parigi un certo quantitativo di collaterali negoziabili, ciascuno dei quali dotato di una perizia e di un certificato. Una volta acquistati i titoli cominciano a circolare sul mercato bancario e finanziario, e le prime transazioni saranno indispensabili per confermare l'autenticità e l'affidabilità degli stessi, e così infondere fiducia nei futuri acquirenti. I titoli circolano fino a quando non giungono nelle mani di imprenditori o di organizzazioni criminali, che li utilizzeranno a garanzia di operazioni di riciclaggio di denaro o di vendita di armi, di droga o rifiuti.

Nella pratica, le banche decidono di accettare grandi quantità di contante ( ad esempio 800.000 dollari ) garantite da collaterali per ( 1 milione di dollari) che verranno poi incamerati ed imputati a riserva o a deposito. Allo stesso modo, tali titoli possono essere consegnati a fronte di partite di traffici illeciti, come valore al portatore a garanzia del trasferimento di denaro. In un momento successivo il titolo viene utilizzato dalla banca a garanzia di aumenti di capitale o di ricapitalizzazioni, che nella maggior parte delle volte, devono coprire perdite o manipolare un bilancio per garantire il rialzo delle quotazioni o del rating. In caso di controlli, le banche possono decidere di passare alla svalutazione delle riserve denunciando di aver subito una truffa da parte dei brokers. Ricordiamo infatti i molteplici casi di condanna di singoli intermediari durante il grande boom della crisi finanziaria globale, ma anche i fallimenti di massa che hanno causato la scomparsa di grandi gruppi bancari. Dunque, le transazioni sono organizzate per la reciproca utilità di banche e organizzazioni criminali, e spesso anche dai Governi che scelgono di accettare come autentici i titoli sequestrati. Le autorità statali che sequestrano i titoli, di fatti, possono in via unilaterale riconoscerli come autentici, e scontare parte del loro valore. Non a caso, il traffico dei titoli si intensifica a ridosso di crisi finanziarie, che spinge gli Stati ad utilizzare i collaterali per l'emissione di moneta mediante il finanziamento di opere pubbliche o progetti di organizzazioni non governative. Nel caso in cui le autorità non provino che i titoli sono destinati ad operazioni illecite, essi devono essere restituiti in quanto la legge non punisce la detenzione di titoli obbligazionari esteri falsi. E' così che i titoli vengono dissequestrati e reimmesi sul mercato nero, per continuare ad essere riutilizzati in operazioni illecite.

Per chiarire tali pratiche finanziarie, abbiamo intervistato l'avvocato Jonathan H. Levy, nonchè professore di Scienze Politiche, che di recente sta seguendo il processo per il recupero fondi per il Kuomintang in relazione ai Chinese Gold Bonds, esperto nel settore delle obbligazioni statali e delle operazioni antiriciclaggio. L'avvocato Levy ha accettato di rispondere alle nostre domande, illustrando la sua esperienza con questo tipo di casi e i loro più controversi risvolti. 

Di recente è stata sequestrata in Italia una serie di titoli collaterali FED, denominati per 500 milioni di dollari ciascuno, per un totale di 20 miliardi. Lei ritiene che questo tipo di collaterali siano autentici?
Sono sicuro al 100% sicuro che non si tratta di strumenti finanziari autentici emessi dal governo statunitense. La Federal Reserve nega che questo tipo di "bonds" siano emessi da tale istituzioni. Sul mercato nero dei bond è cosa nota il fatto che questo tipo di collaterali esistono, ma la loro emissione è avvolta dal mistero, ma molto probabilmente hanno origine in Cina, e la data della loro creazione puo essere anche negli anni precedenti al 1950. Alcuni sono praticamente delle copie false dei bonds emessi prima del 1950, quindi sono falsificazioni dei falsi.
Slides Chinese gold bonds
Qual è la differenza tra i titoli cinesi e quelli americani?
In circolazione è possible trovare gold-bonds cinesi (titoli auriferi) emessi prima del 1950, ma messi fuori corso a partire dal 1939. Hanno come contro-valore ipotetico le corrispondenti quantità d’oro ed un valore di sconto effettivo. Gli scambi di bonds cinesi godono di un elevato tasso di sconto sulla Borsa di Valori di Parigi. Al contrario, i cosiddetti “Fed Bonds” non hanno un mercato di riferimento legale, perché non è noto l’emittente o la loro provenienza. Entrambi (cinesi e americani) sono però utilizzati come collaterali, come elementi di scambio per diverse transazioni a titolo di garanzia.

A che tipo di operazioni fa riferimento?

I bond con un valore nominale elevato o un contro-valore in oro sono utilizzati come collaterali o come schermo per operazioni di riciclaggio di denaro. L'utilizzo dei collaterali (come garanzia)  può essere discutibile (oggetto di controversia) nel caso di obbligazioni emesse dal governo cinese, ma l'uso dei Fed Bonds è senza dubbio criminale. In altre parole, il possesso dei Federal Bonds non è illegale, ma il loro utilizzo è criminale. Le obbligazioni cinesi, invece, potrebbero essere utilizzate per commettere una truffa, ma non è illegale il loro uso o il loro commercio.

Che tipo di organizzazioni o entità utilizzano questi titoli?

I bonds falsi si trovano ovunque, sui mercati immobiliari, finanziari o bancari, e come garanzie su registri patrimoniali di bilancio. Possono tuttavia trovarsi nelle mani dei organizzazioni di stampo mafioso, di banche corrotte e di società che pongono in essere transazioni illecite utilizzando tali titoli come garanzie.

A suo parere, i titoli, dopo il loro sequestro, vengono riutilizzati e reimmessi nel mercato?

I titoli sequestrati in Italia non possono avere un uso legittimo, tuttavia il loro possesso non dovrebbe essere un reato , ma non si può passare la frontiera con titoli che non abbiano un valore reale e riconosciuto ( dalle istituzioni finanziarie). A meno che le autorità non provino che questi bonds sono destinati ad attività criminali, essi dovrebbero essere restituiti.

sabato 5 marzo 2011

Come ti drogo il Draghi

di Giuliano Luongo


Come il cittadino medio italiano da tempo, l’elemento di appeal tragicomico nazionale ed internazionale del nostro governo non è identificabile solo nella figura dell’inossidabile Premier, ma anche nel brillante Ministro dalla voce bianca, Giulio Tremonti. Sorvoliamo sulle opinioni riguardanti le competenze strettamente tecniche di questo personaggio per concentrarci su di una serie di eventi recenti: il suo ruolo nell’affannosa ricerca per un successore al seggio della presidenza della Banca Centrale Europea, ancora per poco fortemente riscaldato dal b-side di Jean-Claude Trichet.
Ebbene, nonostante da tempo siano più che note le frizioni tra il Ministro ed il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, di recente la scelta sul candidato da supportare alla nomina alla BCE è ricaduta proprio sul buon Draghi. Sono state ventilate numerose perplessità sulle ragioni questo “cambio di umore” così apparentemente repentino, perplessità divenute certezze - o quasi - dopo le ultime rivelazioni a firma dell’ormai onnipresente Wikileaks. Non rimane dunque che cercare di riportare i fatti per un almeno vago ordine cronologico onde riuscire a trovare il bandolo della matassa di questa vicenda.
E’ indubbio il fatto che gran parte dei politici vicini all’area berlusconiana abbiano problemi gravi di coabitazione con qualsivoglia altra carica pubblica e/o amministrativa: mantenendoci circoscritti alle vicende del buon Giulietto, ci basti ricordare di sfuggita (onde evitare l’autolesionismo) la convivenza assolutamente non pacifica tra Tremonti e l’allora Governatore Fazio, con i loro siparietti all’insegna del patetico al Fondo Monetario Internazionale. Seppur con i debiti e dovuti cambiamenti di situazione generale, la pace nel “territorio comune” economico condiviso dal Ministero dell’Economia e dalla banca centrale nostrana non è stata ottenuta nemmeno con il cambiamento al vertice di quest’ultima.
La convivenza Tremonti-Draghi non è mai stata né tranquilla né piacevole: le posizioni dei due economisti, seppur di stampo marcatamente liberale, hanno sempre avuto grosse differenze di interpretazione della politica economica e delle funzioni degli enti economici internazionali. Il crescente ruolo di Draghi nel G20 e la sua buona reputazione internazionale - non si dimentichino i complimenti ricevuti da Trichet in persona qualche anno fa - ne hanno fatto un “coinquilino” ingombrante per Tremonti nell’ambito del policy making italiota.
Spesso lo stesso governo che dava il lavoro a Tremonti ha dovuto riportare all’ordine il fiero Ministro, reo di aver attaccato in più occasioni il rivale della banca centrale riguardo questioni più o meno tecniche. Molti analisti, già a metà 2008, si interrogavano sul modo in cui un paese che volesse crescere - o almeno avere una situazione economica non ridicola - potesse permettersi di avere una tale situazione di conflitto: conflitto nel quale, si badi, la parte “offendente” era sempre quella del Ministro, opposto ad un Governatore dotato di un aplomb più che britannico. Alcuni ventilarono addirittura l’ipotesi di una sorta di timore da parte di Tremonti del “perdere la poltrona” in favore di Draghi.
Ed invece, nonostante queste basi alquanto discutibili, circa dieci giorni fa c’è stata la dichiarazione bomba: il Ministro Tremonti esprime pubblicamente il suo appoggio alla corsa di Mario Draghi alla poltrona di dirigente della Banca Centrale Europea. Stupore generale…per circa un quarto d’ora. Già senza conoscere particolari altarini nascosti nelle carte segrete della diplomazia ancor più segreta, salta all’occhio un particolare: far andare Draghi in Europa non significa solo dare prestigio all’Italia nel continente eccetera eccetera, ma significa soprattutto non avere Draghi medesimo tra i piedi nel giro di poltrone dell’Italia economica che conta, lasciando libero un posticino per un qualche nuovo personaggio vicino alle amicizie del professore pavese.
Volendo esser maligni fino e in fondo, si può notare questo schema: Giuseppe Vegas, divenuto di recente il numero uno della Consob, è un uomo vicino a Tremonti - anche di poltrona - in quanto Vice Ministro dell’Economia; la nomina di Giuseppe Mussari al vertice dell’ABI nasconde la manina del professore dai tondi occhiali; a voler essere proprio puntigliosi, anche un grande nome del gruppo S. Paolo, come Corrado Passera si dice che abbia buoni rapporti con Tremonti.
Non è dunque difficile accorgersi di come l’attuale Ministro dell’Economia oggettivamente…“amministri” l’economia del paese, con una fitta rete di contatti ormai con i vertici di operatori pubblici e privati. L’unica sedia ancora “nemica” - o quantomeno “avversaria” - è proprio quella di Draghi, e pertanto farlo decollare per Francoforte non sarebbe una cattiva idea, facendo cogliere i tipici due piccioni con l’arcinota fava: Tremonti fa bella figura come Ministro europeista e attento all’immagine dell’Italia (mentre il Premier si divide tra galere e proroghe), e in più si spiana la strada all’occupazione del ruolo istituzionale economico più importante accanto a quello dello stesso Ministro dell’Economia.
E a dirla tutta, anche gli stessi rapporti Tremonti - Berlusconi entrano in gioco di prepotenza in questo schema, grazie ormai anche alle sempre provvidenziali rivelazioni di Wikileaks. Di base, sappiamo che in più di un’occasione il Ministro si è mostrato molto vicino alle posizioni della Lega, che ha ricambiato la cortesia elogiando più volte Tremonti per le posizioni prese: questa situazione ha portato molti a pensare che, in un ipotetico prossimo governo a “trazione leghista”, Tremonti possa essere il sostituto di sua maestà Silvio I.
E qui, come anticipato prima, arriva la scoperta di Wikileaks: dai cablo americani risulta che, visto il giro di “amicizie” scomode di Berlusconi (si pensi alle discutibili liaisons con tutti i dittatori africani e post-sovietici, più che alle bagasce), un potenziale nuovo leader italiano sarebbe più gradito a Washington. E questo nuovo leader potrebbe essere Tremonti o…Draghi. Dunque, meglio mandare il calmo Mario alla BCE, così in Padania si sta più tranquilli.
Riassumendo, come prevedibile, siamo di fronte all’ennesimo tentativo di colonizzazione delle cariche da parte di un centrodestra pigliatutto e accaparratore, che si caratterizza in base alla sua sotto-fazione più estremista e populista. Dalla “casta” al governo degliriformatori, è solo questione di tempo: l’ex Bel Paese è sempre più sulla via di diventare una “provincia” dell’inesistente Padania, e l’attuale gioco delle sedie con il Ministero dell’Economia come fulcro è solo l’ennesimo passo avanti verso la mortificazione della politica nazionale.