involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 20 maggio 2011

Giovani spagnoli come i Grillini?No,sono più Islandesi

19 maggio 2011 El País Madrid

Venti islandesi sulla primavera spagnola

Una mattina di ottobre del 2008 Hördur Torfason si avvicinò a quello che gli islandesi chiamano Althing, il parlamento situato nella capitale Reykjavík. All'epoca la più grande banca del paese, il Kaupthing, aveva fatto crack, e il sistema finanziario islandese era sottosopra. Torfason, chitarra in spalla, collegò un microfono e aprì un canale attraverso il quale gli islandesi potevano esprimere il loro malessere nei confronti del drammatico stato del paese.
Il sabato seguente l'iniziativa di Torfason aveva già radunato decine di persone. I sabati dell'autunno 2008, legati al movimento Voci del popolo, portarono allo scioglimento del parlamento, il 23 gennaio 2009, e all'organizzazione di nuove elezioni. Le voci pacate dei cittadini islandesi hanno viaggiato fino ad arrivare tra le migliaia di dimostranti riunitisi in diverse città spagnole domenica 15 maggio: "La Spagna in piedi, una nuova Islanda" e "il nostro modello è quello islandese" sono stati alcuni degli slogan scanditi durante le manifestazioni.
Gli islandesi non si sono fermati lì. Hanno scosso le fondamenta del governo, hanno dato la caccia ai banchieri responsabili della bancarotta e hanno detto no al referendum sulla restituzione al Regno Unito e ai Paesi Bassi dei quattromila milioni di euro di debiti contratti dalla banca Icesave. Inoltre hanno formato un'assemblea di 25 cittadini eletti per mettere a punto una riforma costituzionale. Una rivoluzione silenziosa, nascosta dal protagonismo mediatico delle rivolte arabe che l'ingovernabile canale dei social network si è incaricato di trasmettere.
Ma non solo di Islanda, un paese di appena 320mila abitanti, vivono gli spagnoli che chiedono una democrazia reale. ¡Democracia Real Ya!, l'organizzazione che raggruppa i movimenti di protesta, propone infatti 40 punti per il cambiamento, che vanno dal controllo dell'assenteismo parlamentare alla riduzione della spesa militare, passando per l'abrogazione della legge Sinde. A Dry hanno già aderito circa 500 organizzazioni di ogni tipo, ma nessun partito e nemmeno i sindacati. I fronti della protesta si moltiplicano senza un filo conduttore, come fecero a loro tempo tutte le sigle che finirono sotto l''ombrello dell'antiglobalizzazione o antimondialismo (Attac appoggia la protesta spagnola), e che oggi, a dieci anni dal Social forum di Porto Alegre, agiscono in un contesto ancora più limitato di quello affrontato in occasione del Forum economico mondiale di Davos.
Oggi la protesta va avanti a velocità di crociera, attraverso una rete che ha moltiplicato l'eco del malessere e ha aperto il cammino al cyberattivismo di collettivi come Anonymous, già protagonista della campagna in difesa di Assange con attacchi a Paypal e Visa e attivo anche all'inizio delle rivoluzioni arabe aggirando la censura delle dittature di Egitto e Tunisia. La primavera araba è sbocciata e ha raggiunto il suo pieno vigore mentre i giovani francesi, italiani, britannici e greci scendevano in strada per protestare contro i tagli allo stato sociale. La Spagna invece aspettava ancora.
Prima è arrivata Nolesvotes (Non votarli), iniziativa che invita al boicottaggio di Pp, Psoe e Ciu, accusati di approfittare della legge elettorale per rimanere sempre in parlamento, con "livelli di corruzione allarmanti per la Spagna". In seguito si sono aggiunti gli appelli al parlamento di movimenti come Avaaz o Actuable per avere liste elettorali libere da politici imputati. Infine i circa duemila giovani che hanno partecipato alle manifestazioni di Juventud sin Futuro (gioventù senza futuro) dello scorso 7 aprile, una prova in scala ridotta di quella che il 15 maggio è diventata un'esplosione popolare in diverse città spagnole.
"Da grandi vogliamo essere islandesi!", gridavano i promotori della manifestazione di domenica scorsa, alla guida di una colonna di giovani e meno giovani, padri e figli, studenti e lavoratori, disoccupati e pensionati. In Islanda i sabati che hanno realizzato il cambiamento chiesto dai cittadini sono stati molti. In Spagna, per il momento, alla domenica è seguito un martedì. Ma la strada è ancora lunga.  

"Errore di sistema". Manifestazione di ¡Democracia Real Ya! a Madrid, 17 maggio.
"Errore di sistema". Manifestazione di ¡Democracia Real Ya! a Madrid, 17 maggio.
Dopo mesi di apatia, alla vigilia delle elezioni amministrative i giovani spagnoli hanno dato vita a un movimento di protesta che si ispira a quello che ha fatto cadere il governo di Reykjavik dopo la crisi del 2008. 

La politica ha paura

La politica ha paura
Il movimento 15-M prende il nome dalle manifestazioni che il 15 maggio hanno visto migliaia di studenti, pensionati, lavoratori mal pagati o cittadini insoddisfatti scendere in piazza in una cinquantina di città spagnole al grido di “Non eleggeteli”. Rispondendo all’appello della piattaforma Democracia Real Ya, si sono mobilitati tramite social network come Twitter (#Spanishrevolution o #nolesvotes) e Facebook. Gli organizzatori della manifestazione hanno deciso di ripetere le proteste ogni sera, fino a domenica 22 maggio, quando si terranno le elezioni amministrative e regionali. Il 18 maggio la commissione elettorale ha dichiarato illegale un raduno alla Puerta del Sol, a Madrid, in quanto  potrebbe “influire sulla campagna elettorale”. Ma gli “arrabbiati” hanno deciso di portare avanti comunque l’occupazione della piazza.
“Fuorilegge!”, titola Abc. Il quotidiano conservatore ritiene che effettivamente “ci siano buoni motivi per essere scontenti a fronte della crisi”, ma che “obiettivamente” ne è responsabile “un governo di sinistra” e non il “sistema” messo in discussione dai manifestanti. Questi ultimi, “sociologicamente di sinistra”, non chiedono “alternanza ma rottura, ovvero un modo per limitare, deformandolo, il quadro democratico: o la sinistra o la riforma del sistema”.
“Il governo autorizza la manifestazione vietata e il Psoe appoggia le proteste”, denuncia El Mundo. Sull'altro quotidiano conservatore Victoria Prego sottolinea che “in modo alquanto sorprendente, i manifestanti non indirizzano le loro proteste contro il governo ma contro il sistema, senza identificare i colpevoli”, contrariamente all’opinione pubblica, che nei sondaggi considera il governo responsabile dell’attuale crisi. Ma, aggiunge Prego, i leader politici non si sono preoccupati dei cittadini comuni, “perché non sono scesi in strada, che è proprio ciò che spaventa a morte i nostri dirigenti”.
fonte

giovedì 19 maggio 2011

E lo stato latita su Vittorio Arrigoni

Jewish Chronicle: storico britannico, ‘Che gioia la morte di Vittorio Arrigoni’ 

LONDRA - L'editoriale scandalo di Geoffrey Alderman, storico di Oxford e collaboratore del Times: «Arrigoni era un anti-sionista. Neanche l'uccisione di Osama mi ha dato più soddisfazione»
«Pochi eventi - persino l'uccisione di Osama Bin Laden - mi hanno reso più felice nelle ultime settimane della morte del cosiddetto "attivista per la pace" Vittorio Arrigoni». La frase shock non è di un estremista, ma di Geoffrey Alderman: uno degli storici più apprezzati in Gran Bretagna, specializzato in Storia moderna britannica e nella storia politica di Usa ed Europa.

LO STORICO INGLESE
Studi a Oxford, Presidente del Consiglio accademico dell'Università di Londra fino al 1994, cattedra a Buckingham, Alderman è anche autore di 15 libri, diversi dei quali dedicati alla storia della comunità ebraica in Inghilterra. Nel 2006 ha vinto il dottorato di ricerca più alto all'Università di Oxford, vista la sua attività nel campo della storia moderna Anglo-ebraica. Oggi, oltre a insegnare Storia Contemporanea, scrive saltuariamente per il Guardian, per il Times e per l'inglese Jewish Chronicle, uno dei più prestigiosi giornali ebrei.
«QUESTO NON ERA UN "PACIFISTA"»
Proprio su questo giornale firma l'editoriale intitolato «Questo non era un "pacifista"». Nel testo Alderman descrive la sua «gioia» per l'uccisione dell'attivista italiano rapito e ucciso dai terroristi palestinesi il 14 aprile nella Striscia di Gaza.
Già quand'era in vita Arrigoni aveva diviso il web per le sue posizioni fortemente pro-palestinesi e anti-israeliane. Ma nessuno era arrivato ad augurare la sua morte. Anzi, la sua uccisione, scrive Alderman, «è stata subito rappresentata dai media occidentali come un affronto al mondo civilizzato. Persino Hamas si è unita al cordoglio e allo sgomento internazionale».
«UN CONSUMATO ODIATORE DI EBREI»
Tuttavia, continua, «la verità è molto diversa. Vittorio Arrigoni, attivista dell'International Solidarity Movement, è andato a Gaza per aiutare i palestinesi a rompere il blocco navale israeliano. Come tifoso di Hamas lui era un consumato Jew-hater (letteralmente: odiatore di ebrei)». In realtà Arrigoni aveva solo partecipato nel 2008 alla Freedom Flottilla, la missione internazionale che portò via nave aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.

«L'OCCASIONE PER FARE FESTA»
Alderman cita la pagina Facebook di Vittorio: «Conteneva non solo i soliti insulti contro Israele ma esplicite invettive anti-semite, che in parte rifletterebbero la sua formazione cattolica». Lo storico rincara la dose: «In questo caso, la gioia è stata azzoppata dai dissensi riconducibili all'odio verso Israele». E poi l'affondo finale: «La morte di un consumato odiatore di ebrei dovrebbe essere sempre l'occasione per fare festa».



Fonte: www.vanityfair.it

Nota della Redazione: L'articolo di questo per cosi' dire storico conferma che il mandante dell'omicidio di Vittorio e' il regime israeliano. Altra questione da notare, il vergognoso silenzio delle autorita' italiane che non hanno nemmeno il coraggio di difendere la dignita' di colui che e' stato un vero e proprio eroe.

 

REFERENDUM-Il colpo di grazia


Alfonso Mandia

19 / 5 / 2011
Quello che sta succedendo in questi giorni potrebbe davvero essere l’inizio di un cammino nuovo, per questo paese.
Berlusconi, che a Milano ha perso il cinquanta per cento delle preferenze personali, tanto per dirne una, è messo niente bene, e quotidianamente vede il suo governo spappolarsi lentamente ma inesorabilmente, con la credibilità personale che ha ormai lo stesso valore di un fazzoletto usato e pochi servi rimasti lì a difendere il signore di un castello che cade in pezzi ad ogni colpo di vento, hai voglia a fare il tiro al piccione cercando di trovare un capro espiatorio sul quale poter scaricare la responsabilità della disfatta o far fare i giochetti di prestigio con i numeri al povero Cicchitto per far passare la cazzata che in fin dei conti è finita pari e patta.
I suoi compari della Lega, che perdono pezzi dappertutto anche loro, si son dovuti render conto che forse a essere “alleati di ferro” , specie quando si tratta di avere a che fare con uno come il Sultano di Arcore, non val trppo la pena, e davanti all’evidenza delle telefonate arrivate a Radio Padania si son ritrovati all’improvviso a fare i conti con una non esigua fetta di militanti della base incazzati come i picchi, con la conseguente presa di coscienza di essersi giocati l’autosufficenza politica, perchè quando per anni urli ai quattro venti contro Roma ladrona ma poi ti abbuffi al tavolo del capo senza neanche perderci il sonno un qualche prezzo lo dovrai pur pagare.
Ma anche i signori del Pd un avvertimento lo avranno pur percepito, se a Napoli e a Milano han stravinto, due figure che son le uniche che promettono una certa discontinuità rispetto ai soliti squallidi giochini di potere e alleanze più o meno pelose, interessate e tanto tristi da doversi sorbire.
Per non parlare del referendum consultivo in Sardegna, che ha ottenuto la maggioranza bulgara del 98% contro il nucleare, e quindi contro le politiche dissennate e criminali che i politicanti tutti han praticato fino a questo momento senza, pare, neanche l’ipotesi dell’intenzione di cambiare rotta.
E se il ballottaggio di Milano andrà bene, come credo che sarà, avremo l’occasione di dare al Regime il colpo di grazia con i referendum del 12 e 13 Giugno, perchè è bene non dimenticare che se saltasse il quorum ne sarebbero contenti tutti, governo e cosiddette opposizioni, per fargli capire una volta e per tutte che l’Italia che vogliamo è un’altra, che la società nella quale e della quale vogliamo vivere prospera su valori altri, per scrivere a caratteri cubitali, grazie a tre semplici “sì” , che la festa, finalmente, è finita.
Per loro.
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