involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

mercoledì 5 ottobre 2011

W.W.W. World-Web-War

di Fabrizio Casari fonte
La politica statunitense verso Cuba ha appena raggiunto un nuovo record di pirateria internazionale. In violazione a ogni convenzione internazionale sulle comunicazioni, l’amministrazione Obama ha deciso di aprire l’ennesimo capitolo del capitolo tecnologico della guerra contro l’isola. La Giunta dei Governatori della Radiodiffusione (BBG è la sua sigla in inglese ndr) ha infatti assegnato ad una società del Maryland, la Washington Software Inc, una commessa che, da sola, contiene diversi reati: il compito previsto è infatti quello di penetrare tecnologicamente la rete telefonica cubana invadendola con centinaia di migliaia di SMS. compenso previsto? Quattrocentosessantaquattromila dollari.
La Washington Software Inc annovera già tra i suoi clienti diversi Dipartimenti del governo Usa, agenzie governative e multinazionali come IBM e Lockheed Martin. Il contratto, della validità di due anni, ha avuto inizio il 15 Settembre scorso. Più precisamente, la compagnia di Tlc dovrà diffondere 24.000 messaggi a settimana (e comunque mai meno di 1800); quantità che però potrebbe aumentare in rapporto all’ulteriore ampliamento della diffusione di cellulari sull’isola.
A cosa servono? Ad inondare di SMS non richiesti i cellulari cubani. Messaggi spam con una duplice, chiara finalità: diffondere propaganda politica Usa e stressare tecnologicamente l’impresa cubana di telefonia, che sarà costretta ad attivare difese tecnologiche per impedire che i manualetti della CIA diventino una sorta di spam quotidiano per i telefoni cubani.
Allo scopo, stando alla lettera del contratto, la Washington Software Inc. dovrà progettare e rendere operativo un software per gestire l’invio di messaggi dagli Usa verso Cuba, e detto software dovrà prevedere la possibilità di manipolazione e sostituzione di “parole chiave” per aggirare la censura. I messaggi dovranno essere inviati in spagnolo e in inglese attraverso l’interfaccia web e la rete telefonica, in modo tale da non consentire il danneggiamento durante l’invio. In ultimo, visto che gli affari sono affari, la Washington Software Inc “ non potrà detenere, distribuire, utilizzare o cedere a terzi i numeri, che sono proprietà esclusiva della BBG”.
Che un’agenzia statunitense fosse proprietaria dei numeri telefonici cubani è un’altra delle centinaia di tesi stravaganti e criminogene che gli Usa fanno discendere dall’assunto secondo il quale Cuba è territorio espropriato illegalmente agli Stati Uniti, come recita la legge Helms-Burton. E dunque ovviamente, come in ogni manifestazione dell’odio sincopato di Washington verso L’Avana, la sfacciata illegalità dell’iniziativa è questione assolutamente secondaria.
Ma, ad ogni buon conto, i difensori della privacy (quando è la loro), di fronte alle obiezioni di natura legale che la Washington Software Inc. ha posto sull’iniziativa, hanno rapidamente chiarito ogni dubbio. Il giornalista statunitense Tracey Eaton, tramite il sito Cubamoneyproject, ha pubblicato quanto intercorso tra l’agenzia committente e la società incaricata.
Alla società di Tlc, che chiedeva se l’Amministrazione Usa assumesse “ogni responsabilità legale per l’invio illecito di questi messaggi, e se esistessero fondate considerazioni legali circa la possibilità che un provider dev’essere pienamente cosciente delle sue azioni”, la BBG ha risposto che “l’Agenzia assume la responsabilità legale del contenuto dei messaggi”.
Insomma, la BBG viola flagrantemente ogni obbligo di legge nello svolgimento della sua attività e, consapevole di ciò, invece di rifiutarsi chiede solo all’Amministrazione di farsi carico dell’inevitabile contenzioso in sede internazionale. Non è chiaro, quindi, quale delle due entità statunitensi - BBG e Washington Software Inc. - sia piùcolpevole, ma in compenso è chiaro chi paga e chi, nel caso, pagherà.
La BBG, d’altra parte, non è nuova a questo tipo di commesse contro Cuba. E’ infatti la stessa struttura che gestisce le trasmissioni di Radio Martì, l’emittente del terrorismo cubano-americano voluta da Reagan (così come volle la FNCA) che da Miami trasmette illecitamente verso l’isola. C’è da dire che sia Radio Martì che Tele Martì non corrono certo il rischio di un audience esaltante: l’unico dato certo è il costo per i contribuenti americani, che si aggira sui 600 milioni di dollari. Da quando Obama è alla Casa Bianca, le ore di trasmissione sono aumentate, raggiungendo le 2243 ore settimanali, ma nessuno a Cuba se n’è accorto. La situazione é questa: i cubani non la sentono, ma gli americani la strapagano.
Le centinaia di milioni di dollari che un’economia agonizzante come quella statunitense si trova costretta a sborsare per finanziare le ambizioni radiotelevisive di un manipolo di terroristi sono del resto solo una parte di quanto il governo Usa spende annualmente per finanziare le gang cubano americane della Florida. Da Reagan a Obama la musica non è cambiata: il fatto che lo Stato della Florida sia uno di quelli decisivi ai fini dell’esito elettorale nella battaglia per la Casa Bianca, determina identico sentimento d'identificazione verso i gusanos, tanto da parte repubblicana che democratica.
Quest’ultimo atto di pirateria internazionale s’iscrive probabilmente nel nuovo glossario del Presidente Obama, che solo pochi giorni prima aveva dichiarato che “è ora che qualcosa cambi a Cuba”. Difficile che ciò avvenga per l’intensità dei messaggini via cellulare e difficile anche che questi contribuiscano a formare un gruppo dirigente ostile al governo. Il disprezzo generale che accompagna i figuranti statunitensi travestiti da dissidenti, infatti, non ha bisogno di essere ulteriormente sollecitato dalla ricezione di spam sui cellulari cubani. E questo lo sanno bene persino gli stessi diplomatici Usa, che hanno allertato ripetutamente circa il sentiment generale che ruota intorno ai loro mercenari sull’isola.
Il tentativo sembra piuttosto quello di cercare disperatamente di scavalcare con l’iniziativa diretta l’incapacità cronica di assumere un ruolo da parte dei "dissidenti" a libro paga. “Crediamo più legittimo ed efficace che il cambio di regime sia perseguito da un movimento interno che non dagli Stati Uniti o da altre potenze straniere” ha detto Ben Rhodes, Consigliere di Barak Obama, in risposta a chi chiedeva quanto sia stato decisivo il contributo dei missili Nato nella vittoria del Cnt libico.
E’ tutta qui la questione: si vorrebbero ripetere le operazioni riuscite in alcuni paesi dell’Est Europa e, più violentemente, in Libia, come se la realtà di Cuba avesse anche solo un elemento che possa dirsi comune. Ma quando si costruiscono le politiche sulla base dei desiderata della gusaneria di Miami, continuare a pestare la testa contro il muro (come dal 1959 ad oggi) diventa inevitabile.
Non è chiaro se ci fanno o ci sono, ma è chiaro che pensano a Cuba e vedono la Libia. Ed è altrettanto chiaro che la fine del film sarà la solita di quello già visto in questi ultimi 50 anni: l’ennesimo Presidente che entra alla Casa Bianca promettendo di riconquistare Cuba agli Stati Uniti e che esce dalla Casa Bianca senza disporre né di Cuba né degli Stati Uniti.

sabato 1 ottobre 2011

Italia colonia francese

FONTE

Roma - L'intelligence economica francese sta cercando di sabotare i piani energetici dell'Italia, cercando di scavalcare ogni controparte italiana nei progetti comuni. Un obiettivo divenuto evidente con l'aggressione della Libia, che è sfociata inevitabilmente nella corsa all'accaparramento di contratti petroliferi e rapporti privilegiati con Tripoli che prima di allora appartenevano all'Eni. La sua azione è molto aggressiva, fomentata dalla pazzia di Sarkozy, ormai messo alle strette dalla minaccia di default, perchè i soldi per bombardare prima o poi finiranno. La Francia si prepara così ad entrare nei Balcani grazie per subentrare e appropriarsi dei contratti concordati dalle aziende italiane. Il primo bersaglio è la Serbia, oggi sempre più debole, asserragliata dalla crisi del Kosovo, dalle minacce del Sangiaccato e dagli ultimatum di Bruxelles per la candidatura e la data per l'adesione all'UE.

Dalla loro parte hanno 'balance' da offrire a Belgrado: contratti per lavori in Libia, strada spianata dell'UE e riconferma dei contratti francesi sul mercato serbo. In cambio vogliono mettere le mani sull'energia italiana, a cominciare proprio dall'Edison, che da sola vuol dire accordi per centrali elettriche in Serbia, ma anche per il gas russo di Promgas. La EDF, dopo aver 'mangiato' la quota italiana nel progetto Gazprom, salta i convenevoli e convoca a Parigi i capi della Elektropriveda Srbije. Lasciando ad intendere che l'affare di Edison è 'cosa fatta' , conferma la partnership aperta dalla dirigenza italiana, e rilancia investimenti nella rete elettrica, esponendosi sino a proporre l'assorbimento della società serba nel gigante francese. I serbi per il momento dicono 'no grazie' alla privatizzazone di EPS, ma a questo punto tutto può essere rimesso in discussione, a cominciare da quegli accordi conquistati dagli italiani dietro una 'stretta di mano politica' e fuori dai tender, per finire poi nel famoso "progetto di interconnessione della rete italiana a quella balcanica".

Il fatto che sia un piano sostenuto di principio della Comunità Europea, non significa che sarà esente dalla scure della burocrazia europea, che ha già sguinzagliato i suoi ispettori negli uffici delle società energetiche per verificare il rispetto delle direttive. Forse bisogns insistere di più su Edison e non dare forfet, perchè dopo il primo segno di debolezza, si aprirà il vaso di Pandora delle inchieste per la trasparenza. Sarebbe questo il momento giusto che i nostri ambasciatori si esponessero per riconfermare quei famosi accordi strategici, ma dopo l'annullamento del vertice intergovernativo Roma-Belgrado, la sola Italia che conosce la Serbia è la Fiat, mentre Seci-Maccaferri è un'impresa che promette, come tante hanno fatto. La diplomazia italiana non è in grado di risollevarsi, e neanche di proporre alternative, perché da anni le nostre Agenzie di stampa che non fanno altro che prendere contributi pubblici e fare un copia incolla. Esperti di 'macellai balcanici', analisti del formaggio di Livno, medagliati e carrieristi, false promozioni per false storie in una falsa diplomazia. Tutto si riduce a business affaristici che usano soldi pubblici per poi rivendere a privati.

Come se non bastasse è già pronta la campagna mediatica, dei soliti giornali del giustizialismo, contro i vertici manageriali delle società energetiche, che ora rappresentano proprio la controparte negoziale dei francesi. Ma poi, sono davvero strane quelle inchieste della magistratura contro Ministri e personaggi politici ora impegnati in importanti negoziati. Se esistono i segreti della 'casta', esisteranno anche quelli degli intoccabili 'magistrati e giudici' che secretano le caste. La valanga della Green economy si sta abbattendo sul nostro paese,che lascerà un dito in bocca ai grani filantropi, benefattori del made Italy. Canta la Mercegaglia, che del business con i soldi pubblici ne fa un'arte, un gioco di sigle, solo per foraggiare i cosiddetti imprenditori delle cartiere. E così mentre i francesi sottobanco trattano, i nostri cercano fantomatici nemici wahhabiti, e neanche si accorgono che il vero nemico ha già sferrato la guerriglia

venerdì 30 settembre 2011

La "lobby di dio" non paga la crisi e sfratta le scuole

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Napoli, 29 settembre – Noi,precari ed attivisti organizzati autonomamente nella rete urbana contro la crisi - " Reclaim! " , abbiamo occupato l’edificio duecentesco della vecchia sede centrale della storica scuola media statale “Belvedere” nel quartiere Vomero e, tra l’altro, sita a pochi passi dai luoghi dove nacquero i moti delle Quattro Giornate.
La sede centrale della scuola Belvedere, all’inizio di questo anno scolastico e dopo decenni di permanenza nella medesima struttura, è stata sfrattata dall’ordine di suore – Le Sorelle del Buon Pastore – che sono proprietarie dell’edificio per un lascito fattogli da una nobile napoletana nel 1935 al momento della sua morte (col vincolo che ne venisse fatta un’istituzione rivolta al bene collettivo). Così ottocento alunni (tra cui vari portatori di handicap) e tutti i lavoratori (docenti e non) dell’istituto da settembre sono costretti ad una condizione di estrema precarietà, stretti nella sede che era solo la succursale fino all’anno scorso. La querelle tra le suore e il comune di Napoli dura due anni, gli ultimi della precedente Giunta-Iervolino. Effettivamente erano stati accumulati molti pagamenti inadempiuti e mancavano degli interventi strutturali per mettere la scuola in sicurezza. Questi i pretesti iniziali ma, anche quando l’Amministrazione ha sanato tutti i pagamenti ed ha persino messo a disposizione il budget necessario per gli interventi strutturali, l’ordine monacale non ha voluto sentire ragioni mancando il rinnovo del contratto. Cosa c’è dietro questa irremovibilità? Il medesimo ordine già è noto per altri casi di sfratti di scuole (si veda il caso della Mirò di Reggio Emilia - http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio_emilia/2007/07/11/23493-bimbi.shtml ). In generale gli enti ecclesiastici si fanno sovente protagonisti di riutilizzo di strutture per fini puramente commerciali soprattutto di tipo alberghiero. Dato tutto ciò le frequenti voci sulla trasformazione della storica scuola media in un bed&breakfast di lusso, assumono un senso.

Di qui l’occupazione simbolica dell’edificio da parte della nostra rete. Lo abbiamo fatto perché questo caso rappresenta emblematicamente sui nostri territori metropolitani la contraddizione più generalizzata che ci sbattono in faccia i privilegi riservati alla Chiesa Cattolica e l’arroganza con cui questa stessa ricompensa la collettività. Tutto questo ci risulta ancora più fastidiosi al cospetto delle garanzie, tra cui l’esenzione dell’ICI (la tassa sugli immobili), che vengono assicurate da un rapporto malato tra lo Stato italiano e le istituzioni ecclesiastiche, anche in un regime di “austerity” come quello che le autorità nazionali e sovranazionali vogliono fari pagare nella base sociale fatta di quelli che privilegi non li hanno mai conosciuti.

Questa iniziativa per noi si inquadra prima di tutto nella campagna di interventi urbani che ci sta conducendo verso la data del 15 ottobre, mobilitazione globale dell’indignazione sociale, e segue quella dell’occupazione dell’Equitalia, l’agenzia di recupero crediti operante sul nostro territorio metropolitano e non solo. Si tratta di una campagna che mira ad aggredire tutti i punti simbolici dell’ingiustizia son cui viene governata la crisi dope decenni di iniquo governo dello stesso sviluppo.
Poi, abbiamo preferito che un’azione del genere si intrecciasse con una reale e già viva vertenza territoriale come quella della popolazione del Vomero per il ri-ottenimento della sede centrale della storica scuola a partemedia.
In effetti se da un alto, tramite i media main-stream e i social-network, il nostro messaggio politico contro i privilegi in tempi di sviluppo e soprattutto in tempi di crisi ha avuto la sua opportuna eco, dall’altra parte sul territorio si è riuscito ad innestare un processo di partecipazione maggiore tra le istituzioni comunali, che tramite l’Assessore alla Scuola Annamaria Palmieri già si stavano ponendo la problematica, e gli abitanti mobilitati con noi della rete “ Reclaim! ” e riuniti in un’assemblea comune di pomeriggio nell’edificio occupato . Si è ottenuto un incontro di una delegazione mista tra attivisti, genitori e docenti, con l’assessorato: un processo in corso di democrazia di prossimità innestato dal basso insomma.