involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 29 aprile 2011

Le onde dei telefoni cellulari sono mortali. Finalmente lo hanno ammesso ufficialmente


Fonte: Ecplanet *


Dopo molti anni di dibattito sui rischi per la salute derivanti dai telefoni cellulari, un recente rapporto finalmente fornisce delle risposte. Il rapporto completo è stato presentato di recente al Dipartimento di Telecomunicazioni dal Prof Girish Kumar del dipartimento IIT di Bombay di ingegneria elettrica. Kumar, che ha svolto approfondite ricerche sulle radiazioni del telefono cellulare e i suoi effetti, mette in guardia contro l'uso eccessivo dei telefoni cellulari perchè espone gli utenti ad un aumento del rischio di cancro, tumore al cervello e di molti altri rischi per la salute. Per i bambini la cosa è ancor più accentuata.
I principali rischi per la salute derivanti dalle radiazioni dei telefoni cellulari e dai ripetitori sono i seguenti:
- Un aumento del 400% del rischio di cancro al cervello tra gli adolescenti che usano per i telefoni cellulari. I bambini sono più vulnerabili alle radiazioni dei cellulari. Più piccolo è il bambino, tanto più profonda è la penetrazione della radiazione elettromagnetica perché il cranio dei bambini è più sottile.
- Un eccessivo uso dei telefoni cellulari può provocare il cancro a chiunque. L'uso dei cellulari per più di 30 minuti al giorno per 10 anni aumenta il rischio di cancro al cervello e neuroma acustico.
- La radiazione dei cellulari provoca danni irreversibili alla fertilità maschile. Gli studi hanno scoperto un conteggio inferiore del 30% nel liquido seminale degli utenti che fanno uso intensivo di telefoni cellulari.
- Le frequenze utilizzate dai cellulari possono causare danni al DNA delle cellule del corpo. La radiazione provoca la formazione di 'formazioni di radicali liberi' all'interno delle cellule; tali radicali sono notoriamente cancerogeni.

- Le frequenze dei cellulari interferiscono con il corretto funzionamento di altri dispositivi salvavita, inclusi gli impianti di pace-maker, e possono, quindi, provocare la morte improvvisa.
- L’esposizione ai cellulari può scatenare la risposta allo stress nelle cellule umane e animali e provocare la produzione di proteine da stress. Questa è una prova sufficiente del fatto che l'organismo riconosce la radiazione dei telefoni cellulari come potenzialmente nociva.
- I campi elettromagnetici generati dai telefoni cellulari e dalle cellule dei ripetitori debilita il sistema immunitario e stimola risposte allergiche \ infiammatorie, comprese eruzioni cutanee, piaghe, sensazione di oppressione e lesioni.
- Le persone che utilizzano i telefoni cellulari per più di 30 minuti al giorno per più di quattro anni sono a rischio più elevato di perdita dell'udito. La radiazione dei telefonini può causare tinnito e danneggiare le cellule ciliate presenti nell'orecchio interno. Una volta danneggiate, queste cellule non possono più rigenerarsi.
- L’uso frequente dei telefoni cellulari può danneggiare il sistema visivo in molti modi. Le frequenze dei cellulari (900, 1800 MHz e 2450 MHz), danneggiano le cellule epiteliali e aumentano la temperatura all'interno dell'occhio.
- Le emissioni dei cellulari indeboliscono le ossa e possono causare un deficit dei livelli di melatonina, un antiossidante potenziatore del sistema immunitario.
- Un aumento del rischio di tumore delle ghiandole salivari è legato all'uso dei telefoni cellulari.
- L’esposizione ai campi elettromagnetici può causare disturbi del sonno e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.
- A causa del rumore elettromagnetico di fondo, le api e gli uccelli diventano disorientati e non possono tornare negli alveari e nei nidi. Ci sono effetti nocivi per animali, piante e l’ambiente.


Importanti raccomandazioni (pdf):
Le 10 regole per usare bene il cellulare
Precauzioni telefoniche a cura del comune di Bologna
www.climatrix.org

giovedì 28 aprile 2011

La matematica è un'opinione

In questi tempi di difficile comprensone ci sono personaggi che per propria ambizione politica stravolgono anche le poche certezze su cui ci basiamo.Una di queste è il detto che la matematica non è un'opinione ed in effetti i numeri non mentono,2 più 2 fa quattro,così come due mezzi fanno uno intero, ma questi due signori della foto sopra mi fanno dubitare della giustezza di tale equazione.
Vediamo perchè,il primo a sx lo chiameremo per comodità "MezzoFr" e il secondo "MezzoIt".
Questi due signori dall'alto della loro visione erano  convinti di essere non già frazioni ma interi per conto loro dopo le elezioni che li hanno portati ad essere capi dei rispettivi governi ma passando i mesi entrambi si sono accorti che la loro popolarità stava scemando causa scandali politici  per MezzoFr e drammi personali per MezzoIt ed inoltre per entrambi scelte politiche sociali ed economiche invise alla maggioranza dei propri elettori.
I due Mezzi, resisi conto che per essere interi ci vuole ben altra "statura",e dopo gli equivoci sul caso Lactalis hanno pensato bene di fondersi in corpo solo e partorire un'ideona alla quale si aggiungono tutta un'altra serie di ideucce che a lor vedere li avrebbe portati ad un "Intero" atto a riconquistare credito nazionale ed internazionale.Ora tralasciando le implicazioni sociali di tale pensiero finchè non avremo notizie più chiare mi preme soffermarmi su quelle politiche ed economiche per verificare il risultato di suddetta manovra e a ben vedere non mi pare abbiano avuto quel successo che si aspettavano,a livello europeo si accenna a timidi sì ma con non secondari distinguo anche perchè non è specificato bene cosa vogliano di preciso mentre  si capisce benissimo cosa cerchino a livello economico confermando di fatto che a loro interessa ben poco degli immigrati ma vogliono scaricare il peso economico della questione sull'Europa con ulteriore sperpero di denaro militarizzando sempre più la FRONTEX e chi è la Frontex? Ecco alcuni esempi;
http://www.lettera43.it/fatti/12961/frontex-del-porto.htm 
 http://www.globalproject.info/it/in_movimento/LItalia-spinge-il-Frontex-su-posizioni-militaristiche/7478 e questi due link confermano anche che i no della Lega sono tutta fuffa perchè in realtà è proprio ciò che vogliono.
Ecco che allora in base alla verifica dei fatti i due Mezzi rimangono tali ed anche aggiungendo loro una tata al massimo che possono aspirare facendo l'equazione MezzoFr+MezzoIt+TATA è una
FRITTATA di spinaci nani con cipolle nane
di Rossoallosso

lunedì 25 aprile 2011

Decrescita, incontro con Serge Latouche

di Francesco Bevilacqua 

 

Giovedì 24 febbraio, presso la traboccante aula magna del dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna, si è svolto un incontro con l’economista e filosofo – come dice lui stesso, ora che è in pensione può occuparsi di entrambe le cose – Serge Latouche, professore emerito dell’Università di Parigi, esponente di spicco del Movimento Anti-Utilitarista (MAUSS) e propugnatore della decrescita.
Il tema della giornata – organizzata da Andrea Segrè, ideatore dei Last Minute Market – era Come uscire dalla società dei consumi: il tao della decrescita, mutuato proprio dal titolo dell’ultimo libro del pensatore francese uscito in questi giorni per Bollati Boringhieri, Come si esce dalla società dei consumi.
Il concetto di base con cui Latouche apre il suo intervento è quello che richiama la necessità di uscire dall’economia capitalista, che rappresenta il modello attraverso il quale si realizza la società della crescita. Per fare questo, il primo passo consiste nel rompere il paradigma tipicamente occidentale del 'sempre di più', basato sulla dicotomia produzione-consumo che ha portato a ciò che oggi viene chiamato globalizzazione.
In realtà i mercati sono mondializzati già dal 1492, quando “l’America scoprì Colombo” – come dice Latouche per sfuggire alla visione eurocentrica. Nel 1989 poi, con la caduta del sistema geopolitico degli impenetrabili blocchi contrapposti, è cominciata la omnicommercializzazione del mondo.
Si è instaurata così l’economia della crescita, il cui fine non è quello di crescere per soddisfare i bisogni bensì quello di crescere per crescere, attraverso un processo che parte dalla produzione, prosegue con il consumo a cui segue la produzione dei rifiuti, il tutto con un profitto sempre maggiore che arricchisce un numero di persone sempre minore.
acqua pubblica bolivia
Nell'aprile del 2001 ha preso il via la guerra dell’acqua di Cochabamba, in Bolivia, contro le imprese transnazionali che spingevano per la privatizzazione
Proseguendo nella sua analisi storica, l’autore de La scommessa della decrescita individua due date, corrispondenti ad altrettanti avvenimenti che il mondo ha recentemente vissuto e che segnano una svolta importante e incoraggiante. La prima è il primo gennaio 1994, anno in cui dopo cinquecento anni di colonizzazione i nativi centroamericani hanno conquistato San Cristobal, dando inizio alla ribellione del Chiapas guidata dal subcomandante Marcos. L’altra data simbolicamente significativa è l’aprile del 2001, quando ha preso il via la guerra dell’acqua di Cochabamba, in Bolivia, contro le imprese transnazionali che spingevano per la privatizzazione.
L’insegnamento importante di questi due episodi è la forza della spinta dal basso che mira a risolvere il problema, a ottenere dei diritti e non a conquistare meramente il potere. Come dice lo stesso Marcos infatti, “non vogliamo prendere il potere, perché sennò saremmo presi noi stessi dal potere”.
Da questo contesto territoriale è nato quindi qualcosa di nuovo, come testimoniano le costituzioni di Ecuador e Bolivia recentemente approvate, in cui per la prima volta viene dichiarato esplicitamente che il fine della società è il benessere e non la prosperità economica. Benessere che in spagnolo viene reso dal termine buen vivir, che è diventato oramai una parola chiave per il movimento della decrescita. Nel testo costituzionale questo concetto è espresso anche in lingua Quechua, sumak kawsay, ed è accompagnato dalla affermazione che la natura è un soggetto di diritto e in quanto tale va rispettata; un passo importante nella direzione dell’abbandono della società dei consumi.
Laotuche prosegue la sua esposizione con una citazione molto particolare, quella del regista e attore americano Woody Allen, che sostiene che l’umanità si trova oramai di fronte a un bivio che conduce da una parte alla scomparsa, dall’altra alla disperazione. La prima scelta, quella che conduce alla scomparsa, è caratterizzata dalla società della crescita con la crescita. È però questa una scomparsa che non ha nulla a che vedere con analoghi eventi che si sono verificati nel corso della storia del pianeta, poiché da essi si differenzia per tre aspetti: è molto più veloce, è provocata dall’uomo e coinvolge anche l’uomo stesso.

L’aumento della temperatura potrebbe arrivare anche a sei gradi
Tempo fa, quando si iniziò a parlare di decrescita, essa veniva vista come l’opportunità di evitare la catastrofe. Oggi però questo non è più possibile e imboccare una simile strada consentirebbe al massimo di limitare o di gestire ciò che inevitabilmente accadrà. L’esempio tangibile è fornito dal problema del riscaldamento globale: nei prossimi anni la temperatura del pianeta aumenterà almeno di due gradi, provocando la scomparsa di molte specie viventi e grandi crisi sociali e umanitarie e questo avverrà comunque, anche nel caso in cui noi attuassimo sin da subito una riduzione dei consumi e delle emissioni.
Nel caso in cui non facessimo neanche questo tuttavia, l’aumento della temperatura potrebbe arrivare anche a sei gradi e in quel caso le condizioni di sopravvivenza della vita stessa sul pianeta sarebbero messe a repentaglio.
È a questo punto che Latouche ripropone uno dei suoi concetti chiave, che è fra le altre cose anche il titolo di uno dei suoi scritti, uscito nel 2002 per la EMI: decolonizzare l’immaginario. Questo processo rappresenta la sola via d’uscita dal vicolo cieco della crescita e può essere compiuto su due livelli, quello delle parole e quello delle cose. Per quest’ultimo si tratta di mettere in pratica un nuovo stile di vita: la sfida è forse più impegnativa ma almeno i suoi connotati sono chiari.
Decolonizzare l’immaginario a livello delle parole è invece una prova che si potrebbe definire subdola, poiché vuol dire riappropriarsi dei termini e dei concetti che tali termini esprimono, che oggi sono stati completamente traviati. Sviluppo, crescita e progresso sono infatti parole che derivano dalla biologia e inseriti in quel contesto disciplinare hanno un senso.
Gli economisti però hanno importato questi concetti applicandoli all’economia in maniera impropria e parziale, dimenticandosi che in un ciclo vitale a crescita e sviluppo segue inevitabilmente la morte dell’organismo. Tutti noi siamo quindi stati 'economicizzati' fin dalla giovane età, grazie alla scuola che inculcato nelle nostre menti i modelli della crescita occidentale e della rivoluzione industriale.

Dietro il mito della "ricchezza delle nazioni" c'è stato l'arricchimento della borghesia e delle élite industriali
La “grande bolla speculativa del mito della crescita occidentale” viene insegnata a partire da Adam Smith e dal suo La ricchezza delle nazioni e prosegue anche fuori dal contesto didattico grazie al bombardamento mediatico cui siamo sottoposti quotidianamente. Esiste tuttavia una verità storica che viene mistificata e che racconta non di ricchezza delle nazioni, bensì di arricchimento della borghesia e delle élite industriali e di impoverimento dei contadini e degli artigiani, con innumerevoli esempi di società compromesse dall’allargarsi di questa forbice, dall’Inghilterra all’India.
Poi il capitalismo si è trasformato in un sistema termoindustriale grazie alla seconda rivoluzione industriale e all’avvento delle macchine. Come spiega fra gli altri anche Marx, questo ha permesso di accumulare una quantità enorme di merci che andavano però consumate, ragion per cui si è verificato un apparente miglioramento delle condizioni di vita delle classi più deboli, rese in grado di acquistare le merci che venivano prodotte.
Nel dopoguerra, si è infine arrivati al perfezionamento del sistema capitalista grazie all’aggiunta di tre nuovi ingredienti: il marketing, che consente di creare desiderio di possesso, dipendenza e frustrazione, il credito, strumento studiato per permettere di acquistare anche a chi non ne ha la possibilità, e l’obsolescenza programmata, che imponendo un’aspettativa di vita sempre più breve alle merci prodotte favorisce il ricambio e quindi l’acquisto di nuove merci.
L’ultima rivoluzione è quella degli idrocarburi, in occasione della quale ha fatto irruzione sulla scena il petrolio, risorsa efficientissima e apparentemente inesauribile. In realtà, così come possiamo ammirare l’immagine di una stella lontana migliaia di anni luce che in realtà è scomparsa da tempo, il nostro sistema economico si basa su una fonte energetica che è già in via di esaurimento, ma siccome la vediamo ancora ampiamente impiegata nella nostra quotidianità non immaginiamo che sia prossima alla fine.

Latouche ribadisce l’importanza di uscire dal paradigma della società dei consumi che si sorregge sull’economia
Focalizzandosi sugli obiettivi, Latouche ribadisce l’importanza di uscire dal paradigma della società dei consumi che si sorregge sull’economia, la quale, così com’è concepita oggi, è solo un’invenzione artificiale della modernità. Al contrario, l’economia deve essere ricondotta al suo ruolo subordinato alla sfera sociale e politica: non possono esistere delle leggi economiche che regolano la società, poiché solo i rappresentanti istituzionali eletti dal popolo hanno il potere di stabilire e far rispettare delle norme e non certo istituti finanziari, banche e fondi monetari che operano esclusivamente nella logica del profitto.
La nuova società si deve quindi basare su quella che il decrescitista francese chiama “abbondanza frugale”, l’esatto opposto della scarsità indotta dalla società dei consumi che, per sua natura, ha bisogno che la gente provi sempre una sensazione di privazione, da cui deriva il desiderio di acquisto. Ragionando nei termini del paradigma consumista, abbondanza frugale sembra un ossimoro senza senso, ma l’unica via per conoscere la vera abbondanza è limitare i propri bisogni, cioè vivere seguendo uno stile sobrio e appunto frugale. Il modo migliore per attuare questo stile di vita è abbandonare la logica economicista del perseguimento del profitto ed entrare in quella del dono.
Riprendendo il discorso sulle macchine, Latouche chiama in causa Ivan Illich e il suo concetto di tecnica eteronoma, che ci umilia e ci rende dipendenti e infine schiavi. La tecnologia non è però un demone da scacciare: al posto della macchina eteronoma può esistere la macchina come strumento conviviale, che viene utilizzata nel rispetto dell’ambiente e mantiene con l’uomo un rapporto di equilibrio; esempi di questo tipo possono essere la bicicletta e la macchina da cucire.
La società conviviale pensata da Ivan Illich è per Latouche un’ottima declinazione dell’idea di decrescita, così come lo è il sistema inteso da Cornelius Castoridias che, spostando il discorso dal piano tecnologico a quello politico, immagina una democrazia che sia diretta e locale, condizioni fondamentali per evitare che questa forma di governo degeneri proprio come sta succedendo oggi.
Un ulteriore approfondimento di questa idea è il municipalismo libertario di Murray Bookchin, in cui piccoli sistemi locali ne costituiscono uno più grande mettendosi in rete secondo una schema piramidale, in cui le decisioni vengono prese a livello locale e poi 'travasate' a quello successivo.
Avviandosi verso la conclusione del suo intervento, Latouche chiama nuovamente in causa Woody Allen e dopo aver parlato della crescita con crescita che porta alla scomparsa, prende in esame la strada che porta alla disperazione, quella della crescita senza crescita, che è quella che stiamo percorrendo oggi, fatta di poche risorse, molta disoccupazione e funestata da una crisi che ciclicamente si ripropone per azzerare il punteggio e ripartire con il processo di produzione e consumo.

Né rilancio dei consumi né austerità imposta: per attuare il cambiamento ci vuole una rivoluzione culturale
La condizione in cui ci ha fatto piombare questo stile di vita è l’austerità imposta, del tutto diversa dalla frugalità liberamente scelta poiché le poche risorse che sono ancora a disposizione vengono attentamente dirottate verso quei pochi che ancora possono permettersi di sostenere ritmi di consumo sfrenati. Il progressivo esaurimento delle ultime risorse ci porterà verso una dittatura terribile che deciderà con la forza chi può consumare e chi no. Di fatto, in molti luoghi, questo avviene già.
È quindi meglio la strada che porta alla scomparsa o quella che porta alla disperazione? Ironicamente, Latouche rileva che è come se ci trovassimo su una macchina lanciata senza freni verso un muro: scegliendo la crescita con crescita ci schianteremmo a trecento chilometri orari e saremmo spacciati, optando per la crescita senza crescita potremmo riuscire a ridurre la velocità a duecento chilometri orari, ma l’impatto sarebbe comunque fatale.
Né rilancio dei consumi né austerità imposta dunque, per attuare il cambiamento ci vuole una rivoluzione culturale che inneschi inevitabilmente una rivoluzione reale, perché è inutile cambiare il software se non si cambia anche l’hardware. La strada della decrescita ha molto in comune con la filosofia zen – da qui l’idea di usare lo slogan Il tao della decrescita come sottotitolo per l’incontro: si può arrivare alla felicità solo se si sa limitare i propri bisogni e i propri desideri.
Oltre a quella zen sono molte le filosofie, le culture e le correnti di pensiero che la pensano in questo modo; così la decrescita può essere interpretata non come la sola alternativa, quanto piuttosto come una matrice di alternative, differenti nei modi ma uguali nell’obiettivo: porre fine alla società della crescita.
fonte

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