involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 28 aprile 2011

La matematica è un'opinione

In questi tempi di difficile comprensone ci sono personaggi che per propria ambizione politica stravolgono anche le poche certezze su cui ci basiamo.Una di queste è il detto che la matematica non è un'opinione ed in effetti i numeri non mentono,2 più 2 fa quattro,così come due mezzi fanno uno intero, ma questi due signori della foto sopra mi fanno dubitare della giustezza di tale equazione.
Vediamo perchè,il primo a sx lo chiameremo per comodità "MezzoFr" e il secondo "MezzoIt".
Questi due signori dall'alto della loro visione erano  convinti di essere non già frazioni ma interi per conto loro dopo le elezioni che li hanno portati ad essere capi dei rispettivi governi ma passando i mesi entrambi si sono accorti che la loro popolarità stava scemando causa scandali politici  per MezzoFr e drammi personali per MezzoIt ed inoltre per entrambi scelte politiche sociali ed economiche invise alla maggioranza dei propri elettori.
I due Mezzi, resisi conto che per essere interi ci vuole ben altra "statura",e dopo gli equivoci sul caso Lactalis hanno pensato bene di fondersi in corpo solo e partorire un'ideona alla quale si aggiungono tutta un'altra serie di ideucce che a lor vedere li avrebbe portati ad un "Intero" atto a riconquistare credito nazionale ed internazionale.Ora tralasciando le implicazioni sociali di tale pensiero finchè non avremo notizie più chiare mi preme soffermarmi su quelle politiche ed economiche per verificare il risultato di suddetta manovra e a ben vedere non mi pare abbiano avuto quel successo che si aspettavano,a livello europeo si accenna a timidi sì ma con non secondari distinguo anche perchè non è specificato bene cosa vogliano di preciso mentre  si capisce benissimo cosa cerchino a livello economico confermando di fatto che a loro interessa ben poco degli immigrati ma vogliono scaricare il peso economico della questione sull'Europa con ulteriore sperpero di denaro militarizzando sempre più la FRONTEX e chi è la Frontex? Ecco alcuni esempi;
http://www.lettera43.it/fatti/12961/frontex-del-porto.htm 
 http://www.globalproject.info/it/in_movimento/LItalia-spinge-il-Frontex-su-posizioni-militaristiche/7478 e questi due link confermano anche che i no della Lega sono tutta fuffa perchè in realtà è proprio ciò che vogliono.
Ecco che allora in base alla verifica dei fatti i due Mezzi rimangono tali ed anche aggiungendo loro una tata al massimo che possono aspirare facendo l'equazione MezzoFr+MezzoIt+TATA è una
FRITTATA di spinaci nani con cipolle nane
di Rossoallosso

lunedì 25 aprile 2011

Decrescita, incontro con Serge Latouche

di Francesco Bevilacqua 

 

Giovedì 24 febbraio, presso la traboccante aula magna del dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna, si è svolto un incontro con l’economista e filosofo – come dice lui stesso, ora che è in pensione può occuparsi di entrambe le cose – Serge Latouche, professore emerito dell’Università di Parigi, esponente di spicco del Movimento Anti-Utilitarista (MAUSS) e propugnatore della decrescita.
Il tema della giornata – organizzata da Andrea Segrè, ideatore dei Last Minute Market – era Come uscire dalla società dei consumi: il tao della decrescita, mutuato proprio dal titolo dell’ultimo libro del pensatore francese uscito in questi giorni per Bollati Boringhieri, Come si esce dalla società dei consumi.
Il concetto di base con cui Latouche apre il suo intervento è quello che richiama la necessità di uscire dall’economia capitalista, che rappresenta il modello attraverso il quale si realizza la società della crescita. Per fare questo, il primo passo consiste nel rompere il paradigma tipicamente occidentale del 'sempre di più', basato sulla dicotomia produzione-consumo che ha portato a ciò che oggi viene chiamato globalizzazione.
In realtà i mercati sono mondializzati già dal 1492, quando “l’America scoprì Colombo” – come dice Latouche per sfuggire alla visione eurocentrica. Nel 1989 poi, con la caduta del sistema geopolitico degli impenetrabili blocchi contrapposti, è cominciata la omnicommercializzazione del mondo.
Si è instaurata così l’economia della crescita, il cui fine non è quello di crescere per soddisfare i bisogni bensì quello di crescere per crescere, attraverso un processo che parte dalla produzione, prosegue con il consumo a cui segue la produzione dei rifiuti, il tutto con un profitto sempre maggiore che arricchisce un numero di persone sempre minore.
acqua pubblica bolivia
Nell'aprile del 2001 ha preso il via la guerra dell’acqua di Cochabamba, in Bolivia, contro le imprese transnazionali che spingevano per la privatizzazione
Proseguendo nella sua analisi storica, l’autore de La scommessa della decrescita individua due date, corrispondenti ad altrettanti avvenimenti che il mondo ha recentemente vissuto e che segnano una svolta importante e incoraggiante. La prima è il primo gennaio 1994, anno in cui dopo cinquecento anni di colonizzazione i nativi centroamericani hanno conquistato San Cristobal, dando inizio alla ribellione del Chiapas guidata dal subcomandante Marcos. L’altra data simbolicamente significativa è l’aprile del 2001, quando ha preso il via la guerra dell’acqua di Cochabamba, in Bolivia, contro le imprese transnazionali che spingevano per la privatizzazione.
L’insegnamento importante di questi due episodi è la forza della spinta dal basso che mira a risolvere il problema, a ottenere dei diritti e non a conquistare meramente il potere. Come dice lo stesso Marcos infatti, “non vogliamo prendere il potere, perché sennò saremmo presi noi stessi dal potere”.
Da questo contesto territoriale è nato quindi qualcosa di nuovo, come testimoniano le costituzioni di Ecuador e Bolivia recentemente approvate, in cui per la prima volta viene dichiarato esplicitamente che il fine della società è il benessere e non la prosperità economica. Benessere che in spagnolo viene reso dal termine buen vivir, che è diventato oramai una parola chiave per il movimento della decrescita. Nel testo costituzionale questo concetto è espresso anche in lingua Quechua, sumak kawsay, ed è accompagnato dalla affermazione che la natura è un soggetto di diritto e in quanto tale va rispettata; un passo importante nella direzione dell’abbandono della società dei consumi.
Laotuche prosegue la sua esposizione con una citazione molto particolare, quella del regista e attore americano Woody Allen, che sostiene che l’umanità si trova oramai di fronte a un bivio che conduce da una parte alla scomparsa, dall’altra alla disperazione. La prima scelta, quella che conduce alla scomparsa, è caratterizzata dalla società della crescita con la crescita. È però questa una scomparsa che non ha nulla a che vedere con analoghi eventi che si sono verificati nel corso della storia del pianeta, poiché da essi si differenzia per tre aspetti: è molto più veloce, è provocata dall’uomo e coinvolge anche l’uomo stesso.

L’aumento della temperatura potrebbe arrivare anche a sei gradi
Tempo fa, quando si iniziò a parlare di decrescita, essa veniva vista come l’opportunità di evitare la catastrofe. Oggi però questo non è più possibile e imboccare una simile strada consentirebbe al massimo di limitare o di gestire ciò che inevitabilmente accadrà. L’esempio tangibile è fornito dal problema del riscaldamento globale: nei prossimi anni la temperatura del pianeta aumenterà almeno di due gradi, provocando la scomparsa di molte specie viventi e grandi crisi sociali e umanitarie e questo avverrà comunque, anche nel caso in cui noi attuassimo sin da subito una riduzione dei consumi e delle emissioni.
Nel caso in cui non facessimo neanche questo tuttavia, l’aumento della temperatura potrebbe arrivare anche a sei gradi e in quel caso le condizioni di sopravvivenza della vita stessa sul pianeta sarebbero messe a repentaglio.
È a questo punto che Latouche ripropone uno dei suoi concetti chiave, che è fra le altre cose anche il titolo di uno dei suoi scritti, uscito nel 2002 per la EMI: decolonizzare l’immaginario. Questo processo rappresenta la sola via d’uscita dal vicolo cieco della crescita e può essere compiuto su due livelli, quello delle parole e quello delle cose. Per quest’ultimo si tratta di mettere in pratica un nuovo stile di vita: la sfida è forse più impegnativa ma almeno i suoi connotati sono chiari.
Decolonizzare l’immaginario a livello delle parole è invece una prova che si potrebbe definire subdola, poiché vuol dire riappropriarsi dei termini e dei concetti che tali termini esprimono, che oggi sono stati completamente traviati. Sviluppo, crescita e progresso sono infatti parole che derivano dalla biologia e inseriti in quel contesto disciplinare hanno un senso.
Gli economisti però hanno importato questi concetti applicandoli all’economia in maniera impropria e parziale, dimenticandosi che in un ciclo vitale a crescita e sviluppo segue inevitabilmente la morte dell’organismo. Tutti noi siamo quindi stati 'economicizzati' fin dalla giovane età, grazie alla scuola che inculcato nelle nostre menti i modelli della crescita occidentale e della rivoluzione industriale.

Dietro il mito della "ricchezza delle nazioni" c'è stato l'arricchimento della borghesia e delle élite industriali
La “grande bolla speculativa del mito della crescita occidentale” viene insegnata a partire da Adam Smith e dal suo La ricchezza delle nazioni e prosegue anche fuori dal contesto didattico grazie al bombardamento mediatico cui siamo sottoposti quotidianamente. Esiste tuttavia una verità storica che viene mistificata e che racconta non di ricchezza delle nazioni, bensì di arricchimento della borghesia e delle élite industriali e di impoverimento dei contadini e degli artigiani, con innumerevoli esempi di società compromesse dall’allargarsi di questa forbice, dall’Inghilterra all’India.
Poi il capitalismo si è trasformato in un sistema termoindustriale grazie alla seconda rivoluzione industriale e all’avvento delle macchine. Come spiega fra gli altri anche Marx, questo ha permesso di accumulare una quantità enorme di merci che andavano però consumate, ragion per cui si è verificato un apparente miglioramento delle condizioni di vita delle classi più deboli, rese in grado di acquistare le merci che venivano prodotte.
Nel dopoguerra, si è infine arrivati al perfezionamento del sistema capitalista grazie all’aggiunta di tre nuovi ingredienti: il marketing, che consente di creare desiderio di possesso, dipendenza e frustrazione, il credito, strumento studiato per permettere di acquistare anche a chi non ne ha la possibilità, e l’obsolescenza programmata, che imponendo un’aspettativa di vita sempre più breve alle merci prodotte favorisce il ricambio e quindi l’acquisto di nuove merci.
L’ultima rivoluzione è quella degli idrocarburi, in occasione della quale ha fatto irruzione sulla scena il petrolio, risorsa efficientissima e apparentemente inesauribile. In realtà, così come possiamo ammirare l’immagine di una stella lontana migliaia di anni luce che in realtà è scomparsa da tempo, il nostro sistema economico si basa su una fonte energetica che è già in via di esaurimento, ma siccome la vediamo ancora ampiamente impiegata nella nostra quotidianità non immaginiamo che sia prossima alla fine.

Latouche ribadisce l’importanza di uscire dal paradigma della società dei consumi che si sorregge sull’economia
Focalizzandosi sugli obiettivi, Latouche ribadisce l’importanza di uscire dal paradigma della società dei consumi che si sorregge sull’economia, la quale, così com’è concepita oggi, è solo un’invenzione artificiale della modernità. Al contrario, l’economia deve essere ricondotta al suo ruolo subordinato alla sfera sociale e politica: non possono esistere delle leggi economiche che regolano la società, poiché solo i rappresentanti istituzionali eletti dal popolo hanno il potere di stabilire e far rispettare delle norme e non certo istituti finanziari, banche e fondi monetari che operano esclusivamente nella logica del profitto.
La nuova società si deve quindi basare su quella che il decrescitista francese chiama “abbondanza frugale”, l’esatto opposto della scarsità indotta dalla società dei consumi che, per sua natura, ha bisogno che la gente provi sempre una sensazione di privazione, da cui deriva il desiderio di acquisto. Ragionando nei termini del paradigma consumista, abbondanza frugale sembra un ossimoro senza senso, ma l’unica via per conoscere la vera abbondanza è limitare i propri bisogni, cioè vivere seguendo uno stile sobrio e appunto frugale. Il modo migliore per attuare questo stile di vita è abbandonare la logica economicista del perseguimento del profitto ed entrare in quella del dono.
Riprendendo il discorso sulle macchine, Latouche chiama in causa Ivan Illich e il suo concetto di tecnica eteronoma, che ci umilia e ci rende dipendenti e infine schiavi. La tecnologia non è però un demone da scacciare: al posto della macchina eteronoma può esistere la macchina come strumento conviviale, che viene utilizzata nel rispetto dell’ambiente e mantiene con l’uomo un rapporto di equilibrio; esempi di questo tipo possono essere la bicicletta e la macchina da cucire.
La società conviviale pensata da Ivan Illich è per Latouche un’ottima declinazione dell’idea di decrescita, così come lo è il sistema inteso da Cornelius Castoridias che, spostando il discorso dal piano tecnologico a quello politico, immagina una democrazia che sia diretta e locale, condizioni fondamentali per evitare che questa forma di governo degeneri proprio come sta succedendo oggi.
Un ulteriore approfondimento di questa idea è il municipalismo libertario di Murray Bookchin, in cui piccoli sistemi locali ne costituiscono uno più grande mettendosi in rete secondo una schema piramidale, in cui le decisioni vengono prese a livello locale e poi 'travasate' a quello successivo.
Avviandosi verso la conclusione del suo intervento, Latouche chiama nuovamente in causa Woody Allen e dopo aver parlato della crescita con crescita che porta alla scomparsa, prende in esame la strada che porta alla disperazione, quella della crescita senza crescita, che è quella che stiamo percorrendo oggi, fatta di poche risorse, molta disoccupazione e funestata da una crisi che ciclicamente si ripropone per azzerare il punteggio e ripartire con il processo di produzione e consumo.

Né rilancio dei consumi né austerità imposta: per attuare il cambiamento ci vuole una rivoluzione culturale
La condizione in cui ci ha fatto piombare questo stile di vita è l’austerità imposta, del tutto diversa dalla frugalità liberamente scelta poiché le poche risorse che sono ancora a disposizione vengono attentamente dirottate verso quei pochi che ancora possono permettersi di sostenere ritmi di consumo sfrenati. Il progressivo esaurimento delle ultime risorse ci porterà verso una dittatura terribile che deciderà con la forza chi può consumare e chi no. Di fatto, in molti luoghi, questo avviene già.
È quindi meglio la strada che porta alla scomparsa o quella che porta alla disperazione? Ironicamente, Latouche rileva che è come se ci trovassimo su una macchina lanciata senza freni verso un muro: scegliendo la crescita con crescita ci schianteremmo a trecento chilometri orari e saremmo spacciati, optando per la crescita senza crescita potremmo riuscire a ridurre la velocità a duecento chilometri orari, ma l’impatto sarebbe comunque fatale.
Né rilancio dei consumi né austerità imposta dunque, per attuare il cambiamento ci vuole una rivoluzione culturale che inneschi inevitabilmente una rivoluzione reale, perché è inutile cambiare il software se non si cambia anche l’hardware. La strada della decrescita ha molto in comune con la filosofia zen – da qui l’idea di usare lo slogan Il tao della decrescita come sottotitolo per l’incontro: si può arrivare alla felicità solo se si sa limitare i propri bisogni e i propri desideri.
Oltre a quella zen sono molte le filosofie, le culture e le correnti di pensiero che la pensano in questo modo; così la decrescita può essere interpretata non come la sola alternativa, quanto piuttosto come una matrice di alternative, differenti nei modi ma uguali nell’obiettivo: porre fine alla società della crescita.
fonte

Come si esce dalla Società dei Consumi
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domenica 24 aprile 2011

71 morti dal 1° gennaio 2011

22 aprile 2011

Abeer Skafe, 10, è morto oggi dopo un esaurimento nervoso e paralisi completa per Israele, negando il permesso di vedere il padre in carcere.

In un caso unico, che mette in evidenza il senso di shock e il ceppo professione fa pesare sulla gente comune, trauma psicologico è stato incolpato di coma pericolo di vita di una ragazza palestinese dopo che lei è stato impedito dalle autorità israeliane di abbracciare suo padre quando andava a fargli visita in carcere dove sta scontando un periodo di vita.

agenti di polizia israeliani incaricati del carcere dove il padre di Abir Eskafi's, Yousuf, sta scontando la sua pena, presumibilmente non ha permesso il 10-year-old di andare oltre al lato dei prigionieri 'di una sala riunioni dove i visitatori possono incontrare i detenuti, quando ha espresso il desiderio di abbracciare suo padre.

La bambina era così male l'episodio che subito dopo il ritorno a casa, lei si rifiutava di mangiare e si ritirò in un guscio di silenzio. Più tardi divenne paralizzata e, successivamente, entrò in coma profondo che, anche colpito le sue funzioni respiratorie. Ora è in rianimazione in un ospedale di Hebron.

Medici a Hebron, la principessa Alia Hospital dire condizione di Abeer, si sta deteriorando costantemente, che è la sua impedisce di essere trasferito all'estero per il trattamento avanzato che il servizio sanitario palestinese non è in una situazione di fornire.

I medici che Abeer hanno avvertito che c'è un grosso rischio per la sua vita se è spostata dal suo letto, o se il collegamento al respiratore artificiale è disturbato. Abeer padre è stato condannato da un tribunale israeliano a quattro ergastoli senza possibilità di libertà condizionale.

Abir è la maggiore delle sue tre figlie, gli altri sono Falastine e Tahreer. Abdul Rahim Abdul Mohsin Eskafi, il nonno di Abeer, ha detto a Gulf News che la sua salute cominciò a declinare dopo la sua visita a suo padre in prigione. Eskafi detto Abeer usato per essere autorizzati a lato per abbracciare il padre e trascorrere un paio di minuti con lui, nelle visite precedenti, ma è stato rifiutato il permesso ad esempio per la sua ultima visita in apparenza perché aveva superato un limite di età a pochi giorni fa che ha fatto il suo inammissibili per tale considerazione.

Eskafi, che guida anche i prigionieri 'Famiglie Comitato per l'palestinesi prigionieri Club, ha dichiarato Abeer crollato dopo l'ufficiale israeliano ha impedito di avvicinarsi al padre, ma continuò a bussare alla barriera di vetro e Yousuf ha risposto con colpi su di esso da parte di altri ma anche questo spettacolo desolante non evocano alcuna pietà l'ufficiale.

Dopo Abeer tornato a casa a Hebron, ha iniziato a bussare istericamente su pezzi di mobili in casa per tutto il tempo fino a quando la sua mano destra è diventato debole. Ha rifiutato di mangiare e continuava a chiamarmi per suo padre, ha aggiunto.

Tutti i medici specialisti che hanno visto Abeer diagnosticata la sua condizione psicologica, e la salute della ragazza è deteriorata fino divenne totalmente paralizzato e ha dovuto essere ricoverato in ospedale quando lei cadde in coma.

Nel frattempo, Yousuf, il padre di Abir ha dovuto subire un intervento chirurgico d'urgenza dopo aver subito un attacco di cuore nel sentire di sua figlia. fratello maggiore di Abeer, Ahmad, è stato ucciso dagli israeliani nel 2007, quando aveva appena 15.

 
Palestinese Shuhada
(Martiri), del Lavoro 2011

71 Shaheeda Abeer Skafe , 10 anni | 22 apr 2011
70 Shaheed Vittorio Arrigoni , 36 anni | 14 aprile 2011
69 Shaheed Mahdi Abu Athra , 21 anni | 14 apr 2011
68 Shaheed Khader Abu Elbeh , 22 anni | 14 aprile 2011
67 Ra'ed Shaheed Al Bar , 30 anni. | 9 Aprile, 2011
66 Shaheed Ahmed Al Zaytoniya | 9 Aprile 2011
65 Shaheed Shadi Al Zatma | 8 aprile 2011
64 Shaheed Sneema Tayser Abu | 8 Aprile 2011
63 Shaheed Mohammad Awaja | 8 apr 2011
62 Shaheed Mohammad Abu Armaneh | 8 apr 2011
61 Shaheed Bilal Mohammed Al Ara'eer , 23 anni | 8 aprile, 2011
60 Shaheed Mahmoud Wael Al Jaru , 10 anni | 8 apr 2011
59 Ahmed Shaheed Ghrab | 8 apr 2011
58 Shaheed Raed Shehadeh , 27 anni | 8 aprile 2011
57 Shaheeda Qudaih Najah , 45 anni | 8 aprile 2011
56 Shaheeda Qudaih Nidal , 19 anni | 8 aprile 2011
55 Shaheed Talal Abu Taha , 55 anni | 8 apr 2011
54 Shaheed Al-Abdullah Qarra | 8 apr 2011
53 Shaheed Jamea Muataz Abu | 8 Aprile 2011
52 Shaheed Tarabin Saleh , 38 anni | 7 apr 2011
51 Shaheed Khaled Al Dibari , 23 anni | 7 aprile 2011
50 Shaheed Musab al-Sufi , 18 anni | 7 apr 2011
49 Shaheed Mohamed Al Manmom , 25 anni | 7 apr 2011
48 Mahmoud Al Shaheed Manasra , 50 anni di età. Ucciso da occupazione israeliana, 7 Apr 2011
47 Shaheed Mohammad Shalha Ziad 21 anni di età. Ucciso da occupazione israeliana, 5 aprile 2011
46 Shaheed Isma'il Labad | 31 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 2 aprile 2011
45 Abdullah Shaheed Labad | 24 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 2 aprile 2011
44 Shaheed Muhammad Ad-Dayah | 31 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 2 aprile 2011
43 Shaheed Hasan Abu Jaber | 24 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 1 aprile 2011
42 -Identity Unknown Shaheed Eppure | Ucciso in un colono estremista Hit & Run Attack | 31 marzo 2011
41 Shaheed Mohammad Khalid Abu Moammar 24 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 30 marzo 2011
40 Shaheed Hashim Asaliyya Sabri | Ucciso da occupazione israeliana | 27 Marzo 2011
39 Shaheed Radwan Al Namrouty | 26 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 27 marzo 2011
38 Shaheed Unknown Identity | Ucciso da occupazione israeliana | 23 Marzo 2011
37 Shaheed Mahmoud Jalal al-Hilu 10 anni, ucciso da israeliani Occupazione, 22 Marzo 2011
36 Shaheed Mohammed Jihad al-Halw | 11 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 22 Marzo 2011
35 Shaheed Yasser Ahed al-Halw | 16 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 22 marzo 2011
34 Shaheed Yasser Hamed al-Halw | 50 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 22 marzo 2011
33 Shaheed Mohammed Saber Harara | 20 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 22 marzo 2011
32 Shaheed Al-Adham Hazareen | Ucciso da occupazione israeliana | 22 marzo 2011
31 Shaheed Sa'dy Halas | 23 anni. Ucciso da occupazione israeliana il 22 Marzo 2011
30 Shaheed Muhammad Al-Atyeh Harazeen | 27 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 22 marzo 2011
29 Shaheed Muhammad Abed | 31 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 22 marzo 2011
28 Shaheed Mustafa Ahmad Sehwel | 5 anni | Deceduto 10 giorni dopo attacco da parte di Occupazione Israeliane | 21 Marzo 2011
27 Shaheed Imad Faraj Allah , 16 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 20 marzo 2011
26 Shaheed Qasem Abu Eteiwi | 16 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 20 marzo 2011
25 Shaheed Ghassan Fathi Abu Omar | 25 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 16 Mar 2011
24 Shaheed Adnan Yousef Eshtewy | 23 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 16 Mar 2011
23 Shaheed Abdul Hamid Abu Ghali | 20 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | 8 Marzo 2011
22 Shaheed Omar Maruf | 19 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 28, 2011
21 Shaheed Abdul Ghazi Shaheen Majeed | 21 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 27, 2011
20 Ali 'Nashasy Wafa Shaheed | 10 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 23, 2011
19 Shaheed Adel Jundiyya | 25 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 23, 2011
18 Shaheed Ashraf Ektifan | 29 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 16, 2011
17 Shaheed Jihad Khalaf | 21 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 16, 2011
16 Shaheed Talat al-Rawagh | 25 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 16, 2011
15 Shaheed Rwidy Hussam Hussain | 27 anni, ucciso da occupazione israeliana | Feb 11, 2011
14 Shaheed Ikhlayyil Yousef | 17 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | 28 gennaio 2011
13 Adwen Basilea Shaheed | 13 anni, ucciso da occupazione israeliana | 27 Gen 2011
12 Maher Udai Shaheed Qadous | Ucciso da Occupazione Israeliane | 27 Gennaio 2011
11 Shaheed Ahmad Wadi Abu Na'im Ucciso da occupazione israeliana su 22 Gennaio 2011
10 Shaheed Mohammad Sami Salem Samoudi | 24 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 20 gennaio 2011
9 Amjad al-Za 'Anin Shaheed | Ucciso da Occupazione Israeliane | 18 Gennaio 2011
8 Zaher Shaheed Ahmad Jarghun | Ucciso da occupazione israeliana | 18 gennaio 2011
7 Shaheed Jamil Al-Najjar | Ucciso da occupazione israeliana | 11 Gen 2011
6 Shaheed Shab'an Al-Qarmout | Ucciso da occupazione israeliana | 10 Gennaio 2011
5 Khaldoun Majoub Shaheed Majeb Samoudi | Ucciso da Occupazione Israeliane | 8 Gennaio 2011
4 Shaheed Salim Qawasmi Omar | Ucciso da occupazione israeliana | 7 Gen 2011
3 Shuhada sconosciuto Identità | | Ucciso da occupazione israeliane 6 Gennaio 2011
2 Shaheed Mahmoud Muhammed Dharagma | Ucciso da occupazione israeliana | 2 Gennaio 2011
1 Shaheeda Abu Rahma Jawaher | Killed By occupazione israeliana su 1 Gennaio, 2011

Si prega di condividere in loro onore così il loro sacrificio non sarà dimenticato.
Né i ricordi, le loro morti, i crimini che li ha uccisi.
Non dimenticare di loro e le famiglie che piangono nelle vostre preghiere ...

L'elenco non viene visualizzato, le numerose vittime dell'occupazione sionista che sono privi di documenti da parte dei media.

Inoltre, essa non mostra le vittime del "massacro silenzioso" a causa di restrizioni di movimento, capacità di andare negli ospedali per il trattamento chirurgico o la vita di risparmio, a causa della mancanza del farmaco a causa dei blocchi e così via.

Per esempio: il lento genocidio di movimento da parte l'assedio di Gaza solo, ha ucciso 600 pazienti di Gaza da quando ha preso il assedio israeliano.

Come molti altri morti cadaveri dei palestinesi fa la comunità internazionale ha bisogno di vedere per agire? Quanti più crudeltà e violazioni dei diritti umani, i regolamenti e il diritto internazionale saranno necessari per intervenire in modo da questo warcrime in corso viene interrotta una volta per tutte.