involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 21 aprile 2011

BERLUSCONISMO, ALIBI DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

Le leggi berlusconiane sulla prescrizione breve e sul processo lungo costituiscono qualcosa di più di semplici leggi ad personam, poiché configurano una depenalizzazione di fatto dei reati finanziari, che diverrebbero non più processabili a causa delle illimitate possibilità di ostruzionismo offerte ai collegi di difesa, a fronte dei tempi più stretti per giungere ad una sentenza definitiva. Sebbene la stragrande maggioranza della magistratura sia composta da giudici e pubblici ministeri conformisti o corrotti, basterebbero comunque pochi magistrati integerrimi per causare danni irreparabili, data la vastità e l'evidenza del fenomeno del crimine affaristico, perciò occorreva correre ai ripari.
Ciò spiega il consenso che il governo attuale continua a riscuotere da parte degli organi di stampa più rappresentativi della borghesia, come il "Corriere della Sera" e, ovviamente, da parte degli opinionisti ufficiali come Pierluigi Battista, che si affanna a spiegarci che a Berlusconi non ci sono alternative. Berlusconi infatti si assume la responsabilità assoluta ed esclusiva di un lavoro sporco che, peraltro, va a vantaggio dell'affarismo nel suo complesso. Anche "La Repubblica", concentrando il fuoco sul berlusconismo, si guarda bene però dal sottolinearne le ricadute positive per l'impunità dell'affarismo sia interno che multinazionale.
Ciò era accaduto già in passato con le tante leggi considerate esclusivamente ad personam, come, ad esempio, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, che fu salutata con silenzioso entusiasmo da tutto il mondo degli affari, in quanto poter falsificare impunemente i bilanci facilita ancora di più l'evadere il fisco. L'esistenza di un Presidente del Consiglio pluri-imputato come Berlusconi conferisce così alla borghesia un alibi a prova di bomba, e le consente di fare comodamente i propri affari all'ombra delle "riforme della giustizia" concepite dall'avvocato Ghedini, conservando però il mito e l'alone dell'imprenditoria "sana", con tanto di sceneggiate antimafia da parte di Confindustria. I media internazionali, a loro volta, mettono Berlusconi alla berlina, ma le multinazionali che possiedono quei media possono agire in Italia sotto la copertura delle leggi "ghediniane", senza che nessun commentatore osi supporre che le stesse multinazionali abbiano qualche responsabilità nel sabotaggio del sistema della giustizia in Italia. Questa ostilità del tutto apparente della stampa internazionale, ha certamente contribuito al mito positivo del Berlusconi in conflitto con i poteri forti della finanza mondiale, così come pure al mito negativo del Berlusconi corpo estraneo all'Occidente democratico; anche se i pochi narratori ancora in buona fede di entrambe le fiabe sono costretti a forzare talmente l'evidenza ed il buon senso, che finiscono per pagare un prezzo davvero terribile in termini di perdita di lucidità.
L'Italia di questi anni è diventata quindi un laboratorio dell'impunità legale dell'affarismo criminale, ma di questo esperimento politico il berlusconismo rappresenta un'intensificazione ed un'accelerazione, senza detenerne l'esclusiva. Nel 2002, al momento di rinviare a giudizio i dirigenti della Philip Morris per un'evasione fiscale da ottomila miliardi di lire, ci si accorse che i reati erano stati depenalizzati dalla riforma fiscale varata dal governo Prodi nella legislatura appena trascorsa, perciò la Philip Morris fu prosciolta. (1)
Nel 2001 la Corte di Cassazione aveva quantificato l'evasione fiscale complessiva della Philip Morris in 120mila miliardi di vecchie lire, che lo Stato italiano non ha più visto grazie a quelle leggi salva-multinazionali del primo governo Prodi. Del resto risulta un'ovvietà osservare che l'attività legislativa e di governo tende sempre a favorire i potenti. Lo stesso istituto della prescrizione in corso di giudizio va a favorire gli imputati in grado di permettersi costosi collegi difensivi addetti alla ricerca di cavilli.
Allorché nel 1989, con la riforma del codice di procedura penale, in Italia si è passati dal processo inquisitorio all'attuale processo di tipo accusatorio, nessuno fece notare che la prescrizione in corso di giudizio non aveva più un senso giuridico, poiché questo istituto di garanzia era strettamente legato alla natura particolare del processo inquisitorio. La figura preminente del processo inquisitorio era infatti quella del giudice istruttore, il quale poteva anche tenere sulla corda per anni un imputato prima di rinviarlo a giudizio; da qui la necessità di porre un limite di tempo alla durata complessiva del processo inquisitorio, mentre porre questo limite per il processo accusatorio ha senso solo in una logica di tutela degli imputati eccellenti.
La novità attuale non sta quindi tanto nella qualità, ma nella quantità di provvedimenti legislativi a favore degli imputati potenti. Se al governo oggi ci fosse ancora un Prodi, o comunque un altro politico dall'aspetto "normale", non vi sarebbe poi alcun modo di spacciare una simile pioggia torrenziale di leggi salva-affaristi come un semplice problema personale del Presidente del Consiglio. Berlusconi quindi deve essere proprio quel clown squallido, laido ed abietto che è, altrimenti potrebbe sorgere il sospetto che il problema non sia solo lui, ma il sistema di potere affaristico multinazionale che lo esprime, e di cui, probabilmente, egli è sempre stato solo un prestanome.
Esperimenti di questa portata non possono avvenire se non sotto la tutela e la gestione dell'ente assistenziale per le multinazionali, il Fondo Monetario Internazionale, che quanto ad illegalità non ha nulla da imparare da nessuno. Ultimamente la propaganda ufficiale si sta dando da fare per convincerci che il FMI sia diventato "buono", che esso abbia messo da parte gli aspetti più feroci ed atroci della sua gestione dell'economia mondiale. (2)
Di fatto c'è invece da constatare la rapidità con cui lo stesso FMI ha formalizzato l'associazione del Kosovo, e della sua economia criminale, alla propria organizzazione. Generato dalla NATO nel 1999 con l'aggressione alla Serbia, il Kosovo è diventato indipendente nel 2008, ed il primo atto ufficiale del Kosovo indipendente è stato la richiesta di adesione al FMI, il quale lo ha accontentato in un tempo record, appena l'anno dopo. La circostanza non stupisce più di tanto, se si considera che il FMI e la NATO sono praticamente la stessa cosa, cioè due organizzazioni espresse dalla stessa cordata affaristico-criminale a guida anglosassone. (3)
Il FMI è un'istituzione che detiene un riconoscimento giuridico in ambito ONU, quindi è un'agenzia ONU, e doveva essere perciò a conoscenza dei risultati delle indagini della stessa ONU sul diretto coinvolgimento del governo kosovaro nel traffico di organi umani. Il FMI non ha avuto però nessuna remora a finanziare con i propri prestiti un business del genere, né la NATO si è fatta scrupolo di tutelarlo con la presenza delle sue truppe. Il Kosovo è stato inventato infatti per costituire un laboratorio dell'illegalità multinazionale, e l'Italia berlusconiana si sta rapidamente adeguando a quel modello. La NATO sta cercando ora di trasformare anche la Libia orientale, la Cirenaica, in un altro Kosovo, e l'Italia perciò si troverebbe a fare da anello di congiunzione geografico di questa grande Mafialand mediterranea.(4)
(1) http://archiviostorico.corriere.it/2002/giugno/27/Frode_fiscale_tutti_prosciolti_nell_co_0_02062710393.shtml
(2) http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:8drTvRqGxc8J:www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-04-12/protesta-volta-063922.shtml%3Fuuid%3DAapItDOD+%22fmi,+non+c'%C3%A8+pi%C3%B9+la+protesta+di+una+volta%22&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it&source=www.google.it
(3) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://online.wsj.com/article/SB124154560907188151.html&ei=Z3SsTdWLEsiUswbWltWeCA&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=5&ved=0CEwQ7gEwBA&prev=/search%3Fq%3Dimf%2Bkosovo%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Divns
(4) http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:C1vTtg4GBAsJ:www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/02/12/visualizza_new.html_1588677658.html+16+febbraio+2011+kosovo+onu+organi+umani&cd=28&hl=it&ct=clnk&gl=it&source=www.google.it http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.france24.com/en/20110216-un-confidential-document-kosovo-organ-trafficking-investigation-unmik-eulex
http://rossoallosso-lammazzacaff.blogspot.com/2011/03/kosovoil-traffico-di-organi-e-la-grande.html

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martedì 19 aprile 2011

Figli e padri per il lavoro secondo Ichino

chi è Pietro Ichino

18 / 4 / 2011
Ho letto l'articolo di Pietro Ichino , Luca di Montezemolo e Nicola
Rossi, pubblicato sul Corriere della Sera dell’8 aprile 2011. Si circa
una settimana fa!. E' il tempo , ritardo, che mi prendo quando devo
riflettere sulle considerazioni dei berlusconiani dal volto umano. Ma il
ragionamento che fa Ichino,( prendo lui considerandolo come precursore
delle idee a cui anche gli altri si sono accodati) è davvero singolare,
ribaltando la verità dei fatti e della realtà per leggerli tutti a
immagine e a comprova delle sue di verità.
Ma andiamo con ordine.
Si prende spunto dalla manifestazione dei Precari dalla parola d'ordine
“Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta” per ribadire che i
giovani , e meno giovani i precari insomma hanno ragione, ma anche
torto. ( ossimoro che oggi va tanto di moda come quella di fare la
guerra per fare la pace, licenziare per poter assumere e così via di
questo passo) .
Gli assiomi di Ichino sono:

* Primo, non si può semplicisticamente pensare di affrontare il tema
prendendo la scorciatoia delle sanatorie o considerando il
pubblico come luogo deputato all’occupazione assistenziale.

* Secondo, non si può altrettanto semplicisticamente pensare di
contrastare la patologia della precarietà togliendo al sistema i
margini di flessibilità di cui ha grande e, anzi, crescente bisogno.

* Terzo,mantenere e anzi irrobustire i margini di flessibilità del
sistema non si può fare nel modo in cui lo si è fatto fin qui,
scaricandone tutto il peso sulle nuove generazioni: oltre che
iniquo, può costare troppo caro.

Non sono un economista, nè un giuslavorista cattedratico nè professore
universitario , nè tantomeno politico responsabile del lavoro nel
partito che si dice dalla parte dei lavoratori, ma mi baso su alcuni
dati di fatti ( che Ichino probabilmente non vede dall'alto dei meriti e
titoli ) e dal buon senso di lavoratore che queste cose le vive di
persona.

Nella prima affermazione vi è tutto una fraseologia e principi tutti
ideologici. Ma perché mai la soluzione del pubblico sarebbe "scorciatoia
" e luogo "assistenziale" per definizione? Certo se si continua a
considerare il luogo pubblico come serbatoio di voti e di consenso per i
politici al pari suo, le cose non cambieranno mai . Il lavoro pubblico
italiano è diventato il carrozzone proprio perché i politici al pari suo
lo hanno fatto diventare cosi e per due motivi. Il primo per poter
affidare tutto al privato, dalla sanità, alla scuola, per finire anche
ai beni comuni, vedi acqua e fra un pò anche l'aria. Il secondo motivo è
che quel poco che ancora di pubblico vi è , diventa macchina del
consenso e serbatoio di voti da parte del ceto politico al quale Ichino
appartiene a pieno titolo. Se il giuslavorista accademico invece di
condurre battaglia contro i lavoratori conducesse battaglie contro il
ceto a cui appartiene forse il lavoratori pubblici sarebbero affrancati
dall'asfisia e dalla nomea di "fannulloni" . Si capisce quindi come mai
il lavoro nel pubblico diventa occupazione assistenziale come un
assioma naturale insormontabile, trascendentale quasi mistico e
inamovibile. Mentre se lo stesso lavoro viene affidato ai privati
diventa sinonimo di efficientismo , quasi come per il miracolo dei pesci
e dei pani.
Ma andiamo oltre

La precarietà diventa patologia, malattia inguaribile se non a scapito
della flessibilità base e fondamento del progresso e del "moderno" ,
della quale non solo se ne ha bisogno ma il bisogno stesso diventa
sempre più necessario e sempre più crescente. Beh a questo punto
sorgerebbe naturale la domanda del perché mai la stessa flessibilità che
si chiede per gli altri lavoratori non venga applicato anche al sig.
Ichino visto che da anni occupa sia il posto al parlamento , sia nel
partito, sia all'università ecc ecc . Ma sarebbe possibile essere
tacciati di qualunquismo e quindi non gli rivolgo questa ipotetica
domanda. Ma la precarietà è patologia come dice lui stesso , ma per
colpa del modo con cui si è fatta fin'ora. Anche qui potrei essere
tacciato di qualunquismo se ricordassi al sig Ichino che fu proprio il
suo partito quando era al governo a introdurre la precarietà ( legge
Treu) come legge di stato sia nel modo che nel metodo, almeno gettò le
premesse e quindi sarebbe necessario un minimo di autocritica , ma
sarebbe chiedere troppo.

Quindi ora qualcuno si potrebbe aspettare il botto finale, logica
conseguenze dei suoi assiomi. Ci si aspetterebbe che si dicesse che
affinché la flessibilità non diventi precarietà tutti coloro che di
questa flessibilità se ne avvantaggiano, che ci guadagnano, il singolo,
la classe o il sistema come lui afferma, si sobbarcassero che alcuni di
quei vantaggi monetizzati ricadessero su precari stessi sotto forma di
diritti, di salario minimo garantito anche nei momenti di non lavoro, di
indennità di malattia, di TFR, di ferie, di una pensione ecc ecc . E no !
Sarebbe troppo semplicistico e sarebbe una "scorciatoia", come suol dire
il sig Ichino!

La soluzione geniale trovata dal sig Ichino e sintetizzabile nella
locuzione " son cazzi vostri, di voi lavoratori" Si perché Ichino dice
che si eliminano i contratti chiamati a tempo determinato, li si
chiamino a tempo indeterminato , per tutti, ma si può licenziare a
libera scelta e volontà del datore di lavoro!. Ancora un ossimoro! Si
chiama a tempo indeterminato ma diventa determinato a volontà del
padrone. Basta dimostrare i motivi economici e organizzativi. E che c'è
vò!
Che siano i padri lavoratori a pagare per i figli lavoratori. Basta
che siano lavoratori!

E questo sarebbe uno che milita in un partito che si dice dalla parte
dei lavoratori! Stamo bene!
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